Il caso Jovanotti

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jovanotti

Jovanotti parla e straparla all’Università di Firenze.

Dice cose gravissime ma l’attenzione dei media si concentra su un dettaglio di poco conto.

 

Il video integrale dell’incontro all’Università di Firenze (inizio al minuto 35).

Non è tanto sul contenuto del discorso tenuto il 3 giugno scorso da Jovanotti all’Università di Firenze che si vuole puntare l’attenzione quanto sul meccanismo mediatico che ne è seguito. All’interno di un’ora circa di incontro Jovanotti ha parlato del cambiamento avvenuto negli ultimi 15 anni nel mondo, il giorno dopo sui media è scoppiato un caso sulle affermazioni da lui fatte sul lavoro, in particolare è stata contestato il suo riferimento ad un’esperienza personale, quando era ragazzo, riguardante un lavoro svolto gratuitamente nelle sagre paesane (h. 1,27 circa del video). Su questa affermazione il giorno seguente si sono accese forti polemiche delle quali si sono interessate le maggiori testate giornalistiche da Repubblica all’Huffington Post alla Stampa al Giornale, che hanno riportato la notizia corredata giustamente dalle precisazioni del cantante che chiariva di non aver mai voluto difendere lo sfruttamento dei lavoratori, particolarmente chiara è stata la trattazione del fatto effettuata da Simone Cosimi su Wired.

Lo stesso trattamento non è stato però riservato ad un altro passaggio del discorso di Jovanotti (quello che parte ad un’ora circa del video) in cui egli ha raccontato di un incontro “a porte chiuse” al quale ha partecipato l’anno scorso. Se ne trova traccia ad esempio sul Giornale il 5 giugno in un articolo che nella sua brevità affronta  chiaramente l’argomento:

Quello che i media non hanno fino ad ora notato è che il cantante ha raccontato anche di un incontro a cui ha partecipato l’anno scorso: “Mi è successa una cosa l’altr’anno: sono stato invitato a un summit segr… ehm, privato, molto esclusivo ed organizzato da un’azienda molto importante di Internet”.

A questa riunione, prosegue Jovanotti, “erano state invitate le 80 persone più importanti del pianeta per quanto riguarda il futuro”. Quello a cui ha partecipato Jovanotti era un “evento off the records”, a porte chiuse. Ovvero blindatissimo, come sottolinea lo stesso cantante. “La cosa interessante di questo incontro è che c’erano premi Nobel, Ceo, amministratori delegate di case farmaceutiche, tecnologiche, femministe, ma non c’era un politico. C’era il capo della banca mondiale”. Perché non c’erano i politici? “Perché non servono. Le cose non si decidono più a livello politico”. “La politica – prosegue Jovanotti – amministra questa situazione, ma le decisioni non le prende più la politica”.

E fa persino un po’ sorridere quando Jovanotti cita un verso di una sua canzone – “è il tecnocrate di turno quello che ci fotte” – ma non si accorge che, molto probabilmente, l’incontro a cui ha partecipato era proprio un incontro di tecnocrati.

Incuriositi da queste sue affermazioni, abbiamo provato a contattare Jovanotti, per avere maggiori delucidazioni, ma, purtroppo, questa opportunità non ci è stata concessa.

 

La cosa interessante è che i lettori messi di fronte a queste dichiarazioni hanno commentato per la maggior parte in modo scettico ironizzando sulle condizioni di lucidità del cantante nel fare quelle affermazioni, in poche parole non ci hanno creduto.

Quando viene detta una cosa che va troppo oltre le idee consolidate, che non si inquadra in un “frame”, nella cornice con la quale vediamo il mondo, la reazione è non crederci. Da questo deriva che i segreti meglio custoditi sono quelli che se anche rivelati non verrebbero creduti. A riportare quanto detto da Jovanotti nell’ambito di una cornice di credibilità è stato un articolo pubblicato da Antonio Socci sul suo blog e su Libero il 7 giugno e che termina nel seguente modo:

Si potrebbe riderne. Un tempo alla Trilateral di italiani c’era Gianni Agnelli, poi è arrivato il Bildeberg e hanno invitato Lilli Gruber e Gianni Riotta.
Oggi i nuovi poteri forti convocano Jovanotti. Al prossimo summit segreto chiameranno Ficarra e Picone per rappresentare l’Italia?

La cosa non è così surreale come sembra. Ha un lato comico e uno inquietante.
Perché in certi attici del potere mondiale pensano davvero che la democrazia sia un ingombrante ferrovecchio, dannoso ai loro interessi, e sanno bene che le vere rivoluzioni (che sono pure le più redditizie) sono quelle del costume e che per realizzarle è molto più utile la star del rock, l’attore o lo sportivo, che i politici e i governi.
Basti vedere come è stato imposto nel mondo l’incredibile dogma ideologico del gender, inimmaginabile fino a dieci anni fa.
Un pensiero unico, come una marea montante improvvisa, che – dall’Onu alla Casa Bianca – è stato imposto attraverso i media e i “personaggi” che fanno moda e opinione. E i politici e i governi si devono adeguare. Seguono ed eseguono.

In questo circo è utilissima anche la “grande chiesa” di Jovanotti, quella “che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, passando da Malcom X attraverso Gandhi ec ec”.
Pure i noglobal fanno gioco. Tutti recitano la parte assegnata nel gran teatro del mondo moderno che deve demolire “il vecchio mondo”. Ma sono le odiate multinazionali a fare la regia. E la fanno – chissà perché – a porte chiuse…

Non abbiamo alcun modo di sapere se quello che ha raccontato Jovanotti corrisponda veramente alla realtà, dobbiamo scegliere di non crederci o di crederci, ma su una cosa possiamo fare un’analisi, e cioè su come i media abbiano largamente scelto di non dare risalto a questa parte del discorso per concentrare l’attenzione su quella dedicata al lavoro gratuito.

Che siano le grandi società a dettare le linee guida per la società del futuro e che per farlo si possano servire anche di “testimonial” un po’ lo si poteva immaginare, che i media manipolino o nascondano le notizie per raccontare un mondo che ritengono desiderabile o per nascondere quello che viene ritenuto politicamente scorretto non abbiamo bisogno di immaginarlo, ce lo ha dimostrato questo episodio.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

47 commenti

  1. “Quando viene detta una cosa che va troppo oltre le idee consolidate, che non si inquadra in un “frame”, nella cornice con la quale vediamo il mondo, la reazione è non crederci.” Esattamente prof. Ecco il principale motivo per cui non guardo quello stupendo mezzo di distrazione di massa che è la tivvù.
    Colgo l’occasione per ricordare che a giorni si terrà quel segr… ehm, privato incontro fondato dall’ormai centenario David Rockefeller nel 1956 http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/08/gruppo-bilderberg-2015-5-italiani-invitati-torna-monti-gruber-confermata/1758309/

  2. Buongiorno.
    A leggere tutto questo, mi viene il dubbio se qualcuno dall’alto abbia consigliato a cotal cantautorucolo di scrivere una canzone in cui si afferma come sia (o debba essere?) sempre sabato sera, e sia dunque bene sballarsi e imbestialirsi quotidianamente (e quindi non pensare, ed essere creature senz’anima).
    Che i miti della cultura di massa siano da tempo promotori della weltanschauung imposta dall’alto è un’ovvietà fin dai tempi di Augusto (anche se quella da lui promossa non fosse ancora una cultura di massa, ed avesse ancora un proprio valore intrinseco, nonché bellezza); si parlava proprio tempo fa, per tornare al presente, di come la Jolie si impegnasse tanto appassionatamente a fare propaganda transumanista e filoatlantista.
    Le considerazioni di questo articolo, in ogni caso, confermano in me la mia totale avversione verso la musica pop contemporanea (o dovrei dire postmoderna?), quale che sia il suo (pseudo)genere.
    Una musica intrinsecamente brutta e semplicistica, che tratta al più dei furori passionali del popolino intemperato, e per di giunta manipolata da oscene commissioni di grassi potenti. Non c’è niente di peggio, potrei dire!

    • Un summit cosi’ importante e chiamano Jovanotti?! 😛

      Il mondo dello spettacolo funziona a case di produzione comunque, senza dubbio negli incontri “che contano” ci sono case di produzione di un certo tipo (Pure i miei capi vanno a Davos), ma anche perche’ sono attivita’ economiche con un introito spaventoso. Anche se ci fosse un’agenda segreta non c’e’ la minima necessita’ di coinvolgere gli artisti, dato che sono i produttori, specialmente nelle operazioni “commerciali” a dettare argomenti, metodi e modi.
      Non sono certo io cameraman/regista a decidere cosa riprendere e come, ma il mio capo (o il capo del mio capo) che mi mette i soldi in tasca. Ed e’ il capo del mio capo che va a Davos e Pechino a parlare coi ministri, mica io. Io vado a Vienna a riprendere Conchita al massimo 😛

      La canzone “Sabato Sera” e’ esattamente il contrario di quello che dici Alio, ascoltala con attenzione. Parla, in modo ironico, di come la gioventu’ Italiana sia nella TRISTE situazione in cui ogni giorno e’ uguale all’altro dato che manca lavoro!

      • @Luigi
        Sarà, ma io, come vizio, qualora ci sia occasione di sentire una di queste canzonette, tendo a guardare più la forma che la sostanza (poiché questa in fondo è quasi inesistente) delle suddette. E la forma, con quel ritmo ossessivo e quella trombetta assordante, mi suggerisce un compiacimento edonistico dello stato di nullafacenza giovanile da Lei citato.
        Di cantanti e produttori non posso dir niente, poiché non me ne intendo, tuttavia non sottovaluterei l’importanza individuale degli “artisti” (cfr. quel che rammentai sopra a proposito della Jolie).

        • Non e’ che una canzonetta (o una pubblicita’…etc…) non possa avere un messaggio. Offendi molti artisti cosi’ facendo, sai?

          • Ne sono consapevole. In fatto di gusti musicali, sono piuttosto schizzinoso, ecco perché evito sempre di parlare di musica nella vita reale, per non risultare antipatico alla gente…

    • Ciao Alijo,
      hai perfettamente e scientificamente ragione nelle tue critiche alla musica contemporanea, ti segnalo uno studio di cui mi sono occupato tempo fa su CS che afferma quanto segue:
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      “Di fatto, l’evoluzione (musicale ndr) è stata caratterizzata da tre tendenze: la riduzione della ricchezza armonica, l’omogeneizzazione della tavolozza timbrica (con i timbri frequenti che diventano sempre più frequente), e la crescita dei livelli del volume medio, che sta arrivando a minacciare – osservano i ricercatori – una ricchezza dinamica che fino a oggi è riuscita a conservarsi.”
      .
      In pratica negli ultimi 50 anni la musica è andata impoverendosi: le progressioni degli accordi sono diventate più semplici mentre il volume è andato aumentando, relegando l’impressione di novità nell’uso di nuovi strumenti.

      • Salve prof. Pennetta,
        non ero a conoscenza di questo studio. Essendo un musicista dilettante, potrei dilungarmi a ragionare delle cause teoretico-stilistiche, filosofiche ed antropologiche che hanno dettato il decadimento della musica, le quali potrei far risalire al XIX secolo. Mi limiterò dicendo che condivido perfettamente le conclusioni del Suo studio, e che non possa fare a meno (io, musicalmente schizzinoso) di sentirmi sconvolto nel vedere come la nudità di questo re passi inosservata non solo fra la gente comune, ma anche fra moltissimi, pur valenti, intellettuali.
        Non mi resta quindi che chiudermi in me stesso, in compagnia di Bach e Desprez.

      • Curioso questo studio prof. Pennetta, esprime quello che ho sempre pensato della musica moderna (salvo rare isole felici degli anni ’70 e ’80 e qualcosa di ora ma decisamente sconosciuto alla mainstream).
        Ma se ci si pensa è solo la applicazione musicale di quello che è successo anche nell’arte (a sua volta espressione di una cultura che non crede più all’oggettivo), privilegiare “il messaggio” all'”estetica” (per me non c’è paragone tra un Duchamp e un Michelangelo, ma sono pronto a scommettere che tanti critici mi darebbero dell’ignorante).
        Il re è nudo anche per me.

      • @Alijo e Law,
        quello studio aveva colpito molto anche me, infatti l’ho immediatamente ricordato quando l’argomento è venuto fuori.
        Possiamo dire con certezza che negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un imbarbarimento culturale, almeno per quel che riguarda la musica, dimostrarlo per le arti figurative o altri campi è più difficile ma personalmente sono dello stesso parere.
        .
        Da qui sarebbe poi davvero interessante provare a fare un’analisi del perché questo sia successo e cosa abbia favorito questa tendenza.

        • @Luigi
          Non so se l’articolo riportato possa essere adeguato, in quanto si sta ragionando della forma musicale in sé, non delle parole.
          In ogni caso, non metto in dubbio la creatività linguistica dei rapper (o meglio, di una minima parte di loro…); più che altro, bisognerebbe indagare l’effettiva qualità di tali giochi linguistici.

          • Primo, come fa osservare Alijo era della riduzione degli accordi che si stava parlando, secondo i rapper più che cantare parlano e spesso anche con rime banali, quindi è ovvio che possano fare uso di molti vocaboli.

  3. muggeridge on

    O questi “affiliati” la sanno davvero più lunga, oppure invitare oggi a un summit segreto Lorenzo Cherubini è da “fuori tempo massimo” :-). Io avrei invitato al limite i rapper di oggi per “formare” i giovani o per cooptarli. Non vorrei sottovalutare questi potenti, ma questo invito ne scredita le capacità. Questo potrebbe anche significare che non siamo “in buone mani” in tutti i sensi, ossia non abbiamo neanche dei “capi” brillanti, però il fatto che non siano dei fulmini lascia spazio alla speranza che vadano a gambe all’aria loro e i loro tentativi di dirigere l’intera umanità.

    • Uno come questo?
      http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/fedez-rifiuta-selfie-rissa-coi-fan-discoteca-1138512.html

      🙁

      No, Jovanotti e’ ben piu’ “malleabile”, d’altronde come dimenticare il celebre verso
      “che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, passando da Malcom X attraverso Gandhi e San Patrignano, arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano.” (e qualche idiota lo considera anche “cattolico” perche’ ha fatto due moine alla processione…), in pieno stile “mondialista” e massonico…
      E poi, il rap e’ ancora un genere “di nicchia” (passatemi il termine), che incanala la rabbia della gente…
      Se dici che ascolti Lorenzo (non Jovanotti, quello e’ quello di “sei come la mia moto”, alla faccia delle femministe!) tutti ti venerano come uno “che ci capisce di musica”, mentre si dici che ascolti Britney Spears, ti vomitano in faccia…

      • muggeridge on

        Vedo che quel verso di Jovannotti è rimasto indigesto a molti dopo così tanti anni. In effetti non è il massimo, ma è perdonabile. Io ci sono restato peggio quando su RAI 1 lui e Fiorello hanno fatto uno spot per il preservativo (mi riferisco all’ultimo show televisivo di Fiorello, a fine 2011). Il peggio penso sia sempre Vasco Rossi, che è un sostenitore dei radicali e che pare andare forte ancora oggi benché sia decrepito:
        http://www.servizitelevideo.rai.it/televideo/pub/pagina.jsp?p=164&s=0&r=Nazionale&idmenumain=7&pagetocall=pagina.jsp
        Non so per quale motivo, ma ogni sua iniziativa è sempre strombazzata da RAI 1, sarà qualche accordo con le case discografiche o qualche amico ben piazzato in RAI.

        • Jovanotti e Fiorello, ricordo anch’io quello spot per il preservativo “slavalavita pischelli…”, inguardabile.
          Curioso come il tempo cambi tutto, adesso Fiorello è inviso a moltissimi giovani e anche Jovanotti, soprattutto dopo queste due uscite infelici, è in un calo vistoso di simpatie.

        • Ma perche’, da un tipo del genere cosa ti aspettavi?
          Non mi e’ mai piaciuto Jovanotti/Lorenzo, sia quando faceva il uàzzamerigganboi, sia adesso il radical-chic fintamente-impegnato cheguevarista
          C’e’ chi ha ironizzato sulla sua presenza in un consesso simile, invece e’ la persona perfetta per veicolare i loro messaggi.
          D’altronde non ha mai fatto mistero, e lo ha ripetuto anche recentemente, che ha in mente il “governo del mondo”, con una sola moneta e un appiattimento (ovviamente verso il basso) e un egualitarismo da “fast-food” (passatemi il termine).
          Noto anche che il suo nome NON E’ PIU’ mai piu’

          • Diciamo che mi aspettavo qualcosa dalla RAI, ossia che lo “spot” sul preservativo non passasse, almeno non in quel modo.
            Resto comunque perplesso sull’attuale importanza di Cherubini in un consesso di veri o presunti potenti, perché non ha più tutto questo richiamo, solo per questo.
            La sua musica più recente è meno banale di quella di un tempo e ci sono cose apprezzabili. Non ho pregiudizi, di solito, giudico uno per quello che fa e dice di volta in volta senza bollarlo per sempre (anche Vasco che come personaggio non reggo. trovo che qualche canzone l’abbia azzeccata e magari quando non le canta lui con quella voce da eterno sballato, alcune sue canzoni sono più che accettabili).

          • Io invece né dalla RAI né da altri mi aspetto nulla, il politically correct non può avere limiti, e proprio quella campagna sparata sulle reti pubbliche fa capire quanto non sia affatto sbagliato puntare su Jovanotti come testimonial.
            De resto, quanti e quali altri nomi ci sarebbero meglio di lui come vastità e trasversalità di pubblico?

    • Anch’io concordo nel ritenere questi pezzi grossi dei gran babbei, fondamentalmente. Purtroppo, per dirigere l’umanità, non credo sia necessario chissà quale sorta di complotto intellettualmente sopraffino, ma anzi solo tanta ignoranza e imbecillità.

  4. Possiamo accettare mai questa decontrazione della cultura? Senza scivolare in facili tesi complottare vorrei che riflettessimo sul valore della cultura e della democrazia perché quello che sta avvenendo oggi non é altro che un ripetersi della storia passata ma in una nuova veste. Pensiamo al fascismo e al nazismo, secondo voi oggi, con gli strumenti di cui disponiamo, la manipolazione non può avvenire in maniera molto più subdola?

    • La cultura in realtà sta subendo una involuzione che si riflette in una diminuzione della complessità proposta e di quella in grado di essere analizzata, prodotti elementari per menti elementari che non riusciranno più neanche a reagire.

      • La cultura di alto livello esiste ed è sempre viva, basta vedere come spesso le conferenze su temi storici, culturali… fanno il pienone. Il problema della nostra società (e dell’Italia in particolare) è che l’analfabetismo funzionale è ancora a tassi troppo elevati e che ancora tante persone con tanto di laurea non vanno più in là del solito “donne, calcio, motori”.

        • A me sembra che le iniziative culturali siano sempre qualcosa di nicchia, e non è un fenomeno italiano.
          Le nostre scuole poi, nonostante tutto, se fatte bene sono ancora le migliori del mondo, concordo con te sull’analfabetismo funzionale e sul livello culturale di molti laureati, ma questi sono i frutti dell’aver considerato lo studio un mezzo per lavorare e non per acculturarsi.

  5. Ciao prof. Pennetta, ha mai sentito parlare del progetto monarca (mk-ultra) e delle inquietanti storie che ci girano attorno? Ho letto per la prima volta di questo argomento nel libro della Klein “Shock Economy”, dove c’è un parallelo fra questa forma di tortura e quella attuata dal neoliberismo nei paesi in cui è stato applicato in modo traumatico come in Cile….

    La cosa più impressionante è che nel mondo dello spettacolo, della moda, del cinema e della musica pop vi sono dei continui riferimenti a questa aberrante pratica, associandola al satanismo o all’esoterismo massonico :S

    Per verificare che non si tratta di becero complottismo basta scorrere qualche articolo in questo sito ( http://vigilantcitizen.com/ ), lei cosa ne pensa?

    • L’MK ultra è un programma realmente esistito, ne parla persino

      .
      Per che mi consta però non sono stati conseguiti grandi risultati sul controllo mentale dei soggetti sottoposti ad esperimento, ma comunque è stato il modo in cui la cultura psichedelica si è affermata generando l’esplosione Hippy degli anni ’60 – ’70.
      Le conseguenze sono state l’addormentamento delle proteste giovanili, per questo in particolare sono contrario alla legalizzazione della cannabis e alle droghe in generale in quanto ritengo che siano un modo per addormentare lo scontento e la contestazione.

  6. eiden kai episteusen on

    Caro Professore, pur nell’inconsapevolezza più totale, il buon Lorenzo ha fornito l’ennesima conferma di come un gruppo di tecnocrati similmassonici si sente investito di una carica messianica metapolitica: pensano di poter decidere cosa è bene e cosa è male per l’umanità, al di là della tutela del proprio status quo. Jovanotti é un’ottimo strumento per operare e continuare una rivoluzione, non solo di costume, ma che per questa passa per realizzarne delle altre di rivoluzioni. Il target è la realizzazione di una sorta di anti magistero pontificio in materia di vita, libertà e educazione. Sarebbero tanti gli esempi da fornire. Poi, che i mass media puntino l’accento su questo o quel dettaglio è questione di lana caprina: è chiaro che la stampa opera sistematicamente una censura strumentale agli interessi di ispirazione gnostica di questi centri di potere. È il tempo della corruzione delle coscienze, specie di quelle dei giovani, dei molto giovani per non dire infanti. È quello che non più di due secoli fa teorizzavano i vertici dell’Alta Vendita. Questa è storia. Altro che complottisti, come dice lei Professore, la battaglia è campale, ci troviamo trincerati, ma occorre resistere, anche al costo della vita, come nostri fratelli stanno testimoniando!

    • Eiden,
      parli con cognizione di gnosi, ma volendo fare un’analisi di episodi come questo dobbiamo constatare che siamo qui a commentare gli epifenomeni di una realtà che per sua natura inevitabilmente sfugge ad un’analisi, quando infatti si parla di riunioni a “porte chiuse” cosa si può dire di preciso?
      Quello che si può dire però è che per gli Stati stessi dovrebbe essere inaccettabile la segretezza di riunioni in cui si incontrino realtà economicamente e socialmente così influenti.
      Si può dire che stanno venendo allo scoperto modi di agire che, come giustamente fai notare, in passato erano nati nelle massonerie e che adesso sono adottati da realtà più grandi e pubblicamente riconoscibili, e che questo venire allo scoperto da una parte consente di prendere le distanze ma dall’altra ci mette di fronte all’evidenza che non è possibile contrastare oltre il livello di nicchia l’imposizione di modelli veicolati in modo massiccio e pervasivo.
      Resistere alla colonizzazione culturale comunque è già molto.

      • eiden kai episteusen on

        Professore, sicuramente come dice lei rilievi oggettivi è arduo desumerli per la natura elitaria dell’evento. Forse, come accade nelle indagini scientifiche della fisica particellare, dalle analisi delle misurazioni indirette qualche ipotesi si può avanzare. Dopotutto l’eziologia della dittatura del pensiero unico che si esprime con i dogmi del politicamente corretto, con un’apprezzabile intervallo di confidenza, credo si possa collocarla nei salotti di questi intellettualoidi felpati! E lei il sicuramente Professore di esempi in merito saprá fornirli più di me.
        Attendo il suo post sullo studio del CNR. Sulla fisica dell’atmosfera, e piú in generale sulla fisica del sistema terra, scrive cose molto condivisibili. Sono un fisico dell’atmosfera e sull’AGW mi sembra davvero che si faccia più metascienza che Scienza. Dai dati oggettivi, quando non sono manipolati, si definiscono arbitrariamente implicazioni che hanno il retrogusto di mere speculazioni, magari originate per gli interessi di chi gestisce il mercato delle emissioni e delle energie rinnovabili, cosa dice Professore? Ad ogni modo complimenti per l’eccellente servizio che offre.

        • Eiden, l’idea delle misurazioni indirette dell’azione di certe realtà è buona ed è quello che effettivamente si può fare in alcuni casi, ma del resto, come si diceva sopra, ormai il metodo dell’elaborazione di modelli sociali ed economici da parte di realtà non democratiche non viene neanche più tenuto nascosto.
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          Mi fa piacere che da un fisico dell’atmosfera venga un sostegno alle analisi che vengono qui riprese e trattate, quanto prima parleremo dello studio del CNR che non sembra avere avuto lo spazio che merita.

  7. Vi seguo ormai da un pò e faccio i complimenti al prof. Pennetta e i suoi collaboratori per questo spazio di confronto raro sul web.
    Sarò drastico ma se le affermazioni di Jovanotti fossero vere sarebbe molto grave in primis la sua accettazione di tale sistema, lasciare ad aziende il ruolo principale nella promozione dei valori?
    Per l’azienda l’unica idea valida di uomo da promuovere è il consumatore, l’intervento nella promozione dei nuovi diritti trova giustificazione in obbiettivi di marketing, non c’è motivo di ritenere che dietro ci siano principi morali.
    Io ho lavorato in uno stabilimento cinese per una ditta italiana piuttosto conosciuta e in tutto e per tutto allineata coi valori di “ultima generazione”, mi occupavo di sourcing ossia ricercavo fornitori per i prodotti che il brand non riusciva a produrre da sè… non trovo proprio motivi per supportare l’entusiasmo di Lorenzo verso certi interlocutori, ma in fondo anche io ero molto vicino alle sue idee un tempo e questi sanno vendere ghiaccioli agli eschimesi.
    La politica deve rimanere un attore fondamentale in questo campo anche se all’apice della sua inutilità storica, questi altri attori poco esposti devono penare l’accesso al potere almeno finchè non scenderanno dal piedistallo e saranno disposti a dialogare a viso aperto.

    • Grazie e benvenuto Mavko,
      è interessante la sua testimonianza, sia come esperienza degli effetti della globalizzazione sia come persona che ha rivisto il proprio punto di vista.
      Condivido l’idea che sia la politica a governare e non degli ingegneri sociali carichi di soldi, ma penso anche che la sponsorizzazione di una serie di personaggi politici fallimentari sia stata utile a far passare l’idea che la politica sia inadeguata e che debbano essere altri a prendere l’iniziativa.

    • La politica deve rimanere un attore fondamentale in questo campo anche se all’apice della sua inutilità storica,

      La domanda che uno puo’ porsi e’ questa: ma siamo sicuri che sia un avvenimento casuale?
      Craxi ed Andreotti, guarda caso subito dopo la fine delle guerra fredda, hanno pestato piu’ di un piede…

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  9. «Che sciocco sei! Sono i lettori colti quelli che si possono imbrogliare. La vera difficoltà sono gli altri. Quando mai hai conosciuto un operaio che crede a ciò che dicono i giornali? Parte dal presupposto che fanno solo propaganda e quindi salta a pie’ pari gli articoli di fondo. Compra il giornale per i risultati delle partite di calcio e per i trafiletti sulle ragazze che cadono dalla finestra o sui cadaveri che vengono rinvenuti in qualche appartamento di Mayfair. È lui il nostro problema: dobbiamo cambiargli la testa. Ma le persone istruite, quelle che leggono le riviste intellettuali, non hanno bisogno che gli si cambi la testa. Vanno già bene così come sono. Credono a tutto»….

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    • Non posso che concordare, e nel farlo rammento, ad esempio, la credulità idealistica di alcuni miei professori. Credevano di illuminare le menti dei discenti, ed invece perturbavano i timpani di quelle orecchie corrotte …