La corda sull’abisso (settima ed ultima puntata)

18

 

 

Alex allontanò la pistola dalla tempia e la lasciò cadere.

“Non è possibile, lui è più vecchio di me! Forse nel futuro la chirurgia estetica ha fatto passi da gigante?”

Alex lo guardò di nuovo con tutta l’attenzione possibile. “Non posso credere che allora non abbia nemmeno un segno, una cicatrice, un’imperfezione. Certo, io ho fatto evolvere uno scimpanzé e ora mi trovo nel futuro, quindi sono la persona meno indicata a fare affermazioni scettiche sulla tecnologia, eppure…”

Una vocina molto flebile nella sua testa gli suggeriva che la risposta stava altrove.

“Forse ho concesso anche a lui di usare la I.E.M. su di sé e nel suo caso l’effetto è stato diverso…ma mi conosco troppo bene, non avrei permesso a nessuno, nemmeno ad Henry di usare la I.E.M. e nessun’altro al mondo oltre me sa farla funzionare…”.

Mentre pensava al periodo in cui aveva dato da poco una forma umana ad Angelo, si ricordò della festa organizzata il giorno del litigio con Burelli: “I suoi colleghi erano tutti molto vecchi, lui era l’unico giovane…”.

I dubbi si fecero così forti che il desiderio di risposte infiammò lo spirito di Alex, per cui decise di staccare la mano sinistra dalla parete di cemento a cui stava appoggiato. Strinse i pugni, fece un lungo respiro e chiuse gli occhi.

Quando li riaprì, si sentì più alto, più forte e molto più giovane. Si accorse di essere in una delle stanze al primo piano della villa Giver, era sera e sentiva freddo. Vide un tavolino alla sua sinistra e vi si appoggiò subito, quindi estrasse il suo vecchio cellulare per leggerne data e ora: era il mese di Dicembre dello stesso anno in cui era diventato l’”Oltreuomo”.

Alex sentì dei rumori provenire dalla stanza posta in successione a quella in cui si trovava: “Henry, ci sei?”, gridò in direzione di una porta chiusa di fronte a sé.

“Sì, Alex, ora sto al telefono ma puoi cominciare ad entrare”, disse Henry dall’interno dell’altra stanza.

Alex fece scivolare la mani sinistra lungo il tavolino, poi la staccò e fece una breve corsa per andare ad appoggiarsi alla parete dove stava la porta, poi fece scivolare le mani lungo di essa e raggiunse il pomello della porta.

Entrato nell’altra stanza, vide che Henry stava seduto su una poltrona a parlare al cellulare; sulla sinistra, per terra, c’erano molte coperte pesanti su dei sottili materassi davanti ad un camino spento. Mentre Alex li guardava ricordandosi che villa Giver era diventata un dormitorio, Henry chiuse la sua telefonata:

“Come vedi, ho approfittato di un momento in cui nessuno aveva bisogno di questa camera per fare una telefonata in santa pace, c’è sempre baccano lì fuori. I poveri sono davvero rumorosi…”

Henry parlava cercando qualcosa sul suo cellulare, mentre Alex restava appoggiato al cardine della porta; questi assunse un tono disinteressato e chiese: “Henry, toglimi una curiosità, quanti anni hai?”

“Vuoi provare l’emozione di essere tu l’intervistatore per una volta? Ne ho 50 portati alla grande ma non chiedermi che dieta faccio perché non la consiglierei al mio peggior nemico…”

“Non vorrei sembrarti scortese, potresti però ripetere la risposta che mi hai appena dato guardandomi negli occhi?”

Henry smise si usare il cellulare e cominciò a fissare Alex negli occhi con molta attenzione, sembrava che stesse cercando qualcosa sul volto dello scienziato.

“A quanto pare il grande giorno è arrivato”, affermo Henry come se Alex potesse comprenderlo.

“Quale grande giorno? Di che parli?”, chiese Alex un po’ disorientato.

“So perché vuoi guardarmi negli occhi, Alex, perché se ti impegni, quando vuoi farlo, sei molto bravo a capire se qualcuno ti sta mentendo. Se mi hai posto la domanda in tal modo, vuol dire che hai già intuito qualcosa…finalmente”

“Forse sì, ma continuo a non capirti”, replicò con un pizzico di rabbia.

“Perdonami, perché effettivamente ti ho appena mentito. Non ho 50 anni, ne ho molti di più…parecchi per la precisione. Se te lo dicessi, non mi crederesti”. Henry restava impassibile come sempre, ma Alex faceva emergere sempre più il suo disappunto: “Henry, sono contento per te che ti mantieni di giovane aspetto ma sento che c’è qualcosa di non molto naturale nella tua felice condizione. Hai forse usato la I.E.M. su di te?”

“Non darti meriti che non ti appartengono, Alex. Non è stata la I.E.M., non so nemmeno come si accende quell’affare”.

Alex avrebbe voluto avvicinarsi ma non vedeva niente a metà strada su cui aggrapparsi, per cui si pose semplicemente dritto in tutta la sua altezza e chiese:

“Allora che cosa diavolo sei?”

“Complimenti, Alex, hai indovinato al secondo tentativo!”, disse Henry mostrandogli un pollice in su.

“Che vuoi dire?”

“Ma come, l’hai detto tu! Sono un diavolo”, Henry sorrise e si mise più comodo sulla poltrona, appoggiandovisi con tutta la schiena.

“Questo non è possibile, mi stai prendendo in giro?”, chiese Alex in tutto il suo scetticismo.

“Che cosa ti aspettavi? Le corna? I piedi di capra? La coda a punta? O magari una cosa tipo questa…”, Henry indicò la legna del camino e questa improvvisamente prese fuoco da sé, spaventando lo scienziato.

“Non fare quella faccia, Alex, sono sempre io, Henry! Non vorrai forse giudicarmi per le mie origini? Sarebbe razzismo! Ho il corpo di un uomo che fece un patto con me secoli fa, ma non invecchio. A proposito dei tempi andati, mi piaceva l’Inghilterra, ma lì c’erano persone più sveglie di te che hanno posto molto prima la domanda sull’età e sono dovuto emigrare per ricominciare con una nuova identità. Non guardarmi con disappunto, Alex, anche tu ultimamente hai cambiato nome, Nuovo Darwin.”

Alex cercò di mantenere la sua lucidità rompendo il silenzio angoscioso che si stava per creare tra i due: “Perché solo ora e proprio ora mi stai dicendo tutte queste cose?”

“Perché così prevedeva il mio piano, il piano che ho avuto per te da quando ci siamo conosciuti a quella mostra. Tu eri un giovane così brillante e orgoglioso, ne ho visti tanti come te e ho deciso che ti avrei dato tutto quello che ti serviva per realizzare i tuoi sogni…per fare in modo che essi si rivelassero solo cose atte a distruggerti”

“Tu volevi che io costruissi la I.E.M.? Ci tenevi così tanto che trasformassi uno scimpanzé in un uomo?!”, chiese Alex incredulo e incapace di reggere l’urto di tutte le verità assurde che Henry gli stava rivelando.

“Un uomo, Alex? Tu davvero credi che sei riuscito a creare un uomo? Mi dispiace, ma tu non hai idea di quanto sia difficile, di quanto sia complicato un essere umano. Finora è riuscito a crearne solo la mia concorrenza, per cui è una cosa che va oltre le tue pur straordinarie capacità”. Henry sembrava un professore che spiegasse una lezione semplice ad uno studente un po’ cocciuto.

“Henry, ammesso che abbia senso chiamarti “Henry”, a che cosa alludi? Angelo è un uomo a tutti gli effetti, è persino migliore di me e te!”

“Povero Alex, sapevo che questo giorno sarebbe arrivato, ma purtroppo devo dirtelo: caro Alex, quello scimpanzé l’avevi fatto evolvere solo nel corpo, ma la sua testa era ancora quella di uno scimpanzé. Il giorno in cui l’hai generato, quando gli toccai la testa, fui io a dargli qualcosa in più che la I.E.M. non avrebbe mai potuto dargli”

“Ma che stai dicendo, Henry!?”, Alex superò le sue paure perché prevalse la rabbia, “c’ero anche io e non ho visto niente!”

“Tu vedi troppi film, Alex, pensi che si vedano lampi, tuoni e flussi di energia? Non è così che funziona…ma ti capisco, non è il tuo campo, come la biotecnologia non è il mio. Ciò che ho dato ad Angelo era qualcosa di trascendente, una specie di anima, ma anche io ho i miei limiti e non sono in grado di produrre un’anima vera e propria”

“Allora che cosa gli hai fatto? Pezzo di …”

“Calma, Alex! Ti stavo spiegando… Qui stiamo nel famoso esempio del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. La “sostanza” che ho dato ad Angelo gli ha permesso di pensare e parlare come un uomo adulto ma inizialmente ignorante, solo che non aveva quella cosa che odio tanto e che pur volendo non gli avrei dato lo stesso: il libero arbitrio”

Alex sentì un brivido di freddo lungo la schiena a sentir parlare di tutte quelle cose che reputava esistessero solo negli incubi: “Angelo non ha il libero arbitrio?! Cioè non ha la capacità di scegliere? Vuoi farmi credere che non mi sarei mai accorto di una cosa del genere?”

“Angelo di sicuro non se n’è accorto, perché i pensieri sbagliati non gli si presentano proprio nella sua testa e soprattutto non ha mai provato l’autodeterminazione per concepirne la mancanza…ma per quanto riguarda te, sono sicuro che se cerchi dentro di te una risposta alla domanda “Me ne sono accorto?” scoprirai che in cuor tuo già lo sapevi”

Alex lasciò che ci fosse un minuto di silenzio nella loro discussione per ripensare al tempo trascorso con Angelo: Angelo era effettivamente perfetto, era molto più buono di un bambino avrebbe dovuto imparare tutto da un uomo pieno di difetti come Alex, eppure c’era qualcosa che non tornava…

“Se tu sei un diavolo, Henry, allora perché hai fatto in modo che Angelo fosse un santo?”

“Ottima domanda, Alex, sei uno studente promettente! In effetti avevo due possibilità, il Bene e il Male…a proposito, che resti tra noi che il Bene e il Male esistono, non vorrei che la gente cominciasse a pensare che non sta a loro decidere il Giusto e lo Sbagliato…tornando a noi, la candida condizione in cui si trova Angelo è momentanea, mi basta schioccare le dita e il tuo figlio di laboratorio cambierà settaggio e passerà da “Buono” a “Cattivo”. È una strategia avanzata della mia professione: nel cuore della gente fa molti più danni un uomo che delude rispetto ad uno che si è sempre mostrato cattivo. Per la precisione, visti i recenti sviluppi, da domani mattina farò in modo che Angelo diventi totalmente incapace di amare”.

Alex si pietrificò per l’angoscia, si sentì come un uomo che fosse convinto di aver scalato l’Everest e invece si ritrovasse in cima ad una montagna di sabbia alta mezzo metro, posta in un’oscura caverna sotterranea. Lo scienziato dovette farsi forza allo stipite della porta perché si sentì mancare la forza nelle ginocchia.

Trattenendo le lacrime, riuscì a dire ad Henry: “Se ci provi soltanto, porrò fine alla tua fin troppo lunga esistenza!”. Alex era cupo per la rabbia.

“Mi dispiace ma sono coperto dall’assicurazione, Alex. Se io muoio, Angelo tornerà ad avere il cervello di una scimmia”, rispose Henry senza alcun timore.

“Visto che hai pensato a tutto, Henry, dimmi un po’, quale sarà il mio ruolo da domani?”, chiese Alex imitando l’impassibilità di Henry.

“Devo essere sincero, Alex, il piano iniziale era che tu trascorressi il resto della vita a scoprire che tutto ciò che sei, che hai e che hai fatto non ti avrebbe dato la felicità, ma credo che qualche imprevisto abbia accelerato i tempi. Io non sono bravo come te ad accorgermi delle bugie e non leggo nel pensiero, ma sono bravissimo ad indovinare le emozioni degli altri…”, Henry si alzò dalla poltrona e fece alcuni passi verso Alex.

“Quando sei entrato in questa stanza, Alex, mi sono accorto che aveva trovato posto nel tuo cuore un sentimento che sarebbe dovuto nascere tra qualche decina d’anni, mentre invece è già lì: il sentimento che si prova quando si nutre il desiderio di buttarsi giù da un ponte.”

Alex chinò il capo e si sentì nudo davanti ad Henry, ma non volle dire niente, quindi l’altro continuò:

“Alex, non c’è niente di cui vergognarsi! Il lavoro che è stato affidato a me consiste proprio in questo, nell’insegnare ai tipi orgogliosi come te che la vita è una di quella cose che uno ha ma che non è costretto ad usare. C’è chi trova la felicità e chi no; tu sei tra i secondi. Non cercare qualche scusa per continuare a stare su questo mondo, lo sai già che non c’è niente per te là fuori. Lasciati andare alla sola cosa giusta…”

Alex non era più lo stesso Alex di una volta, se quella conversazione si fosse svolta tempo prima avrebbe reagito, urlato, se ne sarebbe andato via, ma ormai il suo vecchio orgoglio non esisteva più.

Per quanto Henry fosse malvagio, sembrava l’unico che fosse riuscito a leggerlo dentro e a capire che cosa stesse provando, anzi, che cosa avesse sempre provato.

Henry fece un altro passo avanti, ponendosi al centro della stanza e disse: “Alex, se vuoi, posso aiutarti a dare soddisfazione a quel sentimento che covi nel tuo cuore…”

Alex ebbe un piccolo sussulto, forse dovuto all’istinto di sopravvivenza, si staccò dal cardine della porta e chiuse gli occhi.

Quando li riaprì, si ritrovò nel giardino della villa, in pieno giorno, in abiti abbastanza eleganti e con addosso gli occhiali da sole. Aveva intorno a sé la folla dell’Associazione Angelo e alla sua sinistra c’erano il giornalista Burelli e il prete.

“Siamo tutti contenti e grati al Signore del dono che Egli ci ha fatto di offrirci una persona come Angelo, che ha saputo cambiare la vita a così tante persone…”, disse il prete.

“Scusate se vi interrompo”, disse Alex mettendosi tra i due, “ma ho un urgente bisogno di chiedere un consiglio spirituale al prete qui presente”, detto questo, Alex si appoggiò con ambo le mani sulle spalle del prete.

“Prego, faccia pure, signor. Luterani…”, disse il giornalista mostrando i palmi e allontanandosi camminando all’indietro. Alex, senza togliere la mani dalla spalle del prete, lo trascinò in disparte, per cui questi gli disse: “Va bene, chieda pure, ma quanta fretta!”

“Mi scusi, padre, ma devo al più presto sapere una cosa: come si affronta il diavolo?”

“Beh, è una domanda che non mi sarei aspettato…”

“La prego, mi risponda e basta…per favore”

“D’accordo, non c’è bisogno che mi trattiene con le mani”

Alex le staccò per aggrapparsi subito ad un alberello che trovò alla sua sinistra.

“Bene, bene…”, disse il prete per organizzare mentalmente la sua risposta, “il diavolo è come una persona molto furba e più intelligente di noi, per cui la cosa migliore da fare è non ascoltarlo affatto. Si va a finire sempre che si fanno dei compromessi e di compromesso in compromesso si realizza la sua volontà. La cosa più saggia da fare è ignorarlo, pregare e avere fede che giunga alla fine il momento in cui la luce prevale sulle tenebre”.

“Ignorare…pregare…la luce sulle tenebre…”, disse Alex come se stesse imparando una lezione, “la ringrazio padre. Ora chiuderò gli occhi, quando li avrò riaperti, mi ricordi che stavo andando a comprare il giornale”.

“Mi scusi, ma non la capisco…”

“Lo so, non ci faccia caso, faccia come le ho detto e basta…per favore”

“D’accordo…”, il prete però era molto confuso. Alex non poteva dirgli che, prima di viaggiare nel tempo, doveva assicurarsi di non cambiare quel pezzo del suo passato in cui salvava la vita a due persone, evitava una rapina e poi viaggiava nel futuro di un anno.

Alex chiuse gli occhi, li riaprì e si ritrovò di nuovo nella camera col camino e con Henry al centro di essa.

“Alex, se vuoi, posso aiutarti a dare soddisfazione a quel sentimento che covi nel tuo cuore…”, disse Henry, ma Alex non rispose, congiunse le mani e cominciò a recitare l’unica preghiera che ricordava.

“Che fai, preghi?”, chiese Henry ridendo, ma un istante dopo il grande lampadario di quella stanza si staccò dal soffitto e cadde dritto in testa ad Henry che svenne sul colpo.

“L’unico desiderio che covo nel mio cuore è che tu stia zitto”, disse Alex ad un Henry incosciente, per di concedersi una soddisfazione.

In realtà aveva provato una ventina di volte a far cadere il lampadario in testa ad Henry, perché l’effetto sorpresa era l’unico modo per ferirlo gravemente senza ucciderlo e senza che Henry capisse che lui sapeva tutto. Alex era tornato molte volte indietro fino a circa un paio d’ore prima che Henry facesse la sua telefonata, per svitare i bulloni che sostenevano il lampadario in modo tale che esso non cadesse subito ma nel momento esatto in cui Henry si sarebbe trovato al centro della stanza: la luce sulle tenebre.

Alex raccolse subito il corpo di Henry e cominciò a trascinarlo lungo la villa per raggiungere il suo laboratorio.

Sfruttando le sue capacità di ripetere più volte uno stesso evento per cambiarne le dinamiche, Alex si rese conto che era impossibile impedire ad Henry di commutare al male la “mezza anima” di Angelo, quindi, spinto dalla necessità ma anche dal desiderio di vendicarsi in un modo degno della sua ingegnosità, decise di trascinare il corpo di Henry nel suo laboratorio e con esso si chiuse lì dentro.

“Non mi ero mai accorto che il nemico della mia felicità sei stato tu per tutto questo tempo”, disse Alex pensando ad alta voce, “ma ora tutti vedranno la tua vera natura…un paio di settimane dovrebbero bastarmi”. Lo scienziato lasciò cadere il corpo di Henry, fece un respiro profondo allargando e riavvicinando le braccia, quindi chiuse gli occhi.

Tornò indietro di due settimane, ritrovandosi nella villa come aveva ritenuto probabile che accadesse, e raggirò il suo deficit di essere costretto a toccare qualcosa per restare nel presente lavorando incessantemente al computer della I.E.M.. Doveva riprogrammare la macchina ed era così determinato che letteralmente “saltò” tutti i momenti in cui doveva mangiare, andare in bagno e riposare. Nessuno lo disturbò perché credevano che stesse lavorando al suo libro e perché stava antipatico a molti.

Terminata la riprogrammazione, Alex si rialzò dalla sedia dove lavorava, si sgranchì le braccia e chiuse gli occhi.

Riapertili, vide il corpo di Henry giacente alla sua destra, lo sollevò, lo spogliò e lo collocò nella I.E.M. con tanto di aghi e mascherina.

“Stavolta ci vorranno otto ore, ma per me saranno tre secondi”, pensò lo scienziato mentre avviava le procedure automatiche. Saltò le otto ore e continuò subito il suo piano riaprendo la capsula e applicando il suo potere.

Dalla I.E.M. saltò fuori qualcosa che non aveva più niente di Henry: era uno strano mammifero che sembrava una via di mezzo tra una lontra e un lemure, una specie di cosa pelosa con arti lunghi e muso indecifrabile, forse mai esistita e frutto di qualche errore del nuovo funzionamento a ritroso della I.E.M..

La creatura correva all’impazzata da tutte la parti, poi cercò di aggredire Alex ma questi riusciva sempre a schivare tutti i suoi attacchi (grazie al suo potere di prova-ed-errore). Con molta nonchalance, Alex andò ad aprire la porta del laboratorio e vi trovò fermo subito fuori Angelo: “Sono venuto alle 7:11 come mi avevi chiesto, papà, cosa volevi farmi vedere?”.

“Bravo, Angelo, non avevo dubbi che saresti stato puntuale! Entra nel laboratorio e guarda che buffa creatura ha generato il tuo papà…”.

Alex lo fece entrare ma lasciò aperta la porta del laboratorio. Angelo era incuriosito ed affascinato da quell’animale che non aveva mai visto, provò a guardarlo da vicino ma esso fuggì via uscendo dal laboratorio.

“Papà, sta scappando!”

“Non preoccuparti, Angelo, resta qui. Tutto procede come avevo previsto.”

“Che vuol dire, papà?”

Alex non rispose ma si andò subito a sedere perché stava cominciando ad avvertire il solito mal di testa.

Lo strano animale intanto era corso via in cerca di una via d’uscita dalla villa e la trovò in una finestra socchiusa del piano terra, vi ci saltò dentro e atterrò in giardino.

Pochi minuti prima, una jeep era entrata nel giardino della villa approfittando di un momento in cui il cancello delle auto era stato aperto per far entrare dei viveri. Era guidata da un gruppo di animalisti che aveva da tempo seguito le vicende relative ad Alessandro Luterani. L’idea di prendere un animale, di forzarne l’evoluzione e di dargli una forma diversa non l’avevano mai gradita, mai un primo momento c’era il problema che Angelo viaggiava sempre con Alex e in un secondo momento, quando si misero d’accordo sul piano da seguire, si era sparsa la voce che Angelo era considerato un santo. Combattuti tra il desiderio di rimettere le cose naturali al loro posto e di non privare la gente del loro beniamino, avevano dibattuto per molto tempo finché alla fine prevalse la linea “naturalista”.

Proprio lo stesso giorno in cui Alex fece devolvere Henry, la loro jeep si fece lago tra le folla per marciare verso l’ingresso della villa, ma nella fretta di assalire il laboratorio di Luterani, la jeep venne parcheggiata davanti alla finestra da dove era scappato lo strano animale schiacciandolo e uccidendolo sul colpo.

Mente gli animalisti scesero dalla jeep e tornarono a litigare tra loro perché avevano ucciso un animale innocente, che per di più sembrava appartenere ad una specie sconosciuta, Alex, che aveva già previsto tutto, dovette assistere nel laboratorio alla straziante scena di Angelo che cadeva a terra nello stesso istante della morte della strana creatura. La cosa triste fu che Angelo non si seppe rialzare ma cominciò a saltare e ad urlare come un pazzo.

“Buono, Lucky, buono!”, gridò Alex rialzandosi dalla poltrona e andando in un punto a qualche metro da Angelo. Quest’ultimo cominciò a saltare verso di lui e un istante prima di essergli addosso si accasciò ai suoi piedi con una siringa di sonnifero nel collo. Lo scienziato era impassibile perché aveva già pianto in un’altra versione degli eventi, in cui non era riuscito ad addormentare quell’Angelo che non era più Angelo e che da un certo punto di vista non lo era mai stato.

Alex lo spogliò e lo collocò nella I.E.M., perché aveva già preparato per lui una procedura di devoluzione più moderata di quella per Henry.

Mentre stava avviando di nuovo la I.E.M., gli animalisti, che erano in cinque, tutti giovani uomini, irruppero nel laboratori; uno di loro gridò: “Signor. Luterani, quello che ha fatto agli scimpanzé uccisi e a quello mutato in uomo è contro l’etica scritta nella Natura. Siamo venuti per…”

“Sono d’accordo con voi su tutto”, rispose lo scienziato voltandosi lentamente verso di loro, “proprio ora sto restituendo ad Angelo la splendida forma animale che gli avevo privato”.

Gli animalisti furono scettici e confusi; uno di loro, un giovane alto, grosso e dalla folta barba nera gli chiese: “Chi ci dice che non stia lavorando ad un’altra diavoleria?”

“Abbiate la pazienza di tornare qui tra sei ore e avrete la conferma con i vostri occhi. Nell’attesa potrete dedicarvi ad altri animali sofferenti che si trovano in giardino…esseri umani poveri”

Alex non era sfrontato, era solo triste e malinconico. Gli animalisti invece cominciarono a rinunciare al loro scetticismo e a festeggiare la loro facile vittoria, pronti a pubblicarla sul loro sito internet.

“Vi chiedo una cortesia, però…”, disse Alex rialzandosi dalla sedia e avvicinandosi a loro, “non dovete dire a nessuno che Angelo è tornato uno scimpanzé…è una lunga storia che nessuno capirebbe.”

“La gente deve conoscere la verità!”, grido un giovane alto e biondo.

“Non questa volta, per cortesia”, lo zittì Alex, “dopotutto, voi lo fate per gli animali, non per diventare famosi, vero?”

“Per quale motivo dovremmo accettare la sua richiesta?”, disse quello dalla barba nera.

Alex andò verso il divano e vi si appoggiò con la mano destra, mentre puntò la sinistra verso una finestra in alto: un istante dopo aver fatto uno schiocco con le dita, si vide il lampo di un fulmine seguito da un tuono assordante.

“Io non so chi siete, non so che cosa volete. Se vi aspettate un riscatto sappiate che in realtà non possiedo molto denaro, però io possiedo delle capacità molto particolari che ho acquisito durante i miei esperimenti che fanno di me un incubo per gente come voi. Se lasciate andare Angelo senza dire niente a nessuno, la storia finisce qui. Non verrò a cercarvi, non vi darò la caccia. Ma se non lo farete, io vi cercherò. Vi troverò. E vi ucciderò”. Alex l’aveva provata più volte finché non ottenne l’effetto desiderato: citare Liam Neeson nel suo film preferito risultando convincente spaventò gli animalisti, che in silenzio uscirono dal laboratorio dandosi appuntamento dopo sei ore.

Alex sorrise dopo che se ne furono andati, quindi decise di vivere pienamente le prime tre delle sei ore con lavori di manutenzione alla I.E.M., che richiedeva di essere ricaricata di materiale organico per poter funzionare, infatti voleva usarla un’altra volta ancora.

Terminato il lavoro, si sdraiò sul divano, fece la “promessa temporale” di dormire per tre ore e chiuse gli occhi. Li riaprì trovandosi in piedi di fianco alla I.E.M., vedendo che il cilindro metallico si era già riaperto. Dentro di esso, Lucky lo scimpanzé dormiva sereno. Senza dire una parola, Alex lo rimosse dalla macchina e lo pose in una gabbia che aveva recuperato. Gli animalisti bussarono al suo laboratorio con sguardi in parte decisi e in parte intimoriti. Alex li fece entrare, consegnò Lucky pregandoli di poterlo guardare un’ultima volta: anche se era solo un’illusione, anche se per poco tempo, era stato suo figlio. La tristezza di Alessandro convinse gli ultimi scettici e gli animalisti se ne andarono da villa Giver scomparendo per sempre.

C’era stato un temporale durante quelle sei ore, ma tutto sembrava essersi calmato e in giardino tornò la solita frenesia dei volontari, anche se tutti si erano accorti che Angelo non stava più da nessuna parte.

Nell’attesa che la I.E.M. si ricaricasse, Alex camminò verso l’ingresso della villa e uscito attese che tutti i presenti lo notassero.

Dopo pochi minuti, i più capirono che Alex stava per comunicare qualcosa e, anche se riluttanti, pian piano cessarono le loro attività e si posero in attesa di fronte ad Alex.

“Angelo riusciva a fare tutto senza dire una sola bugia…vediamo se funziona anche con me”, pensò Alex, quindi sollevò un braccio per confermare l’attenzione di tutti e prese la parola:

“Cari volontari della Doppia A, è con grande tristezza che dovrò comunicarvi che Angelo non è più qui, è partito per l’Africa”.

Qualcuno tentò di far partire un applauso, ma un altro gridò: “Perché se n’è andato senza avvertirci, senza nemmeno salutarci?”

“Non è stata una sua scelta, è stato obbligato da forze maggiori, in particolare si è scoperto che Lord Giver non aveva più intenzione di appoggiare la sua associazione perché non l’ha mai voluta veramente”

Qualcuno si indignò e urlò: “Dov’è ora Lord Giver?”

“Gli ho dato una giusta lezione e non lo rivedrete mai più”

Ci fu un lungo mormorio tra i volontari e i bisognosi, i più dicevano che erano sicuri che Angelo prima o poi a avrebbe svolto una missione in uno dei posti più poveri della Terra, molti ancora dicevano che c’era qualcosa che non andava in un riccone che fino ad un anno prima era solo un avido libertino e che d’un tratto aveva aiutato Angelo a fondare la Doppia A.

Una donna gridò: “Chi guiderà ora la Doppia A?”.

Alessandro guardò uno ad uno i volti delle persone che aveva davanti: erano tutte deluse, tristi, smarrite e provò compassione per loro anche se l’avevano preso in giro. Cominciò a rendersi conto che per contrastare Henry non bastava quanto aveva fatto, non bastava una soluzione breve e definitiva al suo piano ma serviva un’opera di lungo respiro.

Alex stava quasi per aprire bocca quando qualcuno urlò: “Angelo ha affidato a te la Doppia A, vero? L’abbiamo capito tutti, Luterani. “Chi se non il padre?”, avrà pensato il buon Angelo!”

Molte persone fecero grida di conferma e il vociare divenne sempre più forte finché tra la folla cominciò a nascere una preoccupante agitazione.

“Per prima cosa”, urlò Alex comprendo la voce di tutti, “ci occorre molta più organizzazione!”

“Ma finora noi abbiamo…” disse un signore ma Alex l’ho interruppe: “So cosa sta per dire, che finora abbiamo seguito un programma scandito solo dal ritmo del giorno e della notte, ma ci serve un piano più elaborato”. Quel signore non riuscì a capire come avesse fatto Alex ad indovinare cosa stava per dire.

Alex scese i gradini che stavano sotto la porta d’ingresso della villa e continuò a togliere le parole di bocca a tutti quelli che avevano delle obiezioni da fare. Tutti si convinsero che fosse davvero una persona intelligentissima, come dicevano alla televisione, e soprattutto che non era vero che non avesse seguito le attività dell’associazione. Alex sembrava conoscere in anticipo tutti i problemi che gli venivano posti ed aveva sempre una soluzione pronta a tutte le repliche.

Presa in pugno l’attenzione dei volontari, Alex trascorse tutto il giorno a rendere più efficiente l’associazione: separò i malati dai sani che non erano del reparto medico e che potavano essere contagiati, regolò la fila per la mensa, velocizzò il ricambio delle lenzuola, scelse con più cura il compito dei volontari in base alle competenze di ognuno e molto altro ancora.

Muovendosi in un ambiente pieno di cose e persone, non c’era il rischio che viaggiasse nel tempo contro la sua volontà, ma quando calò la notte, tornò nel suo laboratorio.

“Prima che rovini tutto, prima che per qualche stupidaggine si cancelli tutto ciò che ho fatto…per evitare che torni ad essere il solito pallone gonfiato, niente più Übermensch.”

Alex, anche se stanchissimo, riprogrammò la I.E.M. per renderla capace di una piccolissima devoluzione, quanto bastasse per farlo tornare il solito Alessandro Luterani, e alla fine si spogliò e si sdraiò con piacere dentro di essa perché aveva proprio bisogno di sei ore di sonno.

Il mattino seguente, dopo essersi risvegliato dalla macchina, ripulito, assicuratosi di non avere più mal di testa e che fosse ben ancorato al presente, Alex volle subito tornare ad occuparsi della Doppia A.

La Doppia A divenne il suo nuovo “1” e dopo non molto tempo cominciò a nascere l’ulteriore equivoco che “Doppia A” stesse per “Associazione Alessandro”.

Come per tutto ciò che richiede impegno, il difficile fu l’inizio. Alex non era una macchina umana perfetta come Angelo, si arrabbiava, litigava, doveva riposarsi almeno due volte al giorno, però tutti cominciarono a lodare il suo impegno e la sua voglia di riscatto. Paradossalmente, dal momento che tutti avevano capito che Alessandro Luterani era sostanzialmente una brava persona, i suoi difetti e i suoi limiti lo rendevano simpatico e presto si abituarono all’assenza di Angelo.

Nel corso delle settimane, per di più, il numero dei volontari crebbe enormemente e l’oratorio della chiesa più vicina si dovette trasformare in una prima “succursale” della Doppia A. L’incremento degli associati fu dovuto a due fattori: quelli che già ammiravano l’Alessandro-scienziato famoso, furono contenti di vedere un uomo di successo che avesse preferito aiutare il prossimo anziché vivere di applausi, mentre quelli che l’avevano detestato e continuavano a stimarlo poco cominciarono a pensare che se un uomo come lui era stato capace di collaborare attivamente nella Doppia A, allora c’era speranza che qualunque pezzente potesse dare il suo contributo. Nessuno però seppe mai che il merito di Alex era incomparabilmente più grande di quello di Angelo, dal momento che quest’ultimo non aveva il libero arbitrio, ma questo particolare restò per sempre un segreto custodito nel cuore dello scienziato.

Al ritmo di sole tre pagine al giorno ma senza demoralizzarsi di ciò, Alex terminò il suo libro, che a dispetto del titolo parlava poco del suo modo di vedere il mondo ma parlava quasi solo della Doppia A, ma ebbe comunque molto successo e poté guadagnarsi da vivere e mandare avanti l’associazione.

Villa Giver, dal momento che il suo proprietario non si fece più vedere, si scoprì che era il nascondiglio di soldi non dichiarati e di opere d’arte rubate, a partire dalla statua di Michelangelo. Senza più l’ostracismo dei suoi avvocati e senza eredi che ne continuassero le battaglie legali, i pubblici ministeri scoprirono altri reati ancor più gravi commessi da Lord Giver, per cui si doveva procedere con il sequestro della villa.

Siccome però nessuno ebbe il coraggio di chiudere la sede della generosa Doppia A e dal momento che la villa sarebbe stata sequestrata per poi essere restituita ai cittadini dandole un ruolo legale, si optò per la soluzione più comoda e italianamente furba: lasciare le cose così come stavano.

Circa un anno dopo la “partenza per l’Africa” di Angelo, Alex scoprì che tra i più recenti volontari che si erano uniti all’associazione c’era anche Sara, l’infermiera che aveva conosciuto ai tempi dell’università.

Quando Alex la rivide, notando che non era cambiata, si commosse al ricordo delle osservazioni che gli fece Angelo alla festa organizzata da Henry e si pentì d non avergli dato ragione. “Ora le andrò incontro, sperando che si ricordi di me, sperando che il “nuove me” le piaccia nonostante la brutta figura del “vecchio me”. Ora sono un uomo normale, per cui non posso più tornare indietro per trovare le parole giuste, per fare le mosse giuste, per non deluderla ancora…”, pensò Alex mentre lentamente si avvicinava a Sara per salutarla.

Aveva però sopravvalutato le ragioni dei suoi timori, com’è frequente nelle persone umili, perché alla fine Alessandro e Sara si misero ufficialmente insieme.

Siccome serviva sempre più spazio nella villa, alla fine Alex si decise a smontare i pezzi più grossi della I.E.M. e a liberare il laboratorio da porte e finestre sigillate. I pezzi della I.E.M. vennero sigillati da Alex e spostati da questi di nascosto nel seminterrato di un palazzo abbandonato a qualche centinaia di metri dalla villa perché sapeva che doveva essere demolito. Il piano politico della liberazione del territorio dalle abitazioni abusive aveva già fatto sgombrare anni prima quel palazzo abbandonato e finalmente il comune aveva dato il consenso per il suo definitivo abbattimento.

Siccome però questa storia si svolge in Italia, il consenso all’abbattimento non si seppe che fine avesse fatto, il vecchio palazzo non venne più demolito ma ci pensarono le piante selvatiche a nasconderlo alla vista e a portare armonia ai colori naturali della costa e dell’entroterra.

Un giorno di alcuni anni dopo, Alex, Sara e il loro bambino passeggiavano sulla spiaggia di Capo Miseno per godersi la brezza marina. Alex riconobbe in lontananza quella che sembrava una strana collinetta erbosa e che invece era l’edificio dove aveva sepolto la I.E.M.. Lo guardò sorridendo e si sentiva sicuro che ormai gli insetti, gli agenti atmosferici e la ruggine avessero reso il suo capolavoro del tutto inutilizzabile.

Ciò che Alex non seppe mai è che in realtà, al costo di un po’ di manutenzione, di qualche ricambio e di una ricarica energetica e materiale, la I.E.M. poteva tornare ad essere ancora perfettamente funzionante. [FINE]

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DIETRO LE QUINTE DI “LA CORDA SULL’ABISSO”

Il racconto prende molto da un romanzo che sembra completamente diverso, “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. Lì i personaggi principali sono tre uomini, Dorian, Henry e Basil; qui sono Alessandro, Henry ed Angelo. Lord Henry ha lo stesso nome e carattere proprio di Lord Henry Wotton, mentre il cognome Giver (donatore) si riferisce al fatto che egli è quello che ha dato i finanziamenti ad Alex per la I.E.M. e soprattutto ha dato la “mezza anima” ad Angelo.

Altre somiglianze: Angelo è descritto di bell’aspetto, come Dorian, ma la sua faccia è opera di Alex, che è il Basil della situazione. Stavolta però non è Dorian a non invecchiare, ma Henry. Chi non avesse letto questo famoso romanzo, salti al paragrafo successivo.

Alla fine della storia Henry assume sembianze che rendono meglio l’idea della sua vera natura, come succede alla fine a Dorian, mentre Angelo fa la stessa fine del ritratto ma al contrario, cioè smette di essere un bell’uomo e torna a essere scimpanzé. A tal proposito, Angelo si chiama così perché secondo altre fedi gli angeli non hanno il libero arbitrio, mentre per il cristianesimo gli angeli sono liberi ma le loro scelte sono definitive e irremovibili.

Alessandro invece ha per cognome “Luterani” perché è l’eretico della scienza ufficiale, il Neodarwinismo, ma anche perché “Alex Luterani” ricorda molto “Lex Luthor”, l’antagonista di Superman, un uomo molto intelligente ma che ha fatto la scelta sbagliata di porsi dal lato del male. In una delle sue tante versione, Lex Luthor riesce a riprodurre artificialmente i poteri di Superman, mentre nel mio racconto Alex diventa artificialmente l’Oltreuomo. Un terzo motivo per cui Alex si chiama così verrà detto alla fine.

Il nome Viola l’ho scelto perché è un colore che trovo molto femminile e Viola rappresenta la donna che molti desiderano, mentre Sara è un nome dal suono dolce, come il personaggio a cui è associato.

CHI È IL CATTIVO DELLA STORIA?

Il cattivo “ufficiale” è Lord Giver, che ha organizzato il suo piano malvagio fin dall’inizio per cui non ha motivo di essere sempre presente. Infatti, anche per allontanare l’attenzione su di lui, di puntata in puntata lo si vede sempre meno, tranne ovviamente nel finale.

Il cattivo “ufficioso” però è Alex stesso che è sia l’eroe sia l’antieroe. Alex è un uomo che mente a sé stesso fin dal principio, quando non dice il motivo profondo per cui ha lavorato per la I.E.M.. Mente quando dice che preferisce la sofisticata Viola alla semplice Sara, quando nega il suo desiderio di paternità. La bugia più grossa se la spara quando, divenuto Oltreuomo, dice che deve viaggiare di un anno per usare meglio il suo potere: è falso, perché anche se ha salvato due vite e impedito una rapina, il suo egoismo diviene enorme quando scopre che il suo potere è così grande da non renderlo famoso per le sue buone azioni, per questo vuole di più.

ANGELO

Angelo rappresenta ogni ideale, perché è perfetto di per sé, ma preso da solo è vuoto e falso: c’è bisogno che qualcuno lo incarni per renderlo reale, infatti alla fine della storia Angelo se ne va perché diventa Alex il “vero Angelo”. Angelo è anche la Verità che fa luce sulle bugie di Alex, per questo proprio lo scienziato sembra l’unico che critica il “perfetto” Angelo. Angelo rappresenta l’”impossibile” teorico e allo stesso tempo il “possibile” pratico, perché la sua determinazione è dovuta ad una specie di incantesimo, ma ciò che fa lui potrebbe in teoria farlo chiunque.

BURELLI

In una storia surreale come la mia, ho inserito questo personaggio per aumentare il realismo delle situazioni. Burelli infatti rappresenta lo status quo della Scienza, le sue reazioni sono quelle che ho ritenuto più probabili se un esperimento fantascientifico come quello immaginato da me si dovesse realizzare. In pratica Burelli è il politicamente corretto che non guarda alla realtà dei fatti, ma alle interpretazioni che piacciono di più.

I VOLONTARI

Anche i volontari ho provato a crearli realistici ma facendo leva sulle mie esperienze personali. Mi è capitato spesso infatti di trovare, in chiesa ma non solo, l’uno accanto all’altro la generosità e la mediocrità, le sante intenzioni e le basse intenzioni. I volontari non sono una società utopistica ma sono una buona approssimazione di una bella società. Il fatto che il nome “Associazione Angelo” sia sorto spontaneamente e tramite equivoci ricalca invece un’idea imparata da Vittorio Messori, cioè che le cose che fanno la storia raramente hanno grandi inizi. Nel mio caso, non c’è mai stato un giorno di festa con la fondazione ufficiale della Doppia A, è nata a poco a poco finché un giorno non è sulla bocca di tutti.

LA I.E.M.

L’acronimo della macchina da cui parte tutto è volutamente prosaico, non bello da pronunciare. Ho fatto questa scelta per dare meglio l’idea di una cosa che è la prima nel suo genere, e quindi è fatta solo dell’idea di base senza arricchimenti estetici, come è successo per tutte le invenzioni, che all’inizio sono ridotte all’essenziale, poi si passa a migliorarne il “design”.

Volevo che la I.E.M. trasmettesse un senso di rinascita, per cui le ho dato sia le caratteristiche di una bara (forma cilindrica con base piatta, si chiude intorno ad una persona distesa e dentro c’è buio totale) sia quella di un utero (dentro si produce un liquido amniotico artificiale e gli aghi nelle vene ricordano il cordone ombelicale).

Psicologicamente si è dimostrato invece che il grigio metallizzato (tipico delle automobili) dà un’idea di potere e ricchezza, che sono proprio i sentimenti iniziali di Alex verso la sua I.E.M.

L’EVOLUZIONE DI ALEX

Nel caso di Alex, che è un essere umano, ho immaginato un’evoluzione apparentemente piccola (dello 0,001%), come sembra piccola la differenza uomo-scimpanzé, che riguardasse la caratteristica che si è evoluta di più con la comparsa dell’uomo, la coscienza. Alex infatti non crea tunnel spazio-dimensionali per viaggiare nel tempo o robe simili, ma è la sua percezione del tempo che è cambiata.

IL DESIDERIO DEL SUICIDIO DI ALEX

Il giorno in cui Alex vuole suicidarsi fa caldo, perché le statistiche dimostrano che, paradossalmente, il picco dei suicidi si ha non nelle fredde e buie stagioni invernali, ma in estate, quando aumenta la solitudine. Il motivo per cui Alex si vuole suicidare è quello che dovrebbe accumunare tutti gli aspiranti suicidi, la disperazione, nel senso etimologico di “mancanza di speranza”. Alex ha visto frantumarsi i suoi sogni e in quanto viaggiatore del tempo non può vivere l’attesa del domani ma già può vederlo in tutte le sue disillusioni; inoltre ha perso anche fiducia in Angelo perché scopre che è diventato un criminale. Angelo rappresentava in cuor suo la sua “bella copia”, come testimonia il suoi interesse ad educarlo dandogli il meglio che l’umanità abbia prodotto in fatto di morale abbia prodotto. La corruzione di Angelo gli ricorda troppo la sua e la fa sembrare inevitabile. Di fronte alla morte scopriamo il suo desiderio più profondo: non sentirsi solo, tale desiderio era nascosto anche nel fatto che avrebbe voluto essere amico di Henry, ma non riuscendoci ha desiderato di porsi sopra di lui, come ha fatto col resto del mondo. Tolta la possibilità di divenire un uomo superiore, gli era rimasta solo la solitudine, o almeno così ha creduto nella sesta puntata.

LA MORALE DELLA FAVOLA

Come avrete capito tutti, la storia si presenta fantascientifica ma in realtà è una favola di stampo cristiano. Alex rappresenta l’uomo che si fa nemico dei suoi desideri più profondi (e semplici) rincorrendo successo, potere e donne (nel caso dei maschi). Quando sperimenta l’illusione di questi piaceri, fa il tentativo di “provare un piacere più grande” con la filantropia, ma la filantropia iniziale di Alex è scorretta. Alex è troppo orgoglioso e pragmatico per aiutare solo il prossimo, una persona alla volta, per cui vorrebbe trovare una scorciatoia e salvare il mondo. Il suo delirio quando scopre di essere un Oltreuomo rappresenta il desiderio presente in molti cristiani e non solo di puntare subito alla strada del miracolo, invece di “abbracciare la propria croce ogni giorno”.

La liberazione di Alex giunge quando diventa umile e scopre chi sia il suo vero nemico, Henry, che rappresenta il diavolo. Su di lui Alex si sente giustamente libero di attaccare con tutte le sue forze, ma capisce che la lotta contro il diavolo è difficile perché dura tutta la vita. Questa perpetua lotta contro le tentazioni è rappresentata dal fatto che Alex diventa capo della Doppia A.

La fine della storia non può che rappresentare il fine di ogni cristiano, la salvezza dell’anima. Dopo essere stato scienziato, poi Nuovo Darwin, poi Oltreuomo, Alex giunge finalmente ad essere un uomo in stato di grazia. Siccome il cristianesimo è essenzialmente la vittoria della vita sulla morte, Alex vince la morte non suicidandosi più e la vittoria della vita è rappresentata anche dalla nascita di un “vero” figlio.

Il fatto che la I.E.M. non viene distrutta completamente (e Alex avrebbe potuto benissimo farlo) rappresenta la difficoltà che si incontra quando si affronta il più ostinato dei peccati capitali. Si può essere casti per orgoglio, attivi per orgoglio, sobri per orgoglio, ma non si può essere orgogliosi della propria umiltà: è un’antinomia. L’orgoglio è stata la cosa che ha abbruttito tutte le azioni buone di Alex durante la sua storia, e la I.E.M. nascosta nel palazzo abbandonato rappresenta la sua soluzione al suo difetto maggiore: lo scienziato combatte l’orgoglio seppellendolo con interessi più nobili. Non è il massimo, ma è un buon inizio.

GIORGIO

Quando Alex apprende sulla spiaggia, nella sesta puntata, di avere un potere immenso, per controbilanciare il nuovo slancio fantascientifico della storia, ho dato ad Alex reazioni emotive molto realistiche: quelle che avrei avuto io. Anche io al suo posto avrei provato prima timore e meraviglia, poi avrei razionalizzato la cosa (con gli esperimenti) per tornare di nuovo padrone della situazione.

Dal momento che allora l’Alex della sesta puntata (tranne per il delirio di onnipotenza) è praticamente htagliato (infatti si comporta, nei sui esperimenti, più da fisico che da biotecnologo), allora il tizio di nome Giorgio rappresenta Giorgio Masiero.

Giorgio infatti è un uomo con un libro in mano (simbolo della cultura umanistica di cui il nostro fisico va fiero, pur essendosi laureato in fisica), che dà ad Alex/htagliato, un giovane che ha ancora freschi i ricordi dell’esame di Fisica 1, una visione più ampia delle cose. Quando Alex gli chiede se ha visto qualcosa di strano (fisicamente), Giorgio risponde con un problema più ampio (rappresentato dal mare). Alex/htagliato in un primo momento è confuso, ma poi a mente fredda riflette sulle parole di Giorgio e comprende meglio anche il suo problema particolare.

Quando Alex torna indietro nel tempo a prima che giungesse Giorgio sulla spiaggia, non ha alcuna vera necessità di andargli incontro, ma lo fa perché gli piace parlare con lui e vuole ringraziarlo con l’autografo.

PENNETTA

Nessun personaggio della storia rappresenta Pennetta perché non c’è ne bisogno. Le sua idee sul neodarwinismo, sul politicamente corretto, su ciò che rende famoso qualcuno, e il suo modo di presentare in modo discreto le sue convinzioni cristiane sono facilmente ricavabili nell’incontro Alex-Burelli e in ciò che accade nella puntata successiva.

MAX

Voi conoscete un biotecnologo che viaggia moltissimo e il cui diminutivo finisce in “X”? Io sì, ed è Max.

Siccome non volevo che Alex fosse particolarmente alto (come Max) perché le sua superiorità si sarebbe manifestata in molte altre forme, ho fatto in modo che fosse basso Angelo, in modo che accanto ad Alex quest’ultimo fosse quello alto dei due (inoltre Angelo ha anche i capelli e gli occhi castani come me). Tutto questo ha fatto in modo che Alex e Angelo, l’uno accanto all’altro, mi ricordassero me e Max.

Con questo ci salutiamo davvero, buon proseguimento delle vacanze a tutti e arrivederci a Settembre!

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"htagliato", Fisico della Materia. Vive a Napoli.

18 commenti

  1. Buongiorno,
    non avrei potuto leggere finale più inaspettato.
    Il passaggio da storia fantascientifica a favola cristiana può risultare forse un po’ brusco, però l’idea in sé è molto interessante. Apprezzate anche le delucidazioni dopo la fine del racconto.
    Curiosamente, anch’io mi ero immaginato che il personaggio di Giorgio fosse ispirato al professor Masiero, e soprattutto che nell’indole e nell’esecutività sperimentale del protagonista ci fosse qualcosa di sostanzialmente autobiografico.
    Simpatica anche la scena degli animalisti; mi chiedo se abbiano poi aiutato i poveri uomini.
    Arrivederci, e buona conchiusione delle vacanze.

    • Il “cambiamento di genere” del racconto è stato volutamente brusco per essere certo che il finale fosse imprevedibile, anche se c’era un indizio: Angelo era fin troppo perfetto e la I.E.M. non ha reso Alex come lui.
      Sono contento che le sia piaciuto anche l’approfondimento e che abbia avuto buone intuizioni.
      Gli animalisti li ho trattati un po’ male, per cui ho lasciato aperto il dubbio su come abbiano trascorso le sei ore di attesa.
      Buona conclusione delle vacanze anche a lei!

  2. I miei complimenti per il racconto, ben scritto e che mi auguro leggeranno il maggior numero di persone possibili, perchè oggettivamente è bello. Spero tu continui a produrre materiale come questo, magari trovando il tempo di perfezionare alcuni aspetti (leggevo in commenti precedenti che avresti voluto dare una morale più implicita, ma vuoi per mancanza di tempo vuoi perchè non hai ancora molta esperienza nel campo della narrativa non l’hai fatto).
    Però c’è una cosa di questo romanzo che non mi piace, e credo sia proprio la differenza fondamentale che questo racconto ha con il romanzo di Osca Wilde (che per inciso amo moltissimo), cioè il retrogusto amaro che lascia quando ci si accorge che è impregnato della morale Cristiana. Non che il romanzo di Wilde non nascondesse morale Cristiana, ma come tutte le cose che toccava la elaborava in modo del tutto originale e fuori da ogni schema tradizionale. Ovviamente questo non è un punto a sfavore del racconto, c’è a chi piace e a chi no, un po’ come i gusti dei gelati.
    Per concludere questa mia improvvisazione a critico letterario, il tuo romanzo mi ha dato sensazioni molto simili (ma più in piccolo) a “Le cronache di Narnia” di C. S. Lewis, è ben scritto la storia è interessante e sarebbe un peccato non averlo letto, ma il retrogusto di morale Cristiana mi lascia una sensazione di amaro (non me ne volere a male!).

    • Grazie per i complimento, Koala!
      Personalmente non mi è mai capitato di leggere un romanzo o una poesia da cui non sia deducibile la visione della vita del suo autore. Dopotutto, non c’entra nemmeno con la qualità del racconto. Ti faccio due esempi: “i promessi sposi” sono un romanzo sfacciatamente cristiano cattolico che tutti i critici amano (ma non piacque a Leopardi) e piacque molto anche a me, ma apprezzai molto anche “Il richiamo di Cthulhu” di Lovecraft, nel quale si capisce benissimo che l’autore è un pessimista cosmico (quindi ha una filosofia lontanissima dalla mia) ma mi è piaciuto lo stesso.
      Non nego che piace di più un romanzo in cui ci si sente in linea con l’autore, ma meglio un autore con un punto di vista chiaro e deciso che uno che vuole “piacere a tutti”. Chi si mette a scrivere, infatti, se non lo fa per soldi, è perché ha qualcosa da dire.
      Se non hai sentito il peso della morale cristiana in “Il ritratto di Dorina Gray”, è perché all’epoca Wilde non era ancora cattolico e quel romanzo è solo parzialmente cristiano; infatti Wilde disse che “Basil è come credo di essere, Dorian è COME VORREI ESSERE ed Henry è come mi vedono gli altri”.

  3. Molto bello e ricco di sorprese il racconto. Dovrebbe essere pubblicato perché mi pare degno di pubblicazione, anche se non so quale editore possa accettare di stampare quanto é giá disponibile in rete. Ottime le note finali perchè spiegano bene tutto e mostrano i legami stretti con questo blog. Per me comunque la I.E.M. resta riattivabile per il seguito, sperando di non dovere aspettare l’estate prossima 🙂

    • Grazie anche a lei, Muggeridge, per i complimenti.
      Non credo proprio che questo raccontino sia degno di pubblicazione, è una storiella di non più di 50 pagine e non mi sento uno scrittore.
      Sono contento che siano piaciuti i commenti finali (fino a ieri ero indeciso se metterli o no).
      Dare un seguito ad una storia che è stata pensata come un blocco unitario potrebbe essere una mossa autolesionista, inoltre qui siamo su Critica Scientifica e principalmente ci occupiamo di questo.
      Parlane con il “capo”! Se ci sarà un sequel, allora spero che non ci siano problemi ad inserire un “Muggeridge” 😉

  4. Troppo onore e del tutto immeritato essere inserito in questi racconti. Volevo solo sapere se la I.E.M. non é andata distrutta completamente proprio per lasciare aperta la possibilitá di un seguito, anche se nel caso di completa distruzione, sarebbe sempre plausibile immaginare che l’inventore la possa ricreare (magari spinto dall’amore per moglie e figlio per cambiarne il destino genetico proteggendoli da cancro o altre malattie ereditarie).

    • Le piace far lavorare l’immaginazione, eh?
      Per ora no, non ho progettato di lssciare disponibile un seguito.

  5. Mi ha stupito che la macchina non finisse distrutta, ma almeno il racconto é originale anche in questo dettaglio. Sono qui in vacanza con mezzi e collegamenti poco stabili e grossi ragionamenti non ne posso impostare, ma il racconto offre tanti spunti. Il più banale che mi viene in mente riguarda la questione della massa: uno scimpanzé deve acquisire massa per trasformarsi in un uomo, da dove la ricava nella I.E.M. .? E con il processo inverso dove va a finire la massa ?
    Ovviamente la fantasia deve poter essere lasciata libera nella narrativa di questo genere, ma sotto questa domande stupide forse si può intravedere come sia improbabile un’evoluzione come quella che ci raccontano alcuni addetti ai lavori (si modifica il 2% dei geni e il gioco è fatto…:-)

    • Domande legittime: non l’ho scritto esplicitamente ma le differenze di massa sono prese o cedute al liquido organico che riempie l’interno della I.E.M. dopo la chiusura della capsula.
      Il genecentrismo sta svanendo da tempo ma sulle riviste divulgative ogni tanto ritorna perché stuzzica l’idea del “gene per…”

  6. Grazie htagliato per questo racconto che ci hai regalato e che personalmente ho trovato oltre che piacevole ben scritto e non prevedibile.
    Adesso che siamo ormai giunti all’ultima puntata mi dispiace che sia finito.

    • Grazie a lei, prof., che mi ha concesso la possibilità di buttarmi nella narrativa.
      Ora riposiamoci tutti così ci ricarichiamo per Settembre.

  7. Michele Forastiere on

    Caro htagliato, davvero complimenti! Da vecchio cultore di fantascienza posso dirti che hai prodotto qualcosa di veramente valido: appassionante, godibile e — last but not least — “dotato di senso”. Grazie!

  8. Marie-Sophie on

    I miei più sinceri complimenti, htagliato.
    Ho letto il racconto tutto d’un fiato perché in vacanza (purtroppo o per fortuna) non disponevo di una buona connessione; devo dire che mi è piaciuto davvero molto. Pensandoci un attimo, forse è stato un bene leggerlo tutto assieme… non so come avrei potuto resistere nell’attesa di leggere come la storia andava a finire!
    E’ originale, scorrevole e, soprattutto, ricco di spunti di riflessioni. Ci abbiamo trovato dentro di tutto: biologia, fisica, morale, etica e religione; tutto, però, al posto giusto ben amalgamato al resto per formare un bel quadro d’insieme.

    (
    Nota: Davvero molto simpatici anche quei piccoli stralci di sana satira sui malcostumi italiani disseminati un po’ qui e un po’ lì nel racconto 🙂
    )

    Grazie per il tempo che ci hai dedicato!

    • Prego, Marie-Sophie, sono davvero lusingato per la tua recensione!
      Buon proseguimento delle vacanze!

  9. Davvero bello ! Mi è piaciuto di più, ovviamente, l’epilogo, il classico lieto fine (anche se di una vera fine non si può parlare, visto che quel macchinario giace comunque lì intatto), con il radicale cambiamento del protagonista sulla giusta via.
    Complimenti.