AIDS: annunci da marketing e la strana storia dell’untore della capitale

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Ogni epoca ha le sue leggende, e forse ha quelle che si merita.

L’uomo che contagiò “mezza capitale”, un racconto per la giornata mondiale contro l’AIDS. Una moderna storia da raccontare davanti al tablet.

Era stata troppo perfetta la scelta di tempo della notizia dell’uomo che avrebbe infettato con l’HIV ben sei partner occasionali, una storia saltata fuori proprio il primo Dicembre, in occasione della giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS, così la riportava La Stampa:

Nove anni di terrore. Dal 2006 al 2014 ha avuto incontri sessuali senza protezione con numerose partner sapendo di essere affetto dall’Hiv. Una sorta di `angelo sterminatore´ finito ora in una cella di Regina Coeli con l’accusa di lesioni gravissime. L’uomo, un romano di 30 anni, avrebbe contagiato almeno sei donne e altrettante, fortunatamente, sono risultate negative al test.

Nel frattempo alle sei vittime iniziali si sarebbero aggiunte altre, portando il numero delle donne infettate e dei loro partner ad un totale provvisorio di diciassette.

La cosa non è sfuggita ad una blogger sedicente “vagina” che parla riportando le proprie considerazioni nientemeno che sul Corrierone nazionale e che ha commentato anche la vicenda in questione con l’articolo “Sesso non protetto e quelle deficienti che credono sia amore“:

Punto primo: No condom, no party.
La vicenda del 30enne romano HIV positivo che ha infettato mezza capitale facendo bareback, cioè sesso non protetto, a nudo, senza profilattico, mi ha molto colpita.

Mi hanno colpita diversi aspetti, a dire il vero.

In primis mi ha colpita che si chiami Valentino, che – ironia della sorte – è proprio il santo degli innamorati. Poi mi ha colpita il fatto che Valentino adescasse le sue vittime online, cioè che facesse ciò che tutti facciamo: usare social network e dating app per rimorchiare/procacciare appuntamenti/conoscere gente nuova. E fin qui, nessun problema.

Il problema sorgeva quando Valentino NON diceva di avere l’HIV, quando proponeva di avere rapporti sessuali senza protezione, quando contraffaceva i risultati dei suoi esami per spacciarsi per negativo. E 15 donne (per il momento, ma potrebbero essere di più), pare siano state contagiate.

No condom no party, questo il nocciolo del problema per il genitale parlante.

Si certo, la profilassi fa la sua parte, ma per il resto non trova niente altro da dire se non rimproverare chi confonde i rapporti occasionali con i sentimenti. Molto interessante il passaggio nel quale afferma che tutti “adescano vittime online”, una frase nella quale emerge la convinzione che tutti cerchino partner sessuali online indicando come norma quella che è, al momento, ancora la pratica di una minoranza. Le citate dating app sono delle applicazioni che oltre ad essere uno strumento per incontri rappresentano il sintomo di un cambiamento nei costumi, come riportato su Repubblica il 18 Dicembre:

…”negli Stati Uniti la tradizione delle dating app ha incontrato la generazione dei millennials (si intende la generazione nata tra gli anni ’80 e i primi anni duemila nel mondo occidentale), per i quali la cultura dell’hooking up, cultura del sesso occasionale, è diventata una prospettiva, non una degenerazione dei costumi, una prospettiva accettata sia da uomini che da donne, molto diffusa soprattutto nei college. E’ cresciuta così una generazione che pensa al piacere fisico non necessariamente vincolato alle implicazioni emotive o a legami a lungo termine.

Evidentemente la ginecologica blogger ci fa sapere di appartenere a questa tendenza dei millennials american style che di fatto moltiplica i rischi di ogni genere. La vicenda, così come è stata riportata, complessivamente non convince e se ricostruita criticamente appare nel seguente modo.

Nell’ambiente del sesso via chat è accaduto che un tizio sieropositivo abbia avuto numerose frequentazioni e relativi rapporti sessuali, ma escludendo che tutte le donne con cui ha avuto rapporti si siano avvalse della chat esclusivamente per fare sesso con lui, possiamo dire che nella ricostruzione della vicenda mancano decine se non centinaia o migliaia di altri protagonisti coinvolti in una rete di contatti a rischio.

Queste decine/centinaia di altri partner che non figurano potrebbero essere stati loro ad infettare le quindici vittime, cosa fa essere così sicuri che il responsabile sia stato solo l’accusato?

Al contrario, dati epidemiologici alla mano, è altissima la probabilità che la responsabilità di tutti i contagi non sia tutta dell’untore capitolino, secondo i dati dei CDC, il rischio di contrarre l’HIV per contatto sessuale uomo donna è infatti di soli 8 casi ogni 10.000 rapporti, cioè un rapporto di 1/1250:

cdcaids

Nel caso dell’untore delle chat per rendere verosimile la cifra di 15 donne infettate saremmo dunque di fronte ad una stima di circa 1250 rapporti con ciascuna vittima, alla faccia del rapporto occasionale.

Anche ammesso che abbia frequentato le 15 vittime nell’arco dei nove anni avrebbe dovuto avere una media di 5,7 rapporti sessuali al giorno, senza contare quelli avuti con le altre partner non infettate, un vero recordman…

Va detto che però nel caso l’untore sia un patito esclusivamente di rapporti anali il numero di volte necessario a giustificare il contagio scenderebbe sensibilmente giungendo al numero medio di  circa 73 rapporti per ciascuna partner, ma che sia questo il tipo di situazione effettivamente verificatasi non è stato specificato in nessun articolo.

Le conclusioni che si possono trarre sono dunque le seguenti:

Molto probabilmente l’elevato numero di persone contagiate si può spiegare con la loro comune e prolungata pratica di sesso occasionale mediata da chat, la messa sotto accusa di un unico “untore” ignora una responsabilità collettiva e i rischi intrinseci a questo di questo tipo di incontri.

La vicenda così come è stata riferita sulla stampa, potrebbe stare in piedi solo nel caso in cui la quasi totalità  dei rapporti avuti dall’accusato siano stati di tipo anale e quindi, per una corretta informazione, questo aspetto avrebbe dovuto essere evidenziato. La notizia dell’untore, che comunque ha le sue colpe, data proprio in occasione della giornata mondiale contro l’AIDS, e il clamore mediatico conseguente, appaiono alla luce dei fatti fortemente sospetti di essere una strumentalizzazione finalizzata a rilanciare dell’allarmismo su un’epidemia che è invece, e fortunatamente, ampiamente sotto controllo e che per guadagnare le prime pagine dei giornali ha bisogno di storie che colpiscano l’immaginazione.

Dalla vicenda esce confermato il fatto che il rischio di contrarre l’HIV, vedi i dati dei CDC, resta confinato prevalentemente a determinate pratiche sessuali e riguarda principalmente persone con comportamenti fortemente promiscui.

In definitiva con la notizia dell’untore delle chat siamo di fronte ad un’operazione di marketing per rilanciare una “stanca” giornata mondiale contro l’AIDS e che indirettamente si traduce solo in uno spot per l’industria dei profilattici.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

96 commenti

  1. Purtroppo all’Italia spetta l’ennesimo primato negativo: è il paese dell’Europa occidentale con la più alta incidenza di Aids e minor uso di preservativo.

      • Il link non parla dell’Italia al dodicesimo posto tra i paesi dell’Europa occidentale, mentre qui si trovano dati sicuramente più completi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/30/aids-in-italia-record-europeo-sieropositivi-unaids-battere-hiv-entro-2030/1240910/
        E’ sicuro poi che non ci siano dati sulla diffusione dell’Aids negli USA, Germania, Francia, Olanda, Svezia, Norvegia…?
        .
        Una domanda: in che passaggio l’autrice avrebbe scritto tutti adescano vittime online? Perchè trattasi di una ricostruzione assolutamente fuorviante…

        • Testualmente:
          “Poi mi ha colpita il fatto che Valentino adescasse le sue vittime online, cioè che facesse ciò che tutti facciamo…”
          .
          Riguardo ai dati ho solo riportato una cartina della stessa Unaids, o è un falso, e allora sarebbe interessante scoprirlo, oppure anche il primato dell’Italia non significa nulla in quanto in mancanza di dati il confronto è falsato.

          • Chi vuole informarsi i dati li trova…
            Riguardo invece la frase estrapolata, questa diceva:
            Poi mi ha colpita il fatto che Valentino adescasse le sue vittime online, cioè che facesse ciò che tutti facciamo: usare social network e dating app per rimorchiare/procacciare appuntamenti/conoscere gente nuova. E fin qui, nessun problema.
            Mentre lei ha riportato:
            Molto interessante il passaggio nel quale afferma che tutti “adescano vittime online”, una frase nella quale emerge la convinzione che tutti cerchino partner sessuali online…
            Insomma, un bel stravolgimento del contenuto, come se rimorchiare o fare nuove amicizie sia alla stregua di “adescare vittime”…

          • In effetti informandomi ho trovato in rete recenti (un mese fa) articoli in cui si parla di 12 posto in Europa. Ho digitato le testuali parole “Italia al posto aids” e mi è comparso di tutto. dal fatto q a rainews e altri…

          • Infatti ho riportato una notizia che parla di Europa occidentale, cioè del gruppo dei paesi più avanzati. In ogni caso è un fatto che in Italia i preservativi si usano poco e che vi è poca informazione e poca prevenzione, infatti le campagne d’informazione sessuale sono spesso osteggiate dal mondo cattolico.
            A questo proposito bisogna ricordare che Ratzinger nel 2009 affermava che il preservativo “non risolve il problema dell’Aids” mentre oggi Bergoglio dice che il preservativo è “uno dei metodi per combattere l’Aids”. Eppure sul preservativo la scienza non ha svelato niente di nuovo in questi ultimi sei anni.

          • Poi caro Flavio, dato che non credo affatto che tu faccia parte di quel 71% che non comprende un testo in italiano, senza presunzione ti propongo di rileggere ciò che il Prof (e tu stesso) ha riportato.
            E’ vero che la blogger non ha scritto che tutti adeschiamo “vittime” online (anche se ha messo un “cioè” parecchio ambiguo) ma ha affermato che il tizio Valentino ha fatto ciò che tutti facciamo: per rimorchiare/procacciare appuntamenti/conoscere gente nuova ha usato social e dating app. E il Prof ha infatti poi scritto “… una frase nella quale emerge la convinzione che tutti cerchino partner sessuali online”. Partners sessuali, non vittime.. il Tutti adescano vittime online era infatti tra virgolette nell’articolo. Il contenuto quindi non mi appare bello che stravolto.
            Scusa la pignoleria.
            Per il resto la notizia data dal Prof sul 12 posto invece che al primo a mio avviso è risultata corretta stando ai recenti articoli. Sui papi lascio. non ne ho voglia scusa..

          • Paolos, fuorviante… l’autrice non ha detto che tutti adescano vittime online, ma che è normale rimorchiare o fare nuove amicizie sui social network e che quindi non era questo il problema. Questo è il senso della sua frase. E comunque non ha certo detto che si rimorchia solo sui social.
            .
            Sui papi concordo, meglio soprassedere… altrimenti scopriamo che la loro fallibilità è uguale a quella di qualsiasi altra persona.

          • Dico solo questo.
            E’ fuorviante se prendi solo quel pezzo.. mettendo adescano vittime online tra virgolette il Prof sapeva benissimo che la blogger non aveva scritto quello e il senso della frase era quello che espliciti tu. il discorso si comprende e non è fuorviante se lo guardi nell’insieme:
            1)”ciò che tutti facciamo: usare social network e dating app per rimorchiare/procacciare appuntamenti/conoscere gente nuova.” (concetto che è stato richiamato dal prof, solo richiamato, dal virgolettato “adescano vittime online” usando un’espressione dell’autrice… e a voler esser maliziosi ehm seguita da un cioè.. cmq capito il senso del richiamo?).
            2)”una frase nella quale emerge la convinzione che tutti cerchino partner sessuali online indicando come norma quella che è, al momento, ancora la pratica di una minoranza.”
            3)”la tradizione delle dating app ha incontrato la generazione dei millennials […] per i quali la cultura dell’hooking up, cultura del sesso occasionale, è diventata una prospettiva, non una degenerazione dei costumi…”
            4)”Evidentemente la ginecologica blogger CI FA SAPERE di appartenere a questa tendenza dei millennials american style che di fatto MOLTIPLICA I RISCHI di ogni genere”

          • Quindi il fatto che la blogger dica “che è normale rimorchiare o fare nuove amicizie sui social network e che quindi non era questo il problema” è invece grossa parte del problema poiché parecchio rischioso e pericoloso e non basta un condom… non sai mai bene con che razza di persona trom.. ehm.. giaci..

          • Flavio, devi essere a corto di argomenti se ti metti a fare una questione su uno storpiamento di una MIA frase e invece mi accusi di averlo fatto con la frase della blogger.
            Allora ti riporto quello che da subito era leggibile nell’articolo poche righe sopra, tanto che Paolos l’ha letto e tu no:
            “Molto interessante il passaggio nel quale afferma che tutti “adescano vittime online”, una frase nella quale emerge la convinzione che tutti cerchino partner sessuali online….”
            .
            Vittime=Partners, un modo di esprimersi che è stato sin dall’inizio chiarito.
            La parola “tutti”, poi è sempre lei che l’ha usata.
            Se vuoi obiettare almeno cerca qualcosa che è stato veramente detto.

          • A corto di argomenti dovete essere voi che ne state facendo un affare di stato.
            Cosa ci sia di interessante in quel passaggio lo sa solo lei, forse che se le app di dating online hanno conosciuto una crescita del mille per cento in un solo anno non è corretto dire che ormai tutti le usano? O che rimorchiare o fare nuove amicizie equivale ad adescare vittime come sembra stesse facendo questo presunto delinquente?
            Fuorviante appunto…

          • @Prof Pennetta
            Se è diventata una questione è colpa (molta) anche mia che ho insistito. Chiedo scusa.
            Flavio, nessuno ha detto che equivale

          • @Paolos, mi sembra che la questione sia tutta originata da Flavio che prima punta l’attenzione su un passaggio, che non ha neanche capito, poi dice che noi ne facciamo una questione.
            Le dichiarazioni del genitale parlante sono interessanti in quanto aprono un’argomento sociologico che è quello della tendenza alle relazioni puramente fisiologiche, e questo mi sembrava una cosa da far notare.
            Poi se Flavio prende fischi per fiaschi e usa il suo fraintendimento per fare polemica è un’altra cosa e francamente mi secca pure perderci tempo a spiegare quello che era evidente fin dal principio.

          • No caro Enzo, forse bisognerebbe lasciare la tendenziosità a casa propria ed andare diretti al grano…

          • Vincent Vega on

            Flavio, l’infallibilità papale riguarda i pronunciamento ex cathedra sui dogmi di Fede, non certo sul preservativo o robe simili.
            Parli di ciò che conosce, se qualcosa conosce.

  2. In effetti è possibile che questo caso sia venuto fuori alcuni mesi fa e “riciclato” per la recente giornata contro l’HIV. Ultimamente vedo molte notizie ripescate al momento “giusto”. Le statistiche del prof, evidenziano la solita grande “truffa” per tutti i creduloni che si bevono questi tipi di allarmismi piuttosto interessati (in primis dall’industria del lattice di gomma). Come si è evidenziato qui, anche contro l’HIV, il preservativo resta quello che i nostri nonni definivano “uno scudo contro il piacere, una ragnatela contro il pericolo (sic !)”, si riferivano alla gravidanza, ma avevano visto lungo.

  3. Giuseppe Cipriani on

    Il preservativo (quasi) criminalizzato… Sarebbe interessante sapere se esiste ancora qualcuno che non l’ha mai usato. Vera mosca bianca in un mondo di ipocriti bacchettoni.

  4. Giuseppe Cipriani on

    Al di là dei calcoli certosini del prof., a me dell’articolo rimane il succo…
    Chi decide per motivi suoi di impostare una vita sul sesso occasionale è meglio che si protegga e prevenga mali come questo e altri legati al sesso. Come non ricordare le vittime dello scolo, ai tempi dei nostri nonni, quando il preservativo non c’era?

    • Certo, se si hanno rapporti con gente incontrata in chat la raccomandazione sembrerebbe addirittura superflua.
      La gente si fa male nei modi più vari…

      • Giuseppe Cipriani on

        Diciamo, più correttamente, che è il sesso occasionale con più partner il problema. Al di là del mezzo che favorisce l’incontro… amoroso.

  5. Caro Paolos, apprezzo la sua sincerità: rimorchiare su internet è parecchio rischioso e pericoloso e non basta un condom… non sai mai bene con che razza di persona…
    Bene, ha dati per confermare quanto dice? Perchè se, come abbiamo detto prima, l’italiano non è un’opinione, quel parecchio rischioso indica un pericolo diffuso e così reale da sconsigliare in maniera netta la pratica del dating online. Oppure molto più semplicemente, come credo io, le sue parole sono per difendere la pratica che ti sposi con il primo ed unico fidanzato/a e poi non lo molli più?

    • Tenterò di spiegarmi al meglio. Se qualcosa non dovesse essere chiara me ne scuso.
      Per prima cosa specifico che io non difendo la pratica del sposarsi col primo e unico fidanzato a meno che, ovviamente, non sia chiaro e palese ad entrambi che sia la “cosa giusta”. Io non starei con la mia superfantasmagorica moglie se fossimo entrambi rimasti nei vecchi fidanzamenti.. (per Cipriani: mai in tutta la vita usato condom, ne io ne lei. Addirittura, prima di conoscerci, nessuno aveva mai fatto alcunché con altri, manco per sbaglio o da lontano, giuro. Poi..… ma mai con l’impermeabile.
      .
      “Parecchio rischioso”. In questo caso l’italiano è un opinione. E’ interpretabile. Io non l’ho usato nell’accezione che intendi tu, anch’essa corretta. Un rischio, e qui entriamo nel mio campo, non è Alto/Basso solo in base alla “diffusione” cioè alla probabilità che accada, ma anche in base al danno che un evento nocivo può causare. Nel valutare i Rischi si fa uso di una matrice che ha sulle Y la Probabilità e sulle X il Danno. R=P*D. I valori di P (Improbab – Poco probab – Probab – Altam Probab) e D (Lieve – Medio – Grave – Gravissimo) vanno da 1 a 4 e di conseguenza il Rischio R da 1 a 16.
      1-2 Rischio Basso, 3-6 Rischio Medio, 8-16 Rischio Alto. Dando a P il valore 2 (poco probabile) e a D 4 (danno gravissimo) il rischio è 8 quindi alto. Ho valutato 4 il Danno intendendo stupro o perfino omicidio poiché devo ipotizzare l’ipotesi peggiore che si può verificare tenendo conto che è poco probabile che accada (P=2). E’ più probabile (P=3 Probabile. È probabile che accada no?) che accada un altro evento come il tentato stupro, molestie e altre cose che io reputo grave (D=3) soprattutto se a subirle è una donna. In qst caso R=9=Alto.
      Per “dati” mi riferisco a fatti di cronaca che spesso e volentieri compaiono sui giornali, sui servizi tv di varie tra(sh)smissioni come le iene o striscia in cui si vede come le vittime siano state abbordate usando le chat o cmq il mondo online per cadere in trappola ai pervertiti. Il rischio Alto non impone “sconsigliare in maniera netta la pratica del dating online” come volevi farmi dire tu, ma ci sono misure di prevenzione da attuare per limitare il rischio e tenere sotto controllo quello eventualmente residuo.
      Capito perché ho usato il termine parecchio rischioso?

      • Per Paolos
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        Interessante il “riassuntino” sui collegamenti fra pericolo-danno-rischio ecc. (ed e’ indicativa la necessità in un blog di critica scientifica di dover partire dalle basi per giustificare concetti elementari con qualche utente…). Mi incuriosisce sapere (se permesso…) l’ambito in cui lavora: per caso si interessa di rischio idraulico, idrogeologico o ambientale?

        • Certo che è possibile sapere Signor Beppino. Sono un semplice consulente di sistemi di gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro. Praticamente coadiuvo i vari datori di lavoro nell’adeguamento alle norme sulla salute e sicurezza dei lavoratori. A volte ricevo l’incarico diretto di rspp (responsabile servizio di prevenzione e protezione) a volte di semplice consulenza se l’rspp è già presente (ruolo ricoperto dal datore di lavoro)

          • Ho capito. Qualcosa di simile faccio anch’io quando “mi tocca” espletare il compito di CSP e CSE nei lavori pubblici. In bocca al lupo per la sua professione.

  6. Ripropongo la riflessione sulle dichiarazioni dei due papi sull’utilità del preservativo:
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    Ratzinger, 2009: il preservativo non risolve il problema dell’Aids.
    Bergoglio, 2015: il preservativo è uno dei metodi per combattere l’Aids.
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    Cos’è cambiato in questi ultimi sei anni?

    • Giuseppe Cipriani on

      Per me hanno ragione entrambi, Flavio. Sono due verità che puntano in profondità il problema.

      • L’aspirina serve per far passare il mal di testa o l’aspirina non serve per far passare il mal di testa? Credo siano due opinioni agli antipodi. Il problema di fondo è politico: Woytjla e Ratzinger non volevano le campagne anti Aids che consigliavano l’uso del preservativo (e non il sesso libero, come qualcuno maliziosamente vuol far intendere) mentre Bergoglio oggi sembra aprire a questo tipo di prevenzione.
        La Chiesa come sempre cambia idea ma non vuole darlo a vedere, il problema grave è che arriva sempre in ritardo, infatti se non si fosse opposta in tutti questi anni in maniera così netta all’uso del preservativo qualche vita in più sicuramente si sarebbe potuta salvare.

        • Giuseppe Cipriani on

          Sì, sulle vite salvate in piu sono d’accordo. Sono però anche convinto che non sia il condom la soluzione del problema dell’aids, spero concorderai. Si tratta di un mezzo che ostacola il contagio, non della cura (il papa emerito, per me, questo intendeva, e a un papa possiamo concedere che indichi legittimamente altre “vie”). Il papa in carica ha invece detto una verità oggettiva, sotto gli occhi di tutti quelli che non hanno fette di salame appoggiate ai bulbi oculari: il preservativo è uno dei metodi per combattere (rendere più difficile) il contagio… Io la leggo cosi, e ribadisco che con più mezzi si contrasta l’infezione e meglio è.

          • La cura si fa con i farmaci… stai pur sicuro che il Papa conosceva bene la differenza tra cura e prevenzione.

          • Giuseppe Cipriani on

            Appunto, il preservativo non è una cura. E non può risolvere il problema, dai ragione anche tu al papa emerito.

          • Giuseppe, ma io dico che il papa si opponeva al preservativo come metodo di prevenzione, non di cura!
            Comunque per togliersi il dubbio basta andarsi a vedere qualsiasi dichiarazione del tandem Wojtyla-Ratzinger, gliene cito una: L’HIV-AIDS è una tragedia che non può essere vinta attraverso la distribuzione gratuita di condom, che possono anche aumentare il problema.
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            Più chiaro di così: il condom può aumentare il problema. Come dire che l’aspirina può far venire il mal di testa, quindi meglio non usarla. Inutile che ricordi cosa dica invece l’OMS o la scienza medica…

          • Uccronline? Una fonte un po’ più attendibile (e un po’ più leggibile) non c’è? Era decisamente meglio Climatemonitor…

    • “Cos’è cambiato in questi ultimi sei anni?”
      Nulla, il modo estremamente sintetico con cui lei ha riportato le due opinioni dei papi non tiene conto né del contesto né di quello che avevano realmente detto. Ratzinger si riferiva specificamente alla sessualità, Bergoglio parlava dell’Africa.
      Ratzinger in realtà scriveva: (http://www.ilpost.it/2010/11/21/cosa-ha-detto-davvero-il-papa-sui-preservativi/)
      “Concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità, e questa banalizzazione rappresenta proprio la pericolosa ragione per cui tante e tante persone nella sessualità non vedono più l’espressione del loro amore, ma soltanto una sorta di droga, che si somministrano da sé. Perciò anche la lotta contro la banalizzazione della sessualità è parte del grande sforzo affinché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull’essere umano nella sua totalità.
      Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole. Tuttavia, questo non è il modo vero e proprio per vincere l’infezione dell’Hiv. È veramente necessaria una umanizzazione della sessualità”

      Invece Bergoglio ha detto (http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/11/30/dal-clima-a-vatileaks-ecco-lintervista-integrale-di-papa-bergoglio-di-ritorno-dallafrica_3766a5e5-2312-44a1-85f9-7410c56afffd.html):
      “La domanda mi sembra troppo piccola, mi sembra anche una domanda parziale, si è uno dei metodi, la morale della chiesa si trova in questo punto davanti a una perplessità: il quinto o il sesto comandamento che nella vita o che il rapporto sessuale sia aperto alla vita, ma questo non è il problema. Il problema è più grande…. questa domanda mi fa pensare a quello che hanno domandato a Gesù una volta, “dimmi maestro è lecito guarire il sabato, è obbligatorio guarire?” questa domanda, “è lecito guarire” ma la malnutrizione, lo sfruttamento della persone, il lavoro schiavo, la mancanza di acqua potabile, quelli sono i problemi. Non parliamo se si può usare tale cerotto o tal cosa per una piccola ferita, la grave ferita è l’ ingiustizia sociale, ingiustizia dell’ambiente, l’ingiustizia che …. A me non piace scendere a riflessioni così casistiche, quando muore, la gente muore per mancanza di acqua, per fame, habitat…quando tutti siano guariti, quando non ci siano queste malattie, tragiche, che fa l’uomo, sia per ingiustizia sociale, sia per guadagnare pià soldi, pensa al traffico di armi, quando non ci saranno più questi problemi, credo che si possa fare la domanda..”e’ lecito guarire il sabato?”. Se continua a trafficare in armi, il traffico di armi, le guerre sono il motivo di mortalità più grande…io direi di non pensare se è lecito o non è lecito guarire il sabato, io dirò all’umanità “fate giustizia”, e quando tutti siano guariti, quando non ci sarà più l’ingiustizia, possiamo parlare del sabato”

      • Woytjla e Ratzinger si opposero a tutte le campagne di prevenzione che ricorrevano anche all’uso del preservativo asserendo che la soluzione passava unicamente attraverso la fedeltà coniugale o l’astinenza. In quegli anni vi furono molte polemiche, perchè l’opposizione della Chiesa, delle associazioni religiose o dei soliti teocon riuscì a bloccare alcuni programmi di prevenzione promossi dalla stessa OMS. Vi furono anche dei tentativi (falliti) di screditare l’efficacia del condom. Ora Bergoglio riconosce che il preservativo è uno dei metodi? Alla buon’ora, dico io.

        • “Alcuni intellettuali si sono scagliati contro Benedetto XVI quando ha osato portare l’attenzione verso la fedeltà di coppia e l’astinenza e meno al preservativo. Non solo aveva ragione, ma si è scoperto che addirittura l’uso del preservativo è controproducente: incoraggia infatti un numero significativo di persone ad intraprendere i rapporti sessuali multipli e questo aumenta le probabilità di infezione. Uno studio svolto dalla United States Agency for International Development, ha preso in esame le variabili associate all’incidenza dell’Hiv in Benin, Camerun, Kenya e Zambia: gli unici fattori associati a una minore incidenza dell’Hiv sono il minor numero di partner (fedeltà), un debutto sessuale meno precoce (astinenza) e la circoncisione maschile. Non rientrano, invece, tra i fattori lo status socio-economico e l’uso del preservativo. In Sudafrica ad esempio, ci si è concentrati soprattutto sulla promozione massiccia del preservativo,il quale ha portato ad un aumento della dffusione dei rapporti multipli, mantenendo i tassi di infezione a un livello di “incidenza allarmante”. Lo stesso nello Zambia, in Kenya e Malawi. Il condom può ben essere la “tecnica” più efficace nella riduzione dei rischi di infezione, ammettono gli autori, ma non è certo la misura di prevenzione più efficace. In appoggio a Benedetto XVI e ai due medici ci sono anche le donne ugandesi malate di AIDS, che dichiarano a Il Foglio: «chi pensa di salvare l’Africa con i preservativi è fuori dal mondo».”
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          Da http://www.uccronline.it/2010/07/05/gli-scienziati-laids-si-vince-con-la-fedelta-di-coppia-non-con-il-preservativo/

          • Sì, le posizioni della Chiesa erano estremamente in linea con il noto studio apparso su The Lancet, con il famoso paragone tra preservativo e cinture di sicurezza. Ossia si era visto che le dotazioni di sicurezza portano a comportamenti sessuali e di guida più spregiudicati e aumentano i rischi.
            Quindi forse è Bergoglio che ha fatto un passo indietro a livello scientifico, mentre i suoi predecessori erano perfettamente in linea con la ricerca.
            Comunque anche in questa questione della lotta all’AIDS c’è la rimozione politicamente corretta sul fatto che il paziente zero era un assistente di volo omosessuale con moltissimi partners e che l’AIDS ha infierito inizialmente sopratutto sulla comunità omosessuale che proprio per arginare il fenomeno, ha virato di 180° scoprendo la fedeltà al partner e da qui il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso. Dati alla mano (si veda sopra), i rapporti maschili di tipo omosessuale restano quelli più a rischio, ma tutto questo non si può dire, se non su pochi siti come questo.

          • Cari Muggeridge ed Enzo, credo stiate prendendo un abbaglio, perchè ogni medico alla domanda: “come posso evitare il contagio da Aids per trasmissione sessuale?” non può che rispondere: “il metodo migliore è astenersi dal fare sesso: zero per cento di possibilità di contrarre il virus. Ma se vuole continuare a praticare il sesso, allora è obbligatorio usare il condom”.
            E qui potremmo continuare a specificare molte cose: il corretto uso, i corretti abiti, il corretto uso ed i corretti abiti in Europa ed in Africa, ecc. ecc.
            Quanto hanno detto i papi invece è lì, sotto gli occhi di tutti e forse Bergoglio tornerà sui suoi passi, ma per il momento ha detto qualcosa di completamente opposto dei suoi precedessori.

    • Naturalmente il papa, che è stato sostituito con uno che di cattolico non ha niente e ogni giorno che passa la cosa diventa sempre più evidente…

        • Forse va precisato, perché molti non lo sanno o fanno finta di non saperlo, che la famosa infallibilità del papa, non riguarda le interviste rilasciate in aereo. L’infallibilità del papa richiede che si esprima solo su questioni di dottrina e ufficialmente, ossia ex-cathedra.
          La stampa poi fa credere di tutto, ad esempio di recente ha fatto credere che sia stata accettata la comunione ai risposati, quando questo non è accaduto e questa è una questione di dottrina a differenza dell’uso del preservativo che più una questione tecnica. L’uso del preservativo contro l’AIDS è in tutta evidenza una questione sollevata ad arte per mettere in difficoltà la Chiesa. Tuttavia la difficoltà non ci sarebbe se alcuni non si perdessero proprio con la dottrina della Chiesa. La dottrina è chiara: si pecca ad avere rapporti al di fuori del matrimonio, il preservativo quindi non c’entra nulla col peccato. E il preservativo usato all’interno del matrimonio ? Se usato come anticoncezionale rappresenta un metodo non accettato, ma se usato per evitare il contagio sarebbe del tutto sconsigliabile perché è proprio con i rapporti frequenti e numerosi che si va verso la certezza di contrarre la malattia del coniuge.

  7. Articolo interessante soprattutto per il suo legame alla nozione di capro espiatorio.
    .
    Tutti ci ricordiamo del Levitico che prescrive che il giorno dello Yom Kippour, cioè dell’espiazione, due capri erano portati al Sommo Sacerdote, uno dei due scelto per essere sacrificato a YHVH sull’altare del Tempio e il cui sangue era poi sprizzato per purificarlo, mentre il secondo era invece caricato di tutti i peccati del popolo di Israele che lo stesso Sommo Sacerdote confessava ponendo le sue mani sul suo capo.
    Il capo espiatorio veniva poi cacciato via dalla città di Gerusalemme per poi essere buttato giù da una rupe qualche miglia più in là.
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    Sembra che il “Valentino” dell’articolo risponda a questo bisogno sacrificale della società: quest’ultima è cosciente del proprio peccato contro se stessa identificata nella licenza sessuale portatrice automatica di malattie come tutte le MST e di morte fisica come conseguenze di queste malattie e degli aborti e di morte morale dovuta dallo sviluppo di vizi e l’assenza di virtù. Allora la società sceglie un capro, emblematico di questi comportamenti anti-sociali, sul quale fa ricadere tutti i “peccati”, tutti gli atti sessuali compiuti compresi quelli che il capro stesso era nell’impossibilità fisica di compiere a ragione del grande numero, ma è lui che subirà la punizione in vece di tutti i colpevoli che rappresenta. Attraverso lui la società si “purifica” e può ricominciare a costituirsi, ha fatto Yom Kippour con se stessa e per un anno le cose sono state rimesse a posto.

    • Ciao Simon,
      trovo molto interessante la tua riflessione.
      Spesso dimentichiamo che dietro a fatti attuali agiscono meccanismi ancestrali interiorizzati e sempre efficaci, anche al di là del fatto che ne siamo consapevoli.

      • Questa consapevolezza, caro Enzo, ci permette la distanza emozionale necessaria per giudicare in verità quel che succede.
        I meccanismi ancestrali però non “funzionano” più così bene nella società attuale in quanto non c’è più la messa a morte del capro stesso ma solo il suo allontanamento sociale e, per questo, il fatto che Valentino sia “solo” in prigione non è più così appagante e pacificante quanto lo era il radicale sacrificio del capro.
        È un sacrificium interruptum che , però, ben si allea al coîtus interruptus di questa società senza virilità: coïtus che, in quanto sempre interrotto, necessita la sua ossessionale ripetizione e sacrificium che, per la stessa ragione, reclama sempre più capri e caprette e articoletti pruriginosi nei mass media testimoniando di questo mondo culturalmente nevrotico che va inesorabilmente verso la propria fine all’esponenziale velocità della sua involuzione demografica.

    • Giuseppe Cipriani on

      Una lettura, la tua, mio buon Simon, che risulta quasi poetica, ma alquanto fuori della realtà. Sai che mi frega, a me del popolo, che ci sia questa forma di sublimazione di una sorta di capro espiatorio? Quel che rimane è che un pirla qualsiasi, positivo all’aids, se ne freghi del prossimo e faccia l’untore. Tutto il resto è noia, poetica noia, inutile noia.

      • Gran bel discorso il tuo, caro Cipriani, ma lordo d’ipocrisia intellettuale.
        In realtà non vuoi vedere che tutte le persone che si comportano in tale modo, con o senza app, con o senza condom, sono…. tutte untori. Il Valentino ne è solo l’archetipo.
        Buona riflessione.

        • Giuseppe Cipriani on

          Tutti chi? E in che senso sono untori? Fammi un esempio concreto che traduca il tuo fantasticare trasognato con la realtà, per favore.

          • fra' Centanni on

            L’esempio concreto è che l’aids si trasmette da una persona infetta ad una sana… con o senza preservativo… con o senza app… si trasmette e bisogna farci i conti.

            L’UNICO MODO PER EVITARE CON CERTEZZA L’AIDS è quello di essere fedeli al proprio partner… FEDELI! …oppure… astenersi. Non esiste altro mezzo.

            Il preservativo è solo un inganno.

          • Giuseppe Cipriani on

            Che risposta è? Chiedevo chi fossero gli untori… E tu, mister Savonarola, forse è meglio che ti dai un contegno, no? Il preservativo aiuta chi ha rapporti occasionali e vuole ridurre i rischi. So anch’io che non ci sono certezze al 100%, ma l’hai letto o no il prof.? Hai letto che il contagio non è poi così scontato, e se ci metti di mezzo anche il preservativo probabilmente si evita. Detto questo, ribadisco, datti un contegno, va, che l’età ce l’hai.

          • fra' Centanni on

            “…se ci metti di mezzo anche il preservativo probabilmente si evita…” … probabilmente… Ma qualcuno, con il preservativo, RESTA INFETTATO! Se fosse rimasto fedele o si fosse astenuto, AVREBBE EVITATO CON CERTEZZA IL CONTAGIO. Non esistono untori, esistono comportamenti a rischio. La promiscuità, i rapporti casuali sono a rischio, anche se si usa il preservativo. Massimamente a rischio, poi, i rapporti anali: il preservativo non basta e molti si infettano.

            Fedeltà! Oppure astinenza. Chi non sa contenersi, rischia. Anche con il preservativo.

          • Giuseppe Cipriani on

            Sono molti di più gli infettati tra quelli che il preservativo non usano… Non capisco dove tu voglia arrivare. Forse a sostenere che si deve fare sesso solo tra coniugi? Utopistico, direi. Molto più utopistico che cercare di metterci una pezza, visto che il puro rapporto sessuale di coppia non è l’unico modo in cui si esplica la sessualità. Ma queste tue non sono dritte più da catechismo o da educazione morale/sessuale del buon cattolico?

          • fra' Centanni on

            Ma no, Giuseppe, io non ho parlato né di catechismo né di morale. Ho semplicemente osservato la realtà: la fedeltà è l’unico comportamento che ti mette al riparo da qualunque rischio, oltre all’astinenza, ovviamente. Ognuno poi trae le sue conclusioni.

            E’ importante non falsificare la realtà. Il preservativo, nei rapporti naturali, non dà una protezione certa. Nei rapporti contro natura, protegge poco; sono molti gli omosessuali maschi, ma anche gli eterosessuali sodomiti, che si infettano, nonostante il preservativo. Questa è la realtà. Su questa base possiamo poi riflettere serenamente. Parlare di untori serve solo a mistificare, a falsificare. L’aids è una infezione che si trasmette (soprattutto) attraverso rapporti sessuali a rischio. Modificare il proprio comportamento, evitando rapporti sessuali a rischio, protegge da qualunque infezione sessualmente trasmissibile. Non lo dice il catechismo, lo dice la realtà.

          • Buonasera e benvenuto caro Frà Centanni, ho una domanda da rivolgerle: se il partner è sieropositivo, bisogna usare l’inganno del preservativo oppure astenersi come consiglia lei? Dico questo perchè nell’astensione scompare la virtù della fedeltà, intesa in questo frangente come ovvia fedeltà sessuale, perchè sappiamo che tale comportamento non preclude necessariamente ad altri tipi di fedeltà, soprattutto se di grado superiore. La domanda non è semplice, si prenda quindi il suo tempo qualora volesse rispondere.

          • fra' Centanni on

            Nel caso in cui il partner, inteso come coniuge o comunque persona amata in una relazione stabile, sia sieropositivo, è giusto utilizzare il preservativo per diminuire il rischio di contagio, anche se deve essere chiaro che il preservativo non dà alcuna garanzia, ma diminuisce il rischio. Tuttavia, resta sempre la possibilità di astenersi, anche all’interno di una coppia stabile, se, per motivi morali, non si vuole usare il preservativo. Non capisco perché l’astensione farebbe scomparire la virtù della fedeltà. Anzi, il rimanere fedeli nonostante l’astensione rende ancora più preziosa la fedeltà.

          • Il punto centrale etico e che non ha nulla a che vedere con la religione è che non si può giocare alla roulette russa con la salute e la vita delle altre persone o con la propria.
            Finché la probabilità di mettere a rischio la salute altrui è superiore a zero è da untori fare come se niente fosse e questo anche all’interno del proprio matrimonio: se si ama il proprio coniuge più della propria scossetta egoista, preservativo o non preservativo, questi rischi non si prendono neanche per sogno.
            E se si ama il proprio prossimo, neanche.

          • @Frà Centanni, se una coppia stabile può usare il preservativo, a maggior ragione lo possono usare tutti.

          • Vincent Vega on

            Ovviamente, Flavio, chi è sieropositivo deve astenersi.
            Non si può, per nessuna ragione, prendere il rischio di contagiare altre persone per il gusto di un’eiaculazione.
            E sappiamo bene che anche con il preservativo una quota di rischio rimane, l’unica quindi è astenersi, se si ha l’AIDS.
            Punto.

  8. Un commento addizionale, perché sembra che alcune persone non conoscono o fanno finta di non conoscere cosa significa un’occorrenza statistica.
    .
    Se dalla tavola pubblicata qui sopra leggo che in una relazione sessuale (i.e. tra uomo e donna) la probabilità di infettare un donna è di 8 su diecimila, o di infettare un uomo è di 4 su diecimila, mentre chi compie atti contro-natura ha 138 probabilità su diecimila di infettare chi li subisce e 11 probabilità su diecimila chi le impone, ciò non vuol dire che ho uno “spazio” potenziale di, rispettivamente,i 1250 relazioni sessuali senza rischio prima che capiti qualcosa in quanto donna , di 2500 in quanto uomo, di 72 atti contro-natura in quanto subente e di 909 atti contro-natura in quanto imponente “prima” di rischiare contrattare l’AIDS!
    .
    Eh no.
    .
    Vuol dire che se ho una popolazione di 1 milione di persone che hanno contrattato l’AIDS, e che questa popolazione ha una media di due relazioni alla settimana cioè di 100 relazioni all’anno ciascuna, questo vuol dire che se è una popolazione di maschi infetteranno 1’000’000 x 100 x 0.0008 = 80’000 donne all’anno!
    Un milione di donne infetteranno con le loro relazioni sessuali 40’000 uomini.
    Se sono maschi che si impongono in relazioni contro-natura, costoro infetteranno 1000000x 100x 0.0138= 1’380’000 subenti.
    Mentre 1000000 di subenti infetterà 1000000x 100 x 0.0011= 110’000 imponenti.
    All’anno!
    Se si usa il condom, il quale presenta una garanzia reale pratica che va dal 60 al 95% secondo le aree geografiche e la qualità degli stessi e se prendiamo una media di protezione dell’80%, e supponiamo che tutti li utilizzano coscientemente e perfettamente, allora le cifre qui sopra vanno da essere moltiplicate per 20%.
    E cioè che un milione di maschi infetteranno pur sempre 16’000 donne all’anno.
    Oppure un milione di donne infetteranno 8’000 uomini
    E che un milione di praticanti di atti contro-natura 276’000 subenti all’anno.
    E che un milione di subenti di atti contro-natura ne infetteranno 22’000 all’anno.
    .
    L’untore qui è la società che promuove un modello di comportamento che con assoluta sicurezza statistica aumenterà il numero di malati e di morti con l’AIDS.
    .
    E ben si vede qui la saggezza della Chiesa cattolica che ricorda che il solo modo per evitare la propagazione di questa epidemia è di evitare di giocare alla roulette russa colle vite altrui e essere capaci di contenersi nella fedeltà da un lato e nell’astensione dell’uso dei propri organi sessuali da un altro quando costoro diventano strumenti di morte e questo dentro o fuori da una coppia stabile..
    .
    La vita altrui e propria vale più che le proprie ossessioni sempre e in qualunque circostanza.

    • “L’untore qui è la società che promuove un modello di comportamento che con assoluta sicurezza statistica aumenterà il numero di malati e di morti con l’AIDS.”

      Perfetto, da stampare bello in grande sui palazzi.

      • Giuseppe Cipriani on

        Purtroppo si dimentica di fare i conti col famoso oste… Un conto è l’ideale, il non plus ultra di un comportamento, un conto è la realtà, quel che accade nel mondo. Dico che aver in mente delle utopie e spacciarle come rimedi è demenziale. So anch’io che l’ideale è avere la botte piena e la moglie ubriaca, ma non è possibile… Nemmeno nelle società più intransigenti riguardo ai costumi sessuali si è riusciti a ottenere quel che qui evocano i nostri eroi, paladini di castità e astinenza sessuale in caso di… Quindi? Quindi bisogna dare un colpo al cerchio e uno alla botte, come ha suggerito papa Francesco riguardo a preservativo e aids. E a coloro che non sanno contenersi, pur dinanzi a queste gravi malattie, bisogna almeno indicare il modo con cui possono arrecare il danno minore. Triste dirlo, ma meglio dell’imperativo comportamentale che resterà una pia illusione.
        .
        Riguardo al calcolo statistco del buon Simon, sarà il caso di farlo leggere anche a Enzo che, mi pare, proprio basandosi sulle statistiche aveva fatto calcoli sui rapporti necessari all’untore per infettare le sue donne.

        • ” il modo con cui possono arrecare il danno minore.”: esatto, ma sempre un danno è e quindi un atto malvagio anche se meno malvagio.
          Anche se è sempre meglio fare meno male, non è un bene: e la Chiesa non può insegnare per Sua propria natura che il meno male sia un bene.
          D’altronde uno che mette a rischio la vita altrui per il solo proprio piacere personale, come si chiama?

          • Giuseppe Cipriani on

            Siamo d’accordo che io e te, probabilmente, in quel caso sceglieremmo di non arrecare danni a terzi…
            Spero che tu sia d’accordo che, al di là dell’insegnamento della Chiesa, che reputo legittimo, un conto è l’ideale e un conto la realtà meno ideale. Tra un male maggiore e un male minore io opto per quello minore, che anche tu concordi sia tale. Ed è sempre meglio di niente.

          • E’ una semplice questione di logica: il peccato per la Chiesa è avere rapporti extra-matrimoniali e se si hanno rapporti al di fuori del matrimonio non è che il peccato diventi più grave se si usa il preservativo, il peccato resta grave con e senza il preservativo. I laicisti piuttosto vorrebbero sdoganare i rapporti extra-matrimoniali e per questo battono sul preservativo e l’AIDS è stato per loro una “manna”. La vecchia tattica dei laicisti (vista in anche azione con divorzio, aborto e eutanasia) è quella di trovare i casi particolari per poi farli diventare una regola. Hanno quindi trovato il caso delle coppie regolarmente sposate con un solo coniuge infetto per provare a sdoganare il condom per motivi di salute e umanitari. Peccato (è il caso di dirlo) che questa sia la situazione in cui l’uso del preservativo diventa più rischioso. Le morti per AIDS addebitate alla Chiesa sono quindi da rispedire al mittente, ossia a chi ha diffuso una falsa idea di sicurezza dei rapporti con l’uso del preservativo. E’ stata quindi rigirata la frittata dai soliti media dominanti, come sempre, e quasi tutti abboccano.

          • Giuseppe Cipriani on

            Che bisogno c’è di sdoganare il preservativo quando è già sdoganato alla grande anche fra coniugi di coppie sposate in Chiesa?… A meno che voi non-laicisti viviate in una campana di vetro e abbiate altre statistiche a me non note.
            .
            Ripeto una domanda fatta più sopra: c’è qualcuno qui che può dire che non ha mai usato il preservativo?

          • @Cipriani

            ti ostini ad andare fuori tema e a fare il Savonarola di turno.
            Nessuno sta dicendo che il sesso è brutto, cattivo, satanico, “non lo fo per piacer mio…” e bla bla . Qua nessuno demonizza niente. Non stai parlando con bigotti frustrati stai parlando con persone che promuovono e credono in una vera relazione fra le persone, fatta e di sessualità e di comprensione e di reciproco sostegno e di affetto e di fedeltà e di condivisione di intenti etc. etc. Promuovendo questa condotta automaticamente diminuisce il rischio di malattie a trasmissione sessuale; è un fatto che praticamente ovunque in Europa dove si è assistito a piogge di preservativi e corsi di sessualità siano aumentate gravidanze indesiderate e contagi. Le statistiche ci sono, basta cercarle e di solito si trovano su siti “reazionari” visto che gli altri si guardano bene dal pubblicarle. Poi come dice MUGGERIDGE vi attaccate ad un caso specifico e particolare per mettere in empasse il confronto, un po’ infantile no? Ma allora uno potrebbe, a torto, rispondervi “volete questo come progresso?”: http://www.ilgiornale.it/news/milano/viaggio-nei-centri-sociali-droghe-alcol-e-stanze-sesso-1206834.html?

          • Vincent Vega on

            Cipriani, la grande diffusione dell’acido in certi paesi, purtroppo, è dovuta in primis all’eccessiva promiscuità sessuale, che non ha nulla a che vedere col godersi le gioie del sesso, come ogni cattolico fa, ma passare di fiore in fiore come bestie, magari andando da dei transessuali facendosi inforcare (o inforcandoli) senza preservativo, per giunta, così in questo caso il contagio è sicuro, non solo probabile.
            Parlando del preservativo, il problema è che rimane comunque una percentuale di rischio anche con quello, pertanto chi è affetto da AIDS va educato, sic et simpliciter, all’astinenza.

          • Giuseppe Cipriani on

            Ricordati, Vincent, che per provare le gioie del sesso devi aspettare di sposarti con la tua bella… Secondo il copione cattolico, naturalmente. Fino ad allora manina nella manina, e qualche bacetto fustigato, senza troppa passione che si corre il rischio di eccitarsi troppo!

          • Vincent Vega on

            Diffusione dell’aids volevo scrivere, non so come diavolo sia saltato fuori quel refuso, dannatissimo correttore automatico.
            Giuseppe, rispondi per favore a quello che ho detto: dal momento che il preservativo è tutto meno che infallibile, convieni che l’unica cosa sensata da fare è insegnare ai sieropositivi l’astinenza?

        • Vincent Vega on

          Coloro che non sanno contenersi, caro Giuseppe, vanno avanti a rasponi, scusa il termine rude.

          Oppure mi vuoi dire che è giusto che io, qualora avessi ipotericamente l’AIDS, dovrei permettermi di far correre il rischio ad altre persone per un’eiaculazione?
          Rispondi, per piacere, a questa domanda.

          Se parliamo dell’uso del preservativo si, in passato l’ho usato eccome. Credo di averti già detto che non sono stato sempre cristiano, e in passato mi sono tolto parecchie soddisfazioni in quel senso, salvo poi constatare che non rimaneva nulla. Ora sono felicemente fidanzato con una ragazza che amo più di me stesso, grazie a Dio.
          Le persone cambiano. Aldilà di questo, ripeto, un sieropositivo è necessario che si astenga, non è questione di essere utopisti ma realisti. Alle persone non puoi insegnare il “male minore”, perché ci rende conniventi di migliaia di morti.

  9. INFORMAZIONEDISERVIZIO on

    Rimango nuovamente basita per la supposta competenza medica del signor Simon…

    Dopo lo sconsiglio all’uso del vaccino contro il papillomavirus ora anche quello al condom, certo che ha una vera ossessione per la condotta sessuale altrui!
    Magari chi è stato contagiato da una trasfusione è pure perché Dio lo vuole testare e deve astenersi vita natural durante a qualsiasi attitudine sessuale, un bel casino nel caso in cui segua un pio matrimonio. Sento puzza di calvinismo strisciante…

    Meno male che il papa stesso non la pensa con cotanta ignoranza valà…

    Comunque quella tabella ha numeri medi e indicativi, tali numeri possono incrementare enormemente durante la fase acuta di diffusione del virus, a seconda del ceppo, e diminuire enormemente con l’uso di farmaci anti-retrovirali.

    Utilizzando il condom e le opportune cure retrovirali è possibile arrivare a probabilità di trasmissione intorno a 1 su 1 milione, che è un rischio simile a quelli accidentali.

    Ovvero se dovessimo impedire a una persona malata (ma che si cura e utilizza le dovute precauzioni) di fare sesso, dovremmo anche impedirle di camminare per strada perché i suoi fluidi corporei potrebbero mischiarsi a quelli di un passante in caso in cui entrambi vengano investiti, ogni trasfusione di sangue (con probabilità così minuscole gli errori possono sempre capitare) e magari rinchiudere i malati (magari pure quelli pii proprio dovuti a trasfusioni di sangue o contagio in grembo) in un lebbrosario apposito emarginandoli per paura che nuocciano alla società…

    Che bel quadretto di carità… capita di arrivare a paradossi quando si maneggiano numeri come un randello (Pennetta poi è proprio scevro da qualsiasi infarinatura di teoria delle probabilità, non mi stupisce che non capisca l’evoluzione).

    Capita di arrivare a paradossi armeggiando i numeri come randelli.

    • “Rimango nuovamente basita…”, cara informazionediservizio, quel “nuovamente” presuppone un precedente che non può esserci stato poiché questo è il suo primo intervento.
      La puntualizzazione potrà apparire pignola ma ha un senso in quanto la scrivente è una persona che viene a bacchettare a destra e manca, quindi è giusto farle notare la sua sintassi discutibile.
      .
      Secondo, il vaccino contro il papilloma virus, che in realtà dovrebbe vaccinare contro il cancro al collo dell’utero, lo sconsiglio anch’io in quanto studiando la questione si evince che è abbondantemente inutile e che la restante parte di utilità è largamente negli introiti delle case farmaceutiche che lo producono.
      .
      Terzo, in tutto questo la religione non c’entra assolutamente nulla.
      .
      Quarto, anziché argomentare sul contenuto dell’articolo se ne esce con una sentenza non motivata che altro non è se non un insulto mascherato: “Pennetta poi è proprio scevro da qualsiasi infarinatura di teoria delle probabilità, non mi stupisce che non capisca l’evoluzione”.
      Clap, clap, clap… bell’intervento da aspirante troll.

  10. Paolo da Genova on

    Grande articolo, meriterebbe la pubblicazione su un giornalone, per aprire un dibattito.

  11. ***Ripeto una domanda fatta più sopra: c’è qualcuno qui che può dire che non ha mai usato il preservativo?***
    .
    Presente.

  12. “è un fatto che praticamente ovunque in Europa dove si è assistito a piogge di preservativi e corsi di sessualità siano aumentate gravidanze indesiderate e contagi”

    Ma dove? quando? fonti?
    Tutti gli studi in merito, com’è logico che sia, giungono a conclusioni opposte. I ragazzi e le ragazze che ricevono una maggiore informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili e sull’uso del condom, hanno comportamenti sessuali più prudenti e responsabili, e usano di più il profilattico nei rapporti occasionali.
    Mentre gli adolescenti tenuti volutamente nell’ignoranza sessuale da genitori bigotti, fanno sesso occasionale lo stesso, ma senza nessuna precauzione!

  13. Gli altri link sono opinioni senza fonti. Esiste qualche studio scientifico pubblicato su riviste attendibili che dimostra chiaranente che l’educazione sessuale scolastica ottiene l’effetto contrario rispetto a quello voluto( cioè più gravidanze minorili e più MST)?

    Se esiste fatemi sapere, io ho provato a fare delle ricerche, e ho trovato che secondo la stragrande maggioranza degli studi l’educazione sessuale ha effetti positivi sulla consapevolezza delle malattie e sull’uso del profilattico e di altri comportamenti responsabili.

    Del resto anche secondo il senso comune, secondo la logica più elementare, non si capisce come l’ignoranza totale nei confronti delle MST possa essere protettiva nei confronti dell’hiv.
    Mi sembra ovvio che una persona ben informata sulle modalità di trasmissione dell’hiv(o di altre MST), e sui mezzi disponibili per ridurre il rischio, sappia proteggersi meglio di uno che non ne sa quasi niente!