2 giugno festa della Repubblica. (La democrazia ai tempi della manipolazione).

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Repubblica e democrazia sono un binomio inscindibile, ma perché ci sia vera democrazia non deve esserci manipolazione.

In questa ricorrenza del 2 giugno ricordiamo i 10 modi indicati da Noam Chomsky con cui si manipola il consenso.

“Democrazia” senza consapevolezza dei meccanismi attuati per orientare il consenso è solo una parola senza senso, l’esercizio del voto senza verità e informazioni corrette è un guscio vuoto nel quale si può far passare di tutto.

Ecco alcune riflessioni di Noam Chomsy che aiutano a capire le manipolazioni che avvengono intorno a noi.

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1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale  è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza.
Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.
“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti …

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti  è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

Riportato su Noam Chomsky Quotes.

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57 commenti

  1. massimo ippolito on

    Grazie. Leggere e imparare da Critica Scientifica non ha prezzo. Per tutto il resto c’è MasterCard.

  2. Giuseppe Cipriani on

    Senza entrare nel merito dei contenuti del decalogo (che con la festa della ns repubblica ci azzecca come i cavoli a merenda, se non con le forzature del disfattista a tutti i costi), magari manipolazione è anche attribuire il decalogo a un autore famoso per dare ai contenuti dello stesso maggiore credibilità.
    E ci sei cascato anche tu, Enzo.
    Le fonti, Enzo, occorre verificare sempre le fonti… Per mantenere credibilità noi stessi che dovremmo scrivere per gli altri notizie vere.

    • Deve esserti sfuggito l’inizio”
      ““Democrazia” senza consapevolezza dei meccanismi attuati per orientare il consenso è solo una parola senza senso, l’esercizio del voto senza verità e informazioni corrette è un guscio vuoto nel quale si può far passare di tutto.”
      E quella nata il 2 giugno è una “Repubblica democratica….”
      Purtroppo come altre volte leggo un tuo intervento che ha il sapore del partito preso, come se toccassi dei tabù che se messi in dubbio farebbero vacillare troppe sicurezze.
      .
      Strano poi, io vedo tutti e 10 i punti applicati continuamente, invece di lanciare accuse di disfattismo potresti dirmi che questo non è vero?
      .
      E per finire, queste osservazioni vengono attribuite a Chomsky (ho riportato il sito) ma detto chiaramente, se anche fossero di pinco pallo il punto è che sono vere e di quello si discute.

      • Giuseppe Cipriani on

        Anche a te, Enzo, è sfuggita la mia premessa sui contenuti del decalogo… Se poi tu fossi un tantinin più chiaro e non strumentalizzassi un decalogo per molti versi condivisibile sarebbe meglio.
        Sostieni che la repubblica italiana si regge non sulla democrazia ma sulla manipolazione? Beh, a te l’onere della prova.
        Qui invitavo a non spacciare paternità di decaloghi per quel che non sono. E a non cercare un facile consenso con mezzucci che non ci azzeccano, pena diventare tu stesso un manipolatore. Ma se non l’hai inteso forse sei in buona fede e allora ti consiglio di studiare un cicinin il decalogo di anonimo che hai proposto.

        • Nella premessa c’è che quei punti non c’entrano niente con la Repubblica democratica, l’ho letta, e ho letto chiaramente anche in questa tua risposta che appartieni al partito del “tutto bene madama la marchesa”.
          Goditi allora quel buffone di Benigni stasera, ma leggiti prima i commenti a seguire di questo tweet, molti che la pensano diversamente:

          • Giuseppe Cipriani on

            Bravissimo a divagare, a cambiar discorso… Che ti costava ammettere che hai citato un autore a sproposito? Ma si sa come sei fatto oramai…

          • Ammettere cosa?!?
            Giuseppe, ma quale citazione a sproposito, non ti accorgi che sei l’unico a sostenerlo?
            Pensaci, le cose a sproposito le dici tu, sei sempre più affetto da mania di contraddizione per partito preso e francamente questo porta solo a sterili recriminazioni.
            Peccato, quante parole e tempo sprecati.

          • Giuseppe Cipriani on

            Davvero sei incredibile, Enzo. Se un cicinin non ti conoscessi, potrei pensare che non sei troppo connesso su quel che tu stesso hai affermato…
            .
            Ricapitolo: senza entrare nel merito dei contenuti del decalogo, ho comunicato ai lettori di CS che lo stesso non era dell’autore che tu sostenevi, che sei caduto nella trappola in cui sono caduti in molti che citano a sproposito quel decalogo attribuendolo a chi sappiamo… Ti ho fatto intendere che se avessi controllato bene le fonti non avresti commesso un errore veniale ma sempre di un errore si tratta.
            Tu hai tergiversato, cercando di sminuire e attribuendomi patenti le più diverse, ma sempre denigratorie. Di questo non mi frega granché, ci sono abituato qui. Ma spero che qualcuno di intelligente abbia inteso che quel che ho detto è la pura verità. Hai un cicinin cannato una citazione e questo magari dà il senso che non sempre dalla tua penna esce oro colato. Sperem

          • Giuseppe, con i tuoi interventi sei solo riuscito a spostare l’attenzione dai contenuti ad una questione di lana caprina.
            Il decalogo sin dal punto 1) che termina con “(citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”)” si dimostra una raccolta di pensieri e non un corpus unico stilato da Chomsky.
            Cosa da te indirettamente confermata nel tuo intervento delle 20,34.
            E così si conferma, intervento dopo intervento, che per te non è importante il merito delle cose scritte, come hai detto da subito, ma venire a fare le pulci.
            Ecco, diciamo che non intendo interessarmi delle pulci.

          • Cipriani scrive:
            “Hai un cicinin cannato una citazione e questo magari dà il senso che non sempre dalla tua penna esce oro colato. Sperem”
            .
            Quindi è confermato che lo scopo è screditare il sottoscritto.

          • Giuseppe Cipriani on

            Diciamo, Enzo, Enzo, che in questo caso sei stato bravo a screditarti da solo. Avessi ammesso da subito la cosa non avresti perso tempo e ci avresti fatto un figurone.

  3. Pingback: 2 giugno festa della Repubblica. (La democrazia ai tempi della manipolazione) - NonLoSai.it

  4. Salve.
    Facendo qualche ricerca in internet, risulta che tale decalogo sia una rielaborazione anonima di alcune frasi e concetti ripresi da Chomsky. Detto ciò, ritengo che la dubbia paternità non infici la validità di quanto vi viene affermato.
    La validità di questi punti mi par tale da rasentare la tautologia; in tutta onestà, non concepisco come non si riesca a veder applicati tali punti ogni giorno, specie in questo Paese, con cui in vero non ho ormai nulla da spartire.
    Dinanzi a tutto ciò, mi vien da pensare che in questo secolo o si assisterà al totale avviamento di un processo di auto estinzione asintotica dell’essere umano, oppure che si dovrà avere a che fare con qualcosa di veramente epocale e straordinario. Mi spiaccio tali pensieri millenaristi e romantici, ma mi paiono gli unici da potersi applicare alla realtà contemporanea.
    Non augurerò buona festa della Repubblica a CS, per intendibili ragioni.

    • luigi mojoli on

      “… con cui in vero non ho ormai nulla da spartire.” Beato te. Io ho da passare gli ultimi anni qui. Colpa mia naturalmente. Non mi sono trasferito in Australia quando me lo offrirono. Non me ne andai a fare il pensionato dove la vita costa meno della metà. Ciò premesso, cosa ho da spartire con chi ha fatto carte false o giuramenti falsi per evitare il servizio militare? Questi evasori sono quelli che danno dell’evasore a chiunque non viva di pan di stato o almeno non sia dipendente. Cosa ho da spartire con chi lascia vilipendere la nostra bandiera da immigrati clandestini a cui non piace il nostro cibo? Non ho voluto vedere la sfilata. Mi dicono che c’erano giovani sani. Qui, nei giorni di scuola, vedo anoressici ed obesi con distribuzione quasi bimodale dell’indice di massa corporea. E con compulsione a sputare per terra.

      • Quoto al 100%, e non posso che invidiare ogni giorno mio fratello che si è trasferito negli USA in una prestigiosa università statunitense.
        Credo che per parlar male di questa nazione non sarebbe sufficiente l’intero blog del Prof. Pennetta, ma esistono tre cose bellissime che dovremmo copiare pedissequamente dagli americani:
        -1) Patriotismo
        -2) Senso civico
        -3) Last, but not least, meritocrazia fino all’estremo.

    • Sì, alla fine l’intervento del Cipriani mi ricorda l’atteggiamento di quello che si mette a guardare il dito quando gli si indica la luna.
      Non aggiungo altro.

  5. Domanda: avete visto Michael Moore fare un film sulla manipolazione in questi termini?
    Avete ascoltato qualche buffone hollywoodiano protestare alla Notte degli Oscar per tutto quello che viene detto in questo articolo?
    Avete visto sfilare cariatidi alla disperata ricerca di nuova celebrita’ passeggiare scalzi (per 5 minuti a favore delle telecamere) per protestare per questo?
    Avete sentito i soloni della sinistra gridare all’ “ATTENTATO ALLA COSTITUZZZZIONE PIU’ BELLA DEL MONDO!!!1!!!!!!!!”?
    No vero?

    • Michael Moore…. lessi ‘Stupid White Man’ in un giorno solo e lo trovai deccisamente interessante….. guardai ‘Boowling for Columbine’ e non riuscii a reggere 5 minuti…. da allora decisi di ignorarlo.

  6. muggeridge on

    Magari mi sbaglio, ma la 4), intitolata al “differire” i sacrifici futuri, è un po’ contraddittoria, parte dicendo che ci fregano facendoci fare sacrifici attuali in vista di benefici futuri, poi entra nel merito parlando del continuo differire i sacrifici per non intaccare la popolarità di chi governa (che è quello che abbiamo fatto qui da anni), quindi vira dicendo che in questo modo si prepara psicologicamente la massa ai sacrifici futuri…insomma mi pare che in questo decalogo ci possano stare dentro le lamentele di tutti contro tutto, è molto adattabile a tutte le visioni, forse un po’ “piacione” se si può dir così chi fa critica globale.
    Comunque gli italiani sono perlomeno encomiabili per l’autocritica costante che si fanno, quando iniziano a lodarsi e a lodare la propria Costituzione appaiono fuori logo e poco credibili.

    • A mio parere si tratta di tattiche opposte che vanno bene entrambe per situazioni diverse, riguardo alla tendenza all’autocritica la ritengo troppo spesso esagerata e autolesionista.
      L’elogio della Costituzione più bella del mondo lo stiamo vedendo che valore ha: così bella che si può sfregiare.
      E il portabandiera di questi opportunisti l’ho segnalato in un intervento più sopra.

  7. Giuseppe Cipriani on

    “Lo scrittore Jean Bricmont, che ha scritto un testo sul pensiero di Chomsky, ha descritto in un articolo le sue impressioni sul decalogo attribuito a Chomsky e ha trovato che esso gli sembrava una semplificazione e una deformazione del pensiero del linguista americano. Bricmont ha così deciso di verificare la correttezza dell’attribuzione inviando una email a Chomsky che gli ha così risposto: “Non ho alcuna idea della provenienza di questo testo. Non ho fatto io quella compilation nè l’ho messa sul web. Suppongo che colui che l’ha scritta potrà pretendere che si tratti di una interpretazione di ciò che ho scritto qui o là, ma certamente non in quella forma nè come elenco.” Bricman ha concluso scrivendo che il successo del testo (che viene cliccato e linkato in molte lingue sul web) illustra il fraintendimento del pensiero di Chomsky, sia tra i suoi sostenitori che tra i suoi avversari. ”

    Fonte: http://www.pensierocritico.eu/manipolazione-mediatica.html

    • Alla fine potrebbe averle anche scritte un contadino del mio paese di mia conoscenza che non ho mai reputato un’aquila… il punto è che mi piacerebbe sentire qualche critica sul merito….
      Forse perché la mia tendenza, a differenza di quanto fa lei, è sempre stata quella di badare più alla sostanza che alla forma
      Buona serata

      • Concordo, la pretestuosa polemica sull’autenticità del decalogo è solo un modo per non entrare nel merito.
        E’ dalle 8,57 che aspettiamo una considerazione su almeno un singolo punto.

      • Giuseppe Cipriani on

        Allora non si vuol capire… Sul merito ho già detto che i contenuti sono anche condivisibili. Si veda più sopra, per favore. Qui in ballo c’è una questione di lana caprina (per Enzo), di corretta informazione (per me). E qui mi fermo perché davvero mi pare di assere all’asilo.

        • Allora si poteva anche evitare di entrare a gamba tesa con quel pesante intervento delle 8,57. Rileggitelo e poi vediamo chi è che ha portato litigiosità nella discussione.
          E se ti pare di essere all’asilo è perchè tu hai fatto interventi da asilo.

          • Giuseppe Cipriani on

            Sulla gamba tesa ti do ragione, c’ero arrivato da me. Ciò non toglie che ci hai messo del tuo a indurmi a continuare sullo stesso tono.
            Io e te, Enzo, siamo tanto uguali quanto diversi, ci conosciamo non direttamente ma ho l’impressione di conoscerti abbastanza bene. A denti stretti ammetti una défaillance, in fondo non chiedevo la luna.
            E spero ammetterai che il decalogo ho detto con chiarezza di condividerlo. Più di cosi!?

          • Ti chiedo solo di rileggere quello che c’è scritto in apertura dell’articolo:
            “Ecco alcune riflessioni di Noam Chomsy…”
            .
            Voglio chiudere sottolineando solo questo, che non ho mai scritto che quello pubblicato fosse un decalogo.
            Che si tratti di riflessioni sue anche se tratte da testi diversi in fondo lo conferma anche l’articolo che hai linkato.
            C’era dunque bisogno di sollevare la questione?
            Mi dispiace solo per le energie profuse a vuoto.

  8. alessandro giuliani on

    Punto 8 è vero ma in Italia non è vero da sempre la tanto deprecata Rai democristiana pasceva le masse a Dostoevskij Manzoni Tolstoj dall’avvento del laicismo (nessuna differenza tra destra e sinistra) abbiamo Grandi Fratelli Isole dei Famosi Fazio (versione pseudo intelligente di stupidita). Dico questo con distacco e senza acrimonia considerato che a mio avviso l’ultimo governo in cui mi sarei potuto riconoscere era l’Impero Asburgico l’unico esente da colonialismo l’unico che garantisse pace e concordia tra popoli che poi si sarebbero scannati dopo si è trattato di scegliere tra orrore o lobotomia…Io non aspiro a metter bocca nella conduzione dello stato come non aspiro a fare il neurochirurgo o il giocoliere circense mi piacerebbe sapere che qualcuno lo faccia bene per me e questo è possibile solo tenendo lontano la lotta politica a favore di un’idea comune leggersi Joseph Roth per capire come tutto ciò sia finito con gli Asburgo

    • Alessandro, ho un po’ di capelli bianchi e ricordo anch’io quando la RAI faceva degli sceneggiati di livello. Qualcuno potrà dire che è la solita nostalgia degli anni dell’infanzia, ma non è di questo che si tratta.
      Ho ad esempio la fortuna di ricordare un’Odissea commentata ad apertura di puntata da un certo Ungaretti, e ricordo I promessi sposi che tenevano incollato il paese davanti alla TV.
      Era prima che la colonizzazione culturale facesse il suo corso.
      Al riguardo ho trovato un video che racconta della battaglia fatta e persa da Fellini contro le interruzioni pubblicitarie nei film d’arte,
      all’epoca non la capii, adesso mi rendo conto di quanto aveva ragione.
      E grazie per la citazione del libro di Roth, non l’ho letto e credo che quest’estate correrò ai ripari.

      • Giuseppe Cipriani on

        Visto che si parla di manipolazione, chiedo se non era più facile manipolare allora di oggi. Quando c’erano 2 soli canali Rai che incollavano un intero paese dinanzi a programmi di livello talvolta e meno di livello per altri versi… Oggi, almeno, esistono più possibilità per variare l’informazione e sentire altre campane.

        • Si commentava il punto n°8 sullo scadimento del livello culturale, comunque rispondendo alla tua considerazione era tecnicamente più facile manipolare all’epoca dei due canali, ma di fatto la presenza di una vera e forte opposizione lo rendeva più difficile. Chissà forse c’erano due manipolazioni concorrenti.
          Vedi da qualche anno una vera opposizione da qualche parte?
          Chi va al governo automaticamente porta avanti il programma unico proveniente dall’Europa o dalla WB e Trilateral.
          Il vero problema è il pensiero unico, che poi esistano 20 canali che lo veicolano anziché 2 è secondario.

          • Giuseppe Cipriani on

            Io noto che farsi un pensiero critico è meno difficile oggi, anche se concordo che molti canali di informazione (a tutti i livelli, dalle TV ai giornali, ai blog, ai siti, ecc.) sono in realtà portavoce, eco, di altri canali di informazione, senza una vera pluralità, senza una vera originalità. Ma quelli che sono fuori del coro esistono, basta saperli riconoscere e, soprattutto, valutare in spirito di verità. Facile più a dirsi che a farsi, ma non tutto è da buttare nel cesso del pensiero unico, come se non esistesse altro che quello, convincendosi di far parte di un meccanismo perverso che spesso è solo nelle nostre teste.

        • Più varietà adesso….
          certo prima c’erano solo “I Promessi Sposi” e non potevi scegliere, era quello e basta.
          Adesso invece puoi decidere di vedere “Il Grande Fratello”, oppure “L’Isola dei famosi”, “La fattoria”, “La pupa e il secchione” etc…..
          Sinceramente preferivo essere costretto.

          • Giuseppe Cipriani on

            Noto che i nomi di quei programmi li conosce bene. Le consiglierei anche Rai Storia qualche volta. Da sola vale il tanto vituperato canone, se non fosse che qualche disfattismo italico ha reso anche quello un peso insopportabile.

          • Touche !!!!!
            Internet è una miniera di informazioni, grazie ad esso ho risolto una miriade di problemi che mi si sono presentati in passato, semplicemende cercando ‘dritte’ con Google.
            Volevo citare alcuni nomi e una rapida ”googlata’ mi ha permesso di trovare la pagina di Wikipedia con i nomi che cercavo.
            Devo ammettere comunque di essermi tirato la zappa sui piedi 🙂
            Per quanto riguarda la TV, guardo unicamente DVD che noleggio occasionalmente…. in tutta sincerita preferisco ancora il piacere della compagnia di un ottimo libro, possibilmente cartaceo.

          • @Cipriani: a proposito di storia, sig. Cipriani, le volevo raccontare la deprimente esperienza che ebbi l’anno scorso agli esami di maturità dove fui commissario esterno….. mi piacerebbe raccontarLe gli strafalcioni che sentii da diversi studenti nell’esporre le loro tesine, e quelle ignoranti delle loro insegnanti (nella commissione interna) che ben si guardarono dal correggerli, anzi….. stendiamo un velo pietoso su quello che mi raccontarono sul programma di informatica.
            Credo che questi studenti, e le loro due ‘professoresse’, casomai capitassero per sbaglio su Rai Storia cambierebbero immediatamente canale.
            Buona serata.

  9. OT
    Ciao Enzo, come va? ti/vi leggo sempre, con piacere, ma per evitarmi, anche in questo spazio , i soliti sbertucciamenti/bullismi o altro ancora, ed escludere ad altri inutili conseguenze e strascichi di precisazioni e controprecisazioni, evito di lasciarti commenti, però oggi ti ho pensato piu del solito e ti segnalo il pezzo che ti lascio dopo i miei saluti; per altri argomenti a cura di CS lo trovo particolarmente pertinente a certi temi che vi stanno a cuore. Preciso solo che il tipo di testata è ,come altre, fatte di venduti se va bene (venduti anche alle manipolazioni anti-uomo sui diritti civili, teorie gender comprese) , e di tanti ignari utili idioti (quelli che alla parola “rivoluzione”, che sia araba o sessuale, inneggiano sempre facendo il gioco del nemico, che ormai le crea al tavolino), ma ogni tanto anche questa testata continua a offrire qualche eccezione; ad esempio, per i temi geopolitici connessi a questa tua ultima pagina, sicuramente uno degli ultimi mohicani migliori, sul piano dell’informazione, rimane Manlio Dinucci.
    Un abbraccione di belle cose sempre 🙂

    p.s.

    L’ultimo numero della rivista scientifica Nature lancia l’allarme sulla riproducibilità delle scoperte scientifiche. La rivista, la più letta nei laboratori di tutto il mondo, ha pubblicato un sondaggio tra i suoi lettori che denuncia un problema sempre più grave: molti risultati scientifici pubblicati anche dalle maggiori riviste, quando vengono verificati da altri scienziati, vengono smentiti. Si tratta di risultati privi della necessaria riproducibilità, ciò che distingue un semplice dato empirico da un fatto scientifico. Il 70% dei ricercatori che hanno risposto al sondaggio ha dichiarato di non essere riuscito a replicare con successo esperimenti realizzati e pubblicati da colleghi, e il 90% di loro ritiene che nella comunità scientifica vi sia una «crisi» sul piano della riproducibilità.

    Il sondaggio, a sua volta, non ha nulla di scientifico in quanto si limita a registrare le opinioni dei lettori, un campione nient’affatto rappresentativo. Oltre la metà delle risposte, ad esempio, proviene da settori «sensibili» come biologia e medicina. Tuttavia, il problema esiste ed era già emerso in altre occasioni. Nel 2015, un team internazionale aveva tentato di replicare 100 esperimenti pubblicati sulle riviste di psicologia più prestigiose, con un tasso di successo pari al 40% dei casi. Nel 2012, anche i ricercatori della Amgen, una società farmaceutica che setaccia le ricerche pubblicate alla ricerca di risultati promettenti verso lo sviluppo di nuovi farmaci, si erano lamentati: su 53 ricerche «interessanti», solo in sei casi i risultati erano stati confermati in laboratorio. In uno studio analogo, alla tedesca Bayer era andata un po’ meglio – una conferma su quattro. Le stime più ottimistiche valutano come replicabili il 50% delle ricerche pubblicate. In ogni caso, il problema esiste e coinvolge studi di grande rilevanza: possibili farmaci dal presunto effetto positivo contro il morbo di Alzheimer, ricerche oncologiche effettuate su cellule contaminate o la scoperta di proteine che (non) svolgono un ruolo importante nelle malattie neurodegenerative.
    Da oltre vent’anni, e su basi statistiche molto più solide, la questione è denunciata e analizzata da John P. Ioannidis dell’Università di Stanford (California), oggi il maggior esperto a livello mondiale sull’affidabilità delle scoperte scientifiche. Le cause della «crisi» sono numerose, secondo lo scienziato greco-americano. Le frodi scientifiche vere e proprie rappresentano una minoranza dei casi. Ma non è una buona notizia, perché pone sotto accusa le prassi consolidate della comunità scientifica e riguarda anche i ricercatori più rispettati.

    L’uso disinvolto della statistica, invece, è uno dei principali e più diffusi colpevoli. L’analisi dei dati può trasformare piccole variazioni casuali in risultati eclatanti. L’effetto è maggiore in discipline, come la medicina, in cui gli esperimenti coinvolgono campioni statistici relativamente piccoli. Le risposte al sondaggio accusano anche la fretta di pubblicare grandi quantità di articoli scientifici, a discapito della qualità. Si tratta di un effetto collaterale dei criteri di valutazione che oggi vanno per la maggiore, in base ai quali carriere e finanziamenti sono distribuiti soprattutto sulla base del volume delle pubblicazioni dei gruppi di ricerca. Secondo Ioannidis, anche i frequenti conflitti di interesse influenzano negativamente la qualità delle ricerche pubblicate e incoraggiano una «selezione» dei dati a disposizione (è la prima causa dell’irriproducibilità secondo il campione di Nature). Quando una ricerca è finanziata da una società farmaceutica, ad esempio, il ricercatore incaricato può essere spinto a confermare le aspettative del committente nel misurare l’efficacia di un farmaco che deve essere posto in commercio. La pubblicazione di risultati negativi, invece, è un evento raro e costituisce un antidoto debole contro il dilagare della scienza irriproducibile.

    Per affrontare il problema, i mezzi messi in campo dalla comunità scientifica appaiono insufficienti. Recentemente i National Institutes of Health statunitensi hanno emesso delle linee guida per i propri ricercatori, incoraggiando i propri ricercatori a divulgare i dati di laboratorio «grezzi» su cui basano le loro analisi e le riviste scientifiche ad adottare standard di controllo più efficaci. Il filtro operato dalle riviste (la «peer review», il parere di due o tre esperti che decidono della pubblicazione di una ricerca) è insufficiente, a fronte di una mole di lavori da valutare che raddoppia ogni 10-15 anni. Ma criteri diversi, come una valutazione aperta a tutti anche dopo la pubblicazione delle ricerche, costringerebbe gli editori a rivedere le proprie regole in materia di copyright, un redditizio business controllato da pochi (quattro) big a livello mondiale.
    Visto che la comunità scientifica fatica a riformarsi, c’è chi pensa di subappaltare la valutazione all’esterno. La società privata statunitense «Science Exchange», ad esempio, fornisce un servizio di verifica esterna delle ricerche, rilasciando una certificazione di riproducibilità, in diversi settori della ricerca biomedica. Science Exchange è sostenuto da fondi di investimento, che a loro volta finanziano altre società del settore biomedico. Quindi è ancora più esposto ai rischi di conflitto di interesse. Anche in questo caso, l’outsourcing non è la soluzione.
    Andrea Capocci
    La scienza?Non ammette repliche
    Il Manifesto, 3 giugno 2016

    • Salve Rò,
      ho occasione or ora di scriverLe brevemente.
      Cito: “per evitarmi, anche in questo spazio , i soliti sbertucciamenti/bullismi o altro ancora, ed escludere ad altri inutili conseguenze e strascichi di precisazioni e controprecisazioni, evito di lasciarti commenti”.
      Penso che si riferisca alla mia buffonata dell’altra volta; è vero, ho fatto una sciocchezza parodiandola, ma era il mio compleanno (era l’8 maggio), e quindi volevo permettermi un breve divertissement.
      Sono molto dispiaciuto che Lei sia ancora turbata da ciò, perciò Le chiedo, pur un po’ in ritardo, scusa, e Le chiedo anche di commentare ogni volta che desidera, e di non lasciarsi influenzare dalle parolette di un omino dietro uno schermo, quale me stesso.
      Se posso solo permettermi, la Sua profondità di pensiero appare sovente soffocata da un periodare eccessivamente libero e involuto, tale da risultare incomprensibile.
      Mi scuso per l’OT, e buona serata.

    • Ciao Rò,
      grazie dei tuoi pensieri e dello spazio che generosamente mi riservi tra loro.
      Avevo notato la tua assenza dai commenti ma non ne sapevo il motivo, e come potrai immaginare sono molto dispiaciuto di apprendere quanto accaduto.
      Non sempre riesco a seguire tutti gli interventi e molte dinamiche mi sfuggono, e di questo ti chiedo scusa perché avrei dovuto essere più attento.
      Leggo qui sopra un intervento di scuse di Alio, non so se è proprio quello l’episodio a cui ti riferisci, ma se così fosse ti prego di accettare le scuse e tornare a insieme a noi.
      .
      Riguardo le considerazioni sull’Unità le condivido pienamente, così come è piena la mia stima di Manlio Dinucci, uno dei pochi veri giornalisti esistenti insieme a Marcello Foa.
      La questione della crisi del mondo scientifico ci è molto vicina e dobbiamo constatare sempre più di essere stati delle avanguardie nel segnalarlo.
      Sperando di leggerti ancora ricambio l’abbraccione… 🙂

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Fuori Tema(amo la mia lingua,anche se molte volte la maltratto)evito dunque di usare abbreviazioni come ot o compagnia bella(da sudditi di wall street).
        Giorni orsono ho letto un piacevole articolo su Uccr(cattolicissimo sito ma aperto al mondo in modo mirabile)sul tema che mi compete:L’evoluzione e l’evoluzionismo come conseguenza filosofica .E grazie ad articoli come questo che il mondo dei credenti(generica ma esaltante definizione)si dovranno incamminare.
        Leggevo le offese della signora che ti è moltissima amica:Sbertucciamenti e BULLISMO!Sicuramente si riferiva a chi è permesso di criticare i suoi indecifrabili messaggi,mentre in questo e altri delicati siti culturali la chiarezza di linguaggio dovrebbe essere “legge”.In questi anni ho espresso molti dei pensieri del “laico vero “(opposto nettamente alla dittatura della libertà senza freni dei Pannella e infiniti discepoli vari).Il Mondo dei Laici di solito sta a guardare quello che i padroni della cultura,dell’economia,dei media,della religione e via dicendo gli propinano ogni dì,senza che possa in alcun modo(forse la consolazione di FB???)reagire mentre debbo dire in un sito cattolico come questo mi è stata concessa illimitata libertà.Enzo te ne sono grato come anche con devozione ringrazio il Prof.Masiero,splendido rappresentante del “vero cattolicesimo”.

  10. Propongo un 11° punto:
    “Creare una classe politica composta da burocrati incompetenti. Il compito di coloro che sono al governo si limita alla mera ‘esecuzione materiale’ delle richiesta delle elites dominanti, la mediocrità delle opposizioni invece ha il compito di indurre il cittadino della mancanza di una reale alternativa”.
    Mi viene da pensare, in Italia, ai vari Craxi, Andreotti, Sapdolini etc…., che nonostante tutte le loro malversazioni, sono stati in grado di condurre la nostra nazione ad un discreto benessere e sviluppo.
    Mi viene da pensare ad oppositori come Togliatti, Berlinguer e (dall’altra parte) Almirante, uomini sul cui giudizio politico si può essere in completo disaccordo, ma di indubbie doti culturali e politiche.
    Mi viene da pensare a statisti europei del calibro di Adenauer, di Winston Churchill, Charles De Gaulle; lontani miliardi di anni luce dagli Hollande, Sarkozy, Junker e Merkel.

    • Che galleria di nomi Davide!
      Non credo che anche in questo caso sia il ricordo a farmeli vedere come giganti davanti agli attuali sette nani da giardino.
      PS per me l’11 punto è approvato.

      • Le dico semplicemente questo: quando c’erano loro mio padre, con la semplice licenza media in tasca, è riuscito (lavorando sodo ovviamente) a far studiare i suoi tre figli fino all’universita (mia madre ha sempre fatto la casalinga).
        Oggigiorno io e mia moglie, entrambi insegnanti di scuola superiore, avremmo serie difficoltà a mantenere un ipotetico figlio fino alle superiori.
        Alla fine anche un lilliputzioano può spacciarsi per il gigante Golia davanti ad una formica.
        Buona Domenica

        • stessa cosa per me.
          Io sono stato fortunato, non mi e’ mai mancato nulla (ma ovviamente era nulla in confronto agli odierni pargoli viziati) ma quando andavo a studiare a casa degli altri miei compagni di classe, certo non ci sara’ stata l’aragosta e lo champagne, ma un piatto di lenticchie e il vinello buono non mancava mai neppure nelle case piu’ “povere”.

          • Giuseppe Cipriani on

            E adesso i pargoli viziati da dove vengono, se c’è tutta sta penuria?
            Diciamo che non c’è nulla di nuovo sotto il sole, e saper accontentarsi rimane una gran bella virtù. Conosco gente normalissima che mantiene dignitosamente tanti figli anche con l’aiuto di assegni familiari adeguati.

    • Non e’ piu’ un mistero ormai che il Dipartimento di Stato USA si sia legato al dito i fatti di Sigonella, il primo salvataggio di Gheddafi, l’autonomia in campo petrolifero…
      Da qui poi, non appena passato lo spauracchio sovietico, scaturi’ “Mani Pulite” che abbatte’ tutta quella classe politica, “rea” di non essere stata abbastanza prona…
      GUARDA CASO, quando si e’ trattato poi di fare la guerra in Serbia, Cossiga, l’ “esecutore testamentario” (chiamamolo cosi’) dei patti della guerra fredda per l’Italia, organizzo’ in quattro e quattr’otto il suo UDR per portare al governo D’Alema, sapendo che i trinariciuti di guareschiana memoria, avendo un COMUNISTA a capo del Governo, non avrebbero protestato troppo, cosa che difatti avvenne…

      Date un’occhiata a “Transparency International” a quali figuri e’ associata e quello che fa e quello che propone…

  11. La Democrazia è fallimentare a prescindere dalla consapevolezza che l’individuo ha del proprio potere decisionale. Tutto si basa su un’interpretazione viziata del concetto di uguaglianza, qualsiasi forma democratica genera mostri, scendere a compromessi idem..
    La manipolazione d’altronde è la naturale conseguenza della democrazia.
    Non ha molto senso ascoltare chi ci dice -combatti i mulini a vento- vi pare?

    • Non riesco a comprendere il senso di quest’ultima frase…. chi starebbe combattendo contro i mulini a vento ?

  12. Le considerazioni introduttive, la democrazia senza consapevolezza..ecc.
    Io sostengo questo: la “democrazia consapevole” è un paradosso logico.