“Eggsploitation”, sfruttamento degli ovociti (e delle donne), storie vere.

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Il Center for Bioethics and Culture Network (CBC)  è un’organizzazione no-profit che si occupa di temi etici (soprattutto quelli che coinvolgono i bambini) attraverso documentari, saggi, conferenze, interviste, ecc.

In questi anni ha prodotto cinque documentari, tre dei quali riguardano la riproduzione assistita attraverso terze parti. Si tratta di  Anonymous Father’s Day (2011), dedicato alla riproduzione attraverso sperma di donatore anonimo; Eggsploitation (2013), dedicato alla vendita di ovuli; Breeders: A Subclass of Women? (2014), dedicato alle madri surrogate. I film possono essere o affittati (e quindi saranno visibili in streaming per un giorno sul proprio computer) o comprati, sia sotto forma di DVD o sia sotto forma di streaming che potrà essere visibile sul proprio computer in qualsiasi momento. Dei tre, solo Eggsploitation è disponibile in italiano ed è acquistabile presso il sito dell’associazione Notizie Pro Vita. Gli altri due sono in inglese e senza sottotitoli.

 

Il secondo documentario della serie è Eggsploitation,     l’unico, finora, a essere stato doppiato in italiano  Il termine “eggsploitation” è un neologismo creato unendo la parola “eggs”, uova, ed “exploitation”, sfruttamento. Il documentario, infatti, tratta un tema poco conosciuto e ancora poco studiato, cioè le conseguenze, sulla salute delle donne, della stimolazione ovarica con cui vengono prodotti gli ovuli da utilizzare poi nella maternità surrogata.

Le donatrici di ovociti vengono perlopiù reclutate, attraverso annunci e volantini, nei campus universitari e scelte fra le ragazze più belle e intelligenti. Vengono allettate non solo con l’offerta economica (ricordiamo che negli USA le università sono molto care), ma anche con la possibilità di fare un gesto altruistico e aiutare così chi non può avere figli.

Quello che la maggior parte di noi ignora è che al momento non esistono ancora studi completi sui rischi della procedura medica necessaria alla donazione di ovociti, per cui non si sa quante donne, dopo l’intervento, abbiano avuto complicazioni o problemi di salute. La donatrice è anonima, quindi non figura nella letteratura medica o nelle statistiche e questo significa che chi sceglie di vendere i propri ovuli non sa a quali rischi andrà incontro. In pratica viene lasciata a se stessa.

L’altra cosa poco nota è in cosa consiste la procedura per l’estrazione di ovociti. Come si sa, le donne normalmente ovulano una o due volte al mese, ma le donatrici devono produrre molti più ovuli (fino a 50 o 60) attraverso un processo chiamato iperovulazione. Per prima cosa le donne prendono un medicinale che serve a bloccare il ciclo mestruale e poi ne prendono un altro che stimola l’iperovulazione. Il terzo step della procedura fa sì che gli ovuli siano rilasciati dalle ovaie e infine si procede con l’operazione chirurgica (sotto anestesia), che serve a estrarre gli ovuli dal corpo della donna. In genere le donne affrontano i primi tre step della procedura da sole, prendendo i medicinali a casa.

I rischi dell’iperstimolazione ovarica sono numerosi. Può infatti causare complicazioni polmonari, scompensi idrolitici, infarto, problemi di coagulazione, perdita dell’uso delle gambe, perforazione dello stomaco o della vescica, aderenze che potranno rendere difficile il rimanere incinta e infine la morte. Tutto queste informazioni, però, non vengono diffuse.

 

Il documentario prosegue quindi con le storie di alcune donne che hanno deciso di vendere i loro ovuli.

Sindy stava frequentando il dottorato in Medicina e aveva contratto molti debiti, per cui, dopo aver visto un annuncio sul giornale dell’università, decise di vendere i propri ovuli. Una volta effettuata l’estrazione degli ovuli, però, iniziò a girarle la testa e a mancarle l’aria, ma i medici la rassicurarono, dicendole che era l’effetto dell’anestesia. Poiché non riusciva ad alzarsi dal letto, le misurarono la pressione, che era molto bassa, e dato che nel frattempo aveva iniziato ad avvertire un forte dolore all’addome le fecero un’ecografia, dalla quale però non risultò niente. Dopo cinque o sei ore, però, le cose peggiorarono e venne sottoposta a una laparotomia esplorativa, dalla quale risultò che una piccola arteria sulla sua ovaia destra era stata bucata, probabilmente dall’ago usato per aspirare gli ovociti.  Le venne trovato un litro e mezzo di sangue nell’addome, dovette fare delle trasfusioni e dovette anche essere sottoposta a respirazione artificiale. In tutto quel periodo, la compagnia assicurativa dell’agenzia di donazione di ovuli la contattò solo per sapere se la sua assicurazione copriva le spese mediche.

Anche Alexandra stava frequentando il dottorato e doveva ultimare la tesi. Allettata dall’offerta economica, decise di vendere gli ovuli e svolse delle ricerche per scoprire se la procedura presentava dei rischi. Non trovò niente e questo la rassicurò.

Nove giorni dopo l’estrazione si svegliò con un forte dolore alla pancia e nel momento in cui si alzò dal letto svenne. Un’amica la portò nella clinica in cui aveva venduto gli ovuli, dove le dissero che si trattava dei suoi follicoli ovarici che sanguinavano e che non era niente di grave, per cui la rimandarono a casa con degli antidolorifici. Trascorse la settimana successiva in uno stato di semi-incoscienza, finché, dopo un’intera notte passata a vomitare, tornò in clinica, dove venne finalmente visitata dal medico che le aveva estratto gli ovociti. Questi le disse che l’ovaia si era attorcigliata intorno alla tuba di Falloppio e alla fine dovette essere rimossa, dato che era diventata grande come un acino d’uva e aveva causato un’emorragia con principio di peritonite. I problemi di Alexandra, però, non finirono qui, poiché prima scoprì di avere un’occlusione intestinale, a causa della quale perse 12kg, e in seguito le venne anche diagnosticato un cancro al seno sinistro di 7cm, per curare il quale dovette subire cinque operazioni e sottoporsi a quattro mesi di chemio e 28 giorni di radiazioni. Due dei medici che la visitarono le dissero che tra le donne che fanno trattamenti per la fecondazione artificiale si notano più casi di cancro al seno della media.

Calla ha avuto un infarto dopo aver iniziato a prendere i medicinali per la stimolazione ovarica, a causa del quale rimase paralizzata sul lato sinistro per quattro settimane e mezzo e rischiò di morire. Nel momento in cui aveva iniziato il trattamento di stimolazione ovarica non  sapeva di avere un tumore all’ipofisi, per cui, assumendo i medicinali, si ebbe una sorta di reazione e le venne l’infarto. Nessuno, infatti, aveva mai verificato se poteva sviluppare allergie e nessuno l’aveva visitata prima di iniziare ad assumere i medicinali. Mentre si trovava in ospedale, la donna che si era occupata della donazione le disse che, siccome non era riuscita a portare a termine tutta la procedura, invece di essere pagata cinquemila dollari, come pattuito, ne avrebbe avuti solo 750.

Jessica, una giovane compositrice di musica classica, vendette gli ovociti per tre volte, finché, a ventinove anni, le venne diagnosticato un cancro al colon e a trentaquattro anni morì.

Anche Jacqueline morì in seguito all’iperstimolazione ovarica, intrapresa a causa di problemi di infertilità e nella speranza di rimanere finalmente incinta.

Nathan e Angela decisero di donare ovociti perché avevano bisogno di soldi, ma a causa di forti emicranie che Angela riscontrò durante il trattamento alla fine decisero di interrompere la procedura. L’agenzia che si occupava della vendita degli ovuli cercò allora di farla sentire in colpa, minimizzando le emicranie e dicendole che probabilmente le avrebbe avute durante tutto il trattamento. La donna si recò quindi da un neurologo, che l’avvisò che avrebbe potuto avere un infarto.

Sia Angela che le altre donne notano che, ogni volta che esprimevano dubbi o facevano domande, veniva loro detto che non potevano fermarsi e che la procedura doveva andare avanti.

Gli scettici affermano che con così pochi casi di complicazioni la pratica rimane sicura, ma questo non lo si può sapere senza un’approfondita ricerca medica e purtroppo, come nota Alexandra, le storie di queste donne non figureranno nella letteratura scientifica e quindi chi decide di vendere i propri ovociti non potrà davvero dare un vero e proprio consenso informato.

Per lo stesso motivo, le coppie che decidono di ricorrere alla maternità surrogata non possono sapere che la loro decisione sta mettendo a rischio la salute e la vita di molte donne.

 

 

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About Author

Laureata in Lingue presso l'Università per gli studi di Perugia, lavora come traduttrice dall'inglese e da alcuni anni studia pedagogia.

33 commenti

  1. Giuseppe Cipriani on

    In effetti, manca poco che la donazione di ovuli venga propagandata come un’opera meritoria, come donare il sangue. Poi ci mettiamo il compenso economico, tutta la trafila non esente da rischi di salute, le percentuali di insuccesso e il mercato che ci sta dietro… Direi che ce n’è abbastanza per drizzare le orecchie. Mi pare che in Italia le donatrici siano pochissime.

    • In Italia IN TEORIA la maternità surrogata è illegale, per cui le venditrici di ovuli non dovrebbero esistere, in teoria…

  2. Questi episodi si riferiscono a a casi di pessime pratiche mediche dove non sono stati rispettati i protocolli. Citare questi casi isolati e al di fuori di una statistica solida non serve a niente, altrimenti chiunque potrebbe portare l’esempio dei pazienti che muoiono sotto i ferri del dentista o di contrae un tumore dopo un qualsiasi trattamento medico quando invece non è stata provata alcuna correlazione in merito. Quest’articolo non ha niente scientifico, appare come l’ennesimo manifesto per gettare cattiva luce su un’intera pratica medica che invece dà ottimi risultati.

    • Immagino che una statistica solida possa fornirla lei.
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      In realtà il termine “donazione” è ridicolo, se l’immagina una ragazza benestante che si sottopone a questa terapia per filantropia?
      E intanto la realtà documentata, solidamente, è lo squallore della vicenda Antinori:
      “Lo scorso aprile, la ragazza si è sottoposta in clinica a una cura ormonale per il trattamento di una cisti ovarica. Ma l’intervento è andato in modo diverso. L’obiettivo del medico era procurarsi degli ovuli, tuttora difficilissimi da reperire in Italia perché pochissime donne li donano, da utilizzare per la fecondazione eterologa.
      Alla ragazza è anche stato sottratto il cellulare per impedirle di chiedere aiuto. Ma al risveglio è riuscita a raggiungere un telefono fisso della clinica e a telefonare alle forze dell’ordine. Alla Matris è arrivata una pattuglia della polizia. La giovane parlava soltanto spagnolo ma, soprattutto, veniva circondata a scopo intimidatorio da Antinori e dal suo staff, molto ostili anche nei confronti degli agenti. La ragazza è stata accompagnata dai poliziotti nel suo albergo. Tempo poche ore e si è sentita male.”

      Dal Corriere della Sera

      • Come in tutte le professioni ci sono anche i medici filibustieri e quindi? E per fortuna quando vengono scoperti vanno in prigione, come nel caso di Antinori.
        Dove sono invece i dati che dimostrano che le terapie per la fertilità provocano il cancro? O che si muore di sindrome da iperstimolazione ovarica? Se qualcuno lo scrive deve apportare dati consolidati e studi attendibili, qui invece ci sono solo illazioni.

        • Eccoti un articolo che riporta in nota le fonti, così se non credi al documentario te le puoi andare a controllare. Cito:
          1) The medical process required for egg retrieval is lengthy and there are medical hazards associated with each step. Risks include Ovarian Hyper Stimulation syndrome (OHSS) due to superovulation, loss of fertility, ovarian torsion, blood clots, kidney disease, premature menopause, ovarian cysts, chronic pelvic pain, stroke, reproductive cancers, and in some cases, death.

          2) Lupron and Synarel, drugs commonly used in egg donors to medically induce menopause, stopping ovarian function before hyperstimulating the ovaries
          are synthetic hormones, are not approved by the FDA for use in fertility treatment (used off-label). Both drugs are Category X, which means if a woman gets pregnant while taking the drug there will be harm done to the developing fetus. This is extremely concerning in egg donors, who are very fertile and may not be compliant with instructions not to be sexually active during ovarian stimulation
          3) Lupron use in preparing a gestational surrogate to receive transferred embryos has been documented to put a woman at risk for increased intracranial pressure.
          4) Most concerning is that there is little to no peer-reviewed medical research on the long-term safety effects of egg procurement on the health of the young women who provide theireggs. This makes it impossible for fertility clinics to provide adequate information for informed consent relative to the health risks involved.

          Se poi tu ritieni che per una donna produrre 60 ovuli in una volta sola quando invece ne dovrebbe produrre uno solo non ha nessun rischio, allora è chiaro che ci stai prendendo in giro.

          Piuttosto, tu la faresti sottoporre tua moglie o tua figlia a una procedura medica fatta per la maggior parte in casa, senza controllo medico, di cui non esiste letteruta scientifica e di cui si dice che possa provocare gravi danni?
          E tu ti ci sottoporresti a una procedura del genere?

          • Mia moglie e mia figlia le manderei nei centri seri che non mancano e non in una clinica pirata dove ti imbottiscono di ormoni, ti fanno produrre ovociti come una gallina e poi ti mandano a casa con un antidolorifico e chi s’è visto s’è visto. Quelli sono delinquenti che vanno banditi dalla professione e ripeto: come in ginecologia ce ne sono in tutte le specialità.
            Vedo comunque che non sei in grado (suppongo sia tu l’autrice del pezzo) di fornire dati sull’incidenza di tumore a seguito delle terapie di fertilità o sui casi di decessi per OHSS: è chiaro quindi che hai tirato le tue conclusioni basandoti su pochi casi limite.
            Qualche dato allora te lo do io: ospedale Humanitas, un centro che in Italia realizza un discreto numero di prelievi di ovociti. In dieci anni sono stati effettuati più di 15.000 prelievi e solo in 27 casi (0,18%) si è richiesto il ricovero per l’insorgere dell’OHSS. Nella metà dei ricoveri non si è dovuto intervenire in alcun modo se non monitorando la situazione e nei restanti casi le pazienti sono state dimesse dopo pochi giorni senza che si ripresentassero in seguito altre complicanze. Una terapia quindi più che sicura, perchè questo è quello che succede quando viene eseguita secondo le regole ed i protocolli vengono rispettati.
            La prossima volta ti consiglio di far scrivere quest’articolo a un medico conoscitore del tema e così eviterai di fare inutile terrorismo mediatico, che ormai la disinformazione su internet è diventata un’autentica piaga.

          • Lucio, lei manderebbe sua moglie e sua figlia fare le donatrici di ovuli!?!?
            Mi auguro per lei che non leggano mai questo post.
            Vedo inoltre che lei sta cercando di ridurre l’argomento ad una specifica conseguenza minimizzando tutto il resto.
            Vediamo cosa dice Carlo Flamigni (che qualcosa ne saprà dell’argomento) e che essendo dell’UAAR non ha certo motivazioni religiose contro la pratica in questione.
            In “La procreazione assistita” (il Mulino), afferma: l’iperstimolazione ovarica sulla donna, preliminare a qualsiasi operazione di PMA, è “una sindrome pericolosa persino per la vita“, “una complicanza abbastanza pericolosa.
            l’ovaio cresce in modo anomalo fino a raggiungere un volume pari a quello di un grosso melone. Successivamente, e soprattutto se l’iperstimolazione è grave, si forma un’ascite e compaiono raccolte di liquido nelle cavità pleuriche e nel pericardio. Il sangue si ispessisce e perde proteine e la funzionalità renale diminuisce pericolosamente. A causa di grossolane anomalie della coagulazione si possono determinare trombosi e tromboflebiti, talchè esiste addirittura un rischio di vita nei casi più sfortunati”

          • Siete capaci di apportare dati? Non delle cliniche pirata ovviamente. Io ho portato il caso dei 15.000 prelievi effettuati in dieci anni dall’Humanitas, che sono in linea con i dati degli altri centri dove si svolgono queste pratiche rispettando gli attuali protocolli. Ne riparliamo dunque quando dimostrerete la correlazione con i tumori o i “grandi rischi” di cui parlate, che alla luce dei fatti invece non esistono.
            P.S. il prof. Flamigni parla di ovaie più grosse di meloni. Si può sapere dove e in che anno le ha viste? E ci potrebbe fornire informazioni sul dosaggio e tipo di farmaco impiegato per la stimolazione ovarica?

          • Lucio, guardi che è stato lei a tirare in ballo l’OHSS e poi pretende di dire che l’articolo parli di quello.
            Questo è un tentativo di deviare il discorso.
            Facciamo così, intervenga su quello che dice l’articolo e non su quello che le pare a lei.

          • Il famoso troll di tempi dai mille nomi e dalle mille storie, si è inventato, nel tempo, di essere una donna triestina con due gemelli, un maschio e una femmina, allevati secondo il gender, di essere una padre di famiglia con figli che un anno vanno all’asilo e l’anno dopo a lavorare, di avere una mamma che abortiva come andare dal dentista, di essere un uomo donatore di sperma…nulla di più facile che dica con estrema nonchalance che manderebbe sua moglie e addirittura sua figlia a donare gli ovuli…tra gli altri nick , si presenta come micheleL. Non è una persona che sta bene, purtroppo. Vi ha preso di mira, non vi mollerà facilmente, se non costretto.

          • Ma l’OHSS sono appunto le complicazioni della iperstimolazione ovarica descritte nell’articolo!
            A questo punto non continuo, non ha senso perdere tempo con chi non riconosce i propri errori. Ho chiesto più volte che fossero forniti dati sull’incidenza di tumore a seguito delle terapie di fertilità o sui casi di decessi per complicazioni della iperstimolazione ovarica (fatti di cui parla l’articolo sebbene lei dica il contrario) e constato che nessuno è riuscito a fornirli, quindi sono validi sono quelli che ho portato io: su 15.000 casi solo 27 ricoveri postprelievo e tutti risolti nel giro di pochi giorni. Il prelievo di ovociti è quindi da considerarsi una pratica sufficientemente sicura.

          • Buonasera Giovanna, vedo che lei mostra una certa conoscenza…!
            Comunque ci regoliamo così, finché gli interventi sono adeguati si risponderà a tutto, se dovesse emergere quello che lei segnala si seguirà la linea consueta verso i troll.

          • Io invece mi chiedo come fa questa Giovanna, mai apparsa prima, ad avere queste certezze riguardo a uno che sta facendo interventi equilibratissimi.
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            Tra l’altro, essendo quello di Giovanna un attacco ad personam, la bannata dovrebbe essere lei!

    • @LUCIO P.

      Se per “ottimi risultati” intende fare soldi a palate facendo leva sui desideri più intimi delle persone (mi riferisco anche alla inseminazione), sono d’accordo con lei.

      • La soluzione sta nel verificare che le cliniche private seguano i protocolli, se non lo si fa è chiaro che i pirati, che ci sono in tutte le specialità mediche, non solo nella ginecologia, si sentono liberi di fare quello che vogliono.

        • Lucio, mi sa che tu il documentario non l’hai neanche guardato e stai qui a dare fiato alla bocca. Qui il problema non sono i protocolli o i pirati. Qui il problema è che una donna è costretta in maniera INNATURALE a produrre dozzine e dozzine di ovuli in una volta sola, mentre invece ogni donna normalmente ne produce uno solo (come spero tu sappia). E lo fa a casa sua sua, senza controllo medico. Poi questi ovuli vengono prelevati con un’operazione chirurgica sotto anestesia. E tu ora mi vuoi dire che queste cose non producono alcun rischio?

          • Sembra che Flamigni parli della NORMALITA’ dell’iperstimolazione, ed è la normalità ad essere una violenza, non c’è bisogno di andare a finire sulle complicanze.
            Spero che finalmente questo sia chiaro.

          • Lasci perdere davvero, lei non ha la minima idea di ciò che dice ed anche a comprensione linguistica non è da meno.

          • Lucio, guardi che è lei che sta dicendo che Flamigni non ha la minima idea di quello che dice.
            E adesso che fa? Si mette a dire che non ho comprensione linguistica?!?
            Mi sa che Giovanna ci ha visto giusto.

  3. luigi mojoli on

    Questo filmato è sconvolgente. Giovani donne in perfetta salute, intelligenti e colte, cascano nel tranello. E’ evidente che manca la dovuta informazione. L’antidoto più efficace è la corretta informazione. Dovremmo capire cosa stiamo facendo anche noi con il “consenso informato”. Buffonate al limite, ed oltre, della legalità. Anni fa un avvocato mi scrisse: è vero, la legge recita … ma la prassi … Questa è barbarie. Quanto a ignoranza, sì, sono ignorante. Ora un poco di meno. Grazie.

    • luigi mojoli on

      Aggiungo: grazie anche a Lucio P. per l’unico dato statistico citato. Di nuovo, ignorante sì, ma un briciolo di meno. Quanto alla Humanitas (Rozzano – MI) ho avuto modo di apprezzarla. Me la ha consigliata uno dei miei figli, medico ospedaliero, terapia intensiva. Se avessi una figlia sconsiglierei la donazione di ovociti, anche all’Humanitas. Mi sentirei molto umiliato se lo facesse per soldi. Mi pare che si discutesse anche di questo nel filmato USA. Se vero che c’è un elevato prelievo in USA e che manca il numero di complicanze, non è stimabile il rischio. Non mi pare che le donne intervistate fossero edotte dei rischi. Quanto a noi, sul consenso informato ho già espresso il mio parere.

  4. OT
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    Per motivi troppo lunghi da spiegare, abbandono il nome e cognome per un nuovo nick che sento in ogni caso fortemente mio. Da ora in avanti sarò Gondrano.

  5. Fabio Vomiero on

    Articolo e documentario abbastanza inquietanti, direi. Io penso sia sempre molto difficile se non quasi impossibile stabilire con chiarezza un rapporto quantitativo di causa-effetto quando si parli di studi medico-epidemiologici, sempre troppe e difficilmente inquadrabili le variabili confondenti. Tuttavia le indicazioni sono sempre tante e anche se a volte possono esserci dei risultati contrastanti tra di loro (non esisteranno mai studi completi), credo che alla fine siano sempre l’equilibrio e il buon senso a darci delle risposte più utili. Ogni pratica medica comporta dei rischi che debbono essere sempre vagliati in un’ottica di valutazione rischio-beneficio per l’individuo e/o per la società. Vaccinarsi per esempio comporta qualche infinitesimo rischio, che rapportato però agli evidenti benefici per l’individuo e la collettività, diventa del tutto trascurabile. Un ciclo di chemioterapia di solito produce dei rischi di un certo livello, ma anche qui la giustificazione clinica è chiara, può anche essere questione di vita o di morte. Il caso dell’iperstimolazione ovarica per la vendita di ovociti è un caso particolare, non è una “cura” che comporti qualche piccolo rischio che diventi accettabile in un’ottica di guarigione. No, qui si tratta di esporre a delle pratiche mediche, che palesemente comportano dei rischi anche seri, delle persone sane a fini peraltro molto nebulosi ma che non si può fare a meno di pensare legati a interessi economici da ambo le parti. E’ qui che trae origine tutta la mia inquietudine, nel percepire l’esistenza di una certa disponibilità comunque di alcune persone, anche colte, di esporsi direttamente a ovvi rischi seri per la salute in cambio di denaro.

    • Concordo con quanto dice, ma mi permetta di correggerla su un punto: a prescindere dal fatto che il prelievo venga fatto a scopo di autoimpianto o donazione (in Italia la vendita è proibita), si può parlare di “rischi seri”? La risposta è no e le statistiche lo dimostrano, nel post di oggi invece abbiamo letto di “insorgere di tumori, infarto, perdita dell’uso delle gambe, perforazione dello stomaco o morte”. Tutto ciò è falso perchè niente di questo avviene in un ospedale dove si rispettino le regole e chi cita quei casi delinquenziali, purtroppo reali, per screditare quella che è invece la procedura corretta, dimostra una grande disonestà.

      • L’intervento di asportazione degli ovociti resta in ogni caso un intervento delicato in un punto delicatissimo… L’importante è che le donatrici siano assolutamente informate dei rischi che, per quanto piccoli, ci sono.

        • Un intervento delicato che però non comporta oggi rischi di rilievo, questa è la definizione. Ora potrei spiegare come vengono informate le pazienti, che tipo di riposo bisogna seguire, quali esami vengono eseguiti prima e dopo i prelievi e come viene stabilito il dosaggio di somministrazione delle gonadotropine ma temo che servirà a poco a chi è rimasto alle tecniche degli anni ’80, a chi copia e incolla frasi estrapolate dal loro contesto e a chi cita casi dove sono stati prelevati gli ovociti con tecniche da macellaio nel sottoscala, come se questa fosse la NORMALITA’. Siti come questo sarebbero da denunciare ma fortunatamente non se li fila nessuno ed allora si può soprassedere. Grazie comunque per aver preso le mie difese, l’accusa di trollismo era la ciliegina sulla torta che mancava, pensi che io ero ancora lì ad aspettare i dati statistici sui “gravi rischi”…
          Con questo mi congedo, che ho già perso fin troppo tempo qui.

          • Ho preso le sue difese là dove mi sembrava necessario… Certo che ora anche la sua uscita sui siti da denunciare mi pare una caduta di stile su cui non concordo.
            Lei ha detto la sua liberamente a beneficio di chi, se secondo quanto ritiene nessuno fila CS?

          • E alla fine Giovanna aveva ragione.
            Visto che siti come questo non se li fila nessuno faccio un favore a Lucio P lo prendo a pedate fino all’uscio e gli libero il tempo così può andare a trollare altrove.

  6. Ma le pazienti della clinica Humanitas poi rivendono i propri ovociti alle agenzie per la maternità surrogata? Non credo, e purtroppo il problema è proprio questo. Negli USA la maternità surrogata è regolata da leggi a dir poco caotiche, per cui le donne che decidono di vendere i propri ovociti non sono seguite dal medico, ma prendono i vari medicinali a casa, senza prima aver eseguito dei controlli. Mi sembra una situazione piuttosto diversa da quella clinica Humanitas.
    Inoltre il documentario non voleva di certo dire che TUTTE le donne che si fanno prelevare gli ovociti poi andranno incontro a delle tragedie. Voleva piuttosto denunciare il fatto che queste donne non vengono informate dei possibili rischi e che per tutto il tempo sono praticamente lasciate a se stesse.
    Per non parlare del fatto che l’industria della maternità surrogata sfrutta il bisogno di soldi di queste ragazze facendogli correre dei rischi per la salute.