L’Homo che visse due volte…

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Di Achille Damasco

La notizia è clamorosa e giustamente molti me l’hanno segnalata in chat privata: trovata a Creta un’impronta quasi umana risalente a 5,7 milioni di anni fa, circa 2 milioni di anni prima della (ex) marcia del progresso iniziata in Africa a cui tutti siamo abituati.

 

Un dato che stravolge la narrazione scientifica almeno per quanto riguarda il bipedismo (che non è solo un piede con tallone, alluce più grande delle altre quattro dita, vicino a queste e tutte e 5 senza artigli, ma anche rotazione del bacino, cervelletto adatto ad attualizzare il bipedismo eccetera). Andranno aggiornati e riformulati i testi di scienze, ma in questa sede possiamo iniziare col dire che tale dato non contrasta con la TRE (ma anzi forse la avvantaggia) per due ragioni:

1) l’apparizione relativamente rapida di un bipedismo quasi umano volge a sostegno dei salti evolutivi e contro il gradualismo, ma la TRE è stata concepita proprio in questa chiave, poggiandosi sul concetto dei “fenotipi discreti” (variazioni raggruppabili in regioni di equilibrio separate tra loro, cioè con discontinuità) e implicando variazioni divergenti (e quindi rapide) per le più importanti transizioni da una specie ad un’altra;

2) l’apparizione del bipedismo due volte in regioni diverse e tempi lontanissimi suggerisce il realizzarsi di una “legge di forma”, cioè di una relazione A PRIORI tra le componenti biologiche e atta a dare stabilità alla specie; la base materiale di una tale legge sono i numerosissimi vincoli INTERNI a cui fa rifermento la TRE quando descrive un punto di equilibrio (la specie di partenza e quindi anche quella di arrivo).

Il quadro complessivo che ne emerge è di un evoluzione che può realizzare anche in relativamente poco tempo un numero enorme di forme viventi, grazie alla ricombinazione di relativamente pochi elementi (per es. esistono solo 200 tipi di tessuto) in un numero transfinito di possibilità non casuali e quindi in parte ripetibili (dato il rispetto di leggi di stabilità).

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali.
Nel 2016 ha pubblicato “L’Ultimo uomo”

  • Alèudin

    Molto interessante, quindi anche in questo esatto istante in una qualche parte del mondo potrebbe stare avvenendo la stessa trasformazione?

  • Mi può spiegare meglio la “legge di forma”? L’apparizione del bipedismo due volte in regioni diverse e tempi lontanissimi può benissimo essere un esempio, per quanto sorprendente, di convergenza evolutiva.
    Che l’evoluzione possa realizzarsi anche in relativamente poco tempo non è certo una novità. Non capisco inoltre perché le possibilità siano “non casuali e quindi in parte ripetibili”. Anche un evento casuale — che, ricordiamolo, non è un evento totalmente privo di spiegazione — , essendo il risultato di forze e processi fisici, può ripetersi qualora le condizioni che l’hanno prodotto si ripetano.

    • Gabriele Ferrari

      ad alcuni genetisti una volta chiesi se l’homo sapiens sia nato una sola volta,la risposta e’ scontata tutti risponderebbero di si e che sono matto. Loro chiaramente mi dissero che c’e’ il dna che e’ la prova di tutto.Saperlo leggere e’ fondamentale !! Da allora ho capito una cosa.Ho capito che tutto quello che e’ accaduto e non e’ ripetibile come prova scientifica il nostro cervello tende a dargli importanza calcolando le probabilita’ che un evento sia stato possibile. Mi spiego meglio,se tu vedi un tuo amico per strada lo riconosci subito e non hai alcun dubbio che sia lui quindi credi immediatamente al 100% che hai di fronte il tuo amico. Facciamo un ipotesi,quante probabilita’ ci sono che nello stesso momento tu veda avanzare verso di te 5 individui identici e spiccicati insieme al tuo amico,che si muovono come lui nello stesso tempo dicendo le stesse cose? Tu mi dirai non esiste nessuna probabilita’!! ma in realta’ una su assurda remota possibilita’ esiste in quanto come il mondo ha prodotto quel tuo amico se ha le stesse condizioni ne puo’ produrre infinitamente ma la probabilita’ che succeda e’ talmente bassa che nemmeno ci passa per la testa una cosa del genere. Questa e’ solo una dimostrazione estrema di quanto contino i numeri nella nostra vita e coscienza

    • paolo magris

      Gentile Greylines, devo notare che lei, riguardo a questa scoperta, che stravolge le carte in tavola, non resiste alla tentazione di ricorrere alla “convergenza evolutiva” per spiegare come mai il bipedismo si sia sviluppato in luoghi e tempi diversi: è il solito paravento dell’evoluzionismo, quando si trova di fronte a strutture simili, ma senza poterle spiegare con la derivazione comune.
      Gli evoluzionisti amano dirci che strutture molecolari simili, come quelle di scimmia e
      uomo, presuppongono , o indicano, una discendenza comune; la somiglianza è la “prova regina” della discendenza comune. Il problema imbarazzante è che però, ci sono strutture morfologiche straordinariamente simili anche tra specie prive di antenati comuni, come accade tra l’occhio dell’uomo e quello del polipo, quasi identico, eppure nessun evoluzionista può dire che l’uomo deriva dal polipo, e stesso discorso per le ali dei pipistrelli – mammiferi- e degli uccelli.
      In questi casi la somiglianza morfologica non può essere spiegata dalla derivazione, perchè non in linea con la scala evolutiva, ed ecco per ovviare a questo problema gli evoluzionisti ci forniscono questa spiegazione: l’ala dei pipistrelli e quella degli uccelli si sono formate indipendentemente, senza derivazione, ed è allora evoluzione convergente. Il processo evolutivo ossia, può far nascere strutture morfologiche simili, in modo indipendente. Come si vede, quindi, per gli evoluzionisti, se la somiglianza morfologica è in linea con la scale evolutiva presupposta (che è costruita sulle somiglianze selezionate), diventa prova di evoluzione, se non lo è, la somiglianza non è più prova di derivazione, ma pura coincidenza. Un vestito cucito su misura. Per fare un paradosso, perchè invece, come avviene per le somiglianze morfologiche, non potrebbe in ipotesi esserci anche per le strutture molecolari una “evoluzione convergente”, cioè il dna di uomo e scimmia che si sono arrangiati in modo simile in modo convergente, per puro caso? improbabilissimo, certo, ma come lo è la bioluminiscenza, che si sarebbe formata indipendemente decine di volte!
      Con l’arma di riserva dell’evoluzione convergente la teoria, come sempre, esce intatta.

      • Fabio Vomiero

        Polpo, non polipo 🙂

      • Gabriele Ferrari

        ciao Paolo io sono solo un appassionato che si e’ fatto un idea di come stanno le cose,certo non sono sicuro di nulla in quanto non sono del mestiere,pero’ diversi genetisti mi hanno detto che la convergenza evolutiva esiste,tu sei dubbioso riguardo a questo?mi sembra di aver capito che dal dna si possano capire tantissime cose,non capisco cosa vuoi dire con convergenza del dna tra uomo e scimmia

        • paolo magris

          Volevo mettere in luce, con una ipotesi paradossale, come l’evoluzionismo da un lato utilizzi le somiglianze di strutture come prova di derivazione da un comune antenato – in quanto l’ipotesi di non derivazione sarebbe improbabile – poi, quando si scroprono strutture simili senza derivazione, ecco che invece il miracolo può accadere: palese doppio standard.

      • Gentile Paolo Magris, questo suo commento mi conferma che lei (come altri che scrivono qui) ha già un’idea forte e radicata sulla teoria dell’evoluzione, che considera una teoria “cucita su misura”, che gli scienziati vogliono solo difendere a prescindere dalle prove, in modo da far rientrare qualsiasi dato nella storia che hanno inventato. Lo scopo di questa invenzione lei qui non lo esplicita, ma se è in linea con le idee di altri autori e commentatori, immagino sia la giustificazione di una filosofia materialista e delle conseguenti politiche orwelliane che su essa si basano. Mi corregga se ho sbagliato a riguardo.
        In ogni caso, mi pare quindi evidente che io potrei portarle qualsiasi prova, dato e risultato di ricerche scientifiche, senza minimamente scalfire questa sua idea. Qualsiasi prova fornita da un biologo evolutivo per lei è un tentativo di distorcere la realtà e di forzare i dati in una storia che fa comodo al pensiero unico dominante. Qualsiasi voce contro, invece, per lei è una fonte di controinformazione attendibile, che si oppone al suddetto pensiero dominante.
        Per carità, non ho alcun interesse nel far cambiare idee alle persone. Mi spiace che lei la veda così, perché da un lato si perde la grande ricchezza del dibattito sull’evoluzione, che è molto più ricco di pareri contrastanti e decisamente meno dogmatico di come lei lo rappresenta. Dall’altro, questo suo rifiuto a priori la porta a “credere” ad approcci scientifici che in realtà di scientifico hanno poco, e che semplificano e banalizzano una teoria complicata e imperfetta. Come tutte le teorie.

        Da parte mia, seguo con grande interesse questa scoperta, cercando di non farmi abbindolare dagli annunci esagerati e aspettando curioso di vedere quali novità porterà nello studio dell’evoluzione. Credo che non ci sia nulla di più interessante, per un appassionato di scienza, di una scoperta che mette in discussione ciò che ritenevamo sapere su un certo tema.

        • paolo magris

          Gentile Greylines, non ci capiamo: le avevo fatto un’obiezione specifica, e lei mi ha risposto mettendomi in bocca finalità e pensieri che non ho.
          Nello specifico : non mi interessa, né indago, le finalità e il background culturale di chi sostiene a spada tratta l’evoluzionismo, né mi cambia nulla se siano essi atei , credenti, scettici o altro. Ad esempio di Dawkins, nulla
          mi importa delle sue credenze o posizione filosofiche: quand’anche fosse un focolarino, avrei le medesime opinioni sulle sue sciocchissime uscite scientifiche. Mi interessa il cosa, non il perchè: è certo che l’evoluzionismo gode di una promozione scolastica ,istituzionale e massmediale del tutto svicolati dal suo “stato di avanzamento” ;i motivi non li so. Mi permetta di ritenere, dopo aver a lungo interrogato biologi evolutivi, che in merito alla nascita della vita e allo sviluppo della complessità biologica siamo, se non all’anno zero, ben lungi dall’aver sviluppato una teoria con un minino di plausibilità, siamo allo stadio di semplici congetture e ipotesi. Lei non condividerà, ma non sono il solo a
          pensarla, anzi sono in buona compagnia. Per tornare al mio quesito,
          le avevo chiesto se ritiene o no contraddittorio, dal punto di vista
          del metodo scientifico, invocare la somiglianza di strutture per
          provare al comune discendenza, e per poi, laddove la comune
          discendenza è esclusa, spiegare la somiglianza con la “evoluzione
          convergente”. Mi pare un escamotage di comodo, che serve a
          coprire una falla della teoria.

          • Gentile Magris, cerco di risponderle punto per punto.
            1) Lei ha definito l’ipotesi della convergenza evolutiva “il solito paravento dell’evoluzionismo”, ha parlato di “vestito cucito su misura” e “doppio standard”, e ha concluso il suo intervento scrivendo che “Con l’arma di riserva dell’evoluzione convergente la teoria, come sempre, esce intatta.” Mi pare evidente da queste parole che per lei ci sia un’intenzione di difendere sempre e comunque la teoria, tappandone le falle in maniera forzata.
            Sul perché gli scienziati dovrebbero inventarsi toppe e paraventi ho fatto un’ipotesi mettendo insieme le argomentazioni che ho letto su CS in questi anni, precisando con la dovuta prudenza che lei in questo caso non ha esplicitato nulla. Quindi non può accusarmi di averle messo in bocca finalità e pensieri che non ha. È innegabile che molti che scrivono qui ritengono che la teoria dell’evoluzione sia un’invenzione atta a giustificare il “pensiero dominante” materialista. Se lei mi dice che non condivide queste posizioni, ne prendo atto e me ne rallegro.
            2) Lei scrive che “è certo che l’evoluzionismo gode di una promozione scolastica ,istituzionale e massmediale del tutto svicolati dal suo “stato di avanzamento””. Anche questa frase mi fa pensare che per lei ci sia un establishment che ci tiene a “propagandare” la teoria. Potrei farle notare che forse tale supporto deriva dal fatto che la teoria (imperfetta, ricordiamolo, come tutte le teorie scientifiche) sia considerata solida dal punto di vista scientifico. Ma a parte questo, ciò che mi interessa è il fatto che per lei questo supporto sia svincolato dallo stato di avanzamento della ricerca sull’evoluzione. Mi piacerebbe capire cosa intende e su che basi (scientifiche, ovviamente) si basa questa sua affermazione.
            3) Lei afferma di aver interrogato diversi biologi evolutivi, ma non ho capito se siano stati questi biologi evolutivi a dirle che siamo “ben lungi dall’aver sviluppato una teoria con un minino di plausibilità, siamo allo stadio di semplici congetture e ipotesi”, o se sia lei a essere giunto a tale conclusione dopo aver parlato con loro. In ogni caso, mi potrebbe fornire qualche riferimento, che di certo questi biologi evolutivi le avranno dato, in modo che io possa capire meglio le loro argomentazioni scientifiche? Se no siamo al livello di “mi ha detto un amico che…”
            Insomma, non metto in dubbio che lei sia in buona compagnia. Vorrei però capire qualcosa di più su questa compagnia, cioè sulla scienza su cui si basano le critiche. Per quanto ne so io, ci sono grosso modo due categorie di scienziati che si occupano di evoluzione:
            – biologi evolutivi, cioè persone che hanno dedicato la loro attività di ricerca allo studio dei meccanismi dell’evoluzione. Fra di essi ci sono senz’altro critici del neodarwinismo, che — dovendo semplificare molto — contestano il ruolo attribuito alla selezione naturale e ai geni. Queste critiche sono motivate con argomentazioni scientifiche e questi scienziati lavorano in università prestigiose, scrivono libri, vengono invitati a tenere lezioni e seminari, e pubblicano paper su riviste peer-reviewed serie. Insomma, nessuno impedisce a loro di parlare. Anzi, il loro contributo arricchisce il dibattito scientifico su questo argomento.
            – scienziati specializzatisi in altri campi, che quindi non hanno dedicato la loro attività di ricerca all’evoluzione. La maggior parte delle loro critiche sono basate su argomentazioni che o sono poco scientifiche, o sono confuse a livello epistemologico, oppure sono state smontate da anni. Curiosamente, la grande maggioranza di questi scienziati appartiene, in maniera più o meno esplicita, a movimenti ideologico-politici che si oppongono alla teoria dell’evoluzione per motivi che di scientifico hanno poco. Esiste anche una minoranza che prende le distanze da queste posizioni ideologiche, ma le loro critiche sono basate su (vecchi) fraintendimenti di alcune novità della ricerca (Fodor, Piattelli Palmarini) o su motivazioni più filosofiche che scientifiche (Nagel). Anche questi, che chiameremo non-specialisti, lavorano in università, scrivono libri, e vengono invitati a tenere lezioni e seminari. Gli ideologi, in certi paesi, sono anche ben finanziati. Certo, le loro critiche alla teoria dell’evoluzione non finiscono su riviste peer-reviewed, e qui le spiegazioni possibili sono due: il pensiero scientista dominante li censura o (Rasoio di Occam) le loro argomentazioni sono scientificamente povere.
            4) Sul rapporto fra analogia (tratti con simili funzioni, emersi indipendentemente tramite evoluzione convergente) e omologia (tratti con un’origine comune, che possono anche avere funzioni diverse) c’è una letteratura molto ampia. Prendiamo l’esempio di pipistrelli e uccelli: entrambi sono tetrapodi, quindi il numero di arti è un tratto omologo, ereditato da un lontano antenato comune. Le loro ali sono simili (arti superiori adattatisi per il volo) ma hanno anche molte differenze strutturali. La loro somiglianza quindi è più funzionale che morfologica. Lei ha ragione quando afferma che tale somiglianza (analogia) non ha una derivazione comune, ma sbaglia quando la descrive come una pura coincidenza. Semplificando molto, si può infatti dire che organismi diversi che vivono in nicchie ecologiche simili si trovano ad affrontare “problemi” simili ed è possibile che sviluppino soluzioni simili a tali problemi. Le ali di pipistrelli e uccelli non sono quindi dovute al fantomatico “puro caso”, ma a un processo di selezione naturale che ha favorito lo sviluppo di tratti adatti al volo, in quanto vantaggioso in determinati contesti ecologici.
            Il suo paradosso tanto paradossale non è, perché l’evoluzione convergente esiste anche a livello molecolare. Dove lei sbaglia di nuovo è nel tirare di mezzo il “puro caso”. L’origine indipendente di soluzioni simili sembrerebbe essere dovuta a vincoli chimici intrinseci delle molecole.
            https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3581919/
            http://www.nature.com/nature/journal/v502/n7470/full/nature12511.html?foxtrotcallback=true
            Le suggerisco quindi di lasciar perdere l’idea del puro caso e vedrà che non c’è nessun bisogno di inventare toppe o paraventi.

    • Voce nel deserto

      Convergenza = botte di culo probabilisticamente improponibili a ripetizione.
      Bella teoria.

      • Posso chiederle da dove deriva questa sua personale definizione di convergenza evolutiva?

  • Nando

    E’ importante, da un punto di vista evoluzionistico, sottolineare che questa scoperta non cambia significativamente il tempo di evoluzione degli ominidi, ma piuttosto la loro morfologia e la loro località.

    Il bisogno quindi “fare salti” non è tanto cronologico ma piuttosto spaziale, riguardo le migrazioni del periodo messiniano dei tempi geologici: un periodo eccezionale alla fine del Miocene in cui il mar mediterraneo si sarebbe prosciugato per qualche tempo (geologico), permettendo migrazioni straordinarie.
    Consiglio la presentazione dell’autore dello studio Per Erik Ahlberg : goo.gl/RMYQAu

    Gli autori affermano tuttavia in modo chiaro che l’età delle impronte non è un problema e l’ipotesi più probabile è che le orme Trachilos siano state lasciate da un membro filogeneticamente alla base del clade degli Hominini.
    “The age of the Trachilos footprints, though strikingly early, is not problematic for this hypothesis: assuming an age of slightly more than 5.6 Ma (Fig. 14), they are approximately coeval with Orrorin and somewhat younger than Sahelanthropus ( Sénut et al., 2001; Brunet et al., 2002 ; Almécija et al., 2013).”

    Credo che in merito alla questione non sia necessario quindi scomodare la sua teoria per spiegare il ritrovamento, che aiuta piuttosto a fare ipotesi sui piedi di Orrorin e Sahelanthropus sottolineando che ha un effetto dirompente più biogeograficamente che evoluzionisticamente.

    • Voce nel deserto

      Due “esperti”, due citazioni e via, pezza pronta.
      Il dogma è salvo.

  • Fabio Vomiero

    Mi sembra che l’articolo originale sia abbastanza chiaro, come altrettanto chiara e lucida è l’analisi di Nando che ne riassume efficacemente i contenuti. E’ vero, il ritrovamento è potenzialmente molto importante, perché potrebbe indubbiamente contribuire a ridefinire nuovamente alcune ipotesi sulle dinamiche biogeografiche del clade degli ominini. Tuttavia c’è da notare la grande e giusta prudenza degli autori testimoniata anche da un esplicativo punto di domanda sul titolo. Per non ripetere quanto già detto da Nando, io vorrei invece centrare l’attenzione sull’epistemologia. Alcuni, infatti, tendono ad utilizzare al riguardo termini come “racconto” o “narrazione” per indicare, in senso dispregiativo, il carattere “non matematicamente certo” della biologia evoluzionistica mettendone in dubbio persino la sua scientificità. Ebbene, l’evoluzione biologica, e prima ancora quella cosmica e quella organica SONO delle narrazioni possibili del mondo, difficoltose ricostruzioni interdisciplinari di eventi avvenuti, esattamente come avviene per la storia classica. E come per la storia classica il quadro non è mai definitivo (anche se qualcuno ingenuamente potrebbe crederlo), i risultati della ricerca sono sempre work in progress. Si definisce appunto scienza storica, per differenziarla dalla scienza galileiana classica. Si parte però comunque dal presupposto solido e unanimemente accettato dalle scienze biologiche che la vita abbia una storia. Se qualcuno mette in dubbio anche questo, siamo allora agli stessi livelli della terra piatta per capirci.

    • viaNegativa

      Personalmente non chiamo con intento dispregiativo “racconto” o “narrazione” la TdE, eppure la chiamo a tal modo e questo perché mi piace dar alle cose il loro nome.

      E del resto, visto il livello (doppio) di congetturalità di cui è permeata tale teoria (sia – almeno in una certa misura – delle leggi sia dei fatti che si
      ipotizzano che si siano verificati come condizioni iniziali) , come potremmo non chiamarla racconto/narrazione? [Idem, e anzi a maggior ragione, per quanto riguarda le teorie circa l’origine dell’Universo, teorie che riguardando la “situazione originaria” par exellance non permettono nemmeno di fare un passo indietro per spiegare le condizioni iniziali, giacché a quel punto non è più possibile mostrare che possano essere ragionevolmente dedotte a partire da altre condizioni iniziali più arretrate e sulle quali vigono leggi di livello più primitivo.]

      Detto questo, lei stesso Vomiero ammette che quello evolutivo è un racconto possibile e questo ai miei occhi la pone sicuramente su un altro livello rispetto a chi ha intessuto con protervia e sicumera quello che, per l’appunto, non può che rimanere solo un racconto. Un racconto possibile, certamente. Eppure – è bene ricordarlo – possibile non va necessariamente a braccetto con plausibile.

      • Fabio Vomiero

        Io credo invece viaNegativa che la differenza tra scienza e il resto stia proprio nella sua plausibilità, in quanto tra le varie possibilità, viene sempre ritenuta valida la più plausibile, come risultato dell’applicazione di metodi, criteri di prova, finalità, nella fattispecie proprie delle scienze biologiche.

        • viaNegativa

          È proprio così infatti. Ciò che caratterizza le scienze naturali è la loro plausibilità, nel senso che i loro risultati sono SOLO plausibil, dove questa plausibilità è legata all’ipoteticità del metodo che tali discipline seguono (a differenza di altre scienze che invece raggiungono risultati certi, nel senso di veri, in virtù dell’apodicittà degli assiomi da cui procedono in quanto sono gli unici ad essere autoevidenti alla ragione).

          Rimane il fatto che la plausibilità/ragionevolezza delle scienze naturali viene in gradi e ciò che in questa sede viene messo in discussione, nello specifico, è il livello di plausibilità della spiegazione neo-darwiniana.

          • Fabio Vomiero

            Le volevo chiedere ViaNegativa, se ha tempo per rispondermi, cosa intende esattamente per altre scienze che raggiungono risultati “certi o veri”? Si riferisce alla matematica, che più che una scienza io la definirei un linguaggio, o a qualche altra disciplina o forma di conoscenza? La ringrazio per l’eventuale risposta.

          • viaNegativa

            Le scienze a cui mi riferivo, essendo – come già ho detto – le uniche
            che procedono da assiomi autoevidenti al pensiero umano, non possono
            essere altro che discipline meta-logiche e meta-fisiche.

            La matematica naturalmente ne è esclusa, anzitutto perché non procede da assiomi autoevidenti e poi perché essendosi costituita (al pari della logica) come disciplina puramente formale essa è valida in quanto non contraddittoria (=coerente) indipendentemente dall’oggetto materiale a cui viene applicata, ma proprio in ragione di ciò la matematica non ha nulla da dire del vero o del falso rispetto alla realtà, ma solo del contraddittorio/non contraddittorio all’interno di se stessa. [A margine: se si considera che attualmente è proprio la matematica la fondazione ultima delle scienze naturali e che però le può fondare solo rispetto alla conoscenza delle relazioni tra le grandezze e non come conoscenza di verità, si dovrebbe almeno inizare ad intravedersi il perché dell’originarsi della crisi della scienza quanto al valore che essa ha come teoria, come forma di conoscenza. Problema che ogni tanto viene accennato qui su CS, anche se non è mai stato stato eviscerato sistematicamente.]

  • Maurizzio

    Beh se il mio ex quotidiano(intendo la mia parte di lettore) Dice che……”probabilmente”la notizia è importante!

  • Simon de Cyrène

    Sempre piacevole avere questo tipo di scoperta che, ovviamente , spero troverà ulteriori conferme indipendenti.

    Tutto questo è comprova di quel che si è sempre supposto: (a) il processo evolutivo non è casuale visto che in simili circostanze anche a milioni di anni di differenza, si hanno simili risultati e, (b), che globalmente complessificnadosi, i sistemi biologici tendono verso soluzioni ottimali ben precise.

    Siamo ben lontani dalle ipotesi darwiniste o neo darwiniste: qui si sta dicendo nei fatti che la relazione tra ambiente e elementi specifici di un ambiente siano globalmente in una relazione di intenso feedback mutuale che percorrono quindi traiettorie ben determinate anche se non prevedibili.

    Belle notizie. Grazie

    • 1) Il caso in biologia non significa totale assenza di vincoli e regole. Nessun biologo evoluzionista ritiene che una base azotata cambi senza motivo, o che un segmento di genoma si sposti senza motivo, o che un fenomeno di trasferimento genico orizzontale avvenga senza motivo. Esistono cause fisiche, chimiche, biologiche e ambientali dietro a ciascuno di questi fenomeni. Ma queste cause — pur essendo, come giustamente scrive lei, determinate e non prevedibili — non portano, sempre e in maniera rigidamente deterministica, ai medesimi risultati. È qui che entrano in gioco i concetti di contingenza e sistema complesso.
      2) La scoperta non dimostra che i sistemi biologici tendono verso soluzioni ottimali, ben precise. Ritengo più corretto dire che certi tratti hanno più probabilità di formarsi ed emergere, vuoi per vincoli chimico-fisici a livello molecolare, vuoi perché rappresentano soluzioni più adattative in determinati contesti a livello di individui e popolazioni. Ma parlare di tendenza a soluzioni ottimali e precise vuol dire vedere un determinismo piuttosto rigido, secondo il quale lo stesso sistema nella stessa condizione si evolverebbe sempre nello stesso modo. E, per quanto ne sappiamo, non è così che vanno le cose.
      3) Da come lo descrive lei, sembra che per il neodarwinismo il processo evolutivo sia totalmente casuale (nel senso di assenza di vincoli e regole), nonché privo di traiettorie determinate e di un continuo feedback fra ambiente e organismi. È così? Se sì, devo avvisarla che forse la sua visione della teoria dell’evoluzione non è molto aggiornata.

  • Enzo Pennetta

    Ho letto i vari interventi e sono positivamente impressionato dalla chiarezza e pertinenza delle considerazioni degli intervenuti.
    Così come sono impressionato dalla capacità della teoria neodrwiniana di adattarsi a qualunque fatto nuovo piegandolo fino a farlo rientrare nella teoria stessa.