Svezia, il Paese che muore di multiculturalismo

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Negli ultimi tempi sui canali della cosiddetta “informazione alternativa” sono stati pubblicati diversi articoli che testimoniano la difficile situazione che la Svezia sta vivendo a causa dell’immigrazione (qui  e qui  due dei tanti articoli sull’argomento) . Per chi sa l’inglese, su Youtube è possibile vedere diversi video che testimoniano la realtà delle no-go zones, cioè interi quartieri completamente in mano a musulmani, in cui hanno paura a entrare non solo le donne , ma persino la polizia e le ambulanze. Il governo e i media, però, sembrano ignorare tutto ciò, e le uniche raccomandazioni che sono riusciti a dare sono tipo questa .

Alcuni mesi fa, il giornalista e documentarista Pelle Neroth ha realizzato un documentario sulla situazione svedese, dal titolo Svezia: Dying to be Multicultural (basato su un suo libro  ), che è possibile vedere qui  con i sottotitoli in inglese. Nel documentario vengono intervistate diverse persone sul tema del “multiculturalismo”. Molti degli intervistati sono essi stessi immigrati o figli di immigrati, soprattutto dell’Europa dell’est, e probabilmente è proprio per questo che riescono a vedere la situazione con più chiarezza rispetto agli svedesi. Di seguito riportiamo i contributi più importanti.

Il regista fornisce innanzitutto alcuni dati.

Nel 2015 la Svezia (che, ricordiamolo, ha poco più di 10 milioni di abitanti) ha accolto 163.000 migranti e rifugiati (71% dei quali erano maschi) a cui venne data la residenza permanente. Le risorse spese su di essi eguagliano l’intero budget dell’ONU per tutti i rifugiati nel mondo. Secondo alcune stime, nel 2040 gli svedesi potrebbero essere una minoranza nel loro stesso paese.

Il documentario si concentra soprattutto su Malmö, che si trova a vivere una situazione molto più grave rispetto al resto del Paese. Solo nelle prime due settimane del 2017, ad esempio, ci sono stati 24 attacchi con granate e 3 omicidi. Il tasso di omicidi annui pro capite è più alto che in Sudafrica. Ogni anno, a Malmö vengono date alle fiamme circa 400 auto. Solo nel 2016, nelle scuole ci sono stati 120 incendi dolosi. Dal 2014, ci sono state 26 esplosioni di granate. Gli ebrei stanno lasciando la città, perché non si sentono più al sicuro a causa degli attacchi subiti da gang di giovani musulmani.

 Il 44% dei cittadini è composto da immigrati o figli di immigrati e il 25% è musulmano. In una delle scuole della città, su 1000 studenti solo due sono svedesi. Il quartiere di Rosengard è formato al 90% da immigrati. Il 74% degli immigrati maschi è disoccupato, e la percentuale è molto più alta tra le donne. Dopo 8 anni, solo un immigrato su 5 ha un lavoro a tempo pieno.

Come dicevamo all’inizio, ci sono quartieri in cui le ambulanze non entrano senza una scorta della polizia. I paramedici vengono spesso minacciati da folle arrabbiate, che dicono loro quali feriti prendere e quali no.

Secondo il regista, se la diversità portata dal multiculturalismo fosse davvero una forza, allora Malmö dovrebbe avere le scuole migliori, la minore criminalità e l’economia più forte della Svezia. Invece, dati del 2016 mostrano che, su 290 comuni svedesi, Malmö è al  235° posto nell’istruzione primaria. Nel 2014, solo uno studente su 10 si è diplomato alla scuola Varner Ryden, la più multiculturale di Malmö. L’anno seguente la scuola fu costretta a chiudere, a causa dell’alto tasso di violenza degli studenti. Carmen, un’ interprete libanese, dice che i genitori musulmani non vogliono che i loro figli si integrino e che partecipino alle attività insieme ai ragazzi svedesi.

La situazione di Malmö è particolare, perché, dal punto di vista dell’immigrazione, la città si trova circa 20 anni avanti rispetto al resto della Svezia. Al momento la città sopravvive solo grazie a un finanziamento a fondo perduto annuale di 570 milioni di dollari all’anno che proviene dal resto del Paese. Cosa succederà quando tutta la Svezia si troverà nella situazione di Malmö?

Passiamo alle interviste.

Nima Golam Ali Pour, di origini iraniane, fa parte del partito conservatore Sweden Democrats, l’unico che si oppone all’immigrazione di massa e che per questo viene ostracizzato dall’opinione pubblica e dagli altri politici, che cercano di escluderlo in tutti i modi dalle decisioni. Secondo lui, la gente non capisce la differenza tra criticare l’immigrazione e criticare gli immigrati. A causa delle sue visioni politiche, Ali Pour non riesce a trovare la voro. È professore di storia, ma, nonostante ci sia carenza di insegnanti perché tutti lasciano il lavoro a causa della violenza nelle scuole, nessuno vuole assumerlo.

Barbara è un’interprete, origini polacche. Secondo lei, l’80% degli svedesi ha subito il lavaggio del cervello e il restante 20% è oppresso, molto più oppresso dei polacchi sotto il comunismo, perché all’epoca i polacchi sapevano quello che stava succedendo. In Russia e nella Germania dell’est le persone venivano messe in prigione, in Svezia perdono il lavoro. Riguardo i media, Barbara dice che essi ignorano le violenze delle gang, di cui si parla solo nei media alternativi.

Bogdan è un’autista di autobus, anche lui di origini polacche. La criminalità, dice, è fuori controllo. Non c’è paragone con la Malmö degli anni ’80 e ’90. Ormai, quando i ragazzi fumano negli autobus, fanno a botte o danno fastidio ai passeggeri, non si interviene più. Molti giovani svedesi di origini polacche che vogliono mettere su famiglia tornano in Polonia, nonostante in Svezia avrebbero una vita migliore economicamente. Essi, però, non credono nel futuro e nei “valori” europei di paesi come Svezia, Germania e Gran Bretagna. In Polonia ridono della Svezia, perché sanno quello che sta succedendo. Tutti sanno quello che sta accadendo in Svezia, tranne gli svedesi. Anche lui paragona la situazione dei media svedesi a quelli della Polonia comunista. I media dicono quello che gli è stato detto di dire.

Göran Adamson è professore di Sociologia politica al Malmö University College e autore del libro Multiculturalism: A Critique from the Left. Secondo lui, se il multiculturalismo si basa solo sul riconoscere passivamente le altre culture, tali culture non saranno spinte a cambiare, e alcune di esse hanno bisogno di cambiare, ad esempio nell’approccio alle donne e allo stato (passaggio dal clan allo stato), o per quello che riguarda la libertà di parola. Tuttavia, se esprimi queste idee la gente pensa che tu ti ritieni migliore degli altri.

Riguardo gli ebrei che stanno lasciando Malmö, la versione ufficiale è che essi sono stati infastiditi dai neonazisti, ma a Malmö non ci sono neonazisti. In realtà sono stati attaccati da gruppi di giovani musulmani e quindi se ne sono andati.  La realtà ormai non conta più. Se dici le cose giuste, anche se sono false, puoi stare tranquillo, hai un sacco di amici e scrivi un sacco di articoli. Però se dici le cose sbagliate, ma vere, puoi avere dei guai. Anche l’Inghilterra è un buon esempio del fallimento del multiculturalismo. Nell’università regna un’opinione egemonica. Politici, giornalisti e università hanno creato una situazione esplosiva.

In passato Adamson venne sospettato di essere un nazista, perse il precedente lavoro e il decano dell’università cominciò ad attaccarlo, dicendo che c’erano molti problemi con colleghi e studenti. Quando Adamson gli chiese di fornirgli qualche esempio,  il decano non ne fu in grado. Questo accadde tre settimane dopo la pubblicazione del suo libro. Il problema di quel libro era che la critica al multiculturalismo veniva da sinistra e non da destra.

Adamson racconta poi quello che gli accadde durante una lezione in cui parlava di John Stuart Mill. In aula c’era una studentessa svedese convertitasi all’Islam, completamente vestita di nero e col capo coperto. Dopo la lezione, la studentessa gli scrisse un’e-mail, accusandolo di non essere stato “neutrale”. Il capo del dipartimento lo chiamò quattro o cinque volte per parlare sia con questa donna che con un’altra. Poi, dopo otto mesi, la vicenda si concluse e lui non venne ritenuto colpevole né di diffamazione, né di  discriminazione. La studentessa si era rivolta al più alto tribunale svedese per i casi di discriminazione, lo Justitieombudsmannen. Se continua così, dice Adamson, nessuno vorrà più parlare davanti agli studenti.

Erik J. Olsson è professore di Filosofia teoretica all’Università di Lund. Dopo il dottorato lavorò in Germania e dice che lì c’era più liberta di critica, ma una volta tornato in Svezia si accorse che la situazione era diversa. Se, ad esempio, si fanno critiche alle ricerche di qualcuno si può finire nei guai. Si vuole trasformare l’università in un business privato e renderla così meno indipendente. La Svezia è famosa per le sue “agende”. Oltre a quella multiculturale, c’è ad esempio quella delle scienze forestali, che vuole promuovere il modello svedese, e quella della prostituzione, dove si punisce chi compra servizi sessuali. La Svezia è un marchio che viene venduto e anche l’università è diventata un marchio.

Jens Stilhoff Sörensen è docente all’università di Göteborg e ha fondato un’associazione per difendere la libertà di parola nelle università, chiamata Academia Rights Watch. Secondo lui le università svedesi non si attengono più ai principi dell’UNESCO e fa l’esempio di alcuni articoli di ricerca rimossi dal database dell’università.

Viene poi mostrato uno spezzone di un servizio della TV australiana ABCNews del 2016. La giornalista dice che a Malmö ci sono 55 no-go zones dove le ambulanze devono essere scortate dalla polizia. All’inizio del reportage gli immigrati sono felici di parlare con i giornalisti, ma non appena la polizia se ne va arrivano uomini dal volto coperto che attaccano tutta la troupe.

In Svezia esistono cinque o sei giornali alternativi. Jan Sjunneson è redattore capo di due di essi, Avpixlat e Samtiden. Poiché trattano temi come l’immigrazione e altri che i media non vogliono trattare, vengono chiamati hate media. Sjunneson racconta addirittura che alcune persone, parlando con lui, si sono messe a piangere perché hanno capito di non essere razziste e che c’erano altri che la pensavano come loro. Anche lui ribadisce che un quarto del budget di Malmö non viene dai contribuenti della città e per questo Malmö non può essere un modello per il resto della Svezia. Probabilmente è un test per vedere quando il resto del Paese si sveglierà.

Il regista intervista anche una persona che, al contrario delle altre, appoggia le politiche svedesi sull’immigrazione. Si tratta di Rustan, un assistente sanitario. Rustan sostiene che in Svezia c’è posto per molti altri immigrati. Ci sono molte persone anziane che hanno bisogno d’aiuto e quindi c’è bisogno di giovani. I migranti che vivono di welfare hanno i mezzi per fare shopping e spendere i loro soldi e quindi questo è un bene per l’economia.  Quando Neroth gli chiede cosa accadrà alla cultura svedese se gli immigrati aumentano, Rustan risponde che non esiste una vera cultura svedese, perché molto di ciò che pensiamo sia svedese è stato importato dall’estero. Nel mondo ci sono persone in difficoltà e dobbiamo aiutarle.

Riguardo chi non vuole gli immigrati, probabilmente si tratta di persone che si sono fatte influenzare da voci e brutte storie. Il problema, quindi, è l’ignoranza. D’improvviso ogni crimine viene attribuito agli immigrati, ma a volte è la polizia che ne ha colpa. Se i poliziotti non capiscono perché un’auto è in fiamme, saltano subito alla conclusione che è un incendio doloso. A volte si pensa che la società sia peggiore di quello che è in realtà.

Il regista conclude  dicendo che persino su Facebook i suoi amici svedesi sono molto cauti nel lasciare commenti critici, mentre quelli non svedesi si sentono più liberi di criticare.

Questa dunque è la situazione in Svezia per quello che riguarda l’immigrazione. Per chi volesse approfondire altri aspetti di questo Paese suggeriamo il documentario di Erik Gandini La teoria svedese dell’amore  che invece esamina quello che sta accadendo a livello di relazioni sociali.

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About Author

Laureata in Lingue presso l'Università per gli studi di Perugia, lavora come traduttrice dall'inglese e da alcuni anni studia pedagogia.

  • Maurizzio

    Gli svedesi si sono sempre sentiti(in tutto e per tutto) un popolo evoluto e moderno.Senza inibizioni, dove tutto è stato provato e sperimentato(sesso,droghe,alcool senza nessun controllo eccetera eccetera) iniziando dagli anni sessanta.Putroppo in questo,anche per il mio Paese d’adozione ovvero la Danimarca ,un briciolo di cancro da loro esportato è sopravvissuto a Copenaghen(Cristiania) per lunghi decenni.Mancava lo splancare le porte a chi non è biondo:Obbiettivo Raggiunto!ps.Dopo secoli(adesso NEUTRALI assoluti) in cui gli svedesi vivevano solo di guerra(passato e in epoca moderna ma non solo i famosi vichinghi) e massacri(milioni di vittime della loro ferocia)assieme a gli altri “neutrali” svizzeri (che si sono venduti per ogni e qualsiasi guerra)forse è meglio che si diluiscano con altri popoli(sperando nella biologia).Fine del vichingo dopo tanti secoli?

    • Alèudin

      La questione è che non si diluiscono ma si auto-annientano.

      • Maurizzio

        Per capire le scelte di questi ex vichighi non basterebbe “uno bravo”.Prima vivevano solo di violenze adesso ed è vero sono alla ricerca folle dell’auto.annientamento.Questo non è buonismo “stile europa del sud” ma qualcosa di più profondo.A parità di bontà mielosissima ci sono i miei connazionali Danesi ma ben pochi di essi sono disposti a calare le ……..al primo arrivato.E poi la soluzione dei problemi di questi popoli(asiatici,africani ecc) sfruttati e sempre con governi corrotti al cento per cento non è certo la fuga!

        • Maurizzio

          Nell’europa del sud prevale,per quando riguarda il buonismo senza limiti,la religione, in questo caso(con un popolo svedese in gran parte “ateo”)è veramente una questione di buonismo “con un senso di colpa storico”.Povera Pazza Europa.

          • Alèudin

            Sono d’accordo, vivono un senso di colpa unito ad uno spaesamento dovuto alla mancanza di identità, si illudono con il buonismo di essere appunto buoni ma finiscono per vivere fuori dalla realtà. Non capiscono nè gli immigrati nè loro stessi. Gli immigrati invece hanno un iper senso di identità per cui di fronte ad un popolo che non ha nulla da proporre/contrapporre loro, semplicemente lo schifano e lo annientano.

          • Maurizzio

            Un grossissimo problema per tutta la Scandinavia.Ma ripeto questi popoli(asiatici,africani ecc.) fuggitivi dalle loro terre,anch’essi, devono ritrovare la Dignità e combattere contro una satanica corruzione ,complice di forze economiche mondiali.Rifiutare le elemosine di questi poveri im……e alzare la testa!

          • valentino

            Caro Stò, se mi permetti di chiamarti ancora così, non posso essere più d’accordo con te di quanto sono. Conosco una ragazza svedese, ragazza, insomma ha passat i 50 ma essendo quasi mia coetanea per me è sempre una ragazza, è una persona dolce, gentile, colta ma ho sempre notato in lei come un distacco da sè stessa, difficile da spiegare, la lei che lavora e che vive semra non riconoscere la lei che è. Non mi riesce di spiegarlo, veramente, mi dispiace ma tant’è, statisticamente una persona non è significativa, magari mi saprai dire tu se è una cosa diffusa o meno. Per quanto riguarda le responsabilità è proprio come dici tu, da entrambe le parti ci devono essere assunzioni di responsabilità e chi scappa di certo non se ne vuole assumere, d’altra parte in certe aree del mondo la situazione è davvero insostenibile e chi scappa lo posso anche capire. Purtroppo però, come è stato fatto notare nel post su Sankara, quelli che scappano non sono, nella grandissima maggioranza, i più poveri, ne’ quelli che più soffrono persecuzioni di vario tipo, da quelle tribali ed etniche a quelle politiche a quelle culturali a quelle religiose ma bensì gente che fugge dal proprio dovere verso sè stessa, verso la propria famiglia e verso la propria nazione, gente che fugge il lavoro e la responsabilità quotidiana, figurarsi come può porsi di fronte al lavoro ed alla responsabilità, spesso pericolosa oltre che faticosa, necessarie per cambiare le cose nei loro rispettivi paesi; un’altra grossa fetta, e parlo degli islamici, sono quì per conquistarci, è inutile negarlo è dall’800 D.C. che ci provano in tutti i modi e che si ripetono come un mantra che devono conquistare Roma, che è il simbolo di tutto l’occidente, e che lo faranno perchè lo ha promesso Allah, e qui siamo noi a fuggire dalle nostre responsabilità, rifiutandoci di guardare la realtà per quello che è e seguendo un pensiero che ha più a che vedere con le storie, nel senso delle favole, che con la storia; giudici che assolvono persone che commettono delitti perchè “è la loro cultura”, welfare, per quel poco che rimane, che si sta orientando sempre più a favore dei “migranti” anche a costo di ridurre sul lastrico i locali, relativismo culturale.
            Si continua a ripetere il mantra falso e bugiardo che questi “fuggono dalla fame e dalle guerre”, cosa che non è, nella maggioranza dei casi vera ma che se proprio vogliamo crederci dovremmo domandarci cosa provochi questa fame e questa miseria e la risposta è sempre la stessa: appropriazione delle risorse. Siamo noi a provocarle, o meglio, sono gli stessi che stanno impoverendo noi, che le provocano ed utilizzano questi disperati (pochi), questi delinquenti (molti) e questi invasati (anche qui, molti) come un ariete per diluirci e alla fine annichilirci riducendo tutti nello stesso stato di miseria e dipendenza.
            E’ un’epocale guerra che è sopratutto culturale perchè non è la potenza industriale o agricola o militare il nerbo di una nazione ma il suo spessore culturale.
            Le loro colpe le conosciamo, facevano i delinquenti nei loro paesi di origine e continuano a farlo nei paesi ospitanti, sono seguaci di una religione violenta e la mettono in pratica; niente di nuovo.
            E le nostre colpe? Oh se sono grandi, anzi grandissime, nel non difendere la nostra cultura e identità.
            In definitiva siamo degli smidollati e finiremo col soccombere e forse è giusto così.

          • Maurizzio

            Dico come direbbe Pennetta: Valentino entri sempre nel dunque dei problemi con delle analisi accurate(in questo caso viste dalla finestra di un cristiano ovvero da una persona influenzata dalla cultura cristiana occidentale).Abbiamo vinto la guerra della pancia(dopo millenni di mancati desideri a base di luculliani banchetti) stiamo perdendo quella della Dignità ? Probabilmente si. Ci siamo inventati leggi idiote solo per rispettare “un ordine supremo”: Porgi l’altra guancia ? Non posso crederci.Gesù che ho sempre ammirato non può aver inculcato,nei secoli,un ordine che non ha alternative? Sii sempre “buono” sempre sempre ? A differenza dell’altra religione che impone: Vai e conquista il mondo,con ogni mezzo ? Sii sempre buonista in caso contrario scordati il Regno dei Cieli.Ma dico dunque quelli come me(un pò “duri”) sono condannati in partenza.Oppure come dice quell’Uomo vestito di Bianco neppure io debbo preoccuparmi.Tanto in un Universo infinito(scienza docet…più o meno)anche per tipini come me un piccolo Regno dei Cieli è sempre aperto:Grazie.Valentino abbiamo già detto che fuggire dal propio paese e non combattere contro il Male e la Corruzione può essere definito con due sole parole:Vigliaccheria e Tradimento(sto parlando nello specifico dei Paesi Africani e Asiatici ecc. che entrambi amiam).Stò.

          • Voce nel deserto

            Porgere la guancia DESTRA (Matteo).
            Correttamente interpretato quel versetto significa di NON ACCETTARE LE PROVOCAZIONI, non di farsi schiavizzare!!!

          • Maurizzio

            Esatto ! Quello che oggi invece non accade.

      • Voce nel deserto

        Non è un problema solo scandinavo… è un problema di tutta l’Europa governata dai grambiulini.
        In loggia hanno deciso per l’annientamento degli ultimi residui della societá Cristiana.
        Dove ci sono leader “nazi-fascisti” (secondo la narrativa massonica) il problema non c’è…
        Vedi l’Ungheria di Orban che ha “chiuso le porte all’accoglienza” (per dirla con la neo-lingua massonica).

        Verremo islamizzati pure noi, abbiate fede (^^) tanto da noi la religione (Cattolica) è ormai annichilita e massonizzata…
        leggono il Vangelo come se fosse un romanzo hippie… resistenza quasi zero…

    • Roby 83

      La Svizzera non si è venduta, ma è l’unico paese dell’Europa che nel secolo scorso ha evitato guerre e dittature, rimane l’unico paese con democrazia diretta e quello con la migliore qualità della vita. Non accade niente di simile al disastro svedese.

      • Maurizzio

        Seguo costantemente,tramite abbonamento ad una rivista online svizzera,la vita quotidiana di questo Paese.Mi fa piacere che lei lo difenda.Comunque il mio era qualcosa più vicino ad un paragone che ad un’accusa specifica.Per la qualità della vita bisogna anche ricordarsi di uno dei temi più scottanti al mondo:Il Mistero dei Tesori nelle Banche.

      • Voce nel deserto

        Eh certo a Bankland mica si sporcano le mani…

  • Emanuela

    Secondo me la cosa più inquietante messa in luce da questo documentario è la censura. Perché le opinioni fuori dal coro vengono censurate? Perché l’unico partito che si oppone all’immigrazione incontrollata è tenuto fuori dalla politica? Perché chi si oppone all’immigrazione è etichettato come neonazista? I due intervistati polacchi paragonano la situazione svedese a quella Polonia comunista. Com’è possibile che un paese da tutti considerato “civile” e avanzato abbia potuto annullare la più grande conquista dell’umanità, cioè la libertà di espressione? E ovviamente quello che sta succedendo lì sta succedendo in tutto il mondo occidentale.
    Poi c’è la questione economica. Possibile che nessuno trovi strano il fatto che Malmo stia vivendo al di sopra delle sue possibilità, grazie a dei prestiti a fondo perduto?
    Tenete presente che la Svezia è anche quel paese in cui è molto diffuso, sia tra i genitori (le mamme, forse dovrei dire) che negli asili il cosiddetto gender neutral parenting, cioè bambini che vengono cresciuti come se fossero né maschi né femmine, in modo che poi, da grandi, “sceglieranno” loro il loro sesso. Per cui non solo si sta annullando la cultura svedese, ma anche l’identità stessa delle persone. Forse è per questo che ormai sono tutti incapaci di vedere quello che sta succedendo (e qui ci si potrebbe ricollegare al documentario di Eric Gandini “La teoria svedese dell’amore”).

    • Voce nel deserto

      Perchè la democrazia non è mai esistita realmente e appieno.
      Governa l’elite massonica.
      Quando lo si capirà sarà un bel giorno…

      • Emanuela

        Lo so. C’è gente che lo diceva già un secolo fa.

        • Voce nel deserto

          Repetita iuvant vista che il pecirame non sente e non capisce…
          Ripetiamolo ancora per un alteo secolo chissá… la speranza è l’ultima morire… (si perchè ci estingueremo prima)

  • Calcas1

    Osea 8,7

    “E poiché hanno seminato vento
    raccoglieranno tempesta.
    Il loro grano sarà senza spiga,
    se germoglia non darà farina,
    e se ne produce, la divoreranno gli stranieri.”

    • Alèudin

      Impressionante questa profezia.

  • Roby 83

    Notizie ora sulla testata del quotidiano svedese https://www.thelocal.se:
    1) ministra femminista invita le attrici a dirsi vittima
    2) eguaglianza di genere nei titoli sportivi
    3) squadra di calcio femminile rifiuta di giocare se non vengono pagate quanto gli uomini
    4) testimonianze di campi nazisti
    Solo sotto: stazione di polizia esplode in attentato terroristico.

    • Emanuela

      Figuriamoci…. Altro che Polonia comunista!

  • Luigi Giordano

    Sto giusto leggendo un libro della Fallaci. Aldilà dell idiosincrasia, mi tocca dargli ragione sul punto fondamentale: la religione mussulmana non è compatibile con la democrazia e con la libertà. I nodi stanno venendo al pettine, spero si riesca a risolverli per il meglio.

  • Emanuela