Contro lezione sulla cannabis#2: proibire funziona

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Uno degli argomenti utilizzati dal versante antiproibizionista è che proibire la Cannabis non porti a ridurne l’utilizzo ma serva solamente ad arricchire la criminalità, il riferimento è al proibizionismo negli USA degli anni ’20.

Ma storicamente le cose non stanno così.

 

Lo Stato ha il dovere di tutelare la salute dei cittadini, l’articolo 32 della Costituzione recita:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività…”

In alcuni casi la tutela passa attraverso delle prescrizioni, ad esempio l’uso del casco in moto, o dei divieti come appunto nel caso di sostanze particolarmente nocive come gli stupefacenti. A volte si arriva alla limitazione e dissuasione come nel caso degli superalcolici e il tabacco che hanno una forte tassazione.

Il dovere dello Stato di regolamentare o vietare sostanze nocive è dunque fuori discussione.

Chiarito questo punto la contestazione del fatto che tali divieti possano essere infruttuosi non viene in genere accompagnata da alcun dato a supporto, e poiché la “lezione” di Saviano faceva riferimento al proibizionismo negli USA al tempo di Al Capone, dal 1919 al 1933, andiamo a vedere come andarono le cose in quell’occasione.

Da un grafico riportato sul  National Boureau of Ecnomic Research nel 1991 è possibile vedere come in corrispondenza delle leggi proibizioniste il consumo di alcol ebbe una drastica riduzione, la linea blu si riferisce al 1918 quando vennero attuate leggi proibizioniste di guerra decise nel 1917, le due linee rosse rappresentano l’inizio e la fine del proibizionismo propriamente detto. Appare con grande evidenza che il provvedimento ebbe la sua efficacia, la linea già tendente ad una stabilizzazione e leggera riduzione dal 1905 può essere letta come la conseguenza della costituzione di movimenti e campagne contro l’uso di alcool nati anche a causa delle continue violenze contro le donne.

Interessante notare che anche dopo la fine del proibizionismo l’uso non tornò immediatamente ai livelli precedenti evidenziando il fatto che l’esistenza stessa di una proibizione ha un effetto sulle abitudini della popolazione. L’unico dato fortemente negativo durante il proibizionismo furono le morti per alcolismo che  rimasero un numero molto alto e che dovrebbero essere attribuite alla circolazione di alcol non sufficientemente lavorato e contenente del metanolo.

Quello che si è contestato al proibizionismo è il fatto di consegnare il traffico delle sostanze proibite in mano alla criminalità, cosa che nel caso dell’alcol significò anche un aumento dei prezzi. Questo aspetto però non è confrontabile nel caso della Cannabis in quanto una sua legalizzazione dovrebbe escludere comunque prodotti con alta concentrazione di THC e quindi tale mercato, probabilmente il più richiesto, resterebbe, così come quello per i minori. Questi e altri motivi per cui la legalizzazione della Cannabis non servirebbe a contrastare la criminalità organizzata furono esposti con grande chiarezza da Paolo Borsellino che definì “dilettanti di criminologia” coloro che pensano in questi termini:

Proibire dunque funziona, e legalizzare non colpisce la criminalità organizzata. Saviano questo agli studenti non l’ha detto.

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

27 commenti

  1. Mi fa sorridere il fatto che il provento del traffico dello stupefacente, giustamente vietato, sia però un valore che lo stato computa per la determinazione del PIL.
    Ma andiamo alla questione.
    CITAZIONE: “Interessante notare che anche dopo la fine del proibizionismo l’uso non tornò immediatamente ai livelli precedenti evidenziando il fatto che l’esistenza stessa di una proibizione ha un effetto sulle abitudini della popolazione”.
    Non è assolutamente detto, ciò potrebbe anche essere dovuto ad una maggiore educazione al fenomeno, oppure ad una maggiore conoscenza acquisita della popolazione (innalzamento livello culturale).
    CITAZIONE: “L’unico dato fortemente negativo durante il proibizionismo furono le morti per alcolismo che rimasero un numero molto alto e che dovrebbero essere attribuite alla circolazione di alcol non sufficientemente lavorato e contenente del metanolo.”
    Anche questo dato è mera interpretazione non suffragata.
    Il commento di Borsellino mi sembra un “argumentum ab auctoritate”, poi non tiene in considerazione i livelli di legalizzazione e di quali sostanze legalizzare, non è questione di criminologia ma di politica criminale, è la stessa differenza che corre tra economia politica e politica economica.
    CITAZIONE: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività…”
    D’accordo, allora vietiamo l’alcool, il tabacco e quella vergogna del gioco d’azzardo, ora sostanzialmente legalizzato con gli innumerevoli centri scommesse et similia.
    Non sono un estimatore di Saviano, anzi tutt’altro, ma sulla legalizzazione della cannabis, se debitamente regolamentata, se ne potrebbe parlare.

    • Enzo Pennetta on

      Insomma le sue opinioni sono valide le altrui no. Questo il succo del suo intervento.
      Grazie per il contributo.
      Resta il fatto che l’assunto di base dell’articolo è incontrovertibile: durante e dopo il proibizionismo l’uso di alcol crollò. Punto.

      • Mi dispiace che la prenda così.
        Io ho solo espresso l’opinione, argomentata, che il nesso eziologico (proibizionismo = diminuzione del consumo di alcool) resta indimostrato.
        Cordialità.

        • Enzo Pennetta on

          Come fa a dire che non c’è connessione? E’ una certezza evidenziata dal grafico, poi al massimo si possono discutere aspetti collaterali.

          • Perché non è assolutamente detto che la diminuzione del consumo sia diretta conseguenza del proibizionismo, e ciò, per le ragioni che ho espresso prima.
            e’ come chi crede che la diminuzione della delinquenza si possa ottenere con legislazioni più repressive o la diminuzione degli omicidi con il divieto di vendita delle armi.
            Non è così semplice procedere a conclusioni quando si tratta di valutare fenomeni sociali complessi. Diversamente si rischia di cadere nella fallacia di legare tra loro eventi per il semplice motivo che accadono consecutivamente.
            Guardi, sul punto, propendo per le analisi condotte da Richard Wilkinson e Kate Pickett, due epidemiologi che hanno applicato alle scienze sociali metodi statistici di laboratorio.
            Questi hanno condotto e sviluppato uno studio approfondito compendiato nel libro “La misura dell’anima. Perché le disuguaglianze rendono le società più infelici”.
            Qui, tracciano un quadro completo e scientificamente inattaccabile, di come una variabile-chiave su tutte, cioè la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi nelle economie sviluppate, sia il fattore scatenante del peggioramento di una serie di indicatori della qualità della vita e, fra questi indicatori,vi rientra anche il consumo di stupefacenti e l’alcolismo, oltre gli omicidi ed altro.
            Caro amico, è la diseguaglianza sociale ed economica il vero problema. Non serve reprimere e, o, proibire.

          • CITAZIONE: “è la diseguaglianza sociale ed economica il vero problema. Non serve reprimere e, o, proibire.”
            CORREGGO: la diseguaglianza economico-sociale è la vera causa che incide sul consumo dell’alcool e, o, dello stupefacente.
            Reprimere e, o, proibire non sono soluzioni dirimenti.

          • Enzo Pennetta on

            Non so più che dire, questo articolo serve solo a mostrare che il proibizionismo fa diminuire l’uso delle sostanze vietate, cosa evidenziata da un semplice ed inoppugnabile grafico, e mi vedo fare trattati di sociologia e statistica che non cambiano un fico secco.
            Non insistete che traspare solo un desiderio di vedere legittimata una debolezza.

          • Neppure io a questo punto.
            L’unica cosa inoppugnabile è il grafico, ma non la causa.
            Restando all’apparenza e legando semplicemente tra loro gli eventi per il semplice motivo che accadono consecutivamente, si finisce come il contadino spagnolo e sua moglie che su un treno incontrano un turista.
            I due non hanno mai visto una banana prima di allora, quindi il turista gliene offre una. Nel preciso istante in cui il contadino ne morde un pezzo, il treno entra in un tunnel, al buio pesto che ne consegue, urla: “Consuelo, non mangiarla! Rende ciechi!”
            Così opinando lei tradisce lo stesso brocardo del sito “adaequatio rei et intellectus”.
            Io le ho indicato un testo che non sono le avventure di topolino. Ascoltare anche gli altri fa bene alla verità.
            Ora rispondo a tale Nemesis e chiudo la discussione.
            Cordialmente

          • Enzo Pennetta on

            Concludo facendo osservare che la parabola della banana e del tunnel non c’entra molto per il fatto che tra le due cose evidentemente non c’è collegamento mentre tra un provvedimento che blocca una merce e la sua diminuzione sì.
            E con questo spero che le arrampicate sugli specchi siano finite.

          • Concludo anch’io, e non replicherò più, facendole osservare che lei è decisamente caduto nella fallacia del cum hoc ergo propter hoc, e la parabola del contadino e della banana è altamente significativa.
            Lei continua a sostenere “arrampicate sugli specchi”, quando a confutazione della sua tesi sono stati portati argomenti di sociologia (e di certo, non si potevano certo addurre argomenti di fisica o filosofia); le è stato espressamente indicato un intero studio di eminenti epidemiologi ma, evidentemente, gli occhiali della vanità intellettuale che lei ha inforcato, non riescono a farle distogliere lo sguardo verso altri panorami.
            E’ stato invitato, e non solo da me, a guardare un documentario ben argomentato e, principalmente, suffragato da inconfutabili prove documentali, ma lei niente.
            Ha addotto “argumentum ab auctoritate” scomodando il compianto Borsellino, non sapendo che financo la DNA (Direzione Nazionale Antimafia) sostiene che il proibizionismo è inefficace e inefficiente (qui l’articolo: https://www.linkiesta.it/it/article/2015/02/26/renzi-legalizza-lerba-lo-dice-pure-lantimafia/24844/).
            Ripeto, e per l’ultima volta, la “consecutio temporum” tra normativa proibizionistica e riduzione di consumo di alcool non dimostra una beata mazza, ben potendo la causa della diminuzione del consumo essere dovuta ad altro.

          • Il fatto che la parabola sia altamente significativa, cosa che nessuno ha negato, non implica che l’ applicazione che ne fa Lei abbia una correlazione effettiva, poiché la correlazione che vede Lei potrebbe essere in sé inesistente ed esistente solo nei suoi gusti. Parla di cui hoc ergo propter hoc e non si accorge che ci cade proprio Lei. È come se io applicassi la sua stessa parabola usandola contro di Lei, paragonandoLa al contadino perché per la mia percezione è più esatto così, ma non lo faccio perché so che non è un modo sufficientemente onesto e logico per avere ragione. Non basta “conoscere” un oggetto logico perché quest’ oggetto dia “ragione” al gusto di chi lo “conosce”. Per fare un banale esempio con il suo stesso criterio: c è un uomo che conosce benissimo le parole di predicazione di Gesù ma poi le interpreta e strumentalizza secondo il proprio utile anche criminale. Diremmo che quest’ uomo è un ipocrita assai lontano da Gesù, ma secondo i suoi gusti Gesù gli ha dato ragione. Perché accade questo? Perché l’ uomo ignora quale sia l’ origine della propria mentalità, cioè non fa autoriflessione, non sa mettersi in dubbio, vuole conferme nella sua idea e tutto ciò che studia è piegato per dare ragione alla sua idea, mentre considera “assolutamente falso” qualcosa che possa mettergliela in dubbio. La conoscenza dei suoi oggetti è filtrata attraverso il suo gusto. Ora il mio gusto mi ha fatto pensare a quest’ immagine. Devo concludere che Lei sia quell’ uomo? No, non sono certo che vi sia correlazione. Lo studio degli eminenti epidemiologi è parziale e come tale non può essere usato come argomento di totalità e Lei commette l’ errore di credere che tutta l epidemiologia dia ragione alle sue idee, mentre invece il campo stesso è più diviso di quanto Lei voglia immaginare. Poi di prove inconfutabili sinceramente non ne ho vista traccia. Sull’ argumentum ab auctoritate che Lei vede in Pennetta con Borsellino, non lo vede per sé stesso nei confronti dei suoi invincibili e perfetti epidemiologici, sulla DNA poi mi ha dato un link vuoto, inaccessibile.
            Ma Lei controlla le sue fonti oppure fa il saccentone internettiano, butta link così a caso credendo di conoscere il “tutto”? Sulla consecutio temporum, posso anche dire che finora le sue argomentazioni non abbiano dimostrato una beata mazza, ben potendo essere la causa della diminuzione del consumo ANCHE dovuto al proibizionismo, quindi parzialmente vero. Invece dal suo punto di vista o è assolutamente vero, o è assolutamente falso, dove vero e falso sono concetti strumentali per dare ragione al suo gusto. Sul video, che dura 90 minuti, può darsi anche che il professore non abbia avuto il tempo di vederlo, dato che lavora, è un attivista e non smanetta di certo su google credendo di diventare un tuttologo, quindi non vedo perché debba per forza essere considerato come “un pigrone che non vuole confrontarsi”. A volte aspetto anche 3-4 giorni per avere una risposta in chat dal professore.
            Detto questo, La invito di piantarla di strumentalizzare sofisticamente i suoi latinismi allo scopo di potersi fare liberamente i suoi cannoni, come se gli stessi criteri della logica fossero unidirezionali e non applicabili anche dal mio punto di vista.
            Se è così esperto di logica, dovrebbe sapere dei punti deboli della giustificazione epistemica del coerentismo dal punto di vista fondazionalista e viceversa: processo di giustificazione infinito, processo di giustificazione circolare, esistenza di proposizioni giustificate non inferenzialmente, isolamento, sistemi coerenti alternativi, accertamento relazionale di coerenza ecc.
            Dovrebbe saper distinguere tra evidenza e tematizzazione, affidabilità e inaffidabilità la prima con l’ ultima. In poche parole dovrebbe essere un uomo pieno di dubbi.
            C’ è un mondo di argomenti di logica e di epistemologia che difficilmente troverà su Wikipedia.

          • Enzo Pennetta on

            Giusavvo, i suoi riferimenti di sociologia dicono che il problema è sociale prima che di uso di determinate sostanze, ma va? Guardi un po’ che questa cosa la penso anche io ma non c’entra niente con la constatazione di cui parla il post e che è di un’evidenza lapalissiana: il divieto abbassa l’uso.
            Poi lei fa affermazioni tutte al condizionale, linka una pagina che non si apre e infine mi accusa di vanità intellettuale perché non le do ragione.
            Ogni ulteriore commento credo che sia superfluo.

          • Lei scrive: “non è assolutamente detto che la diminuzione del consumo sia diretta conseguenza del proibizionismo, e ciò, per le ragioni che ho espresso prima” e poi scrive che nelle analisi condotte da Wilkinson e Picket (di cui Lei non ci fa vedere nulla) la felicità dipenda esclusivamente e solamente dalla disuguaglianza sociale mentre io penso che “non sia assolutamente detto che la felicità dipenda solo dall’ uguaglianza sociale” e ritengo che la disuguaglianza sia una delle cause dell’ infelicità, ma non la sola.
            Considero la Sua visione e il fideismo di questi due dottori -che sognano di poter calcolare la felicità umana con meri strumenti di laboratorio- profondamente ingenua e ignorante della mente umana.

            Allora: intanto Lei ci deve spiegare cosa s’ intende per “uguaglianza sociale”, perché vede, se “uguaglianza sociale” significa diventare felici facendosi un cannone io Le dico chiaramente che quel cannone mi rende solo più infelice, perché sono abbastanza intelligente da capire che il “piacere” che mi dà quel cannone è un prodotto puramente fisico di sostanze che agiscono nel mio cervello, ergo capisco che si tratta solo d’ illusione, non di adeguazione tra la mia mente e la cosa-in-sé, come invece vorrebbe idealmente la felicità: cioè rendersi conto che le idee che fanno felici non siano illusorie, ma siano l’ ideale a cui la mente umana aspira. Anziché questo tipo di felicità, che risiede nella contemplazione, nell’ amore, nell’ innocenza Lei propone un modello di “felicità” che risiede nel consumo di sostanze che agiscono nel cervello, come se uno sia talmente scemo da non capire che il suo “benessere” sia puramente causato e meccanico, oltre che essere intrinsecamente effimero.
            Per questo motivo la felicità non può dipendere da questioni materiali, come se la mente umana fosse riducibile a quella di un gatto: “vabbé, dategli un po’ di croccantini e tanto basta a soddisfarlo”.
            Tra l’ altro gli stessi due scienziati a quanto pare parlano di “anima”, quindi pongono in essere la natura spirituale e irriducibile dell’ uomo e mi chiedo come possano concludere dicendo che sia giusto che l’ anima si meccanizzi attraverso vizi, piaceri corporali e dipendenze varie.
            Parlano di anima e poi danno soluzioni fisiche all’ anima, come se la felicità dell’ anima si potesse misurare e calcolare e ricavare con il microscopio.

            La sua idea di consentire la legalizzazione della droga è ingenua com’è stata ingenua l’ idea di consentire la legalizzazione del fumo, se non altro anche perché mia madre è morta quando avevo sei anni per tumore ai polmoni (dipendente dal fumo), passando un’ adolescenza da inferno, e mio zio con cui convivevo a quindici anni sempre per lo stesso motivo.
            Crede che la legalizzazione del fumo sia stata esente e sia tuttora esente dal causare tragedie? Eh, ma le persone hanno bisogno di “sfogarsi”.
            Ebbene, questi sfoghi portano anche a morte, a legami spezzati (ricordo bene un litigio notturno tra mio padre e mia madre dove mio padre rimproverò mia madre di fumare troppo e pianse per non essere ascoltato. Avevo appena cinque anni e ancora oggi sogno le ombre di quell’ immagine), a materializzazione e meccanizzazione della coscienza.
            Dove vede l’ “uguaglianza sociale”, o se vogliamo essere più precisi, la “giustizia sociale” in tutto ciò?

            Quindi, posto di fronte all’ impossibilità di dire che sia innocente la legalizzazione del fumo, e rassegnatosi a questo sistema intrinsecamente malato e dannoso di suo, Lei propone addirittura di ammalarlo e danneggiarlo ancora di più, meccanizzando ancora di più le coscienze come per dire: “è vero, il fumo non ci rende felici… Quindi ci vuole la marijuana ma a dosi basse!”. Caspita, aggiungere male ad altro male, vizi ad altri vizi, alienazione ad alienazione e sbandierare tutto questo come una “conquista”.
            Io mi chiedo come si possa essere così scemi da “amare” tutto questo, se non altro vedo Saviano come ciò che è: una mente limitata che si è montata la testa dandosi un’ autorità e un’ “onniscienza” forse dai sintomi psicotici.

            E quando la mente umana avrà realizzato di non essere felice neanche con la marijuana a dosi basse, mentre nel frattempo ci saranno stati casi e ci saranno sempre casi di autodistruzione e autolesionismo, peraltro resi “irreversibili” perché irrimediabilmente dipendenti dalla sostanza drogante che gli è stata resa legale, Lei si sentirà soddisfatto dell’ idea che “la mafia non abbia più guadagni”, come se la mafia non potesse speculare sulla depressione e sull’ abuso della sostanza drogante, come se la mente umana non possa cadere mai in un baratro alla consapevolezza che gli ideali siano morti e il massimo a cui aspirare sia un individualismo della competizione accompagnato dallo stile di vita meramente consumista e materiale.

            Voi della legalizzazione siete talmente ingenui da vedere sempre l’ innocenza in tutte le porcate che avete legalizzato, dal fumo all’ alcol, dalla pornografia all’ aborto e vedete come nobili conquiste tutto ciò. Cioè, voi vedete come nobile e ideale la formula “fare il male di qualcuno e il bene di qualcun altro” e rendere -come se non bastasse- questo male irreversibile. Poi vi rendete conto che tutte queste “meravigliose” conquiste non sono mai sufficienti per essere felici, ma anzi ammorbano ancora di più i rapporti interpersonali e quello contemplativo con la natura, alienando la coscienza e meccanizzandola nell’ abitudine, nella formalità e nel piacere individualistico, e “desiderate” sempre di più, sempre di più. Siete materiali e desiderate sempre più materia, la malattia dei nostri tempi sta nel desiderio della materia infatti, di cui la droga che volete legalizzare ne è la massima espressione.
            Chiamate tutto questo “progresso” quando invece la depressione in Europa ha raggiunto massimi storici, di cui la Svezia, baluardo della sinistra, del “progresso”
            e della laicità né è il massimo esponente.

            In definitiva Lei scrive “reprimere e proibire non sono soluzioni” aggiungendo dirimenti che poi è come dire “soluzioni che risolvono”, ma il risolvere è già insito nella parola “soluzione” e non c’ è bisogno di ripetere il concetto, ma vabbè, formalità a parte: cosa dovrebbe risolvere la legalizzazione? La criminalità? E ammesso e non concesso che la criminalità non ci sia più, come per “magia” scompare, crede davvero nella favola che la legalizzazione della droga non possa ammorbare, viziare, danneggiare, compromettere ancora di più le potenzialità della mente umana, crede davvero che non vi possano essere incidenti, morti, tragedie, follie causate da questa legalizzazione, liquidità dei rapporti interpersonali, alienazione mentale, frustrazione maggiore, competitività maggiore, individualismo maggiore? Crede davvero in questa favoletta “e vissero tutti felici e contenti”? Crede davvero che l’ uso di queste sostanze non possa a sua volta favorire meccaniche mentali criminali? Crede davvero che il monopolio statale della “cannabis” non possa essere soggetto a corruzione?? E la possibilità della corruzione come la risolvete?? Andando avanti così, non mi sorprende che la vostra prossima proposta possa essere del tipo: “Basta! Adesso dobbiamo sentirci liberi di avvelenare l’ aria che respiriamo!”.

            La questione sa, non è neanche tanto complessa, sicché queste discussioni sono state sintomatiche anche dal 68 in poi con tutti i danni irreversibili che i sessantottini hanno causato, avendo assecondato il loro caotico e insensato cattivo infinito e verificando come ogni previsione a loro avversa si sia poi effettivamente manifestata.
            La questione è semplicemente l’ ennesima richiesta di cattivo infinito mal riposto che una certa sensibilità umana crede, nei limiti della sua stessa percezione, di poter rendere “totalmente buono”.

            Il vostro più grande male è che non avete sviluppato un sentimento di collettività e di totalità e siete rimasti a una percezione delle cose soprattutto individualizzata.
            Per questo continuate a battervi per la morte come se fosse la vita.

          • Lei non ha capito nulla.
            La felicità non c’entra nulla. Lei è stato sviato dal titolo del testo che ho citato.
            Giosuè Carducci diceva:
            “Colui che potendo esprimere un concetto in dieci parole ne usa dodici, io lo ritengo capace delle peggiori azioni.”

          • Lei non ha capito nulla.
            La felicità non c’entra nulla. Lei è stato sviato dal titolo del testo che ho citato.
            Giosuè Carducci diceva:
            “Colui che potendo esprimere un concetto in dieci parole ne usa dodici, io lo ritengo capace delle peggiori azioni.”

          • A parte la generalizzazione di Carducci, il fattore della felicità, che Lei liquida come nulla, dell’ integritá, della cura delle potenzialità mentali dell’ uomo dovrebbe essere il fondamento, il nord dell’ impegno politico e sociale, altrimenti per cosa s’impegna? Per la “lotta alla criminalità”? Non considera criminale un governo che non si prende cura della felicità del suo popolo, un governo che s’ impegna per fossilizzare l’ uomo sempre di più nella spasmodica, viziosa e insensata ricerca di accumulare oggetti e piaceri mai a lui bastevoli, peraltro incapaci se non dannosi per lo sviluppo del suo compimento e alienanti per il sentimento di totalità e di collettività? Ci si può impegnare in questioni antropologiche senza provare passione e amore per l’ uomo, ma solo facendo calcoletti limitati e individualizzati per “sistemare” un problema creandone altri? Che senso ha?? Io per esempio considero profondamente criminale chi si batte per fondare un’ antropologia sempre più pulsionale, individualistica, egoistica, incazzata con la vita e mentalmente ridotta, con sempre più affinata tendenza all’ autodistruzione e al consumo del proprio sé. Lei trova che sia bello tutto questo? Se sì, Le chiedo gentilmente di chiarirmi la bellezza, il fascino, la magia di questo scenario antropologico perché io non ne vedo.

  2. L’apologia del collettivismo conservatore insomma…. Cmq visto che la statistica si può dimostrare tutto e il contrario di tutto tenterò una diversa (e a mio avviso più completa o non mi sprecherei a scriverlo) trattazione del grafico che campeggia in centro pagina.
    A mio avviso il grafico sottolinea il FALLIMENTO del proibizionismo e non il suo successo perchè:

    1) NELLA FASE PRE-PROIBIZIONISTA: La curva delle morti alcool correlate ha picchi importanti ma più contenuti nel tempo seguiti da fasi di “buon senso” speculari e parimenti contenute.
    Le altre curve si muovo sostanzialmente all’unisono compresa la curva di consumo alcolico il che ci suggerisce che effettivamente esiste un problema alcool correlato

    2) LE LINEE BLU E ROSSA Il repentino calo in corrispondenza non è ascrivibile al proibizionismo, si vede distintamente che l’inversione di tendenza inizia prima della linea rossa (ed anche della blu), questo è l’effetto del PRIMO CONFLITTO MONDIALE. La prevalenza e l’incidenza di morti alcol correlate e di cirrosi calano perchè calano i bevitori! Perchè erano al fronte! E in molti, tanti troppi ci sono rimasti morti e i morti NON BEVONO! O cmq al fronte registrare epidemie di esotossicosi alcoliche non era esattamente una priorità… chissà perchè coi proiettili che sfrecciano le granate che piovono e gli agenti nervini che asfissiano! Vero?

    3) IL PERIODO PROIBIZIONISTA Ooooh! E qua mi piacerebbe capire come diavolo leggete i dati! Innanzitutto manca la curva di consumo procapite, questo invero non stupisce; perchè infatti registrare il consumo di qualcosa che SICURAMENTE non viene consumato? E misurarlo sarebbe una ammissione di fallimento delle politiche proibizioniste! Ma tanto si vede lo stesso che sono politiche fallimentari!
    Questo perchè…. Le curve delle due mortalità infatti divergono!!!
    La curva delle morti alcool correlate non solo torna ai massimi ma dura moooolto di più nel tempo. Probabilmente a causa delle partite fatte male tagliate col metanolo (questo è l’unico punto su cui concordo) ma non solo molto probabilmente si beveva per superare gli orrori della guerra per superare un PTSD; o magari aumentano gli incidenti automobilistici e non sotto i fumi dell’alcool… i perchè sono speculazioni tratte dalla letteratura, ma SICURAMENTE si muore di più e la cosa dura a lungo nel tempo.
    La curva della morte da cirrosi invece mostra una pendenza in salita/ quasi stabile. Questo che in prima battuta può sembrare un dato positivo è in realtà negativo, negativissimo, perchè la cirrosi alcolica presume una storia da forte bevitore alle spalle; quindi significa che chi era rimasto in patria o era tornato vivo dalla guerra con o senza proibizionismo beveva lo stesso maaaa… alcool taroccato causa proibizionismo col risultato che ci rimetteva le penne subito! E non con una cirrosi dopo 15 20 anni da alcolista cronico!. Inoltre, sia pure a livelli più bassi di alcool pro capite, di cirrosi epatica alcolica si muore lo stesso; se dunque il proibizionismo doveva essere una misura volta a migliorare la salute pubblica HA FALLITO! Poichè in caso contrario questa curva qua avrebbe dovuto avere una pendenza negativa! invece il trend è in ascesa con tutto il proibizionismo! Inoltre sono sicuro che il mio periodo di osservazione basta e avanza per vedere eventuali effetti benefici perchè 17 anni di osservazione collimano perfettamente con una storia clinica di cirrosi epatica! Anche a voler essere spudoratamente di parte almeno sul finire del proibizionismo ossia quando i vecchi bevitori sono belli che sepolti, almeno lì si dovrebbe vedere un accenno di inversione… macchè sale ed è anzi più positiva nel 1937 di quanto non lo sia nel 1919. Quindi Al Capone&Co sapevano fare bene il loro “mestiere”:

    4) POST PROIBIZIONISMO: La fine di quella dissennata politica toglie dal mercato l’alcool con metanolo e il ritorno a un prodotto di qualità si vede infatti la curva della mortalità alcool correlata non è più sostenuta nel tempo. Anche qui si può vedere dal 1939 in poi l’effetto SECONDO CONFLITTO MONDIALE nonchè i picchi postbellici.
    Anche la morte per cirrosi sale, ma questo è ovvio perchè BERE FA MALE!!! Faceva male prima ha fatto male durante e anche dopo il proibizionismo e fa male anche oggi. Specie nel nordest Italia c’è una autentica epidemia oggi 2018.
    Si potrebbe obiettare che almeno la curva “sociale” degli arresti funzionava meglio col proibizionismo che dopo… in parte può essere però trovo più plausibile pensare, sulla base dei dati esposti, che mentre prima era più probabile che ci restassi secco con un bicchiere di alcool adulterato dopo magari no ma… andandomene in giro a fare l’ubriaco molesto (e dunque VIVO!) potessi essere oggetto delle attenzioni dei tutori dell’ordine. Ora fate voi cosa sia meglio…

    Morale della favola da quel grafico io capisco che

    1) BERE ALCOOL IN GRANDE QUANTITA’ TI UCCIDE!!! Ed è anche un problema sociale
    2) LE GUERRE FANNO CALARE LE MORTI PER ALCOOL ma non le auspicherei come politiche sanitarie.
    3) IL PROIBIZIONISMO (COME QUALSIASI ALTRA POLITICA STATALISTA…) HA FALLITO nel diminuire la mortalità e anzi ha peggiorato una situazione tragica già di suo.

    • Enzo Pennetta on

      Caspita quante arrampicate sugli specchi per negare l’evidenza…
      Il dati sono dati e il proibizionismo ha comportato un calo nell’uso di alcolici, poi gli arzigogoli per giustificare i propri desideri li lascio a chi ama la cannabis fino al punto di difendere l’indifendibile. Ribadisco che l’uso medico non oggetto del divieto come non lo è nel caso degli oppiacei.
      PS avevo bannato AndreAX confondendolo con AndreaC, chiedo scusa per l’errore e s-banno…

      • La ringrazio per il chiarimento. Quanto al calo del consumo è verosimile indubbiamente ma debbo ripetermi non c’è la curva tra le due linee rosse. Come ho enunciato nel mio “trattatello” effettivamente un pò lunghetto non è stato proprio rilevato.
        In ogni caso che sia diminuito rimasto costante o aumentato quel che dovrebbe interessarci è l’effetto avverso dell’alcool, non il suo consumo in sè e per sè. Se infatti non facesse alcun male nessuno si sarebbe mai sognato di proibirlo.
        Ora di male fa male ma a fronte della politica intrapresa l’effetto qual è stato? La mortalità è aumentata soprattutto per il metanolo! Questo per me significa fallimento perchè muoiono ai livelli di prima e la cosa anzi si sostiene nel tempo perchè il proibizionismo garantì un monopolio relativo illegale alla malavita, quindi l’unico alcool che circolava era quello contaminato aggiungendo danno su danno.
        A differenza dei Saviano non sono contrario al divieto tanto per sottrarre alla mafia ipotetiche fette di mercato quanto perchè quel monopolio di spregiudicatezza che potete osservare nei vicoli di qualsiasi metropoli si traduce in un danno reale per chi, con grande nocumento per la sua salute, fa uso di queste sostanze che fanno male già di loro e che grazie allo stato delle cose vengono malconfezionate. Il malavitoso non deve infatti preoccuparsi più di quel tanto della qualità di ciò che offre non essendoci concorrenza che possa diminuirgli il profitto non si impegna in nessuna miglioria di conseguenza.

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  4. Raramente ho letto tante baggianate …

    Il primo punto, sulle sostanze nocive, SE lo stato lo facesse per noi, non si capisce come mai, ci venda LEGALMENTE 8 (OTTO!) delle prime 10 sostanze più pericolose al mondo, proibendo l’undicesima!

    (fonte lancet: https://medicinaonline.co/2018/01/22/classifica-lancet-della-pericolosita-delle-droghe/ )

    Secondo punto, il grafico, si capisce chiaramente che dopo il periodo iniziale, in cui chiaramente la gente doveva “attrezzarsi”, il consumo stava risalendo e sarebbe presto tornato alla norma (con un picco di morti, dovuto probabilmente al controllo inesistente delle sostanze da parte dei criminali)
    E l’Olanda che ha meno fumatori di noi, DIMOSTRA che invece il proibizionismo non serve, serve molto di più una corretta informazione!

    Il vero problema è che da noi comanda la mafia (ricordi Dell’Utri, fondatore di quello che è stato a lungo il primo partito d’italia? Partito al governo quando fecero la legge Fini? Puoi pensare sia un caso, MA non lo è! ^__^)

    Per ora comincio così, poi vedo se mi pubblichi e se hai qualcosa da replicare …

    • A meno che Lei non ponga il male come direzione finalistica, non c’ è correlazione logica tra il fatto che lo “Stato” venda già sostanze dannose e la giustificazione di venderne altre ancora solo perché già lo fa con altre. Siccome lo “Stato” è già malato di suo, è “giusto” che tenda ad ammalarsi sempre di più. Geniale.

      • Infatti sta correlazione l’hai inventata tu … io rispondevo all’autore secondo cui, lo stato lo fa per noi … DATO che vende sostanze MOLTO più pericolose, ho solo dimostrato che NON lo fa per noi!

        Lo fa per tutelare gli interessi della mafia … tutto qua!

        SE lo facesse per noi, NON dovrebbe vendere neanche il resto… dovrebbe proibire le macchine … o i medici, che in america sono la terza causa di morte!
        Per dire …

        Lo stato è malato, se fa una legge, non la fa per te, la fanno per i loro sporchi interessi …

    • Enzo Pennetta on

      Ma che vuol dire “per ora comincio così, poi vedo se mi pubblichi e se hai qualcosa da replicare .”?
      Ma che razza di gente circola in rete?
      Intanto dred pubblica un elenco di sostanze che sono per la quasi totalità farmaceutiche (e grazie che sono pericolose! E aririgrazie che la vendita è regolamentata così come deve esserlo per la cannabis ad uso medico) che non sono certo ad uso ricreativo, poi sotto la generica voce di danno fisico si mettono cose molto diverse e in realtà non comparabili, cosa che ho già evidenziato con l’articolo precedente.
      Insomma questo è l’ennesimo intervento di chi non essendosi preso la briga di leggere quello che è stato detto o non avendo capito se ne esce con “e mo’ voglio vedere che dici” dopo aver linkato un articolo che non aggiunge e non contraddice nulla.
      Abbiamo altri in lista dediti a far perdere tempo al prossimo?

  5. Peccato che certe discussioni si trasformino in guerre ideologiche (le quali avvelenano il buon vivere, umiliano l’intelligenza, e pervertono ogni buona intenzione).

  6. Maria Di Monti on

    Segnalo questo presa di posizione di Grillo, mi pare piuttosto sensata.
    Articolo intitolato :i”Una pianta fuorilegge” “
    Spinello sì o spinello no? È una domanda stupida. La grande domanda è: che fine ha fatto la canapa? Come fa una pianta ad essere fuorilegge? Abbiamo messo fuorilegge una pianta. A causa di uno degli usi più stupidi. Fumarla è uno degli usi più stupidi. E’ come se tu bevi, ti viene un po’ di cirrosi e mettiamo fuorilegge la vigna….” http://www.beppegrillo.it/piante-fuorilegge/