L’ecologismo della CO2 è il proseguimento dell’austerità con altri mezzi

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Dalla carbon tax alla tassa sul diesel in Francia, a quella sui veicoli a benzina proposta in Italia al mega raduno della COP 24 sul riscaldamento globale, l’ecologismo basato sulla CO2 si rivela un pretesto per imporre politiche di austerità. 

Aumentare le tasse sulle emissioni di CO2 significa colpire direttamente i consumi di qualsiasi prodotto, in ogni paese il trasporto su gomma rappresenta una fetta considerevole degli scambi di merce, in particolare aumentare il costo dei carburanti per autotrazione  colpisce le classi deboli anche nell’uso personale dell’automobile, per questo motivo la protesta dei gilet gialli è esplosa proprio su questo punto sebbene i motivi di malcontento fossero già molti.

Rincorrere catalizzatori sempre più sofisticati penalizzando quelli già in circolazione, mettere fuori legge il diesel e imporre una tassa sui veicoli non elettrici, significa parimenti colpire le classi povere che non possono reggere il passo di una rincorsa continua all’ultima tecnologia. Nel caso della nuova tassa proposta sui veicoli “più inquinanti” si calcola un aggravio dai 400 ai 1000 Euro per una vettura come la Panda, il maggior introito sottratto alle classi povere verrebbe poi impiegato per abbassare il prezzo delle costose auto elettriche o ibride: il meccanismo di tasse e  incentivi rappresenta un drenaggio di soldi dai poveri verso i ricchi. Questa è in fondo l’essenza delle politiche di austerità, ecco perché si può dire che l’ecologismo della CO2 è un modo per imporre politiche di austerità senza chiamarle per nome.

In scala più grande le politiche adottate per contrastare il riscaldamento globale causato dall’Uomo, secondo la teoria dell’AGW (Anthropogenic Global Warming), tendono ad ostacolare lo sviluppo di un sistema industriale nei Paesi del Terzo Mondo che vengono spinti a non costruire centrali elettriche ma a puntare su irrisori sistemi solari o altre energie alternative che per i paesi industrializzati sono nel modo più assoluto insufficienti, paradossale è il caso della Polonia che da paese organizzatore della conferenza internazionale sul riscaldamento globale COP 24, ha ammesso di non poter fare a meno del carbone. Il mercato di vendita delle quote della CO2, il carbon trading, è servito solo a finanziare attività speculative e a pagare i paesi in via di sviluppo perché continuassero a non svilupparsi. La fobia della CO2, che è un gas non inquinante in quanto prodotto della respirazione d tutti i viventi e materia prima per la fotosintesi delle piante, costituisce il pretesto ideale per impoverire sempre più le classi povere senza dichiararlo direttamente, l’arma perfetta, quella che non viene riconosciuta come tale.

La lotta al falso nemico costituito dalla CO2 ha comportato inoltre la dispersione di fondi e risorse che altrimenti sarebbero state destinate a combattere il vero inquinamento, ha sottratto soldi ad interventi per la messa in sicurezza del territorio, se si combatte un finto inquinamento si lascia spazio a quello vero da plastiche e residui di ogni genere, se si attribuisce la colpa dei disastri ai cambiamenti climatici si nasconde il fatto che cifre ingenti sono state spostate dalla cura del territorio alla inutile e fallimentare lotta alla CO2.

I programmi di sviluppo industriale e di creazione di occupazione sottoposti al vincolo esterno della CO2 hanno sono stati soffocati dal vincolo stesso, se si fosse invece puntato alla qualità dell’ambiente sottoponendola al vincolo dello sviluppo industriale e dell’occupazione, avremmo ottenuto come risultato meno inquinamento e più posti di lavoro.

In questi due casi è riassunta la differenza tra ambientalismo e cura dell’ambiente: la seconda è al servizio dell’uomo, il primo è un cavallo di troia del neoliberismo.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

5 commenti

  1. Completamente d´accordo. Il loro discorso poi é mendace in un´altro senso. Non dicono che non esiste forma di diminuire l´emissione di CO2 senza una drástica riduzione della popolazione del pianeta. Se é vero lo scenario catastrofico o troviamo miliardi di volontari suicida ( mi immagino che si offriranno loro per primi cosi il problema si risolve con l´opzione due) o prepariamoci alla catastrofe.

  2. La politica CO2 la vedo con un programma ben preciso.
    Se fosse davvero la CO2 il grande problema , vie di risamento ci sarebbero, e farebbero non solo guarire il pianeta, ma ovviamente anche l’umanità, che versa in condizioni di degenerazione crescente a causa dell’ inquinamento massiccio a tutti i livelli – aria , acqua, suolo .

    Per chi ha tempo e voglia
    LA CO2 COME CAPRO ESPIATORIO E LA VIA VERSO UN ‘MONDO NUOVO’ http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/carbon-capture/la-co2-come-capro-espiatorio-e-la-via-verso-un-mondo-nuovo/

  3. La CO2 per conto mio rappresenta la chiave per rimodellare il mondo
    Se fosse davvero questo grande problema le vie di uscite ci sarebbero,
    e vie di cure reali, e perfino facile da mettere in pratica.
    ‘Semplicemente’ finirla con uno stile di vita autolesionista.
    Questo articolo traccia un quadro che va oltre
    LA CO2 COME CAPRO ESPIATORIO E LA VIA VERSO UN ‘MONDO NUOVO’ ttp://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/carbon-capture/la-co2-come-capro-espiatorio-e-la-via-verso-un-mondo-nuovo/
    Posto di nuovo, il primo commento è andato in fumo pare. Spero che non arrivi in doppia versione. Caso mai prego di cancellare uno.