Lettera da un manifestante

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E’ una lettera ad un manifestante ma è anche una lettera da un manifestante, uno studente degli anni ’70 che vede le cose con altri occhi.

Voglio scambiare un paio riflessioni con voi che scenderete in piazza il 27 settembre, da manifestante a manifestante, voglio raccontarvi come si vede la manifestazione “Global Strike for Future” da qui, con gli occhi dei ragazzi degli anni ’70, quel periodo turbolento in cui nelle nostre strade si respirava l’aria della contestazione e le formazioni extraparlamentari nascevano come i funghi apparendo con nomi che avrebbero fatto la storia, bella o brutta, del nostro paese.

Una cosa univa tutti noi, manifestavamo contro il “sistema”, contro un potere detenuto dalla politica, da organizzazioni internazionali e da tutte quelle autorità che ad ogni livello hanno la loro espressione nella grande finanza, nelle banche, i governi con i loro ministri dell’istruzione, i provveditorati, i presidi per finire ai singoli professori, infine, ma non ultimi, c’erano anche i genitori che ovviamente non erano d’accordo.
Insomma quando andavi a manifestare sapevi che avresti avuto tutti contro, ed era ovvio perché era quel sistema che andavi ad accusare e solo l’idea di avere un preside che ti abbuonava l’assenza avrebbe fatto pensare che lui fosse impazzito o che fossi tu ad essere finito a combattere per la parte avversa.
Ecco, la prima cosa che vedo chiaramente osservandola da qui, dagli anni ’70, è che la manifestazione “Gobal Strike for Future” non è una ‘cosa’ dei ragazzi, è un prodotto delle autorità che incitano i giovani a protestare parlando attraverso una ragazza quindicenne che se non fosse da loro supportata non avrebbe le prime pagine dei giornali e le aperture dei TG.
Lo sciopero è sostenuto da tutte le autorità, a partire dai potenti di Davos per proseguire con l’ONU, la BCE, la UE, il Presidente del Consiglio Conte e il ministro Fioramonti per finire con Presidi, Professori e genitori, questi ultimi pentiti freudianamente di qualunque cosa, qui da quasi cinque decenni di distanza la puzza di bruciato si sente molto chiaramente.
Qualcuno ha scritto in questi giorni una frase che chiarisce di che puzza si tratti: una manifestazione organizzata dalle autorità non è una protesta, è una parata.
E le parate celebrano ed esaltano il potere, non lo contrastano.

La seconda cosa che noto (che a sua volta è conseguenza della prima) è che non è chiaro contro chi sia la protesta, sui vostri cartelloni vedo la CO2, protestate contro un gas… Il punto è che protestare contro i cambiamenti climatici è come protestare contro il male nel mondo, in poche parole chi è il soggetto contro cui si protesta se tutti, ma proprio tutti, sono d’accordo?
Il dubbio è che se non si capisce contro chi si protesta forse si protesta contro noi stessi.

Ragazzi del Global Strike, chiedete che si produca meno CO2 e temo che vi accontenteranno, aumenteranno i prezzi di tutte quelle cose che voi, molto più delle generazioni precedenti, amate tanto, dalla corrente elettrica per alimentare i vostri dispositivi tecnologici ai viaggi low cost che non saranno più low cost, le automobili che da sempre sono state la nostra libertà di movimento, l’aria condizionata (della quale noi facevamo a meno), i costi del web e così via. Diciamo una cosa, tra di noi che tanto non ci sente nessuno, quanti di voi hanno rinunciato l’estate scorsa all’aria condizonata, ai viaggi in auto o con Rayanair, quanti potrebbero fare a meno del riscaldamento in casa d’inverno o ridurrebbero l’uso di apparecchi elettronici? Per questo mi sorge il dubbio che stiate protestando contro voi stessi, quando limiteranno o renderanno costose tutte queste cose non potrete dire nulla perché l’avete chiesto voi.

Vedo inoltre confondere l’inquinamento con le emissioni di CO2, legano le devastanti conseguenze dell’immissione di sostanze di rifiuto tossiche moltiplicate dalle dinamiche consumistiche del capitalismo con l’innocua anidride carbonica così indispensabile per la fotosintesi clorofilliana.

Ho sentito Greta Thundberg gridare che le hanno rubato i sogni, a proposito di sogni io a 15 anni una traversata dell’Atlantico in barca a vela la sognavo, non so quali sogni le siano stati rubati, ma questo non ha importanza, l’ho sentita dire queste parole:
Le persone soffrono, le persone muoiono e interi ecosistemi stanno collassando… e voi mi parlate di soldi?
Ma sono le stesse parole che si sentivano nei nostri scioperi, solo che se ci avessero detto che la colpa di tutto questo era della CO2 o del clima ci saremmo sentiti presi in giro: questi problemi sono le conseguenze del capitalismo, smettetela di chiamarlo emergenza climatica.

I sogni rubati alla vostra generazione esistono ma sono quelli che le generazioni precedenti vi avevano regalato, non rubato.
Sono quei sogni si chiamavano lavoro, da svolgere con orari umani e ben retribuito, assistenza sanitaria gratis per tutti, scuole curate e gratuite, una pensione dignitosa prima di diventare decrepiti, stabilità e possibilità di programmare una famiglia. Poter fare programmi: questo è il vero futuro.
E questo è il futuro che oggi quelli che vi incitano a scioperare vi stanno rubando, vi nascondono la loro ideologia neoliberista e puntando l’indice verso un gas.

Io, un contestatore che vi parla dagli anni ’70, vedo una strada per essere rivoluzionari venerdì prossimo e per tutto il tempo a venire, vedo che la vera trasgressione è quella che porta ad essere additati come cattivi ragazzi dalle autorità, la trasgressione è dire “della tua giustificazione non so che farne, tientela, io entro a scuola e studio tutte quelle materie che non volete più farmi studiare, cominciando da storia e filosofia, voglio mandare a quel paese tutte le vostre tre C e le tre I con tutto l’INVALSI.” Provateci e vedrete i disprezzo dei presidi: quello è il segno che siete contro il sistema.

Da contestatore degli anni ’70 non voglio l’autorizzazione di nessuno, non mi metto nelle mani di chi mi ruba il futuro, se fossi un contestatore degli anni duemila venerdì studierei.
La protesta e la rivoluzione passano attraverso tre compiti:

«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza»

Studiare, dirigere l’entusiasmo verso i nostri obiettivi, non quelli di altri, organizzarsi, non farsi organizzare.
Questi sono i consigli di un certo Antonio Gramsci che di rivoluzioni se ne intendeva, anche lui un ragazzo di un po’ di anni fa, uno studente vicino a voi che vi dice qualcosa che vale la pena ascoltare.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

12 commenti

  1. Giuseppe Cipriani on

    Da ragazzo degli anni Settanta non posso che sottoscrivere tutte le tue considerazioni che riguardano quel che noi eravamo, quel che noi facevamo: ho rivisto tutte le scene come in un film che avevo quasi rimosso (forse perché alla nostra età certe nostalgie fanno più male che bene). Ed è pure vero, molto vero, che tutte queste odierne manifestazioni giovanili danno il senso di una farsa supportata\guidata dal sistema, di una protesta da baraccone mediatico che ispira voglia di capire quel che effettivamente sta accadendo…
    Mi rimane però un canto nel cuore dove spero che da tutto questo possa sortire anche qualcosa di buono: che i giovani di oggi capiscano tutti, e non solo alcuni, quali sono i veri sogni sottratti, e che ci sia più consapevolezza da parte di ciascuno di noi che le risorse non vanno sprecate… Da questo punto di vista le cronache riferiscono che la ragazzina Greta sia spartana all’estremo, tanto da non sembrare vera. Lasciando perdere che a me dà anche il senso di un’esagerazione di toni ai limiti della teatrante. Forse ne sapremo di piu a bocce ferme.

  2. Lo sciopero scolastico è un rito di passaggio dell’adolescenza, l’ultimo forse dopo l’abolizione della leva, e il richiamo di questa liturgia sessantottarda resta forte, a parte il gusto di perdere un giorno di lezione. Quando ero al liceo gli scioperi non erano più tanto di moda e se ne facevano al massimo contro i caloriferi della scuola che non funzionavano, oggi sarebbe da reprobi perché stare al freddo suppongo sia molto green. L’ulteriore evoluzione della specie di scioperanti e contestatori è, prendo atto, lo sciopero sfonda-porte-aperte: perché quando i presidi applaudono, la televisione intona peana, perfino l’Onu si genuflette davanti al capo dei contestatori giunto in barca a vela attraverso l’oceano, è chiaro che hai trionfato prima ancora di incominciare, o forse sei solo una claque che crede di andare a prendere la Bastiglia.

  3. Paolo da Genova on

    Io nato negli anni 70, ma scioperante negli anni 90, ricordo benissimo due cose:
    – gli scioperi si facevano come negli anni precedenti, ma il contenuto politico era spesso molto sbiadito, la gran maggioranza (in cui finivo intruppato, peraltro un po’ controvoglia) faceva sciopero per una “sana” vacanza;
    – se tua mamma o tuo papà, il giorno dopo, scriveva sulla giustificazione dell’assenza “mio figlio ha aderito allo sciopero” la giustificazione era nulla (almeno nella nostra scuola), in base alla teoria che lo studente non è un lavoratore e quindi non ha titolo a scioperare; e con due giustificazioni nulle scattava (in teoria) la sospensione.
    Tornando ai nostri giorni e a Greta, a me ha colpito moltissimo non tanto quanto Greta ha detto all’ONU, ma come lo ha detto. Si sa che Greta è affetta da sindrome di Asperger, e personalmente credo proprio di avere conosciuto e frequentato a lungo una persona affetta da questa sindrome (non diagnosticata, non ufficiale, ma secondo me praticamente certa). Tornando a quanto detto da Greta all’ONU, dal suo tono mi pareva evidente la sua sofferenza personale, non recitata ma reale, e la cosa mi ha richiamato alla mente gli episodi a me capitati con quella persona mia conoscente, episodi assurdi nelle motivazioni, ma fonti reali per lei di sofferenza e per me di problemi. Questo per dire che trovo veramente cattivo l’uso strumentale che si fa di una ragazzina problematica (l’Asperger si traduce in sostanza in una forma di pessimo carattere, che guasta la vita di chi ne è affetto e di chi ci vive intorno) e veramente surreale che l’intero mondo politico-finanziario-mediatico mostri di seguire acriticamente chi, non solo non ha titolo alcuno o legittimità alcuna, ma ha pure grossi problemi personali irrisolti. La cosa si spiega solo ammettendo che il mondo di cui sopra non segua, bensì guidi da dietro le quinte un fantoccio.

  4. Pingback: Greta e dintorni: lettera aperta da manifestante a manifestante | Mauro Poggi

  5. Rag. Giovanni Diabolik on

    Vabbè dai…. una volta, in prima superiore, venne organizzato uno sciopero per fare in modo che nei bomboloni ci mettessero la crema :-).
    Adesso sono passati gli anni e si sciopera per il clima…. una motovazione come un’altra per bigiare la scuola.

  6. Signor Pennetta,

    è incredibile come lei sia riuscito a centrare perfettamente molto di quello che stia succedendo e allo stesso tempo a capirne così poco.

    Non ho tempo (né voglia) di rispondere punto per punto a tutto, quindi mi limiterò a due cose:

    > Per questo mi sorge il dubbio che stiate protestando contro voi stessi

    Bravo! E’ esattamente così. Stiamo protestando perchè il nostro stile di vita non è sostenibile. E’ (anche) colpa nostra: dobbiamo cambiare vita tutti insieme, e manifestarlo apertamente è estremamente utile per far capire agli indecisi che non sono da soli.

    > Lo sciopero è sostenuto da tutte le autorità

    Bene! Vuol dire che gli ultimi TRENT’ANNI di movimenti ambientalisti tenuti in sordina, ridicolizzati, emarginati al pari dei terroristi sono finalmente finiti. Hanno avuto successo al punto che persino il sistema ora sta dalla loro parte.

    Per concludere, questo articolo è molto triste e noioso: tradisce un misto di “non ho capito” e di “non mi interessa capire” che trovo troppo insulso per dedicarci più tempo di così.

  7. Questa povera creatura è l’ennesima prova dell’infamia di questa orrida civiltà cannibale.
    Povera ragazza, venduta dai genitori, fagocitata dagli orchi, resa strumento dalla colossale macchina di mistificazione che comincia dalla scuola, prosegue nei media e si conclude nell’indifferenza di chi è troppo preso dall’ultima applicazione smartphone, per rammentare la sua (lontana) origine umana.
    Un algoritmico e infernale circolo vizioso, (infernale è la natura di tutti i circoli viziosi), oramai troppo stretto per essere sciolto.
    Quando da ragazzo fantasticavo sulla fine del mondo, la mia implume immaginazione era troppo legata allo scarso materiale della giovinezza, e per la stessa ragione era troppa rozza. Non avevo capito che “mondo” e “senso” sono la stessa cosa; elimina il senso e avrai distrutto il mondo.
    Lo capì bene, e ne fece grande prosa, Michael Ende: il nulla avanza, inarrestabile, divorando tutto, persino se stesso. E non si vede nessun eroe, nessun Atreju nelle vicinanze.

  8. Justin McBrien: ”Ciò a cui stiamo assistendo non è un evento geologico passivo ma lo sterminio da parte del capitalismo.
    Dall’apocalisse di insetti all ‘”annientamento biologico” del 60 percento di tutti gli animali selvatici negli ultimi 50 anni, la vita sta varcando tutti i confini planetari che potrebbero impedirle di sperimentare ancora una volta un ““Great Dying”
    Ma l’ atrocità che si sta verificando in Amazzonia e su tutta la Terra non ha un analogo geologico: chiamarlo ” sesto evento di estinzione ” significa far sembrare una distruzione attiva e organizzata, un incidente passivo. Questo non è un asteroide o un’eruzione vulcanica o un lento accumulo di ossigeno nell’atmosfera causato della fotosintesi dei cianobatteri.
    Siamo nel mezzo del Primo Evento di sterminio, il processo attraverso il quale il capitale ha spinto la Terra sull’orlo del Necrocene , l’era della nuova morte necrotica.
    Per circa 500 anni, la logica del capitalismo dell’accumulazione eco-genocida ha presieduto sia allo sradicamento fisico della vita umana e non umana, sia allo sradicamento culturale delle lingue, tradizioni e conoscenze collettive che costituiscono la diversità della vita. Necrotizza la biosfera planetaria, lasciando solo il decadimento. Brucia la biblioteca della vita in modo praticamente irrecuperabile e contemporaneamente sradica i suoi futuri capolavori. Infligge non solo distruzione fisica, ma dolore psicologico e traumi quando le persone testimoniano che le loro terre vengono sommerse dal mare , o vengono immolate dal fuoco e affogano nel fango . Il primo evento di sterminio ha ora prodotto un mondo così da incubo che persino le mappe della temperatura urlano in agonia .

    Lo spettro del Primo Sterminio potrebbe perseguitarci tutti ma lo fa con forti disparità, mappando la geografia delle disuguaglianze storiche del capitale.
    I piccoli stati insulari formulano piani per trasferire le loro popolazioni già esistenzialmente minacciate dall’innalzamento del livello del mare. Gli eventi meteorologici estremi come gli uragani Katrina e Maria incidono in modo sproporzionato su chi ha un basso reddito e sulle comunità di colore, poiché quasi la metà di queste comunità vive in prossimità di “zone di sacrificio” tossiche. ” Siccità e carestie, come in Siria e Yemen, acuiscono i conflitti e costringono alle migrazioni di massa di persone – la stragrande maggioranza delle donne e bambini – mentre gli ecofascisti mobilitano la politica emotiva del risentimento per trasformare a proprio vantaggio l’ “emergenza climatica” del capitalismo,
    con slogan tipo “alberi prima di rifugiati” durante la chiamata all’omicidio di massa.
    Eppure, la discussione più popolare sulla sesta estinzione si abbandona ancora ad ampie dichiarazioni catastrofiche sull’ “Umanità” scritto in grande, spesso non riuscendo nemmeno a menzionare la parola “capitalismo”, tanto meno per spiegare la sua centralità nella produzione storica dell’ estinzione di massa.
    L’opera dello storico ambientale Jason W. Moore ha dimostrato che il capitalismo non è solo un sistema economico, ma un’ecologia mondiale che cerca di sfruttare “la natura a buon mercato”, un processo che deve continuamente riassemblare la vita per penetrare sempre più frontiere del potenziale profitto. Il capitale deve riprodurre i suoi mezzi di produzione attraverso la sua perpetua distruzione.
    L’importanza fondamentale della ricerca della natura a buon mercato e del lavoro non retribuito per lo sviluppo capitalistico storico è stata ben esplorata dagli studiosi. Non fu la rivoluzione industriale e la sua produzione del lavoratore salariato “doppiamente libero”, ma la schiavizzazione razzializzata, la caccia alle streghe di massa e la distruzione delle popolazioni indigene e delle ecologie che produssero le condizioni per la prosperità del capitale.
    Fino ad oggi, l’accumulazione di capitale è proseguita con la violenta espropriazione o l’omicidio definitivo di popoli, seguito dall’estrazione necrotica di risorse che distrugge la loro ecologia locale per motivi di accumulazione. I risultati cumulativi di questo processo, replicati in tutto il mondo, hanno influenzato le trasformazioni della vita profonda su scala planetaria attraverso la sua stessa cancellazione.
    Questo è il modo in cui il capitale capitalizza le proprie catastrofi, sostenendo ogni giorno la produzione della “vita” sotto la sua egida e accelerando la morte della vita attraverso la Terra. Questa non è una ” distruzione creativa “; è semplicemente autoannientamento.

    È per questo motivo che l’attenzione globale si è rivolta all’Amazzonia quest’anno. Forse gli incendi consumeranno le ultime vestigia della fantasia di un ordine liberale internazionale ossificato in grado di fermare questa crisi planetaria.

    Una fazione spettrale di meschini autocrati si mette in scena per l’atto finale, esemplari di decadenza kakistocratica e apoteosi di un fango tossico di neoliberismo in decomposizione, catastrofe climatica, supremazia bianca e incomprensioni cospiratorie. Il presidente Trump e il presidente brasiliano Jair Bolsonaro sono caricature del primo evento di sterminio. La tragedia della storia ora corre in concomitanza con la sua farsa: il ghigno del tabloid huckster, il nuovo volto della banalità del male. Ma veramente, sono due facce della stessa medaglia.

    Il capitale “verde” è semplicemente l’obiettività feticizzata e fantasma della necrosi assoluta del capitale. Non è un tentativo contraddittorio di “sostenere” in modo sostenibile il cerchio dell’accumulazione senza fine o di “salvare il capitalismo da se stesso”; piuttosto, è un’altra forma di accumulazione che vede i capitali di distruzione come un’opportunità per ulteriori profitti. Marchiandosi come soluzione a questa distruzione, incentiva ulteriormente la sua continuazione esistendo solo come un’altra opzione di accumulazione quando altre strade sono chiuse. Smetterebbe di esistere senza l’entropia necrotica a cui deve la sua ragione d’essere.

    Come un sequestratore di ostaggi con una bomba legata al petto, il capitale richiede la nostra acquiescenza o premerà il pulsante dell’ autodistruzione sull’Astronave Terra. Ma le sue minacce sono vuote – il capitale non è più grande della vita; non la sottometterà mai interamente alla sua volontà. Potrebbe sognare Marte e Nanobot per nuove frontiere della mercificazione, ma tutto ciò che ha lasciato sono i bunker.
    La terribile minaccia del Primo Sterminio apre un orizzonte di possibilità per distruggere finalmente ciò che l’ha fatto accelearre: la regola del capitale. Il primo evento di sterminio non è la storia di un’inarrestabile “rovina comune delle classi contendenti”, né vi è alcuna inevitabilità per il suo risultato finale.

    L’indulgenza di una postura alla moda di ” chic apocalittico ” , il lamento di apprendere ” come morire nell’Antropocene ” , o altre simili menzogne che guardano l’ombelico alla “civiltà” (che significa ” civiltà occidentale ” perché, ovviamente, la sua il collasso è tutto ciò che conta) – tutto questo tipo di letteratura sulla nostra crisi ecologica è la più grande vittoria per l’ideologia del capitale necrotico oggi.

    Concentrarsi su un futuro distopico consente ai privilegiati di ignorare l’orrore distopico che esiste già oggi per molte persone su questo pianeta. Come scrive il filosofo e attivista ambientale Kyle Powys Whyte, molte popolazioni indigene hanno vissuto a lungo in un distopico “antropocene ” – è qui, ora, ieri. Hanno anche combattuto a lungo una guerra esistenziale contro di essa.

    La grande lotta storica contro il primo sterminio del capitale è stata e rimane la lotta per la terra e i diritti dei beni comuni. Le nazioni indigene rappresentano meno del 5 percento della popolazione mondiale e proteggono l’ 80 percento della sua biodiversità . I protettori indigeni dell’acqua e della terra, le cui campagne sono spesso guidate da donne, affrontano un tasso molto più alto di omicidi e violenze statali rispetto agli attivisti non indigeni nel Nord del mondo. Dalla vittoria del popolo Lenca nel fermare l’idrodamo Agua Zarca sul Rio Gualcarque, alla lotta del Lumad nelle Filippine contro l’espulsione dalle loro case ancestrali per l’estrazione mineraria, i popoli indigeni sono in prima linea nella guerra contro la capitale necrotica.
    Sono le loro lotte che hanno creato la teoria e la prassi di combattere il Primo Evento di sterminio. Qualsiasi ” “Extinction Rebellion” ” deve seguire la loro guida.”
    Justin McBrien
    https://truthout.org/articles/this-is-not-the-sixth-extinction-its-the-first-extermination-event/?utm_source=sharebuttons&utm_medium=facebook&utm_campaign=mashshare&fbclid=IwAR2ijamS31oKqI6-6SAnC1gc5jbzYY9QVAHyody1r-Cw-v3fVQ8zTkQcSOM

  9. Sciopero:
    sostantivo maschile.
    “Astensione collettiva dal lavoro da parte di dipendenti, a tutela dei propri interessi”.
    (Copia-incolla da internet).

    Gli attori dello sciopero sono sempre due: un soggetto A che lo effettua, e un soggetto B che lo subisce. Per definizione, il soggetto A è la parte numericamente maggioritaria, ma economicamente più debole; e viceversa. Queste sono le condizioni che definiscono l’atto dello sciopero; in assenza di una sola di queste, qualsiasi manifestazione collettiva non può cadere sotto la denominazione di sciopero.
    Oggi, per la prima volta nella Storia, il soggetto A e il soggetto B – facendo a pezzi il lessico e il principio di non contraddizione – si sono fusi in una meta-entità globale, un ectoplasma post-moderno, ma equo e solidale.
    Oggi sono stati rifondati dizionari e logica, una nuova era è nata, nella quale, se lo vogliamo, possiamo far sì che i cerchi quadrino.
    Assieme alle sciacquette con anello al naso, tatuate e smartphonate, troviamo:
    Bergoglio e la sua chiesa Star Trek,
    sindacalisti e “padronato”,
    associazioni intercontinentali di sodomiti ed enti caritatevoli,
    Re Mida e morti di fame,
    circensi e giornalisti, attori, cantanti, ballerini, saltatori, intellettuali, e palombari.
    Tutti.
    Contro chi scioperano?

    • Oh cielo, sono proprio sbadato! Che sciocca domanda! Certo che lo so contro si sciopera:
      contro i fascisti.

    • Giuseppe Cipriani on

      Il problema che lei nota, cioè l’infelice e inesatto termine “sciopero”, non cambia a mik parere la sostanza. In piena buona fede molti oggi hanno manifestato contro chi sperpera le risorse del pianeta, contro chi inquina e deturpa l’ambiente, contro chi se ne frega di fare la differenziata… tanto per citarne qualcuna su cui dovremmo metter tutti più giudizio. In soldoni, terrei del tutto il buono che c’é, senza toni da crociata contro alla zelig che non sono costruttivi.

      • Che mezzo mondo non si è accorto di un errore così macroscopico (e lo deve rilevare un signor nessuno su un blog), è una notizia ancora peggiore dell’intrinseca assurdità di questo (non)sciopero.

        Ma tralasciamo la questione linguistica (che in realtà non dovremmo affatto tralasciare, visto che se si accetta l’uso anarcoide del linguaggio, non ci si può poi lamentare se il mondo conseguente assomiglia ad un canile). Entriamo nel merito: contro chi era diretto questo (non)sciopero, posto, con evidenza assoluta, che i suoi organizzatori sono gli stessi che “avrebbero” provocato il problema?
        Riassumo: una banda di ladri planetari organizza (e partecipa) a una manifestazione mondiale contro il furto. Fine riassunto.

        Va bene, arriviamo stringati al punto da un’altra prospettiva: questo circo (che vede coinvolti, senza eccezione, tutti i potentati della Terra, con codazzo di potentini e garzoni di giornata), è una manovra di marketing volta a far accettare con gioia la proluvie di nuove tasse necessarie per finanziare il passaggio dalla “black” o “dirty” economy alla green economy. L’aspetto circense consiste nel fatto, come già rilevato, che i pupari della black sono i medesimi della green.
        Non mi fa ridere, per quanto circense.
        P.s.
        Mi scrive:
        “In piena buona fede molti oggi hanno manifestato contro chi sperpera le risorse del pianeta”,
        ecco, Sig. Cipriani, passando dal ludico alla tragedia, in questo sta l’aspetto più folle della faccenda: la buona fede è peggiore della cattiva, se trasforma un essere umano in una marionetta. Con un puparo in mala fede puoi sempre trattare; con una marionetta in buona fede ci perdi solo tempo.
        P.s2
        Una parola, visto che si siamo, sul “sincerismo” (la piena buona fede): essere sinceri nell’errore è il modo peggiore di essere ipocriti. Perché dell’ipocrisia si perde persino la scaltrezza.