Deutsche Bank propone una “Eco-dittatura”

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Le crisi climatica e pandemica rischiano di portare ad una crisi autoritaria.

Le emergenze climatica e pandemica si prestano all’imposizione di misure che scavalcano le normali procedure democratiche imponendo un sistema di vincoli esterni. Un collegamento tra cambiamenti climatici e covid-19 viene presentato dal quotidiano Repubblica come un dato certo nonostante nello studio originale a cui si fa riferimento si parli in realtà di ipotesi ricche di condizionali e senza nessuna certezza, la stampa ancora una volta si fa veicolo di politiche anziché di notizie. Il vincolo esterno in uno studio della Deutsche Bank prende infine il nome molto più esplicito di eco-dittatura, qualcosa che servirà a far accettare misure molto impopolari sotto l’urgenza dell’emergenza climatiche che a sua volta si salda con quella pandemica. Le residue forze delle democrazie parlamentari dovranno essere rivolte innanzitutto a fronteggiare e l’emergenza dei vincoli esterni respingendone la legittimità, condizione per la sopravvivenza della democrazia stessa.

Dal testo della Deutsche Bank:

Sarà necessario un certo grado di eco-dittatura 
L'impatto dell'attuale politica climatica sulla vita quotidiana delle persone è ancora abbastanza astratto e accettabile per molte famiglie. La politica climatica si presenta sotto forma di tasse e tariffe più elevate sull'energia, che rendono il riscaldamento e la mobilità più costosi.
Alcuni paesi hanno stabilito standard minimi di efficienza energetica per gli edifici o regole simili in altre aree. Tuttavia, la politica sul clima non determina le nostre vite. Prendiamo decisioni chiave sui consumi, ad esempio se viaggiamo, quanto viaggiamo e quali mezzi di trasporto utilizziamo, se viviamo in una casa grande o in un piccolo appartamento e come riscaldiamo le nostre case, quanti dispositivi elettronici abbiamo e quanto intensamente li usiamo o quanta carne e frutta esotica mangiamo. Queste decisioni tendono a essere prese sulla base del nostro reddito, non su considerazioni climatiche.
Se vogliamo davvero raggiungere la neutralità climatica, dobbiamo cambiare il nostro comportamento in tutti questi ambiti della vita. Questo è semplicemente perché non ci sono ancora tecnologie adeguate e convenienti che ci consentano di mantenere i nostri standard di vita in modo neutro in termini di emissioni di carbonio.

Ciò significa che i prezzi del carbonio dovranno aumentare considerevolmente per spingere le persone a cambiare il loro comportamento.
Un'altra opzione (o forse supplementare) è quella di rafforzare considerevolmente la legislazione normativa.
So che "eco-dittatura" è una parolaccia. Ma potremmo doverci porre la domanda se e in che misura possiamo essere disposti ad accettare una sorta di eco-dittatura (sotto forma di legge normativa) per muoverci verso la neutralità climatica.
Ecco un esempio: cosa dovremmo fare se i proprietari di immobili non vogliono trasformare le loro case in edifici a emissioni zero; se non hanno i mezzi finanziari per farlo; se ciò non è possibile per motivi tecnici o se i relativi investimenti non vengono ripagati?

https://www.dbresearch.com/servlet/reweb2.ReWEB?rwnode=RPS_EN-PROD$EUR&rwsite=RPS_EN-PROD&rwobj=ReDisplay.Start.class&document=PROD0000000000513790

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

22 commenti

    • Nicola Buono on

      Si ma con i governi arabi e soprattutto con i governi dell’Europa dell’Est ( in particolare Ungheria e Polonia) si attaccano al tubo

  1. Paolo da Genova on

    Ormai ci sono tutti gli strumenti (di azione, di controllo, di propaganda) e altri ne inventeranno, quindi i tempi sono maturi per il ritorno della dittatura, stavolta però a livello mondiale, resta solo da chiarire il pretesto, se climatico, se sanitario, se qualcosa di ancora diverso.

  2. Da notare come si parli di “cambio climatico” e MAI di inquinamento.
    Il problema è circoscritto all’anidride carbonica. Ok la globalizzazione delle merci. Ok l’obslolescenza programmata. Ok l’informatizzazione (che mi inquina! no, no!). Ok la produzione massiva di cibo sintetico, di mascherine e farmaci da mantenere a – 80°…

    Vidi tempo fa vidi il documentario di Stacey Dooley sull’inquinamento da sversamenti tossici.
    A fine documentario, la Dooley, scrisse praticamente a tutte le autorità, chiedendo se fosse possibile introdurre una legge che rendeva responsabili i marchi per la loro catena di produzione. Risposta? …
    Ora però introdurranno prodotti finanziari, che, se inquini laggiù, ma investi qui in progetti , sarai pulito ed ecologico come il culetto di un bebè.
    Ancora meglio! Super tassare i carburanti per incentivare la plebaglia ad usare i monopattini elettrici, mentre Elon MusK sta organizzando viaggi nello spazio per ultra ricchi.
    Diciamo la verità: l’umanità ha perso completamente il cervello!

    • Rag. Giovanni Diabolik on

      Ok l’informatizzazione

      E la digitalizzazione aggiungerei.
      Bene, chiediamoci quale potrebbe essere il costo, in termini energetici, di un qualsiasi server (che deve essere tenuto interrottamente acceso), dell’invio di una mail, o di un pagamento casheless; sopratutto moltiplichiamoli per ognuno di noi cittadini.
      E chiediamoci andare a prendere tutta questa energia… che non potrà venire certo tutta dalle rinnovabili

  3. La questione complessiva va molto oltre l’analisi dei dettagli, giacché dettagli sono, se si vuole, la vulgata Covid, la digitalizzazione, la domotizzazione (di cui poco si parla, ma che è nella “loro” agenda), l’abolizione del contante, il reddito generale di sopravvivenza (che chiameranno di cittadinanza), ed è persino un dettaglio, anche se corposo, tutto ciò che ruota attorno al Grande Reset.

    Qui siamo ancora alla superficie di un processo che non nasce né con Bergoglio, né con l’euro, né con la UE, né con “mani pulite”, né col ’68, né col crollo della Chiesa Cattolica col C.V.2°, né con le due guerre del secolo scorso. Questi sono effetti di cause che affondano molto più indietro nel corso degli eventi, e sono antecedenti persino allo spartiacque umanesimo/rinascimento, giacché è in pieno Medioevo che ha inizio la catena di eventi che, passo dopo passo, dapprima e lentamente, e poi sempre più con spasmodica accelerazione, adesso porta verso la conclusione, la fine di un’epoca e di un mondo (“motus in fine velocior).

    La questione vera nasce in pieno Medioevo, con tre fatti apparentemente scollegati tra di loro. Ma congeneri e solidali nella sostanza. Due di questi vedono come protagonista un personaggio che non a caso è stato definito uno tra i più sinistri della Storia occidentale, Filippo IV di Francia, detto Filippo Il Bello.
    Il primo è il cosiddetto “Schiaffo di Anagni”, non importa se materiale da parte di Sciarra Colonna (o col guanto di ferro, da parte di Guglielmo di Nogaret, cancelliere di Filippo il Bello), a Papa Bonifacio VIII. Tralasciando ogni questione su questa figura, di cui si occupò da par suo Dante, si può considerare questo l’evento che apre inesorabilmente la porta della china che, passo passo, ha portato al completo ribaltamento del rapporto tra Potere Spirituale e potere temporale; tanto che si è potuto affermare che, in quell’occasione, Gesù è stato oltraggiato e martirizzato per la seconda volta. Ovviamente, non mi illudo che quanto sto affermando possa non sembrare astratta e remota storiografia, da parte di chi ignora tutto della dimensione di profondità della storia stessa; ed anzi neppure sospetta che risiede lì la matrice nascosta dei fatti manifesti.

    Il secondo è il cosiddetto Rogo dei Templari, pochi anni dopo lo Schiaffo di Anagni, ad opera, anche in questo caso, di Filippo il Bello. Anche in questo caso, il potere temporale ha la meglio su un Ordine che incarnava un’idea, quella della simbiosi tra la figura e la dimensione del monaco e quella del guerriero. Tralasciando altre importanti implicazioni, che qui salto a piè pari.

    Il terzo è di carattere squisitamente filosofico, ma non ha importanza minore degli altri due. Mi riferisco alla cosiddetta “disputa sugli universali”, che storicamente precede il punto 1 e 2. Sintetizzando al massimo, dopo una lunga battaglia, la disputa si chiude con la vittoria, di fatto, del nominalismo (salvo parziali e temporanee rivincite del realismo), che racchiude i germi fatali e mortali del relativismo; il quale, a sua volta, è lo stato infantile del nichilismo. Di cui oggi godiamo i frutti.

    La conclusione dovrebbe portare alla comprensione che non può esistere una soluzione ai problemi generati dalla modernità, in termini che sono essi stessi fondanti della modernità stessa.
    Dovrebbe portare ad una sola conclusione, mi pare proprio, se sono stato capace di spiegarmi, e se si è capaci di comprendere concetti e prospettive così distanti dalla cultura che ci ha nutrito (e che ha dato i frutti meravigliosi che stiamo gustando.
    In altri termini, la catena causale storica, o l’eziologia di una malattia, va seguita non solo fino “a un certo punto” (come, un esempio per tutti, fa Fusaro); ma fino ad individuare l’agente che – di causa seconda in causa seconda – ha portato alla deviazione, alla malattia.

    • Sono pienamente d’accordo. Sarebbe molto interessante studiare il rapporto fra gli eventi del ‘300 sopra citati e la progressiva perdita di alcune comprensioni intellettuali che si registra nel corso del XIII sec. e poi, specialmente fra la fine di tale secolo e l’inizio del successivo. Il successo impressionante di un autore come Occam, ad es. si spiega soltanto riconoscendo che questi agiva in contesti in cui alcune delle basi del pensiero medioevale non erano più veramente comprese, cosicché il c.d. “doctor invincibilis” non faceva che spaccare del legno apparentemente sano ma, al proprio interno, già totalmente eroso dai tarli. Oltre tutto, l’operazione che fa Occam con l’uso del suo c.d. rasoio, è solo apparentemente una critica concettuale, ma in realtà una sostituzione occulta di concetti, ed una ridefinizione surrettizia dello stesso concetto di causalità.
      Aggiungo anche che un ulteriore evento meno citato ma che ebbe un grandissimo impatto, fu il grande scisma del 1378, che, curiosamente, ricorda per certi versi la situazione attuale, con due papi apparentemente entrambi legittimi.
      Infine, a distanza di secoli, un’ulteriore salto, verso la concezione e la percezione moderna, si ebbe con il Concilio di Trento, prima, e con la Guerra dei Trent’anni dopo.

  4. Ben posto e ben argomentato.
    In effetti, come lei ha evidenziato, il XIII secolo è segnato anche dalla frattura del “Grande Scisma”, che pare manifestare, nella carne stessa della Chiesa”, le lacerazioni dei decenni precedenti, come scrivevo nel penultimo post.
    Trovo difficile immaginare un simile sconquasso complessivo, in un’epoca in cui lo spirito dei tempi si manteneva sostanzialmente immutato per quanto lontano arrivava la memoria storica.
    La cosa, tuttavia, ha un senso, i secoli a cavallo tra il ‘200 e il ‘300 portarono a compimento lo spirito più alto di tutto il Medioevo, e così, come sempre ed ineluttabilmente accade, dopo il culmine si manifestano le prime crepe del declino.
    Quanto a Occam, figura che meriterebbe un approfondimento, l’ho sempre visto come il forellino nella maestosa massicciata della diga. Oggi celebra il suo trionfo.

    • Il ‘200 – ‘300 fu effettivamente per alcuni importanti aspetti il culmine della Civiltà medioevale occidentale. Ma soltanto per alcuni aspetti. Da un lato, come Lei sottolinea, in tutte le realtà storiche si trovano, accanto ai più elevati segni di grandezza e splendore, i semi della decadenza; dall’altro, i processi storici sono sempre multilineari: vi sono sempre tante diverse storie che si combinano e si intrecciano variabilmente e che bisogna seguire un po’ da vicino. Ora, il problema è che quel che si conosce generalmente del medioevo cristiano, anche da parte di coloro che lo apprezzano, è, per la massima parte, filtrato attraverso gli studi otto-novecenteschi della grande storiogrfia europea. Questi studi, spesso influenzati dalle prospettive storicistiche e nazionaliste, oppure dal tradizionalismo neotomista, ma in certi casi, persino da correnti di modernismo, se hanno avuto il merito di riscoprire larghe fascie di cultura e società medioevale (basti fare l’es. della logica medioevale, letteralmente riscoperta da autori come Martin Grabmann, Marie – Dominique Chenu, Henri De Lubac, in ambito di storia del pensiero esegetico cristiano e poi, in una prospettiva logico – matematica più recentemente da storici/logici come ad es. Bohner, Bochenski, Lukasievich, DeRijk, ecc.), hanno anche fatto da “specchio deformante”, consegnando un’immagine assai parziale del medioevo, tutta incentrata sulla cultura scolastica delle Università e delle corti regie, come se non fosse esistito null’altro. Invece, dell’altro, e certo molto più importante, esisteva eccome (senza nulla togliere, ovviamente, alla grandezza della scolastica). Questo “altro”, però, ebbe il suo culmine, non nel 1200-300, ma nei due secoli precedenti e già con il 1200 subì, non tanto una diminuzione qualitativa (basti pensare a Dante ed alle organizzazioni a cui era legato per dimostrare il contrario), quanto una sempre maggiore chiusura e minore presenza nella società, almeno in quella “colta” che ha lasciato più traccia nei documenti.
      Così, se nel XII sec., in occasione della contrapposizione fra Innocenzo II ed Anacleto II, era potuto intervenire un San Bernardo di Chiaravalle, in grado di agire da freno alle tendenze prevaricatorie del potere temporale di Luigi VI e di Ruggero II d’Altavilla, e fornire un orientamento intellettuale sicuro, poco meno di 250 anni dopo, in occasione del Grande Scisma, a dare consigli vi furono “solo” una Santa Caterina, una delle prime mistiche della storia ed un San Vincenzo Ferrer, grande santo, teologo e cultore di logica, personaggi di elevatissima statura, senza dubbio, ma che, come tutti gli altri, non sapevano più che pesci prendere…

  5. Chiedo scusa, particolarmente al Prof. Enzo Pennetta, se vado un po’ fuori tema, e tuttavia credo solo un po’. Un conoscente mi ha interrogato circa un personaggio (locuzione che non sto usando in senso dispregiativo) che riscuote un grande successo sul web. Si tratta di uno storico di professione, che ebbi l‘occasione di conoscere tempo fa, per via di un’intervista di Byoblu, si tratta di Alessandro Barbero.

    Sentite cosa scrive un commentatore del video di cui accludo il link:
    “…Barbero noi ti siamo vassalli…”.
    Al che, il prof., come fosse normale la dichiarazione di vassallaggio (metto in rilievo che “vassallo”, al di fuori del contesto politico medioevale, significa servo), in un soprassalto di condiscendente modestia, replica.

    Alessandro Barbero – La Storia siamo Noi

    6 mesi fa
    “Grazie per l’affetto”.

    Ecc…, il tono servile della maggior parte dei commenti, potrete apprezzarlo aprendo il link.
    https://www.youtube.com/watch?v=K8-Fe0mOQZc

    Prima di proseguire, devo necessariamente mettere in chiaro che non sono uno storico, neppure dilettante. Della Storia, storiograficamente intesa, ho una conoscenza di gran lunga minore del prof. Barbero; se mi si chiede la data del congresso di Vienna, non so rispondere (seconda decade dell’’800?), Barbero certamente sì; e lo stesso per quella del Concilio di Trento. So che deve essere stato attorno alla metà del 1500, che durò una ventina di anni, e vide passare molti Papi. Barbero, invece e ne sono certo, queste cose le sa alla perfezione. E via discorrendo.

    Per la filosofia le cose stanno diversamente. Non c‘è vanteria alcuna nell’affermare che sono un filosofo nato, lo ero ancor prima di apprendere che esiste una disciplina chiamata filosofia, lo sono per definizione; giacché “filosofia” significa amore per la sapienza; e siccome ciascuno sa le cose che ama, meglio di chiunque altro, è corretto e adeguato qualificarmi come filosofo. Da ciò consegue che un filosofo non può che essere un dilettante, giacché una filosofia che diventa professione, o è una contraddizione in termini, oppure è una curiosa e turpe operazione che si apparenta al meretricio.

    La “sapienza” è, allo stesso tempo, l’atto e il risultato del sapere, e siccome l’ambito del sapere è il generale (almeno del sapere fenomenologico), di conseguenza, la filosofia ha diritto di “supervisione” su ogni ambito ed aspetto del particolare. Storia compresa, sotto la specie di Filosofia della Storia.
    E qui torniamo a Barbero.

    Tralascio qui le affermazioni (alcune giuste) che fa nel primo video, quello in cui il prof. tratta del significato dell’”età dell’oro”. Ciò che interessa è la sostanza della conferenza, la cosiddetta tesi. Essa è completamente falsa. Operazioni di questa natura sono fraudolente nell’intenzione: Barbero parte in veste di “esperto”, per così dire di “tecnico della Storia” uno che sa i fatti e li enuncia, ma questa è l’esca. Operazioni di questa natura consistono nel carpire l’attenzione del pubblico (e provocarne la sudditanza e la sottomissione, anche con una continua e sapiente captatio), per poi innescare un vero indottrinamento ideologico occulto ed implicito, e per di più senza contraddittorio. Chi avesse la voglia di ascoltare la conferenza, vedrà che la tesi di Barbero è quella classica e risaputa del modernista che interpreta (lavoro occulto di ermeneutica) la Storia; ricostruendola e ricombinandone la cronaca sulla base della tesi che si vuole dimostrare. E’, insomma, un’opera di falsificazione. Questa conferenza, in realtà, è una monografia di filosofia della Storia, o di ermeneutica storica, che poggia sulla credibilità e sull’autorità dell’oratore come storico. Questa si chiama manipolazione, pessima Storia e pessima filosofia. Se si vuole essere onesti, e non manipolativi, occorre un dibattito tra parti dialetticamente definite, chiarendo come premessa i termini del tema trattato, e con pari modalità e tempi di esposizione. Mentre la regola del prof. Barbero è la propaganda camuffata da Storia, in totale assenza di contraddittorio.
    Su cose del genere, Barbero ha costruito il suo mito internettiano, con turbe di seguaci e di vassalli. Tanto che il prof. Barbero, vinto dalla sua irresistibile modestia, chiama il suo sito (udite!) “vassallidibarbero.it”.

    Il successo del personaggio, tuttavia, si spiega anche, e magari soprattutto, in un altro modo. E qui l’illustre professore cala la maschera. Avete presente Dante, Il più politicamente scorretto degli scrittori italiani di ogni tempo? Quello del “Convivio”, del “De Monarchia”, l’esule PATRIOTA, l’adepto “fedele d’amore”. Quello che nel 3° girone del 7° che mette Brunetto Latini. Per non incappare nella censura che aleggia sul web ometto di scrivere da chi è composta la turba che affolla quella contrada infernale, quale abominevole peccato viene lì punito.
    E che fa Barbero? Ci assicura che se vivesse oggi, senza dubbio alcuno, Dante voterebbe PD!!!!!!!!!! E da par suo, da fine conoscitore di Storia e vicende umane, ce lo spiega.
    https://www.vassallidibarbero.it/2020/10/19/barbero-dante-oggi-starebbe-nel-pd/

    Certo, ce lo vedete Dante (di cui si dice non sorridesse mai), a braccetto con Monica Cirinnà, su un carro dei gay pride? Assieme magari a Beatrice che fa gli occhi dolci a Paola Concia, mentre Virgilio discute di utero in affitto con Zingaretti.
    Il prof. Barbero, e i suoi vassalli ce li vedono. Loro vedono lontano

    • Plaudo al tentativo – superlativamente riuscito – di Fr@ncesco M, di svelare le tecniche di operazioni fraudolente che vengono intentate dall’informazione pubblica, o giù di lì. Continui su questa strada, Fr@ncesco! Cercheremo di emularla, perché operazioni come quella che lei disvela con la sua consueta schiettezza, sono contenute a bizzeffe ed ogni giorno, nelle pagine dei quotidiani, nelle cronache, nei programmini e nei periodici di intrattenimento, assai più che nelle produzioni culturali, destinate cioè a piccole e cristallizzate platee. Sono cioè assai presenti nelle pubblicazioni o nelle trasmissioni seguite dalla massa, quelle che si ritengono, ingenuamente, pensate per distrarre la mente, per rilassarla. Ma è proprio qui, a livello subliminale, che agisce più profondamente ed efficacemente il principio di induzione (Aldous Huxley, Guy de Maupassant) . Non c’è un complotto dichiarato!, gli autori che aspirano al successo sanno bene cosa devono o non devono trattare, cosa e come devono scrivere un romanzo, un saggio, una biografia, se vogliono scalare le classifiche delle vendite. Bisogna allora e a tutti i costi, cercare di produrre nuova letteratura, nuova arte e nuova propaganda, o far in modo che quella già disponibile, seppure invisibile, trovi una qualche via di sbocco. Bisogna pensare come individuare spazi sensibili alla percezione secondo i canoni dell’economia dell’attenzione. Non credo che la rete fornisca un’opportunità in questo senso, ma può garantire gli spazi necessari ad organizzare una strategia di disturbo, una sorta di guerriglia per l’accaparramento della risorsa in gioco che bisogna contendere a questi potenti monopolizzatori : l’ attenzione.
      Auspico che quelli del tupamaro Fr@ncesco siano i primi spari di un imminente conflitto. Forse, non proprio imminente…

      • @Fabio PB,
        “tupamaro”? Non sono un rivoluzionario di sinistra, non sono sudamericano, non pratico la guerriglia urbana! Gentile Fabio, lei mi turba…

        • Si scherza un po’. E’ la prima associazione che mi è venuta in mente. Ma avrei giurato in una sua precisazione…
          Però sulla necessità di svelare sottili operazioni invasive, nascoste nella banalità ciarliera e sboccacciata di produzioni destinate alla massa, dicevo sul serio. Sarebbe una sorta di servizio civile… pensiamoci.

          • Ma certo, avevo colto l’intento gioviale e bonario, ed ho risposto allo stesso modo.
            L’idea che lei propone è ottima, le psyops, che abbrevia “operazioni di guerra psicologica” non concernono solo mastodontici processi come l’operazione Covid, o le varie “primavere” ma, almeno da una ventina di anni in modo massivo e totalizzante, pervadono ogni ambito della comunicazione. Limitandoci solo all’industria dell’intrattenimento, e limitando ancora alle serie tv, posso dare per certo in modo assoluto che non ne esiste una che, in modo evidente o nascosto, non manifesti e trasmetta la visione del mondo che torna utile ai padroni del mondo come strumento di degradazione delle plebi, di abbrutimento e infine di controllo. E’ evidentissimo, ad esempio, l’impiego delle tecniche PNL, spesso in abbinamento ai protocolli ipnagogici di Milton Erikson.
            Temo di poter dire che abbiamo perso le ultime due generazioni. Salvo eccezioni, ovviamente, mosche bianche, sole e teste pensanti e cuori senzienti in un deserto di sale, anime destinate ad una vita di solitudine.
            Se è vero che l’assenza di Dio è la sua presenza, direi che mai è stato presente come oggi.

  6. Quanto osserva FrancescoM, ci porta secondo me ad una domanda interessante che è stata già sfiorata nelle precedenti discussioni: quanto può essere differente la visione, la concezione e la percezione delle cose, da parte degli uomini in contesti storico/antropologici diversi? e quanto dobbiamo diffidare, quando ci sembra o ci viene fatto apparire che “tutto il mondo sia paese”? La cosa stupefacente è che questa domanda se la pongono di continuo un po’ tutti gli storici, ma, alla resa dei conti, a pensare all’antico egizio come al vicino di casa, per quanto eruditi possano essere, ci cascano un po’ tutti. Le eccezioni che mi tornano alla memoria sono pochissime e comunque sempre entro limiti ben circoscritti: Marc Bloch, Lucien Febvre, Michel Pastoreau, Zygmund Baumann (che è però anche un sociologo ed un filosofo). Considero, nel complesso, Barbero un buono storico, ma con i limiti di un normale storico: non lo si deve fare parlare di cose che non siano riscontrabili in un documento e non lo si deve fare affrontare argomenti che abbiano meno di 70 anni (la sua conferenza sul caso Moro, che si trova su Internet, è quanto mai deludente). In parole molto semplici: essere uno storico, anche preparato, non significa avere fatto un solo passo avanti per superare i limiti della mentalità e delle concezioni, le più comuni, della propria epoca. Questo limite esiste, del resto, ed è ancora più sorprendente, persino nell’antropologia.

    Questo ci porta a qualcosa che tocca da vicino gli argomenti di questo blog, perché significa solo una cosa: anche quelle scienze, come la storia, l’antropologia, la sociologia, che dovrebbero mettere a contatto con la sorprendente eccezionalità dell’essere umano, in qualunque contesto, sono alla fine, come la tecnologia, pensiero calcolante e processante che si muove interamente nei frames precostituiti della mentalità comune. E’ questo il più grande limite della scienza moderna, che ne fa uno strumento utile per fini circoscritti, buoni o cattivi, ed utilissimo, purtroppo, per favorire processi storici che nascono altrove e per dominare gli uomini; pochissimo utile e solo accidentalmente, per acquisire una conoscenza che vada davvero oltre la superficie delle cose. So di dire qualcosa che non piacerà a molti, ma in fin dei conti, è quello che penso…

  7. Se Anonimo ha ragione (ciò che lascio determinare a chi legge), mi pare che si impone una sola conclusione.
    Se è vero che l’intera episteme si riduce alla fine (cito Anonimo) a “… pensiero calcolante e processante che si muove interamente nei frames precostituiti della mentalità comune…”, essa evapora in due astrazioni: la prima, con ogni evidenza, è il pensiero stesso, che è astrazione simbolica (l’acqua che pensi non la bevi, non si passi oltre senza aver davvero capito, non è una battuta); la seconda è peggiorativa della prima, dacché l’astrazione che calcola è puramente quantitativa.
    E quindi torno a chiedere: cosa conosce la Scienza?

    Torno un momento a Barbero. Sentite cosa scrive, lo storico, nel link allegato in precedenza, a proposito della politica di allora e di oggi, e di Dante, alla domanda:

    “…Il Pd di oggi potrebbe essere il partito dei guelfi bianchi nella Firenze di Dante”?

    “Giocando, sottolineo, se sinistra significa popolo di gente che lavora, allora sì. Il Pd è l’erede di una politica di sinistra ma si identifica non più con gli ultimi ma con la spina dorsale del paese. Tende ad avere paura delle classi più umili e a flirtare con l’élite…”.

    Credo che siano superflui i commenti. Un tale maestro ha turbe di servi (così loro stessi si definiscono) adoranti. Che speranze abbiamo?

  8. Buon giorno Enzo,
    inizio con una constatazione immediata: la green economy si pigliera’ un terzo dei fondi che arriveranno.
    Come mai, con tanti commentatori con le idee piu’ bislacche, non si sente UN SINGOLO COMMENTATORE, di qualsiasi estrazione, che si stupisca di questa fetta colossale, manco il Covid fosse generato dalla CO2?
    Per pura coincidenza ricordo questo articolo uscito PRIMA del Covid:
    https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/12/11/news/il_piano_verde_di_ursula_260_miliardi_all_anno_per_cambiare_l_europa-243228188/

    Andando poi piu’ nel merito, sottopongo questo articolo, che non so se sia veritiero, in cui si afferma che gli investimenti titanici, al 2050, farebbero solo passare da un 9% attuale ad un 6%, per la UE.
    Qualcuno che poi faccia i conti di quanto di questo 1/3 dei fondi, andranno ai costruttori di auto, sarebbe utile. Proprio di oggi e’ la notizia che si vuol limitare l’export di macchine vecchie verso paesi in via di sviluppo per (testuale da un TG Nazionale) limitare la produzione di particolato.

    Siamo circondati da macerie di intellettualismo, e andiamo a fissarci con la pagliuzza… il problema piu’ grande che vedo io e’ che anche chi ci mette buona volonta’ e’ totalmente stordito e si perde dietro le polemiche proposte dai regimi, invece che pensare e analizzare “vecchio stile”.
    Esempio? Senza manco entrare nel merito dei dati sul Global Warming (che, come in vecchi post pubblicati in questo sito, confutano i modelli), basterebbe analizzare che il 99% degli articoli allarmistici parlano del problema dell’aumento delle temperature, peccato che il problema sia (da dimostrare) la crescente velocita’ con cui le temperature aumentano. Nel Medioevo le temperature erano simili, ai tempi dei romani erano maggiori.
    Altro esempio collegatissimo: il 0% degli articoli che parla delle temperature, si ricorda che abbiamo iniziato a misurarle dopo che era finita la piccola era glaciale, a meta’ ‘800. Per forza poi i ghiacciai si stanno ritirando, sono cresciti a dismisura grazie a secoli della piccola era glaciale.
    Queste due ovvieta’ piallano a zero le decine di migliaia di articoli scritti su sto Global Warming.
    E invece, anche chi e’ scettico, sta a cavillare sui dettagli. Amici del giaguaro?
    Di te mi fido Enzo. Di altri… da vedere.

    Oh, un appunto poi a quelli che parlano della popolazione globale, e la dipingono come “allo sbando”.
    State guardando l’immagine dei media, non state guardando la popolazione.
    Questa non e’ una pipa.
    Altro esempio: una settimana di lodi ridicole a Draghi, da TUTTI DICO TUTTI i media, poi lo eleggono, fanno il sondaggio, e dicono “piace agli italiani”. E arriva poi l’intellettuale che se la prende con gli italiani.
    Ma non coi media…. che comodo fare gli intellettuali cosi’.
    Non posso definire intellettuale chi si ferma a colpevolizzare “il popolo”.
    Lo definisco invece prete (Peccato Originale, remember? Cosa altro e’ poi, pure il Global Warming, o la Movida).
    Roba da pazzi, sti “intellettuali” amici del giaguaro.

  9. Tutto quello che si afferma su “green economy” o preteso “sviluppo compatibile” è platealmente falso, sia esso legato al (vero o presunto) riscaldamento globale oppure ad altro.

    Che il sistema non possa ridurre la sua “crescita” senza implodere lo sapeva già molto bene persino Adamo Smith: se ho un sistema basato su macchine che producono mille oggetti al giorno (ad es. spilli) saturerò presto il mercato. A meno che non sappia creare nuovi bisogni di spilli o bisogni di nuovi beni che io possa produrre riconvertendo i miei macchinari che producono spilli, tutte le aziende che producono spilli, falliranno e dovranno andare a riposo per cinquant’anni. “Pazienza!”, potrebbe dire qualcuno. Il problema è che io non ho solo macchine che producono mille spilli al giorno… Ho anche macchine che producono ogni giorno migliaia di macchine che producono mille spilli al giorno e migliaia di macchine che producono le macchine che producono spilli, e ancora macchine che estraggono tonnellate di ferro e nichel per produrre mille spilli al giorno, e così via. Un simile sistema può continuare ad esistere solo se cresce in modo esponenziale la domanda di beni e servizi e questa può crescere così, a propria volta, solo se crescono i programmi di produzione che generano la parte più importante della domanda, quella di beni strumentali.
    Un simile sistema trasforma in modo ipertrofico tutte le risorse esistenti. Ma una trasformazione economica è quella che separa da una materia prima la parte utile (prodotto) da quella che ha le caratteristiche contrarie, che è perciò, per definizione, dannosa (rifiuto). In tempi lunghi, la natura è in grado di ritrasformare questi rifiuti, ristabilendo l’equilibrio. Ma i tempi sono lunghi e tanto più lunghi quanto più la trasformazione è profonda. Perciò se l’ipertrasformazione economica avviene in maniera troppo rapida o e troppo profonda, si genererà uno squilibrio crescente che è quello che chiamiamo “inquinamento”. Un sistema così può solo continuare a trasformare il mondo in una gigantesca discarica, fino a che non si autodistrugga.

    • Esattamente, la green economy, cosi’ come e’ pubblicizzata (ad esempio senza piu’ menzionare l’inquinamento, come gia’ e’ stato notato sopra) e’ la creazione del nuovo “bisogno”. Lo vedi dall’esplosione delle pubblicita’ delle macchine elettriche (tutte rigorosamente “seconde auto”, ah no, ora c’e’ il leoncino che mi vuol spiegare che si ricaricano “velocemente”, eh non lo sapevo, stai a guardare).
      Appunto per quello mi domandavo “quanto di questo 1/3 dei fondi, andranno ai costruttori di auto”…
      Il che spiegherebbe il totale silenzio di cui parlavo. Il che spiegherebbe la foga che ha Ursula di spendere 200 miliardi l’anno su questo tema.
      Una manna dal cielo, ste richieste dei fondi (e il silenzio sul 1/3 ad indirizzamento obbligato e tacito).
      Ma di che stiamo parlando…