Perché la scienza non può e non deve sostituirsi alla politica

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Le decisioni politiche non possono essere prese dalla scienza, le separa un invalicabile limite epistemologico.

Il governo degli scienziati era stato teorizzato Francis Bacon nella Nuova Atlantide, il racconto utopico pubblicato postumo nel 1627 nel quale essi sarebbero stati sacerdoti laici in abito bianco e illuminati dispensatori della scienza, sotto di loro l’umanità avrebbe conosciuto una nuova Età dell’Oro.

Su quell’idea venne poi realizzata la Royal Society che nacque dopo tre decadi, nel 1660, un’istituzione che avrebbe dovuto guidare l’Inghilterra e il mondo intero verso una nuova era.
A quell’idea e a quella istituzione, anche se inconsapevolmente, si deve la pretesa di molti che a governarci debba essere “la scienza”, anche se a questo termine non si sa cosa debba esattamente corrispondere.

La scienza della Nuova Atlantide e dei giorni nostri appare come il principio che anima quel Leviatano che Thomas Hobbes descrisse efficacemente nel 1651, Hobbes finì poi per essere escluso dalla nascente Royal Society probabilmente per i suoi contrasti con Robert Boyle, altro grande protagonista di quell’epoca.

La scienza sperimentale si basa sulla possibilità di fare misurazioni, cioè quelle operazioni nelle quali la mente confronta tra loro delle grandezze quantificabili, fare una misura è dare una quantità ad una qualità, ad esempio volume, lunghezza o peso, sono qualità che noi possiamo quantificare con un’unità di misura, che a sua volta è una quantità nota presa per fare il confronto stesso.
Del resto anche il concetto di “razionale” esprime in matematica qualcosa che può essere espresso con una frazione n/m dove “n” ed “m” sono quantità intere e quindi esattamente determinabili.
La parola “mente” stessa deriva dall’indoeuropeo “MA”, che significa appunto misurare.
Il limite della scienza sperimentale è nel fatto che la realtà non sempre è misurabile e che spesso le “qualità” non sono confrontabili, ad esempio posso dire che un Kg di patate è il doppio di 500 gr di patate ma non posso dire che sia il doppio di 500 gr di carciofi.
Dove il confronto non è quantificabile deve intervenire il “giudizio”, stabilire con quante patate posso scambiare 500 gr di carciofi è una questione di giudizio che può variare nel tempo in base a fattori anch’essi non quantificabili.

L’esempio più comune di giudizio che permette di confrontare due qualità incommensurabili è il concetto di “prezzo”, ogni giorno noi confrontiamo cose incommensurabili attribuendo a ciascuna di loro un prezzo e poi confrontando quelli ottenuti.
Dare un prezzo è attribuire un valore e il valore di qualcosa (termine che deriva da “vis”, in latino “forza”) è letteralmente la forza che attribuisco a qualcosa nel confronto con un’altra, al riguardo è interessante notare come il peso sia in fisica una forza e quindi il giudizio di valore è anche in senso figurato un riportare qualcosa di incommensurabile ad una misura, i piatti della bilancia che non posso usare per confrontare patate e carciofi in base alla loro “forza peso” tornano come misurazione della loro “forza valore” che posso esprimere come quantificazione economica.

Ma l’immagine della bilancia che pone a confronto il contenuto dei due piatti è anche fortemente legata alla giustizia, nelle aule dei tribunali di tutto il mondo possiamo trovare questa raffigurazione del giudizio della legge.
Quale degli argomenti presentati dai due contendenti prevarrà non può essere stabilito con un algoritmo, non esiste un modo per attribuire un numero agli elementi di un processo, nessuna formula e nessun computer potrà sostituire un giudice perché questi non possono lavorare su qualcosa che non è esprimibile come quantità.

Come sappiamo non solo esistono qualità non confrontabili fra loro, i carciofi e le patate, ma esistono anche qualità non quantificabili al loro interno, non è ad esempio possibile fare un confronto fra due “amori”, stabilire con una misurazione se si voglia più bene ad una persona o ad un’altra, non si può misurare un sentimento e neanche la bellezza, una competizione musicale o un concorso di bellezza richiedono una giuria.

Analogamente ci sono questioni che riguardano la vita sociale che non sono commensurabili e quindi richiedono l’intervento di un “giudizio” che in questo caso è di tipo politico.
Prendendo il caso della pandemia non è un procedimento corretto prendere come elemento di valutazione il numero delle vittime giornaliero a scapito di altre considerazioni come il danno economico e le sofferenze psichiche che non posso quantificare allo stesso modo, nel momento in cui “la scienza” tramite i suoi esperti compie questa valutazione ha compiuto un puro atto politico dando più peso alla mortalità che agli altri elementi, la presunta scientificità dei provvedimenti è viziata da un errore di origine che vede una decisione politica su cosa abbia più valore precedere la presunta oggettività scientifica.

Una politica che si affida alla “scienza” tradisce unicamente l’incapacità di assumere le proprie decisioni che vengono quindi demandate ad una presunta quanto impossibile oggettività scientifica che nella sua inconoscibilità finisce col diventare esattamente come quelle sentenze divine dalle quali la scienza stessa aveva avuto l’ambizione di svincolarci, i giudizi della scienza diventano così giudizi di una volontà divina, il diritto si ricongiunge con “Ious” il nome romano di Giove dal quale G. B. Vico faceva derivare il termine “Ius”.

Il giudizio della scienza diventa così un giudizio divino di tipo materialista, è la scienza che viene elevata a divinità non discutibile che parla nella persona dei suoi sacerdoti eletti mediaticamente fra i tanti e che non possono essere contraddetti, di fatto è la realizzazione della Nuova Atlantide.

Ma è una realizzazione che non mette realmente al comando gli scienziati in realtà è espressione di un potere che si cela dietro gli scienziati che a loro volta influenzano la classe politica, sottraendosi alle responsabilità che proprio dall’esercizio del potere derivano.
La scienza divinizzata finisce così per somigliare all’immagine dipinta dal Signorelli, quella del falso Cristo che parla con le parole che gli vengono sussurrate nell’orecchio dal vero autore di quelle parole.

Mentre la classe politica si rivolge alla scienza per ascoltarne le verità rivelate e ripararsi dalle conseguenze delle proprie azioni, la “scienza” stessa si mostra come un simulacro dietro il quale agisce il vero potere, che è quello di chi detiene i media e i mezzi di comunicazione, un potere che si nasconde dettando cosa debba essere detto e creduto e quindi fatto.

Link al video di CCS su Rumble

https://rumble.com/vh1u4z-cose-che-la-scienza-non-pu-dire.html

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

29 commenti

  1. Considerazioni molto interessanti. Quello che occorre capire è che la pretesa di ridurre tutto a realtà misurabile rientra in un quadro più ampio, in cui la vita stessa tende ad essere ingabbiata in processi sempre più esclusivamente algoritmici e privi di quella discrezionalità umana che è indispensabile per una valutazione qualitativa delle cose ed è connaturata all’essenza della vita stessa.
    Poiché ha fatto l’esempio del diritto, devo purtroppo disilluderLa, l’idea di una conduzione dei processi attraverso algoritmi si sta facendo progressivamente avanti. Cito solo il libro di Luigi Viola, Interpretazione della legge con modelli matematici, Milano, 2017. Si tratta di un fenomeno che è stato a lungo preparato da sviluppi che non sono di oggi. Un passaggio molto importante è stato quello dell’eccesso di regolamentazione, di cui la legislazione (e normativa secondaria) Covid è un tipico esempio. Questo eccesso continuo di norme impedisce proprio quel processo di metabolizzazione sociale che avviene normalmente attraverso l’interpretazione delle norme, di fronte ai casi concreti. Si parte invece dall’idea che debba essere sempre l’autorità che emana la norma a dire di nuovo sulla norma stessa. Le regole vengono viste sempre più nel loro mero tenore formale senza più preoccuparsi di capire quale sia la loro finalità ed il loro senso. Nello stesso tempo, si sfuma la differenza fra legge e provvedimento. Si realizza allora il paradosso che i romani esprimevano con il brocardo “Summum jus, summa iniuria”. Cito ancora Jaques Ellul, Recherches sur le Droit e le Evangile, in Cristianesimo, secolarizzazione e Diritto moderno, a cura di L. Lombardi Vallauri e G. Dilcher, 2 voll., Baden-Baden e Milano 1981, I, pp. 125 – 126: “Le droit est indispensable pour la vie de la société, mais le refuge absolu dans le droit est mortel par la négation de la chaleur, de la souplesse, de la fluctuation des relations humaines, qui sont indispensables pour qu’un corps social puisse vivre (et non pas seulement fonctionner)… Il faut bien prendre coscience que dès ce moment le droit n’est plus destiné à établir la justice, mais à affirmer la victoire de l’un sur l’autre. En refusant la souplesse des relations humaine qui pouvait se traduire par l’équité, on a organisé un mécanisme de relations juridiques qui n’aboutit en rien à la justice. Les Romains disaient: Summum jus, summa iniuria: Un exces de droit et de revendications juridique aboutit à une situation où finalement le droit devient inexistant”.

    E’ il processo per il quale l’uomo tende sempre più a pensare la società come un meccanismo e a pensarsi lui stesso come macchina: Giorgio Israel, La macchina vivente, Bollati Boringhieri, 2004.

  2. Rag. Giovanni Diabolik on

    Credo che quanto esposto dal Prof. Pennetta dimostri come dietro questo scientismo, che pervade sempre più la moderna civiltà, ci sia molto di più di meri interessi economici, (ed anche politici) che comunque sono considerevoli; ma la volontà di instaurare una nuova religione, con i suoi sacerdoti, i suoi dogmi e i suoi sacramenti.
    Una nuova religione che si basa sulla scienza, ma che con la Scienza vera e propria NON HA NULLA A CHE FARE; perché scienza e religione sono due cose completamente diverse, senza comunque che necessariamente l’una possa escludere l’altra.

    • Leggevo su il “sussidiario” una ennesima scientifica critica al darwinismo.Leggete se vi interessa uno degli ultimi numeri di questa meravigliosa rivista(la “definirei”,addirittura “cristiana”…sperando di non essere rinchiuso in gulag!).Ma,anche leggevo l’ennesimo attacco “alla coscienza”(inteso come un mondo particolare) su esquire ovvero la prova “scientifica” dello sviluppo delle neuroscienze verso un certo materialismo.Invece mi sovviene Federico Faggin(non “prontamente cristiano” )che rimette il tutto in gioco.Gente! o abbassare i calzoni o cercare di capire meglio i “misteri”della mente” ,ma inteso in senso spirituale.Viceversa smettiamo di vivere di illusioni e magari chiudiamo tutte le nostre bellissime chiese;appunto da utilizzare solo per conferenze,mostre di fotografie e similari attività.Gente se qualcuno mi legge(mi sento come un naufrago!) forse avrà il coraggio di connettere!

    • Il torto dell’articolo è sempre quello di articoli estremi che segnalano un problema all’ennesima potenza. Come se tutto e tutti fossimo quella cosa focalizzata e biasimata. Nel mio piccolo mondo vedo piuttosto che in questa fase si sta risvegliando ottimismo, che magari non sarà della ragione secondo i puristi, ma l’ottimismo dei semplici, dei più giovani soprattutto, delle famiglie e degli amici che cominciano a ritrovarsi… Fare di tutta l’erba un fascio, affermare che ci stiamo perdendo volti e morti mi sembra a dir poco riduttivo e offensivo, una sorta di narcisistico orgasmo masturbatorio che non aggiunge nulla e, al contrario, sottrae energie all’amplesso delle diverse espressioni di una società variegata come la nostra. E per fortuna.

    • FRANCESCOM on

      Agamben è un filosofo di spessore, diversamente non avrei allegato (credo un paio di volte) dei suoi scritti. Anche stavolta coglie il punto, mostra la sostanza. E tuttavia, in questo caso, commette un errore madornale, tipico, puntuale, quasi ineluttabile, persino monotono. E’ un errore che accomuna, salvo davvero poche eccezioni, tutti gli occidentali, antichi e moderni, laici, chierici, devoti o beoti. E’ un errore che fonda su quella speciale categoria del conoscere e del sentire che, in assenza di un termine specifico, definirei “cerebrocentrica”. Gli animali non hanno volto??? Credo che Agamben si riferisca agli animali superiori, segnatamente quelli domestici; giacché è tanto certo quanto ovvio che la sterminata massa egli animali che popolano la Terra non ce l’ha e non v’è ragione ne abbia uno. E perché, gli esseri umani, il volto, nel senso (più implicito che esplicito) indicato da Agamben, ce l’hanno? Sicuro? Mi viene in mente “L’Uomo della folla” di Poe; ecco, l’uomo della folla, nelle sue innumere estensioni, ha volto?

      Non chiedo neppure ad Agamben se ha mai avuto un cane o un gatto; potrebbe averne avuti molti, e ciò nonostante, essere rimasto accecato dal suo invincibile pregiudizio, e non vedere l’evidenza. Ma allora occorre mettersi d’accordo: Francesco era pazzo? Ci parlava, li chiamava fratelli e sorelle, gli rispondevano e si capivano. Era pazzo? Francesco fu una delle eccezioni cui accennavo, la sua era una cognizione e percezione “cardiaca”, e il centro implica ed include la periferia. Non viceversa, la periferia non può legiferare per il centro.
      Purtroppo, in Oriente, soprattutto presso le fasce acculturate e occidentalizzate, la modalità cardiaca sta scomparendo, e gli esseri umani si stanno trasformando in moncherini attaccati a una testa che ha fagocitato il resto del corpo. Come da noi.
      E’ per questo che l’Occidente, salvo che sul piano esclusivamente simbolico, non ha mai avuto contatto con animali sacri.
      Gli animali non hanno volto? Completamente falso! Molti volti umani non hanno occhi.

  3. Le osservazioni fatte, portano con sè alcuni spunti di riflessione:

    1) La cosa più difficile nel tempo attuale, è quella di comunicare veramente ed effettivamente con altri esseri umani. Questa difficoltà sorge ben prima degli espedienti delle mascherine e del distanziamento sociale perché dipende essenzialmente da un altro fattore meno recente, l’assenza pressoché totale di una comunanza reale di vita e di un quadro di riferimento sopraindividuale. Mancando queste due cose, anzi, questa cosa, perché si tratta di due aspetti di una sola realtà, comprendersi richiederebbe ogni volta un’ esplorazione profonda nel retroterra culturale e spirituale dell’altro.

    2) Se non si riesce a fare una tale operazione, la grave conseguenza è quella di perdere il senso del discorso altrui, fermandosi su quelle rigidità, pure importanti, che costituiscono diverse visioni del mondo. Queste rigidità non possono essere semplicemente eliminate, ma devono essere consapevoli, altrimenti si rischia di creare una vera Babele,

    3) La Babele è l’arma ultimativa che certe forze non mancheranno di sfruttare e che sarà determinante nella loro possibilità di imporsi alla gran parte di questa Umanità.

    4) La distinzione di Agamben ha radici molto precise che sono quelle dell’opposizione greca fra zoè e bios che lui tratta ampiamente nelle sue opere più importanti, in particolare in “Homo sacer”. E’ davvero poco importante se questa svalutazione degli animali, tipica del mondo greco (gli egizi, ad es., non sarebbero stati affatto d’accordo), sia condivisibile o meno, Il vero punto che nessuno dei commenti fatti sembra cogliere, è la rilevanza di questa distinzione nel contesto culturale attuale che è quello della cultura occidentale (o, meglio, di quello che ne resta: l’animalismo frequente, oggi, ovviamente, non c’entra qui nulla).

    5) Al di là, dunque dei punti secondari del ragionamento, il punto essenziale su cui occorrerebbe pronunciarsi è se l’attuale insieme di misure, rappresenta o meno, in modo univoco e coerente, un complessivo intervento che mette definitivamente fuori gioco quella capacità di resistenza sociale e politica residuale che ancora avrebbe potuto, di fronte ad estremi eccessi, provocare qualche forma concreta di ribellione. La mia personale risposta è si, lo fa senz’altro, in modo preciso e sotto alcuni aspetti, almeno, definitivo. Su questo Agamben ha ragione. Il resto, mi sembra decisamente secondario.

    • FRANCESCOM on

      Ho cominciato il post precedente con un apprezzamento nei confronti della figura culturale di Agamben. Ho anche aggiunto che lo specifico del suo articolo è del tutto condivisibile.
      Se Agamben non avesse, presumo deliberatamente, rimarcato (come fosse importante e/o determinante per la sua tesi) la nota sugli animali, non avrei avuto nulla da eccepire.
      Lei scrive:
      “4) La distinzione di Agamben ha radici molto precise che sono quelle dell’opposizione greca fra zoè e bios che lui tratta ampiamente nelle sue opere più importanti, in particolare in “Homo sacer””.
      Gentile Anonimo, per quanto mi riguarda, “amicus Plato sed magis amica veritas”! Tra filosofi, o comunque in filosofia, gli argomenti traggono la forza da se stessi, non la prendono in prestito dall’autorità di chi li enuncia. Nel nostro caso, non si tratta neppure del fatto che Agamben esaspera una dimensione della mentalità greca già di per sé discutibile, e mi riferisco alla contrapposizione categoriale tra zoé e bios. Qui mi riferisco, soprattutto, all’altissimo (e innaturale) grado di astrazione che rende possibili argomenti del genere. Per questo parlavo di visione (del mondo) cerebrocentrica e visione cardiaca. Aggiungendo che la periferia non ha titoli per insegnare al centro il corretto vedere.
      Un esempio per tutti, provino i greci, o Agamben in vece loro, a spiegare a un seguace della Tradizione del Popolo delle Grandi Pianure (o in alternativa a un taoista, o un maori) che non ha compreso la differenza tra zoé e bios! Ci provino, io già conosco l’esito.
      E’ per questo, basicamente, che l’Occidente non ha mai conosciuto una vera Tradizione sciamanica; e che da uno spiritualismo tutto volontà è passato, nel volgere di meno di mezza giornata, ad un materialismo non meno pensato del precedente spiritualismo. Troppa testa! Fatti e processi del mondo, più che vissuti, sono sempre stati “pensati”, e questo lo dobbiamo, prevalentemente, ai greci.

      Generalmente parlando, le do ragione sul punto 1 del suo post; ma il suo contenuto non riguarda me. Io capisco a perfezione ciò che scrive Agamben; e se ho dissentito su questo specifico punto, è proprio perché conosco e comprendo il suo retroterra culturale. Agamben, proprio per via della sua notorietà internazionale è una risorsa preziosa per chi si muove, se così posso dire, da questa parte della trincea.
      Gli do ragione e lo apprezzo, quando ha ragione e quando c’è qualcosa da apprezzare. Ma la sua posizione sugli animali rimane indifendibile, giacché falsa.
      P.s.
      Ovviamente, in tutto ciò che ho scritto non v’è la minima traccia di moderno “animalismo”.

  4. Comprendo la Sua posizione, tuttavia, ciò che sottolineavo era ancora leggermente diverso.
    Sicuramente, la posizione dei greci può essere discussa e va, in una certa misura relativizzata. Lei ha fatto riferimento a tradizioni sciamaniche, io avevo fatto riferimento nella prima risposta agli egizi, semplicemente perché la tradizione egizia era per gli stessi greci, un po’ la tradizione di riferimento, quando si parlava di sapienza antica. In entrambi i casi, comunque, sia nell’ambito sciamanico che in quello egizio, gli animali rappresentano simbolicamente un grado di “personalità” superiore a quello rappresentato dal volto umano. Se si vuole si potrebbe aggiungere che la stessa copertura del volto, non ha in assoluto per tutti i contesti umani il significato che Agamben gli attribuisce, secondo me con piena ragione, in quello attuale. Basti pensare all’uso che in molti popoli del Medio Oriente e del Nord – centro Africa, si ha di coprire il volto. Sarebbe un grave errore di etnocentrismo sostenere che una donna mussulmana o un Tuareg o un senegalese che coprono il loro volto, siano per questo “spersonalizzati”. Anzi, fra questi popoli, la copertura del volto può avere il significato diametralmente opposto, quello di una valorizzazione degli elementi sovrapersonali rappresentati dall’identità del Se, che è solo riflessa simbolicamente in quella dell’io individuale.
    Può anche darsi che la posizione dei greci (sugli animali, come sull’importanza della forma umana), che, in certe forme assolutizzate, è soprattutto riscontrabile a partire dall’età classica, sconti un certo individualismo che era embrionalmente sorto presso di loro a partire da tale epoca e sia quindi un errore tout court.
    Tuttavia, occorre anche fare i conti con un altro pregiudizio che è invece presente solo fra i moderni: quello che una cosa che vale per un certo tipo di uomini, un popolo, un gruppo sociale, ecc., debba valere per tutti. In tutte le tradizioni antiche era invece chiaro che molte cose (compresi usi o divieti) che possono essere importanti per alcuni, non lo sono per altri. Nel medioevo occidentale, questo principio, prendeva la denominazione di “personalità del diritto”. Sorto in epoca tardo antica, quando più popoli erano stati portati a coabitare fra loro, si è conservato sino a tutto il medioevo ed anche oltre, anche se, da un certo momento in poi, non essendo stato più compreso, ha portato a scontri e grandi guerre, per poi essere definitivamente abbandonato fra cinquecento e seicento.
    Per tornare dunque ad Agamben, il riferimento all’importanza del volto e alla vita umana (bios) in contrapposizione alla nuda vita (zoè), che noi potremmo chiamare “sopravvivenza biologica” conserva il suo valore, anche se va relativizzato nel contesto storico occidentale attuale. In termini semplici, non riconoscerlo, costituisce lo stesso errore che commettono coloro, che per rifiutare l’individualismo, finiscono con l’appellarsi al subindividuale ed all’infraumano, confondendolo peraltro con il sovraindividuale e con il sovraumano, che spesso, non a caso può essere simboleggiato proprio con rappresentazioni animali.
    L’analisi di Agamben è dunque importante, non tanto per stabilire se esiste una dimensione animale che può essere valorizzata positivamente e che può persino assumere una dimensione simbolica sacra molto importante, argomento su cui potremmo essere pienamente d’accordo, ma per capire cosa invece adesso sta succedendo.
    Cercherò di spiegarmi meglio: la rimozione, in questo preciso momento, di alcuni simboli di “umanità”, universali o storicamente circoscritti, non importa (si pensi, oltre alla copertura del volto, al “divieto” della stretta di mano, pratica che ha un grado molto maggiore di universalità, ritrovandosi in medio oriente ed in molti altri popoli, unitamente al simbolismo della mano) non è affatto priva di significato. Essa va, proprio come sostiene Agamben, nella medesima direzione della sopravvalutazione valoriale della vita, intesa come sopravvivenza, rispetto all’esercizio di valori spirituali. Questa seconda cosa si vede chiaramente, sia nella rinuncia ai riti religiosi, per il preteso pericolo per la vita biologica, sia, proprio come dice Agamben, nel “trattamento” dei morti, dove il morto, proprio perché privo di vita biologica, diviene “oggetto” irrilevante o, almeno, meno essenziale.
    La spiegazione che viene data a queste regole è formalmente questa: solo la vita biologica (zoè) è essenziale, le altre cose, siano o meno importanti, sono “non essenziali”. Dunque, se ne deduce formalmente, solo la vita biologica è l’essenza dell’uomo, mentre le altre cose degradano ad epifenomeni accessori.
    E’ veramente impossibile spiegare tutte le conseguenze che queste osservazioni hanno, nel contesto di “Homo sacer”, sotto la spinta degli studi su Carl Schmidt e Walter Benjamin, ma quello che almeno spero sia chiaro è che la questione del valore che possono assumere gli animali ed anche la loro valenza sacra, qui non c’entra davvero nulla, a meno che non si voglia riprendere d’accapo tutta la gerarchia valoriale e riconoscere che in primo luogo vi è un sopraindividuale, rappresentato spesso con simbolismo animale e che anche fra gli stessi greci, si rappresentava con il prosopon, la maschera che copriva il volto (e che, per inciso, come parola greca, è collegato al latino “persona”), poi vi sono il volto umano e la mano, che a loro volta possono rappresentare simbolicamente di nuovo l’unità sovraindividuale, ma, se presi nel senso più letterale, corrispondono alla dimensione individuale e poi vi è il dominio dell’infraumano e del subindividuale che, di nuovo, viene rappresentato con simboli animali, questa volta presi nel loro significato inferiore e sinistro. Per chi ha familiarità con queste cose, il fatto che una stessa realtà, quella animale, possa servire a rappresentare sia ciò che è più alto, sia, in una corrispondenza invertita, ciò che è più basso, non ha nulla di sorprendente e corrisponde alla natura più profonda delle cose perché è noto che il Diavolo è la simia Dei.
    Mi scuso per la lunghezza insolita di queste mie note, ma mi è sembrato necessario insistere su alcuni punti, perché ho notato, che nella difesa del valore della vita animale da parte di Francesco, vi è, come altre volte, un’istanza giusta, ma che ritengo vada ricollocata in un quadro più ampio: gli animali possono assumere un significato elevato, addirittura sacro, ma l’esistenza animale può anche rappresentare un aspetto molto basso e sinistro delle cose. Entrambi gli aspetti sono reali, l’importante e sapere che cosa è in gioco adesso e non confondere le due cose.

  5. FRANCESCOM on

    Non c’è ragione che lei si scusi per la lunghezza di alcuni suoi post; per quanto mi corcerne la quantità di spazio da lei usata ha sempre valso la qualità dei contenuti.
    Riflessioni, le sue, del tutto condivisibili; come lo sono quelle di Agamben, che è stato bravo e acuto nel mettere il dito proprio dove andava messo. Io rinnovo la stima in questa persona coraggiosa e anche saggia, che anziché fare la primadonna, per onestà e coerenza, accetta di fare l’outsider. Onore al merito, davvero.
    E neppure l’aver evidenziato un (suo) pregiudizio, da parte mia, deve essere inteso come un rimprovero, osa che non avrebbe senso alcuno. E tuttavia, non accorgersi che ogni animale domestico (eminentemente cani e gatti) reca in sè i segni inequivocabili di unicità e irrepetibilità, uniti a intelligenza, memoria, empatia, capacità di soffrire ed amare, aspettative e intenzionalità, ecco, non accorgersi di questo, come potremmo definirlo? Se i caratteri su elencati non connotano ciò che si intende per “volto”, allora chiariamoci.
    Va da sè che un discordo di supremazia tra specie può essere concepito solo da menti che davvero mancano di ogni nozione metafisica. Le cosiddette “corse di topi” pertengono solo il mondo umano, che per fortuna è una porzione infinitesimale dell’Universo totale.

  6. FRANCESCOM on

    Sarei grato a chiunque sappia darmi indicazioni circa Studi Legali che si occupano di tutelare i nostri diritti di cittadini contro l’obbligo – diretto o indiretto – a far da cavia a sieri sperimentali. Mi vengono riferite situazioni manicomiali: medici che rilasciano a pazienti certificati per inidonietà allo somministrazioine del siero, minacciati di morte professionale e civile. Lavoratori del settore sanitario sottoposti a mobbing estremo; e/o sospensione dalle mansioni e dallo stipendio; oppure dequalificazione professionale a mansioni umilianti.
    Attorno a questi sieri si è andato creando un clima di terrore che supera persino quello primario del virus.
    Adesso c’è in azione un esercito di farabutti che lavora indefessamente per trovare il modo per aggirare, di fatto, l’Articolo 32. Lo troveranno di sicuro.
    Credo che la difesa legale personale sia la sola ultima possibilità. Avessi 20/25 anni, col cuore in pace e l’animo sereno, saprei cosa fare.
    Grazie a chi mi darà una mano.

  7. FRANCESCOM on

    Grazie, che sia un atto illecito ed illegale, oltre che anticostituzionale, è cosa notoria (sappiamo che abbiamo a che fare con dei gangster). Loro sanno che stanno andando contro tutto, ed infatti stanno architettando l’impossibile per aggirare l’ostacolo, rendendo di fatto impossibile la vita a chi reclama il suo sacrosanto diritto. Ciò che serve è una difesa caso per caso; ossia, uno Studio che si faccia carico del caso Mario Rossinelli contro l’Azienda Minchiopulos.
    Io ci sto studiando di mio, ma se siamo in tanti è meglio.

    • Mi scusi, ma lei per quale ragione dovrebbe essere obbligato a vaccinarsi? A me avevano prenotato la vaccinazione come categoria a rischio e ho subito disdetto non essendo convinto. Mi hanno persino ringraziato di aver liberato il posto a favore di chi intendeva vaccinarsi. Al momento chi non intende vaccinarsi è ancora libero di farlo.

  8. FRANCESCOM on

    “Stanare” gli anziani non ancora vaccinati: un tremendo allarme si nasconde dietro questo specifico verbo”.

    https://www.radioradio.it/2021/06/stanare-anziani-non-vaccinati-tremendo-allarme-nasconde-specifico-verbo/

    Finchè potrò lo dirò ad alta voce e lo scriverò a chiare lettere: siamo nelle mani dei peggiori spurghi di galera che mai abbiano oppresso la specie umana. E ancora peggiori sono le plebi coviddare che hanno permesso il loro trionfo.
    Prima ripeto, giacché occorre ripetere, e semmai ripeterò ancora quanto ho già scritto, poi aggiungo le novità:

    “Mi vengono riferite situazioni manicomiali: medici che rilasciano a pazienti certificati per inidonietà alla somministrazione del siero, minacciati di morte professionale e civile. Lavoratori del settore sanitario sottoposti a mobbing estremo; e/o sospensione dalle mansioni e dallo stipendio; oppure dequalificazione professionale a mansioni umilianti”.
    (Fine ripetizione, ma semmai ripeto di nuovo).

    Ed ora due novità fresche fresche.
    Una poveretta che conosco di vista – e che a seguito di quanto esporrò, apprendo essere sempre estata in perfetta salute – alcuni giorni fa si fa iniettare il siero sperimentale Astrazenica. Stando a quanto mi riferisce la sorella (che conosco per pregresse questioni di lavoro), circa due ore dopo comincia a gonfiarsi, dal seno in su, soprattutto nella zona del collo. “Gonfiarsi come?” chiedo. “Come la camera d’aria di un canotto, quando si pompa”, risponde la conoscente. La faccio breve: tanto è gonfio il collo che cominciano difficoltà respiratorie. Corsa all’ospedale, dove, dopo una nottata tra la vita e la morte, pare sopravvivrà.
    Chiedo a questa conoscente perché la sorella si è fatta inoculare il siero. Mi risponde che è stata costretta a farlo, diversamente il proprietario dell’azienda dove lavora, un vivaio, l’avrebbe licenziata!!! I dipendenti sono stati tutti costretti a farsi inoculare. Tutti! (Lo ripeto TRE volte, per i ritardatari):
    1, Chiedo a questa conoscente perché la sorella si è fatta inoculare il siero. Mi risponde che è stata costretta a farlo, diversamente il proprietario dell’azienda dove lavora, un vivaio, l’avrebbe licenziata!!!
    2, Chiedo a questa conoscente perché la sorella si è fatta inoculare il siero. Mi risponde che è stata costretta a farlo, diversamente il proprietario dell’azienda dove lavora, un vivaio, l’avrebbe licenziata!!!
    3, Chiedo a questa conoscente perché la sorella si è fatta inoculare il siero. Mi risponde che è stata costretta a farlo, diversamente il proprietario dell’azienda dove lavora, un vivaio, l’avrebbe licenziata!!!

    La madre di un mio giovane amico normale (ossia non coviddaro), lei coviddara ante-Covid – una fanatica nota per litigare nei supermercati per imporre ai miscredenti l’uso rituale della mascherina – vegana, naturista, eccetrissima, circa un mese dopo la seconda dose di siero viene colpita da una forma medio/lieve di ischemia celebrale; pochi giorni fa si concede il bis, con una forma grave di ischemia intestinale. Adesso, la prognosi è riservata. Il figlio mi ha riferito che la madre nega sdegnatissima che il siero possa entrarci qualcosa.

    Nel mondo reale, soprattutto in alcuni settori di esso, sfuggire all’inoculazione è già oggi impossibile. Chi lo nega è affetto da una forma di idiozia talmente speciale da essere già transumano.
    Abbiamo 26 secoli di Storia scritta, che hanno mostrato il volto bieco, torvo, sulfureo, abietto, di questa specie. Siamo adesso approdati alla sponda finale. Terra di mostri e mostriciattoli (e coviddari).

    • Non dubito delle sue parole, certo però che li trova tutti lei… Io conosco decine e decine di persone che si sono vaccinate e, a parte un po’ di febbre, non è successo nulla di grave. Le farò comunque sapere.
      Io chiedevo a lei, ma vedo che non vuol rispondere, per quale ragione teme che vogliano vaccinarla a forza, tanto da prepararsi con l’elmetto e con toni che rasentano il panico (questa cosa mi ha invero colpito) Sospetto che sia in pensione, visto il tempo che dedica al blog, dunque nessuna minaccia di licenziamento… O forse non la vorrebbero più alla bocciofila? E scusi la battuta.

      • Mi perdoni, sig. Giuseppe, ma il Suo quesito mi stupisce un po’.

        Saprà Lei, credo, che per i sanitari (e parasanitari) esiste già un preciso obbligo di vaccinarsi, e che in caso negativo si hanno conseguenze molto gravi che arrivano, per privati, anche ad un vero e proprio rischio di licenziamento e per i pubblici alla collocazione in aspettativa senza stpendio.

        E’ vero, potrà Lei obiettare che si tratta di una categoria particolare, per cui l’obbligo potrebbe sembrare avere qualche giustificazione, anche se cozza con il fatto che non si sa se i vaccinati non rimangano contagiosi e se a nessuno finora era venuto mai in mente di obbligare un medico a vaccinarsi anche rispetto a malattie ben più gravi. Io però mi chiedo, visto che è ormai pacifico e da nessuno contestato che chi si vaccina, corre, un rischio, più o meno lieve di morire o rimanere gravemente invalido, se sia etico che un operatore che sia stato assunto ed indotto a confidare sul suo reddito da lavoro, senza mai potersi nemmeno immaginare che si sarebbe arrivati a tanto, venga costretto a scegliere se correre questo rischio, quale che sia la sua probabilità, oppure avere la certezza di non portare a casa lo stipendio.

        Riguardo, poi, al Suo pressante quesito personale a Francesco, Le faccio notare che non è il su menzionato Francesco, né lo scrivente ad avere tirato in ballo l’obbligo del vaccino, ma numerosi e popolari personaggi, quali il giornalista Beppe Severgnini, che già dall’anno scorso chiede al governo di prendere misure drastiche su detto obbligo, o il deputato parlamentare PD Boccia, che ha invece dichiarato recentemente che all’obbligo si dovrà arrivare ad ottobre, alla nonricordocomesichiama d.ssa (ma certamente assai eminente) che ha invece detto che l’obbligo non sarà necessario perché basterà imporre tante restrizioni alla libertà di chi non sarà vaccinato che la sua vita diventerà impossibile. Se ci tiene, posso farle un lungo elenco dettagliato e documentato di tutti i personaggi main stream che lo vanno ripetendo ad ogni momento.

        Certamente, Lei potrà sostenere che si tratta solo di proclami e che non succederà niente di tutto questo, se non, beninteso, per le ristrette e sfortunate categorie per le quali è già successo e Le confesso che, in cuor mio, spero anch’io che quando saranno arrivati all’80% della popolazione, preferiranno disinteressarsi al restante 20%. Però, quello che è certo, è che se sarà così sarà per certe lobbies e certi “poteri” come per i rapinatori che fuggono con il bottino dopo una rapina, senza più sparare sulla gente… può essere ma il rischio che non sia così mi sembra comunque ragionevolmente serio…

        • Lei divaga, io ponevo una semplice domanda personale riguardo a un timore personale. E ponevo l’esempio di me stesso: immunodepresso con vaccinazione prenotata che, dopo averla disdettata, ha addirittura ricevuto una mail di ringraziamento per aver liberato il posto a favore di chi intende vaccinarsi.

          • Non credo affatto di divagare: il timore personale si spiega a mio avviso con i ragionamenti fatti nel precedente mio intervento.

  9. Oggi è morta la diciottenne colpita da trombosi dopo la vaccinazione… Vergognoso che sul TG1 non se ne faccia cenno. Un effetto collaterale da tacere in prima serata per non spaventare i vaccinandi, soprattutto giovani? Ai TG vari comunicano ormai persino le scoregge più inutili e tacciono di questo? Per rispetto alla giovane e ai suoi familiari non si doveva tacere. Vergogna!!!

    • Sono d’accordo. Non vorrei ricordarmi male e non so se è la stessa, ma ho sentito di sfuggita la notizia di una giovane donna ha avuto recentemente gravi conseguenze, per essersi vaccinata, dopo che la ditta in cui lavorava, l’aveva minacciata di licenziamento se non lo avesse fatto.

      • Questa sera il TG1 ha dato con enfasi la notizia nei titoli per rimarcare che la ragazzina era affetta da malattia autoimmune… A significare dunque che è morta per colpa sua. Ieri quando la notizia era “pericolosa” nessun accenno, oggi che salvava capra e cavoli additittura nei titoli… Vorrei tornare a chiamarmi Gondrano per vivere sereno già dal nome…

  10. Sono costretto a dar ragione al cinguettante Borghi, la vaccinazione ai più giovani è davvero una grande cosa inutile, soprattutto ora che la pandemia sta scemando. Messi in sicurezza gli anziani, rimarrebbe solo attendere l’autunno senza patemi. E lo dice uno, il sottoscritto, che i medici di immunologia danno per spacciato in caso di covid. Intanto, senza vaccino, sono ancora qui. E mi tocco i classici maroni.
    Una domanda ai lettori: se tiriamo via Francescom, Anonimo e il sottoscritto chi resta? Possibile che non vi sia qualcun altro che dica la sua qui?

  11. vi seguo sempre e in massima parte concordo, anche se non scrivo. Aggiungo un altro elemento che spinge i giovani esasperati a vaccinarsi (a seguire cioè consapevolmente i consigli di coloro che li esasperavano): la programmazione di un viaggio e il timore di incontrare difficoltà. Molti giovani non necessariamente benestanti ( e quindi una grande fetta di questa fascia generazionale) pianificano , come ogni estate, le loro vacanze e…non vogliono seccature, specie a migliaia di miglia da casa. Questo non si era messo in conto eh? come biasimarli? erano peraltro gli stessi che bacchettati dai vecchi coviddari se ne fregavano, si accapigliavano nelle piazze e ‘ungevano’ senza ritegno le città in spregio ai menagrami saccenti che frignavano prudenza dai pulpiti delle tivù di stato. Gli stessi giovani che ora fanno a gara nella corsa al vaccino , poco tempo fa rispondevano ai vecchi novantenni perbenisti, preoccupati di tirare anzitempo le cuoia, col ben noto motto: hai vissuto i tuoi novant’anni vecchiaccio! e nessuno ti ha mai chiuso in casa per mesi; ora lascia vivere anche gli altri. con ovvi epiteti al seguito. E’ molto difficile capire come si muove questa moltitudine o – per dirla con parole colte: quale sia la forza misteriosa che plasma gli eventi e la storia degli uomini (Tolstoj).

  12. Almeno sia un’occasione per riflettere su una delle Carte costituzionali più belle del mondo:

    Articolo 32
    La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

    Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

    Sottolineo: “diritto” dell’individuo e solo interesse della collettività, non il contrario: chi conosce un po’ di diritto, sa bene che cosa significa.

  13. Adesso tocca alla variante indiana a far da spauracchio… Non si fa in tempo a gioire un poco che ti presentano il prossimo terrore. Comincio ad averne abbastanza, e mi chiedo come sarebbe andata se non avessimo creato il panico ma semplicemente condotto una battaglia in trincea contro il virus come vi hanno insegnato tanti medici in prima linea con le cure.

  14. Un simile comportamento sarebbe stato in effetti ragionevole se il fine di tutti fosse stato quello di tutelare la salute delle persone e superare la situazione creata dal virus. Tutto però fa pensare che il fine di alcuni è stato quello di approfittarsene, mentre altri hanno avuto la finalità precisa di impedire che la situazione fosse affrontata correttamente perché se mai non l’hanno addirittura creata loro appositamente (cosa molto verosimile), questa pandemia gli fa assai comodo. Stranezze prive di qualsiasi senso plausibile, come il divieto di fare le autopsie, il blocco e sabotaggio sistematico di tutte le cure promettenti, la mancata diffusione di notizie preziose che sicuramente si conoscevano fin dall’inizio riguardo al comportamento del virus, manifestano tale verità a mio avviso in modo assolutamente chiaro.

  15. Shock and awe.

    L’intera operazione Covid è stata concepita ed eseguita, soprattutto in Italia, con tecniche psyop di tipo militare, concretizzatesi con la prima militarizzazione del territorio e il primo coprifuoco (nella Storia umana) in tempo di pace. Tralasciando l’aspetto sociale ed economico.

    Ci troviamo davanti al più grande crimine contro l’umanità della Storia. Lo si può negare, certo, si può minimizzare e parlare di esagerazione; tantissimi si precipitano a trovare scuse ed attenuanti per il Principe. E’ una costante della Storia, durante il tempo d’impero del Principe, la massa si perde nella sua adorazione; una volta caduto si esalta nella sua esecrazione, e passa all’adorazione del nuovo tiranno. non c’è verso, nessuna morte di Socrate insegna, nessun Mito della Caverna istruisce.
    Sentire persone giustificare, se non esaltare, un Conte o un Draghi, sa di estraneamento, di livido orizzonte da dopo sbornia, di manicomio.

    Adesso, queste nullità rivestite da statisti, sentendo il terreno franare, sprofondano a tal punto nel loro delirio da arrivare a proporre un “cocktail” di vaccini!!!
    https://www.youtube.com/watch?v=UHCTiOYpBd4
    E il coviddari li ascoltano e li seguono! (Giacché questo risuona nelle loro zucche vuote: “… facile criticare, vorrei vedere te al posto loro!) Coviddari, appunto.