Scoperto il gene dell’intelligenza! (che spiana la strada al razzismo scientifico…)

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Finalmente potremo sapere con un semplice esame del DNA se “saremo all’altezza di Albert Einstein o semplicemente persone comuni”, almeno così ci assicurano.

 

Ma solo 5 anni fa allo stesso gene veniva attribuita la regolazione dell’altezza.

La domanda è questa: i ricercatori che hanno fatto la scoperta, quel gene ce l’hanno?

 

La scoperta è stata pubblicata su Nature Genetics e ripresa da numerosi quotidiani tra cui la Repubblica, che in un articolo intitolato “Scoperto il “gene geniale”è il segreto dell’intelligenza” ha informato della cosa i non addetti ai lavori:

Una variante in un solo gene, HMGA2, può determinare se saremo all’altezza di Albert Einstein o semplicemente persone comuni. E’ quanto ha scoperto un gruppo di oltre 200 scienziati provenienti 100 istituti da tutto il mondo, nell’ambito del  progetto Enigma, un nome che si ispira al programma con cui gli scienziati britannici nella seconda II Guerra Mondiale decriptarono i codici segreti nazisti.

E così ben 200 scienziati provenienti da 100 istituti di tutto il mondo ci hanno regalato la preziosa scoperta.

Preziosa anche se sembrerebbe un po’ di seconda mano, infatti nel 2007 allo stesso gene veniva attribuita la regolazione dell’altezza “The genetics of human height“. Dobbiamo dunque ritenere che altezza e intelligenza vadano di pari passo?

Preferiamo lasciare nell’incertezza se si tratti di una proporzionalità diretta o inversa…

Ma in fondo, potrebbe obiettare qualcuno, non si può escludere che effettivamente, per quanto la cosa possa spiacere ad alcuni, le due grandezze possano andare di pari passo. Rassegnati dunque ad accettare il verdetto, qualunque esso sia, andiamo a vedere di quanto varierebbe il nostro QI in relazione al gene “geniale”:

Quanti hanno ricevuto le due C (C= Citosina, la base azotata presente nella forma “intelligente” del gene N.d.r.) dai loro genitori, un quarto della popolazione, hanno in media un punteggiodi 1,3 punti più alto dell’altro gruppo, la metà della popolazione, con solo una C. L’altro quarto, quello senza alcuna C, ha totalizzato 1,3 punti in meno.

Bene, dunque la differenza tra i portatori del carattere favorevole e quello sfavorevole sarebbe di 1,3 + 1,3 punti, quindi al massimo 2,6 punti di differenza…! Ma il titolo non assicurava che il gene era in grado di giustificare la differenza tra Einstein e una persona comune?

Quindi, rifacendoci all’immagine in apertura a questo articolo, se Einstein si colloca intorno ad un QI di 160, una persona comune dovrebbe essere su un valore di circa 160 – 2,6 = 157,4!

Alla faccia del valore di QI della persona comune!

Ci colpisce infine la capacità di misurare l’intelligenza con una precisione ai decimi, questo farebbe pensare che il test per il QI di intelligenza sia veramente molto preciso e affidabile.

Non la pensano però così in molti, ci basta ricordare che il grande Stephen Jay Gould dedicò un libro a confutare il determinismo biologico dell’intelligenza, un libro di cui si consiglia la lettura ai 200 scienziati del progetto ENIGMA: “Intelligenza e pregiudizio“.

Nel libro di Gould si ricorda come uno degli alfieri della quantificazione dell’intelligenza sia stato il padre dell’eugenetica Francis Galton, e viene inoltre ricordato come le misurazioni del QI negli USA del primo ‘900 fossero utilizzate per escludere buona parte degli immigrati dal sud Europa in quanto geneticamente inferiori.

Ed eccoci ad un punto particolarmente rilevante della questione: se si dovesse scoprire che determinati gruppi etnici hanno un minore presenza del “gene dell’intelligenza” rispetto ad altri, saremmo di fronte ad una moderna edizione del razzismo che interessò l’Occidente tra l’800 e il ‘900. Se vogliamo accettare e portare alle logiche conseguenze i risultati pubblicati su Nature Genetics, dobbiamo accettare anche questa realtà: il razzismo potrebbe avere una giustificazione “scientifica”, proprio come sostenuto da James Watson:

 

A questa conclusione era già arrivato nel 2007  il prof. Feldman, della Stanford University, come riportato dal Corriere della Sera quell’anno:

«Esistono chiare differenze tra popolazioni di diverso ceppo etnico», afferma Marcus Feldman, docente di scienze biologiche alla Stanford University. «Nessuno ha ancora dimostrato il rapporto tra razza e QI ma è solo questione di tempo. E quando accadrà assisteremo ad una nuova era di razzismo».

 

Da tutte queste considerazioni non può che scaturire un legittimo dubbio: quanto è “intelligente” tutto questo progetto ENIGMA?

 

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

19 commenti

  1. Leggete cosa si arriva a scrivere sulle riviste scientifiche:

    “Regional differences in IQ are presented for 12 regions of Italy showing that IQs are highest in the north and lowest in the south. Regional IQs obtained in 2006 are highly correlated with average incomes at r = 0.937, and with stature, infant mortality, literacy and education. The lower IQ in southern Italy may be attributable to genetic admixture with populations from the Near East and North Africa”.
    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0160289609000956

    Farei notare che i dati ‘scientifici’ di Lynn sull’intelligenza e la razza sono poi usati da altri autori per stabilire che le persone religiose hanno meno intelligenza.
    Il passaggio è semplice: i paesi africani hanno un minore IQ; i paesi africani risultano i più religiosi; e quindi più si è religiosi meno si è intelligenti…

    Per prendere la cosa alla leggera anche se il discorso è molto serio:
    http://freethoughtblogs.com/almostdiamonds/2011/12/27/or-male-atheists-have-small-penises/

    • Il fatto che tu probabilmente sia un lavoratore e io no, ti ha fatto pubblicare questo post bruciandomi sul tempo. Se stamattina tu non ti fossi svegliato, ne avrei pubblicato uno identico… così imparo ad avere ritmi di vita più adeguati =) !

    • Bah… A parte l’idiozia della correlazione QI-etnia-provenienza geografica, allora tanto vale parlar per esperienza diretta: nelle università del Nord, io ho sempre sentito da quelli che prendevano 30 e lode un vago accento siculo, calabro, pugliese, salernitano, napoletano…
      Allora, come la dovremmo mettere?

      • Piero, caro vecchio cuore calabrese, mettiti il cuore in pace. Sei poco intelligente.

        Lo dice la Scienza (questo almeno è il sunto, riproposto per i nuovi elementi citati, di quello che ho letto negli articoli che sostenevano che gli atei sono più intelligenti dei credenti).

        • Piero, caro vecchio cuore calabrese, mettiti il cuore in pace. Sei poco intelligente.
          Uhmmm… me lo dicono in tanti… 😉

  2. Andro’ controcorrente, ma a me questa del Q.I. mi pare proprio una st…upidaggine…
    Non ho mai capito perche’ uno che riesce a trovare il numero susseguente in una ruota, perche’ ha imparato il “trucco”, sia piu’ intelligente di uno che non ha mai fatto questi stupidi quiz e quindi ha imparato come farli.
    Vi risulta che Einstein si sia mai sottoposto ad un quiz del genere?
    La “genialita’” si misura con questi stupidi giochetti?
    E Michelangelo, per esprimere la sua genialita’, cosa avrebbe dovuto fare?
    Mi sembra un’altra stupida applicazione di quei quiz che si fanno al militare, dei quali ancora non ho capito cosa ci sarebbe di male nelle riviste di meccanica, o nel fatto che se anche mi piacciono i fiori, non e’ detto che debba fare il fiorista!

  3. Alessandro Giuliani on

    Ma non si vergognano più di niente ? Il QI è stato distrutto da anni e anni di disconferme, neanche nelle cose più semplici ha senso immaginare un punteggio complessivo e poi il QI ha pure una forma matematica (è una derivata) che implica una situazione del tutto irreale…
    Poi questi.. (non mi viene la parola e non voglio essere volgare), sanno che oltre la media esiste la deviazione standard e che se ci si mettono in 100 gruppi e con tutti quelle unità statistiche qualsiasi cosa viene significativa ? Ma che cosa tremenda, ragazzi, qui si torna indietro di decenni..pensavo fosse impossibile.
    Anche se… anche se sono ridotti a questo… allora vuol dire che veramente la fine di tutto questo castello di scemenze è vicina..

  4. Bah, l’unica cosa che riesce a discriminare il test del QI è forse lo spirito critico, nel senso che chi lo prende sul serio ne ha ben poco.

  5. L’importante qui è la valutazione inferiore che serve a identificare il soggetto che ha bisogno di aiuto,in base a quel che serve e di certo non si usa il QI,ma test e scale appropriate per il ritardo mentale e varii.
    Per il resto è come misurare la simpatia e la puffosità..ma vediamo un secondo meglio..
    In primo luogo, si sa che l’intelligenza non è puramente cognitiva,ma legata ad un’interazione fra il cognitivo e l’aspetto emotivo;influenzando le emozioni come l’informazione venga canalizzata.
    Inoltre intelligenza è un concetto astratto,idealistico,platonico se si vuole,si potrebbero distinguere,e lo si fa,come accenna Piero,giustamente,diversi tipi di intelligenza:logico-matematica,artistica,musicale,corporeo-cinestesica,spaziale,linguistica,interpersonale,intuitiva,sociale,economica etc..
    In secondo luogo,il QI,o IQ,valuta il quoziente intellettivo non l’intelligenza.L’intelligenza è la facoltà di concepire,capire,costruire un ragionamento,non la capacità di restituire un sapere,per quello il QI di immigrati migliorava,raddoppiava anche a 5 anni dal’ingresso nel nuovo paese,non era l’immigrato era il vecchio paese(quindi ambiente+cultura) dell’immigrato che ne aveva pregiudicato il QI.Si coglie la differenza?Forse quelli che sparano quelle bombe su Nord e Sud,su Bianco e Nero farebbero meglio a tacitarsi.
    In terzo luogo vi sono le considerazioni matematiche fatte da Alessandro.
    Sembra una notizia da Focus più che altro…vabbeh..

    P.S.Darwin si dicesse avesse 165,quindi era più intelligente di Einstein..beh questo ce lo si aspettava.no?Mica c’è infondo l’Einstein Day?

  6. C’è comunque da dire che l’articolo originale è ben diverso dalla presentazione divulgativa che ne fa La Repubblica (e questo è sicuramente un grave problema).

    Qui potete leggerlo per intero: http://www.loni.ucla.edu/~thompson/ENIGMA/ENIGMA-NatGenet-Paper.pdf

    L’articolo parla essenzialmente dei fattori genetici che influenzano il volume cerebrale e solo alla fine sinteticamente fa notare anche la correlazione con l’IQ, senza usare ovviamente i toni trionfalistici de La Repubblica.

    Certamente se pensiamo che l’IQ è ben lontano dal dare una caratterizzazione completa dell’intelligenza di una persona, e che da questo studio emerge comunque solo una differenza di poco più di un punto, è del tutto inutile pensare di poterne trarre conclusioni rilevanti.

    Tuttavia vorrei far notare che la correlazione tra certe caratteristiche del cervello e le capacità dell’intelletto, qualora siano realmente dimostrate, non comporta particolari problemi se vista all’interno di una corretta antropologia come quella aristotelico-tomista, che rifiuta uno stretto dualismo tra corpo e anima, considerando invece quest’ultima come la forma del corpo (definizione questa di fatto accettata anche nella dottrina cattolica).

    • Alessandro Giuliani on

      Vedi Francesco, a mio parere, da un certo punto di vista l’articolo di Nature è ancora più mistificante, tutto sommato l’articolo di Repubblica è la solita pacchianata scientista che fa semplicemente dire ‘OK, il solito gossip’ a chi è un pò più avveduto e fa beare di questa meravigliosa scienza i pochi (rigidamente non scienziati e che si vantano di ‘non capire nulla di matematica’ ma che adorano avere per amico un laureato in fisica o un biologo molecolare) radical-chic che se lo leggeranno. Nel caso di Nature invece una cosa che non sta in piedi (e non per chissà quale motivo ma semplicemente perchè con tanti soggetti una differenza di media così piccola è significativa solo per puro effetto algebrico del fatto che al denominatore della formula dell’errore standard c’è la radice del numero dei casi e quindi QUALSIASI DIFFERENZA risulta significativa) da un semplice punto di vista di artigianato scientifico di base viene ‘buttata là’ con nonchlance per dare una ‘strizzatina d’occhio’ a un certo tipo di ideologia..lo scopo è proprio quello di far parlare i giornali generalisti, la qual cosa dà lustro, coccola l’ego, aumenta le probabilità di avere die fondi. Ecco perchè trovo più disdicevole l’articolo di Nature di quello di Repubblica, per lo stesso motivo per cui Don Rodrigo è peggio del Griso, Totò Riina è peggio del picciotto che fa il lavoro sporco e così via….
      Quanto alla parte più seria del tuo intervento mi trovi del tutto con te, però di queste cose non vale neanche la pena parlarne riguardo a questi articoli che si fermano molto prima, è lavoro fatto male da un punto di vista puramente artigianale, di qualsiasi cosa si parli…

      • Purtroppo oggi con lo sciopero dei mezzi ho avuto vari problemi e non sono neanche andato all’università. Comunque ho un amico che fa un dottorato in filosofia lì ed è specializzato proprio in filosofia della biologia, quindi penso proprio che lui abbia partecipato. Appena lo vedo gli chiederò un parere.

  7. Concordo.
    L’intelligenza è il risultato di fattori genetici, educativi-familiari e adattivi-sociali.
    Per genetico intendo non “il gene dell’intelligenza” specifico, bensì, ad esempio, un istinto di sopravvivenza più spiccato (predatori?) od una capacità di localizzazione topologica (nomadi?) o ancora ad una tendenza alla classificazione di cose e oggetti (mercanti, logisti?) od alla contemplazione (monaci?) od al talento tecnico (fabbri?).

    Dunque, prendiamo atto del melting pot, anche se alcuni di noi sono “ancora puri”, come i portatori di emocromatosi (Celti-Sassoni), porfiria (Iperborei, Normanni), anemie (Popoli del Mare).

    Solo se qualcuno dimostrasse che c’è un gene delle “mappe mentali” allora ci si potrebbe fare un pensierino.
    Saluti

  8. Chiederei a coloro che ritengono l’intelligenza il discrimine tra le razze “superiori” e le razze “inferiori” in base a cosa ritengono l’intelligenza discriminante. Ma so già che risponderebbero con una petizione di principio. L’intelligenza è importante perchè lo dice l’intelligenza stessa. E’ lo stesso discorso del razionalismo, che parte anche esso da degli assiomi non dimostrati per poi dire “chi non dimostra le cose non ragiona bene”. E’ come auto nominarsi Re e dire “sono Re perchè lo dice il Re che sono io”, solo che qui c’è l’intelligenza al posto del titolo. Tecnocrazia, dominio della scienza, scientismo, e razzismo basato sull’intelligenza vanno di pari passo: si va verso una “noocrazia”, ossia il dominio “di chi sa”. Che cosa sa lo sa solo lui, però.

    • Riccardo, come non sottolineare questo tuo ultimo passaggio:
      “Tecnocrazia, dominio della scienza, scientismo, e razzismo basato sull’intelligenza vanno di pari passo: si va verso una “noocrazia”, ossia il dominio “di chi sa”. Che cosa sa lo sa solo lui, però.”

      Un discorso che riconduce tutto ad una visione elitaria “gnostica”.
      Il che, a buon intenditore, dice tutto.