The Multiverse Handbook – II

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The Multiverse Handbook

Una piccola guida al multiverso – Parte II

 

Nelle Parte precedente ci eravamo posti l’obiettivo di provare a rispondere alla domanda “Quanto è sensibile il fenomeno ‘vita’ alle condizioni iniziali e/o contingenti dell’universo?”, e avevamo anticipato che  la risposta è: “Estremamente sensibile”.

Vediamo di capire perché. Partiamo dall’osservazione che le condizioni necessarie allo sviluppo della vita dipendono in modo essenziale da una serie di costanti fisiche fondamentali, e soprattutto dal rapporto tra alcune di esse – in sostanza, da un insieme di numeri. Dunque, la domanda DV5 si può considerare equivalente a questa:

DV5/A.     Quali variazioni percentuali nei numeri fondamentali della fisica renderebbero impossibile la vita nell’universo?

 

L’astrofisico Martin Rees ha individuato sei costanti adimensionali che determinano la struttura dell’universo come lo conosciamo. Si possono aggiungere anche altre costanti universali, come il livello di energia dello stato di Hoyle del carbonio-12. Ebbene, quando si provano a calcolare le conseguenze di una variazione dei suddetti valori si trova un risultato strabiliante: anche un piccolo scostamento percentuale avrebbe effetti disastrosi dal punto di vista dello sviluppo della vita. Come ebbe a dire Stephen Hawking. “Il fatto notevole è che i valori di questi numeri sembrano essere stati finemente adattati per rendere possibile lo sviluppo della vita”.

Insomma, è come quando si vuole ascoltare una stazione radio: prima si fa una ricerca grossolana in tutta la banda di frequenza; poi, quando si capisce di essere vicino al canale desiderato, si passa alla sintonia fine per ottenere la ricezione perfetta. Ecco, è come se le costanti fondamentali della fisica fossero tutte “sintonizzate finemente” (“fine-tuned”) per consentire lo sviluppo della vita.

 

Vediamo qualche esempio di questa “sintonizzazione fine”:

 

ESEMPI DI FINE-TUNING

EFT 1- La frazione di massa di quattro protoni che viene convertita in elio nella fusione nucleare all’interno delle stelle (e) è pari a circa 0,007. Se e valesse 0,006, nell’universo potrebbe esistere solo idrogeno: non sarebbe possibile una chimica complessa. Se e valesse 0,008, la fusione nucleare sarebbe così rapida che nell’universo attuale non esisterebbe nemmeno un atomo di idrogeno.

EFT 2- L’energia dello stato di Hoyle del carbonio-12 è pari a 7,656 MeV. Se tale valore variasse di appena lo 0,5%, nell’universo non esisterebbe una quantità di carbonio sufficiente a sostenere lo sviluppo della vita.

EFT 3- Il rapporto tra l’energia gravitazionale di una galassia e l’equivalente energetico della sua massa (Q) vale circa 1/100 000. Tale numero rappresenta l’ampiezza delle irregolarità gravitazionali nell’universo primordiale da cui si sono sviluppati i grandi aggregati di materia galattica. Se Q fosse stato di poco più piccolo, l’universo di oggi sarebbe solo un’immensa nube di gas in espansione; se fosse stato di poco più grande, al posto delle galassie ci sarebbero oggi solo grandi buchi neri.

EFT4- La costante cosmologica (L) è la densità di energia oscura nell’universo. In unità di Planck è dell’ordine di 1/10 alla centoventiduesima, mentre in unità metriche è dell’ordine di 1/10 alla cinquantatreesima; in ogni caso, si tratta di un valore straordinariamente piccolo, e tuttavia maggiore di zero. Se L  fosse stata appena di qualche ordine di grandezza maggiore, sarebbe stata impedita l’aggregazione della materia in stelle e galassie; se fosse stata negativa, l’universo sarebbe stato destinato ad un rapido collasso dopo l’espansione iniziale.

Non parliamo, poi, di un’ulteriore condizione estremamente speciale legata all’origine dell’universo: il bassissimo livello iniziale di entropia. Secondo Roger Penrose, questo valore deve essere fissato con la favolosa precisione di una parte su 10 elevato a 10 alla centoventitreesima potenza!

Bisogna tener presente che la variazione anche solo di uno dei valori citati al di fuori dell’intervallo di “fine-tuning” comporterebbe l’impossibilità della comparsa della vita. Non della vita umana: di qualsiasi forma materiale di vita.

D’altra parte, tutto il discorso fatto fin qui potrebbe essere tranquillamente ribaltato. Visto, cioè, che nell’universo esiste con certezza qualcuno in grado di porsi domande sulla propria origine (vale a dire, almeno una forma di vita autocosciente), è del tutto evidente che le condizioni iniziali e/o contingenti dovevano essere tali da permetterne la nascita!

La faccenda, però, non si risolve in maniera così semplice: poiché è proprio a partire da questo punto che la serie di domande sulla comparsa della vita (DV1-DV5) ci spinge verso riflessioni al limite della metafisica. Il problema del “fine-tuning”, infatti, apre la strada alle seguenti questioni:

 

DOMANDE SUL FINE-TUNING

DFT 1- Dal momento che esiste qualcosa invece che nulla, come mai questo “qualcosa” appare predisposto per la comparsa della vita, e in modo tanto straordinariamente preciso?

DFT 2- I valori dei numeri di Rees sono esattamente quelli che sono perché fissati da una qualche (finora sconosciuta) teoria fisica, oppure sono contingenti – cioè, avrebbero potuto anche essere diversi?

DFT 3- Gli universi alternativi in cui i numeri di Rees sono differenti da quelli effettivamente osservati esistono (o sono esistiti) concretamente, oppure sono solo teoricamente concepibili?

 

Prima di provare a rispondere è necessario fare una breve digressione storica sul famoso e controverso “Principio Antropico”.

In fisica fondamentale e cosmologia, il Principio Antropico (PA) afferma che “le osservazioni scientifiche devono tenere conto dei vincoli dovuti all’esistenza stessa di osservatori umani”. L’astrofisico Brandon Carter coniò il termine nel 1973, nel corso della conferenza di Cracovia per commemorare i cinquecento anni dalla nascita di Copernico. Egli propose due forme alternative per il PA:

–        Principio antropico debole(PAD): “Dobbiamo tenere presente il fatto che la nostra posizione nello spazio e nel tempo è necessariamente privilegiata, in quanto compatibile con la nostra esistenza di osservatori.”

–        Principio antropico forte (PAF): “I parametri fondamentali dell’universo devono essere tali da permettere la comparsa di osservatori autocoscienti all’interno di esso ad un dato stadio della sua esistenza.”

 

Carter usò il PAD per risolvere il problema di alcune strane coincidenze numeriche che avevano disturbato i cosmologi per molti anni. Una di queste era il legame tra l’età dell’universo T, la costante di Planck ħ, la costante di gravitazione universale G, la velocità della luce c e la massa del protone mp:

formula

 

Una coincidenza del genere era ritenuta troppo strana per essere casuale. Apparentemente essa affermava – in netto contrasto con il Principio Copernicano, secondo cui la Terra non occupa un posto speciale nell’universo – che l’umanità è comparsa in un’epoca molto particolare della storia cosmica.

Il PAD, però, rimette immediatamente le cose a posto. Secondo Carter è del tutto ovvio che vediamo quelle strane intersezioni numeriche: tenendo conto dell’espansione cosmica e dei processi fisici coinvolti nella nucleosintesi stellare, esse sono infatti possibili solo al presente stadio di sviluppo dell’universo.In ogni altra epoca non potrebbero esistere organismi autocoscienti in grado di misurare le costanti fisiche fondamentali. Quindi la coincidenza funziona perché può esistere vita intelligente solo nella particolare epoca nella quale, per l’appunto, essa vale.

Il PAF, d’altro canto, è un po’ più impegnativo, poiché tira in ballo il “fine‑tuning” e in particolare le domande DFT1-DFT3.

Riguardo alla DFT1, come è evidente, una risposta definitiva da parte della scienza è probabilmente impossibile. È dunque sicuramente più ragionevole, dal punto di vista scientifico, sostituirla con la seguente:

DFT1/A.    Quale è la migliore spiegazione scientifica per il “fine-tuning” cosmologico?

Il metodo scientifico, per quanto possiamo capire, permette di contemplare due sole alternative. Le chiameremo, convenzionalmente, NECESSITÀ e CASO.

NECESSITÀ: Esiste un solo universo. Una profonda unità sottostante alla fisica implica che esso deve necessariamente essere così come è, vale a dire perfettamente sintonizzato per accogliere la vita.

CASO: Esistono, o sono esistiti, moltissimi – forse infiniti – universi. Essi hanno tutte le possibili combinazioni di caratteristiche. Naturalmente noi ci troviamo in uno di quelli che sono esattamente adatti alla nostra esistenza.

Osserviamo, per inciso, che una risposta positiva in un senso o nell’altro risolverebbe contestualmente le restanti domande sul “fine-tuning”, DFT2 e DFT3.

Entrambe le opzioni, come vedremo, presentano però grossi problemi di ordine epistemologico e scientifico. In sostanza, non sarebbe possibile dare una risposta positiva al problema del “fine-tuning”: si tratterebbe cioè di una questione scientificamente indecidibile.

Nella prossima ed ultima Parte proveremo a giustificare questa affermazione.

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About Author

MICHELE FORASTIERE - michele.forastiere@gmail.com - Dopo la laurea in fisica, ha svolto per alcuni anni attività di ricerca nel campo dell’ottica integrata prima di intraprendere la carriera di insegnante. Attualmente è docente di matematica e fisica in un liceo scientifico. Ha pubblicato “Evoluzionismo e cosmologia. Ovvero: Cosa c’entra Darwin con la vita, l’Universo e tutto quanto?” (Cantagalli 2011).

80 commenti

  1. Giorgio Masiero on

    Chiaro e completo, Michele! Faccio soltanto 3 osservazioni:
    1) Poiché saltano fuori qui in CS, di tanto in tanto, obiezioni e interrogativi (da non fisici) sul significato di “fine tuning”, d’ora in poi propongo a tutti di fare riferimento a questo tuo articolo, senza entrare ogni volta nei dettagli. Occorre studiare prima di parlare, o altrimenti tacere. Anche nei commenti.
    2) Tanto per fare un es., è ora di smetterla da parte di qualcuno di deridere sul piano scientifico una visione cosmologica dell’uomo mettendo l’infinitesima piccolezza di questo a confronto con l’immensità dell’universo. Come hai ricordato, Michele, il PAD dimostra essere un’ovvietà il fatto – e questa è fisica – che questo universo è la casa più piccola e più giovane in cui l’uomo può stare. Semmai la domanda scientifica è l’esatta opposta: come ha fatto l’uomo ad apparire immediatamente dopo che l’universo ha raggiunto l’età e le dimensioni appena sufficienti?
    3) Non chiamerei Necessità e Caso le due risposte alternative (scientifiche?) a DFT1/A, ma semplicemente col nome che la cosmologia scientifica usa: Universo (unico) e Multiverso. Si tratta infatti anche nel secondo caso di Necessità, perché … che tra 60 milioni di abitanti italiani uno sia il Presidente non è un fatto casuale ma necessario!

  2. Michele Forastiere on

    D’accordissimo sui primi due punti! Sul terzo punto hai certamente ragione, tanto è vero che inizialmente li avevo denominati proprio così (vedi “Evoluzionismo e Cosmologia”); poi ho pensato di assegnare alle due alternative dei “titoli” che fossero un po’ più evocativi — non per inserirle nelle precise categorie filosofiche monodiane cui qui su CS facciamo tanto spesso riferimento.
    E comunque, grazie sempre per il tuo apprezzamento! 🙂

  3. Michele, veramente un articolo fondamentale di cui si sentiva l’esigenza. Spiegato in 7 minuti quello che altrove (su altri siti) non viene o affrontato o spiegato nei termini così comprensibili come quelli che hai usato. Parola di profano fisico!
    Grazie!

  4. Francesco Fabiano on

    Michele,
    molto bello, chiaro e appassionante quello che scrivi.
    Solo una domanda: se il nostro universo e’ perfettamente sintonizzato per accogliere la vita, perché la vita dovrebbe compatire solo sul nostro pianeta e non su altri (sempre all’interno dello stesso universo)?

    • Giorgio Masiero on

      Perché avere le condizioni necessarie non significa avere le condizioni sufficienti! E quali siano queste ultime per la vita nessuno lo sa.

      • Giuseppe Cipriani on

        Ciò non esclude la vita in altre parti che noi non vediamo… E poi, scusi, Masiero, che logica è rispondere che la vita è solo qui, la nostra, perché le condizioni (forse) non sono sufficienti e queste condizioni nessuno le conosce… A meno che, lei, e chi per lei, senza sapere dichiari certezze. Non so se mi spiego.

        • Giorgio Masiero on

          Non ho detto questo, Cipriani! Nessuno sa (ancora) se ci sia vita o no in altre parti dell’universo.
          Ho solo risposto a Fabiano, che chiedeva se il fine tuning dimostri che c’è necessariamente la vita anche in altre parti dell’universo, di no: il fine tuning mostra che (alcune) condizioni necessarie per la vita era già scritte con precisione estrema al Big Bang nelle leggi fondamentali della fisica, ma poi per l’emergere della vita in un posto X servono molte altre condizioni, che conosciamo solo in parte. Cosicché non sappiamo se la vita terrestre è unica o no. Adesso sono stato più chiaro?

    • Michele Forastiere on

      Scusa Francesco, ho potuto leggere il tuo commento solo ora!
      Ad ogni modo vedo che Giorgio ha già risposto in modo ineccepibile.

  5. Si davvero ottimo per la chiarezza, senza sacrificare l’esattezza, questo articolo. Mi è piaciuto anche l’intervento del prof. Masiero, in particolare sulla questione della presunta marginalità dell’uomo rispetto all’universo infinito. Spesso viene detto che noi ci troviamo in un pianeta qualsiasi di un qualsiasi sistema solare, in una zona non centrale della galassia e forse anche in una galassia periferica, tutto per sminuirci il più possibile. Vi chiedo se hanno senso questi posizionamenti cosmici dell’uomo, ossia con il Big Bang e le ipotizzate geometrie del cosmo si può parlare di un centro dell’universo rispetto al quale qualcosa è da ritenersi periferico, oppure qualunque punto è in pratica centro dell’universo ? Se non bastasse questo, potrebbe essere l’entanglement a rendere superato il concetto di marginalità di un punto dell’universo rispetto a un altro ?

    • Giorgio Masiero on

      Sulle Sue domande, Muggeridge, darò la mia risposta dopo l’ultima puntata di questo prezioso tascabile di Michele, in cui immagino tutti tireranno le conclusioni!

    • Giuseppe Cipriani on

      Se fossi credente, la presunta centralità di un punto dell’universo, guarda caso il punto dove siamo posati noi esseri umani, non mi farebbe né caldo e né freddo… Conterebbe, per me credente, la mia metafisica che mi assicurerebbe in quel senso, senza necessità di essere rassicurato da calcoli empirici impossibili, guarda caso essi stessi (se presuntuosamente proposti) frutto di quella metafisica che in ogni momento e in ogni modo sarebbe il mio credo più importante…
      .
      Con ciò non voglio sminuire la fede, anzi mi pare proprio di considerarla davvero risolutiva, più di qualsiasi rassicurazione un uomo di fede volesse anche dal mondo sensibile…

      • Giorgio Masiero on

        Sono d’accordo con Lei, Cipriani. Anche perché chissà tra 100 o 500 anni forse i fisici umani, se ci saranno, rideranno della nostra fisica, come noi ridiamo di quella di Voltaire! Non sappiamo nulla: Le dicevo qualche giorno fa che la materia che conosciamo copre appena il 5% del tessuto dell’Universo.
        Piuttosto il ragionamento sopra è inteso a smentire la fallacia di quella gente, tipo Pievani, che crede di ricavare scientificamente dall’immensità dell’universo la conseguenza che l’uomo è irrilevante. NO, ALLA LUCE DI CIO’ CHE CI DICE LA SCIENZA DI OGGI, L’UNIVERSO E’ IL POSTO Più PICCOLO E PIU’ GIOVANE IN CUI L’UOMO PUO’ STARE. I conti sono presto fatti:
        – Una decina di miliardi di anni per la nucleosintesi e l’esplosione in supernova della proto-stella;
        – mezzo miliardo di anni per il raffreddamento del frammento Terra, il suo aggancio ad un Sole nuovo di zecca e la precipitazione dell’abiogenesi dei primi batteri;
        – 3,5 miliardi di anni per la speciazione, culminata in Homo sapiens sapiens;
        Totale: 14 miliardi di anni (e un Universo grande 14 miliardi di anni luce).

        • Giuseppe Cipriani on

          Se così è, ne prendo atto…
          Ciò non toglie, dal mio punto di vista di incredulo che, non smentiti dalla scienza, rimanga in piedi anche l’ipotesi che siamo pur sempre una (irrilevante e inaspettata) forma di vita tra le tante…

          • Giorgio Masiero on

            Qui si vuol solo difendere la tecnoscienza. Poi ciascuno si tenga il suo credo (o non credo).

          • Giuseppe Cipriani on

            Perfetto!
            .
            Ci tenevo solo a far emergere, e perdoni la pedanteria, che la tecnoscienza, coi suoi limiti, non ci conferma né ci smentisce riguardo alla presunta rilevanza dell’essere umano nell’universo.
            Ciò le dico solo perché, in verità, il prof. Pievani è su questo punto che pone metafisicamente l’accento, non certo sull’ipotesi (fallacia), mai espressa (e nel caso vi prego di smentirmi), che la vita umana è frutto di uno spreco di immensità… (sarebbe come dire, ingenuamente, che la vita poteva sorgere anche senza le premesse fisiche e materiali necessarie).

          • enrico lutman on

            @ Giuseppe Cipriani

            Pievani pone anche l’accento sulla
            “piccola “differenza biologica fra scimmie antropomorfe e uomo.
            Eppure non ho mai visto scimmie porsi domande circa l’origine ed il senso .
            Che l’uomo sia un eccezione nell’universo che conosciamo, a me pare proprio un fatto evidente.

          • Giuseppe Cipriani on

            Perfetto anche a lei!
            .
            Come diceva poc’anzi Masiero, ognuno è libero di vedere in quella “differenza” tutti i significati metafisici che vuole… Scontato questo, rimane che sulla nostra “unicità” restiamo in attesa di saperne di più… Concorda?

  6. Giorgio Masiero on

    Il fine di questi moderni favolisti, emuli di Gould, è sempre lo stesso: abbassare l’uomo agli animali. E per fare ciò mai ricorrono alla loro concezione di vita o alla metafisica! Ci mancherebbe, la metafisica è fuffa per loro… No, essi tirano sempre per la giacca la scienza.
    Che cosa vuol dire che la differenza “biologica” tra un uomo ed una scimmia è piccola? Io sono più materialista di loro, perché affermo che la differenza “fisica” è zero, dato che siamo composti degli stessi atomi. E che quella chimica è zero, perché abbiamo le stesse molecole! E allora?
    “L’uomo è un animale che parla” (Aristotele): questa è la grande differenza! Mi correggo: questo è il “salto” tra l’uomo e le altre specie. Questa è “filosofia” e non “biologia”? Che vada a farsi friggere la biologia: mi dice di più sulla “vita” (e biologia vuol dire scienza della vita) una frase di 7 parole di 2.400 anni fa, che tutti i libri di scienza naturale degli ultimi 150 anni.
    Questo significa realismo piuttosto che idealismo, per riferirmi ad un bellissimo commento di Luca in altro articolo.

    • Giuseppe Cipriani on

      Emuli di Gould… La solita generlizzazione, come se Gould avesse insegnato ad abbassare l’uomo all’animale.
      .
      In uno dei suoi ultimi saggi dedicato all’arte rupestre, Gould annotava: “Abbiamo sempre amato l’arcobaleno, da 30mila anni a questa parte. Per tutto il tempo trascorso da allora ci siamo sforzati di dipingere la bellezza e la forza della natura. L’arte di Chauvet (e di Lascaux, di Altamira, …) eleva il nostro cuore perché su quelle pareti noi vediamo i nostri inizi e sappiamo che, anche allora, avevamo in noi qualcosa di grande” [*].
      .
      [*] I fossili di Leonardo e il pony di Sofia, Il Saggiatore, 2004, a pag. 184.

      • Giorgio Masiero on

        Gould: “L’unica onesta alternativa è quella di ammettere UNA PRECISA CONTINUITÀ QUALITATIVA tra noi e gli scimpanzé. Cosa veniamo a perdere? Solo un antiquato concetto di anima” (da “Risplendi grande lucciola”, 1994, maiuscole mie).
        Ne ricavo, Cipriani, che Gould oltre a confondere la biologia con la (sua) metafisica, aveva anche qualche problema con la logica…, o forse nei suoi ultimi giorni ha cambiato idea.

        • Giuseppe Cipriani on

          Direi di concedere a Gould almeno il beneficio del dubbio, e che, per coerenza con i tempi, la seconda dichiarazione “perfezioni” la prima.

          • Giorgio Masiero on

            Beato Lei, Cipriani, che vede sempre il lato buono delle cose: dove Lei vede il “perfezionamento”, io leggo l’esatto contrario, anche perché non mi risultano arti scimmiesche intermedie, né filosofie, né matematiche, musiche, letterature, scienze, ecc., ecc. a stabilire quella CONTINUITÀ QUALITATIVA tra noi e gli animali, che i darwinisti considerano evidente!
            Io mi fido solo di ciò che vedo, Gould a forza d’inventare favole, ha finito x credere alla fiction. Ne parlerò presto in un articolo.

          • Giuseppe Cipriani on

            Mi fido delle mie sensazioni, ma anche di ciò che leggo… Quel qualcosa di grande che Gould dell’ultimo periodo leggeva lo interpreto per quello che dice… E poi, Masiero, sul resto non si meravigli e amareggi troppo: il linguaggio, la coscienza fino a prova contraria sono il frutto di meccanismi naturali, questa non è metafisica è constatazione del fatto… Metafisica è solo pensare a un intervento esterno soprannaturale.

          • Giorgio Masiero on

            Ma chi ha mai tirato fuori il soprannaturale? Mamma mia, voi darvinisti parlereste sempre di Dio… Io ho detto solo che è una grande balla sostenere che tra noi e gli animali c’è una CONTINUITÀ QUALITATIVA! E per giunta sostenere che ciò è dimostrato scientificamente.

          • Giuseppe Cipriani on

            Lei si fida di ciò che vede… Cos’è, esattamente, che vede? Semplicemente che non c’è continuità qualitativa? Beh, allora, per quanto mi riguarda, siamo d’accordissimo… Spero anche, tanto per restare sul mio intervento precedente (prima parte) che tutto sia spiegabile secondo meccanismi naturali… Che ne dice lei, Masiero, senza entrare in metafisica?
            E mi perdoni se mi prende la mano quando penso a quel che si cela dietro quel suo precisare…

          • Ed ecco che Masiero, parlando di differenze qualitative tra uomo e scimmia, mi offre un assist che desidero cogliere al volo: QUI, punto nr.6.

            @Cipriani
            Lei parla di fatti (addirittura constatabili!), riferendosi al sorgere del linguaggio e della coscienza. Ebbene, Cipriani, insegnerebbe anche al sottoscritto come sia possibile constatare il fatto che coscienza e linguaggio siano sorti mediante un meccanismo puramente immanente, di cui cioè si possa render ragione grazie alla solo azione delle cause seconde, come Lei sostiene?

          • Giorgio Masiero on

            Certo che la scienza deve spiegare ricorrendo solo a meccanismi naturali! Ma finché non li abbiamo trovati, non possiamo dire 1) che c’è continuità e 2) che la scienza spiega la continuità !
            Capisce perché considero il darwinismo una disgrazia x la scienza?

          • Domanda: prima di tentare di spiegare la continuità tra l’animale e l’uomo, non sarebbe il caso che la scienza iniziasse a spiegare la continuità tra il non vivente e il vivente e tra il vegetale e l’animale? Già queste sarebbero conquiste enormi, che però mi paiono ancora di là da venire.

          • Giuseppe Cipriani on

            @V-
            Ribadisco… “il linguaggio, la coscienza fino a prova contraria sono il frutto di meccanismi naturali, questa non è metafisica è constatazione del fatto…”
            Logico che, escludendo dal novero delle possibilità la causa trascendente, mi rimane quella immanente: il fatto che vedo, che constato anche su me stesso. Ciò, naturalmente, non significa che conosco il meccanismo che ha determinato questo salto di qualità, so solo che lo ritengo possibile secondo meccanismi del tutto naturali (che non smetteremo mai di indagare)…
            .
            @Masiero
            Chiariamoci bene…
            1) Un parere metafisico di Gould (e dei darwinisti che la pensano come lui) non è scienza.
            2) La scienza ancora non spiega.
            3) Non aver trovato una spiegazione naturale, e dovendo assolutamente restare in ambito di scienza empirica, non significa ritenerla non attendibile… E spero che soprattutto su questo terzo punto sia d’accordo.
            .
            L’unica alternativa possibile, a chi sta bene, è il trascendente… Solo per questo, per par condicio, lo tiro in causa e non per una mia fissa!

          • Cipriani, devo ribaltare quello che dice, perchè le cose stanno diverasamente: fino a prova contraria le capacità razionali dell’uomo NON possono (dimostrabilmente) sorgere autonomamente dalle proprietà della materia così come intesa nell’ottica riduzionista-materialista su cui di fonda il neodarwinismo. Ecco che allora le strade che si aprono sono due:
            1. un naturalismo a la Nagel o
            2. un Creatore trascendente.
            Non voglio dilungarmi su questi punti, è solo per dire che stante la falsità del riduzionismo-materialista sarà falso anche il neodarwinismo su di esso fondato.

          • Giuseppe Cipriani on

            Insomma, V-, vince la metafisica: o ID o Dio, con buona pace della scienza empirica… Contento lei!?

          • Giuseppe Cipriani on

            Beh, Nagel, filosofo, strizza l’occhio al grande architetto… E a rigor di logica, da filosofo, fa il suo mestiere, che non può contrapporsi alla scienza galileiana. Concorda?

          • Dissento totalmente invece: Nagel, ateo, è quello che dice “I don’t want there to be a God; I don’t want the universe to be like that”.

            PS. Anche il riduzionismo ontologico è una posizione metafisica. Quello metodologico è un’altra storia, con i suoi diversi problemi.

          • Giuseppe Cipriani on

            Eviterei, per oggi, di uscire troppo dal seminato…
            Notte a tutti e grazie per la pacatezza dei toni.

      • Giorgio Masiero on

        La famosa definizione di Aristotele: “L’uomo è un animale che parla”. L’avevo ricordata 3 righe sopra, Salvo, nello stesso commento.

        • Sembra un po’ un controsenso tale frase. La farei mia così: l’uomo è un non-animale che parla 🙂

          • Giorgio Masiero on

            “Sembra” a Lei, Salvo, un controsenso. Qual è la Sua definizione di animale?

        • Beh, l’appartenere al regno animale, ma certamente l’uomo è un essere animato.

          Ps. Per carità mi dia del tu, ho solo 22 anni XD

          • Giorgio Masiero on

            Che Lei, Salvo, fosse giovane l’avevo capito, altrimenti non avrebbe avuto l’ardire di dubitare della logica di Aristotele.
            Io non Le ho chiesto se gli animali appartengano o no all’insieme degli animali (una ovvietà, Le pare?) , ma la Sua personale definizione di animale.

          • Chiedo venia. Sarò sincero, non ho mai pensato ad una tale domanda, ma da quando mi sto informando circa l’evoluzione certamente credo che l’uomo non faccia parte del regno animale – inteso come messo sullo stesso piano degli animali.
            Devo ammettere che mi ha messo in difficoltà xD. Per curiosità, qual è la sua definizione ?

            Ps. Studiai Aristotele solo superficialmente circa 6 anni fa, quindi non ricordo bene la sua “logica”.

          • Giuseppe Cipriani on

            Non si sfugge alla regola di base, facile da comprendere e imparare: è animale chi è animato, cioè dotato di anima.

          • @ Cipriani
            Non sono d’accordo. Ciò renderebbe un topo uguale in tutto e per tutto ad un uomo, eccetto per la ragione.

          • Giorgio Masiero on

            Dell’anima delle piante, degli animali e dell’uomo ho parlato nei 3 articoli “La vita è fisica”. Quando Lei, Salvo, si sarà dato una definizione di animale, allora capirà che la definizione di uomo di Aristotele non è così assurda, ma tuttora insuperata.

    • Ottima segnalazione Maria,

      Quanto ai pochi Fisici Credenti, riporto una frase del fisico del CERN Lucio Rossi,ecco una sua frase:”So che è una posizione minoritaria (ma non troppo) nel mondo scientifico”

      Anche la futura direttrice del CERN Fabiola Gianotti mi pare sia espressa di recente in merito, lasciando basita la signora Gruber in diretta

    • stò cò frati e zappo l'orto on

      Probabilmente qualcuno(per esempio Hawking)della “maggioranza”dei Fisici(contrapposta alla “minoranza”)ha pubblicato il Certificato di non Esistenza in Vita di Dio senza che la Massa Ignorante(certamente mi ci infilo pure io)ne abbia saputo niente.
      ps.Mi sono letto qualcosa sulle dichiarazioni di Hawking,a suo tempo, oltre alle repliche di fisici “credenti” e sarà che sono di parte ma non le ho trovate convincenti.
      Ma se lui sostiene che “adesso”Dio è scomparso ci sarà un motivo.

  7. Tempo fa leggevo delle statistiche sulla fede tra gli uomini di scienza e i più credenti erano i matematici. Credo che questo sia dovuto proprio al fatto che la materia di cui trattano è la scienza esatta per antonomasia e dalla logica non possano svicolare.
    “La natura ? Non è tutta la realtà” dice Amaldi, ma ogni uomo di scienza moderno dovrebbe esserne certo di questo. Qui ho sentito basare le proprie credenze solo su quanto è constatato (scientificamente), quindi queste persone in passato avrebbero giustamente constatato che la Terra finisce alle colonne d’Ercole, che il sole le ruota attorno, avrebbero constatato che esiste solo quello che cade sotto i nostri sensi e che vediamo (e quindi il ristretto campo sensibile e il solo campo visibile dell’intero spettro elettromagnetico), sino a pochi anni fa avrebbero constatato che esiste solo la materia e l’energia conosciuta e non anche quelle oscure. Incredibile quanto il constatabile e quindi il reale si sia ampliato in poco tempo portando a conoscere quello che prima era inimmaginabile, eppure mai come in questi ultimi secoli davanti a questo progressivo ed esponenziale ampliamento della realtà molti si sono rifiutati di pensare che possa esistere quello che loro al momento non possono immaginare. Diciamo che per queste persone ogni nuova scoperta scientifica rappresenta un po’ un pericolo perché se questo è l’andazzo dove si andrà a finire ? Non sia mai che di ampliamento in ampliamento del constatabile si arrivi a scoprire quella trascendenza che tanto temono e detestano 🙂

    • Giuseppe Cipriani on

      … “Non sia mai che di ampliamento in ampliamento del constatabile si arrivi a scoprire quella trascendenza che tanto temono e detestano”
      .
      Infatti.
      .
      Come potrà essere mai possibile che dall’ampliamento del constatabile si arrivi a scoprire la trascendenza?
      Riguardo al temerla e detestarla, io credo che in ogni uomo ce ne sia. E le dirò anche di più: l’uomo spirituale, non necessariamente un credente in Dio, non teme e non detesta nulla.

  8. alessandro giuliani on

    Complimenti a Michele per un articolo magistrale e a Giorgio per averne ulteriormente chiarito le implicazioni.
    E’ sempre una grande meraviglia per me che vengo da una tradizione di uso della matematica molto diversa rispetto a quella della fisica vedere come una formula possa essere ‘riempita di senso’ quando invece nel lavoro della statistica e in generale della matematica applicata al mondo ‘di mezzo’ (chimica biologica) è qualcosa di decisamente differente, molto più simile a una sorta di pongo con cui modellare pupazzi vagamente soniglianti a quei sistemi complessi la cui natura profonda ci sfugge. Non a caso la nostra matematica è tutta nel discreto : punti unità statistiche correlazioni fenomenologiche.
    Con un paragone teologico noi impastiamo pupazzi di creta e i tipi come Giorgio e Michele ci soffiano sopra. Questo ha conseguenze non da poco sul reciproco rapporto con la scienza: noi la portiamo a bere all’osteria sperando che da ubriaca ci conceda qualcuna delle sue grazie voi le fate promesse di matrimonio.

    • Michele Forastiere on

      Alessandro, grazie davvero per l’apprezzamento.
      Comunque, lascia fare: secondo me sei tu un grande, dato che grazie ai tuoi “pupazzi di pongo” riesci a distillare le preziose informazioni nascoste nei sistemi biologici — sistemi dalla complessità VERAMENTE pazzesca!

  9. Beh, ci ho messo una faccina sorridente, sapendo di aver scritto una cosa azzardata e una provocazione, questo per non essere preso troppo seriamente su questo passaggio un po’ spregiudicato. Ma per me dovrebbe essere così, ossia mi chiedo perché non dovrei credere alla trascendenza, se posso constatare tutti questi ampliamenti di quello che conosciamo, tutte cose impensabili per i nostri simili di altre epoche, credenti e non, tutte cose sulla cui esistenza avrebbero dubitato o che avrebbero del tutto escluso se qualcuno gliele avesse rivelate.
    Per me il problema della causa prima posto così non sarebbe di grande rilevanza, ossia alcuni ritengono che non ci sia, altri sì e tutto continua come sempre, se c’è il problema è perché quella causa prima non si limiterebbe ad esistere, ma anche a dare un senso a tutto e questo senso non piace a molti, ritengo per una questione di prevalenza dell’egoismo. Ossia se non c’è una causa prima, non si deve rendere conto a nessuno e si può lasciar briglia sciolta al proprio ego senza porsi alcun problema e perfino evitando fastidiosi sensi di colpa. La differenza tra i due approcci per me dipende quindi dalle proprie predisposizioni psicologiche, quando l’ego è regolato si può prendere in considerazione l’esistenza di un senso del mondo e quindi della propria vita, quando invece l’ego è assolutizzato questo limite diventa un insopportabile fardello e si fa di tutto per evitare di prendere in considerazione la possibilità dell’esistenza di un essere superiore a noi. Per me l’approccio possibilista dato da un ego che riconosce i propri limiti è un approccio più evoluto e maturo, oltre che più realista e, alla fine, è comunque un approccio più libero e razionale perché si sottrae al naturale istinto di predominio che inevitabilmente deve prima o poi fare i conti con la nostra finitudine, imperfezione, fragilità e caducità.

    • Giorgio Masiero on

      Per me, Muggeridge, la cosa è molto meno complicata: la scienza sperimentale col suo metodo (da falegnami, direbbe Giuliani) arriva fin qua, e quel poco che dice sul mondo è molto precario e sempre soggetto a smentita; la logica e la metafisica, da una posizione filosofica realistica, vanno oltre e raggiungono verità eterne.
      La fisica, poveretta, non troverà mai la trascendenza; ma la ragione del realista sì, ovviamente.

  10. alessandro giuliani on

    Caro Michele complimenti per questo tuo bellissimo articolo e complimenti a Giorgio per averne ulteriormente chiarito le implicazioni.
    Certo è che io rimango ammirato e sorpreso a vedere come i fisici riempiano di senso le formule matematiche e vi cerchino delle verità nascoste magari considerando i valori corrispondenti alla decima cifra decimale. È il mondo delle leggi universali del grande e del piccolo infinito per dirla alla Pascal.
    Noi abitanti delle terre di mezzo chimici, statistici usiamo una matematica differente (il discreto le correlazioni fenomenologiche) e soprattutto le formule sono cacciaviti per aprire gli scrigni dove sono custoditi i tesori della natura e sgraffignare qualche perla e chiaramente non ci sogneremmo mai di contemplare un cacciavite. La scienza parla linguaggi diversi confondere tutto in un indifferenziato metodo scientifico tout court è un grande errore.

  11. Oppure, se si parte dal voler accettare a priori una teoria (quella del Big Bang) che e’ stata piu’ volte rattoppata, poi chiaro che a farci delle ulteriori speculazioni, poi ci si trova a scoprire un sacco di “cammini sul filo del rasoio”. Suggerisco per lo meno di ricordarsi quando si parla del reale e quando si parla del modello.
    Stupefacente l’accettazione passiva, comunque. Si chiama scotoma.

    • Salve Fabio,

      Cosa intende per accettazione “passiva” di questa teoria?
      Io per quel poco che ne so, non essendo astrofisico, la teoria del Big Bang risulta essere la teoria più accreditata/plausibile nel mondo scentifico

      Se lei mi spiega a grandi linee, quali sono i modelli validi alternativi possiamo vedere di confrontarci altrimenti, si rimane nella contrarietà generica ad una Teoria

      • Ho gia’ spiegato varie volte, altro che contrarieta’ generica. Non posso ogni volta rinascere vergine, mi scuso ma non spiego. L’ho fatto anche sulla prima parte di questo articolo.
        La piu’ accreditata. Ok la scienza con l’auditel.
        Sottolineo la mancanza di dubbi, a tal riguardo.
        @Muggeridge: il Big Bang, una teoria solida? Lo sara’ sugli articoli che fanno cherrypicking, ma i dati sono ben piu’ drastici.

        • Ho letto il suo Post sulla prima parte di questo Articolo

          Veramente lei a scritto solo che sono ridicolaggini ciò che scenziati come Penzias/Allen anno elaborato in anni di studi, da che pulpitio ciò? a me sembra solo un marcato dissenso al Big Bang, senza evidenziare concetti precisi che supportino il suo pensiero

          • Gia’ e ci troviamo col 95% fuori modello. Ah ma se l’hanno detto “gli scienziati”.
            Sa che altri “scienziati” hanno detto altro? Ecco a cosa serve il massimalismo nella scienza, a questo suo scopo.
            Guarda un po’, io il massimalismo non lo uso mai.

  12. So bene che il Big Bang è stato messo in discussione da alcuni, ma so anche che è sempre stato difficile da digerire per molti. Proprio ieri mi sono beccato sul canale Focus TV (scientista, direi…) la storia di Hawking (penso a traino del film appena uscito sullo scienziato inglese), ebbene a metà degli anni ’60 Hawking diventa noto pensando che si possa far accettare questa teoria alla maggioranza recalcitrante degli astrofisici dimostrando che il Big Bang non era altro che una singolarità analoga a quella dei buchi neri di Penrose. La difficoltà ad accettare il Big Bang da parte degli uomini di scienza, si dice chiaramente nel documentario, era dovuta al fatto che questo assomigliasse troppo alla creazione…
    ora, se questo vi sembra fare scienza…
    Credo che il problema sia rimasto intatto in tutti questi anni, però, dal momento che il Big Bang si è mostrato piuttosto solido, si continua a rassicurare gli increduli dicendo che anche se è un’inizio dell’universo questo non significa che ci sia un’iniziatore del tutto e in mancanza delle prove contrarie a questa teoria (che come minimo arrancano) si va ripetendo di continuo la rassicurante teoria della nascita dell’universo dal nulla.

  13. Giorgio Masiero on

    Io penso che sia inutile discutere con qualcuno se il Big bang sia o no un modello scientifico (attenzione: un modello, non una teoria!), finché non ci saremo accordati su
    1) che cos’è un “modello scientifico” in generale;
    2) in che cosa consiste il modello fisico del Big bang.
    Io credo di aver letto tutti i commenti (scettici) di Fabio sul Big bang, ma non mi ricordo che egli ci abbia mai detto qual è la sua definizione di modello scientifico in generale, né in cosa consista il modello particolare del Big bang.

    • Io invece, caro Giorgio, ho sempre letto unicamente questa Sua risposta, anche quando ho citato la Plank Collaboration (o a Muggeridge non va bene manco quello?) che smentisce l’omogeneita’ dell’Universo.
      Se la pianti, per favore, di andare a cercare straw man, o se li cerchi da solo. A lei alcuni riferimenti li ho passati, ma e’ stato tempo buttato.
      Questa risposta valga anche per Muggeridge.
      Questo sito, veramente crolla di affidabilita’ quando si toccano certi tasti. Impressionante la liberta’ che le si lascia, Giorgio, di scordare sistematicamente i problemi, e continuare ad andare alla caccia della sua Moby Dick, che ovviamente deve essere unica, non si puo’ mica teorizzare che esistano altre balene, no.

      • Giorgio Masiero on

        Ed io Le ho risposto, Fabio, che non esiste modello scientifico al mondo che non sia smentito su qualcosa! Quindi la disomogeneità dell’universo, nota anche ai Babilonesi, non toglie al Big bang la caratteristica di modello scientifico.
        È confermato: non è possibile dialogare, quando non ci si intende sui termini. Lei per es. chiama “teorie” le 3 leggi di Keplero, quando tutto il resto del mondo le chiama “raccolta dati”…

      • Fabio lei dice che “Plank Collaboration” smentisce l’Omogeneità dell’Universo quindi, il Principio Cosmologico in cui è insita la Teoria del Big Bang

        Allora sono andato a cercare Plank Collaboration, la ricerca mi porta come primo Link a :
        http://www.cosmos.esa.int/web/planck

        Mi dice quale lavoro all’interno del sito debbo visionare per verificare ciò che lei asserisce?

        Comunque, peccato che l’astrofisico Marco Bersanelli o il collega Nazareno Mandolesi, 2 dei maggiori responsabili del progetto Planck non intervengano su CS, potrebbero corroboare o meno, il suo pensiero

        • http://sci.esa.int/planck/51551-simple-but-challenging-the-universe-according-to-planck/
          http://en.wikipedia.org/wiki/Huge-LQG
          Ad esempio.
          @Giorgio: i dati, Keplero, li ha avuti da Brahe. discorso gia’ fatto. Non e’ servito a nulla. Pace. E dire che quella cosa iniziava con “supponiamo l’Universo omogeneo e uniforme”. Il rifiuto al dialogo mi e’ chiaro, non viene da parte mia pero’. Io semplicemente non accetto discussioni su una posizione di chi vuole “tenere banco fino a prova contraria”. Saluti a Moby Dick. O al 5% di essa.

          • Giorgio Masiero on

            E chi ha mai detto, Fabio, che i dati sono stati raccolti “da” Keplero? Io ho detto solo che i dati raccolti nelle leggi di Keplero Lei li ha chiamati teorie! Vede che non c’intendiamo ancora nei termini?
            PS. Per la storia, quei dati sono stati raccolti da Brahe “insieme” al suo assistente Keplero.
            PS2. Nemmeno io rifiuto il dialogo e con Lei penso d’interloquire anche in futuro, col consenso di Pennetta. Ho detto solo – e anche qui Lei ha equivocato sui termini – che non parlerò più con Lei di Big bang finché non ci saremo intesi sul significato di modello scientifico.

  14. Giorgio Masiero on

    @ Freezer75
    Prendo dall’articolo dell’ESA portato da Fabio: “For the most part, the data agree extremely well with the ‘standard model of cosmology’ and allow for a much improved measure of its parameters… At the same time, the extraordinary quality of the Planck data reveals the presence of subtle anomalies in the CMB pattern that might challenge the very foundations of cosmology…”
    E che cos’è questa se non la storia di tutta la scienza, in particolare della cosmologia? Tolomeo, Copernico, Newton, Einstein, Perlmutter, ecc. Siccome sappiamo già che relatività generale e fisica quantistica non stanno logicamente insieme cosa dovremmo fare? Buttare quel poco che sappiamo con le loro applicazioni (compresa quelle telematiche che ci consentono di parlare tra noi via web)? No, ce lo teniamo, finché non troviamo di meglio, SAPENDO CHE IN SCIENZA NON ESISTE NESSUNA VERITA’, ma solo qualche proposizione momentaneamente, localmente e approssimativamente vera. Ed il Big bang è una di queste proposizioni. Si chiama “modello”, no “dogma”.

    • Salve prof. Masiero,

      Come lei ha giustamente indicato nel suo primo post:
      “Occorre studiare prima di parlare, o altrimenti tacere. Anche nei commenti.”

      Ebbene io provo ad approfondire /imparare tramite questo sito su certi argomenti che mi interessano ma, visto che mi occupo di reti informatiche e non sono un fisico, mi muovo coi piedi di piombo.
      Del resto mi interessano anche opinioni che possono essere differenti dalle mie e nel caso di Andrea, volevo approfondire da quale fonte egli tresse il suo dissenso sul “modello” del Big Bang

    • Ho gia’ scritto piu’ volte che io non butto via manco Tolomeo, adducendo che gli epicicli sono praticamente delle serie di Fourier. Poi e’ arrivato Odifreddi e l’ha ripetuto.
      Basta con sti straw man, nessuno vuol buttare via nulla, e’ lei che vuole innalzare l’unica Moby Dick e se qualcuno gliela tocca allora scatta la dialettica furba dello straw man. Citando il Papa, vuole forse un pugno?
      C’e’ qualche articolo, in questo sito, su altre cosmologie? Ecco cosa intendo. Molteplici punti di vista. Ma cosa ci puo’ essere “di meglio” di Moby? Soprattutto se e’ sempre Achab a dichiarare cosa e’ bene e cosa e’ male? Lei e’ capace di interessarsi solo al “meglio”? Il meglio si scorda del 95% dell’Universo.

      • Giuseppe Cipriani on

        Già, ma scorda, Fabio, che il prof. Masiero è quello delle Verità Eterne (tipo il principio di non contraddizione) che se ne fanno un baffo della scienza empirica e di ogni futura potenziale scoperta scientifica che potrà solo rafforzarlo nel suo credo più profondo.

        • Giorgio Masiero on

          È proprio vero: mi ha letto nell’anima, Cipriani. “Tu solo, Signore, sei la via, la verità, la vita”.

          • Giuseppe Cipriani on

            E io, da agnostico spirituale, mi levo il cappello e le faccio anche l’inchino… C’è bisogno davvero di una forza positiva che arrivi al cuore per le vie che ognuno sa ricavarsi.

  15. Non penso che l’affidabilità di un sito come CS dipenda dai commenti degli utenti, al limite può dipendere dagli articoli pubblicati. Ho smesso di interessarmi ossessivamente di fisica quando ho capito anni fa che non mi avrebbe portato alle risposte che cercavo, ma, da bravo “tuttologo”, ho continuato a seguire un po’ distrattamente l’evolversi complessivo dei principali dibattiti. Non mi risulta che l’attuale standard sia la negazione del Big Bang, anche se può venire per qualche secondo il dubbio di essersi persi qualcosa. Non mi risulta anche perché da persona pratica ricordo il recente intervento “a sproposito” del papa sul Big Bang che secondo il pontefice non metterebbe in forse Dio, intervento che adesso parrebbe quasi profetico, nel senso che se il problema per il papa è il Big Bang, la sua negazione dovrebbe essere la rimozione di questo problema 🙂
    E’ un intervento tenuto appunto davanti alla collettività scientifica che risultava pertanto concorde sul Big Bang. Ora, a me che la comunità scientifica risulti al momento concorde su una questione non mi dice più di tanto (si veda darwinismo), ma considerando che questo è l’argomento che tirano fuori tutti gli scientisti per dire che hanno ragione loro, lo utilizzo prontamente…:-)

    • Giorgio Masiero on

      Ottima considerazione, Muggeridge. Gli scientisti – che poi è una parola difficile per indicare gli atei grossolani – tirano la giacchetta alla scienza in due modi “grossolani”, appunto:
      1) per “dimostrare” la loro ateologia, in perfetta simmetria con i creazionisti;
      2) e facendo cherry picking, cioè scartando accuratamente quelle teorie scientifiche che potrebbero richiamare la necessità di un creatore.

  16. Oh quindi questo e’ un articolo in cui si vuol spiegare che un modello (non la realta’, perche’ siamo d’accordo che stiamo parlando solo di un modello) ha influenza sulla vita, quella reale. Curioso accostamento tra ipotesi e’ realta’. Non capisco allora a cosa serva, se non a definire un modello di vita, e i problemi che questo modello di vita (e non la vita) abbia.
    Ulteriormente, certo e’ solo un modello, ma non si menzionano mai i problemi, le altre possibilita’. Pero’ si vuol pontificare sugli effetti sulla vita.
    Che e’ la mia prima frase di esordio in questo articolo.
    Certe tecniche di discussione vanno bene al bar, quando sono scritte sono un po’ ridicole.