Cambiamenti “climatici” o “cromatici”? Arrivano i “caschi verdi” dell’ONU: Bombarderanno la CO2?

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L’isola di Nauru: viene considerata un esempio di innalzamento del livello del mare

 

Venerdì 22 luglio 2011 è apparsa su La Stampa la notizia della proposta di cambiare colore ai caschi blu dell’ONU e dipingerli di verde:

«PAOLO MASTROLILLI

INVIATO A NEW YORK

Dopo i caschi blu, arrivano anche i caschi verdi dell’Onu?

Per ora l’idea di una forza incaricata di proteggere l’ambiente, per frenare il riscaldamento globale ed evitare le sue ricadute sulla sicurezza internazionale, è ancora uno slogan più che un progetto. Però il Palazzo di Vetro ci sta pensando, se non altro come strumento per richiamare tutti i Paesi membri alla responsabilità di affrontare l’emergenza.»

La Stampa, 22 luglio 2011


La notizia sarebbe una di quelle estive che possono andare bene per fare due chiacchiere sotto l’ombrellone e riderci sopra, purtroppo però sappiamo che quando certe “perle” vengono dalle istituzioni alla fine c’è sempre ben poco da ridere.

Il fatto è che la bizzarra proposta di “cambiamento cromatico”, dal blu al verde, è accompagnata da notizie allarmistiche, notizie che, come riferito su questo sito, avranno il sicuro effetto di generare ansietà e psicosi in buona parte della popolazione.

Ci viene detto infatti che:

«L’emergenza climatica non è più solo un fatto ambientalistico, e neppure economico: si sta trasformando in problema di sicurezza. L’innalzamento dei mari minaccia di far sparire interi Paesi, e già riduce i terreni agricoli e quindi le risorse alimentari. I fiumi che si asciugano, le siccità come quella esplosa in Somalia, provocano nuovi conflitti o inaspriscono quelli già in corso. La diminuzione di risorse essenziali come l’acqua e il cibo, poi, favorisce l’emigrazione, creando una nuova categoria: i rifugiati del riscaldamento globale. Sono tutti problemi che minacciano la sicurezza e quindi rientrano nelle competenze del massimo organismo Onu.»

Come vediamo siamo di fronte al trailer di un film catastrofista “L’innalzamento dei mari minaccia di far sparire interi Paesi” quali paesi? È da notare che al riguardo viene fatto un riferimento all’isola di Nauru, la cui fotografia è accompagnata dalla seguente didascalia:  “L’isola di Nauru è tra le zone più a rischio: la costa è in costante erosione”. L’esempio di innalzamento dei mari smentisce quanto si voleva affermare! La causa della “scomparsa” dell’isola di Nauru viene infatti ndicata nell’erosione non nell’innalzamento del livello del mare!

La seconda frase del “trailer” poi afferma che “L’innalzamento dei mari minaccia di far sparire interi Paesi, e già riduce i terreni agricoli e quindi le risorse alimentari”. Ma, anche riguardo alla diminuzione delle risorse alimentari, abbiamo già segnalato come questo non dipenda dalla produzione delle stesse ma dalle speculazioni che sono state messe in atto in quel settore.

Ma perchè dunque creare tutto questo allarme? Per fornire una possibile risposta ecco infine venirci in aiuto qualcosa di particolarmente interessante, il collegamento del Global Warming con il fenomeno dell’immigrazione “La diminuzione di risorse essenziali come l’acqua e il cibo, poi, favorisce l’emigrazione, creando una nuova categoria: i rifugiati del riscaldamento globale”.

I rifugiati del riscaldamento globale? Ma possibile che all’ONU non si siano accorti che l’immigrazione è frutto della speculazione finanziaria e, negli ultimi mesi, dell’intervento militare il Libia?

E la CO2 in tutto questo che c’entra?

Ecco la risposta:

« L’Italia condivide queste posizioni, aggiungendo una tradizionale attenzione politica per i piccoli Paesi insulari e per la sicurezza del cibo. Anche gli Stati Uniti, che rispetto agli anni di Bush hanno invertito la politica verso l’Onu e verso il riscaldamento globale, sono favorevoli, così come il segretario generale Ban Ki-moon, che ne fa soprattutto una questione di sviluppo sostenibile. In Consiglio però si sono scontrati con la Russia, la Cina, e un folto gruppo di Paesi emergenti come India e Brasile, che temono di essere costretti a frenare il loro sviluppo per combattere il riscaldamento globale.

Dopo un dibattito molto duro, in cui l’ambasciatrice americana Susan Rice non ha esitato a definire «patetica» la posizione degli scettici, il Consiglio ha approvato una dichiarazione presidenziale che quanto meno riconosce il problema. Un primo passo, come ha spiegato il portavoce dell’Onu Martin Nesirky, per aprire il discorso: «C’è molto lavoro da fare, ma il segretario generale è deciso ad andare avanti».

Sembra che uno dei pochi effetti concreti del Global Warming Antropico, sia quello di consolidare le posizioni di alcuni paesi dominanti a danno di quelli emergenti.

Forse ci vuole una buona dose di malignità per pensare cose di questo genere, ma le cose non migliorano se si cerca di persuadere i dubbiosi con argomenti “convincenti” come questi:  “l’ambasciatrice americana Susan Rice non ha esitato a definire «patetica» la posizione degli scettici

Liquidare come “patetici scettici” Cina, Russia, India e Brasile non contribuisce certamente a convincere delle tesi del AGW (Antropic Global Warming).

Se qualcuno volesse invece sapere di più sulle motivazioni dei “patetici scettici”, può trovarle in un documento segnalato dal sito CLIMATE MONITOR, e scaricabile in PDF, dal titolo IL MANUALE DELLO SCETTICO.

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

5 commenti

  1. (non so perché WordPress non riconosca il mio account…)

    Caro Enzo Pennetta…sto cercando da un po’ di tempo quella (unica?) conseguenza positiva di tutta questa bagarre sui cambiamenti climatici. Come scrivi, gli ultimi sviluppi a livello internazionale significano che chi comanda comanderà di più. In altre notizie i contribuenti europei hanno passato soldi per niente a Big Energy e Big Oil grazie allo ETS, cosa che se fosse successa con Big Pharma, apriti cielo!

    Gli americani, senza ETS, hanno dato contributi perniciosi per l’etanolo, affamando mezzo pianeta. Non oso pensare quanti soldi siano stati spesi in ventidue anni di lotte ai cambiamenti climatici, per biglietti aerei, camere d’albergo, sale di riunione, note spese.

    Il Terzo Mondo pullula di riforestazioni che hanno finanziato questa o quella mafia, e di piantagioni di palme da olio dove non dovrebbero essere. Milioni sono stati sia convinti a coltivare una disperazione al limite della depressione per tutto quello che riguarda l’ambiente, nonostante la situazione adesso sia meglio di trenta o quaranta anni fa; sia di odiare visceralmente chiunque faccia domande, tacciato di scetticismo e considerato peggio delle Waffen SS, le quali tutto sommato non erano responsabili della paventata distruzione di un intero pianeta; sia infine di sognare un mondo che segue pedissequamente questo o quel Leader, e dove libertà e democrazia sono lussi da mettere da parte in nome dell’Ideale della Sostenibilità.

    La stessa IPCC (AR4 WG3 ch8 s8-5) segnala che combattere i cambiamenti climatici producendo carburante dalle piante, significa aumentare la sensibilita’ della fornitura energetica proprio ai cambiamenti climatici (in soldoni, se la benzina viene dall’etanolo, al fallimento del raccolto per siccità corrisponderebbe una penuria della benzina).

    Uno potrebbe continuare…ma insomma, come fare ad avere alcuna fiducia nei “caschi versi” se tutte ma proprio tutte le iniziative che li hanno preceduti non solo non hanno modificiato niente riguardo i cambiamenti climatici, ma addirittura hanno peggiorato la situazione esistente a livello economico, sociale, politico ed ambientale??

  2. Pingback: Conseguenza Positiva Cercasi « Il Tafano Climatico

  3. Caro Maurizio Morabito, la risposta alla tua domanda su quale sia la “conseguenza positiva” di questa bagarre sui cambiamenti climatici, che è poi l’unica domanda sensata, è quella che ci può aiutare a capirci qualcosa.

    Quello che mi viene da pensare è che la saggezza di Seneca riassumeva la tua stessa domanda nella frase “cui prodest?”, ed era in genere un buon metodo per capire come fossero andate veramente le cose in certe situazioni.
    Utilizzando questo metodo possiamo vedere che chi finora si è avvantaggiato da questa emergenza sono i paesi già industrializzati i quali tendono a consolidare lo status quo a danno dei paesi emergenti. Questo spiegherebbe perchè sono proprio i BRICS ad opporsi alle politiche dettate dall’emergenza del Global Warming.

  4. Pingback: Conseguenza positiva cercasi | Climate Monitor

  5. Pingback: Critica Scientifica – di Enzo Pennetta » Blog Archive » È confermato: i cambiamenti climatici saranno il pretesto per nuove invasioni