Pura follia?

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E’ necessario essere folli per parlare di follia ?

 

Sembrerebbe di sì a giudicare dall’articolo apparso sul numero di Nature del 15 marzo 2012 (Insel TR , Sahakian BJ (2012) A plan for mental illness. Nature, Vol. 483, p.269) che è sinceramente disturbante per il susseguirsi frenetico di frasi che si contraddicono l’una con l’altra.

 

L’articolo si intitola ‘Un piano per la malattia mentale’ ed inizia con una notizia sconvolgente:

‘No chronic disease burdens the world more than mental illness. In any given year, nearly 40% of the population in 30 European countries is affected’.

Cosa ???? Ogni anno circa il 40% degli abitanti di 30 nazioni europee incorre in una malattia mentale ? Se fosse vero ci sarebbe poco da fare piani, l’Apocalisse è in arrivo a grandi passi, e nel giro di pochissimo tempo ci ritroveremmo in un mondo difficile da riconoscere, in ogni caso significherebbe che non sono le persone ad essere malate ma la società e più che di medicina bisognerebbe parlare di completa palingenesi della società, conversione o rivoluzione (a seconda dei gusti).

Eppure alla frase successiva i due simpatici mattacchioni che hanno scritto l’articolo si rammaricano che è un po’ di tempo che non escono farmaci nuovi efficaci sulla depressione maggiore (ma chi troverà la forza di darli ai malati ? Anche se ci fossero questi farmaci miracolosi, con quel ritmo di crescita della pandemia saremmo tutti malati fra pochissimo tempo, e non avremmo alcuna voglia di curare nessuno..) e ci fanno sapere che la Royal Society si è da poco riunita a Londra per decidersi su come fronteggiare l’emergenza. I saggi ed illuminati congregati si rammaricano del fatto che mentre in altri campi della medicina studi genetici hanno già identificato dei possibili bersagli per eventuali farmaci, per il cervello ancora non ci siamo. Il bello è che deve essere da molto tempo che i congregati non mettono il naso fuori ed infatti come esempio di ‘target genetici’ tirano fuori la cara vecchia emoglobina (l’unica proteina che, grazie alla sua posizione al confine tra livello molecolare ed organismico senza virtualmente alcuna passaggio intermedio abbia dato soddisfazione in questo ultimo mezzo secolo a chi cercasse una relazione 1:1 tra mutazione e malattia) e si dimenticano il conclamato fallimento globale della genomica nel fornire bersagli molecolari utilizzabili alla farmacologia (Overington et al. (2006) How many drug targets are there ? Nature 5: 993-996).

In ogni caso, al lettore un dubbio viene, ma che razza di malattia genetica può essere una malattia che ogni anno prende il 40% delle persone ? Ma allora siamo tutti mutanti ! O mamma mia, ecco perché non trovano il gene mutato da aggredire farmacologicamente, siamo tutti potenzialmente affetti, altro che malattia genetica, questo è un virus letale da cinema catastrofico Hollywoodiano …

Ma i due autori si sono già scordati del loro apocalittico 40% ed ormai sono talmente entrati nella parte della malattia genetica (quindi per definizione rara) che cinguettano di ‘Early detection could emerge from neuroimaging, cognitive assessments, predictive biomarkers or rare (rare ??? ma se sono ammalati il 40%..N.d.A.) genetic variants that signal risk or prodromal stage’.’

E’ bastata una colonna di giornale che i due si sono scordati di quanto avevano affermato all’inizio, e non si accorgono che con la pandemia paventata in apertura dovremmo andare a farci visitare TUTTI, e poi non sapremmo neanche cosa guardare, ci hanno appena detto che questi indicatori precoci ancora non si conoscono ….

Ora però c’è bisogno di un soffio di ottimismo e gli autori ci dicono che qualcuno ha visto che con l’uso di videogiochi, con un po’ di ascolto psicologico qualcosa si riesce a fare e poi, e poi magari se l’industria disinveste dalla ricerca sulla malattia mentale, magari i ricercatori universitari potrebbero loro prendersi cura dei farmaci ‘abbandonati’ dall’industria per trovarne una migliore collocazione.

Qui devo ammettere di essere caduto nel più cupo sconforto, vale la pena riportare l’ originale:

‘As industry withdraws from the field of mental health, we have an opportunity to rethink how academia and industry can work for the public good. One obvious way to do this is to allow academic scientists to investigate compounds that have been abandoned by industry. But we can not simply repeat the best efforts of a company-directed failed clinical trial without new strategies. We should consider new approaches to identifying potential drug targets and their validation – such as open-access drug development – to include industry and academia’.

Insomma l’industria smette di investire, la qual cosa è già abbastanza disperante di per sè, chi (anche ammettendo come movente il puro e semplice guadagno) si farebbe sfuggire le incredibili possibilità di guadagno di una malattia che colpisce il 40% della popolazione l’anno se non fosse convinto della conclamata impossibilità di successo ?

Perché in un mondo come quello anglosassone dove già l’accademia e l’industria sono legate a doppio filo gli scienziati ‘accademici’ si dovrebbero prendere cura di ‘composti abbandonati dall’industria’ per cercare disperatamente nuove possibilità d’uso ? Questo è veramente troppo illogico e, per colpa delle sue torbide e atavicamente malfidate origini italiche, l’estensore di questa nota inizia a prendere in considerazione l’idea che i due autori non siano solo due strampalati che si contraddicono ogni piè sospinto ma che abbiano qualche obiettivo da portare avanti a loro vantaggio.

Andando avanti nella lettura dopo una velocissima serie di auto-contraddizioni in poche righe (i modelli animali sono inutili – i modelli animali sono utili – i modelli animali sono inutili – proviamo il farmaco solo sulle colture cellulari – diamo il farmaco ai volontari umani ) si arriva finalmente al proclama auto-promozionale ‘To achieve this vision , we need a new cadre of clinical neuroscientists..’ Ah ecco, era uno spot pubblicitario (tutte e due gli autori lavorano in dipartimenti di neuroscienza clinica uno in Inghilterra ed uno negli Stati Uniti) , forse possiamo tirare un sospiro di sollievo …. l’ultima frase però è di nuovo apocalittica come l’inizio ‘The increasing public-health needs of those with mental illness, including chronic disability, high suicide rates and early death, demand that we do better in the next decade’.

Ora però mi arrabbio io, anche perché l’articolo è illustrato da un vezzoso disegnino con un palloncino a forma di cervello che si perde nell’aria con un filo libero evidentemente sfuggito di mano al padrone, ma come suicidi, disabilità cronica, fine del mondo illustrati dal richiamo ad una dolce svagatezza ‘..la testa fra le nuvole..che carinooo..’ il tutto sul foro più autorevole e paludato della scienza mondiale?

Allora se quel 40% deriva dal fatto che moti dell’anima assolutamente normali sono considerati come delle malattie mentali allora è inutile parlare di scienza e medicina, la classe intellettuale e dirigente del mondo cosiddetto sviluppato è del tutto marcia e irredimibile, così come tutta la cultura moderna, il che pone dei dubbi sulla ragionevolezza sul dar retta a tecnici, esperti e scienziati.

Se quel 40% deriva dal fatto che veramente si tratta di malati non solo vale quanto detto prima ma le cose sono rese molto più gravi dal fatto che un numero incredibile di persone ne stia soffrendo e allora oltre a cercare di salvarsi dal veleno della menzogna bisognerebbe scendere in strada a proteggere i nostri fratelli.

Se parliamo di cifre inventate allora è solo l’establishment scientifico che è arrivato alla frutta, la cosa è meno preoccupante, ma non del tutto tranquilla, perché a forza di raccontare certe cose poi qualcuno ci crede davvero e la situazione potrebbe velocemente sfuggire di mano.

Il lettore scelga la soluzione preferita e, se possibile, me la comunichi.

Grazie

 


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About Author

Alessandro Giuliani alessandro.giuliani@iss.it - Primo Ricercatore presso Istituto Superiore di Sanità, si occupa da venticinque anni di modellizzazione matematica e statistica dei sistemi biologici, è autore di circa 200 articoli su riviste peer-review in campi che vanno dalla chimica organica alla psicobiologia. Ha inventato, insieme al prof. Joseph Zbilut e al prof. Chuck Webber dell'Università di Chicago la tecnica non lineare di analisi dei segnali 'RQA' (Recurrence Quantification Analysis). Attualmente il suo interesse è particolarmente rivolto alla Systems Biology e in generale ai sistemi reticolari.

18 commenti

  1. Caro Alessandro,
    questo studio pubblicato su Nature è veramente preoccupante, ma personalmente non mi sorprende più di tanto.

    La medicalizzazione della normalità o, ancora peggio, il trattamento di bambini con vere e proprie droghe, è un fatto che ho cercato già di segnalare in passato:

    http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/09/le-vere-origini-dellahdh/

    http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/10/adhd-una-malattia-inventata/

    Ma visti questi sviluppi, credo che sarà il caso di tornare ancora sull’argomento.

    Intanto grazie per questo tuo articolo.

  2. A me basterebbe sapere solo come esce fuori e che significato abbia questo:
    Ogni anno circa il 40% degli abitanti di 30 nazioni europee incorre in una malattia mentale
    Perchè praticamente sempre in articoli del genere quando compare un % seguono cose paradossali?

    Ad ogni modo se con malattia mentale si intende utto quanto possa essere descritto nel DSM V sicuramente ci sono da fare diverse riflessioni,e c’è da sperare che non vi sia influenza dietro i contenuti dell’influenza delle case farmaceutiche..

    In verità questo articolo porta a considerare un problema già noto,ossia tutto ciò che nuove e vecchie definizioni portano in grembo..così ,chiedendosi se sia la definizione a fare la malattia,ci si può preoccupare del fatto che ”comportamenti”estremamente comuni nella popolazione generale diventino disturbi,malattie e che la soglia diagnostica di molti dei disturbi già codificati venga notevolmente abbassata.
    In relatà questo è un problema e argomento di discussione per i terapeuti e terapisti che comunque hanno a cuore la salute dei pazienti.Ora ciò che preoccupa è che c’è lo strumento in grado di creare decine di milioni di nuovi pazienti falsi positivi causando o un sovratratamento farmaceutico di massa inutile o non necessario che dirsi voglia,perdipiù costosi,e qualora non occorresse ciò,il trovare comunque se stessi familiari,persone cmunque ‘normali’ trasformate in persone disturbate..con eventuali implicazioni negative nella vita di queste persone.
    Viene da riflettere sicuramente anche del rapporto fra fede e questa cosa,il pensiero di Dawkins sembra essere più vicino al reale di quanto non si possa pensare,visto anche come l’ONU definisce oggigiorno un fondamentalista..Insomma ciò che si intravede all’orizzonte è veramente qualcosa di un poco triste e spaventoso in un certo qual modo,anche detestabile,e di cattiva scienza volendo,ossia l’inclusione di normali varianti dell’animo umano sotto l’etichetta di malattia mentali.
    Una speculazione importante che si fa su questa cosa è ciò che avviene per la gestione del rischio.
    Per esempio diagnosticando ai primi sintomi la psicosi e trattandola adeguatamente si può prevenire la comparsa della malattia vera e propria…ciò indica il determinare uno spettro vedere chi rientra in questo spettro per vedere chi presenta parte del disturbo o può manifestarlo.Praticamente tantissimi per esempio hanno anche tratti che potebbero farli rientrare in uno spettro psicotico,autistico di adhd o altro..
    Quindi torno achiedermi la domanda proposta qualche riga più su,vecchio enigma storico,se sia la definizione a fare la malattia o se la malattia porti a formulare una definizione…
    Credo che la risposta sia non così banale..

    • Leonetto, parli del pensiero di Dawkins? Ma guarda un po’ che strano, proprio lui che è un membro famoso della Royal Society, che sta faticosamente ponderando soluzioni per la pandemia! Secondo te, se il 40% della popolazione è malata, quale percentuale di persone affette si riscontrerà all’interno della stessa Royal Society? Sai, Dawkins dice anche, per ammaestrare i suoi lettori a ripetere argomenti facili, che l’ateismo simboleggia la sanità mentale “tout court”. Chissà cosa ne penserebbero Nietsche e Virginia Woolf.

      Io dormivo sonni moderatamente tranquilli, sicuro che l’equazione religione=follia albergasse solo nelle menti di chi è incapace di comprendere un mondo composto da un’eliminabile diversità di vedute.

      Credo però che questo 40% di malati mentali riguardi forme di disturbo come il complesso ossessivo-compulsivo, che, salvo alcune forme nevrotiche, difficilmente si può ritenere una patologia da curare. Certo, se in questi giorni mio padre, il fratello della mia fidanzata o qualche mio amico venisse internato perché è tornato indietro a controllare se ha chiuso la macchina e spento l’autoradio, mi preoccuperei…

      • Finche si sta nel range compreso fra new age e scientismo credo non ci siano problemi,quando si sfora il limite si assistono a varie cosse del genere..

        Il riferimento a Dawkins è tanto per fare un esempio semplice ed immediato su un esponente di tale pensiero circa la religione o meglio la fede in Dio in generale..

        Per il resto influenza delle case farmaceutiche o meno se viene presentato uno spettro ampio per disturbi ossessivo compuulsivi,autistici,dell’attenzione,psicotici etc..non è difficile entrarvi..
        Se uno ha bene a mente nelle definizioni è probabile che se stesso o buona parte di quelli che conosce e osserva possano rientrarci..

        Ripeto la domanda è sempre quella che mi pongo all fine,(oltre al 40%,che si Daphnos ovviamente ho capito a cosa si riferisca..vorrei però proprio conoscere il campione e le modalità usate per fare il calcolo..)
        se sia la definizione a fare la malattia o se la malattia porti a formulare una definizione…

        • “Finche si sta nel range compreso fra new age e scientismo credo non ci siano problemi,quando si sfora il limite si assistono a varie cosse del genere..”

          Ovviamente riferito a chi per esempio è sulla linea dell’articolo di Nature,Dawkins etc..non alla sanità mentale o a quache disturbo in particolare.
          Inteso nel senso che rimanendo in quel range certe affermazioni ‘eccentriche’ nn si dovrebbero sentire e certe idee-ideologie anche pericolose non nascerebbero ne si propagherebbero..

  3. alessandro giuliani on

    Bè in effetti l’articolo si può leggere a vari livelli a seconda di quanto uno propende verso il ‘contenuto fattuale’ (i.e. cerca di prenderlo sul serio) oppure si interessi alla ‘consecutio’ (i.e. abbia una vista metodologica). Io lascio a voi quella ‘seria’ con tutto ciò che comporta per i rischi di totalitarismo ecc. ecc. e mi ricapo per me, da statistico coniglio come bonariamente mi chiamava il mio amico Joe Zbilut, il lato metodologico dove è chiaro come i differenti strumenti conoscitivi in mano alle neuroscienze, dalla genetica al trattamento cognitivo diventino nell’articolo un incredibile minestrone illogico in cui stracci di discorso pseudo razionale galleggiano su un orribile brodaglia di confusione…
    Se questo è il livello della scienza..siamo belli e sistemati…

      • alessandro giuliani on

        Caspita ragazzi se l’astinenza da caffeina è una malattia mentale allora il 40% ci sta tutto !
        Bè questo è un caso da manuale di neolingua, il punto è allora capire s a questo punto le persone abboccano e cominciano a prendersi farmaci (per lo più inutli se non dannosi), però fate caso che nell’articolo di nature i due tizi si lamentavano che non ci fossero farmaci nuovi…
        E’ tutto molto strano, allora è chiaro che in alcuni casi i farmaci contro la depressioen (insieme ad altri interventi) sono utili, ma sono uno strumento delicato da maneggiare con cura da parte di psichiatri esperti, è anche ragionevole immaginare che la nostra società che coltiva una tristezza di fondo dovuta al tipo di vita, alla secolarizzazione ecc. ecc. possa covare nel suo seno un aumento di malattie mentali..ma se arriviamo a parlare di 40% siamo fuori con l’accuso, qui c’è qualcosa d’altro e non è solo il gioco sporco di vendre farmaci, ma forse proprio un altro taseelo dell’ideologia ‘non siete altro che..’ la vecchia storia dell’antico nemico…non vi illudete di avere moti dell’anima, idee, sentimenti (roba che non esiste), se qualcosa (anche piccola) non va per il verso giusto (o meglio come voi volete che vada), vuol dire che avete una malattia….(per la quale ci può essere o no un farmaco), il punto importante è però che sia ben chiaro che categorie come tristezza, malinconia, nostalgia, rimorso..sono da evitare.

    • Ho provveduto a sistemare la cosa, adesso appare regolarmente.
      Non so perché era andato tra gli spam…

      Forse anche WordPress ogni tanto ha dei problemi di comportamento!

      • Allora siamo proprio molto mal messi 🙁
        Da qualche parte ho letto che, non so quale “scienziato” inglese, ha detto che il preoccuparsi della genuinità di ciò che si mangia è una malatiam mentale.
        Probabilmente lo è anche il valutare l’altezza da cui spiccare un salto ma certamente lo è saltare senza valutare.

        Insomma siamo tutti malati, deprimente (altra malattia che incombe) ma io mi faccio il miglior antidepressivo che conosco, un panino con il salame ed un buon bicchiere di rosso, alla faccia degli intrugli di globalfarma

        • Valentino,
          al di là delle battute hai detto una grande verità, la cultura contadina ha in sé una tale ricchezza… una saggezza che farebbe molto bene ai nostri contemporanei.

          Ma si sa, si tratta di una cultura non “moderna”…

  4. Michele Forastiere on

    Caro Alessandro, io sono già sicuro di far parte di quel 40% di “matti” – in particolare di quel sottoinsieme che credono che un certo Rabbì errante, vissuto circa 2000 anni fa, sia morto e risorto per salvare tutta l’umanità. Per ora mi curo omeopaticamente, prendendo settimanalmente una piccola dose di pane bianco non lievitato… però la mia illusione delirante non accenna a passare. Che ne dici? Mi devo preoccupare? Forse converrà aspettare la produzione del prossimo farmaco antidepressivo (che mi assicurano essere già in preparazione), il “No-cattol”, e cominciare prendere quello! :;

  5. alessandro giuliani on

    Caro Michele, hai proprio ragione, è ora che andiamo a farci curare…
    a parte gli scherzi, Leonetto ha detto la frase magica quando si chiede se è la malattia a fare la definizione o viceversa, il punto è che siamo nell’estrema degenerazione del pensiero Hegeliano per cui il razionale è sempre reale, a questo punto la domanda per il pensiero dominante perde di senso, la definizione E’ la malattia E ANCHE viceversa…questo è il nemico che ci si para di fronte, questa è la lotta contro il reale preconizzata da Chesterton quando diceva che barricate saranno alzate per affermare che le foglie in estate sono verdi o che due più due fa quattro…