Scuola: colpo di mano

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Colpo di mano nella scuola: l’omertà dell’informazione.

 

 

 Se ci fosse stato bisogno di un’ulteriore dimostrazione di quanto l’informazione tutt’altro che oggettiva, la questione della proposta del ministro Profumo sull’aumento dell’orario di lavoro nella scuola ne ha fornito un esempio significativo. Con un vero e proprio colpo di mano è stato infatti deciso un aumento di ben il 30% dell’orario lavorativo dei docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Prendiamo la notizia così come è stata pubblicata sul Corriere della Sera il 12 ottobre “Stretta sull’Orario degli Insegnanti Medie e Superiori, Settimana di 24 ore“:

 Il governo l’ha deciso martedì notte, inserendolo all’ultimo momento nel ddl di stabilità. Un pezzetto di intervento sulla scuola, probabilmente ottenuto con il pressing del ministero del Tesoro, che avrebbe chiesto ancora risparmi nel settore per 180 milioni di euro nel 2013. Come fare? La «voce», che già era arrivata a docenti e a dirigenti scolastici ma che il ministero dell’Istruzione per ora non conferma, parlando di «bozza» e di voler aspettare il «documento definitivo», è questa: si vuole innalzare l’orario di lavoro settimanale dei docenti di medie e superiori a 24 ore (attualmente sono 18) dando in cambio 15 giorni di ferie estive in più.

 L’aumento del 30% dell’orario di lavoro di una categoria, a retribuzione invariata, è un valore fantascientifico, una tale enormità da sembrare uno scherzo da primo aprile. Si tratta di un precedente che dovrebbe allarmare l’intera popolazione, ma sui giornali solo poche righe.

La tattica è sin troppo evidente, si colpisce un intero paese con la tattica del “divide et impera“.

Si è iniziato con tassisti e farmacisti, proponendo il loro caso come quello che frenava la modernizzazione del Paese, e tutti a prendersela con i loro privilegi, poi si è passati a dare la caccia agli evasori per le vie di Cortina, con metà della popolazione soddisfatta per questa seconda caccia al colpevole, poi si è andati a criminalizzare i proprietari di barche, poi… adesso tocca agli insegnanti, e possiamo stare certi che sono in molti a gongolare per questo colpo ad una categoria che, ci possiamo scommettere, viene in questo momento accusata da una buona parte della popolazione di lavorare poco.

La tattica, come si diceva, è quella di distogliere l’attenzione da chi sta impoverendo il Paese convogliano immense risorse economiche verso gli “eurospeculatori “, inducendo le diverse categorie a prendersela tra loro come i manzoniani capponi che si beccano mentre vanno al macello.

Sulla questione è stata fatta circolare una lettera scritta da un’insegnante, un testo che è divenuto la base per una petizione.

Per capire meglio come stanno le cose, per ricordarci che il gioco è di metterci gli uni contro gli altri, al  fine di consentire agli eurocrati di drenare impunemente le risorse di una nazione,  ne pubblico volentieri il testo:

 

INDIGNAZIONE. LETTERA APERTA AL MINISTRO PROFUMO
Data: 11/10/2012 21:02:41

Signor ministro, mi piacerebbe che questa mail arrivasse fino a Lei e non ad uno dei suoi segretari o membri del suo staff, per poterLe trasmettere, con le mie parole, tutta l’indignazione che provo per le Sue ultime dichiarazioni e per i provvedimenti che il Suo governo intende prendere riguardo alla scuola .
Mi presento: mi chiamo Antonietta Brillante; sono dottore di ricerca in filosofia politica; ho ottenuto tre abilitazioni alll’ultimo concorso indetto alla fine degli anni 90; sono entrata di ruolo nella scuola pubblica nel 2004 e attualmente insegno filosofia e scienze della formazione presso il Liceo Forteguerri di Pistoia.
In base a quanto ho appena letto su alcuni quotidiani, Lei ha argomentato la proposta di portare a 24 ore settimanali l’attività di insegnamento dei docenti della scuola secondaria, sostenendo che “bisogna portare il livello di impegno dei docenti sugli standard dell’Europa occidentale”.[*]
Mi chiedo e Le chiedo se Lei è mai stato in una scuola di un Paese dell’Europa occidentale, possibilmente del nord-Europa. E’ un interrogativo che non mi pongo da oggi, ma che oggi, a fronte delle Sue ultime dichiarazioni, si fa più impellente ed esige una risposta precisa.
Ebbene, io Le posso dire che ci sono stata. Quattro anni fa, sono stata in Danimarca, in un paesino dello Jutland, Skive, per due settimane. Ho accompagnato una classe ad uno scambio e, dal momento che insegno in un Liceo pedagogico, abbiamo visitato, full-time, per 14 giorni, scuole di ogni ordine e grado: dai Kindergarten ai Licei. Le posso anche dire che le nostre scuole, per quanto riguarda le strutture, i materiali didattici, gli spazi e i tempi della didattica, sono proprie di un Paese arretrato e sottosviluppato: e di questo, la responsabilità è di chi ha deciso, da vent’anni a questa parte che, prima, per entrare in Europa, poi, per far fronte alla crisi, bisogna tagliare la spesa pubblica, cioè la scuola, la sanità, le pensioni (sia mai le spese militari – vedi acquisto degli F 135 – o le missioni militari all’estero). Per inciso, “ricette” per le quali non è necessario un governo di “tecnici”, né lo stipendio di ministro o di parlamentare: le saprei proporre pure io, che mi occupo di altro e ho ben altre competenze.
A Skive mi sono resa conto che, per quanto riguarda il curriculum di studi e la didattica, con eccezione di quella che prevede l’uso di laboratori, noi non abbiamo niente da invidiare ai Paesi europei. Non solo il livello di preparazione dei colleghi danesi non era certo superiore al mio o a quello di molti colleghi italiani, ma ho anche rilevato che, per quanto riguarda lo studio analitico dei testi e delle fonti (siano essi letterari, storici o filosofici), mediante il quale gli alunni conseguono diverse competenze, molti docenti italiani potrebbero avere qualcosa da insegnare a quei colleghi.
A Skive ho anche scoperto che i colleghi danesi, che lavorano 18 ore alla settimana, per un anno scolastico di 200 giorni, percepiscono uno stipendio medio di 3.000 euro (parlo di 4 anni fa), a fronte di uno stipendio, quale è il mio, di 1.380 euro, che tale resterà fino al 2017. Non solo: i colleghi di Skive, quando hanno compiti da correggere, inviano una copia in un ufficio a Copenaghen, che calcola il tempo medio di correzione per il numero di alunni e computa, su quelle basi, un compenso aggiuntivo. I docenti di Skive non devono controllare gli alunni durante i lunghi intervalli e neppure hanno l’obbligo di incontrarsi con i genitori, perché il rapporto privilegiato è quello diretto: docente-discente (unica eccezione: 5 minuti di colloquio a quadrimestre, concessi ai genitori degli alunni che frequentano il primo anno).
Ministro, sono questi gli standard europei!
Io sono un’ottima insegnante: non solo perché ho un livello di preparazione nelle mie discipline persino superiore a quello che è richiesto ad un docente di scuola superiore, ma perché ho la capacità – lo attestano i riconoscimenti degli ex alunni e delle loro famiglie – di coinvolgere gli studenti, di sollecitare la loro attenzione, il loro interesse e la loro curiosità. Sono una professionista e come tale voglio essere considerata e trattata. Questo significa anche, signor ministro, che io non lavoro 18 ore, perché, quando torno a casa, leggo, studio, mi auto-aggiorno; preparo nuovi percorsi didattici e di approfondimento adeguati alle classi nelle quali mi trovo ad insegnare, che sono diverse ogni anno, e per le quali è prevista, proprio dal Suo Ministero, una programmazione ad hoc. Correggo i compiti, tanti compiti e non faccio test a crocette, “a risposta chiusa”, per i quali la correzione richiederebbe meno tempo e fatica, perché ritengo che con quei test i ragazzi imparerebbero poco e la stessa valutazione non sarebbe adeguata, ma propongo quesiti a risposte aperte e saggi brevi. E quando correggo, non mi limito a fare segni rossi, ma suggerisco alternative corrette. Ha idea di quanto tempo ci voglia?
Io non sono un’eccezione tra i docenti della scuola italiana, perché, fortunatamente, le nostre scuole possono contare su una grande maggioranza di professionisti, che credono nel loro lavoro e lo svolgono con passione ed impegno: che lo praticano come Beruf.
Quanto all’aumento delle ore di insegnamento: Lei sa cosa significa insegnare, cioè svolgere attività didattica per lo più frontale o lezione guidata, perché non abbiamo altri strumenti a disposizione, per 24 ore alla settimana? Lo ha mai fatto? Basterebbe informarsi rapidamente, chiedendo il parere ad alcuni colleghi, i maestri e le maestre della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, che già lavorano 24 ore alla settimana. Per quanto mi riguarda, Le posso dire una cosa: ho svolto diversi lavori prima di incominciare ad insegnare e nulla è più faticoso che guidare un gruppo di alunni sulla strada della conoscenza, del sapere. E’ una fatica fisica e mentale. E quello che affermo non ha niente a che vedere con il problema della disciplina, con il fatto di dover alzare la voce per farsi ascoltare: un problema che non ho mai avuto, neppure quando svolgevo supplenze temporanee o insegnavo nella scuola secondaria di primo grado a ragazzini più piccoli.
E a proposito di standard europei, signor Ministro, mi fa piacere informarLa che a Skive, e nelle altre scuole danesi che ho visitato, i miei colleghi non solo non hanno cattedre di formica verde, ma hanno un piccolo studio dove possono fermarsi, nelle ore libere tra un impegno e l’altro, e correggere compiti, studiare, riposarsi. Hanno in dotazione computer; hanno sale-professori attrezzate con cucine, salottini con tavolini e divani, distributori gratuiti di bevande calde e fredde. Vuole venire a Pistoia, signor ministro, a vedere che cosa ho a disposizione io, nella mia scuola, quando devo restare intere giornate, perché ho riunioni pomeridiane, e non posso rientrare a casa, non tanto perché la mia abitazione dista 40 km dalla scuola, ma perché il servizio di trasporti regionale è talmente disastroso sulla linea Firenze-Pistoia, che sono costretta a trascorrere intere giornate fuori casa?
Venga, e le mostrerò volentieri la sala-professori, i bagni per gli insegnanti e, se vorrà vederli, anche quelli per gli studenti; se viene quando il freddo sarà arrivato, si copra bene, perché lo scorso anno, a gennaio, per diversi giorni, la temperatura, nelle aule, non superava i 10°. Le mostrerò volentieri le lavagne di ardesia, dove tento di presentare mappe concettuali con gessi talmente scadenti che le cimose polverose non riescono a cancellare i segni. Le mostrerò le poche aule che hanno carte geografiche degne di un mercato del modernariato e quelle invece ancora più spoglie, dove, però, può darsi che penzoli un crocifisso privo di una gamba o di un braccio.
Lei afferma che i soldi risparmiati aumentando le nostre ore di lezione, cioè impiegando meno personale docente e aggravando le difficoltà di una scuola già stremata, verranno investiti in futuro per creare scuole di standard europeo. Non le credo. Sono false promesse e pure offensive per chi nella scuola pubblica lavora e per chi crede nella sua funzione e importanza. Se quella fosse stata la Sua intenzione e l’intenzione del Suo governo, avreste dovuto cominciare perlomeno a darci dei segnali nel corso di questi mesi: non solo questi segnali non ci sono stati, ma quelli che abbiamo visto e vediamo vanno in direzione opposta: l’affossamento e la distruzione della scuola pubblica (per non parlare dell’università).
Il demagogismo non mi attira, né mi attraggono le pulsioni anti-casta. Eppure, signor Ministro mi sento di dirLe che Lei, come molti uomini e donne che hanno responsabilità politiche, siete, parafrasando il titolo di un bel libro di Marco Belpoliti, “senza vergogna”: ed è ora, invece, che la vergogna venga riscoperta come virtù civile, e diventi il fondamento di un’etica pubblica, per un Paese, la cui stragrande maggioranza di cittadini e di non-cittadini non merita di essere rappresentata e guidata da una classe politica e “tecnica”, ammesso che questa parola abbia un senso, weberianamente miope, non lungimirante, sostanzialmente incapace di pensare all’interesse pubblico, ai beni comuni, e di agire per essi.
Domani sarò in piazza, signor ministro, a gridare con la poca voce che ho la richiesta delle Sue dimissioni! Antonietta Brillante
[*] Piccola nota informativa: è vero che i “colleghi tedeschi” – come Lei ha dichiarato – hanno un orario settimanale di 24 ore, ma le loro “ore” sono di 45 minuti. Un rapido conto: 1080 minuti. Ciò significa che anche noi, lavoriamo già 24 ore! Basta una semplice moltiplicazione: 24 x45; 60×18. Altre sono le differenze rispetto ai colleghi tedeschi, tra le quali il fatto che il loro salario medio è di 1.300 euro superiore al mio. Ne vogliamo parlare?

 

http://www.activism.com/it_IT/petizione/indignazione-lettera-aperta-al-ministro-profumo/38667

 

 

 

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

12 commenti

  1. Ma il 17 c’e’stata qualcosa a Roma, chesso’ una riunione, a livello di insegnanti di superiori?

  2. Caro prof., dal momento che entrambi i miei genitori sono docenti di liceo, so benissimo che se qualcuno pensa che gli insegnanti lavorano poco, costui si trova nell’errore più totale.

    C’è una cosa però che non mi torna su ciò che lei scrive: afferma infatti che la popolazione gongolerebbe sapendo che i professori lavoreranno 6 ore a settimana in più in cambio di due settimane di ferie. Ora, l’esperienza mi dice che ciò che viene rinfacciato spesso alla categoria è proprio il fatto di godere di troppe ferie, visto che la gente pensa -stupidamente- che il calendario delle vacanze dei docenti coincida con quello degli studenti, ed è inutile che le faccia presente i numerosi casi, negli ultimi anni, in cui mio padre si è trovato costretto a trascorrere quasi l’intero mese di agosto a casa per sostituire il preside della sua scuola; sono sicuro che lei conosce casi simili (probabilmente anche lei personalmente si è trovato in una situazione analoga).

    Siamo sicuri perciò che questa legge sia davvero populista? Non sarebbe stata più efficace, in questo senso, una proposta in stile Polillo-estate 2012, con la proposta di cancellare una settimana di ferie per aumentare il PIL?

    Sul fatto che si tratti di un colpo di mano, comunque, c’è poco da essere in disaccordo. Ha del tutto ragione, ed è superfluo dire che mi unisco al coro di assensi.

    • Sapendo di andare controcorrente, e di “parlare di corda in casa dell’impiccato”, c’e’ da dire pero’ che per 50 anni la scuola e’ stata vista soltanto come un ammortizzatore sociale, dove impiegare la maggior parte delle clientele del sud…
      Volete sapere subito se uno ha studiato al sud? Chiedetegli che lingua straniera ha studiato. Se risponde francese al 99% ha studiato al sud. Questo perche’ c’erano migliaia di prof di lingue straniere diplomatesi in francese e occorreva dargli un posto. Per ogni classe di inglese alla scuola media ce n’erano (ai miei tempi) 5 di francese. Ma fosse solo quello.
      Perche’, diciamoci la verita’, l’impiego pubblico e’ stato usato come ammortizzatore sociale, specialmente al sud: e non solo insegnanti, impiegati altamente specializzati per i quali occorreva trovare un posto consono al loro faticato titolo di studi (spec. negli anni ’50-’60), e’ inutile che vi dica come e dove siano stati impiegati bidelli (con la beffa che non fanno piu’ i lavori per cui sono stati assunti, appaltati a ditte esterne, e numerosi quanto i carabinieri), forestali, poste, anagrafe… Al mio comune c’erano 15 impiegati all’anagrafe e 1 solo spazzino… pardon… operatore ecologico. E ci volevano lo stesso 3 giorni per avere un certificato.
      Si e’ speso sempre TUTTO per la forza lavoro e NULLA per le strutture (come dappertutto in Italia del resto).
      E su questo grande DEMERITO lo ha ANCHE la DC.
      Quanto la proposta di rinunciare ad una settimana di ferie, e’ una sesquipedale idiozia, come tutte quelle partorite dalle fini menti di questi tecnici del…: se uno non vende che cavolo produce a fare ancora di piu’? Avra’ piu’ costi e nessun ricavo.
      Non mi sembra che ci sia la fila per comprare da noi, anche perche’ la maggior parte della produzione e’ spostata in Cina e in Thailandia e Corea.
      Quando poi si alimenta l’odio per chi produce, e si tassa a tutto spiano anche quello che dovrebbe portare ricchezza (sempre ad opera dei geni di cui sopra)
      si va a finire cosi’:
      http://www.corriere.it/cronache/12_agosto_14/costasmeralda-elicottero-panfili_65099dcc-e5d6-11e1-aa1f-b3596ab6a873.shtml
      http://mangoditreviso.blogspot.sg/2012/08/il-turismo-di-lusso-scappa-dallitalia.html

    • “è una cosa però che non mi torna su ciò che lei scrive: afferma infatti che la popolazione gongolerebbe sapendo che i professori lavoreranno 6 ore a settimana in più in cambio di due settimane di ferie. Ora, l’esperienza mi dice […]”

      Mi associo a Daphnos su questa cosa.
      Cioè per il “popolo” l’insegnante è quello che se la gode con tante vacanze.Più che altro,ho fra l’altro ascoltato giusto questi pareri mentre effettuavo stamani una chiamata di lavoro.
      Dicevano cose come”eccoli così si beccano ancora più ferie..”
      Quindi direi che con molta probabilità non gongolano..
      (c’è sempre il mito dei 3 mesi di ferie..)
      Per il resto beh.. Piero con i danni del clientelismo sfonda una porta aperta..
      ma tornando al fatto in questione proprio a livello economico,ora non ho approfondito la cosa,ma che guadagno c’è a far lavorare i professori il 30% in più ed aumentandogli le ferie?
      Cioè in termini economici cosa cambia da adesso?
      La cosa è estesa anche agli insegnanti non di ruolo?
      Mica “producono” poi..che poi la produzione italiana ..lasciamo stare..
      E poi come si ripercuote la cosa su studenti e famiglie?
      Io veramente questa cosa(beh come altre di questo governo)non la comprendo proprio ai fini pratici…

      Cioè è tutto fatto per le supplenze?
      Mah..
      http://www.youtube.com/watch?v=Hd7JiDkPKIU

      • Penso che probabilmente nella mente del ministro c’era proprio l’idea di andare a barattare 15 giorni nei quali, obiettivamente, non c’è attività didattica (es seconda metà di luglio) con quelle 6 ore settimanali in più.
        Peccato che questo meriterebbe un bel 2 in matematica… e li chiamano “professori”!

        Il conto è presto fatto:
        15 giorni a 18 ore settimanali fanno 36 ore.

        9 mesi (considerando il mese di 4 settimane)a 24 ore settimanali anziché 18 fanno 216 ore.

        Il conto proprio non torna.

        Io nel privato ad esempio sconto il mese di luglio dando nel corso dell’anno 70 ore di lavoro extra non retribuito, il che corrisponde circa alle 4 settimane di luglio.

        Quello che va fatto capire è che le 24 ore settimanali sono sconvenienti in primis per gli studenti.
        Infatti per insegnare bene non si può essere sotto stress, e lavorare 6 giorni su 7 con mattinate di 4 ore, più i reicevimenti dei genitori, più le correzioni dei compiti, più i consigli di classe e gli scrutini, più i collegi docenti e quant’altro, porta a lavorare sotto stress.

        Per il resto confermo la mia opinione (non è certo un dato scientifico) che queste politiche tendano a creare conflittualità e rivalità all’interno della popolazione e a distogliere così l’attenzione dai veri responsabili.

        • Anche su quello, prof., c’è poco da essere in disaccordo. Che ne siano consapevoli o meno (e ognuno può avere la sua opinione, tanto non potrà dimostrare nulla), stanno permettendo a molti piccoli o grandi “colpevoli” di restare tali.

  3. Michele Forastiere on

    Un’osservazione: il lavoro del docente NON è equiparabile a quello di un impiegato. Vediamo cosa dicono in proposito i riferimenti normativi relativi alla funzione docente, in particolare il Contratti Nazionali del ’99 e il DPR 417:
    “La funzione docente si fonda sull’autonomia culturale e professionale dei docenti; essa si esplica nelle attività individuali e collegiali e nella partecipazione alle attività di aggiornamento e formazione in servizio.”
    “Il profilo professionale dei docenti è costituito da competenze disciplinari, pedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca , tra loro correlate ed interagenti che si sviluppano col maturare dell’esperienza didattica, l’attività di studio e di sistematizzazione della pratica didattica . I contenuti della prestazione professionale del personale docente si definiscono nel quadro degli obiettivi generali perseguiti dal sistema nazionale di istruzione e nel rispetto degli indirizzi delineati nel piano dell’offerta formativa.”
    Insomma, il docente inserito nel quadro dell’istruzione statale (quindi sia pubblica che privata) svolge una vera e propria professione intellettuale , caratterizzata da vari obblighi – di cui l’impegno delle 18 ore settimanali di lezione in classe costituisce solo un aspetto.
    Ora, la sensazione che noi docenti abbiamo è che – da almeno una quindicina di anni – sia in atto un’azione di progressivo svilimento della funzione sociale della scuola e in particolare degli insegnanti. E il Ministero (nel corso di varie legislature, di destra e di sinistra) ha fatto la sua bella parte, in primo luogo permettendo che si incancrenissero certe situazioni di clientelismo, e poi dando spazio crescente a modalità di lavoro che hanno portato a una effettiva dispersione di risorse culturali (la scuola dell’autonomia, la scuola-progettificio, la scuola-azienda…).
    Comunque, non ci adegueremo certo ai migliori standard didattici del mondo se tratteremo la professione dell’insegnante come altri lavori dipendenti, sulla base di pseudo-ragionamenti macchiettistici (“Certo gli insegnanti sono proprio dei nullafacenti… lavorano solo 18 ore a settimana, mentre un segretario ne fa 36 e un operaio 40”). [Sia chiaro che non intendo nessuna superiorità dell’uno o dell’altro lavoro sull’altro… dico solo che sono cose diverse].
    Per esempio, a fronte di una riduzione del 30% dello stipendio… quale giovane brillante vorrà intraprendere la carriera dell’insegnante, una volta finita l’università? Si intende farne dunque un lavoro per gli “scarti”? A me puzza tanto di darwinismo sociale…

  4. Insegnanti che oggi insieme ai loro allievi più consapevoli si battono per la scuola e fanno le manifestazioni cantando. E sono i canti dei ragazzi affianco dei loro maestri entrati distrattamente nel cuore e rimasti appigliati alla loro memoria affettiva forse perché sono stati adulti “presenti” nelle loro vite. Quei canti che fanno di uno sciopero un giorno di festa e allegria se non arriva nessuno con il bastone ad infangarti l’anima di sangue e violenza. Ma questo il Ministro lo sa e forse proprio per questo ci vuole far sparire .Non c’è più posto per chi fa della propria vita una poesia o una musica da cantare, un disegno da colorare con i tuoi sogni e un problema dove i soldi non vengono rubati da politici senza morale.