“Formula Mattei”- l’alternativa al darwinismo sociale

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Il manifesto del convegno organizzato dalla Piceno Tecnologie

Nel quadro delle celebrazioni per il cinquantenario dell’assassinio di Enrico Mattei ad Ascoli il 16 novembre si terrà un’importante conferenza.

In un clima di oblio generale è necessario riportare l’attenzione su uno dei casi chiave per capire il mondo di oggi.

 

 

 

Con la morte di Enrico Mattei avvenuta la sera del 27 ottobre 1962 nel cielo di Bascapè, parafrasando la nota scritta apparsa dopo l’assassinio del Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa, moriva la speranza degli italiani liberi.

Il paragone non è azzardato, entrambi furono uccisi per mano della mafia, è stata infatti una recente sentenza della magistratura a legare l’omicidio Mattei alla complicità mafiosa, ma questo per chi non voleva far finta di non vedere era chiaro sin dall’inizio, sin dalla scomparsa del giornalista Mauro de Mauro che fu assassinato dopo aver avuto l’incarico di documentarsi sulle ultime ore del suo viaggio in Sicilia dal regista Francesco Rosi che stava lavorando alla realizzazione del film “Il caso Mattei” (CS-Il caso Mattei e il coraggio di tirare le somme).

 Ma nella morte di Mattei quella mafiosa fu solo la mano dei sicari, i mandanti erano altri, quelli i cui interessi geopolitici venivano messi in pericolo dalle iniziative e dai progetti di Enrico Mattei, interessi non solo economici ma anche statali, e di stati che in teoria dovevano essere alleati dell’Italia.

Ecco dunque che diventa di grande importanza la presenza di un giornalista e saggista come Giovanni Fasanella, autore tra l’altro del libro “Il Golpe inglese” segnalato su CS poco più di un anno fa, il 20 ottobre 2011, nell’articolo “Il Golpe inglese“.

Ma la riconoscenza alla Piceno Tecnologie e al suo Presidente, Andrea Pomozzi, va anche per l’incontro tenuto sempre sul tema del caso Mattei, proprio il 27 ottobre scorso “Enrico Mattei, una figura straordinaria“, con un incontro al quale ha partecipato Marcello Colitti, ex Direttore Programmazione ENI ed ex Presidente di Enichem.

 

Marcello Colitti ha lasciato in quell’occasione uno scritto che ricorda quale fu l’originalità delle politiche di Mattei: quella di voler scardinare un sistema ideologico che vedeva nel neocolonialismo e nell’impoverimento delle popolazioni le politiche per gli anni a a venire. Uno scritto che termina proprio mostrando una linea di pensiero diametralmente opposta a quella del darwinismo sociale:

Mattei è morto molti anni fa, abbiamo detto nel 1962, ma la sua vita ci può insegnare qualcosa e io vorrei provare a dirvelo.

La prima cosa è che il lavoro è l’unico sistema esistente per trasformare i poveri in ricchi e questo vale per le persone come per i paesi e per mantenere le ricchezze, che altrimenti se ne vanno rapidamente.

La seconda cosa è che il lavoro ed eventualmente il successo, non deve dare alla testa e non deve dare a chi ha avuto successo la sensazione errata di essere superiore agli altri.

Terzo, anche il lavoro deve avere un fine che non sia solo personale, ma sia relativo a tutti gli altri, a cominciare dal proprio paese, fino ai paesi poveri che ci circondano.

Se il piano criminale che portò ad inserire una bomba nell’aereo di Enrico Mattei non avesse avuto successo oggi saremmo certamente in un mondo in cui il benessere sarebbe generalizzato sia tra i singoli individui che tra le diverse nazioni, ma non possiamo essere così ingenui da pensare che gli sarebbe stato consentito di proseguire la sua opera. 

L’Italia subalterna di oggi, l’Italia impoverita e in crisi di fiducia nelle proprie risorse è figlia di quell’esplosione del 27 ottobre 1962.

 Vogliamo lasciare alle parole di Enrico Mattei la conclusione di questo articolo, con l’impegno di non permettere che vengano dimenticate e di riproporle come alternativa reale a questo sistema economico:

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

4 commenti

  1. [OT ma non troppo]: interessante questo articolo
    http://www.miradouro.it/node/59713
    di cui riporto stralci:

    Detto questo, Draghi propone come medicina proprio quello che invece è stata ed è causa dell’infezione: un’ulteriore cessione di sovranità. Ma dove si fermeranno? Ovviamente il grande obiettivo della finanza internazionale non è la semplice rovina, ma l’acquisto a prezzi stracciati di beni e aziende italiane, meglio se coinvolte in qualche scandalo (magari creato ad arte) per deprezzarne ulteriormente il valore.

    Tutto questo presuppone che gli stati, invece che collaborare in unione di intenti avendo come obiettivo il bene comune, si fronteggino in competizione sul piano economico e infine sul piano politico. Tale competitività è emersa anche nella recentissima notizia, secondo la quale Germania, Olanda, Finlandia Svezia e Gran Bretagna bloccano i 670 milioni del Fondo di solidarietà europeo per ripagare i danni del terremoto in Emilia. E si tratta dell’Emilia, non di una regione inefficiente o sprecona o invasa dalla criminalità organizzata. E qui occorre comprendere bene le motivazioni di questo atteggiamento: proprio perché si tratta di una regione laboriosa, le cui aziende sono in concorrenza sul mercato europeo con quelle tedesche, la motivazione profonda appare evidente; si tratta di un mezzuccio ignobile per far fuori la concorrenza italiana.

    • Assolutamente condivisibile e direi neanche OT, trattandosi del compimento di quella sottrazione di sovranità di cui il delitto Mattei fu un forte segnale.

      E sottolineo il fatto che gli scandali che coinvolgono i pezzi pregiati dell’industria italiana sono utili alla vendita a prezzi vantaggiosi di beni nazionali, tra cui Finmeccanica e la stessa ENI che non è mai stata digerita in particolar modo dagli anglosassoni.