“Apoteosi” evoluzionista

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Colonna antonina: apoteosi di Antonino Pio e Faustina

Dopo aver parlato della “Damnatio memoriae” evoluzionista,

(vedi CS) affrontiamo ora l’altra faccia della medaglia:

l’ “apoteosi” evoluzionista.

 

Apoteosi (latino: apotheosis, greco: ἀποθέωσις) o deificazione (latino: deificatio) significa “divinizzazione” o, più in generale, “glorificazione”, di solito intesa a un livello divinosemi-divino. I termini sono usati più comunemente per indicare quel processo in uso nella Roma antica, nel quale un Imperatore veniva riconosciuto come divinità, solitamente dopo la morte.

Wikipedia- Apoteosi

L’apoteosi è dunque il fenomeno opposto alla “damnatio memoriae”, mentre infatti inn quest’ultima si cancellava anche la memoria degli avversari, nell’apoteosi i propri eroi venivano deificati, “santificati”, potremmo dire con un termine più recente.

 

In occasione di un’intervista ad Antonio Gaspari, Marco Tosatti pubblicò nel 2009 un articolo su La Stampa dal titolo:

Darwin, l’avete letto tutto?”

Nell’intervista venivano messi in evidenza alcuni importanti passaggi delle opere di Darwin, in particolare nell’Origine dell’uomo:

«In un capitoletto intitolato “Selezione naturale operante nelle nazioni civili” Darwin spiega perché l’uomo civilizzato ha uno svantaggio rispetto al selvaggio, e scrive: “Fra i selvaggi i deboli di corpo e di mente vengono presto eliminati; e quelli che sopravvivono godono in genere di un ottimo stato di salute. D’altra parte, noi uomini civili cerchiamo con ogni mezzo di ostacolare il processo di eliminazione; costruiamo ricoveri per gli incapaci, per gli storpi e per i malati; facciamo leggi per i poveri; e i nostri medici usano la loro massima abilità per salvare la vita di chiunque fino all’ultimo momento. Vi è ragione di credere che la vaccinazione abbia salvato migliaia di persone, che in passato sarebbero morte di vaiolo a causa della loro debole costituzione. Così i membri deboli della società civile si riproducono. Chiunque sia interessato dell’allevamento di animali domestici non dubiterà che questo fatto sia molto dannoso alla razza umana. E’ sorprendente come spesso la mancanza di cure o le cure mal dirette portano alla degenerazione di una razza domestica: ma, eccettuato il caso dell’uomo stesso, difficilmente qualcuno è tanto ignorante da far riprodurre i propri animali peggiori”»

E poi:

«”Dobbiamo perciò sopportare – continua Darwin – gli effetti indubbiamente deleteri della sopravvivenza dei deboli e della propagazione delle loro stirpe” (pag.177). Abbiamo capito bene? Aiutare i deboli, curare i malati, vaccinare salvare migliaia di persone con è un “effetto deleterio” per l’evoluzione della specie?»

Poco più di un mese dopo l’articolo veniva ripreso e commentato in un forum sul sito della rivista FOCUS, al riguardo è interessante notare come l’atteggiamento prevalente delle persone coinvolte nella discussione faccia leva su due punti:

1-      All’epoca di Darwin tutti erano razzisti e dunque le affermazioni sono comprensibili

2-      Si tratta di considerazioni che comunque non invalidano il lavoro scientifico di Darwin.

 

Riguardo al primo punto è doveroso fare qualche considerazione.

È vero che all’epoca il razzismo fosse molto diffuso ma è innegabile che la teoria di Darwin abbia avuto il ruolo di dare una legittimazione scientifica al razzismo, ciò è evidente già a partire dal sottotitolo del libro On the Origin of Species :sulla conservazione delle razze favorite nella battaglia per la vita

“Preservation of favoured races in the struggle for life”

 

ed è altrettanto vero che proprio dalle idee classiste dell’economista Thomas Malthus prese spunto Darwin per la sua teoria.

In poche parole la teoria dell’evoluzione per selezione naturale (non dell’evoluzione in sé) è figlia del razzismo dell’epoca e madre del razzismo “scientifico” degli anni seguenti. Non è dunque un’attenuante il fatto che la società dell’epoca fosse razzista, semmai dobbiamo individuare un’aggravante, quella di aver reso “scientifico” un comportamento che fino ad allora era frutto di una scelta politica coloniale e imperialista.

Ed è altrettanto importante far notare che solo a cavallo tra il XVIII e XIX secolo fecero la loro ricomparsa in occidente lo schiavismo e il razzismo si affacciò come pensiero comune. Infatti lo schiavismo era scomparso in occidente e non si può giungere addirittura ad affermare, come fanno alcuni, che l’uguaglianza degli uomini sia stata un frutto della modernità. Era stato infatti il cristianesimo a decretare la fine dello schiavismo, e per oltre un millennio tale pratica fu estranea all’Europa. Di razzismo poi non si era sentito parlare neanche nell’antica Roma, dove tutti potevano accedere allo status di “Civis Romanus”, fatto testimoniato ad esempio da Paolo di Tarso, che notoriamente era cittadino romano.

(Vedi: Francesco Agnoli, La schiavitù del peccato.)

 

Sul secondo punto, cioè sul fatto che le opinioni di Darwin non inficino il suo lavoro di scienziato siamo pienamente d’accordo. Con un po’ di malizia possiamo però aggiungere che a invalidare la sua teoria ci hanno già pensato altre sue affermazioni:

quelle sulla pangenesi, sull’ereditarietà dei caratteri acquisiti, sul gradualismo.

Rimane a questo punto un interrogativo: ma perché ogni volta che si parla di Darwin le reazioni sono così accese?

Forse la risposta ce la dà una frase dello scomparso Giorgio Celli, citata nell’articolo:

«il Verde Giorgio Celli ha dichiarato a Il Messaggero (28/11/2005) che “a 15-16 anni scoprii Darwin: non un maestro, un santo protettore“.»

 

 

 

 

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

13 commenti

  1. Mi è capitato di parlare con darwinisti che sostenevano che Darwin fosse un grande ironista e che queste fossero solo delle considerazioni fatte a posta per condannare la mentalità razzista!
    Il brutto è che non scherzo, professore!

    • L’unica conclusione possibile è che la scuola è in rovina, con il risultato è che la gente non sa più comprendere quello che legge.

      Il brutto e che non scherzo neanche io!

  2. 1- All’epoca di Darwin tutti erano razzisti e dunque le affermazioni sono comprensibili

    ‘tutti’ non vuol dir nulla,e non può essere giustificazione..da piccoli ognuna delle nostre madri ci avrà detto qualcosa del tpo :”.. E se tutti si buttano giù da un ponte ti butti anche tu?”
    Da un uomo di scienza,o da un uomo di fede,o di entrambe le cose,da una persona colta ed intelligente,ci si aspetta che si distacchi dalla massa non che sia parte anonima di essa.
    Non si pretende che Darwin dovesse combattere la schiavitù, ma legittimarla scientificamente senza ragione non è che fosse un’azione lodevole.

    2- Si tratta di considerazioni che comunque non invalidano il lavoro scientifico di Darwin

    beh,libri,articoli etc..sono stati scartati dall’essere scientifici per contennere assai minori considerazioni “personali”,chiamiamole così,un po’ eufemisticamente.

    Al di la di ciò,per l’appunto,non serve certo questo per invalidare il lavoro di Darwin,lui stesso dedica pagine ai problemi della suateoria; il fatto poi che abbia azzardato ad allargarla fuori dai limiti in cui tale teoria è valida è un altro motivo a rivalutarla.
    Ma mi pare che il neo-darwinismo non sia in disaccordo su ciò,ciò che di scientifico c’è di valido è valido per chiunque,ciò che non lo è dovrebbe non esserlo per tutti.

    Il concetto di razza umana dovrebbe essere stato ufficialmente abbandonato dagli anni 50 si può constatare come evidentemente non sia così,testi scolastici compresi…

    Un discorso simle può essere fatto anche per esempio per Marx ed Engels,in cui si ritrova l’applicazione sociale delle idee darwiniste,nell’edizione tedesca del libro Das Kapital, ha scritto:

    “Da un devoto ammiratore a Charles Darwin”.
    Per Engels come per Marx, era inteso che la razza bianca, portatrice del progresso, era più dotata delle altre razze. Nella “Dialettica della natura” per esempio, Engels scriveva che “selvaggi inferiori” potevano ripiombare in “uno stato abbastanza vicino a quello dell’animale” ; più avanti un ragionamento più preciso gli faceva concludere che i Negri erano congenitamente incapaci di capire la matematica.

    E inutile sottolineare il livello”di apoteosi” raggiunto da Marx ed Engels per una grande fascia di persone.

    Tutte queste cose mostrano inequivocabilmente come con l’apparenza si “pilotino”,si “ingannino” le masse e come l’essenza ‘ delle cose passi in secondo ,terzo piano fino a divenire ri-velata.

    Sono problematiche non da poco..

  3. o.t. prima di questo articolo ho letto quello di Freud e non ho potuto fare a meno di notare che nell’immagine della “Colonna antonina: apoteosi di Antonino Pio e Faustina” posta in questo articolo hanno si messo la foglia sui genitali di quello che vola ma come si fa a pensare che il posizionamento dell’obelisco a sx sia senza malizia?

    sono malato?

  4. Professor Pennetta… oltre a una damnatio memoriae, non le sembra che l’atteggiamento di colui che la definisce “creazionisti romani” possa essere ricondotto a quel tentativo di generare nell’interlocutore una sorta di giudizio di scarsa importanza nei confronti della sua persona e delle sue tesi? Come se fossero talmente ignobili non solo da non considerarle, ma da non considerare neanche colui che le pronuncia? “Quel tale… uno qualunque”. Un po’ irritante, penso. Simile alla damnatio memoriae, ma con un bel rinforzo di arroganza e supposta superiorità culturale.

    • …tecnica ‘avvocatesca’ vecchia come il mondo..idee,tesi,considerazioni ‘problematiche’?
      “Distruggi” la figura che ne è portatrice e tali cose spariranno…
      Le cose che hai detto per ‘screditarla’ risutano false?
      Beh intanto tutti le hanno sentite,e le hanno stampate in mente,statisticamente agiranno quindi prevenuti di conseguenza………triste,ingiusto,sgradevole o quel che si voglia ma è così che funziona questa cosa e la sua efficacia non scema negli anni,lustri,secoli…

      • Enzo Pennetta on

        Tutto vero, ma voglio anche pensare che quando si decide di ricorrere a mezzi di questo genere si tradisce in realtà una debolezza che non si vuole ammettere.

        Staremo a vedere…

  5. valentino zoldan on

    Dopo estenuanti ricerche sono riuscito ad recuperare un antichissimo testo sapienziale in cui mi ero imbattuto molti anni fa e a cui all’epoca non avevo dato molta importanza.

    C’è già tutto il metodo spiegato nei minimi dettagli.
    Risulta anche molto utile per capire l’analisi storica attuale di certi fatti (le crociate, l’inquisizione ecc. ecc. ecc.)

    Ero un po’ restio a pubblicarlo perché potrebbe sconvolgere molte deboli menti, ma tutto sommato, penso che ne valga la pena.

    Ecco il teso:

    “Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant siti compulsi: superior stabat Lupus, longeque inferior Agnus: tunc fauce improba latro incitatus jurgii causam intulit. Cur, inquit, turbulentam fecisti mihi istam bibenti? Laniger contra timens, qui possum, quaeso, facere quod quereris, Lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. Repulsus ille veritatis viribus, ante hos sex menses male, ait, dixisti mihi. Respondit Agnus: equidem natus non eram. Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi. Atque ita correptum lacerat injusta nece.
    Haec popter illos scripta est homines fabula, qui ficti caussi innocentes opprimunt.”