A proposito di razzismo: qualcuno informi Fabio Fazio e Massimo Gramellini

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Nella trasmissione “Che tempo che fa” del 17 dicembre si è parlato di razzismo, di episodi che riguardano il rapporto con gli immigrati.

C’è però anche una forma di razzismo più grave perché non riguarda il comportamento di singoli individui ma di grandi società con la connivenza degli stati.

 

Sarebbe un bel gesto di coraggio parlare quel tipo di razzismo.

 

Se un gesto di violenza compiuto da parte di un singolo nei confronti di un essere umano colpevole di appartenere ad un’altra “razza” è giustamente ritenuto grave e conseguentemente condannato, quanta più attenzione dovrebbe essere dedicata ad episodi di razzismo perpetrato verso intere popolazioni da parte di grandi società?

Invece accade che se intere popolazioni sono oppresse, sfruttate e violentate dalla smodata ricerca di profitto della finanza globalizzata, questo passa largamente sotto silenzio. Con qualche eccezione.

Per un curioso gioco del destino, lo stesso giorno in cui da Fabio Fazio il vicedirettore de La Stampa, Massimo Gramellini, parlava di razzismo (CS – Considerazioni sul razzismo per il vicedirettore de La Stampa Massimo Gramellini) sul Corriere della Sera veniva dato un breve annuncio riguardo ad un’altra trasmissione che sarebbe andata in onda sulla stessa RAI 3:

Il filo che lega il fallimento di Lehman Brothers con la sorte di qualche centinaio di contadini di un villaggio sperduto del Mali e quello che lega la direttiva europea sui biocarburanti con la crescente perdita di terreni agricoli nei paesi ricchi, appaiono sempre più intrecciati.

In un viaggio che va dagli uffici di Washington della Banca Mondiale fino a una rivolta contadina nel cuore dell’Africa Occidentale, Report cerca di smontare quel meccanismo dove finanza, politica e modelli di sviluppo economico si mischiano a paure di crisi alimentari ed energetiche alimentando una vera e propria corsa globale all’accaparramento di terra.

Il termine inglese è “land grabbing” e i principali “accaparratori” sono europei, cinesi, indiani, americani. Il terreno di conquista più “facile” è l’Africa dove governi compiacenti aprono le porte a investitori intenzionati a fare profitto nel più breve tempo possibile, magari per produrre i lucrosi biocarburanti, con buona pace per l’Africa che soffre la fame. Da lunedì sarà visibile la puntata integrale.

Per chi volesse vedere la puntata di Report che affronta il fenomeno è disponibile al seguente link:

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-f5e627d7-77b3-44f5-a0d4-8cc3e2333c95.html

Il “Land grabbing” è un fenomeno di ci siamo già interessati (CS – “Land Grabbing”, il colonialismo dal volto democratico) riportando quanto scritto il 22 settembre da Repubblica:

La New Forests Company, una società britannica che ha ottenuto ampi riconoscimenti da parte del governo ugandese e dichiara di seguire rigorosi codici di comportamento, smentisce le accuse, ma il rapporto riferisce di migliaia di testimonianze sulle violenze subite da parte dei contadini, sull’arresto dei leader delle comunità locali, sulla distruzione di scuole e strutture sociali.

Una compagnia britannica è dunque accusata di violenze sui contadini, della distruzione di scuole e strutture sociali in Uganda, ma se domandassimo a qualcuno di fare un esempio di razzismo nessuno andrebbe oltre agli episodi di cui si occupa la cronaca locale.

Ma proprio ieri, 29 dicembre, il Corriere della Sera è tornato ad occuparsi dell’argomento con un articolo intitolato 2011: l’anno del «land grabbing» :

LAND GRAB – Si chiama «Land Grab», traducibile in «rapina (grab) della terra (land)”, non è ancora la parola dell’anno come «spread» ma ne sentiremo parlare sempre di più.

Da una parte i governi di nazioni più ricche, che cercano terre per produrre cibo da riportare in patria per garantire sicurezza alimentare ai propri cittadini, o multinazionali a caccia di appezzamenti per produrre a costo più basso. Dall’altra i contadini e le terre in cui vivono da secoli, che garantiscono loro (quando pure lo fanno) la sopravvivenza, e quei diritti fondamentali al cibo, alla vita, spesso non scritti ma non meno autentici.

E ormai sistematicamente violati.

Secondo l’articolo oltre alle grandi compagnie sarebbero proprio i governi delle “nazioni più ricche” ad essere responsabili della violazione dei diritti dei paesi poveri, ma quando andiamo a vedere quali sono queste nazioni qualcosa non torna:

NUOVO COLONIALISMO? – A rastrellare terre sono soprattutto governi e società di Paesi come la Cina, l’India, la Corea del Sud, l’Arabia Saudita, il Qatar. Ma, oltre alle multinazionali occidentali, ci sono anche alcuni Paesi emergenti come Brasile e Russia.

Se abbiamo letto bene Cina, l’India, laCorea del Sud, l’Arabia Saudita, il Qatar vengono definiti paesi occidentali! L’impressione è che possa essersi trattato di un lapsus freudiano, infatti sia nell’articolo su Repubblica di cui si è parlato sopra, sia nel resto dell’articolo vengono indicate precise responsabilità di società inglesi, statunitensi e norvegesi, ma l’Inghilterra, gli USA e la Norvegia non sono state messe nell’elenco dei paesi responsabili di questo vero crimine razzista:

I più recenti investimenti (di un fondo americano dell’Iowa) in Tanzania riguarderebbero 325.000 ettari di terra, che danno ad oggi lavoro a 162mila persone.

E che in un futuro prossimo sembrano destinati al lavoro subordinato e sottopagato, quando non alla migrazione verso le città in cerca di lavoro. Senza contare gli sconvolgimenti della natura: produzione di bio-diesel a parte, l’Oakland Institute racconta il caso esemplare di una società che produce legname della Norvegia che sta progettando di piantare, al posto di 7.000 ettari di foresta in Tanzania, la monocultura del pino e dell’eucalipto per ottenere crediti di anidride carbonica da rivendere al governo norvegese.

Ecco che dunque appare evidente un nuovo tipo di sfruttamento neocoloniale, e quindi razzista, dell’Occidente.

Ma non è tutto, in quello che si è letto sembra di assistere ad una forma di addomesticamento dell’informazione che, con una sorta di orwelliano “bipensiero”, accusa i paesi orientali e poi come responsabili fa un elenco di società occidentali.

E infine, fatto della massima importanza, si può verificare con chiarezza il danno che la teoria dell’AGW (riscaldamento globale antropico) comporta per i paesi poveri. Una teoria tutta da provare che porta danni tangibili e gravissimi.

Viene inoltre accennato alla spinta all’emigrazione  che queste politiche comportano: forse per combattere i nuovi mercanti di schiavi non è sufficiente dare la caccia agli scafisti, forse bisognerebbe andare ad individuare che crea il fenomeno migratorio che poi gli scafisti sfruttano.

 

Gentili Fazio e Gramellini, non sarebbe una buona idea spendere un po’ del vostro spazio per denunciare anche questa gravissima forma di razzismo?

 

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

32 commenti

  1. Leonardo Macrobio on

    Innanzitutto complimenti per l’articolo e, trattandosi del mio primo commento, complimenti anche per la coraggiosa iniziativa del sito!
    Per quanto riguarda le sue osservazioni, che condivido appieno, mi permetto soltanto di aggiungere: niente di nuovo sotto il sole… E’ dai tempi del buon vecchio Darwin che la Compagnia delle Indie finanziava (profumatamente) chiunque volesse giustificare dal punto di vista teorico l’atteggiamento brutal-colonialista della Terra di Albione (Spencer, da questo punto di vista, è emblematico)… Ora mi pare che la cosa si ripeta tale e quale: razzismo è il bimbo della piccola scuola di provincetta che ruba la merenda al compagno di classe di colore, mentre le multinazionali che affamano intere Regioni sono semplicemente dei “previdenti investitori”… D’altronde è oggettivamente molto più semplice gestire un paio di genitori della suddetta scuoletta di provincia piuttosto che un esercito di avvocati delle multinazionali in questione. E, come si dice… se non puoi combatterli, fatteli amici.

    • Gentile Leonardo,
      innanzitutto le do benvenuto e la ringrazio per l’apprezzamento del lavoro che cerchiamo di fare, ho usato il plurale perché come avrà notato il contributo dei frequentatori è fondamentale nel fornire informazioni e riflessioni riguardo gli argomenti trattati.

      E anche questo suo interessante intervento iniziale mi sembra che si ponga proprio tra questi.

  2. Dott Pennetta, lei pretende un po’ troppo da questo individuo…
    D’altronde, come dicevano di Don Abbondio, chi non ha coraggio, non se lo puo’ mica dare…

  3. Altra forma di razzismo riguarda la Nigeria: in quel paese il matrimonio omosessuale non è legale, e nessun nigeriano vuole che sia fatta una legge in tal senso, ma l’occidente spinge perché sia fatta tale legge. Nei paesi del terzo mondo vengono abortite sistematicamente le bambine, perché si preferisce avere un figlio maschio, e noi qui a dire che l’aborto è un diritto umano, eccetera. Se non è razzismo questo, cosa lo è?

    • In tal caso la “democrazia” non vale un fico secco. B
      asta guardare anche semplicemente in quella che e’ riconosciuta come “culla della democrazia“, cioe’ gli Stati Uniti… Nei vari Stati dell’Unione che hanno promosso un referendum per permettere o abolire il matrimonio omosessuale, c’e’ stata una pressocche’ unanime risposta negativa in tal senso, pero’, grazie a lobby molto influenti, quello che era stato cacciato prima via dalla porta e’ rientrato dalla finestra, grazie alle pressioni su magistrati e politici (non indifferenti di per se’ al tema, ovviamente).

      • Non è stata “pressoché unanime”: è stata “unanime in tutto e per tutto”: TUTTI gli Stati in cui gli elettori si sono pronunciati hanno respinto il matrimonio omosessuale, anche la California, cancellando così leggi già promulgate da giudici e governatori.

        Oltretutto, in molti casi (come nell’ultimo, quello di New York), è stato necessario acquistare a caro prezzo il voto di alcuni parlamentari repubblicani. Guarda caso, ALCUNI giornali hanno applaudito al coraggio di questi eroi del partito dell’elefante, mentre due settimane prima gridavano allo scandalo per la compravendita berlusconiana dei deputati.

        Se ne sbattono della democrazia…

        • mi sembrava di aver letto che in qualche stato fosse stata respinta/approvata con il 51%, non ricordo bene. Pero’ se tu dici che e’ stato respinto da tutti, mi fido.

          • Mi fai sorgere dubbi? =) Controllerò presto. Fino all’anno scorso, comunque, sono stati tutti respinti.

    • ehm…’vaticaninsider’,forse, sembra esser stato più interessato a portare acqua al proprio mulino,dico forse,senza voler prendere nessuna posizione io ora verso le nozze gay,alle quali potrei anche dire tranquillamente di essere contrario,sottolineo questa cosa:

      La pena prevista per chi dovesse infrangerlala legge contro i matrimoni gay in Nigeria) e’ di 14 anni di carcere, mentre rischia fino a 10 anni chiunque si adoperi per favorire un matrimonio tra gay.
      Nel Parlamento ugandese, addirittura, giace da due anni una proposta di legge che concede la possibilita’ di condannare un omosessuale alla pena di morte e si prevede che la norma possa diventare legge entro la fine dell’anno.

      Non si rischia l’annullamento lo si comprende?
      Poichè non si può intervenire per cambiare modo di applicare la legge si può intervenire affinchè venga legalizzato qualcosa per arginare il problema.
      Non che all’occidente in questione gli freghi nulla se qualcuno riceva punizioni simili,le ragioni si possono indivuiduare in altro però di facciata..
      Per il fatto dell’aborto ,anche li,che c’entra il razzismo?Che c’entra proprio l’aborto col prediligere bambini maschi alle bambine?Si può parlare di barbarie di violenza contro le donne e altre cose ma razzismo?
      Vi sono purtroppo troppi veramente episodi di razzismo,e tali cose non ne hanno a che fare,possono essere cose su cui si possa polemizzare,che portino ad altri problemi ma non vedo razzismo qui.
      Sopra assistiamo a un vero e proprio neo-colonialismo,non è segreto che i britannici si sentano ancora colonialisti,un impero coloniale.
      Non posso che essere anche d’accordissimo col proff.Pennetta quando parla di meccanismo orwelliano.
      Di fatto le azioni del ‘sistema’ vengono mascherate,vi è una sorta di dissociazione fra colpa e colpevole,così alla colpa viene collegato dalla gente il nome di un popolo di un paese,poi si parla del colpevole,ma l’interesse è centrato sul paese in questione attorno al quale sono già state sapientemente costruite diverse slides mentali che subito con simili notizie vengono richiamate dalla mente delle varie persone.
      Come ho avuto modo di dire commentando un altra notizia qui sul blog,qua:http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/12/lettera-sul-razzismo-al-vicedirettore-del-la-stampa-massimo-gramellini/

      “.è evidente di come non sia tanto ‘una circostanza’il fatto che tali popolazioni si trovino in determinate situazioni,ma piuttosto una volontà loro esterna che è interessata che restino in tali situazioni…”

  4. Leonetto: so che ci sono leggi inique in quei paesi, ma voler imporre il matrimonio omosessuale non farà che peggiorare la percezione nel popolo: si vedrà tale legge come una imposizione esterna, e si prenderanno i gay come capro espiatorio. Alla fine la soluzione sarà peggiore del male. La sostanza dell’articolo che mi interessa è che si cerca di imporre una legge, bypassando la tanto decantata “democrazia”. Sul resto del tuo commento, concordo.

  5. Riguardo l’aborto, il razzismo riguarda questo fatto: in India esso porta alla morte selettiva di bambine, e nessuno dice nulla, anzi l’occidente preme per far legalizzare l’aborto a tutti. Questo nel migliore dei casi è fregarsene delle conseguenze sulle popolazioni del terzo mondo. Il silenzio a riguardo è assordante.

    • “Alla fine la soluzione sarà peggiore del male.”

      “La sostanza dell’articolo che mi interessa è che si cerca di imporre una legge, bypassando la tanto decantata “democrazia”. Sul resto del tuo commento, concordo.”

      “Questo nel migliore dei casi è fregarsene delle conseguenze sulle popolazioni del terzo mondo.
      Il silenzio a riguardo è assordante.”

      Sono d’accordo sulla considerazione sulla democrazia che ,pur decantata ed inneggiata a destra e a manca,come si sa non è mai esistita in tutti questi anni di umanità,ne pare destinata ad esistere mai,e di certo non la si trova in un ottica colonialista,nella quale fra l’altro ahimè l’italia stessa sta diventando una colonia.
      Io ho potuto vedere uno stralcio di terzo mondo ma ho potuto da esso vedere molto.E’ chiaro il preservare un immagine di certe popolazioni e cercare di far si che tale immagine corrisponda al vero,nonchè il mantenerli a gente di colonia imperiale.
      Tali ‘cose’ sui gay esistono anche come ho detto in uganda,ma anche per esempio in colombia..e sarebbe ridicolo pensare che con o senza legge la popolazioni in quei paesi si comporterebbero in maniera diversa verso un gay,che subirebbe in ogni caso violenza discriminazione e/o uccisione.
      Quindi al più gli si risparmierebbe una pena ‘ufficiale’ in quel modo.
      Che “alla fine la soluzione sarà peggiore del male” è una cosa che potrebbe essere vera come no,non c’è limite al peggio si sa,certo per quelle popolazioni veramente in ogni cosa si salta alternativamente dalla pentola alla brace,sempre li però stanno…
      Come ho detto può benissimo essere comunque considerata tutta facciata l’interesse occidentale per le sorti di queste popolazioni.
      Io pertanto non vedo così legato il razzismo a queste vicende,quanto tutta un altra serie di aspetti che comunque poi riguardano anche il razzismo,certo non li porrei come esempio su una enciclopedia…tutto li.

  6. Valentino Zoldan on

    Mi sembra, ma non ne sono sicuro avendolo appreso da fonte indiretta, che le pratiche omosessuali prevedano la pena di morte nell’Islam, e quindi nei paesi islamici la cosa dovrebbe essere applicata sempre.
    La Nigeria con i suoi problemi religiosi forse vuol dare il contentino agli islamici del nord che pretenderebbero di applicare la sharia a tutto i paese.
    Non mi sembra una buona idea comunque, dopo la mano il polso, dopo il polso l’avambraccio e così via, si tratta solamente di ritardare un processo, cosa che non mi sembra intelligente.

    Per quanto riguarda la percezione da parte della gente, abbiamo il coraggio di guardarci in faccia, l’omosessualità desta nei casi migliori imbarazzo, spesso fastidio, alle volte rifiuto ed emarginazione.

    Come disse una volta un mio amico ” I have nothing against them but I wander: what are they gay for?”

    O un altro amico (di mio padre): “Non mi drogo, sono fedele a mia moglie e non sono gay, eppure mi sento normale”

    Non possiedo gli strumenti scientifici, filosofici e morali per giudicare se si tratta di scherzi genetici, di malattia, di conseguenze da traumi, di vizio o di che altro ma mi sembra che non tanto l’omosessualità quanto l’ostentazione della stessa sia assai sgradevole (per me lo è) alla maggioranza della gente.

    Per non parlare delle implicazioni nel caso di adozione di figli nei matrimoni gay.

    Sono, naturalmente, contro ogni violenza ma anche le campagne dei movimenti omosessuali rappresentano violenza e le reazioni a volte esagerate (no parlo delle aggressioni fisiche sempre e comunque condannabili) a mio parere sono dei meccanismi di autodifesa.
    Non vorrei che cadessimo nella “sindrome delle crociate” per la quale un occidente aggredito chiede scusa ad un islam aggressore:

    Non cadiamo nemmeno nello strabismo e nella cecità di chi accetta affermazioni del tipo “siamo tutti omosessuali solo che molti non hanno il coraggio di ammetterlo” (sentita con le mie orecchie), da cui deriva la normalità dell’omosessualità, e come effetto secondario la pubblicazione di statistiche fuorvianti.
    Anche questa è una sindrome: “la sindrome della leggenda nera” dell’inquisizione che secondo la vulgata ha fatto centinaia di migliaia, ma che dico! milioni, anzi decine di milioni di morti!

    Come per tutte le cose è necessario guardare al problema con obbiettività, rispetto per le persone e fermezza nei principi piuttosto che in maniera ideologica.

    L’idea di legalizzare le unioni omosessuali per evitare le condanne a morte mi sembra peregrina, un po’ come se siccome qui la società sta invecchiando troppo permettessimo e legalizzassimo (e magari incoraggiassimo) i rapporti sessuali non protetti fra i giovanissimi così da incrementare le nascite.
    Come si dice dalle mie parti, mi sembra “peso el tacon del buso” (peggiore la pezza del buco)

  7. Leonardo Macrobio on

    Premetto che sulla questione nigeriana menzionata da Riccardo Z non so praticamente nulla.
    Mi viene, però, il sospetto che gli “investitori” internazionali spingano per l’approvazione di queste leggi per motivi ben precisi, ben lontani dalla filantropia o dall’allargamento del “pacchetto dei diritti umani” (anche perché se filantropia si volesse fare, mi chiedo: ma i problemi della Nigeria non saranno altri rispetto a quelli dei matrimoni omosessuali?). E non penso nemmeno che sia il (neo)colonialismo economico o culturale. Temo, invece, che si tratti di usare gli Stati decisamente poveri per portare avanti progetti di ben più ampio respiro. Come dire: dal punto di vista mediatico una affermazione del tipo “Ma in Nigeria è possibile e qui da noi no” suona come una bomba atomica nell’opinione pubblica (l’equazione mentale è: ma allora noi siamo più arretrati della Nigeria…). E siccome “comprare” un governo/parlamento di uno Stato del Terzo o Quarto mondo costa molto meno che nel Mondo Occidentale… beh… ecco che si procede. L’obiettivo, direi, è proprio solo quello di creare una sorta di “precedente”, e non certamente quello di favorire questa o quella minoranza.
    In questo meccanismo sta, a mio personalissimo avviso, l’idea razzista più brutale: ci sono popoli-test e popoli-sperimentatori… O, se si vuole, Nazioni di serie A e nazioni di serie B. O, ancora, Ariani e Resto-Del-Mondo…

    • Penso proprio che tu abbia ragione.
      E’ la stessa cosa che fanno qui in Europa.
      “In Francia sì e in Italia no”.
      Aggiungo i POLLI che siamo perchè ci siamo fatti soffiare sotto il naso persino l’attività legislativa, dato che ci sono argomenti per cui la “legislazione” europea di fatto scavalca e DEVE essere recepita AUTOMATICAMENTE dall’ordinamento italiano.
      Ma prima, era erauna bestemmia anche solo provare a parlare dell’attivita’ europea. Era eresia anche solo metterla in discussione. E guardate dove siamo arrivati.

      • “Penso proprio che tu abbia ragione.
        E’ la stessa cosa che fanno qui in Europa.
        “In Francia sì e in Italia no”.”

        Il gioco infatti riesce meglio se vi è una sorta di “concorrenza” “campanilismo” fra due paesi o se il paese de citare come esempio è uno dei cosiddetti a sproposito paesi più evoluti.
        Così si sente in svizzera se uno fa così fanno così,in USa hanno fatto cosà,in Olanda hanno legalizzato questo e questo..etc..

        Con un paese come Algeria,Nigeria,Libia,Iraq,Romania etc..viene solitamente più spontaneo invece avvalorarne una presunta ignoranza-arretratezza notando come li avvengano o non avvengano certe cose.
        Per questo dico che potrebbe essere vista anche in maniera duale la cosa.

        Poi come reagisce l’opinione è sempre più o meno un qualcosa di aleatorio anche perchè,purtroppo,è molto soggetta ad essere guidata dall’opinione di una qualche istituzione,partito,corrente ideologica o per via mediatica..

        • Ma il fatto è che, a queste considerazioni, uno aggiungesse “Ma in Polonia hanno messo fuori legge il Partito Comunista”, bene che ti vada risponderebbero “Vabbe’ pero’ li e’ un’altra questione e bla bla bla”, rischi molto piu’ probabilmente qualche passatina di catene, bastoni o tirapugni.
          Bisogna sempre copiare quello che vogliono loro, altrimenti si rischia la pelle (e non scherzo, basta vedere l’accoglienza dei libri di Pansa).

          • Bisogna sempre copiare quello che vogliono loro, altrimenti si rischia la pelle (e non scherzo, basta vedere l’accoglienza dei libri di Pansa).

            Qualsiasi governo-istituzione è ben restia a prendersi colpe e ad accettare di aver commesso errori meglio è se gli è possibile attribuirli a qualcun altro.
            Inoltre è abbastanza manifesta l’intenzione di rafforzare e portare avanti una certa ideologia ben precisa,chi se ne fa paladino deve essere messo come esempio,chi la critica va contro etc..messo al bando o forzato a riunirsi alla corrente.

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            Qualora non si ripresentasse occasione,colgo il momento per porgere a tutti i lettori,che intervengano o meno scrivendo sul blog,nonchè all’ideatore del medesimo un grande e sincero augurio di un felice anno nuovo.

    • “Temo, invece, che si tratti di usare gli Stati decisamente poveri per portare avanti progetti di ben più ampio respiro. Come dire: dal punto di vista mediatico una affermazione del tipo “Ma in Nigeria è possibile e qui da noi no” suona come una bomba atomica nell’opinione pubblica (l’equazione mentale è: ma allora noi siamo più arretrati della Nigeria…). E siccome “comprare” un governo/parlamento di uno Stato del Terzo o Quarto mondo costa molto meno che nel Mondo Occidentale… beh… ecco che si procede. L’obiettivo, direi, è proprio solo quello di creare una sorta di “precedente”, e non certamente quello di favorire questa o quella minoranza.”

      In modo perfettamente duale vale esattamente l’opposto,ossia poichè la Nigeria è così,vista l’immagine costruita del popolo africano,se la avviene ciò potrebbe venire considerata come maggior segno di arretratezza,di essere ‘selvaggi’,accrescendo maggior astio verso certe popolazioni,vista l’opinione pubblica.

      Lei giustamente poi dice:

      “Mi viene, però, il sospetto che gli “investitori” internazionali spingano per l’approvazione di queste leggi per motivi ben precisi, ben lontani dalla filantropia o dall’allargamento del “pacchetto dei diritti umani” (anche perché se filantropia si volesse fare, mi chiedo: ma i problemi della Nigeria non saranno altri rispetto a quelli dei matrimoni omosessuali?).”

      Che è poi quello che esattamente è stato detto,penso nessuno vi potesse credere neanche per un secondo.
      Gli obiettivi sono/possono essere molteplici dietro queste ‘manovre’ che comunque fino a prova contraria sono abbastanza marginali di fronte a quanto succede in Africa e nel resto del mondo,fossero solo quelli i problemi e il modo con cui ineo-colonialisti si impongono sulle colonie…

  8. Non mi addentro in molte discussioni fatte qui su colonialismo, autodeterminazione dei popoli e omosesualità, che mi sembrano estranei ad un concetto che mi preme sottolineare.
    Razzismo è la convinzione che le differenze tra le varie popolazioni dovute a fattori ereditari siano più importanti delle differenze tra i singoli individui e delle differenze culturali.
    Tutto il resto mi sembra un estensione arbitraria del significato stesso di una parola.
    Giusto o sbagliato che sia qualsiasi altro discorso, il razzista mi sembra solo un fallito che pretende di aver diritto a qualcosa in più di quanto la sua intelligenza, le sue capacità e la sua buona volontà gli hanno dato, solo per il colore della sua pelle.
    La fantomatica accusa di Land Grabbing poi spesso è solo la difesa di piccoli e meschini interessi da parte di chi ha paura di massicci investimenti in Africa, che possono portare sviluppo economico e ricchezza, così che invece di morire a 30 anni di stenti i tanto decantati contadini potrebbero avere anche ospedali, scuole e il disprezzato consumismo.
    Combattere contro chi investe in Africa accusandolo di Colonialismo e Razzismo mi sembra poco serio, gli investimenti portano sviluppo economico, e quindi a una qualità della vita migliore per tutti, senza dubbio nei singoli casi possono esserci comportamenti censurabili, come le bande armate che ammazzavano chi si lamentava dell’eccessivo inquinamento provocato dagli insediamenti petroliferi in Nigeria, ma sono questi ultimi da combattere, combattere gli investimenti in sè mi sembra ben più “RAZZISTA” che demonizzarli, sembra sottointendere una incapacità congenita di quelle popolazioni di raggiungere un grado di sviluppo economico pari a quello dell’occidente.

    • Pietro,
      credo che si debba distinguere tra chi realmente volesse “investire” in Africa per portare sviluppo, da chi invece (e sono in molti)travestendosi da agnello “depreda” l’Africa con il pretesto di investire o, come nel caso qui segnalato, di combattere le emissioni di CO2.

      • Valentino Zoldan on

        Sottoscrivo!
        L’investimento di lana caprina, così come la carità di lana caprina non portano affatto sviluppo ma bei soldoni nelle tasche degli investitori e dei donatori (doni 1 e porti via 3000).
        Ho avuto una breve esperienza “Africana” all’inizio degli anni 80 e ho capito come girava già allora:
        1- gli amministratori locali (quasi tutti in genere estremamente ricchi) propongono investimenti che in genere servono a poco per lo sviluppo ma che per il loro gigantismo e il giro di soldi che richiedono generano grandi guadagni per le imprese che li realizzano.
        2- il FMI o la banca mondiale o banche private con garanzie di organizzazioni finanziarie sovrannazionali finanziano l’operazione chiedendo però allo stato africano delle garanzie, in genere anni di produzione di materie prime (e già qui una bella fetta di soldi sparisce nelle cosidette “commissioni”, prebende varie, studi e progettazione).
        3- L’opera viene terminata e pagata e siccome in genere sono opere che non producono ricchezza, producono solo debito che lo stato non potrà onorare.
        4- Se il governo è lo stesso che ha iniziato l’opera, viene formalizzata la cessione delle garanzie, altrimenti, se i nuovi amministratori nicchiano, l’erogatore dei fondi vende il credito a qualche fondo off shore che lo impugna presso la corte internazionale, vince e oltre alle garanzie iniziali ottiene anche interessi spropositati, more, rimborsi spese e danni, affossando ancor più l’economia del paese.

        La cosa sarebbe almeno sopportabile poi così grave se venissero rispettate alcune regole di buon senso:
        A) i pagatori di prima istanza dovrebbero essere coloro che hanno voluto, sponsorizzato e realizzato un’opera che sapevano già fallimentare.
        B) il debito venisse spalmato senza ulteriori interessi per un periodo di anni congruo.
        c) I danari necessari a garantire a tutti una vita dignitosa (casa, cibo, acqua, sanità, istruzione) anche secondo gli standard africani, fossero intoccabili.

        Comunque si bloccherebbe la crescita del paese ma almeno la gente non sarebbe costretta a mangiare ratti (quando va bene) e a morire di fame, sete e malattie come mosche.

        Purtroppo non è così, tutta la ricchezza viene succhiata, legalmente, per pagare il debito.
        Ci sono anche altri metodi, all’apparenza meno brutali:

        Bastano i casi dell’ impianto di estrazione e raffinazione dell’alluminio lul lago Volta (relata refero, fra l’altro a memoria, per cui possono esserci delle inesattezze), progetto nato per irrigare i campi e dare elettricità al paese, approvato per il finanziamento dal FMI, che però al momento dell’erogazione ha ritirato la disponibilità. Immediatamente dopo è arrivata una multinazionale proponendosi per realizzare l’opera, promettendo acqua (quella che non utilizzava per i processi), elettricità (quella che non utilizza per i processi) e lavoro. Ora andate a chiedere a qualsiasi Ghanese qual’è la situazione reale: acqua poca e misurata, elettricità a singhiozzo e lavoro poco o niente.

        Un Cattolico maturo, qualche anno fa, iniziò a vendere quantità di pomidoro in scatola di una nota azienda italiana. Questi pelati costavano meno del costo che dovevano affrontare i contadini locali per coltivare il vegetale (chiara vendita in dumping).
        Risultato: distruzione del settore e aumento dei disoccupati che magari prima non nuotavano nell’oro ma mangiavano mentre adesso sono costretti a migrare clandestinamente (molti anche in Italia) e magari a finire schiavi nei campi di pomodoro che riforniscono la stessa ditta che li affama.

        Le vie della predazione sono infinite!

        • Valentino,
          la sua testimonianza in quanto frutto di esperienza diretta è veramente preziosissima, è proprio questo genere di meccanismi che dovrebbero essere denunciati dai media.

          Ma come sappiamo non è così, leggendo ad es. la home page di oggi 5 gennaio 2011 del principale quotidiano italiano troviamo: dopo la politica troviamo la cronaca nera e poi una serie di notizie che vanno dalla notizia di un topo trovato dentro una lattina di una nota bibita, un granatiere maldestro in Cina, Pezzi del Titanic all’asta ecc…

          Della depredazione dell’Africa solo poche righe ogni tanto, per dire che se ne è parlato.

          • Valentino Zoldan on

            Per chi non lo conoscesse:

            http://www.nigrizia.it

            Ci si trova molto, io lo seguo perchè pur essendo stata la mia esperienza africana fugace è stata sufficientemente lunga ad attaccarmi il mal d’Africa.

            Alle volte mi trovo in disaccordo con alcune posizioni della rivista ma ciò non toglie che è validissima come fonte di informazione corretta ed equilibrata, cosa che ultimamente scarseggia assai.

          • Se mi e’ permesso fare una critica, per quel poco che conosco di quella rivista e di quell’ambiente, mi sembra che pecchi dal lato opposto, cioe’ il Terzo Mondo ha sempre ragione, a prescindere, di qualunque cosa si tratti.
            Mi sembra che si facciano discorsi (non nuovi in verita’, specialmente in Italia):
            Ci avete colonizzati? E allora adesso campateci a vita!“.
            La colpa e’ sempre dei paesi colonizzatori (o dell’Occidente, dimenticando sempre la colonizzazione Sovietica o Cinese, o ancora in passato, araba, ndr)”
            portando “gente”, come quel “sacerdote” a dire, di fronte a violenze, stupri, furti e ruberie ad opera di extracomunitari “Si riprendono solo quello che gli era stato tolto” e cosi’ via, con la riproposizione del mito falso del buon selvaggio, ecc ecc…

  9. valentino zoldan on

    Piero, sì in parte hai ragione ed infatti ho precisato che alle volte mi trovo in disaccordo con loro.
    Voglio però dire della mia esperienza con i Comboniani: qui a Pordenone c’era un grosso centro e mio padre era il loro medico, quindi li frequento fin da bambino e penso di poter dire qualcosa a proposito.
    Ricordo ancora da mia curiosità quando uno dei padri (rovinato a vita dal morso di un mamba ma fortunosamente sopravvissuto) mi ha presentato un Watusso (un Tutsi), erano i tempi della famosa canzone, e io ero curioso. Si potrà criticare la curiosità, ma ero un bambino.
    Poi, non so chi si ricorda, erano i tempi di Patrick Lumumba, della repubblica dei mercenari in Congo e del Katanga, in Congo appunto, sono stati uccisi un certo numero di Comboniani, messi in fila sull’argine del fiume e mitragliati. Sono caduti nel fiume e hanno saziato la popolazione di coccodrilli locali; tutti meno uno Padre Mosca che ferito ad una spalla è passato indenne fra i coccodrilli ed è approdato diversi chilometri più a valle, salvandosi. Beh, io Padre Mosca l’ho incontrato, ho visto la ferita, ci ho parlato e sono rimasto scosso.
    Ne ho conosciuti tanti, alcuni andati per cause naturali, altri uccisi in missione, altri passati indenni attraverso situazioni da far accapponare la pelle.
    Spesso, anzi quasi sempre, il loro pensiero è alquanto diverso da quello espresso dalla rivista, e il criticismo per i locali, sia le istituzioni che la gente non manca di certo. Ho sentito da loro certe espressioni che il debole e politically correct, pensiero contemporaneo non esiterebbe un attimo a bollare come “razziste” ma che in effetti non lo sono, sono la semplice e pura verità.
    Quindi vorrei dire, che forse è meglio separare la linea della rivista e la linea “dell’ambiente” che le sottostà perchè non coincidono perfettamente.
    La rivista comunque ha il pregio di dare notizie verificate sul campo, poi i giudizi e le soluzioni proposte possono essere condivisibili o meno ma certo i fatti in sè stessi sono esposti in maniera equilibrata.
    E poi io l’albero lo giudico dai frutti, e questa gente dà frutti veri e non posso che dare loro, pur mantenendo un’indipendenza di giudizio e anche di critica, la mia stima più sincera.
    Comunque nella rivista si parla di cose che sulla più o meno blasonata e diffusa non si accennano nemmeno, per cui ben vengano.
    Si sà, chi non fà non falla 😉

    • Condivido in toto il tuo commento.

      E poi io l’albero lo giudico dai frutti, e questa gente dà frutti veri e non posso che dare loro, pur mantenendo un’indipendenza di giudizio e anche di critica, la mia stima più sincera.

      Certamente nessuno, o almeno, non io, vuole mitragliare i comboniani. Forse qualcun altro, che li reputa interessanti e “alleabili” solo in determinate situazioni.
      Non faccio nessunissima fatica a credere che molti di loro sono dei veri e propri EROI.
      Ma il fatto e’ che passano sui media solo certi messaggi, e un certo tipo di “letteratura”, magari perche’ fa comodo ai padroni del vapore e dell’etere.

      Ho sentito da loro certe espressioni che il debole e politically correct, pensiero contemporaneo non esiterebbe un attimo a bollare come “razziste” ma che in effetti non lo sono, sono la semplice e pura verità.

      SI si, ci credo. Ho incontrato una suora missionaria su un treno (non so, magari era comboniana pure lei, se c’e’ un ordine femminile, la veste e il velo era tutto bianco) che diceva piu’ o meno le stesse cose, tipo che quando insegnava dei mestieri a dei locali, se quelli si adagiavano troppo sugli aiuti occidentali, non gli dava da mangiare.

      • Valentino Zoldan on

        Sì probabilmente la suora era una comboniana, sono completamente vestite di bianco.

        Comunque hai ragione che purtroppo spesso i servizi prendono delle colorazioni che non mi garbano troppo e prestano il fianco a strumentalizzazioni.

        Ma………………..

        (lo so benissimo che non si comincia una frase con il ma) Hai presente Il Mercante di Venezia di William Shakespeare? Strumentalizzabilissima non convieni? Eppure è bellissima.

        Preferisco comunque chi offre una versione anche di parte piuttosto che chi non offre nessuna versione.

        In poche parole preferisco Noam Chomsky a Fiorello