Cari lettori di Pikaia… il vero “negazionismo” è negare la correlazione tra darwinismo e razzismo

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Ominidi una “famiglia” afferma la didascalia.

Un’immagine pubblicata su Pikaia: siamo sicuri che non contenga un messaggio implicitamente razzista?


Nella lettera aperta ai lettori di Pikaia, Telmo Pievani ironizzava sulle responsabilità del darwinismo nel razzismo e nell’eugenetica, ma tali responsabilità esistono e negarlo è fare del vero e proprio “negazionismo”.

 

 

Rivediamo il punto dell’articolo pubblicato su Pikaia nel quale si rigettavano i collegamenti tra darwinismo  e razzismo:

In occasione del Natale, alcuni consigli pedagogici. Se a tavola avete a fianco qualcuno che è ancora convinto che Darwin sia il padre di razzismo, eugenetica e nazifascismo, non imbarcatevi in inutili discussioni e consigliate la lettura di: Antonello La Vergata, “Colpa di Darwin?”, UTET Libreria, Torino, 2009…

Cercherò nel breve spazio di un articolo di dare delle sintetiche, ma precise, indicazioni sul perché il libro di Antonello La Vergata dà una risposta insoddisfacente al problema. La tesi di fondo del libro è infatti che Darwin non può essere stato il padre del razzismo e del darwinismo sociale in quanto questi ultimi erano preesistenti alla sua opera.

Il prof. Pievani potrebbe essere molto sorpreso nell’apprendere che questa constatazione è anche il punto di vista del mio “Inchiesta sul darwinismo“, sono anch’io infatti perfettamente consapevole che il darwinismo sociale precedette il darwinismo scientifico!

Il punto è che il prof. Pievani ritiene che il cuore della questione sia la paternità o meno di Darwin rispetto a razzismo, eugenetica ecc… ma il problema è un altro. La mia tesi è che Darwin fornì (probabilmente in modo inconsapevole) un fondamentale supporto scientifico al razzismo e all’eugenetica. Infatti, se come dichiarato dallo stesso Darwin (e Wallace) la teoria dell’evoluzioone per selezione naturale è la trasposizione in campo naturalistico del saggio socio-economico di Malthus, le idee che egli andò a far diventare leggi di natura erano preesistenti. Proprio come sostiene il prof. La Vergata.

Quindi nessuno vuole qui imputare a Darwin di aver dato origine ai fenomeni del razzismo e dell’eugenetica, quello che è sotto esame è il fenomeno chiamato “darwinismo” non lo scienziato che ha solo proposto una teoria. Se proprio vogliamo spingerci alle logiche deduzioni, la mia critica al darwinismo è proprio un atto in difesa dell’uomo e scienziato Darwin, considerato in modo distinto da chi fu pronto a strumentalizzare politicamente la sua teoria.

E allora leggendo con quest’ottica i documenti riportati nel libro del prof. La Vegata, si dovrebbe finire col convergere con la ricostruzione dei fatti da me proposta, se infatti l’ispirazione della teoria dell’evoluzione per selezione naturale deve essere fatta risalire a quella di Malthus (come viene dichiarato dagli stessi Wallace e Darwin), nel libro di La Vergata, suggerito dal prof. Pievani, si può leggere anche dell’altro, come ad es. quanto segue:

Anche l’opera forse più famosa della storia del razzismo l’ “Essai sur l’inégalité des races humaines” (Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane, 1853 – 1855) del francese conte Arthur de Gobineau (1816 – 1882), comparve prima della pubblicazione delle teorie di Darwin, che Gobineau considerò, superficialmente, una brutta copia delle sue.

Pag. 97.

Ecco che non solo la teoria di Darwin fu ispirata a quella di Malthus, ma essa viene indicata indicata come coincidente all’opera di Gobineau dallo stesso filosofo razzista francese. Il fatto poi che il prof. La Vergata attribuisca al filosofo Gobineau una lettura superficiale del lavoro di Darwin, permette di indicare un “leitmotiv” del suo libro: tutti gli autori citati da La Vergata hanno riconosciuto la connessione tra darwinismo e razzismo, ma la tesi è che si sbagliavano. Ma per fortuna adesso è arrivato questo saggio a rimettere le cose a posto. Personalmente continuo a dare più peso all’opinione di Gobineau.

Ma non sconsiglio la lettura del libro del prof. La Vergata, al contrario la raccomando vivamente! Infatti una volta spostato il problema dalla responsabilità personale di Darwin a quella del darwinismo inteso come ideologia, come strumentalizzazione della scienza piegata a “instrumentum regni”, la lettura del libro “Colpa di Darwin?” non fa altro che rafforzare la tesi delle responsabilità del darwinismo nel legittimare il preesistente razzismo e la nascente eugenetica.

Come già ricordato più volte fu proprio Darwin a intitolare il suo libro “La conservazione delle razze favorite nella battaglia per la vita“:

 

E se la battaglia per la vita fu una battaglia proprio tra le razze, perché essa non avrebbe dovuto proseguire anche dalla seconda metà dell’ottocento ai giorni nostri?

E che la battaglia fu feroce lo afferma anche Corrado Augias nella recente intervista a Telmo Pievani del 5 gennaio 2012:

Link:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-86d7e6e3-5a11-4f7a-9f7e-e3f15d4e5533.html#p=0

Dopo il primo minuto Augias dice:

Evoluti per caso attraverso un percorso faticosissimo, sanguinoso, feroce, di eliminazione, che ci ha portato più o meno al grado di elaborazione intellettuale e di convivenza  più o meno civile insomma, con molte lacune al quale siamo…

La mostra di cui parla è quella su Homo sapiens che si tiene in questi giorni a Roma, e quindi Augias è consapevole che l’evoluzione dell’Uomo in un’ottica darwiniana è stataun percorso faticosissimo, sanguinoso, feroce, di eliminazione” un’eliminazione che non non è tra specie diverse, ma all’interno della stessa specie: tra “razze” per usare l’esatto termine di Darwin.

 

E il prof. Pievani, presente in studio, non ha avuto nulla da obiettare su questa visione della storia umana.


“Chi tace acconsente”, afferma un noto detto.

 

[Questo articolo è successivo a Cari lettori di Pikaia… (lettera aperta sul darwinismo)]

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

14 commenti

  1. Oggi per razzismo si intende un giudizio preconcetto basato su differenze.

    Io sono nato a nord del Po, tu sei nato a sud del Po, quindi sei un terrone di merda. Da cui l’uso di una differenza per alimentare un pregiudizio.

    Allora secondo il ragionamento di questo post il Po ha una correlazione con il razzismo.

    Non ho intenti polemici, pongo queste righe come uno spunto.

    • Il Po nel tuo esempio svolge la stessa funzione che nel razzismo biologico svolge ad es. il colore della pelle, esso non ha quindi una correlazione diretta col razzismo ma si tratta di un “criterio” in base al quale qualcuno ritiene (erroneamente) di identificare una razza.

      Una volta che si identifichi una razza, con qualsivoglia criterio, quello che il darwinismo ha introdotto è stata la legittimazione dello scontro tra razze (anziché ad es. la collaborazione), in quanto processo naturale e inevitabile, mediante il quale si realizza il progresso.

      • Grazie per la risposta.

        Se capisco bene quindi il darwinismo legittima lo scontro come mezzo ineluttabile per il progresso.
        Questo lo posso accettare e condividere.

        Mi scusi se ora cerco un secondo di andare oltre, ma giusto per mia curiosità.

        Le idee di Darwin sono anche quelle alla base dell’odierna idea di speciazione e produzione di diversità biologica.

        L’idea del darwinismo applicato alla società (o alla storia) e quella della teoria dell’evoluzione (speciazione) avranno pure la stessa matrice ma hanno un campo di applicazione completamente diverso.

        Si potrebbe quindi essere anti-evoluzionisti in senso sociale (ed è una prospettiva di tipo filosofico, credo), ma evoluzionisti in senso strettamente scientifico (bah).

        Stavolta sono sicuro di non essere stato chiaro.

        • Il razzismo è legato ad una visione dell’uomo fondata sulla convinzione che la nostra ‘specie’ umana si divida in razze e che alcune siano superiori ad altre.E’ legato anche nel senso più generale ad una superiorità di intelligenza,di prestanza fisica ,ambedue o altro.Non si può fare tutt’erba un fascio con campanilismo(esempio Po,Nord sud,Guelfi ghibellini,destra sinistra,etc..) o similari.
          Generalizzando si distorce il nudo e cudo significato di una cosa e se ne celano aspetti presenti che si rischia di non vedere più.
          Bisogna fare anche attenzione poi parlando di specie. Perchè con la speciazione si ottengono specie diverse biologicamente ma vedere in queste le diverse specie legate alla teoria dell’evoluzione è sbagliato.
          La concezione di una razza superiore è una concezione che nella storia è stata molto diffusa in ambienti e culture diversissime tra loro e nell’Ottocento è stata pesantemente alimentata da idee di ispirazione darwiniana,che hanno favorito un razzismo scientifico.
          Piuttosto che la speciazione e l’ibridazione o la mutazione bisogna considerare anche per il darwinismo sociale la selezione naturale e la sopravvivenza del più adatto(favorito) all’ambiente,la lotta per la supremazia del migliore e dell’estinzione del meno adatto,collegata alle correnti nazionaliste estremiste e all’imperialismo e che ne trasse beneficio,nonchè lo schiavismo.
          Estendendo le teorie di Darwin all’uomo,poichè esso divenva un ‘animale evoluto’ si pensava di poter migliorare la razza umana come avviene in zootecnica con gli animali.Chi “contaminava” la razza umana, chi soffriva di malattie genetiche e i deboli dovevano essere tolti,causavano un danno evolutivo.
          «”Dobbiamo perciò sopportare – continua Darwin – gli effetti indubbiamente deleteri della sopravvivenza dei deboli e della propagazione delle loro stirpe” (pag.177).
          Quindi lo schiavismo,la segregazione razziale,tutto ciò che si è visto negli ultimi ‘tempi’ nella storia coirca episodi di ingiusto razzismo sono niente più che l’aver portato alle estreme conseguenze le teorie razziste già presenti in occidente e che nell’evoluzionismo di Darwin hanno trovato nuova linfa, un formidabile sostegno scientifico ed una insperata giustificazione morale.

          Riporto quindi una grande affermazione che condivido e purtroppo è una cruda verità:

          “La più grande astuzia dell’ideologia è quella di spacciarsi per teoria sulla natura.”(.cit )

        • Si potrebbe quindi essere anti-evoluzionisti in senso sociale (ed è una prospettiva di tipo filosofico, credo), ma evoluzionisti in senso strettamente scientifico…

          In teoria certamente sì, la domanda però è cosa è realmente successo in pratica.

          La storia mostra un’incorporazione del darwinismo (in realtà del malthusianesimo…) nella visione delle società umane, con tutto il seguito di legittimazione del colonialismo, delle guerre di espansione,dell’eugenetica.

          Per avere un’idea di come il darwinismo abbia orientato la costruzione del nostro mondo può essere utile leggere il documento programmatico dell’UNESCO, scritto (guarda caso) dall’evoluzionista neodarwiniano Julian Huxley:

          http://unesdoc.unesco.org/images/0006/000681/068197eo.pdf

          Provi a contare quante volte compare la parola “darwinismo”, “darwiniana” o derivate…

  2. “Noi uomini civilizzati facciamo di tutto per arrestare il processo di eliminazione; costruiamo asili per pazzi, storpi e malati; istituiamo leggi per i poveri ed i nostri medici esercitano al massimo la loro abilità per salvare la vita di chiunque all’ultimo momento. Vi è motivo di credere che la vaccinazione abbia salvato un gran numero di quelli che per la loro debole costituzione un tempo non avrebbero retto al vaiolo. Così i membri deboli delle società civilizzate propagano il loro genere. Nessuno di quelli che si sono dedicati all’allevamento degli animali domestici dubiterà che questo può essere altamente pericoloso per la razza umana… Dobbiamo quindi sopportare l’effetto, indubbiamente cattivo, del fatto che i deboli sopravvivano e propaghino il loro genere, ma si dovrebbe almeno arrestarne l’azione costante, impedendo ai membri più deboli e inferiori di sposarsi liberamente come i sani.”

    C. Darwin, “L’origine dell’uomo”, p.628, Newton, Roma, 1994

  3. mi piace l’intervento di Alberto e allora gli chiederei come giudica qualcuno che scrive queste frasi:

    “…quei membri della società che sono irrequieti, degradati, e sovente viziosi, tendono ad aumentarsi molto più presto che non i membri previdenti e generalmente virtuosi. Ecco come si esprime il signor Grey: “L’Irlandese incurante, squallido, meschino, si moltiplica come i conigli; lo Scozzese frugale, previdente, dignitoso, ambizioso, severo nella sua moralità, spirituale nella sua fede, sagace e disciplinato nella sua intelligenza, passa i suoi più begli anni nella lotta e nel celibato, si sposa tardi e non lascia molta prole. Data una terra popolata dapprima di mille Sassoni e di mille Celti, dopo una dozzina di generazioni i cinque sesti della popolazione saranno Celti, ma i cinque sesti della proprietà, della potenza, dell’intelletto saranno di quel sesto di Sassoni che rimangono. Nella eterna lotta per la vita sarebbe stata la razza inferiore e meno favorita che avrebbe prevalso, e avrebbe prevalso non in virtù delle sue buone qualità, ma pei suoi difetti”…

  4. oltre al libro di La Vergata consiglierei anche quello sempre suggerito da Pikaia di Desmond, Moore “Darwin’s Sacred Cause: How a Hatred of Slavery Shaped Darwin’s Views on Human Evolution”..

    e mi viene da chiedere se quelli di Pikaia l’abbiano veramente letto..

    In esso si possono leggere passaggi come questi:

    “Malthus’s ‘grand crush of population’ resulted in conflict and conquest, and DARWIN BEGAN TO NATURALIZE THE GENOCIDE in these terms. He was assuming an inevitability that had to be explained, not a socially sanctioned expansion that had to be questioned.
    DARWIN WAS TURNING THE CONTINGENCIES OF COLONIAL HISTORY INTO A LAW OF NATURAL HISTORY. An implicit ranking – with the white man accorded the ‘best’ intellect – ensured the colonist won when cultures clashed. Already Darwin was accepting it as an evolutionary norm. Wedded soearly to his evolutionary matrix,THIS SUPREMACIST IMAGE WOULD ITSELF BE BROUGHT TO JUSTIFY LATER ETHNIC-CLEANSING POLICIES, however abhorrent to Darwin’s own humanitarian ideals. Darwin’s gentlemanly class equated a greater intellect in whites with their cultural achievements. From Argentine barracks to Australian sheep stations, it seemed self-evident that work-shy, untrustworthy ‘savages’ were good-for-nothings according to civilizational norms. In a ‘Taxonomy of primitivism’ – where ‘ugly’ physiognomies (to European eyes) disguised still uglier moralities, and cranial deviations revealed degraded intellects – they came off very badly. So seemingly obvious was all this, that it gave ‘the colonial gaze the character of scientific truth’. And DARWIN WAS FORTIFYING THAT TRUTH, even while he was making the races kin and refusing to place humans above other animals.”

    Insomma Darwin era certamente una brava e nobile persona, certo mossa dai migliori ideali come quello contro lo schiavismo, ma le sue opere lasciavano spazi ad interpretazioni pericolose..

    Desmond e Moore sono gli stessi che in una precedente biografia di Darwin hanno scritto:
    “Social Darwinism” is often taken to be something extraneous, an ugly concretion added to the pure Darwinian corpus after the event, tarnishing Darwin’s image. But his notebooks make plain that competition, free trade, imperialism, racial extermination, and sexual inequality were written into the equation from the start–“Darwinism” was always intended to explain human society.”

    • mi viene da chiedere se quelli di Pikaia l’abbiano veramente letto..

      Il dubbio mi sembra legittimo, peccato che il prof. Pievani non risponda alle “provocazioni”, perché mi piacerebbe domandargli cosa pensa di questo brano.

  5. http://www.liberliber.it/libri/d/darwin/index.htm

    Qui è possibile leggere direttamente le opere di Darwin,di fatto ora però fin troppo si addita contro il naturalista girovago,forse si rischia di allontanarsi dal problema e si creano discussioni e accuse infondate su chi giustamente cerca di evidenziarew aspetti che portano al rafforzamento di ideologie razziste etc..
    Darwin non fu un uomo che spinse di fatto insistentemente la sua teoria; era un uomo tranquillo e abbastanza riservato,da quello che si sa e di lui e che si può leggere; ma Huxley,che divenne conosciuto come il ‘mastino di Darwin’fu colui che spinse la teoria, combattè le battaglie e abbattè le barriere per porla sul livello da lui desiderato,nonchè il nipote di sir Charles,il transumanista Galton Darwin.
    Quindi non è che Darwin fosse un divulgatore in effetti di certe ideologie,di certo si mostrò più volte in sue affermazioni et al uniforme alla massa colonialista e razzista del tempo(http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/11/apoteosi-evoluzionista/),ma il punto della discussione non è tanto questo,quanto l’utilizzo di certe idee,la strumentalizzazione e la distorsione delle stesse talvolta a sostegno di certe ideologie,di una propaganda volta a giustificare anche nefandezze che ben poco ha con la scienza,anzi nulla…
    Questo mi sentivo di precisarlo e quindi come ho concluso nel mio precedente commento,riquoto queste parole:

    “La più grande astuzia dell’ideologia è quella di spacciarsi per teoria sulla natura.”(.cit)

  6. In sostanza

    “Insomma Darwin era certamente una brava e nobile persona, certo mossa dai migliori ideali come quello contro lo schiavismo, ma le sue opere lasciavano spazi ad interpretazioni pericolose..”

    direi che sia condivisibile

    negare che vi siano implicazioni con razzismo,colonialismo,schiavismo,eugenetica è essere negazionisti però.
    IMHO

    • Non serve andare molto avanti per trovare riscontro di queste cose,oltre Galton e Huxley,si può vedere alcune implicazioni importantissime di razzismo scientifico e darwinismo sociale derivati da queste idee.
      Nel 1894 Engels scriveva:
      “Per noi, le condizioni economiche determinano tutti i fenomeni storici, ma la razza è anch’essa un dato economico…”. Secondo i fondatori del socialismo, la superiorità razziale dei bianchi è una verità “scientifica”.
      Quoto quanto ho detto anche a tal proposito sempre qui:
      http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/11/apoteosi-evoluzionista/
      Continuiamo con Marx (in riferimento a Ferdinand Lassalle)[“L’altra faccia di Carlo Marx”, di R. Wurmbrand]
      “Per noi, le condizioni economiche determinano tutti i fenomeni storici, ma la razza è anch’essa un dato economico…”. Secondo i fondatori del socialismo, la superiorità razziale dei bianchi è una verità “scientifica”.
      Così si esprimevano i “devoti ammiratori” di Charles Darwin”
      Léon Poliakov, storico e filosofo francese di origine russa vissuto nel ’900, così ha definito Marx:
      Marx restava influenzato dalle gerarchie germanomani, si rifaceva all’idea dell’infuenza del suolo di Trémaux, un determinismo geo-razziale che fondava agli occhi di Marx l’inferiorità dei negri.
      Che siano state frasi volutamente forte e dispregiative non è certo una giustificazione..anzi.
      Idee che sono perdurate ed hanno trovato campo nelle successive ideologie e propagande nazionaliste e volte ad una plitica coloniale e ad una pulizia etnica in varie parti del mondo.
      Domenico giustamente mostra un esempio di passaggi importanti presenti nei libri consigliati da Pikaia,che lasciano poco spazio a speculazioni…
      Quindi se furbescamente Pikaia lascia scritto:
      “Se a tavola avete a fianco a Natale qualcuno che è ancora convinto che Darwin sia il padre di razzismo, eugenetica e nazifascismo, non imbarcatevi in inutili discussioni e consigliate la lettura di: Antonello La Vergata, “Colpa di Darwin?”, UTET Libreria, Torino, 2009; Adrian Desmond, James Moore, “Darwin’s Sacred Cause. Race, Slavery and the Quest for Human Origins”, Allen Lane Penguin, London, 2009.”
      di certo muove un furtivo attacco contro una parte ,esistente o meno,della critica che è paragonabile a quelli che a partito preso o per credio personali o simlari prendon parte a manifestazioni o aderiscono a movimenti vari mentre magari hanno perfino idee in contrasto con questi.
      Non contro quella critica che muove a chiare ragioni un attacco contro la strumentalizzazione,la diffusione e l’uso di determinate ideologie passato e presente o che peggio del far passare ideologie come materia scientifica.
      E inoltre dimostrano forse di non aver letto attentamente le stesse opere che propongono.E’ un rigirare la frittata.Si rigirano le accuse contro la persona mantenendo al riparo la teoria ideologica che è invece l’oggetto di discussione..

      La domanda è Ci si fa o ci si è?
      O forse la lettera di Pikaia era un velato dire se vi dicono certe cose a natale credetegli perchè hanno ragione?

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