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Siamo realisti: nella nostra galassia siamo l’unico pianeta abitato

Di - 10 marzo 2012 34 Commenti

Tutti sembrano ormai propendere per l’esistenza di altre forme di vita nella nostra galassia, specialmente dopo le aperture del fisico Stephen Hawking.

 

Le più recenti osservazioni astronomiche sono però impietose: siamo soli.

 

 

La probabilità che esistano altre civiltà in gradi di comunicare con noi nella nostra galassia,cioè nella Via Lattea, è espressa dall’equazione di Drake, formulata nel 1961 dall’astronomo Frank Drake:

N = R^{*} ~ \times ~ f_{p} ~ \times ~ n_{e} ~ \times ~ f_{l} ~ \times ~ f_{i} ~ \times ~ f_{c} ~ \times ~ L

Dove:

 

N è il numero di civiltà extraterrestri presenti oggi nella nostra Galassia con le quali si può pensare di stabilire una comunicazione

R* è il tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle nella Via Lattea

fp è la frazione di stelle che possiedono pianeti

ne è il numero medio di pianeti per sistema solare in condizione di ospitare forme di vita

fl è la frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppata la vita

fi è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti

fc è la frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare

L è la stima della durata di queste civiltà evolute

Il risultato a cui giunse Drake fu 10.

Nella nostra galassia si sarebbero dovute quindi trovare 10 civiltà evolute e in grado di stabilire una comunicazione con noi. Ma vediamo quali furono i paramatri inseriti da Drake nella sua equazione, in particolare soffermiamoci su quello relativo al numero di pianeti abitabili e alla possibiltà che su essi possa formarsi la vita, su Wikipedia, troviamo quanto segue:

ne – il numero medio di pianeti (o satelliti) per sistema stellare che presentano condizioni potenzialmente compatibili con la vita

Il valore di ne venne basato sulle caratteristiche del nostro sistema solare, dato che negli anni sessanta era quasi impossibile rilevare pianeti terrestri extrasolari, a causa delle loro ridotte dimensioni. Venne usato ne = 2 (ogni stella con un sistema planetario possiede due pianeti capaci di supportare la vita).

La stima di 10 civiltà venne dunque ottenuta ottenuta ammettendo che almeno 2 pianeti per stella fossero adatti ad ospitare la vita, ma proprio in questi giorni, su tale stima scende una “doccia fredda”: Il gemello della Terra deve attendere – Cala il numero dei candidati – Individuati 2.321 pianeti extrasolari attorno a 1.790 stelle. Ma quelli simili al nostro sono meno dell’1%

Così titola il Corriere della Sera il 9 marzo. La quantità di pianeti simili alla Terra, secondo quanto affermato nell’articolo, scende dunque da una stima del 34% a meno dell’1%. Ma leggendo i risultati ci accorgiamo che si tratta di una stima ancora ottimistica, infatti secondo i dati del satellite Kepler, su 2.321 pianeti scoperti, fino al 20 dicembre 2011 solo due erano simili alla Terra, ma posti in una zona troppo vicina alla loro stella, tanto che le temperature stimate oscillerebbero tra i 470 e i 760 gradi centigradi.

Cosa ne è allora della stima di Drake, se al valore ne, stimato precedentemente 2, cioè al 34%, sostituiamo il valore (ottimistico) di1%? Succede che le 10 civiltà stimate scendono a circa 0,3. Calcolando che con la nostra facciamo già “1″, cioè il triplo della stima, pare proprio che sia irragionevole aspettarsi di trovarne anche un’altra.

Ma questo non è tutto, soffermiamoci sul valore fl:

fl – la frazione di essi che effettivamente sviluppa la vita

Per fl Drake usò il valore 1 (il che significherebbe che tutti i pianeti in grado di farlo sviluppano la vita); ma questa scelta risulta problematica, sempre in relazione al nostro sistema solare, perché è in contraddizione con il valore di ne (a meno di non scoprire che anche Marte ospita o ha ospitato vita intelligente)

Porre il valore fl uguale a 1, significa ignorare tutte le problematiche della biologia che danno per molto improbabile la nascita della vita, tanto che da Jacques Monod a Francis Crick, era molto diffusa l’idea che si potesse essere trattato di un fenomeno avvenuto anche una sola volta nell’universo.

 

E allora forse è giunto il momento di smettere di fantasticare e fare i conti con la realtà.

I dati del satellite Kepler si aggiungono alle conclusioni della biologia e ci lasciano poche illusioni: nella nostra immensa galassia, quasi sicuramente, siamo soli.

 

 

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34 Comments »

  • Leonetto scrive:

    Il problema,che mi pare sia già anche stato affrontato in qualche modo qui su CS(http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/08/extraterrestri-la-bufala-piu-grande-e-quella-del-tg-3/),è che l’equazione di Drake,così com’è, ed allo stato attuale, serve praticamente a nulla.
    Di fatto ogni valore è arbitrariamente scelto e frutto di ipotesi,ma nella realtà praticamente tutti i valori sono ignoti,o ,se vogliamo hanno una percentuale d’errore che può essere dello 0 come del 100%…
    fi,fl,fc,ne,L…tutte congetture l’unica civiltà che conosciamo,l’unica forma di vita intelligente nota nell’universo a noi siamo noi stessi,ciò è insufficiente per fare qualsivoglia stima statistica.
    Non aiuta il fatto di non conoscere ne come ne con che probabilità nasca la vita e si sviluppi.
    Non aiuta poi, nemmeno il fatto che ‘ne’ è un numero estremamente tendente a 0,visto e considerato che le caratteristiche misurabili dell’universo conosciute,parecchie(vedasi commento qui http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/10/2669/)
    dovrebbero coesistere ed essere sintonizzate in maniera perfetta,lo spostamento dell’una in una qualche direzione anche solo di una frazione di una frazione di una frazione di una percentuale, renderebbe l’esistenza della vita ovunque nell’universo impossibile.
    Senza dimenticarsi del principio antropico.
    Pertanto non stupiscono affatto i dati forniti dal satellite Kepler..anzi ci si dovrebbe aspettare quello e restare ‘meravigliati’ del contrario e non viceversa come sembrsa invece accadere.
    Ciò è testimonianza del fatto che persistono certe idee figlie di una lunga e costante propaganda pro-ET.

    Insomma, i calcoli di Drake sono quantomeno out of date.

    Per quanto ci è dato sapere,per quanto possiamo constatare,per i dati che abbiamo e le conoscenze che abbiamo,sembrebbe assolutamente condivisibile l’affermazione finale:

    “E allora forse è giunto il momento di smettere di fantasticare e fare i conti con la realtà.

    I dati del satellite Kepler si aggiungono alle conclusioni della biologia e ci lasciano poche illusioni: nella nostra immensa galassia, quasi sicuramente, siamo soli.”

    P.S.
    Certamente chi come Zret(http://www.enzopennetta.it/wordpress/2012/03/roma-incontro-extraterrestri/)tutta la comunità ufologica(ma anche diversi astronomi a dirla tutta..)non accetterà e contesterà la cosa,ma inviterei come sempre a prendere atto della frase che sempre resta scolpita lassù nell’alto del Blog.
    Negare la realtà dei fatti non la cambierà di certo.
    Uno scenario da Star Trek è sicuramente qualcosa che sembra decisamente improbabile per essere molto eufemisti.
    Beh ,se non altro possiamo stare tranquilli..nessun Visitor,Klingon,Skrull,Rettiliano arriverà dal cielo con nefande intenzioni…

    • Enzo Pennetta scrive:

      Leonetto, come sempre le tue considerazioni completano l’argomento.

      Ma vogliamo scommettere che in questo 2012, con tutte le aspettative escatologiche di cui è stato caricato, torneremo ad occuparci, come dici tu, di “Visitor,Klingon,Skrull,Rettiliani”?

      • Leonetto scrive:

        “Ma vogliamo scommettere che in questo 2012, con tutte le aspettative escatologiche di cui è stato caricato, torneremo ad occuparci, come dici tu, di “Visitor,Klingon,Skrull,Rettiliani”?”

        Beh nella stagione delle mele ci si aspetta di trovare mele sul melo..
        Sarei felice se l’albero non desse frutto.

    • Piero scrive:

      Di fatto ogni valore è arbitrariamente scelto e frutto di ipotesi,ma nella realtà praticamente tutti i valori sono ignoti,o ,se vogliamo hanno una percentuale d’errore che può essere dello 0 come del 100%…

      Ti quoto su tutta la linea…
      E’ come esaminare un centimetro quadrato di Sahara e stabilire che la Terra e’ inospitale.

  • Piero scrive:

    su 2.321 pianeti scoperti, fino al 20 dicembre 2011 solo due erano simili alla Terra, ma posti in una zona troppo vicina alla loro stella, tanto che le temperature stimate oscillerebbero tra i 470 e i 760 gradi centigradi

    Trovo questa frase un ossimoro.
    Se i pianeti sono simili alla Terra, la loro temperatura non dovrebbe variare tanto dalla fascia 0-40°C.
    Altrimenti sarebbero simili a Mercurio.

    Non vale mica la relazione pianeta_roccioso==Terra.

  • Riccardo Z scrive:

    Qui siamo nel campo della statistica, ma conosciamo così poco della nostra galassia (per non parlare del resto dell’universo) che non abbiamo dati per fare previsioni. D’altro canto, l’esistenza o meno di pianeti abitati è una “verità di fatto”, non certo una “verità di ragione”, non si può dimostrare analiticamente che esistano o meno.

    C’è però da dire che in passato molti dicevano “la vita è così contingente che la probabilità che sia avvenuta altrove è bassissima”, mentre adesso il mainstream è “se ci sono le condizioni giuste, la vita c’è di sicuro”. Davvero un bel cambiamento di idea.

    • Daphnos scrive:

      Tanto, come già dissi, non è certo il concetto di fondo che cambia. Dall’incredibile contingenza (siamo figli del caso, non di Dio), a normalissimo processo biochimico (non siamo la specie eletta, quindi non siamo figli di Dio).

  • AdamMirabilis scrive:

    1 x 10 alla 130 per capire che l’abbiogenesi sulla nostra Terra non è potuta mai accadere. Se solo le persone riuscissero a capire questo numero. Il problema non è la probabilità, anche se impossibile, ma il tempo che ocorre per l’avvenimento del fatto. Non bastano nemmeno 30 miliardi di anni per l’abbiogenesi sulla nostra Terra. Non si può toccare
    il piede con la mano 10 volte in un secondo. Non ho ancora letto il tuo libro Enzo ma penso che questo concetto c’è :)

    • Enzo Pennetta scrive:

      Ciao Adam, è proprio come dici tu, uno dei problemi irrisolti del neodarwinismo è la “velocità” troppo alta con la quale i fenomeni evolutivi si sarebbero verificati.
      Ne ho parlato su questo post:
      http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/09/neutrini-gli-einstenisti-accusano-i-fisici-di-creazionismo/

      Sul libro l’argomento c’è, ma per non allargare troppo il discorso è solo sfiorato a pag.125-126(l’origine della vita è in genere, anche se probabilmente a torto, trattato in separata sede rispetto all’evoluzione).

    • Leonetto scrive:

      Beh..di fatto sull’abiogenesi la faccenda è s’spinosa’ anche perchè,bene o male,negli ultimi tempi è stata un po’ tagliata fuori dalla TDE,nel senso che si tende un po’ a considerarla come dato di fatto,come assioma di partenza,sviluppando da li la teoria, dal presunto mitico progenitore comune(fra l’altro con vie metaboliche presenti).
      Ma il problema fa tutt’altro che scomparire ,i tempi per le modifiche da una specie a un’altra sono tutt’altro che brevi e sembrerebbero assai maggiori di quelli stimati.
      Basti pensare anche soilo all’enigma di Haldane,per fare un esempio,ossia,concedendo 10 Ma a disposizione per l’evoluzione (che non ci sono), ignorando che il 90% delle mutazioni sono fatali, presumendo che ogni
      mutazione fosse “guidata” nella stessa direzione,ammettendo che esistano queste mutazioni che portano ad un aumento dell’informazione,e, ignorando che le mutazioni non sono indipendenti,H.calcolò che nel tempo a disposizione sarebbero possibili solo lo 0,001% delle mutazioni necessarie (il 4% corrisponde a 240 milioni di mutazioni fra i 6 miliardi di geni nel genoma umano).
      Questo è uno dei punti perchè Gould per esempio cercò di correggere il gradualismo che Dawkins per esempio rende più graduale dello stesso Darwin..del quale,fra l’altro non vi è testimonianza..
      Il tempo è certamente un’incognita e uno dei vari problemi della teoria.

      P.S.
      Il libro ,che è molto inteessante e si legge bene,verte più su un altro aspetto..

      • Leonetto scrive:

        Ho spiegato più sotto il perchè dell’esempio,comunque, per precisione,mi riferivo ai nucleotidi,non geni,errore di fretta,Ora,si sa che
        la variazione ,anche di un singolo nucleotide,
        all’interno di un gene può avere importanti effetti , differire per decine di milioni di nucleotidi (come avviene o sembra avvenire fra scimpanzè ed uomo)significa avere molti geni che funzionano in modo differente tra queste 2 specie…

        Comunque come detto i punti centrali,in merito a questi discorsi, sono il tempo richiesto e la presenza di un incremento dell’informazione causa mutazioni…

        • Leonetto scrive:

          Sotto ho spiegato bene e c’è un ‘errata corridge’.
          Comunque,giusto,per far comprendere meglio cosa intendessi circa Haldane..mi riferivo all’applicazione di haldane di una sostituzione ogni 300 generazioni ad una eventuale evoluzione neodarwiniana umana.
          Nell’arco di 10 Ma con 20 anni come tempo riproduttivo,quindi 500.000 generazioni.
          E uindi al risultato di questo calcolo che porterebbe al risultato che una popolazione potrebbe sostituire non più di 1667 nucleotidi favorevoli,il che si vede bene è assolutamente insufficiente.
          Come ho detto sopra:
          “La variazione ,anche di un singolo nucleotide,
          all’interno di un gene può avere importanti effetti , differire per decine di milioni di nucleotidi (come avviene o sembra avvenire fra scimpanzè ed uomo)significa avere molti geni che funzionano in modo differente tra queste 2 specie…”

          Poi ci sono tutte le cose a cui faccio riferimento sotto(genoma altamente inerte,i limiti della velocità dell’evoluzione selettiva..etc etc..)
          Giusto per chiarire che magari l’esposizione della cosa poteva essere magari un po’ caotica.Così credo si possa capire cosa intendessi dire.

  • AlBello scrive:

    Leonetto, i geni umani non sono 6 miliardi, ma meno di 25.000.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Genoma_umano
    e il dilemma di Haldane non è un dilemma, essendo la questione risolta da tempo.

    • Leonetto scrive:

      Beh ovviamente parli dei geni codificanti proteine,in verità, allora, per avere differenze sostanziali ,morfoloicamente,fra due organismi bastano anche pochi nucleotidi..
      Il riferimento al ‘dilemma’ di Haldane era giusto per mostrare una stima fatta in riferimento all’argomento..
      Ora,certamente sono state mosse critiche al dilemma di Haldane,e contro critiche avanzate mi pare da ‘fautori’ dell’ID.Io non mi dilungherei sull’argomento specifico,in quanto ripeto,l’ho preso ,da esempio ,per introdurre il concetto di difficoltà temporali post-abiogenesi.
      Certo Haldane,che era neodarwinista,parte da alcuni assunti che da assodati,senza farlo non avrebbe avuto senso neanche fare una stima simile…
      ReMine fa un’analisi non banale sul dilemma e con punti interessanti e,a prescindere dalla critica che ne consegui,in verità come dilemma resta comunque un dilemma, solo che ,per dirla brutalmente,se ne può dire pochissimo fuori dal campo ipotetico..
      Haldane o non Haldane,il punto è comunque che intanto vi sono le problematiche relative a mutazioni che comportino un’incremento di informazione,come accennato sopra,ammettendo che esistano,poi,inoltre discorsi sull’evoluzione del cervello(http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/08/l%E2%80%99evoluzione-del-cervello-umano-non-e-darwiniana-parte-prima/) e colonna vertebrale non portano a risultati lontani..
      L’evoluzione veloce in piccole popolazioni richiederebbe una rata implausibilmente alta di mutazioni di natura sia benefica sia dannosa. Un disastro,un problema veramente enorme si verificherebbe poi,qualora errori genetici si accumulassero in una certa popolazione molto più velocemente di quanto la popolazione stessa riesce a ‘liberarsene’.Il genere umano rientra in questo meccanismo d’errore,anche ammettendo che più del 90% del genoma umano sia completamente inerte ed indisponibile di fronte a mutazioni dannose…
      E così il genoma altamente inerte,i limiti della velocità dell’evoluzione selettiva,i limiti di velocità dell’evoluzione naturale,la mancanza di mutazioni con incremento di informazione,la catastrofe d’errore,probabilità dell’avvenire di mutazione dannosa in una serie di mutazioni favorevoli etc..permette di rendere plausibile un’immagine raffigurabile con quanto espresso dal dilemma di Haldane ed il modello presentato della genetica dell’evoluzione neodarwiniana non è così assolutamente in grado di fornire una rappresentazione ammissibile di come l’evoluzione si possa essere verificata a livello genetico ed in quei tempi.
      Insomma il tempo è certamente un aspetto problematico della teoria dell’evoluzione.

      • AlBello scrive:

        Leonetto, non sono sicuro di aver capito tutto, ma se le mutazioni non possono dar luogo all’evoluzione, allora ci sono degli altri meccanismi e questo sarebbe davvero interessante. Tu o il prof. Giuliani potete dire qualche esempio che anche un profano possa capire? Grazie.

      • Enzo Pennetta scrive:

        @AlBello,
        la sua richiesta di fornire un’alternativa alle mutazioni casuali della Sintesi Moderna, può essere dunque interpretata come un riconoscimento che le stesse non sono accettabili come motore dell’evoluzione?

  • AlBello scrive:

    Prof. Pennetta, dal punto di vista scientifico tutte le ipotesi possono essere verificate. Penso che le mutazioni siano sufficienti a spiegare l’evoluzione, ma se ci sono alterantive, perché non indagare?

    • Enzo Pennetta scrive:

      Lei “pensa” che che le mutazioni (aggiungerei “casuali”) siano sufficienti a a spiegare l’evoluzione, e giustamente utilizza questo verbo perché non può fornire una prova corroborante.

      Allora faccio io una domanda, cosa avrebbe risposto Rutherford a chi gli faceva notare che secondo le leggi fisiche conosciute il suo modello non era soddisfacente?

      Che si sarebbe accontentato del “modello planetario” anche se era insoddisfacente perché non ne esisteva ancora un altro?

      • Leonetto scrive:

        La risposta di Enzo risponde già alla tua domanda AlBello..condivido ed appoggio quanto dice.
        Comunque…il fatto è che così come divenne inaccettabile sostenere un’evoluzione frutto dell’acquisizione di caratteri acquisiti,questo grazie a nuove conoscenze,così oggi,dopo che, fra ricerche,esperimenti,ritrovamenti,scoperte, niente è giunto a noi in grado di avvalorare o rendere ammissibile quanto il neodarwinismo afferma sulle mutazioni,senza contare poi che ,sembrerebbe,più cose nuove vengono messe in tavola, più tale idea sembra essere impossibile e falsa,la spiegazione neodarwinoiana risulta carente,insufficiente fallace e inadatta a spiegare ciò che pretende di spiegare.
        Riconoscerla invece come un qualcosa di sempre più certo non aiuta a progredire ne permette di arrivare a capo di nulla.
        Inoltre il concetto che vada bene tenere una cosa che si sa che è fallace, che è da considerarsi falsa,e continuare a considerarla vera perchè tanto non si trova un’alternativa è un concetto deletereo per la scienza e che può essere molto pericoloso..nella più rosea delle ipotesi ci si prende in giro..
        Così, tu ed io possiamo pensare tante cose,però di fatto ad un eventuale terzo non fregherà nulla di cosa pensiamose il nostro pensiero non è sostenuto da qualcosa.Il neodarwinismo così risulterebbe ad oggi essere una ipotesi non sostenuta dai fatti,ossia dovrebbe retrocedere da teoria scientifica,fare un bel passo indietro,perchè non ne ha più i requisiti.
        Accettare questo e rendere chiari e manifesti i problemi della teoria,come stanno relmente le cose,è indispensabile prima che si possa procedere a qualsivoglia altra analisi del fenomeno in esame.

  • Evoluzione.tk scrive:

    professore come commenta il caso di abduction di betty e barney hill? …deve ammettere che sembra convicente

    • Enzo Pennetta scrive:

      Riguardo agli “UFO” e affini, rispondo la stessa cosa che dico ai neodarwinisti: e le prove?

      • Evoluzione.tk scrive:

        prof dall’ipnosi regressiva è emerso che durante il rapimento betty hill è stata sottoposta ad un test di gravidanza …a quei tempi non esistevano

        è emersa anche una carta stellare che comprendeva alcune stelle non ancora identificate (una delle quali fu scoperta anche grazie alle sue indicazioni) ed i pianeti segnalati dalla donna come abitati da alieni risultarono effettivamente favorevoli alla vita

        tutto questo non credo sia solo frutto di invenzione, lei non crede al caso vero? soprattutto se si considera che questa testimonianza proviene da una donna anziana, spaventata e persino di tempi in cui la cinematografia non faceva ancora miracoli

        • Leonetto scrive:

          L’ipnosi regressiva,ne è stato esempio Malanga,ma già prima di lui,si presta bene a mettere in atto schemi della PNL,con buona probabilità di indurre il paziente,instabile,fragile al momento verso falsi ricordi,addirittura ricordi che il “terapeuta” vuole che il paziente abbia.
          Il caso non per nulla,oltre ai vari ufologi interessa anche l’ultima ne entry del giro,M.Biglino:
          http://www.bibbia-alieni.it/?p=1103
          Ora,ci sono delle circostanze,delle coincidenze,delle verosimilità..prove non c’è manco una.
          Inoltre la serie fantascientifica “Ai confini della realtà” presenta analogie con quanto descritto dai conigi Hill..siamo nel ’59-’64.
          Caso?
          Coi rettiliani avvenne lo stesso con i Visitor,sia con la prima serie (classica) che con la nuova..
          Anche gli esperimenti erano già un clichè.
          Gli astronomi mettono in evidenza che la mappa,fra l’altro disegnata sempre sotto ipnosi regressiva, sarebbe troppo vaga,potrebbe puntare dappertutto e da nessuna parte,per puntare accuratamente verso un qualsiasi sistema stellare.
          Se sia capitato qualcosa ai coniugi quella notte,e cosa sia capitato non lo so,probabilmente non lo sanno o non lo sanno più neanche loro.
          Ne si può sapere se e cosa siano stati indotti a credere o cosa pensino di aver visto o cosa abbiano visto..
          Di certo sarà anche uno dei più curiosi e per qualcuno affascinanti casi da “Mistero” ma come dice Enzo servirebbe qualche prova in più.

          P.S.
          Phil Plait è un astronomo di Discovery Channel che recentemente ha scritto 6 ottime ragioni per cui gli alieni non ci ‘ivaderanno’ mai.
          Qui se ne trova un sunto,è abbastanza divertente e comunque non così frivolo e banale..
          http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/15946/sei-ottime-ragioni-per-cui-gli-alieni-non-ci-invad/

          • Evoluzione.tk scrive:

            Leonetto sai essere molto convincente, grazie per le delucidazioni

          • Leonetto scrive:

            Ah, beh….poi ci sono analogie anche con i presunti alieni ed ufo di Roswell…inoltre la povera signora Hill continuò ad avvistare U.F.O.,anche molti tutti quanti insieme in una certa ‘zona speciale’ nel New Hampshire….

            Come direbbe O.Wilde:”Non credo agli alieni che rapiscono pesrone portandole sui loro dischi volanti extraterrestri,ne ho visti troppi”

          • Leonetto scrive:

            Ci mancherebbe Evoluzione.tk..ho detto uanto ho avuto modo di ‘osservare’ in merito a quel caso di abduction..

  • Alessandro Giuliani scrive:

    Caro AlBello,

    a mio parere il punto è cercare di capire quante sono le ‘soluzioni ammesse’ da un sistema fortemente connesso.
    In altre parole, se io osservo un citocromo di un paramecio e quello di un uomo (livello delle mutazioni di singoli geni strutturali) non trovo grandi differenze, viceversa le differenze sono enormi se vado a vedere l’organizzazione tissutale (i parameci sono addirittura unicellulari e quindi tessuti proprio non ne hanno..) oppure chiaramente il comportamento ecc..
    Ora il 95% circa del DNA non appartiene a geni strutturali (codificanti per proteine) ma a un mare ancora per larga parte sconosciuto di cui solo per una piccolissima parte si è trovato un ruolo regolatorio (es. la parte che codifica per i micro-RNA) che è quindi legata proprio alla regolazione dell’espressione genica e non tanto a come è fatta la singola proteina e quindi se è più o meno funzionale, adatta ad un certo ambiente ecc..
    Chiaramente qui le possibilità sono infinite, con più o meno gli stessi elementi posso organizzare incroci (reti regolatorie) praticamente infiniti, però, però a ogni successivo livello di complessità (ad esempio ‘tipi di tessuto’), solo molto poche delle possibilità teoriche di diversità vengono esperite , ad esempio con circa 25000 geni che possono variare su 4 ordini di grandezza di espressione noi ci aspetteremmo un numero infinito di possibili tessuti (ogni tessuto è caratterizzato da un profilo tipico di espressione) invece i tessuti differenti sono poco più di 200.
    Questo significa che le varianti POSSIBILI sono filtrate da un ‘campo generale’ ancora sconosciuto che ammette solo poche soluzioni globali, qundi da ‘leggi’ molto feree che stabiliscono una sorta di energetica sul campo delle possibili varianti. In altri termini è come se io avessi qualcosa di analogo alla forza di gravità: solo poche sono le orbite stabili rispetto all’immenso numero di orbite possibili. Questa ‘forza di gravità’ della biologia è ancora ignota ma bisogna cercare di capire cosa sia, io credo che non sia qualcosa di diverso dalle ordinarie forze fisiche ma una particolare combinazione di esse (tra cui anche la forza di gravità vera e propria gioca un ruolo non indifferente, conta che le cellule messe in assenza di gravità modificano profondamente il loro profilo di espressione genica).
    Un altro punto che ci potrebbe dare qualche ‘dritta’ è nella congruità tra differenti scale, in questo articolo di qualche anno fa abbiamo provato a confrontare differenti microrganismi in termini di similitudine su un parametro globale (wiring metabolico) e su un livello microscopico (differenze in sequenza degli enzimi che partecipavano al metabolismo stesso), bè la classificazione in termini di ‘wiring’ era rispecchiata dalla classificazione in termini di ‘enzima più centrale’ nella struttura della rete:

    http://www.biomedcentral.com/1471-2105/7/24

    questo mi dice che c’è una invarianza di scala fortissima e che le strutture ‘micro’ ereditano le caratteristiche ‘macro’ in maniera top-down, insomma la storia di un enzima è influenzata dalla struttura della rete in cui è inserita e non fa gioco a sè, lo stesso si nota se considero come io possa capire se una mutazione che elimini completamente un enzima (cioè lo renda non funzionale) è o meno letale semplicemente dalla posizione dell’enzima stesso nella sua rete metabolica:

    http://www.biomedcentral.com/qc/1471-2164/11/S1/S2

    concludendo, le mutazioni casuali sono il ‘materiale di base’ ma la ‘scelta’ , il ‘filtro’ viene prima di tutto fatta dalle compatibilità interne del sistema, compatibilità che coinvolgono L’INTERO FUNZIONAMENTO del sistema alle varie scale. Come dice Stuart Kauffmann (leggiti ‘A casa nell’universo’ che è bellissimo) le leggi dell’auto-organizzazione forse ci dicono di più sull’evoluzione rispetto alle mutaziono casuali che forse fanno solo il ‘lavoro di fino’ però queste leggi ancora non le conosciamo, c’è molto lavoro da fare prima di avere un modello soddisfacente dell’evoluzione biologica e questo lavoro deve tener conto del fatto che gli organismi viventi obbediscono alle leggi della fisica nella particolare forma in cui si presentano su questa terra.

  • bolon scrive:

    Salve,

    sono appena “approdato” in questo interessantissimo blog.
    Vorrei intervenire in merito al caso della presunta abduction da parte dei coniugi Hill.Sia Enzo che Leonetto mi pare di capire pongano il problema delle prove.Fermiamoci un attimo su questo punto.
    Che tipo di prove? Se per prove intendiamo quelle derivanti dall’utilizzo delle scienze fisiche e sperimentali oggi conosciute si rischia di sbagliare approccio. Il metodo scientifico ha come “impianto” di sussitenza il nostro cervello che in stati di coscienza ordinari percepisce la realtà attraverso i 5 sensi e a mio avviso per tentare di indagare alcuni fenomeni questi risultano insufficienti. Pretendere di interpretare ogni aspetto della realtà attraverso i 5 sensi ha contribuito alla visione della vita che larga parte degli esseri umani oggi ha adottato come propria, svilendo ed annichilendo ogni aspetto spirituale.

    • Leonetto scrive:

      new age.

      • bolon scrive:

        le etichette non sono mai belle. Così come si può mettere in discussione il neodarwinismo senza essere creazionisti, così si può mettere in discussione una certa forma di scientismo senza essere necessariamente new age.

        • Leonetto scrive:

          Secondo lei bolon come si dovrebbe valutare un’affermazione fatta a riguardo di UFO ed extraterrestri?
          Se si sta parlando di abitanti di altri pianeti nulla vieta di usare un approccio scientifico per valutarne la veridicità.
          Non c’è scientismo in ciò.
          Il ‘new age’ ,forse un po’ ridutrtivo,era riferito all’accostare la spiritualità al fenomeno ufologico-extraterrestre.
          Intanto si potrebbe dare un’occhiata qua:
          http://www.enzopennetta.it/wordpress/2012/01/2012-odissea-nello-spazio-il-messia-extraterrestre/
          e poi bisognerebbe vedere da dove viene la sua concezione di spirituale,di spirito.
          Da li si potrebbero dire altre cose.
          Per come si presentava faceva pensare ,avendola vista più e più volte ormai,a un caso di new age,con o senza cognizione di causa non lo so.