Neuroni specchio, specchio dei tempi…

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Una semplice ed efficace spiegazione dei neuroni specchio.

All’inizio degli anni ’90 un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma scopre l’esistenza dei “neuroni specchio”, un tipo di neuroni che si attiva quando vediamo altri compiere determinate azioni.

 

Qualcuno comincia a chiamarli il DNA delle neuroscienze, ma forse sono solo lo specchio di un paradigma riduzionista.

 

 

L’occasione per parlare dei “neuroni specchio” è offerta dal numero di Focus di Aprile, al cui interno troviamo un servizio intitolato “Sai metterti nei suoi panni?” nel quale si tratta l’argomento.

Un’ottima definizione al riguardo è quella del prof. Corrado Sinigaglia dell’Università di Milano che troviamo sulle pagine del Corriere delle Sera del settembre 2011:

I «neuroni-specchio» sono cellule nervose del cervello che si «attivano» quando vedono qualcun altro compiere un gesto. «Per esempio» spiega nel video in questa pagina il professor Corrado Sinigaglia, del’Università di Milano, «se guardiamo qualcuno che prendere una tazzina di caffè, nel nostro cervello si attivano le aree necessarie a compiere esattamente quel gesto, anche se noi, nella realtà, poi non lo facciamo>. Questi neuroni, quindi, “riflettono”, come uno specchio quello che «vedono» nel cervello altrui.

Riferendosi alla scoperta dei neuroni specchio qualcuno ha chiamato in causa la descrizione data da J.B.S. Haldane delle innovazioni scientifiche:

  1. è una sciocchezza priva di valore;
  2. è un punto di vista interessante, ma erroneo;
  3. è vera, ma del tutto irrilevante;
  4. l’ho sempre detto.

Non tutti gli studiosi sono andati oltre al punto 1 o 2, come mostra un’intervista al prof. Paolo P. Pascolo dell‘Università di Udine, in un intervista riportata dal sito Brain Factor:

Come effetto di una qualunque interazione tra l’individuo e l’ambiente esterno (i propri simili, una pietra, i suoni, i paesaggi ecc.) troveremo delle attività cerebrali; al contrario, il cervello sarebbe morto. Associazioni d’idee? Parliamo pure di effetto trigger, ma non di specchio. Non deve dunque stupire che studiando un qualunque fenomeno con la fMRI, piuttosto che con gli elettrodi impiantati, si possano rilevare “attività” registrabili e coerenti. Allora, sono stati “identificati” questi neuroni o piuttosto è stato rilevato un epifenomeno, già delineato da Aristofane, formalizzato dalla Gestalt e che ognuno può notare interrogando se stesso? E’ la stessa domanda che si erano posti anche alcuni ricercatori olandesi come Sebo Uithol e colleghi con un articolo dal titolo significativo: “When Do We Stop Calling Them Mirror Neurons?”

Per intenderci subito dichiaro di essere disposto a lasciare da parte le interessanti riserve sollevate dal prof. Pascolo e di ammettere di essere al punto 3, e spiego perché. Il fatto è che l’osservazione delle vicende altrui ha sempre suscitato in noi delle risposte di immedesimazione, si tratta di un meccanismo senza il quale non sarebbe mai nato il teatro e di conseguenza non avrebbero senso neanche i film. Che l’essere umano si immedesimi in quello che accade al prossimo, sia l’esperienza comune che gli studiosi di neurobiologia l’hanno sempre detto.

Per dirla con le parole del prof. A. Oliverio, intervistato da Focus:

“…in esperimenti in cui viene punta una mano di un individuo fra il pollice e l’indice, nello spettatore si manifesta uno spasmo muscolare nella stessa area”

Ecco dunque il meccanismo alla base dell’immedesimazione al teatro.

Ma subito dopo il prof. Oliverio spiega il ruolo di questo meccanismo nelle prime fasi di vita:

L’empatia ha origine quando il bambino inizia a riconoscere i sentimenti dalle espressioni della madre, collegandole ad una mappa motoria.

Il bambino impara dalla madre le espressioni e di seguito i gesti, ma come potrebbe avvenire questo se l’osservazione non attivasse le medesime aree cerebrali?

Per fare un esempio, come sarebbe possibile che la scimmietta dell’immagine in apertura abbia imparato a fare un gesto, come quello del mangiare una banana (che nella figura appare successivo) se guardando un proprio simile non le si fossero attivate delle zone cerebrali corrispondenti?

Ed ecco dunque spiegato il perché non è difficile accogliere la scoperta dei neuroni specchio, quello che però suscita delle perplessità è la tendenza a paragonare questa scoperta a quella del DNA, come affermato recentemente nel libro di Rizzolatti G., Sinigaglia C., (2006), So quel che fai, Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina Editore. (Riportato anche su Wikipedia)

Del libro ne aveva parlato recentemente anche la Repubblica in un articolo intitolato: Nessuno spenga i neurono a aspecchio, del 10 gennaio scorso:

La scoperta dei neuroni specchio prima nel cervello delle scimmie e poi nell’ uomo ha aperto un nuovo capitolo per studiare i meccanismi di apprendimento sociale e di condivisione affettiva fra le persone. I due libri di Rizzolatti e Sinigaglia So quel che fai (Cortina) e di Marco Iacoboni I neuroni specchio (Bollati Boringhieri) hanno ampiamente divulgato anche fra il pubblico non specializzato l’ importanza dei neuroni specchio nella vita relazionale di ogni giorno, in cui costantemente cerchiamo di interpretare in modo inconsapevole le intenzioni e gli stati d’ animo delle altre persone in modo da prevedere ciò che può avvenire e comportarci di conseguenza.

Vorremmo osservare che non sono i neuroni a specchio ad essere importanti nella vita relazionale, ma i contenuti della vita relazionale stessa, così come nel comunicare non è importante il computer sul quale questo articolo è stato scritto e quello sul quale lo state leggendo, ma tutto quello che chiamiamo “Uomo” e tutto quello che in migliaia di anni di civiltà è cresciuto intorno alle relazioni tra persone.

Voler paragonare i neuroni specchi al DNA è solo la testimonianza di una sterile mentalità riduzionista, purtroppo diffusa nelle neuroscienze.

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

5 commenti

    • Enzo Pennetta on

      Ciao Piero,
      conosco le performances di Battista sulla rivista e le trovo molto divertenti, grazie per avermele fatte rivedere!

      Va comunque detto che al di là di certi aspetti sui quali anche io in passato non sono stato molto indulgente, si tratta di un mensile letto da tantissime persone (tra cui molti giovanissimi) e quindi, a maggior ragione, è importante parlare degli articoli in esso pubblicati.

      • Ne esistono fra l’altro almeno 3 versioni:
        Focus “the original”
        Focus D&R(domande e risposte)
        Focus Junior(‘curiosità’ per i più piccoli)

        Rivista che ha comunque un ‘peso’ sull’informazione scientifica delle persone dai più piccoli in su,come lo ha Wild(trasmissione e da poco cartaceo) che ultimamente ha anche una rubrica pro-evoluzione neodarwiniana,con errori quali archeopterix etc.. e come lo hanno i vari documentari sulla natura.
        Un’operazione di debunking talora è d’uopo..
        Qui:
        http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/12/homo-sapiens-luomo-venuto-dal-nulla/
        Negli ultimi commenti alcune cose notate su un numero di F.D&R
        Di cose da dire ne darebbe tante,forse troppe,sicuramente credo sia consono tenerlo dentro a ciò su cui fare debunking

        OT.

        Ma quella del leone nella savana quante volte l’ha raccontata Battista?

        • Ma quella del leone nella savana quante volte l’ha raccontata Battista?

          Oh.. quello e’ un suo difetto..
          Ogni suo “nuovo” spettacolo e’ il 75% di quello precedente…