2050: tutti vegetariani

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Sulla Repubblica: ancora “profezie” per il 2050. Altro che i Maya…

 

Nell’articolo apparso il 28 agosto su La Repubblica intitolato “2050, tutti vegetariani ecco la dieta del futuro” stavolta è il turno di un gruppo di scienziati svedesi ad esercitarsi con le profezie per l’ormai fatidico 2050, e in alternativa a quelli che pronosticano un’umanità decimata ci prospettano tutti a dieta vegetariana forzata.

Il problema prospettato è il solito: saremo troppi e sarà impossibile che ci sia da mangiare per tutti, quindi sarà necessario rinunciare almeno alla carne:

Entro quarant’anni diventeremo tutti vegetariani. Non per scelta, bensì per necessità: altrimenti non ci sarà abbastanza cibo per sfamare la crescente popolazione terrestre. Frutta e verdura anziché bistecche e prosciutti. Ecco la dieta dei nostri figli o nipoti, se vorremo nutrire l’intero pianeta.

E così dei ricercatori ci informano del fatto che saremo 9 miliardi rispetto ai 7 attuali, ma assorti come sono a giocare con i loro modellini matematici, ci raccontano quello che avviene nei loro computer e si dimenticano di dirci che la realtà è ben altra. La realtà è che già adesso ci sarebbe da sfamare i 7 miliardi e anche i 9, basterebbe che si smettesse di utilizzare i raccolti per fare biocarburanti e si vietasse la speculazione, come ci informa un interessantissimo articolo apparso su Climate MonitorSull’orlo del disastro.

E così dopo l’immancabile allarme della Sibilla ferragostana, Giovanni Sartori (CS-Sartori: non ci sono più le mezze stagioni…), continua l’allarmismo…

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

4 commenti

    • Un articolo utile e ben impostato.
      Giuliano Guzzo ha messo su un blog interessante, adesso abbiamo una voce in più.

      Gli auguro buon alavoro.

    • Grazie,
      per fortuna c’è ancora qualche giornale che pubblica articoli pieni di buon senso e non proni di fronte al “verbo” scientista.