Flores D’Arcais, Vito Mancuso e le false certezze.

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 “Il caso o la speranza?”, dalle false certezze del libro di Paolo Flores D’Arcais e Vito Mancuso al problema reale della degenerazione genetica.

 

Questa volta in radio si parte spendendo qualche parola  sul  saggio scritto a quattro mani da Paolo Flores D’Arcais (filosofo,  firma di Micromega) e Vito Mancuso (teologo cattolico) intitolato Il caso o la speranza? Un dibattito senza diplomazia”. Fratus, che  ha letto il libro,  interroga Pennetta su temi ed argomentazioni che gli sono sembrate motivo di particolare interesse. Pennetta si pone quindi come’semplice’ interlocutore per discutere sulle varie argomentazioni che man mano emergono dal commento di Fratus sul saggio. Si va leggendo e commentando un brano tratto dalla pagina 27 del saggio dove si legge:

“Per quanto riguarda Dio , allora noi sappiamo tutto. Dal primo istante , o meglio dall’istante immediatamente successivo al Bing Bang, fino alla comparsa di Homo sapiens e alla sua avventura che anche tu e io stiamo ora vivendo: ciò che è avvenuto con il Big Bang, le galassie, il sistema solare, la nascita della vita, l’evoluzione dai procarioti ai mammiferi, fino alla <<scimmia nuda>> che tutti noi siamo, contraddistinta dalla neocorteccia e dal cammino eretto, è spiegato dal sapere scientifico.

Ignoto rimane ancora solo quel frammento di frammento di istante, un secondo alla meno 33, che è talmente infinitesimo che in realtà non riusciamo neppure a pensarlo, ad immaginarlo. Che prima o poi la scienza ci sveli cosa è esattamente accaduto in quell’attimo talmente impalpabile che lo possiamo chiamare ‘attimo-zero’, nulla toglie al fatto che comunque l’intero svolgimento del cosmo e della storia del pianeta Terra è stato indagato e spiegato prescindendo da Dio. Insomma, come rispose il grande astronomo Laplace a Napoleone:” Dio è un’ipotesi superflua”

Pennetta, un po’ basito nell’udire certe parole da parte di chi ha fatto della filosofia, dapprima ironizza un po’ sul fatto che stando così le cose allora si possa chiudere baracca, allora la ‘scienza’ è finita, non c’è più nulla da scoprire se si sa tutto. Poi va a sottolineare l’errore del citato determinista Laplace, che mischia ‘impunemente’ campi che non è corretto mettere insieme.

Fratus, ricordando parole del genetista E.Boncinelli:

“la vita è un fenomeno, per così dire, strano, per non dire unico […]o 3 miliardi e mezzo, o 6-7 miliardi, non è che faccia una grande differenza […]In definitiva possiamo dire che non sappiamo come è nata la vita.

Si chiede con Pennetta perché D’Arcais (ovviamente si criticano le tesi, le parole del filosofo e non questo quanto persona) si tenga tutto per se un (beh più di uno) segreto così importante come quello dell’origine della vita, che è lontanissimo dall’essere qualcosa su cui sappiamo tutto, e che, spesso lo abbiamo ricordato, anche se ciò viene fatto erroneamente, sia un qualcosa che viene separato dal resto della teoria dell’origine delle specie e posto più come assioma di partenza. Senza contare poi che esiste un’impossibilità intrinseca alla natura stessa dei fenomeni, che stabilisce nei processi di misura il confine oltre il quale non ci si può spingere ora e per sempre. Diventa pertanto qualcosa di incomprensibile affermare in tal modo che ‘sappiamo tutto’. Quella parte infinitesima poi non è paragonabile ad un ultimo piccolo pezzetto che non abbiamo osservato  di un  campo di migliaia di ettari, in perfetta continuità con la natura e la sostanza della parte rimanente. Oltre il cosiddetto “Muro di Planck” le leggi di natura cessano di essere valide, la nostra fisica non esiste più e non possiamo avere quella conoscenza.

Pennetta quindi propone un’analogia fra il passo tratto dal saggio di F.D’Arcais e la figura baconiana del sacerdote della scienza. Quello che deve rigettare i non lo so, il dubbio, un po’ l’umiltà dello scienziato e il carattere auto-dubitativo della scienza, deve infatti essere rappresentante di un qualcosa in grado di dare risposte su tutto, affidabili e certe. In poche parole si tratta di una professione di fede allo scientismo, uno dei falsi miti del XX secolo, secondo cui la scienza è in grado di cogliere e spiegare ogni aspetto della realtà.

Si prosegue parlando del Celacanto in relazione a quanto scritto da Pennetta in un suo recente e molto discusso articolo su CS in cui mostra come il celacanto fin da subito da quando ne venne fatta una  ricostruzione, a quando venne ‘miracolosamente’ ripescato, fino ai recenti risultati sullo studio genomico del pesce,abbia sempre causato qualche problema al neodarwinismo finchè oggi non arriva a farne esplodere le contraddizioni. Adesso il celacanto è stato anche definitivamente tagliato fuori dalla linea evolutiva che porterebbe dalle specie acquatiche a quelle anfibie sulla terra. Non è certo questo il gran problema o l’argomento di discussione. Infatti, Pennetta ricorda come fin da quanto fu pescato si poterono avere sotto gli occhi tutte gli errori della ricostruzione proposta fatta sulle base dei resti fossili, di come per esempio non avesse pinne carnose che rappresentassero proto zampe etc  etc..

Ponendo dunque attenzione su tutte le varie ricostruzioni e permettendo di interrogarsi  nuovamente sulla veridicità delle medesime, se ne era già parlato qua. Alcuni sostenitori del neodarwinismo,molto incautautamente, sono arrivati a dire che le somiglianze esteriori a priori non implicano una pari somiglianza genetica,cercando di trovare scappatoie al fatto che il celacanto si fosse mantenuto ‘praticamente  identico’. Beh, in tal caso il prof.Pennetta aveva fatto notare che questo rappresenterebbe solo un’ulteriore colpo al cuore alle varie ricostruzioni fatte, infatti si potrebbero scartare a priori tutti quelli presentati come nostri predecessori ad esempio.. E poi il celacanto con un tasso di mutazioni molto lento ed essendo rimasto quindi pressoché invariato, rappresenta un  invito a riflettere su quale affidabilità possiamo dare alla datazione ottenuta in questo modo. Inoltre se considerassimo una situazione di equilibrio di H&W dovremo considerare una popolazione ideale. Una popolazione  è ideale se:

1)La mutazione può essere ignorata
2)Si hanno generazioni discrete, non sovrapposte
3)Gli individui si accoppiano in maniera casuale
4)La dimensione della popolazione è molto grande
5)La popolazione è chiusa
6)La selezione non influenza le frequenze alleliche (si tenga presente che una selezione stabilizzante di fatto avviene sempre)

Una popolazione ideale, in equilibrio, non può ‘evolvere’, infatti il neodarwinismo, per dirla semplicemente, prevede che l’evoluzione  si ha quando l’equilibrio di H&W viene spezzato grazie a forze evolutive, selezione, migrazione, deriva etc..). Fra esse (le forze evolutive) però vi sono anche le mutazioni, che devono per forza di cose anche portare novità nella popolazione e non solo danneggiamenti, rotture etc..

Le mutazioni (errori di copiatura del DNA) si verificano continuamente, ma la maggior parte di esse sono “neutrali”, cioè rendono il genoma di pochissimo “difettoso” rispetto all’originale e senza che ciò pregiudichi la vitalità dell’organismo. Una piccola parte delle mutazioni sono non neutrali (anche più mutazioni a catena nel tempo) e possono causare incompatibilità o favorire un’adattamento. Secondo l’ipotesi neodarwiniana dovrebbero anche portare delle novità, cosa che però manca di corroborazione ed incontra diversi problemi in un’analisi statistico-matematica.
Fintanto che quindi le mutazioni non influenzano il fenotipo la selezione non interviene e non può, come vorrebbe il neodarwinismo, guidare l’evoluzione. La formazione di nuovi alleli neutrali (tramite le mutazioni neutrali) e la loro fissazione nella popolazione tramite l’azione di processi come per esempio la deriva genetica fa si che o questi alleli siano eliminati dal pool genetico oppure aumentino in frequenza fino a fissarsi, cioè a restare permanentemente nella popolazione. E di essi nel celacanto non vi era traccia….un bel problema.

La risposta migliore a questo è che il celacanto rappresentasse, semplificando,  una sorta di eccezione. Le mutazioni ‘registrate’ consentono di dire che o il celacanto ha un tasso evolutivo incredibilmente lento (appunto un’eccezione) oppure qualcosa non va nel paradigma, o anche il pesce recentemente dovrebbe aver incontrato qualcosa come un ‘collo di bottiglia’, ma questo resta tutto meramente ipotetico. Si dice che l’ambiente così estremo, così isolato favorisse il mantenimento di una creatura così specializzata per quell’ambiente. Per riflettere ancora sulla degenerazione, si potrebbe riprendere gli esperimenti sui topi di Cuènot. Cuènot osservò che essi (i topi) in circostanze normali avessero una pelliccia grigio-marrone scura, ma che c’erano anche topi con un manto giallo. Questi, incrociati con topi normali davano una popolazione in cui metà popolazione aveva il manto giallo, e non mostrava problemi per la fitness. (Il topo giallo era un eterozigote (due alleli diversi per un certo gene) e che la caratteristica gialla (AY) è dominante normale (A)). Poi se un topo giallo si fosse incrociato con un’altro giallo si osservano il doppio di topi gialli mentre l’aspettativa sarebbe di tre volte. Questo perché quando un topo diviene omozigote (AYAY) per il colore giallo non può sopravvivere. Infatti nell’utero di femmine gravide, un quarto degli embrioni è stato trovato morto.

La spiegazione di questo è che si tratta dell’avere o no  una proteina essenziale, che, quando si verifica una sola volta, essa (tra le altre cose) provoca il manto giallo, ma sua completa assenza è letale. Si scoprì che esistono molti di questi geni letali che possono provocare morte o embrionale o in corso di vita. Alcune cause di morte in eterozigosi, altri solo in omozigosi. C’è un termine per la collezione completa dei geni letali che risiede in una popolazione o gruppo di popolazione e va sotto il nome di ‘carico genetico’. Questa è una chiara forma di degenerazione. La selezione,il non isolamento etc..possono ridurre questo fenomeno non eliminarlo. Tracce dovrebbero essere trovate.

Sia le affermazioni ‘curiose’ di D’Arcais,sia il caso del celacanto hanno permesso un’operazione di critica mirata soprattutto a sottolineare, mettere bene in luce cose su cui si glissa, cose che rimangono comunque per lo più non dette se non distorte o piegate a ideologie o paradigmi..e pertanto rappresentano occasioni per gridare che il re è nudo e che non indossa i vestiti che i lacchè sostengono indossi.

Una puntata allegra dai toni spiritosi,che però affronta tematiche che meritano adeguate riflessioni.

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La trasmissione è disponibile al seguente indirizzo:

https://www.dropbox.com/s/gqzso91bhybur91/27_04_13.mp3

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30 commenti

  1. Nicola Terramagra on

    Ho letto il libro e mi interessava proprio conoscere l’opinione di Enzo su alcuni dei temi trattati. Questo articolo è stato pubblicato a pennello! 😉

  2. Massimo (neodarwinista) on

    <>
    http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Perche_i_celacanti_non_sono_%E2%80%9Cfossili_viventi%E2%80%9D.aspx

    Il tasso di sostituzione è effettivamente un po’ più lento di altre specie, ma non abbastanza lento da giustificare la presunta stasi morfologica (che in realtà infatti non c’è) senza scomodare ulteriori ipotesi che però creano qualche problema.

    Se non vi è stasi morfologica, ha senso trarre conclusioni sull’origine dei tetrapodi a partire dai pesci del genere Lantimeria di 400 milioni di anni dopo? E’ discutibile, bisognerebbe essere sicuri che gli organi di movimento non abbiano subito differenze sostanziali, non so se si può dire con certezza confrontando i fossili.

    • Massimo (neodarwinista) on

      Tra le virgolette avevo messo questa citazione da Pikaia:

      “La verità però è che come mostrato nel dettaglio dagli studiosi, non c’è alcuna prova paleontologica che dimostri che i celacanti attuali del genere Latimeria siano effettivamente uguali a qualche fossile di Actinista estinto; tanto diversi morfologicamente invece, che il genere Latimeria è stato costituito apposta per le due specie attualmente esistenti. Perfino il parente più stretto estinto del genere Macropoma, si rivela essere sostanzialmente diverso, almeno nella struttura scheletrica. Non è vero dunque che esistano prove a favore del fatto che i celacanti siano rimasti in stasi morfologica dal Devoniano. Questa assunzione però è stata fatta, per esempio, nel lavoro comparso su Nature dedicato al sequenziamento del genoma di Latimeria, in cui si afferma che il lento tasso di evoluzione molecolare (tasso di sostituzione) riscontrato attraverso i dati genomici, spiega in qualche modo la lenta evoluzione morfologica di questa specie”

      • La stasi a cui credo alluda non esiste né può esistere,se non al più a livello ideale.
        Se il Macropoma è veramente imparentato col celacanto è abbastanza evidente che vivesse in altri loci di conseguenza è stata favorita quella variante.
        Qualcosa ,per comprendere,pur con le dovute differenze alla variazione del cormorano delle Galapagos.
        Fra l’altro, non si assiste a particolari variazioni,son cose che potrebbero anche avvenire in pochi anni partendo dalla popolazione d’origine,tenendo anche conto del cambio d’ambiente.
        L’Actinistia è una sottoclasse che comprende più elementi dei Sarcopterygii …con resti scarsi..
        Sull’origine dei tetrapodi di certo non si possono avere elementi a favore da Latimeria …
        Il celacanto ha caratteristiche espressamente per un ambiente di profondità,sostarsi più sopra vuol dire morte.Vescica,occhio etc..e c’è da supporre che li avesse già l’antenato visto che tutto l’assetto è rimasto pressocchè invariato.Le pinne sono erano e saranno pinne..non c’è variazione alcuna in quel settore.
        Sul tasso e Nature se ne era già largamente parlato nel precedente articolo sul celacanto.
        Al RUB’s Department of Animal Ecology, Evolution and Biodiversity poi hanno dichiarato che:
        “We have thus been able to show that despite their slow evolutionary rate, coelacanths continue to develop and are potentially also able to adapt to new environmental conditions” says the RUB researcher. “The image of the coelacanth as a passive relic of bygone times should therefore be put into perspective.”
        E al Ahlberg Lab hanno riconosciuto che”The fact that their proteins evolve slowly underscores that there is a real phenomenon going on here”
        Alcuni poi hanno proposto un caso singolare nell’evoluzione:la ‘colonizzazione di una terra’,altri che un ambiente molto estremo che conservasse più del previsto una specie etc etc..Ma non vedo assolutamente nulla che vada contro quanto è stato detto…
        E così,come la nostrana Pikaia,su National Geographic si sono focalizzati sul concetto che questo pesce “si sia evoluto più lentamente» rispetto ad altri animali,su Live Science con un titolo ‘suggestivo-sensazionalistico’:”Fish DNA Makes Limbs Sprout in Mice”
        anche se i geni Hox studiati hanno a che fare con la formazione a monte degli arti e non hanno nulla a che fare con le ossa del braccio,polsi e dita in un pesce..
        Sono state dette moltissime cose su tutte le riviste scientifiche e su le ipotesi di alcune ricerche.Ma i fatti son quelli.
        Un conto è partire col paradigma e fare implicazioni subordinate al paradigma ed ipottesi su cosa potrebbe o non potrebbe essere o non essere.
        Non si fanno spiegazioni in tal modo.
        Ripeto niente che vada contro quanto detto.

        • Massimo (neodarwinista) on

          “E così,come la nostrana Pikaia,su National Geographic si sono focalizzati sul concetto che questo pesce “si sia evoluto più lentamente» rispetto ad altri animali”

          Gli autori di Pikaia sottolineano come questo tasso di sostituzione inferiore del 20% circa non giustifichi una stasi morfologica, che peraltro sembra non esserci.

          Quindi su questo mi pare di capire che siamo d’accordo, i recenti studi in merito sull’origine dei tetrapodi si basano più che altro su speculazioni.

          • Si basano solo su speculazioni.

            Sulla stasi morgfologica invece ho detto già nel commento sopra.
            Se non si specula sul concetto di stasi la stasi c’è eccome..

          • Massimo (neodarwinista) on

            Quindi il punto è l’esistenza o no dei fossili viventi, nessun problema nuovo insomma. Ci sono tante specie che sono state indicate in passato come fossili viventi, con somiglianze ai fossili anche maggiori del celacanto. La spiegazione è sempre la solita, habitat simili portano a forme esteriori simili, ma la somiglianza finisce lì. Anche gli squali hanno sempre avuto all’incirca quella forma, dalla massima idrodinamicità, e creature che sono tornate in acqua recentemente ci hanno messo poco per avvicinarla.

          • Massimo (neodarwinista) on

            (“quella forma” nel senso quella dello squalo, il celacanto avrà un’altra ragione per aver mantenuto la sua, forse è la più idrodinamica in base al suo particolare modo di nuotare e la sua dimensione)

          • Massimo (neodarwinista) on

            E comunque l’esistenza di fossili viventi, anche se è una vecchia idea che si scontra con le descrizioni attuali, implicherebbe la possibilità di studiare dal vero una creatura delle ere passate, il che porterebbe a conclusioni certe e non ipotetiche sull’origine di alcuni gruppi tassonomici.
            Lei invece vorrebbe dare torto sia a questi studi che alla visione cladistica, ma escludere uno significa validare l’altro.

  3. Massimo (neodarwinista) on

    Riguardo gli alleli che sono letali se omozigoti, ma non se eterozigoti, la teoria si applica normalmente. Gli omozigoti vengono selezionati immediatamente (livello di fitness 0), gli eterozigoti sono sottoposti a pressione selettiva che tende ad eliminarli se la mutazione è svantaggiosa (quasi sempre, ci sarà un motivo se è letale in caso omozigote), favorirli se è vantaggiosa (in rari casi ciò che prima era una penalità può diventare un vantaggio, come l’anemia falciforme e la malaria), sottoporli a deriva genica in caso di allele prossimo alla neutralità. Tutti fenomeni studiati dalla statistica e congruenti. Il fatto che siamo diploidi ci da in realtà un vantaggio adattativo, la casistica sarebbe molto inferiore con un solo allele: meno possibilità di adattamento.

    • Ancora con l’anemia falciforme?Ma allora non ha capito nulla di tutto quanto le è stato detto in tutta quella lunga serie di commenti?
      Se gli eterozigoti non manifestano nessun svantaggio fenotipico non possono essere selezionati.E il carico tende ad aumentare.Come detto la selezione non può eliminarlo ma lenirlo,e laddove la selezione è meno pressante viene frenato meno.

      • Massimo (neodarwinista) on

        Dopo le sue spiegazioni mi sono documentato meglio sull’anemia falciforme ed ho scoperto che in caso eterozigote dà un vantaggio sulla malaria. Questa è un’eccezione che gioca a sfavore sulle generazioni future, ma nella casistica tripartita ho dovuto considerarlo.

        “Se gli eterozigoti non manifestano nessun svantaggio fenotipico non possono essere selezionati.E il carico tende ad aumentare.”

        E’ molto singolare che un allele letale negli eterozigoti non manifesti nulla di svantaggioso (o vantaggioso in situazioni estreme, vedi anemia) negli eterozigoti, ma ho considerato anche questo caso, in cui il destino di tale allele viene deciso dalla deriva genica.
        Supponiamo che una popolazione sfortunata finisca nella situazione peggiore: ad una data generazione, tutta la popolazione è eterozigote per un allele letale se omozigote (A), ma che appunto non dà sintomi nell’eterozigote, e la variante di quell’allele è solo una in tutta la popolazione (B). Nonostante ciò, la deriva genica favorisce B, vediamo perché.
        In una popolazione ideale la probabilità di generare prole AA, AB o BB è rispettivamente 25%, 50%, 25%.
        Poiché AA non è vitale, la probabilità diventa AB: 66%, BB: 33%. La probabilità di depurarsi dall’allele letale aumentano del 13%.
        Un quarto degli individui muore prima di nascere, ma cosa succederebbe se tutti gli individui di una popolazione fossero per assurdo eterozigoti di un allele neutro letale negli omozigoti per CIASCUNO dei loro geni?
        La probabilità di generare un individuo non vitale si calcolerebbe come somma convergente di frazioni esponenziali di base 1/4, il cui risultato, per un numero di geni contenenti l’allele neutrale tendente ad infinito, è 1/2: anche in questa situazione estrema idealizzata, non si può superare il 50% di concepimenti falliti.

        • L’anemia falciforme anche negli eterozigoti è una malattia che da problemi,alcuni anche sensibili altri meno o per niente,ed il vantaggio contro la malaria non è assoluto.Ma la mutazione è comunque una perdita di informazioni. La normale funzione dell’ emoglobina è compromessa, non migliorata, e la protezione dalla malaria è semplicemente un vantaggio collaterale- incidentale.Soprattutto questa mutazione non introduce un nuovo livello di complessità, non ci sono nuove informazioni funzionali o nuova caratteristica strutturale per l’evoluzione su cui costruire. Questa è una mutazione distruttivo e dannosa, come lo sono tante altre e contribuisce quindi alla degenerazione genomica di una popolazione ancor maggiormente se da quel pseudo-vantaggio e quindi non viene eliminata..
          Per il resto che ti paia difficile o meno poco conta,fra l’altro nel caso dell’anemia anche a livello eterozigote c’è espressione fenotipica selezionabile..attenzione..se non c’è non ci può essere selezione.
          Se un tratto invece non da caratteristiche fenotipiche o ne da ma tali non rigurdano minimamente la fitness non possono essere eliminate e si diffondsdono.
          Il manto dei topi è un esempio.
          La tabellina mendelliana ben la si conosce tutti e bisognerebbe tra l’altro differenziare tratti mendelliani da quelli non..non è tutto così scontato.
          Non è affatto singolare quanto tu reputi singolare,ovvero conta che il vantaggio ‘estremo’ è un vantaggio estremo rappresenta qualcosa legato a molto fortuiti,accidentali,correlati incidentali contingenze,e che ,comunque,se verificato contribuisce alla degenerazione…

          • Massimo (neodarwinista) on

            “L’anemia falciforme anche negli eterozigoti è una malattia che da problemi,alcuni anche sensibili altri meno o per niente,ed il vantaggio contro la malaria non è assoluto.”
            I vantaggi non sono mai assoluti, comunque non ho detto che l’anemia sia un esempio di neutralità negli eterozigoti, anzi è un esempio di come anche negli eterozigoti ci sia non neutralità (in bene o in male in base al contesto ambientale)

            “Il manto dei topi è un esempio.”
            Un esempio da laboratorio, mi pare che in natura non si sia diffuso, proprio perché crea degli svantaggi oltre la colorazione che è ininfluente. Cmq io ho considerato tutte le casistiche, anche quella di mutazione neutrale che è invece letale negli omozigoti. Concorda che per i caratteri mendeliani questo non crea nessun problema? Quali problemi crea per gli altri?

          • Massimo (neodarwinista) on

            Riguardo alla perdita di informazioni, solo per non far sembrare che io stia glissando, sono d’accordo, ma quello è un altro discorso, qui siamo al passo prima. Sulla nuova informazione ho riaperto la discussione sull’articolo degli scarafaggi.

        • Massimo (neodarwinista) on

          Erroraccio mio, il calcolo corretto è lim_n->inf(1/4(sommatoria0_n((3/4)^n)))=1, insomma per infiniti alleli tende a diventare sempre più improbabile un concepimento riuscito, l’ultima parte del mio discorso è falsa. Non cambia la sostanza.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Mamma mia quanti colpi di kalashnikov sparati a casaccio contro l’odiato nemico!

          • Questo era un sassolino, cmq bersaglio mancato. Io ci tengo alla correttezza quindi anche se nessuno nota un mio errore lo sottolineo

          • E chi non ammette errori non sta facendo un dibattito scientifico ma propaganda

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Sarà ma questo sito meriterebbe autentici Biologi e autentici Paleontologici.No appassionati che copiaincolla in modo quasi frenetico.
            Il lettore,onestamente,credo non riesca a seguire questa crociata.Probabilmente sarebbe necessario un reset.

          • Infatti da quando ho il nuovo nick mi sono proposto di essere più incisivo, e non mi ricollego più al discorso precedente. Riguardo al copia incolla, a parte adesso che ho citato Pikaia, di solito ciò che scrivo è tutto originale al 100% se è quello che intende. Se qui ci fossero biologi darwinisti e paleontologi sarebbe meglio, ma in mancanza di questi una voce contraria è comunque più costruttiva che nessuna.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Grazie per la Sua modestia.
            Ma ci lasci leggere anche gli articoli che non trattano la Sua competenza al 100%.ps.rimaniamo in ogni caso in attesa di Biologi ecc.

          • Non è poco modesto, semplicemente volevo fosse chiaro il messaggio: quello che scrivo non è copiato ma elaborato. Lei ha creduto il contrario?
            Sul fatto che sia elaborato bene è tutto da vedere.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Sono mesi e mesi che seguo questo (ottimo)sito,ma ancora nessun Professore Universitario ha fatto capolino.Sia ben chiaro che non vorrei assolutamente mancarle di rispetto,ma certo “l’opinione ufficiale”della controparte quanto meno sarebbe utile.
            Infatti gli argomenti scientifici trattati dal sito sono importantissimi ed attuali.

          • Massimo (neodarwinista) on

            Credo anche io che questo sito meriterebbe un vero confronto, io sono solo un maldestro “sostituto” della scienza “ufficiale”, anche se qualche punto a volte lo centro.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Il punto Signor Massimo è che i temi trattati sono veramente delicati e come ben comprende “questo sito meriterebbe un vero confronto”.ps.scancelli la parola
            maldestro,assolutamente.

  4. Dato l’utilizzo contemporaneo di due diversi nomi da parte di Massimo, ho provveduto a bloccare l’account.
    Per poter nuovamente intervenire sarà necessario aprire un nuovo, singolo, account con il nome non uguale a quello dell’utente omonimo registratosi per primo.

    • Massimo (neodarwinista) on

      Chiedo scusa, avevo ancora il vecchio nome su un dispositivo portatile da cui ho effettuato gli ultimi commenti, e non me n’ero accorto. Spero si fosse capito dal contesto che ero io. Ho cambiato mail in modo da non avere più il doppio nome.