“Donne sventrate dai preti…” ovvero quando il pregiudizio acceca

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In un commento la denuncia della pratica barbara e oscurantista di un prete del ‘700 che sventrava le donne ancora vive per battezzare il feto.

 

Un caso emblematico di come la deformazione della realtà sia usata per demonizzare la cultura cattolica.

 

Un utente qualche giorno fa aveva affermato in un commento che nel ‘700 era in vigore un’atroce pratica:

 “…ancora una volta non ha scritto chiaramente quello che farebbe. non e’ ovvio un bel niente,caro pennetta. non lo fu per le donne i cui ventri furono aperti mentre erano ancora in vita per impartire l’estrema unzione all’embrione (accadde ancora nel 700 in meridione,con la benedizione della sua chiesa) 

 

Ai miei dubbi sull’autenticità del fatto lo stesso utente (che nel frattempo era stato escluso per via delle sue intemperanze) rispondeva con un intervento che è stato adesso recuperato:

http://archiviostorico.corriere.it/2000/dicembre/06/Embrioni_quelle_anime_salvare_co_0_0012066540.shtml

vuole smetterla di offendere la mia persona ? le ricordo che dare del bugiardo a una persona puo’ rientrare nel reato di diffamazione.
se ha intenzione di approfondire seriamente (cio’ che dubito,in quanto cozzerebbe con la sua attivita’ di volgare propagandista) organizziamo pure un dibattito in campo neutro senza censure. 
ciascuno con i suoi documenti.

 

Come si può subito vedere la sensibilità verso il reato di diffamazione è molto alta quando si tratta di sé stessi, quando si tratta di noi ci si ritiene liberi di dire qualsiasi cosa (vero Sig.ra Coyaud?).

Ma entriamo nel merito della questione, i documenti che l’ignoto utente ettore23 (di cui infatti non è stato mai pubblicato il cognome, quindi di quale reato di diffamazione si tratterebbe?!?) consistono in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 6 dicembre del 2000 a firma di Adriano Prosperi e intitolato “Embrioni, quelle anime da salvare” nel quale si leggono passi come il seguente:

Questo era il problema: come salvare l’ anima degli embrioni e dei feti racchiusi nell’ utero di madri gravemente malate o addirittura morenti? La risposta era evidente per monsignor Cangiamila. Era dovere del medico aprire il ventre materno in modo che il parroco potesse battezzare in tutta fretta l’ essere che vi si trovava racchiuso. Così si salvava la vita – quella eterna, naturalmente,- dato che il parto cesareo significava allora la morte certa per la madre e per il figlio. 

È vero che le partorienti, quando vedevano entrare nella stanza il prete e il chirurgo, gridavano tutta la loro disperazione per la sentenza di morte che era stata decisa. 

 

Cangiamila appare come Jack lo squartatore, la sua vicenda è davvero una di quelle terribili, roba da indurre la Chiesa a chiedere scusa ufficialmente per queste pratiche aberranti e per l’atrocità dei crimini compiuti.

Ma qualcosa avrebbe dovuto mettere in guardia l’anonimo utente dal prendere troppo sul serio l’articolo seppur pubblicato sull’autorevole Corriere

L’esperienza ci dice che se un fatto del genere fosse stato vero l’avremmo visto utilizzare a piene mani in ogni tipo di polemica da parte dell’UAAR del Partito Radicale e così via, invece niente, dal 2000 facendo una ricerca su Google non si trova per anni un nuovo articolo o una nuova citazione del fatto. Possibile che si sarebbero fatti scappare un’occasione così ghiotta?

Il fatto è che l’UAAR, il PR & Co. sono abbastanza intelligenti da non darsi la zappa sui piedi. Il primo articolo che si trova sull’opera del sacerdote Francesco Cangiamila dopo quello sul Corriere segnalato dall’utente, è del 6 gennaio 2009 ed è stato pubblicato su Repubblica con il titolo “La vita obbligata” in cui il nome di Cangiamila viene usato ancora una volta in senso negativo per colpire l’etica cattolica nel pieno della battaglia sulla legge riguardo gli embrioni congelati e l’eutanasia, ma il nome dell’autore è sempre quello di Adriano Prosperi che dopo 9 anni succede a se stesso nel riproporre la storia:

Procedere lungo questa via fino a trarne conseguenze giuridiche e mediche significa rinverdire la memoria di quei sacerdoti che erano ossessionati dallo spettro dell’ aborto e immaginando l’ utero materno come una prigione minacciosa erano capaci di azioni come quelle del prete siciliano che entrava nelle stanze delle partorienti a rischio di esito infausto e ne faceva aprire il ventre per battezzare il feto e salvarne l’ anima: si chiamava Francesco Emanuele Cangiamila e il suo trattato di “Embriologia sacra” per insegnare a medici e sacerdoti a seguire il suo esempio riscosse un notevole successo fin nella tollerante Lombardia austriaca e nell’ America latina.

Qui succede un fatto inaspettato, finalmente qualcuno risponde al Prosperi, ma lo fa smentendolo e la smentita viene dalle stesse colonne di Repubblica un mese dopo, il 6 febbraio con il titolo Il caso Cangiamila, teocon del ‘700” con un articolo che a sorpresa racconta tutta un’altra storia:

Se il nome di questo ecclesiastico nulla più dice alla generalità dei lettori (tranne in quel di Palma di Montechiaro, dove è ancor viva la sua fama e dove una strada e una scuola sono a lui intitolate), continua invece ad essere citato in saggi di filosofia, e nella storia dell´ostetricia. Su queste colonne il 28 marzo 2006 Giovanna Fiume esaminò acutamente gli aspetti teologici della sua opera.

Ma sorprende il vederlo portato ad esempio in un articolo di Adriano Prosperi sui pregiudizi ideologici in materia di inizio e fine della vita (“La vita obbligata”, la Repubblica del 6 gennaio scorso): «capaci di azioni come quelle del prete siciliano che entrava nelle stanze delle partorienti a rischio di esito infausto e ne faceva aprire il ventre per battezzare il feto e salvarne l´anima: si chiamava Francesco Emanuele Cangiamila». 

Certo, detta così la cosa può apparire abbastanza truce. Ma è vera nella sostanza. In premessa al suo trattato infatti il Cangiamila dice: «Due sono gli scogli che deve evitare il medico. Il primo è l´omicidio corporale del povero feto innocente, il secondo è l´omicidio spirituale del medesimo, perché se muore prima di nascere resterà senza battesimo, e perirà eternamente».

E riferisce del primo esperimento da lui stesso condotto con successo, facendo praticare il taglio cesareo post-mortem e “salvando” il primo neonato…

 

Il giornalista Gabriello Montemagno forse essendo siciliano ha avuto modo di conoscere da altre font l’opera di Cangiamila e si meraviglia di come sia stato presentato nell’articolo del Prosperi. Dalla lettura dell’articolo del 6 febbraio scopriamo che Cangiamila si distinse per aver salvato la vita di bambini che dopo la morte della madre:

E riferisce del primo esperimento da lui stesso condotto con successo, facendo praticare il taglio cesareo post-mortem e “salvando” il primo neonato: «Il 5 ottobre 1736, essendo morta una assai povera contadina della mia parrocchia di Palma, una Mammana ben antica e Dr Luciano Taibi eccellente chirurgo attestano che la creatura era morta da due giorni: ma io volli risolutamente che la madre ad ogni costo si incidesse e la bambina trovossi viva.

 

La bambina purtroppo non riuscì a sopravvivere a lungo ma veniva aperta la strada alla moderna ostetricia e alla pratica del parto con taglio cesareo. Già, proprio così, quello che voleva essere dipinto come un mostro è invece considerato nella storia della medicina come un grande personaggio:

 E certamente, si legge nei testi scientifici, l´opera del Cangiamila contribuì fortemente alla conoscenza pratica e diffusione del taglio cesareo, fino ad allora conosciuto solo in teoria e praticamente avversato.

 

E le urla delle partorienti sottoposte al parto cesareo, quelle che come racconta il Prosperi “gridavano tutta la loro disperazione per la sentenza di morte che era stata decisa” erano né più né meno che quelle di tutte le persone sottoposte ad intervento chirurgico in quei tempi. Senza scomodare testi specialistici basta ancora una volta andare su Wikipedia per trovare che lo stesso Darwin qualche anno dopo dovette constatare nella “civilissima” Inghilterra quale fosse la realtà della chirurgia:

Nel 1825, due anni prima di completare gli studi, all’età di sedici anni, fu iscritto dal padre all’università di Edimburgo, presso la facoltà di Medicina. La rozzezza della chirurgia del tempo ed il suo disgusto per la dissezione lo portarono ad abbandonare la Scuola di Medicina nel 1827, senza laurearsi. 

Quindi, o si bollano come barbari e oscurantisti tutti i chirurghi dell’epoca o si accetta di vedere le accuse a Cangiamila per quello che sono, delle infondate critiche volte a stravolgerne la figura trasformandola da medico all’avanguardia in aguzzino oscurantista.

Ma come è possibile che lo storico Adriano Prosperi non conoscesse i meriti in campo medico di Francesco Cangiamila a cui sono tutt’oggi dedicate vie e scuole? Leggiamo su Wikipedia che Prosperi ha ricevuto delle importanti critiche per il suo modo di affrontare alcuni argomenti che, sarà un caso, erano tutti ostili alla Chiesa Cattolica:

Il più duro dei critici fu Giovanni Romeo, che nel 1999 pubblicò una recensione[12] sulla rivista “Quaderni storici”, sottolineando a suo giudizio le carenze empiriche e documentarie delle teorie di Prosperi

Nel libro Vittore Soranzo vescovo ed eretico. Riforma della Chiesa e Inquisizione nell’Italia del Cinquecento, pubblicato da Laterza nel 2006, Massimo Firpo riprende alcune critiche sul saggio di Prosperi, accusandolo di aver attribuito un carattere troppo decisivo all’affermazione dei tribunali inquisitoriali e di averne sopravvalutato il peso nella storia italiana

 

Ecco dunque delinearsi la figura di uno storico che viene accusato di condurre studi con carenze documentali e con la tendenza ad esagerare le vicende dell’Inquisizione, che scrive articoli in cui attacca la Chiesa Cattolica per le sue posizioni sulla bioetica (vuoi vedere che non è del tutto neutrale nei confronti della Chiesa Cattolica?).

Ed ecco che le sue affermazioni riportate solitariamente e non riprese da altri vengono a fissarsi nella mente di una persona che resterà convinta delle “atrocità” commesse dalla Chiesa Cattolica quando invece in quei tempi si inventava una moderna tecnica di ostetricia.

Un caso paradigmatico che offre la possibilità di mostrare i meccanismi della propaganda in azione.

Una propaganda che si può smontare con una semplice ricerca, basta non essere accecati dal pregiudizio.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

27 commenti

  1. Michele Forastiere on

    Riguardo alla figura di Cangiamila, in aggiunta alle esaurienti informazioni riferite qui da Enzo, suggerisco la lettura della voce corrispondente sulla Treccani:

    http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-emanuele-cangiamila_(Dizionario-Biografico)/

    e anche quella di questo interessante articolo online:

    http://www.ambulatorio.com/area_pubblica/il_bambino_in_primo_piano/choes_magazine_online/anteprima_n.3_anno_3_1_marzo_2008_marinella_corridori_responsabile/nascita_umana_nascita_straordinaria_il_taglio_cesareo/1411.htm

    • dall’ultimo articolo leggo che Cangiamila ” si dedicò con entusiasmo alla salvezza dell’anima dei feti, predicando la necessità di aprire col tagliente l’addome di qualsiasi donna gravida fosse morta prima di dare alla luce il suo bambino, indipendentemente dalla durata della gravidanza.”

      Se la donna era morta prima non si capisce dove sia il problema considerando che questa operazione in qualche caso poteva portare alla nascita del bambino.

      da una rapida ricerca su google book trovo tra i tanti:

      “Nel 1745 Francesco Emanuele Cangiamila nella sua Embriologia Sacra auspicò la pratica routinaria dell’operazione cesarea sulle gravide decedute”

      “Dice Cangiamila, che a Siracusa, nel corso di di’ eiotto anni, si era eseguita venti volte l’operazione cesarea sotto alle, stesse circostanze; che a Girgcnti si erano salvati tredici bambini da ventidue donne morte gravide”

      “Profittando adunque delle sue ricerche, stabiliremo esser fuor di ogni dubbio,,che sieno i Chirurgi nell’ obbligo di aprire l’utero della madre gravida, appena che ne segue la morte.”

      E’ sconfortante che un personaggio che leggo lodato da tutti per i suoi contributi alla scienza medica e della ginecologia sia fatto oggetto di disinformazione.

      • Aggiungo che Cangiamila spinto da motivazioni analoghe fu anche un pioniere della rianimazione degli annegati.

        In ogni caso il suo scopo era salvare delle vite, che si trattasse di bambini prematuri o di adulti che altrimenti si sarebbero lasciati al loro destino.
        Un personaggio da riscoprire e di questo ringrazio l’anonimo lettore che ce l’ha segnalato.

        Quando si dice l’eterogenesi dei fini…

        • Sì è triste anche che Prosperi voglia farci credere che il Cangiamila fosse solo interessato alle anime. A cosa saranno mai serviti gli orfanotrofi che ha aperto?
          e quando raccomandava l’igiene per le donne gestanti quando i medici non ci pensavano proprio?
          Si rende conto il Prosperi che quei progressi che lui attribuisce all’opera dei ‘poteri statali’ come il calo della mortalità infantile rispondevano in pieno al programma del Ciangiamila ovvero che la nascita diventasse un ‘affare pubblico’ su cui lo Stato doveva vigilare?

  2. Uno dei dieci on

    Dai, diciamolo: è la famosa marcia in più del credente… Persino precursore del taglio cesareo, per causa incidentale, invero, ma quel che conta è il risultato.

        • Anche i Greci, e gli Indiani, ecc., hanno prima di Galileo dato contributi alla matematica o all’astronomia o alla medicina… Però la scienza sperimentale moderna è per metodo nata nelle università medievali europee, qui le scienze naturali si sono separate dalla filosofia e dalla teologia e sono nate tutte le tecnologie.
          La storia della scienza e l’epistemologia insegnano perché.

          • Uno dei dieci on

            Mettiamoci anche i cinesi, va. Ché si tratta del cammino dell’umanità, in fondo. Non certo, come vogliono e credono i tifosi, del progresso “scientifico” di una religione.

          • Io parlo del “metodo scientifico” e della scienza moderna, dal XVI secolo in poi: matematica, fisica, chimica, biologia, medicina, geologia, astronomia, ecc., ecc., con tutte le sue branche e specializzazioni e della tecnologia conseguente.
            Mi sai dire, Uno, una legge, una sola legge, che non porti il nome di un occidentale in queste scienze? ti dice niente che i giapponesi vivevano ancora nel Medio Evo nell’800, i cinesi agli inizi del ‘900 e gli arabi a metà del secolo scorso?!

        • Non si tratta di “tifare”, la Rivoluzione scientifica è un modo per giungere alla conoscenza che ha un luogo e un tempo in cui avviene: l’Europa dell’inizio del ‘600.

          E si tratta di un metodo che non ha collegamenti né con quanto avveniva in Cina né con la filosofia araba.
          La Rivoluzione scientifica si spingeva oltre ogni traguardo (in fisica) raggiunto dalla filosofia greca.
          Si tratta di una conquista dell’Umanità ma che oggettivamente per essere compiuta ha dovuto avere come presupposti due postulati:

          1-La Natura è governata da leggi
          2-La mente umana è in grado di comprendere queste leggi.

          E si tratta di due postulati che solo il pensiero giudaico-cristiano poteva garantire essendo fondato su una religione che pone delle leggi (vedi quelle mosaiche), che ha come creatore il Logos e che ammette che lo stesso Logos sia posseduto anche dalla mente umana che è quindi certamente in grado di decifrare le leggi di natura.

          Comunque la si pensi la Rivoluzione scientifica porta i nomi di Galilei e Bacon, dunque è figlia dell’Europa cristiana. Che questo possa piacere o no è un’altra questione.

          • Uno dei dieci on

            Rivoluzione scientifica figlia dell’Europa cristiana, non possiamo negarlo. Possiamo aggiungere, però, che è stata “osteggiata” dalla Chiesa? E che il povero Galileo ha scritto un’abiura che fa venire la pelle d’oca?

          • Senza voler affrontare in modo approfondito il caso Galilei, si può dire che la Chiesa favorì le scienze sia prima che dopo, infatti nel 1582 gli astronomi romani tra cui ricordiamo Christophorus Clavius riuscirono nella difficile impresa di elaborare un nuovo calendario che tra l’altro è quello ancora in uso.

            E non dobbiamo dimenticare che Copernico era un religioso e che la sua teoria venne insegnata nelle università pontificie fino al 1616, l’anno del primo processo Galilei. Cosa era successo per far smettere di insegnare la teoria eliocentrica insieme a quella geocentrica oltre 70 anni dopo la pubblicazione dell’opera di Copernico?
            Semplicemente era stato Galilei ad aver incautamente invaso il campo della teologia, se si fosse limitato a fare l’astronomo sarebbe stato meglio per tutti, per lui e per la Chiesa.
            Detto per inciso si sbagliava credendo di aver dimostrato che la Terra si muove, infatti secondo lui la prova della rotazione terrestre erano le maree, mentre per gli astronomi gesuiti esse erano correttamente collegate alla posizione della luna.

            La condanna e l’abiura furono l’infelice esito di una vicenda infelice e per certi versi incomprensibile che arrecò danno a tutti i protagonisti.

            In seguito la Chiesa continuò a favorire o quantomeno a non ostacolare le scienze, ne sono testimonianza molti illustri scienziati sacerdoti come Lazzaro Spallanzani un padre della biologia e della vulcanologia nel ‘700 (su cui ho scritto una breve biografia), ancora prima nel ‘600 Nicolò Stenone iniziatore della geologia e della stratigrafia, per proseguire con Mendel e Lemaitre, solo per citare i più famosi che in ogni epoca si impegnarono nelle scienze.

            In conclusione direi che il caso Galilei è stato un episodio infelice, anomalo e più complesso di come lo si dipinge, e in ogni caso non invalida il ruolo positivo svolto dalla Chiesa nella promozione delle scienze.

    • Jacques de Molay on

      Per quanto mi riguarda, non è questione del credente che ha una marcia in più rispetto al non credente (e viceversa). La questione, piuttosto, è che è l’anticlericale-laicista che vede ignoranza, oscurantismo e che cerca di gettare fango su qualsiasi cosa abbia a che fare con la religione, che dimostra di avere una marcia in meno rispetto ad entrambe le categorie di cui sopra, essendo accecato dalla propria ideologia.
      E questo fatto trova ampio riscontro nel commento che ha dato vita a questo articolo.

      • Uno dei dieci on

        Mi permetta di dissentire.

        Se l’obiettivo di tanto acume è salvare il feto dalle pene dell’inferno, non è questione di essere oscurantista.

        • Jacques de Molay on

          Il mio commento aveva un carattere generale, essendomi riferito appunto ai tratti tipici dell’anticlericalismo laicista.
          Nel caso specifico non si potrà parlare di oscurantismo, ma ho nominato anche il gettare fango e le accuse d’ignoranza rivolte agli ambienti religiosi tipiche di tali ideologie. E direi che queste centrano pienamente il bersaglio nel caso del commento che ha dato luogo all’articolo.

          • Uno dei dieci on

            Qui si confondono i termini del discorso.

            Un commento anticlericale e poco informato non fa passare in secondo piano che se l’obiettivo di tanto acume è salvare il feto dalle pene dell’inferno, non è questione di essere oscurantista.

          • Jacques de Molay on

            Scusate, ma siete in 10: possibile che nemmeno uno abbia inteso ciò che ho scritto? E sì che mi sono espresso in italiano, non in langue d’oïl…

          • E’ chiaro che il signor “uno e trino” qui altri non e’ che il sig. Gianni/Pittori/vari&eventuali, il troll che infestava Liberta’&Persona e che, avendo perso il giochetto, ha cercato altri lidi su cui sfogarsi…
            La storia dei dieci l’ha tirata fuori per pararsi il deretano dalle brutte figure future, come quella che ha fatto su L&P precedentemente.
            Anche perche’ di solito i modem piu’ commercializzati hanno al piu’ 4 porte ethernet, e non 10, al piu’ qualche connessione wireless, ma dividere la stessa connessione in 10…
            E a meno che non sia nel film Dodici lo chiamano papa’, considerando anche i tempi in cui posta…
            COnsiderando poi che non porta mai uno straccio di argomentazione supportata da prove…
            Santoni potra’ confermare le mie impressioni.

  3. Uno dei dieci on

    @Piero,

    pensa agli uni e trini dei paesi tuoi, va!? Ché in questo caso hai cannato in pieno.

  4. Uno dei dieci on

    @Pennetta,

    col suo commento sul “caso Galilei” è riuscito a fare apologia della scienza e della fede in un colpo solo.

    Complimenti!!!

      • Uno dei dieci on

        Siamo felici di averla fatta contenta, non serve ringraziarci.
        Del resto la sua prestazione è stata davvero notevole, l’equivalente di essere seduto e in piedi al tempo stesso.
        Tanto di cappello.

        • Lo stare seduti e lo stare in piedi non sono stati dell’essere.
          Se per decenni hanno insegnato che o si è tra quelli che stanno seduti o tra quelli che stanno in piedi le persone tenderanno a vedere o l’una o l’altra cosa incompatibilmente, come se non ci si possa muovere tra le due posizioni.
          Ma se invece esiste una realtà dinamica in cui si scopre che si può stare seduti e poi alzarsi senza che questo comporti una contraddizione, allora cambia tutto.

          Tra scienza e fede non esiste incompatibilità.
          Tutto qui.