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    Nuova intolleranza, vecchi metodi: il “caso Garattini” – di Giuseppe Brienza

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    By Critica Scientifica on 22 Dicembre 2013 Senza categoria

    garattini1

    Riportiamo un articolo di Giuseppe Brienza su animalismo e sperimentazione farmaceutica.

     

    Metodi inaccettabili per una causa tutta da verificare.

     

    ______________________________________________________________________________________

    Giuseppe Brienza

    Nuova intolleranza, vecchi metodi: il “caso Garattini”

    in

    Intervento nella Società

    Anno XV

    N° 4

    ottobre/dicembre 2013

    (p. 25)

    Da un recente episodio di cronaca abbiamo avuto conferma che lo scientismo ed il Movimento 5 Stelle condividono la stessa visione della “scienza” e della convivenza umana. Nel senso che secondo diritto di parlare ce l’hanno solo quelli che dicono loro. Ma da dove partiamo?

    Ecco fatti. Una quarantina di persone appartenenti a gruppi animalisti e alcuni esponenti locali del “Movimento” di Grillo hanno inscenato una confusionaria manifestazione il 1° settembre scorso a Sarzana, per cercare (senza riuscirci) d’impedire la conferenza che, nell’ambito del Festival della Mente, doveva tenere il prof. Silvio Garattini, fondatore e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”. «Vergogna, vergogna! Hai le mani sporche di sangue!», sono riuscite persino ad urlare, dritto in faccia al professore, alcuni attivisti anti-vivisezione che si sono introdotti nella sala del Canale Lunense al fine di impedirne il prosieguo della conferenza. Alcune fra queste avevano già inseguito Garattini in vari incontri, da Viareggio al Festival del libro di Montereggio, giusto la sera prima.

    Ma quale il “peccato originale” contestato a Garattini che, ricordiamolo, fu nominato nel 2006, con decreto del presidente del Consiglio Romano Prodi, membro del Comitato nazionale per la Bioetica (CNB)? In primo luogo l’essere favorevole alla sperimentazione sugli animali a fini scientifici, cioè alla c.d. “vivisezione”, anche se questo termine è sotto alcuni aspetti improprio e riduttivo. Ha commentato ad esempio la “vedova” di Welby, Mina, interpellata dopo i “fatti di Sarzana: «tutto sta nel termine vivisezione, che è una bruttissima parola. Ma non siamo anche noi sezionati da vivi quando subiamo un intervento chirurgico? I ricercatori lavorano rispettando le leggi. Finché non avremo alternative bisogna continuare su questa strada».

    Altro non piccolo problema, è che l’argomento della sperimentazione animale non aveva nulla a che fare con la lezione cui era stato chiamato Garattini a Sarzana. Infatti, la sua conferenza, era letterlamente intitolata: «L’invecchiamento cerebrale: un’epidemia del terzo millennio». Quindi? Siamo alle solite, gogna mediatica del “collettivo”, tutti contro uno e chi se ne importa del principio di non contraddizione (per rimanere in ambito scientifico…).

    Se gli “esecutori” della sbracata provocazione di Sarzana sono stati gli animalisti, i “mandanti” della stessa sono stati i “grillini” che, da un po’ di tempo, hanno preso di mira il noto farmacologo. La cosa è partita dal capogruppo locale del Movimento 5 Stelle (il gruppo municipale è rappresentato da due consiglieri) che, già da fine agosto, aveva scritto una lettera pubblica al sindaco Pd della cittadina per farsi portavoce delle «proteste e rimostranze» giunte «da più parti», in merito alla partecipazione di Garattini al Festival della Mente. Il capogruppo M5S Valter Chiappini scriveva quindi: «Non è il contenuto della conferenza che vogliamo contestare, è nobilissimo. Ma Garattini è il capofila della sperimentazione animale in Italia, sulla quale il Movimento è da sempre contrario». Ecco allora le “proposte” dell’esponente grillino: «Annullare la presenza del professore» o, «in subordine», «prendere ufficialmente le distanze da ciò che lo scienziato rappresenta». Meno male che il sindaco Alessio Cavarra, destinatario della lettera, sulle due proposte ha tagliato corto («Sono irricevibili», ha dichiarato) ma, rimane il fatto, che sono sintomatiche di tutta una sotto-cultura del sopruso che va sempre più diffondendosi, soprattutto sui media e sul web.

    Garattini, fondatore nel 1963 dell’Istituto Mario Negri di Milano, che oggi dirige, ha giustamente bollato la missiva e poi la contestazione organizzata dal Movimento 5 Stelle «una forma di antidemocrazia che non è tollerabile in un Paese civile. Una persona che da 50 anni lavora nell’interesse della salute pubblica non può essere messa nell’impossibilità di parlare. È un imbarbarimento».

    Gli ha fatto giustamente eco Luigi Ripamonti in un editoriale pubblicato sul Corriere della sera dopo la manifestazione di Sarzana: «Se si sceglie di negare la parola, il sospetto è che si abbia paura di misurarsi sul piano della dialettica e, trattandosi di scienza, delle prove che la sostengono» (Ostacolare la conferenza di Garattini. L’intolleranza dei nemici della scienza, 2 settembre 2013). In realtà a Garattini è stata fatta scontare, con vecchi metodi ideologicamente “intimidatori”, la sua pubblica ostilità al provvedimento approvato in via definitiva alla Camera lo scorso 31 luglio che, tra le altre cose, ha vietato in Italia l’allevamento di cani, gatti e “primati” non umani destinati alla sperimentazione. Quindi, anche se non c’entrava niente con la sua lezione al Festival della Mente, due parole meritano di essere spese sull’oggetto della contestazione dei grillini, cioè la sperimentazione animale.

    Innanzitutto va rimarcata una delle tante contraddizioni degli animalisti che, come ha denunciato Garattini dopo le contestazioni, «sono gli stessi che curano i loro cani e gatti con i farmaci messi a punto grazie alla sperimentazione animale». Quindi, molti dei farmaci utilizzati per curare gli animali, sono testati sugli animali stessi e, se non si facesse così, gli stessi non potrebbero essere utilizzati.

    Ma, sempre per restare in tema di “principio di non contraddizione”, va saputo che i progetti di ricerca che richiedono sperimentazione animale non sono che una minima parte e, per quelli che la esigono, è piuttosto diffusa, almeno in Occidente, la tendenza ad evitare ogni forma di maltrattamento degli animali utilizzati. E, si ricordi, che la sperimentazione animale è utilizzata anche per sperimentare farmaci che servono a curare l’uomo da mali dolorosi e mortali come il tumore. E, anche in questi casi, come si legge nel sito ufficiale dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), «solo una minima parte dei progetti di ricerca finanziati richiede la sperimentazione animale, come conseguenza dello sviluppo di tecniche più raffinate, orientate allo studio delle cellule, del DNA e dei singoli geni che lo compongono. Questi pochi progetti, in ogni caso, sono approvati solo dopo che se ne è avuto il parere favorevole da parte del Comitato Etico costituito presso l’istituto di ricerca interessato, comprovante il rispetto delle procedure di garanzia degli animali impiegati» (v. la sezione intitolata La sperimentazione animale, nel sito dell’AIRC: http://www.airc.it/). Nonostante questo, continuano ad essere avanzate dagli animalisti obiezioni irrazionali, che contrastano con la corretta informazione sui fatti.

    La sperimentazione animale è insomma indispensabile per determinati progetti di ricerca e, come documenta sempre l’AIRC, «sono innumerevoli le testimonianze di importantissime conquiste raggiunte proprio attraverso questa metodica. Un esempio per tutti: uno dei nostri più recenti successi è l’identificazione di un gene legato allo sviluppo delle metastasi nell’uomo, resa possibile dagli studi sullo stesso, identico gene presente nel moscerino della frutta».

    L’irrazionalismo della stragrande maggioranza delle “istanze” dell’animalismo, sulle quali soffia il catastrofismo ecologista del M5S, fanno quindi dell’uno e dell’altro i “pifferai” più o meno mediatici dell’ultima, subdola, ideologia, quella del tribalismo anti-scientifico, della “decrescita” e del denatalismo.

    Come ha denunciato un altro scienziato “politicamente scorretto” come il biologo Enzo Pennetta, insegnante di scienze naturali che da anni si occupa di didattica delle scienze: «Quando parlano di “decrescita”, o di “zero growth”, è di questo che trattano: l’ecologia, i diritti animali, le leghe antivivisezione e compagnia cantando, sono la modalità con cui vogliono indorare la pillola dell’auto-sterminio: chiamatelo “controllo demografico”, “riduzione della popolazione terrestre”, “rientro demografico”, sempre di sterminio si tratta» (Enzo Pennetta, I vegetariani, la Hack e il New Age, in Critica Scientifica, 8 settembre 2012).

    Quindi “salvezza” degli animali e annientamento dell’uomo, soprattutto se allo stato embrionale. Insomma, una strategia che, da un lato mira all’animalizzazione dell’uomo, per slegarlo dalla morale naturale e cristiana ed assoggettarlo alle regole degli allevamenti e, dall’altro, umanizzazione degli animali al fine di scompaginare la gerarchia del creato ed impedire che l’uomo, secondo “scienza e coscienza” s’intende, possa aiutare il suo prossimo ricorrendo a tutte le risorse presenti in natura. 

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    2 commenti

    1. piero deola on 25 Dicembre 2013 10:58

      Il prof.Garattini difende i produttori di farmaci pur essendo del ccomitato per la bioetica.
      Non parla di vaccini e autismo,della balla dell’HIV e AIDS e cose di puro interesse commerciale che ammazzano i pazienti.
      Qesta è la bioetica in Italia.

      • Enzo Pennetta on 25 Dicembre 2013 16:40

        Buongiorno piero,
        con gli argomenti che ha posto potrebbe scatenare dei botti da far impallidire quelli dell’imminente capodanno!
        A parte gli scherzi, tra le cose da lei proposte si potrebbe fare un approfondimento sulla vicenda dell’AZT e dell’impiego degli adiuvanti nei vaccini di nuova generazione.
        E non è escluso che non si faccia qualche articolo al riguardo, ma sempre senza sbilanciamenti oltre lo scientificamente dimostrabile o già dimostrato, come nostra abitudine.

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