Bill Gates e l’eredità del “negro project”

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black genocide

 Presto sarà disponibile il contraccettivo col microchip.

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Il vero obiettivo è la realizzazione di un vecchio progetto, il “negro project”.

 

 Si è molto discusso in questi giorni del nuovissimo contraccettivo a lunga durata finanziato dalla Bill Gates Foundation, un dispositivo elettronico sottocutaneo per il rilascio controllato di sostanze anticoncezionali come il Levonorgestrel, la notizia è stata ampiamente diffusa dalla stampa con articoli ad es sul Corriere della SeraEcco il contraccettivo digitale. Funziona con un telecomando” e sul Sole 24OreArriva il chip contraccettivo per il controllo «wireless» delle nascite“, da quest’ultimo riprendiamo:

Promette una vera e propria rivoluzione dalla parte del gentil sesso MicroChips, una startup nata all’ombra del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (Mit), che ha messo a punto il piccolissimo dispositivo ed è pronta a partire con uno studio clinico negli Usa il prossimo anno. A sostenere il lavoro dei ricercatori è addirittura Bill Gates, che ha deciso di supportare il progetto.

I media italiani hanno riferito dell’effetto anticoncezionale sia su posizioni favorevoli che sul versante critico, ma in entrambi i casi l’analisi si è fermata su quanto riportato negli articoli nazionali e non si sono spinte oltre, ma la notizia proveniva dalla BBC che l’ha diffusa nell’aticolo “Remote control’ contraceptive chip available ‘by 2018“, un articolo che informava anche sulle ricadute della nuova tecnologia, un articolo che andava letto per intero, infatti agli aspetti già noti aggiungiamo quanto segue:

L’innovazione arriva in un momento in cui i governi e le organizzazioni di tutto il mondo hanno deciso di provare a portare la pianificazione familiare a circa 120 milioni di donne entro il 2020.

Questa sfida apre la porta a questo tipo di tecnologia di impianto utilizzato in aree in cui l’accesso ai contraccettivi tradizionali è limitato – una priorità più grande, ha sostenuto Gavin Corley, un ingegnere biomedico.

“Questo è un programma umanitario il contrario di soddisfare un bisogno del primo-mondo”, ha detto alla BBC.

Un “programma umanitario” ha detto l’ingegnere Gavin Corley, umanitario e tecnologico, sì proprio come le bombe intelligenti, altro che un semplice modo per somministrare un anticoncezionale già in vendita in compresse. Ben poco cambierà infatti per le donne dei paesi del primo mondo che non hanno problemi ad acquistare la pillola anticoncezionale e a prenderla con regolarità, al contrario delle donne africane che qualora avessero i soldi comprerebbero beni di prima necessità, ecco quindi che il giocattolo di della Gates Foundation risolve il problema: un impianto fatto una sola volta nella vita (magari accompagnato anche da un piccolo compenso in denaro) e poi i negri saranno liberi di non farsi più vedere dalle ONG che li assistono, tanto non potranno più riprodursi.

Una vera fissazione sembra essere per Gates quella della limitazione delle nascite nei paesi del Terzo Mondo, nel 2011 insieme al Governo Britannico varava un piano per raccogliere ben 4MLD di $ per portare la contraccezione a 120 MLN di donne nei pesi in via di sviluppo, come riportavail 12/7/2012 il Corriere della Sera, poi finanziava con 100.000 $ lo sviluppo di un condom di nuova generazione, come riferito sempre sul Corriere della Sera nel marzo 2013, adesso è di nuovo alla carica con un progetto che forse sarà finalmente in grado di conseguire l’obiettivo, quel ricorrente numero fissato in 120 milioni di donne, lo stesso che compare nell’ultimo articolo sul microchip contraccettivo.

La filantropia di Gates, il suo amore per l’umanità parte da lontano ed è una vera missione di famiglia, come infatti da lui stesso confermato, suo padre William Henry Gates II, fu un dirigente della “Planned Parenthood Federation of America” fondata nel 916 da Margaret Sanger, un’associazione per la limitazione delle nascite anche mediante la diffusione della pratica dell’aborto:

Qui di seguito la trascrizione delle dichiarazioni di Gates:

MOYERS: But did you come to reproductive issues as an intellectual, philosophical pursuit? Or was there something that happened? Did come up on… was there a revelation?

GATES: When I was growing up, my parents were almost involved in various volunteer things. My dad was head of Planned Parenthood. And it was very controversial to be involved with that. And so it’s fascinating. At the dinner table my parents are very good at sharing the things that they were doing. And almost treating us like adults, talking about that.

My mom was on the United Way group that decides how to allocate the money and looks at all the different charities and makes the very hard decisions about where that pool of funds is going to go. So I always knew there was something about really educating people and giving them choices in terms of family size.

 

La Planned Parenthood di Margaret Sanger era un’associazione di ispirazione malthusiana che vedeva quindi nella riduzione del numero delle nascite la risposta al problema della povertà. Negli anni successivi alla crisi del 1929 la soluzione proposta fu quella di ridurre la popolazione di colore, come testimonia il numero del giugno 1933 della rivista “Birth Control Revue” interamente dedicata alla questine dei negri:

Birth Control revue 1932-06 June copertina

In piena tradizione malthusiana l’intervento veniva presentato come qualcosa fatto per il “bene” dei soggetti che si andavano a colpire. Ancora oggi sul sito della Planned Parenthood si trova una difesa dei quello che fu poi chiamato il “Negro Project“, basata sulla negazione che si trattasse di una politica razziale:

sanger negro

“Servizio umanitario” e “esperimento di race-building”, con questi argomenti la Sanger riuscì a convincere dell’efficacia della sua proposta nel contrastare la povertà e a coinvolgere nel programma di controllo delle nascite molte autorità politiche e anche religiose della comunità nera, un tentativo che anche oggi viene portato avanti dalle numerose ONG che operano nel Terzo Mondo e dalla stessa ONU. E non a caso il rappresentante di una ONG ha definito “asse del male contro le donne” l’opposizione alle politiche malthusiane nel Terzo Mondo, come riportato sul sito dell’UAAR. Ma le politiche malthusiane hanno solo dimostrato di essere un efficace metodo per impedire alla popolazione povera di raggiungere una ‘massa critica’ in grado di organizzarsi e mettere in difficoltà il ceto dominante. Oggi l’Africa è largamente sottopopolata  (vedi CS-La menzogna della sovrappopolazione ) e impedirne lo sviluppo demografico equivale ad impedire lo stesso sviluppo economico lasciando le sue risorse ai mercati esteri. “Il posto più pericoloso per un Afro-Americaano è il ventre materno” recita una frase di un Pastore riportata si un sito che parla del Negro Project, da qualche decennio il ventre materno rischia di diventare il luogo più pericoloso per tutti i gli abitanti del Terzo Mondo.

Con la realizzazione del microchip anticoncezionale il progetto di Margaret Sanger, un progetto al quale la famiglia Gates ha dedicato due generazioni, e di tutte le realtà che si muovono tuttora dietro la Planned Parenthood, è davvero vicino alla sua realizzazione. Noi non possiamo fare altre che continuare a produrre e diffondere informazione.

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Video inserito successivamente:

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali.
Nel 2016 ha pubblicato “L’Ultimo uomo”

  • Amedeo

    Gates, Rockefeller, Ford, … tutti questi personaggi sono impegnati nella costruzione di un “nuovo mondo”.

    Quello che mi chiedo: e’ solo una coincidenza che le persone piu’ (economicamente) potenti di questo mondo siano unite nello stesso obiettivo?

    O forse e’ vero il contrario, e cioe’ che sono diventati potenti perche’ qualcuno, con i medesimi scopi, li ha fatti diventare tali?

    • Giorgio Masiero

      Dunque vediamo, Amedeo: Rockefeller ha fondato la sua ricchezza sul petrolio a meta’ ‘800, Ford sull’auto ai primi del ‘900 e Gates su Windows per pc a fine ‘900. Chi potrebbe essere questo “qualcuno” che, seguendoli per 150 anni, “li ha fatti diventare tali”?
      Lei pensa veramente che ci possa essere “qualcuno” a controllare le persone più’ ricche, e perciò stesso, piu’ potenti del mondo?
      O piuttosto non sarà stata la loro serendipity (e nel caso di Gates, anche un’immensa stupidità della Big blue) a farli ricchi e potenti?

      Che molti (ma non tutti) di questi miliardari americani si ritrovino nel tempo del ritiro a creare fondazioni fondate sul malthusianesimo si deve, a mio parere, al loro background educativo d’infanzia di tipo calvinista, che nelle loro menti ha trovato corroborazione nel loro stesso successo.

      • Leonetto

        “O piuttosto non sarà stata la loro serendipity (e nel caso di Gates, anche un’immensa stupidità della Big blue) a farli ricchi e potenti?”

        Che genialata coniare quel neologismo,dando classe alla vecchia “botta di c..”
        Potrebbe importarlo il neodarwinismo quel termine..

        • Giorgio Masiero

          Grazie, Leonetto! Se ritroverò il termine in qualche articolo “scientifico” di un darwinista chiederò le royalty…

    • A mio parere chi si trova a beneficiare di un sistema economico che ha come componente importante lo sfruttamento di risorse di altri paesi e della manodopera interna, ottenuto con l’attuazione di politiche neomalthusiane, ha tutto l’interesse che la “gallina dalle uova d’oro” venga mantenuta in buona salute.
      Ma questa convergenza d’interessi va oltre il semplice dato economico, non è data infatti una determinata economia senza una struttura sociale ad hoc in grado di adeguarvisi, ecco allora che economia politica, cultura e società formano un tutt’uno.
      Ed è infine comprensibile che quando un imprenditore emergente si adegua al meccanismo abbia vita più facile.

      • Leonetto

        A parte che ho alcuni dubbi di natura “tecnica” sul “contraccettivo wireless”,ma evidentemente sono certi che la gente sia rincretinita a spacciar certe cose come gesti umanitari..
        Io(poco,per carità) li ho visti i problemi di quei paesi,e li hanno visti molti e molti se ne posson render facilmente conto..
        Il Kalašnikov,o ora forse l’Ak-47,non è una buona moneta di scambio con cui barattare tutto quanto sia possibile arraffare da quei paesi..
        Ma media, Onu (l’ex segretario generale Boutros Boutros Ghali fu anche accusato di aver favorito egli stesso il traffico di armi in Africa..), associazioni umanitarie internazionali,ONG in generale sono alquanto poco loquaci(a differenza di come sono solitamente) su questi aspetti e su quanto sia dietro certi conflitti…
        Non sarà che questi paesi sono depredati e sfruttati dalla democratica europa ,dai neo-colonialisti del BRICS e venduti dai loro ‘governanti’ ?
        Non sarà che manca l’energia elettrica in quei Paesi?
        Con i soldi impiegati per fare superbanane,contraccettivi wireless e quant’altro..non sarebbe stato possibile investire per migliorare i conteiner-ospedali,i sistemi di irrigazione etc..etc..?
        Ci sono progetti e quanto viene fatto,da che mi risulta viene fatto “AGGRATIS”,certo è anche un’occasione per ‘sperimentare’,’pre testare’,per acquisire esperienza,non neghiamolo però..
        Si potrebbero realizzare alimentazioni tramite sistemi fotovoltaici stand-alone ,ma anche formare tecnici per manutenzione e nuove installazioni.
        L’uso dell’energia solare in molte zone è una buona soluzione in quei paesi,molto buona.
        Si potrebbe intervenire per far fronte alla scarsità di risorse energetiche per poter garantire un punto di crescita per la popolazione,garantendo istruzione e formazione professionale,disponibilità di risorse alimentari e possibilità di conservare megli ocibi e averne di salubri,acqua compresa..

        Perciò chi voglion prendere in giro?
        Qui mi pare che più microchip o altro vorrebbero rimettergli collare al collo e anello al naso..

        • Prendiamo un esempio, la Nigeria:

          L’economia della Nigeria è basata sul petrolio, che fornisce il 20% del PIL, il 95% delle esportazioni e il 65% delle entrate governative.

          Secondo alcune interpretazioni, avrebbe patito danni da instabilità politica, corruzione e cattiva gestione delle politiche macroeconomiche.

          Il settore agricolo è caratterizzato prevalentemente da una agricoltura di sussistenza, in difficoltà dinanzi ad una popolazione in rapida crescita; il paese, un tempo grande esportatore netto di prodotti alimentari, ne è diventato poi un importatore.

          Nel 2000, la Nigeria era in lista per firmare un accordo per la riduzione del debito con il club di Parigi e un prestito da 1 miliardo di dollari dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), entrambi condizionati alle riforme economiche. I crescenti investimenti stranieri insieme all’alto prezzo del petrolio hanno spinto la crescita oltre il 5% nel biennio 2000-01.
          Fonte Wikipedia

          Perché un paese produttore di petrolio ha un debito che non riesce a pagare con il FMI?
          Perché non ha raffinerie e centrali elettriche?

          I cosiddetti “investimenti” stranieri, le “riforme economiche” sono un obbligo imposto dal FMI per garantire il pagamento del debito, in realtà sono gruppi industriali che sfruttano la manodopera a basso costo e portano i ricavi fuori dal paese lasciandolo nell’impossibilità di pagare il debito stesso.
          La situazione è la stessa di un usuraio che riscuote interessi a vita su un debito che non consente che venga estinto.
          Questi sono i meccanismi, poi si presentano con i prfilattici e gli dicono “è colpa vostra se siete poveri, siete troppi…”.

  • andrea c

    “Oggi l’Africa è largamente sottopopolata (vedi CS-La menzogna della sovrappopolazione ) e impedirne lo sviluppo demografico equivale ad impedire lo stesso sviluppo economico lasciando le sue risorse ai mercati esteri.”

    La Norvegia ha una densità di popolazione assai più bassa della stragrande maggioranza degli stati africani, con natalità altrettanto bassa(per libera scelta dei norvegesi, da quelle parti non viene sterilizzato e costretto ad abortire nessuno), eppure i norvegesi non si fanno fregare le risorse naturali(petrolio, pesce, legna, e altro)da nessuno, ma anzi riescono a capitalizzare e valorizzare egregiamente tutto quello che hanno. La Nigeria, ha una densità di popolazione 12 volte superiore a quella della Norvegia, più del doppio della California, e circa il doppio della Francia, eppure il popolo nigeriano è il più povero al mondo, con la distribuzione della ricchezza più iniqua(cioè la popolazione nigeriana si divide soltanto in ricconi-pochi- e morti di fame-tantissimi-, senza vie di mezzo).

    Evidentemente il problema dell’Africa non è la sottopopolazione!

    • andrea c, a lei il ‘cherry picking’ le fa un baffo.
      La poplazione della Norvegia è concentrata in aree ristrette, sicuro che lì la densità di popolazione sia così bassa?

      Usciamo fuori dal cherry picking e vediamo un po’:
      Europa: Abitanti 742,5 milioni – Superficie 10.180.000 km²
      Africa: Abitanti 1,111 miliardi – Superficie 30.221.532 km²

      Europa densità popolazione = 7,29
      Africa densità popolazione = 3,67…

      E perché poi non dice che l’Italia ha una densità superiore alla Nigeria? Che si fa, diciamo a Renzi di cominciare a distribuire preservativi per risolvere i problemi economici?
      Se lo facesse il giorno dopo lo prenderebbero ghiustamente a calci nel c***, perché allora gli africani dovrebbero sopportare questi veri e propri insulti?

      Il soggetto del discorso è il Terzo Mondo e confermo che il problema non è certo la sovrappoplazione.
      La Nigeria è stata citata come esempio di meccanismo di impoverimento FMI – esproprio risorse, ha niente da dire su questo?
      Le risulta che la California o la Norvegia siano finite sotto il giogo del FMI?
      Guardi la Grecia, qual’è il problema, sono forse troppi i greci?

      • andrea c

        Io non volevo dire che il problema dell’Africa è la sovrappopolazione, ma solo che NON E’ NEMMENO LA SOTTO-POPOLAZIONE!

        Il problema dell’Africa è culturale, etnico,storico e quindi politico, e non lo si risolve né distribuendo contraccettivi(che comunque, a meno che non vengano imposti e non diventino obbligatori, non mi sembrano un male. Che male ci sarebbe se anche le ragazze africane avessero a disposizione gli stessi strumenti per pianificare le gravidanze che hanno le donne di tutto il mondo economicamente sviluppato?), né negando loro i metodi contraccettivi moderni.
        Trattandosi di problemi etnici-culturali non esiste una soluzione semplice dall’esterno!

        La California, così come la Norvegia non sono sotto il giogo dell’FMI, ma non hanno nemmeno una struttura sociale tribale, conflitti civili a tutto spiano, BOKO HARAM(terrorismo etnico-religioso),livelli di corruzione tra i più elevati al mondo,ecc..ecc..
        I Norvegesi non sono sotto il giogo dell’FMI perché non ne hanno mai avuto bisogno, sono riusciti a gestire le risorse umane e naturali del Paese in maniera sufficientemente efficiente da poter conservare l’indipendenza dagli strozzini!

        • Forse possiamo convergere sul fatto che se non ci fossero delle politiche volutamente svantaggiose la popolazione africana, e la densità della stessa in diverse regioni, sarebbe adatta ad un buon livello di sviluppo e di vita.

          Concordo quindi che non tutta l’Africa è sottopopolata, ma non perdiamoci in questioni di puntiglio, la cosa importante è un’altra, la cosa importante è dire con chiarezza che non esiste sovrappopolazione e che la fissazione dell’Occidente con gli anticoncezionali è un inaccettabile tentativo per distogliere l’attenzione dai veri problemi e perpetuare il saccheggio, perché di questo si tratta.

          Ma tutto quello che c’è da dire non può essere detto meglio di quanto lo dice il missionario Padre Giulio Albanese nell’intervista che adesso metterò in fondo all’articolo.

          • andrea c

            Ma si, su questo concordo, anch’io sono abbastanza contrario alle sterilizzazioni forzate, alla contraccezione obbligatoria, e agli aborti imposti per legge(tipo politica cinese del figlio unico). Però trovo anche sbagliato affermare che la scarsa densità di popolazione, sia causa di povertà!

            Non è aumentando di numero che possono migliorare economicamente, ma cambiando cultura e mentalità, e quindi ad esempio nel concreto costruendo sistemi scolastici di massa, di un certo livello. Poi se vogliono anche aumentare di numero, nulla in contrario!

            Però non credo che l’aumento demografico da solo possa riuscire a portare sviluppo e benessere di massa

          • andrea c

            “Forse possiamo convergere sul fatto che se non ci fossero delle politiche volutamente svantaggiose la popolazione africana, e la densità della stessa in diverse regioni, sarebbe adatta ad un buon livello di sviluppo e di vita.”

            Sicuramente l’Africa sub-shariana risente delle influenze negative(storiche e attuali) dei paesi europei(colonialismo) e della finanza anglosassone, questo è innegabile

      • andrea c

        “Guardi la Grecia, qual’è il problema, sono forse troppi i greci?”
        Il problema è socio-politico, il popolo greco ha voluto governi populisti e inefficienti, che assecondassero(invece che correggerli) i peggiori difetti della società greca(pensioni alle zitelle, babypensionati e tante altre porcherie del genere), e adesso pagano il prezzo degli errori e dei vizi collettivi

        • Solito errore, così come per la povertà dell’Africa la colpa viene addossata agli africani (pigri, corrotti e perché no, poco intelligenti?), qui sta il vero razzismo! E così in Europa, allo stesso modo, la colpa è dei greci, e di noi tutti paesi del sud che non a caso veniamo in modo neanche tanto velatamente razzista definiti PIIGS.
          Credo che finché guarderemo i difetti delle varie economie, dispersione di risorse, corruzione, sperperi, senza vedere che sono poca cosa rispetto ai meccanismi perversi delle politiche monetarie non si capirà qual è il vero problema.

          Anche noi in Italia ad esempio, nonostante tutti gli sprechi, abbiamo un avanzo primario di circa 5MLD di €, cioè pagate le spese ci avanzerebbero 5MLD di € da investire!
          E invece il bilancio è negativo per il debito contratto con la moneta presa in prestito, un Euro che è come una moneta straniera. Siamo diventati come l’Africa che deve restituire il prestito in Dollari, una moneta di uno stato estero.

          • andrea c

            Poco intelligenti no, quello non l’ho mai detto, ma la struttura di una società, e la mentalità i comportamenti dei suoi abitanti, hanno sicuramente delle ricadute economiche importanti, molto più influenti dell’FMI.
            Perché le regioni del sud italia, sono meno sviluppate economicamente di quelle del centro-nord?Le politiche monetarie sono le stesse in tutta la penisola, eppure ci sono regioni più efficienti e competitive, e regioni che nonostante tutti gli aiuti, non progrediscono economicamente di un solo millimetro.
            Eppure nelle regioni del sud le persone intelligenti, colte, intraprendenti e volenterose non mancano, non sono meno che a nord, anzi…il problema è che nella struttura sociale del sud, c’è poco spazio per le persone intelligenti e intraprendenti, che vorrebbero lavorare e realizzare sogni e progetti liberamente, senza intralci e senza dover “baciare le mani” a nessuno(politici, uomini di potere, mafiosi).

            http://www.unita.it/italia/pizzo-racket-estorsione-commercianti-imprese-10-miliardi-anno-confcommercio-imprenditori-crisi-1.576471

            E’ colpa dell’FMI, della BCE o dell’UE se in Italia ogni anno vengono sottratti 10 miliardi di euro all’economia sana, solo per colpa del pizzo(senza contare gli altri tipi di ostacoli sociali alla libera impresa- come intimidazioni da parte delle attività commerciali concorrenti, corruzione, giustizia civile lentissima -, che si incontrano non solo a sud, ma in gran parte della penisola)?

          • Andrea, non voglio entrare in un argomento OT come il sud Italia.
            Quindi chiudo dicendo solo che anch’esso in qualche modo ha subito un processo d’impoverimento.
            Personalmente condivido in buona parte la ricostruzione che ne ha fatto Pino Aprile nel suo libro “Terroni”.

          • andrea c

            Ho letto il libro di Pino Aprile, ma secondo me quello che è successo(anzi, sarebbe successo, visto che non c’è un rigore storico nelle opere di Aprile) in un passato relativamente lontano(153 anni non sono pochi. La Germania è risorta dalle rovine della seconda guerra mondiale in pochi decenni!), non può giustificare e assolvere da tutto quello che continua a succedere nel presente. Insomma i libri di Pino Aprile piacciono molto(Terroni è diventato un best seller)perché sono assolutori e consolatori(e poco rigorosi dal punto di vista storico), la gente del sud legge quei libri per mettersi l’anima in pace, e continuare a vivere sempre allo stesso modo, perpetuando le solite tradizioni deleterie.
            L’auto-assoluzione è nemica del cambiamento!

          • andrea c

            Direi che solo su una cosa siamo pienamente d’accordo, la demografia non ha una relazione direttamente proporzionale con il tenore economico di una nazione.

            Insomma l’estrema povertà della maggior parte dei paesi africani, non è causata dalla natalità elevata(e nemmeno dalla relativa sotto-popolazione), e non risolvibile con le sterilizzazioni/contraccezioni obbligatorie(ma nemmeno negando l’accesso ai metodi contraccettivi)

            Sul resto abbiamo punti di vista un tantino diversi, lei tende ad attribuire gran parte della responsabilità alla storia del colonialismo, ai “cattivi” occidentali, e alle “maligne” istituzioni finanziarie come l’FMI, mentre io credo che gli strozzini della finanza siano solo un’aggravante al male, uno “sparare sulla croce rossa”, sfruttare cinicamente una situazione politico-economica tragica a proprio favore. Come gli avvoltoi, che non sono la causa prima della morte di un animale, ma infieriscono sugli animali già deboli e feriti!

            La causa prima del sottosviluppo economico africano(così come del sottosviluppo del sud italia), è da ricercare nella struttura sociale tribale, che è del tutto inadeguata alla crescita di un’economia capitalista moderna.
            Senza il giusto background socio-politico-culturale(una democrazia egualitaria, in cui tutti si sentono cittadini di uno stato, aventi gli stessi diritti-doveri, anziché essere divisi in tribù e fazioni perennemente in conflitto tra loro), non ci può essere un più o meno “sano” e florido capitalismo sociale tipico delle democrazie europee, ma solo una vaga e perversa imitazione, che inevitabilmente degenera in mafie,corruzione, guerre civili(la pace sociale è fondamentale per la crescita economica) e simili!

          • “Direi che solo su una cosa siamo pienamente d’accordo, la demografia non ha una relazione direttamente proporzionale con il tenore economico di una nazione.”

            E tanto basta perché questa è la tesi di fondo dell’articolo, il resto è OT.

        • MarcoP.

          Durante gli anni sessanta e settanta il reddito pro capite dell’Africa subsahariana cresceva al tasso dell’1,6% circa. Magari non un tasso miracoloso, ma nemmeno da disprezzare. Ad esempio era superiore ai tassi dell’1-1,5% raggiunti dagli attuali paesi ricchi durante la loro rivoluzione industriale (1820-1930 circa). Poi la crescita è crollata improvvisamente negli anni ’80 e non si è più ripresa.
          Nel giro di pochi anni è cambiata la mentalità della popolazione? O forse in quel periodo è cambiato l’orientamento politico?

  • Alio Alij

    Buonasera, Andrea C.
    Secondo il mio modestissimo parere, il problema sostanziale dell’Africa (prescindendo dal fatto che sarebbe anzitutto necessario analizzare il problema suddividendo il continente nelle macroaree specifiche della Sahariana e Subsahariana), è sì, come dice Lei, sociopolitico; ma è impossibile addossare la gran colpa alle amministrazioni locali; l’interazione in Età Moderna fra due modi socio-culturali diversissimi, se non antitetici, di espressione della natura umana (i locali tribali e gli europei conquistatori) ha favorito per logica necessità l’opera di crescita infinita (capitalistica) dell’Occidente, a discapito della popolazione e delle risorse locali. Mi permetto di dire che è inutile a priori fare confronti con i paesi Africani e la California o la Norvegia: in queste, aree disabitate per ragioni geologiche si alternano a grandi centri metropolitani (sono dei paesi occidentali, il cui impianto fondamentale non è intaccato dalle politiche ONU e FMI, ma favorito); la situazione africana è generalmente molto più omogenea sia nei centri urbani che in quelli un po’ più isolati. Ora, credo che il professor Pennetta abbia voluto comunicare che la sottopopolazione (come, d’altronde, la sovrappopolazione) non sia nemmeno il problema dell’Africa: il problema dell’Africa è la gestione panglobalizzante dell’Occidente e delle oligarchie interne intente a preservarsi e ad ingigantirsi perennemente. La corruzione dei paesi africani (ma anche, perché no, dei Latino-Americani) è semplice conseguenza delle dinamiche occidentali atte alla tortura ideologica e all’indebolimento della coscienza individuale e collettiva.
    Per quel che riguarda paesi ai confini dell’Occidente, quelli dell’Europa Meridionale, non sottovaluterei il contributo della politica europea (come saprà spiegarLe più correttamente il prof. Pennetta).
    Vogliate perdonare il semplicismo o l’eventuale disordine delle mie considerazioni.

  • andrea c
    • Alio Alij

      Grazie, un articolo interessante. Rimango tuttavia dell’idea che è logicamente scorretto definire in sé maligni modi culturali quali animismo e tribalismo; sono maligni se “riletti” e “confrontati” alla luce della cultura e società occidentale. Essendo quest’ultima coordinatrice del sistema mondiale, animismo e tribalismo risultano cose negative. Ripeto: è impossibile fare confronti diretti fra la cultura europea ed altre culture senza minimamente tenere conto di molte altre complesse condizioni.
      Riproponendo Wittgenstein, si deve tacere già se si vuol porre un isomorfismo fra la sfera cromatica di un osservatore comune e quella di un osservatore monocromatico; figuriamoci confrontando cristianesimo europeo ed animismo-tribalismo africano.

    • Gianantonio

      Ho l’impressione che padre Gheddo colga il cuore del problema. Il suo libro “Nel nome del padre” riporta numerosi episodi che fanno pensare che la religione e la cultura sono il maggiore ostacolo allo sviluppo dei popoli africani. Racconta anche di casi in cui l’uomo occidentale ha provato con intendimento sincero a portare aiuto e di come questo aiuto non è stato accettato perché in contrasto con le credenze locali (solo due esempi: popolazioni che non usano macchine per dissodare i terreni perché considerano sacro il suolo; che non usano insetticidi perché credono che negli insetti si reincarni chi in una vita precedente è stato uomo).
      Le analisi politiche e finanziarie che inchiodano i potentati del primo mondo saranno senz’altro appropriate, ma al punto di vista di chi nell’Africa ci è vissuto – e in mezzo agli africani – per decenni dedicando letteralmente la vita ad evangelizzarli e farli crescere presterei la massima attenzione.

      • Bè, veramente anche Padre Albanese è un missionario…
        I problemi tribali nessuno li nega, esistono e sono un ostacolo, ma se a livello nazionale si decidesse davvero di intervenire anziché abbandonare la gente al proprio destino verrebbero superati.

      • MarcoP.

        Prima del miracolo economico asiatico il confucianesimo era incolpato di essere la causa dell’arretratezza della regione; questo perché aveva numerosi aspetti ostili allo sviluppo economico. Ad esempio il confucianesimo scoraggiava ad intraprendere carriere commerciali e tecniche, oltre a scoraggiare la creatività e l’imprenditorialità.
        Poi c’è stato lo sviluppo economico e, per magia, il confucianesimo è diventato una delle cause principali di questo sviluppo, incoraggiando il lavoro, l’istruzione, la frugalità e la cooperazione.
        Un esempio concreto può essere la Corea che negli anni sessanta stava portando avanti un processo di industrializzazione, ma che si ritrovava con una carenza di ingegneri e scienziati dovuta al confucianesimo e al suo disprezzo per le professioni industriali.
        Il governo, di pari passo all’industrializzazione, concesse maggiori sovvenzioni e aumentò i posti disponibili nelle facoltà scietifiche. Risultato? Negli anni sessanta vi erano solo 0,6 laureati in materie scientifiche per ogni laureato in materie umanistiche, negli anni ottanta il rapporto era di uno a uno.

        Un’altra cosa strana è che quello che oggi si dice degli africani, un secolo fa lo si diceva dei giapponesi e dei tedeschi.

        • andrea c

          La Cina è stata unificata per la prima volta in un impero già nel terzo secolo avanti cristo, ha una lunghissima tradizione imperiale, aveva già oltre 2000anni fa una vocazione globale, commerciava con l’impero Romano… insomma non c’entra niente con l’Africa, storie e culture diversissime

          Stesso discorso per i giapponesi ed i tedeschi, che hanno storie e culture lontane anni luce dagli africani!

          “Un’altra cosa strana è che quello che oggi si dice degli africani, un secolo fa lo si diceva dei giapponesi e dei tedeschi.”

          Veramente un secolo fa l’Impero Tedesco era già una delle più grandi potenze industriali del mondo, per certi versi anche superiore all’impero Britannico. Forse soltanto nei manicomi si diceva quello che sostiene lei! 😀

          • MarcoP.

            Thomas Hodgskin nel 1820, nel suo libro “Travels in the North of Germany” scrisse un capitolo intitolato “Le cause dell’indolenza tedesca”.

            Ne “La ricchezza e la povertà delle nazioni” di D. Landes è riportato di come gli imprenditori francesi si lamentassero della manodopera tedesca perché “lavorano come e quando gli pare”

            John McPherson, vicerè in India, scrisse: “Le strade sono in condizioni così pessime che ho preferito dirigermi verso l’Italia”

            Cose simili anche per i gapponesi. Ad esempio il missionario americano Sidney Gulick, che trascorse 25 anni in Giappone, nel 1903 scrisse che “danno l’impressione di essere pigri e totalmente indifferenti allo scorrere del tempo”.

            Può essere che fossero considerazioni esagerate, magari di parte o piuttosto superficiali. Ma c’erano. Così come, prima del miracolo economico, era molto diffusa l’opinione che il confucianesimo fosse incompatibile con lo sviluppo, poi lo sviluppo c’è stato e si è cambiata idea.
            Ripeto, per quel che so, negli anni sessanta e settanta l’Africa subsahariana cresceva. Poi negli anni ’80 la crescita è crollata. Cos’è successo?

          • andrea c

            “Ripeto, per quel che so, negli anni sessanta e settanta l’Africa subsahariana cresceva. Poi negli anni ’80 la crescita è crollata. Cos’è successo?”

            Succede che continua a crescere, ma mantenendo una struttura sociale fortemente tribale e familista, il denaro finisce tutto nelle tasche di pochissimi,e il tenore di vita delle masse non migliora(il problema dell’iniqua distribuzione delle ricchezze, esiste anche in Italia e altri paesi occidentali, ma evidentemente non con la stessa gravità dell’Africa) :
            http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/31/crisi-corsa-del-continente-nero-crescita-boom-nigeria-nuova-locomotiva/311497/

          • MarcoP.

            Provo a spiegarmi meglio, e mi scuso in anticipo se dovessi dilungarmi un po’ troppo.
            Partiamo col dire che, secondo me, in ogni cultura ci sono sia aspetti che potrebbero essere favorevoli allo sviluppo sia spetti contrari; dunque credo sia abbastanza difficile capire come possa comportarsi quella determinata cultura nel suo insieme. Oltre al fatto che in ogni cultura esistono gruppi e sottogruppi con caratteristiche anche diverse, il che rende l’analisi più difficile; e più il campione è ampio più le cose si fanno complicate.
            Ma concentriamoci solo su quelli che dovrebbero essere gli aspetti negativi. Non nego affatto che un’opera di convincimento ideologico – chiamiamolo così- non sia importante, ma da solo credo sia quasi del tutto inutile. Se si guardano i cambiamenti di comportamento nei paesi ricchi, questi devono il loro merito sopratutto a politiche concrete che hanno permesso e incentivato questi cambiamenti. Ad esempio i coreani, per affrontare la carenza di ingegneri dovuta al confucianesimo hanno puntato su politiche concrete di incentivi a quelle facoltà: non hanno aspettato di fare una rivoluzione culturale, ma è stata la “cultura” a cambiare in seguito ai cambiamenti economici.
            Venendo all’Africa, alla fine degli anni settanta i paesi subsahariani furono costretti ad adottare politiche di liberalizzazione del commercio per via dei SAP promossi da Banca Mondiale e FMI. Questo ha portato i produttori poco preparati ad esporsi alla concorrenza internazionale, con conseguente distruzione della poco attività industriale che quei paesi furono capaci di costruire nel ventennio precedente. Quindi sono stati costretti a fare di nuovo affidamento sulle esportazioni di materie prime. Quando poi i SAP hanno richiesto un incremento delle esportazioni i paesi africani sono finiti ad esportare prodotti non lavorati e la grande offerta portò ad un crollo dei prezzi, tanto da determinare minori entrate per una quantità maggiore di esportazioni. Se in più ci aggiungiamo le pressioni per pareggiare i bilanci che portarono a tagli nelle spese per le infrastrutture, mi sembra piuttosto chiaro che un paese non possa crescere. Tant’è che anche fra i paesi ricchi sono solo pochi quelli che sono cresciuti con politiche liberiste di questo tipo; mentre la maggior parte, cominciando da USA e Gran Bretagna, si sono prima poggiate sul protezionismo…e poi hanno dato un calcio alla scala. Quindi, si può parlare di cultura quanto si vuole, ma se si applicano politiche del genere, anche con tutta la buona volontà che un Paese ci può mettere, come si può pensare di crescere?

            Per quanto riguarda le istituzioni africane è vero che sono arretrate, ma è anche vero che i paesi ricchi quando erano nel loro periodo di sviluppo avevano condizioni peggiori (H.-J.Chang, Kicking Away the Ladder).
            Se poi parliamo di corruzione la faccenda è sempre complessa: nello stesso periodo (anni ’60) lo Zaire e l’Indonesia avevano un livello di corruzione simile, solo che lo stato africano diventava sempre più povero mentre l’Indonesia cresceva.
            Ma già qui stiamo andando fuori dalla spiegazione culturale 🙂

            Visto che mi sono allungato troppo finisco qui, prima che il prof. Pennetta mi spari 😀

      • Leonetto

        Si Gianantonio però ora,quello non è vero in generale,ovvero è chiaro che ,in nessun luogo(al limite la situazione Africana è “paragonabile a quella di alcune zone del Sud America..)non puoi imporre ad una popolazione certe cose,magari facendoglielo pesare se non dandogli del deficiente…
        Come ho scritto:
        http://www.enzopennetta.it/2014/07/bill-gates-e-leredita-del-negro-project/#comment-28473

        Delle cose si potrebbero fare e in minimissima parte,grazie a volontari e missionari vengono fatte,però è chiaro che spesso per varie cause esterne magari non durano e non vanno avanti come si vorrebbe.
        In Burkina Faso,per esempio,ma non unicamente li,con le loro risorse interne è stato possibile,seppur poco(per una serie di motivi)potenziare l’agricoltura(combattuta la desertificazion,irrigazione colture,efficenza della produzione di orti e campi migliorata etc..),ma anche migliorare la comunicazione e il fabbisogno energetico.
        Ma secondo voi un Paese che ha visto “cose” come il regno d’Egitto,la Nubia ora non sa neanche costruirsi un pozzo?
        La presenza di differenti ecosistemi in Africa (deserti, praterie e foreste),nonché quindi risorse varie(il suo sottosuolo fornisce le maggiori riserve di pietre preziose e di metalli del pianeta), ha stimolato gli scambi tra le varie popolazioni sin da tempi antichissimi,anche se queste avessero anche culture e credi differenti.
        È chiaro che “moderne” politiche coloniali,guerre ‘fratricide’,nessun sostegno da parte dei governi nel dare istruzione e garantire formazione hanno distrutto Paesi,rapporti fra Paesi…
        Come già scrissi l’aiuto a quei Paesi non può che passare per costruire e dare basi per promuovere:
        -Tecnologia per la piccola scala
        -Cooperazione a livello di villaggio e piccole città
        -Produzione sotto il controllo della comunità piuttosto che ‘alienato’
        -Produzione relativa alla domanda,garanzia della qualità e della riparabilità.
        -Possibilità di scelta, presenza di alternative,autonomia rispetto alla fonte di risorse.

        Quindi potendo avere a monte la possibilità di istruzione e formazione.
        E’ sorprendente invece osservare come ONG,Multinazionali,magnati,gruppi di persone,Paesi etc..si prodighino per cercare sistemi per creare l’illusione che si stanno aiutando Paesi in difficoltà, mentre realmente con un neocolonialismo se ne mantiene,se non se ne accresce la miseria e la mortalità e lo sfruttamento degli abitanti,se non l’immigrazione verso altri Paesi.

        Il credo è una scusa a certi livelli..non è determinante.
        Che si dicessero cose analoghe per orientali e soprattutto tedeschi a quelle che si dicono sugli Africani effettivamente è demenziale..
        Ma lo è ,del resto,anche paragonarvici il Sud Italia…
        Al limite,al limite,si possono trovare analogie con zone del Sud America,ma al limite..

        • Gianantonio

          Come il Cristianesimo ha dato i presupposti per la scienza (in CS lo ha ben spiegato il prof. Masiero, e nei suoi libri, più estesamente, Francesco Agnoli), così li ha dati per lo sviluppo materiale. Mi pare difficile conseguirlo quando si vive nel fatalismo, nell’idea di essere sotto l’influsso di divinità lunatiche che determinano il corso degli eventi: perché mai darsi da fare per un futuro che non è nelle nostre mani? Temo che qualsiasi educazione tecnica non dia frutto in un terreno come questo. Si tratta di incidere nel profondo degli uomini (senza imporre alcunché, quindi), il che è ben più difficile. Che ne dici?

          • Leonetto

            No..che la scienza sia figlia del cristianesimo è vero,l’ho ricordato e argomentato anche quì,ma che sia collegata ad uno sviluppo materiale no…
            Ci sono Paesi non-cristiani che lo hanno/hanno avuto più di Paesi cristiani.
            Basta guardare la Cina..
            La distribuzione delle religioni in Africa poi è molto complessa,fra l’altro le religioni che fanno capo alle credenze tradizionali ,animiste e non,non hanno il peso che hanno islam e cristianesimo..seppur magari spesso in maniera sincretica,ma quello avviene ed è avvenuto(seppur in modi differenti) anche in altri parti del mondo, Europa ed Italia comprese.
            Per il resto, per quel poco che so da esperienze dirette, mie e non, certi interventi attecchiscono anche bene,i problemi sono tutt’altro che di natura “spirituale”,legati alla fede…
            Un po’ l’ho spiegato..ma banalmente, avrai una macchina,una bicicletta,prenderai treno,autobus..se si rompono?
            Finche c’è chi può ripararli e i mezzi per farlo si può ripartire..poi se questi partono o muoiono ?
            Serve ricambio.
            Servono istruzione e formazione e politiche per lo sviluppo.
            Un po’ viene e può essere fatto ma c’è un azione frenante data da Governi(interni ed esterni) e da scontri frequenti.
            La religione ha un aspetto marginale.
            Anche quanto detto sopra sul confucianesimo è falso..
            Weber et al.hanno certamente ragione a mostrare il legame fra calvinismo,luteranesimo e capitalismo moderno,però sul confucianesimo prendono un granchio.
            Nello stato confuciano il pubblico ha prevalenza sul privato, che non vede la società nella prospettiva del conflitto, della contrapposizione, dell’opposizione teorica tra stato e mercato,cioè la contrapposizione fra socialismo statalista e capitalismo di stampo occidentale non si ha,al limitte è più improntato su politiche stataliste.
            Finita lì.

  • Gaspare

    “Direi che solo su una cosa siamo pienamente d’accordo, la demografia non ha una relazione direttamente proporzionale con il tenore economico di una nazione.”
    La demografia non sarà direttamente proporzionale con il tenore economico di una nazione – e non ne sono del tutto convinto – ma il numero dei membri di una famiglia, a parità di reddito, è sì direttamente proporzionale al tenore economico di quel nucleo. Crescere quattro o sei creature al posto di due non è la stessa cosa.
    Se noi avessimo deciso di mettere al mondo non due ma quattro o sei creature, certamente non avremmo potuto garantir loro le stesse opportunità che siamo riusciti a offrire, ma soltanto una parte.
    Non capisco per quale motivo chi si rende conto di non riuscire a crescere in modo adeguato un numero elevato di figli, debba continuare a sfornarne, invece di concentrare le poche risorse su un numero adeguato.
    Non si tratta di sterilizzare le persone o di obbligarle a usare i contraccettivi. Si tratta piuttosto di farli ragionare.

    • Si tratta di un falso ragionamento che secondo logica avrebbe come punto d’arrivo fare un solo figlio a coppia per dargli il massimo possibile.
      Ma invece fino a non molto tempo fa anche da noi i figli numerosi erano considerati una ricchezza e al contrario pochi figli una sciagura: Chi ha ragione?

      E poi aggiungo, chi stabilisce quali sono le giuste “opportunità” da dare ad un figlio?
      E portando alle estreme conseguenze quest’altro ragionamento, quale opportunità è al di sopra della vita stessa?

      Il fatto è che siamo imbevuti di un modo di vedere borghese che valuta la dignità della vita in base alle merci che possiamo comprare.

      Ma non è neanche questo il problema, se lei Gaspare avesse seguito con attenzione lo scambio di interventi qui sopra e avesse visto il video di Padre Albanese, avrebbe anche visto che l’affermazione “Non capisco per quale motivo chi si rende conto di non riuscire a crescere in modo adeguato un numero elevato di figli, debba continuare a sfornarne, invece di concentrare le poche risorse su un numero adeguato” è fuori luogo.

      L’Africa è ricchissima di risorse. Non è povera ma “impoverita”, che è ben altra cosa.
      La povertà è infatti il risultato di un’opera di impoverimento, o meglio di rapina, che viene compiuta da decenni con gli strumenti finanziari e con la complicità di governi compiacenti e che quindi la richiesta di ridurre il numero dei figli viene fatta non perché non ce ne sia, ma perché il pane che spetterebbe di diritto a quei figli viene mangiato da quelli che propongono gli anticoncezionali.
      Questo è profondamente ingiusto.

      • Gaspare

        Perché falso? E’ un ragionamento come tanti altri. Si può essere d’accordo o non esserlo. “Molto tempo fa anche da noi numerosi figli erano considerati una ricchezza e al contrario …: chi ha ragione?”.
        Nessuno dei due. La questione va contestualizzata ai tempi. Mio nonno ad esempio, ai suoi tempi, ha messo al mondo ben undici figli, di cui mio padre era l’ultimo, nato nel ’16. A quei tempi i figli morivano molto facilmente, infatti, ben tre dei suoi fratelli morirono bambini. Mio padre molto saggiamente si è limitato ad averne soltanto due e così ho fatto anch’io.
        A stabilire le giuste “opportunità” sono i genitori. Noi le abbiamo individuate in due obiettivi: istruzione e tutto ciò che sarebbe servito a garantire loro un futuro meno problematico e ci siamo riusciti. Non credo sia questo il frutto di un modo di vedere borghese o peggio quello di valutare la vita in base a ciò che si può acquistare.
        Il breve filmato non l’avevo visto. Pur condividendo il pensiero di padre Albanese, al quale va il merito di aver individuato le vere cause delle tante contraddizioni ed emergenze africane, tuttavia questo non giustifica in nessun caso una natalità irresponsabile. Lo stesso accade in altri paesi altrettanto ricchi e opulenti come il Brasile e buona parte dell’America del Sud.
        L’opera di “rapina” dell’Africa e degli altri continenti è iniziata con il colonialismo in concomitanza alle esplorazioni geografiche europee, iniziate nel XVI secolo.

  • rocco

    prof , mi sbaglio o le specie più a rischio di estinzione sono quelle che figliano poco?

    • rocco

      “La riproduzione. Il panda è pigro anche in amore: raggiunge la maturità sessuale molto lentamente, e il periodo fertile di una femmina dura solo due giorni all’anno. Dato che si tratta di un animale solitario, poi, l’incontro tra i sessi non è sempre garantito, e per di più anche dopo l’accoppiamento solo una femmina su tre riesce a portare a termine la gravidanza. In ogni cucciolata possono nascere uno o due piccoli, ma la madre, sia in cattività che in natura, ne alleva sempre e solo uno, abbandonando l’altro. Ma nonostante concentri tutte le sue cure su un figlio solo, la mortalità infantile è comunque elevatissima. ”

      http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/scienze/estinzione-panda/estinzione-panda/estinzione-panda.html

      mi verrebbe da sostituire nel titolo dell’articolo la parola panda con uomo.

      “l’uomo costa troppo, lasciamolo estinguere”
      🙂

      • E infatti Rocco, ad esempio noi italiani come i bianchi negi USA siano in continuo calo demografico, continuando così presto sarà, ironia della sorte, la selezione darwiniana a dimostrare che le politiche di controllo delle nascite sono perdenti.
        Come ho detto molte volte, è il benessere che autolimita le nascite, se poi si fanno uteriori pressioni si va verso l’estinzione.

        • andrea c

          L’attuale popolazione mondiale è circa 7 miliardi, perciò prospettare l’estinzione della specie umana è come preoccuparsi per l’estinzione dei topi! Un’ipotesi decisamente fantascientifica!
          Io direi che anche se la popolazione dovesse diminuire, e tornare ai livelli di 50 anni fa, non sarebbe una tragedia

          • Ho parlato di popolazione dei bianchi negli USA, sono loro (e noi) come popolazione ad andare verso l’estizione, non l’umanità.
            Che poi la loro/nostra scomparsa non sia una tragedia è un’altra storia. Ma mi fermo perché finirei OT.