Corsa allo spazio: primo test 2018

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Che ci fosse una nuova corsa allo spazio era evidente, adesso è stato fissato il primo confronto.

Ma intanto vengono scambiate accuse di sabotaggi.

 

Parte con un’animazione il confronto tra USA e Russia, in quest giorni infatti la NASA ha infatti diffuso il video di un’animazione nella quale viene rappresentato un lancio dell’SLS (Space Launch System), la notizia è stata ripresa dal Corriere della Sera il 16 settembre che ha inserito le immagini nella versione online accompagnandole con un breve commento. Il video segue la notizia dell’approvazione del progetto che era stata data nella seconda metà di agosto e ripresa da numerosi organi d’informazione come ad es. Repubblica. L’SLS è un lanciatore che dovrebbe essere in grado di portare in orbita carichi molto elevati, si parla di valori che vanno dalle 70 a circa 150 tonnellate per un programma che dovrebbe condurre i primi astronauti su Marte negli anni ’30.

La data per il primo lancio era stata fissata per il novembre del 2017 ma poi è stata aggiornata a circa un anno dopo intorno al novembre 2018, data che diventerà quindi il primo riferimento per la verifica della capacità USA di realizzare programmi così ambiziosi. Che l’SLS rappresenti il punto di confronto con la Russia è confermato dal contemporaneo annuncio da parte di Mosca di un programma del tutto sovrapponibile che punta alla realizzazione di un lanciatore della capacità di circa 150 tonnellate che dovrebbe consentire anch’esso di portare un equipaggio su Marte intorno al 2030, come riferito da RT il 2 settembre scorso in “Russia to begin building record-setting super-heavy space rocket“, la data per il primo lancio del vettore russo è stata fissata indicativamente per il 2020.

L’investimento della NASA a quanto riferito su Repubblica dovrebbe essere di 2,8 MLD di dollari, cifra con cui la Boeing si impegna a costruire l’SLS, da parte russa si parla invece di ben 13,3 MLD di dollari (fonte RT), cifra che comprende anche la realizzazione delle infrastrutture necessarie. Come è stato evidenziato altre volte, al momento la tecnologia statunitense nel campo dei lanciatori mostra dei ritardi rispetto a quella russa, questo è stato testimoniato anche recentemente dal fatto che gli stessi satelliti impiegati dai militari USA vengono messi in orbita grazie ai residui motori RD-180 di fabbricazione russa la cui fornitura è stata bloccata in seguito alla crisi ucraina. L’ultimo episodio in tal senso è stato quello del 16 settembre scorso relativo alla messa in orbita di alcuni satelliti da parte di un missile Atlas V, spinto proprio dagli RD-180:

L’alternativa costituita dal progetto Space X ha subito una battuta d’arresto lo scorso agosto con l’esplosione in volo durante un lancio di prova. Problemi si sono avuti anche da parte russa, nel maggio scorso si è infatti verificato il fallimento del lancio di un missile Proton che portava un importantissimo satellite per telecomunicazioni, il cui terzo stadio ha avuto un malfunzionamento. E dato il clima da guerra fredda non sono mancati i sospetti di sabotaggio, come riferito sempre su RT in “Sabotage considered in Proton rocket crash – investigator“. Roba da guerra fredda si diceva, anche se nella guerra fredda degli anni ’50-’70 non si arrivò mai a parlare di sabotaggi in ambito astronautico.

Ma sorprendentemente la parola ‘sabotaggio’ è stata pronunciata anche sul versante occidentale in occasione del fallito posizionamento in orbita di due satelliti Galileo per il GPS europeo. Un malfunzionamento ha infatti portato i due satelliti su un’orbita sbagliata e rimediare all’errore sembra che non sia per nulla facile, e poiché il razzo vettore impiegato era un Soyuz, di fabbricazione russa, si è ipotizzato un sabotaggio, come riferito da Wired.

Episodi questi che, al di là della fondatezza o meno delle accuse, testimoniano l’alto livello di tensione raggiunto nei rapporti est-ovest. E testimoniano indirettamente che l’industria aerospaziale occidentale dipende ancora troppo da quella russa, tanto che sia i satelliti spia degli USA che il programma per il GPS europeo sono legati ancora in varia misura alla disponibilità di tecnologia russa.

Nei prossimi anni la NASA dovrà dimostrare di poter recuperare il terreno perso nei confronti della Russia, un po’ come avvenne negli anni ’60.  

Il risultato è aperto, l’America è molto cambiata rispetto a quel periodo, e così la Russia.

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

8 commenti

  1. Giusto una considerazione: NON SAPPIAMO come mandare astronauti su Marte senza farli friggere dalle radiazioni.
    Non e’ certo il vettore, l’elemento vincolante.
    Che io sappia….

    • Giusta considerazione, posso solo ipotizzare che carichi da 150 tonnellate siano giustificati anche dalla necessità di portare schermature di un certo peso.

  2. I russi parlano sempre di sabotaggio, anche quando fallì il lancio della sonda Phobos-Grunt nel 2012 parlarono di sabotaggio. I russi hanno certamente la capacità di far arrivare carichi in orbita bassa, ma quando si tratta di fare cose un po’ più complicate, in genere toppano, e questo perché sono indietro nell’elettronica, nell’informatica, nella scienza dei materiali e mancano di quella versatilità che invece ha la Nasa, che può contare sulla collaborazione di istituti governativi, università e industrie. Per quanto riguarda Marte, né russi né americani sono da prendere troppo sul serio perché, come ricordava giustamente Fabio, finchè non si risolve il problema delle radiazioni ionizzanti, viaggi interplanetari troppo lunghi non se ne possono fare. Da un punto di vista strettamente scientifico, rimango più interessanti le missioni con sonde automatiche…

    • Sulle radiazioni ho risposto sopra, riguardo Phobos Grunt ho visto che di sabotaggio aveva parlato solo il Corriere della Sera, forse Caprara ha interpretato male un’affermazione di un ex ufficiale.
      Sulla stampa estera non se ne trova notizia.
      Della cosa se ne è occupata im modo apprezzabile il CICAP con Query.
      Comunque le accuse dell’ESA sono una novità assoluta.

      • Io non so cosa abbiano combinato quelli dell’Esa, non è da escludere che si sia trattato di un errore del software. Al sabotaggio da parte dei russi, secondo me, non ci credono neanche loro…

        • Sono d’accordo, non mi meraviglierei che si trattasse solo di un modo per scaricare le responsabilità dell’errore.
          L’unica certezza che si può ricavare da queste denunce è che c’è un clima da guerra fredda.

          • Ed è un peccato, perché come è stato per la stazione spaziale, solo una collaborazione internazionale potrà portarci su Marte…

          • Non c’è dubbio che la collaborazione sarebbe la strada migliore, ma mi sa che non se ne parla…
            Comunque penso che se davvero ci fosse una replica dello sforzo degli anni’ ’57-69′ anche senza collaborazione non resterà che mettersi comodi e preparasi a vedere cose spettacolari.