Manuali scolastici: uno sguardo a “Itinerari della biologia” – Zanichelli

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“Come viene insegnata l’evoluzione nelle scuole private paritarie?” si domandava il Prof. Pievani nella lettera aperta del 12 gennaio 2013.

Facciamo di meglio, vediamo come viene insegnata nelle scuole italiane.

 

Uno degli argomenti più ripetuti su CS è che il modo migliore per far emergere i punti deboli della teoria neo-darwiniana è quello di farla studiare davvero. Se infatti l’esposizione si limita ad una generica descrizione della teoria, frammista ad elementi di confusione tra evoluzione come fenomeno e la stessa teoria neo-darwiniana come sua spiegazione, difficilmente anche l’allievo più attento o il docente più oggettivo potranno vederne i limiti. Ricordiamo che il più noto divulgatore del pensiero darwinista nel nostro paese, il Prof. Telmo Pievani, avendo a cuore la correttezza dell’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole, in una lettera aperta del 12 gennaio 2013 rivolse un preoccupato appello alla sorveglianza sull’insegnamento nelle scuole paritarie, paradossalmente siamo noi a raccogliere quell’appello ma andando oltre: vogliamo sapere come si insegna l’evoluzione sui testi adottati nelle scuole italiane.

Dell’argomento si occuperà Max cominciando con oggi un’indagine che non potrà essere svolta su tutti i testi adottabili ma che si soffermerà su quelli delle maggiori case editrici i quali comunque costituiscono un campione rappresentativo. Come di consueto saranno utili i commenti dei lettori per un confronto obiettivo sull’argomento.

ep

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Itinerari della biologia

Silvia Saraceni, Giorgio Strumia

Zanichelli

zan 1 ed

Come promesso, eccoci a parlare di libri di testo. Quello che contengono, in termini di evoluzione, è corretto e scientifico? Oppure il libro di narrativa è stato shakerato con quello di scienze? Andiamolo a scoprire.

Ah, vi avviso: non ci saranno molti colpi di scena, e chi si aspettava un racconto scoppiettante è pregato di ripassare la prossima volta. Oggi è solo duro lavoro compilativo, nessuno sfarfalleggiare leggero a colpi di ironia. Interrompete la lettura finchè siete in tempo. Certamente, il libro preso in esame questa settimana inizia col piede giusto. Un bagno di umiltà che ogni libro dovrebbe fare con le prime molecole di inchiostro. Ecco cosa vi si legge a pagina 2:

“Scrivere un libro è complesso, ed è impossibile astenersi dal commettere errori. Saremo grati a coloro che, una volta scoperti, ce li vorranno segnalare.”

Bè, non è male. Senz’altro non è da tutti.

E ora che abbiamo iniziato col piede giusto, possiamo assistere al primo svarione. A pagina V, si legge che la selezione naturale è il meccanismo alla base dell’evoluzione di ogni specie, che da un antenato comune con cambiamenti progressivi si è giunti fino a noi, grazie alla selezione naturale.

Ora, qui è superata persino la teoria neodarwinista. Era ora, dico io. Ma questa nuova teoria non mi convince tanto. Pensare ad un’evoluzione basata solo sulla selezione naturale mi lascia perplesso. E i cambiamenti come li spieghi? Ok, spiegare che sono avvenuti per caso non è  il rispostone che uno scienziato apprezzerebbe, ma almeno sarebbe un tentativo per salvare le apparenze.

No, qui no. Qui si parla di selezione naturale e non di altro.

Con la coda dell’occhio vedo che c’è addirittura un’unità dedicata all’evoluzione. Pagina 56. Salto tutto e raggiungo la fatidica sezione. Vediamo cosa mi aspetta.

Un pugno in un occhio. A pagina C57 si afferma che esistono molte prove e osservazioni che la Teoria dell’Evoluzione (quindi quella di Darwin) sia quella giusta. Sarebbe anche questa una rivoluzione per il mondo scientifico. Non resisto, mi ci butto a capofitto.

Ma prima noto che gli autori citano anche altri punti di vista, per esempio parlano di creazionismo e intelligent design. Manca un paragrafo che parli di critica scientifica, però! Riconosco onestà intellettuale e vado avanti.

E qui sbaglio. Avrei dovuto chiudere il libro e accontentandomi di quanto avevo letto fin qui. E invece no. Colpa mia. Scusate. E adesso come faccio a dirvi che tra le prove della teoria di Darwin c’è il solito e inflazionato Archaeopteryx. Come faccio a dirvelo? Ambasciator non porta pena. Abbiamo già mostrato in precedenti articoli quanto sia falso attribuirgli il nome di anello mancante. Riguardo alla documentazione fossile, abbiamo già osservato in passato come non ci siano anelli mancanti, del tutto.

Altre prove di evoluzione presenti nel capitolo? Un improbabile tetrapode ancestrale (il libro di narrativa si è mescolato col libro di scienze, confermo) con le sue zampette che cammina come un coccodrillo.

E poi non potevano mancare i disegni di Haeckel che però non viene neanche citato. Spiegano, mostrando gli stadi di un pesce e di un umano, che a volte nascono bambini con fessure branchiali aperte sul collo che vengono correte chirurgicamente. Quindi discendiamo dai pesci? Sarà vero?

E poi, regina fra le prove, la biologia molecolare. Infatti, ci mancava. Io l’avrei portata come prova a sfavore per via della difficoltà di produrre molecole organiche complesse come proteine e acidi nucleici e molecole trasportatrici di energia (ATP e ADP). Ma invece gli autori la pensano diversamente. Parlano di orologi molecolari, di microevoluzione della emoglobina e del citocromo C.

Vabbè, perdete ogni speranza o voi ch’entrate. Ora vediamo i meccanismi dell’evoluzione. Bellissimo. Proprio quello che la scienza deve fare, spiegarmi il Come.

Sapete quali prove vengono portate? Una. La SELEZIONE NATURALE. Si dice che Darwin si fece aiutare anche dalle idee che stanno alla base della selezione artificiale. Dulcis in fundo : la favolosa Biston betularia (quella farfalla che per i creduloni cambia colore a causa dell’inquinamento inglese del XIX secolo. Mentre è noto che esistevano le due varianti – chiara e scura – anche prima della rivoluzione industriale inglese..).

Poi il libro parla delle basi genetiche dell’evoluzione. Porteranno anche le basi genetiche a sfavore dell’evoluzione? Mendel diceva che quello che si tramanda è l’informazione degli avi. Un’azione, a mio giudizio, piuttosto conservativa..

E invece no, la genetica (anche quella di popolazioni) spiega l’evoluzione. Devo farmene una ragione. Scusate.

Poi, vabbè, si parla di speciazione facendo quindi passare una microevoluzione per una macroevoluzione e avanti così.

Peccato, quella premessa iniziale del libro – così bella – non può salvare tutti gli strafalcioni che ho letto. Libro rimandato a settembre. Speriamo bene. Magari si evolve. E non si deve evolvere per caso, ma solo con la SELEZIONE NATURALE. Quindi ora, voi ve lo comprate e, CANCELLANDO solo le parole che non vi piacciono, avrete aggiunto nuovi capitoli, nuovi concetti e nuove pagine. Impossibile. Pensate di riuscirci? Considerate che ogni volta che cancellate una lettera o una parola, il libro deve essere ancora leggibile e funzionante, altrimenti non vale. La natura non può fermarsi e lasciare un cartello con scritto “Lavori in corso”. In bocca al lupo.

Una mail, come suggeritomi dalla stessa Casa Editrice, gliela mando volentieri. Aspetto un riscontro. Invano? (mail : lineatre@zanichelli.it)

P.S. : Esamineremo le principali Case Editrici del panorama nazionale. Questa volta è toccato alla Zanichelli, la prossima sarà Paravia.

P.P.S. : Questa piccola inchiesta subirà delle interruzioni strada facendo. Da una parte, avevo da scrivere ancora un articolo sulla comunicazione, e nelle prossime settimane lo metterò giù. Dall’altra ci si mette pure Enzo Pennetta con questa idea pazza del WorkShop, che volete farci, qualcosa bisognerà scrivere anche su quello. Sarà una festa bellissima. Ma vogliamo paragonarla con i preparativi? Cioè con il sabato del villaggio?

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About Author

Laureato in Biologia tanti anni fa, prima di mettere in piedi una scuola di sopravvivenza va a specializzarsi in terra d'Etiopia per poi tornare e istruire a dovere, insieme a Silvia, 3 piccole amazzoni. Dopo 13 anni in un'azienda di Biotecnologie come Specialist e Line Leader, decide di divertirsi come Direttore Marketing per un noto marchio di gioielli, in attesa di nuove sorprese all'orizzonte.

60 commenti

  1. Ma come si fa a mettere i disegni di Haeckel… “disinformare per formare”,non me la bevo che il caso li abbia messi la.

    “Scrivere un libro è complesso, ed è impossibile astenersi dal commettere errori. Saremo grati a coloro che, una volta scoperti, ce li vorranno segnalare.”

    Segnalatelo con su scritto “Excusatio non petita, accusatio manifesta”,non è che scrivere un libro è complesso certamente lo è ma sai lo è anche fare un’operazione chirurgica a una persona e non ci sono scusanti per l’errore, si immagini se tale libro fosse sbagliato e poi quella persona con tutti quegli errori andasse a operare un altro essere umano:” ci scusiamo per averti tolto un rene,ci scusiamo anche di averlo spedito a un nostro cliente negli Stati Uniti,sai com’è errare è umano” e poi non è nemmeno vero che è impossibile; è possibilissimo non comettere errori ,certo chi ancora mette i disegni Haeckel è improbabile piuttosto che non abbia voluto compierli,che li abbia fatti involontariamente, e come dire che involontariamente ho fatto una rapina in banca e dire ai carabinieri “no agente,è un caso essere entrato in banca con il mitra,mi scuso per l’errore era involontario,in realtà pensavo fosse un poligono di tiro non la Mediolanum, certamente possiamo errare tutti”.A questo punto congetturo che forse volevano mettere simpaticamente il giochino che si trova anche sull’enigmistica invertito anziché “quali sono gli errori tra le due immagini?” si puo mettere “quali sono le “scientifiche ” somglianze tra le due immagini”?:P

  2. Giorgio Masiero on

    Molto interessante, Max. Ottima questa iniziativa di analisi dei testi scolastici.
    Certo che questo primo libro che ti è capitato è una summa di banalità e superstizioni, almeno in riferimento all’evoluzione. Mi chiedo se il brutto stato della biologia in Italia si debba anche al cattivo insegnamento che questi testi trasmettono ai ragazzi…

    • Buongiorno!
      I commenti che ho espresso sono riferiti alla prima edizione, non sono in possesso della Seconda.
      Penso che alcuni professori siano pigri nell’approfondire criticamente i testi che adottano. Per gli altri temi il libro è molto valido. Io ero chiaramente interessato al tema che ho affrontato.
      A presto,

  3. Mah non capisco cosa ci sia di sbagliato nella selezione naturale. E’ un argomento talmente ovvio e verificato che, per quanto la critica alle parti piu’ scricchiolanti del libro di testo sia ben portata, questa patina di negazione di tale banale meccanismo sembra vanificare qualcunque pretesa di ergersi su un piedistallo da giudice.

    Purtroppo e’ ovvio che il meccanismo sia piu’ complicato (neo-darwinismo poi e’ una cosa che leggo ad nauseam solo nei siti anti-evoluzionismo, chissa’comemai), e bisognerebbe parlare di speciazione allopratica, parapatrica, peripatrica e simpatrica e dei diversi ruoli che la selezione naturale ha in ognuno dei casi.

    Poi bisognerebbe parlare anche dell’altra colonna portante della biologia moderna (e quindi della sua teoria dell’evoluzione scientificamente accettata) che e’ l’epigenetica e l’ereditarieta’ di alcuni caratteri, l’importanza dell’ambiente non solo in quanto fonte di selezione o di mutazione casuale, ma anche in quanto fonte di metilazione del DNA e acetilazione degli istoni che sono caratteri evolutivi ereditari (per quanto al secondo ordine).

    Poi bisognerebbe anche affrontare la matematica della teoria, non sempre banale.

    E infine, riassumere tutti questi complessi concetti scientifici consistenti con la visione dell’universo che abbiamo in una elaborata teoria evolutiva che e’ appunto l’unico modo di parlare di biologia, consistente con il resto delle nozioni che abbiamo.

    Il problema e’ che
    1- probabilmente alla fine si dedicano massimo due lezioni all’argomento, e complicarlo non giova alla comprensione e alcuni aspetti possono essere difficilmente affrontati nelle scuole medie e medie superiori e gia’ difficilmente all’universita’ (i miei alunni di biologia al terzo anno facevano fatica con le equazioni, voglio vederli ad affrontare le funzioni di partizione e i modelli stocastici). A volte bisogna semplificare per il bene della chiarezza, e’ sempre un delicato equilibro da perseguire fra non dire castronate e non allagare la mente dello studente, e l’equilibro e’ particolarmente delicato nelle scuole medie.
    2- molti professori si sono laureati e hanno elaborato il loro programma di lezioni prima che molti argomenti fossero consolidati. Ammesso e non concesso che avrebbero potuto comprenderli appieno (vedi punto sopra) il lifelong learning non e’ prerogativa della nostra scuola purtroppo. Mettiamoci che un professore deve accumulare una certa esperienza e tranquillita’ professionale per scrivere un libro, ed il risultato e’ che in ogni ambito i libri di testo liceali sono indietro di 30 anni buoni sul fronte della scienza. Se trovi un libro di testo che parla dei fattori di Yamanaka ad esempio meriti una statua, eppure e’ il premio Nobel di due anni fa, quasi preistoria scientificamente…

    Per questi motivi di libri di testo sciocchi ce ne sono a valanga, difficile trovarne uno buono in toto (e ancor piu’ difficile trovare un professore che sappia di cosa stia parlando). Perfino i libri universitari classici di materie piu’ semplici, come la fisica, contengono castronate immani: quando ho avuto in mano la prima volta l’Halliday Resnick mi sono divertito a trovare errori e incosistenze grossolani generalmente dovuti all’uso sportivo di derivate e frazioni, ne ho trovate piu’ di una mezza dozzina… eppure e’ uno dei piu’ venduti libri di Fisica per l’introduzione universitaria e’ usato da mezzo secolo, e’ alla n-esima edizione, ha ricevuto il premio APS per il piu’ importante libro di introduzione alla Fisica del 20esimo secolo.

    • Grazie Andrea per il tuo intervento!
      Nella selezione naturale non c’è niente di sbagliato. Salvo eleggerla soluzione di tutti i problemi dell’evoluzionismo.
      Potremmo dire che è, da sola, una condizione necessaria ma non sufficiente. Su questo credo che siamo d’accordo.
      Einstein diceva che “quando hai capito una cosa, riesci a spiegarla anche a tua nonna”. Credo che la teoria dell’evoluzione non sia stata ancora molto capita..
      scrivevi che leggi ‘ad nauseam’ il termine ‘neo-darwinismo’. lo capisco e me ne dispiaccio. ma è l’unico modo (il chiamarlo così) per identificare bene che intendiamo. Ci sono molti evoluzionismi, anche in contraddizione fra loro. Chiamandolo neo-darwinismo, sappiamo tutti cosa intendiamo.
      Poi possiamo parlare di tutte le speciazioni del mondo, ma da nessuna di questa otterremo macroevoluzione.
      Metilazione del DNA e acetilazione degli istoni? sono caratteri evolutivi ereditari, mi dici. non si può spiegare l’evoluzione con termini come ‘evolutivo’ altrimenti non spieghiamo niente.
      Cos’è il calore? ha caratteristiche termiche. ma non ho detto niente. La sfida è spiegare l’evoluzione senza dare l’evoluzione per scontata. Altrimenti diventa una dottrina, un credo.

      Son completamente d’accordo con te quando scrivi : “Il problema è che”. lo condivido pienamente. Dieci anni fa feci il prof al Liceo per qualche mese di supplenza e incontrai le difficoltà che descrivi.
      Non è facile scrivere un libro di testo. Come già ho detto, questo lo trovo valido per gli altri argomenti, ma non per il tema evolutivo. Nelle prossime settimane avremo piacevoli sorprese.
      A presto,

      • Veramente io non so di preciso cosa si intende col termine “neo-darwinismo” perche’ ogni volta sento di gente e caratteristiche diverse. Mi sembra piu’ che altro una strawmen dove buttare gli inetti e incompetenti e gia’ che ci siamo condannare il darwinismo in toto, ma lasciamo stare.

        La selezione naturale non e’ neanche condizione necessaria comunque, nella speciazione peripatrica non gioca nessun ruolo ad esempio (anche senza essere sottoposta a pressione evolutiva puo’ avvenire una speciazione in seguito a drift genetico e/o effetto del fondatore nel caso di isolamento di una popolazione), ma anche questo e’ evoluzionismo e darwinismo.

        Beh la macroevoluzione e’ geneticamente definita come l’insieme di tutte le speciazioni, quindi mi sembra difficile non ottenerla da “tutte le speciazioni del mondo”.
        Fenotipicamente c’e’ da esplorare di piu’, ma di nuovo la biologia degli ultimi anni da’ una mano a mostrare come cambi apparentemente innocenti danno luogo a fenotipica radicalmente diversa (ape regina e ape operaia sono due cloni, hanno lo stesso DNA, la prima e’ grande 5 volte e vive 20 volte tanto e fa le uova, la seconda ha la sacca del polline e una struttura sociale diversa, l’unica differenza e’ nel cibo che gli viene dato “da piccole” che implica una diversa struttura epigenetica del DNA), ma appunto per farle capire agli studenti non basta una chiaccherata alla nonna, nonostante i detti di Einstein.

        Per il semplice fatto che, a prescindere dal fatto che il detto e’ quantomeno parziale (perche’ un conto e’ la favola, un conto e’ la scienza, e la scienza si parla con la matematica, e’ dura e complicata e non adatta ad alcune nonne), la nonna e’ una, non venti e piu’. La nonna ti vuole stare ad ascoltare loro no. La nonna non va interrogata dopo e se carpisce il senso generale basta cosi’. La nonna non aspetta la campanella. E alla nonna non hai un monte ore limitato da dedicare.

        • Giorgio Masiero on

          Già, la scienza si fa con la matematica e, soprattutto, fa predizioni sperimentalmente controllabil. Due elementi introvabili nel darwinismo, originale e moderno. Come diceva Dulbecco, possiamo essere degli ottimi biologi anche senza Darwin…

          • Mi scusi professore (Idini) ma le difficoltà che ha elencato (sulle quali non discuto, chiunque insegni oggi ha la mia stima totale e incondizinata) riguardano il professore, non il libro. Se il libro mi spaccia Biston Betularia, embrioni di Haeckel e Archaeopteryx come ciò che non sono fa un cattivo servizio e basta, perchè cerca di far passare un concetto (sia esso valido o meno) con esempi sì semplici da introiettare, ma fondamentalmente sbagliati.. tantovarrebbe scrivere “L’evoluzione neo-darwiniana è un fatto ma siccome non capireste le prove accettatelo e basta. Per la spiegazione ripassate quando farete il Liceo o meglio l’università”.. Mi pare assurdo.. (mi sa che non dovevo scrivere qui, chiedo scusa al Prof Masiero per aver messo sotto il suo commento)

          • Mah in realta’ io a un certo punto ho pure fatto qualche lavoro riguardante l’evoluzione delle basi di aminoacidi tenendo conto delle loro caratteristiche termodinamiche, cosi’ come ho lavorato a stretto contatto con colleghi Fisici che si occupavano di modellizare fenomeni migratori utilizzando reti neurali per avere una simulazione del genetic drift e di altre ben consolidate parti della teoria evolutiva.

            Insomma di matematica, volendo, nella biologia e nella ricerca biologica sull’evoluzione ce n’e’ ottima e abbondante.

            Poi non so mai cosa si intende quando si parla di “darwinismo” qui e altrove, la scienza in realta’ e’ una e non ammette “ismi” di sorta e la teoria dell’evoluzione e’ parte della scienza in quanto teoria (massimo status ottenibile da una ipotesi scientifica).

          • Giorgio Masiero on

            C’è un po’ di confusione, Idini, nel Suo ragionamento.
            Che la scienza empirica sia una, ok.
            Che il darwinismo sia una “teoria” dell’evoluzione, ok.
            Ma non ogni “teoria”, o congettura elaborata, o visione, ecc., ecc. è una “teoria scientifica”! Per esserlo, deve fare predizioni sperimentalmente controllabili. E questo il darwinismo non lo fa.
            Il darwinismo si fonda su un’aporia ed una tautologia, quanto di più a-scientifico si possa immaginare…

          • @Marco: mannaggia stavo pure editando la risposta sopra ma in 5 minuti e’ sparito l’edit e con lui la mia risposta!

            Riassumendo: Innanzitutto mettiamo in chiaro che non sono professore. Non basta dare qualche lezione all’universita’ (o qualche anno di lezioni come nel mio caso :P) per essere professore, purtroppo l’Iter e’ un tantino piu’ elaborato ;-). (Comunque per dovere di cronaca ho rifiutato una cattedra di professore di ricerca all’universita’ di Varsavia e ora sono da una settimana Ricercatore in Finlandia.)

            Hai da un lato ragione che il problema dell’essere aggiornato e della semplificazione appartiene piu’ al professore che al libro di testo, tuttavia anche il libro di testo e’ scritto da un professore e riflette i suoi limiti.

            Anche la frase: “… è un fatto ma siccome non capireste le prove accettatelo e basta. Per la spiegazione ripassate quando farete il Liceo o meglio l’università” e’ molto vera, tuttavia non e’ valida solo per l’evoluzione ma per QUALUNQUE cosa si studi. Perfino, come ho indicato, arrivando ai primi corsi universitari esistono diverse “scorciatoie” e a volte vere “truffe” che in nome della semplificazione vengono affrontate, perfino appunto in materie piu’ semplici come la meccanica.

            La didattica pero’ deve anche rendersi conto dei proprio limiti e accettare tali piccole menzogne in nome di una comprensione, che comunque per quanto superficiale (e anche un laureato di fisica ha una comprensione superficiale della fisica, ad esempio. Quindi figuriamoci un ragazzo alle scuole medie…) vale la pena raggiungere perche’ in fondo, pur con tutti i suoi limiti, la cultura si forma cosi’.

            Ben inteso che con questo non voglio giustificare palesi errori come appunto i disegni di Haeckel. Gli errori non sono giustificabili, solo spiegabili con quello che ho detto sopra a proposito di scarso aggiornamento. Mentre su altre cose bisogna anche indulgere l’intento didattico che magari non si approva ma alla fine si tratta di una scelta.

          • Si va bene Masiero… ancora la storia delle predizioni…

            Perche’ anche la cosmologia non e’ scienza, perche’ non puo’ permettersi previsioni… E la QCD neppure dato che i suoi autostati di sapore non sono osservabili e non vedremo mai il gluone tenere insieme l’adrone.
            E se ci allarghiamo un poco le scienze economiche e basate sulla statistica (sociali, marketing…etc…) non sono scienze, ma fantasie…etc…

            Forse andrebbe rivista piu’ che altro la definizione di scienza che proviene diretta dal 1780.

          • Giorgio Masiero on

            Sia la cosmologia, Idini, che la QCD hanno fatto un sacco di predizioni controllabili, corroborate, ben note ad ogni laureato in fisica, e sulle quali mi sono soffermato in alcuni articoli su TA.
            D’altro canto, se rinunciamo al controllo empirico, come distingueremmo secondo Lei una teoria scientifica da una congettura fantasiosa?!

          • “La didattica pero’ deve anche rendersi conto dei proprio limiti e accettare tali piccole menzogne in nome di una comprensione, che comunque per quanto superficiale (e anche un laureato di fisica ha una comprensione superficiale della fisica, ad esempio. Quindi figuriamoci un ragazzo alle scuole medie…) vale la pena raggiungere perche’ in fondo, pur con tutti i suoi limiti, la cultura si forma cosi’.”
            Proprio non sono d’accordo, non c’è bisogno di dire nessuna piccola menzogna per insegnare.
            Se la verità non basta le cose sono due: o quello che si insegna è una menzogna, o non si sa insegnare.

          • Eggia’ Enzo, immagino che non dici nessuna favoletta quando spieghi, non tagli mai corto con cose tipo “L’RNA e’ quello che serve a portare il messaggio dal DNA ai mitocondri” e invece quando spieghi l’RNA non dimentichi di enunciare oltre al solito mRNA, il pre-mRNA, il tRNA, l’rRNA, il tmRNA, il snRNA e magari una breve citazione al il siRNA.
            Le caratteristiche epigenetiche e di processamento dell’RNA (a proposito, di fondamentale importanza per l’evoluzione)…etc…

            La biochimica tutta fatta con quantum chemistry, e la quantum chemistry tutta fatta con funzioni d’onda definite rigorosamente nello spazio delle fasi, e lo spazio delle fasi ovviamente tutto conforme ai piu’ rigorosi corsi di metodi matematici.

            A un certo punto bisogna effettuare il taglio, e il taglio o lo effettui con “questo e’ complicato, fidatevi” che e’ malissimo per gli alunni se non in rari casi, oppure cercando di dare un sapore, una logica di quello che succede, una favola che per forza di cose e’ una truffa.

            Forse la vera differenza e’ il livello a cui ci si rende conto di stare truffando…

          • Forse basterebbe insegnare che la scienza non esplica l’ente né tanto meno la sua entità, ma aspetti precisi dell’ente. Non è questione di ridimensionarla, ma di dargli il giusto spazio.
            Proprio come dici tu Andrea: funzioni d’onda definite rigorosamente nello spazio delle fasi. L’errore non è nell’usarle (vorrei vedere) o nel non spiegarle (pensando quindi falsamente di “ingannare” lo studente), ma nell’ipostatizzare le formule matematiche, che sono relazioni tra grandezze, eguagliandole a rappresentazioni metafisiche della realtà. Come diceva Husserl l’errore è aver “ceduto alla tentazione di vedere in queste formule e nel loro senso il vero essere della natura stessa” (E. HUSSERL, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, p. 73.).

            Non posso che citare l’ultimo libro di Strumia al riguardo “Scienza e teologia a confronto”, pagg. 74/75:

            “Questo processo è particolarmente accentuato nella fisica del mondo microscopico, nella meccanica quantistica dell’atomo e delle particelle elementari, le quali costituiscono un oggetto d’indagine le cui uniche fonti di conoscenza sono le misurazioni strumentali e le uniche rappresentazioni sono quelle fornite dalle equazioni di campo che le descrivono. Se è abbastanza naturale, dal punto di vista dell’attitudine psicologica acquisita, che un fisico tenda a rappresentarsi la realtà in termini relazionali-matematici, l’operazione diviene fuorviante se questo atteggiamento, resosi abituale e spesso inconsapevole, tende a erigersi come esaustivo della realtà, diviene una metafisica che si esercita anche al di fuori del mondo fisico.” […]
            “Questo processo che attribuisce alla matematica un ruolo sostitutivo della metafisica, riconoscendo alla prima il potere esaustivo e fondante della seconda, contiene, tuttavia, già in se stesso le premesse per rendere progressivamente priva di valore conoscitivo la scienza stessa. Infatti la matematica, come del resto la logica, tenderà a svilupparsi come scienza formale, valida in quanto coerente, non contraddittoria, indipendentemente dal contenuto materiale al quale viene applicata. Essa non è capace da sola di definire il vero o il falso in rapporto alla realtà, ma solo il contraddittorio e il non contraddittorio all’interno di se stessa. Di conseguenza, la tendenza a sostituire la metafisica alla matematica porterà, contemporaneamente, alla riduzione della logica a logica formale, con la graduale scomparsa della logica materiale, e alla riduzione della nozione di verità a quella di non contraddittorietà. La matematica può fondare le scienze naturali come scientia rectrix ma solo quanto alla conoscenza delle relazioni tra grandezze, non può invece fondarla come conoscenza di verità. Di qui viene a originarsi la crisi della scienza quanto al valore che essa ha come forma di conoscenza, come teoria.”

            Con queste premesse di spiegazione, qualsiasi “errore” didattico compiuto a scuola è pressoché perdonabile (poiché appunto ben tratteggiato grazie all’epistemologia). Unico neo: certamente non usciranno studenti scienziati, ma nemmeno pseudo pensatori scientisti. Sappiamo benissimo che oggi giorno c’è più bisogno di scienziati che pensino in maniera riduzionista e scientisti che li seguano come semi-dei. Vedremo quanto durerà questo paradigma.

          • Mi sembrava centrasse l’argomento didattico in un qualche modo. Ovvio parlo di insegnamento superiore e non universitario adatto per poi il mondo del lavoro. Il liceale può permettersi di intendere l’integrale di un argomento, in modo con-fuso (fuso insieme), al ricercatore invece è richiesta una specializzazione assoluta (come tu stesso dichiari) e una forma mentis necessariamente “matematica” e riduzionista verso il quantizzabile.
            Ecco allora i miei voli pindarici, nati su un post dedicato ad un testo per scuole superiori.
            Ma io sono uno che ad ogni lezione di una qualsiasi scienza (se mai potessi mai parlarne ovvio) farebbe prima 15 minuti di introduzione epistemologica, non faccio molto testo… 😛

    • Giorgio Masiero on

      La cosa sbagliata della selezione naturale, Andrea, è considerarla, come fa Darwin fin dal titolo del suo capolavoro, il meccanismo all’origine della CREAZIONE di nuove specie, mentre, come dice la parola, essa sceglie solo tra quelle esistenti quelle da distruggere perché meno adatte.
      Ma che cosa fa apparire la novità? Ecco la grande questione lasciata irrisolta del darwinismo.
      Eppure a Darwin pareva di avere scoperto chissà che… tanto da anticipare la pubblicazione del libro per paura di Wallace!

  4. Vorrei proporre la mia testimonianza di ex studente liceale che ha ancora i ricordi molto freschi di quel periodo. Siccome ero il secchione della classe, spesso mi chiedo perché non mi accorgevo di tali errori e imprecisioni. Credo che la risposta sia implicita: perché ero il secchione della classe. Imparai presto i meccanismi e i trucchi che regolavano l’assegnazione dei voti. Ci sono quelli che ripetono bene ciò che dice il libro (6-7), quelli che ricordano anche le cose aggiunte in classe dall’insegnante (7-8) e quelli che hanno anche un certo senso critico (9-10). In cosa consisteva però il senso critico? Me ne rendo conto in pieno solo ora: scopo del senso critico era capire perché le cose imparate erano vere, affermarle meglio più che metterle in dubbio. Forse sto esagerando, ma se penso al mio caso mi sembra che sia così, perché mi hanno insegnato che applicare il senso critico
    NON significa capire se Galileo aveva i suoi torti, ma dire che non valeva la pena morire per una teoria scientifica;
    NON significa trovare le origini della violenza islamica nel Corano, ma nel non aver avuto un illuminismo islamico;
    NON significa comprendere gli errori di Giordano Bruno, ma chiarire che il vero motivo della sua condanna era la fede in un universo infinito;
    NON significa accettare che il comunismo sia fallito, ma immaginare un nuovo Karl Marx cosa direbbe oggi;
    NON significa valutare se Freud oggi valga ancora, ma accettare che la nostra idea di coscienza non sarà più la tradizionale;
    NON significa dubitare della teoria di Darwin, ma comprendere perché il creazionismo sia stato abbandonato dalla scienza.
    Non è che in cinque anni nessuno abbia mai espresso un parere diverso da quello dei professori e dei libri di testo, ma le obiezioni erano definite legittime opinioni personali. Punto. Il voto poi veniva assegnato in base ad ALTRE cose. Giustamente.

  5. Ma secondo me:non è necessario dire che se leggo la parola neo-darwinismo in qualche sito sia necessariamente antievoluzionista,per esempio i vocabolari non sono necessariamente anti-evoluzionisti,un po come i cigni di uno stagno non sono necessariamente bianchi perchè nè ho visto uno e non sono necessariamente neri perchè non nè ho mai visto uno.E allora come qualsiasi abduzione,si dirà no non è necessario ma probabilmente è da antievoluzionisti,ma anche in questo caso come fa un vocabolo a essere probabilmente antievoluzionista?
    Per “patina negazione”,la selezione naturale è necessaria ma ovviamente non è sufficiente per spiegare la stessa teoria,il che non costituirebbe affatto una negazione della selezione naturale stessa.
    Io non so probabilmente quante lezioni si dedicano al liceo,dipende anche dal tipo di liceo,sarebbe curioso avere delle statistiche a riguardo.Il problema della caduta libera delle università italiane o del sistema scolastico rispetto a quelle di altre nazioni,penso sia fuori dalla teoria dell’evoluzione,credo che abbia a che fare più che altro con teorie politiche o idee politiche,quindi tutt’altro che provate o comprovabili scientificamente.Sono d’accordo sul semplificare,d’altro canto come diceva Kant contestando Ockam,non necessariamente la spiegazione più semplice è quella corretta,ma giustamente saremmo d’accordo che semplificare un sistema complesso in schemi a parità di soluzione,come diceva Leonardo da Vinci, non significa cambiare il sistema in nome del semplice, ma proprio per avere una maggiore chiarezza che altri non sarebbe che il ragionamento che ne stà alla base,ma riprendere il complesso ridurlo a schema semplice è impossibile,più che altro va ridotto a una schema di connessioni plurali semplici e a ragionamenti semplici con il fine di poterlo capire meglio,naturalmente se il semplice non è l’immagine speculare ridotta del complesso,come per esempio nel caso Haeckel si giunge a dare una presunta conoscenza piuttosto che una conoscenza con l’unico risultato di avere persone che pretendono di preparare qualcuno in un certo ambito, ma che poi, in realtà ,non sono preparate loro stesse a preparare qualcuno,e quindi difficilmente potrebbero avanzare pretese di formare qualcuno poiché trasmetterebbero ciò di cui non si è chiari come essere allora chiari con i propri studenti? .Haeckel non sarebbe una semplificazione più che altro perchè andrebbe inserito o in una sezione storica sull’argomento o -in alternativa- i disegni Haeckeliani potrebbero tranquillamente essere inseriti in un libro di storia dell’arte,ricordando che certamente tale teoria ha più di 30 anni,se per trentanni si intende la media ponderata,ha almeno un secolo.E del tutto probabile che un professore non sia al passo con il ricercatore,e che sia temporalmente più indietro è certo,ma che sia temporalmente più indietro non implica che deve insegnare agli studenti con approssimazione o proprio per questo dirli che la teoria di Haeckel sia perfettamente scientifica e quindi sarebbe dovere del professore per i suoi studenti aggiornarsi.E quindi si potrebbe fare un discorso sulla differenza tra semplificare e generalizzare e di come la sottile differenza tra le due cose, specialmente, quando la prima possa facilmente portare alla la seconda e raggiungere la non chiarezza o in altri termini l’approssimazione genralizzata.Penso che certamente sia utile e anche necessario avere uno schema semplice o per semplificare a patto che vigano comunque delle condizioni necessarie e imprescindibili:
    a)Che il sistema complesso sia esatto e dimostrato tale oltre il ragionevole dubbio,e non addirittura che come quella di Heckel sia già stato superato e confutato.
    b)Che la scomposizione del problema complesso (che di norma è una composizione di inferenze di diverso tipo essenzialmente tre le prime due solo probabili:abduzione,induzione e deduzione)in segmenti più semplici di inferenze sia l’immagine speculare del sistema complesso.Nel senso che la semplificazione deve rispecchiare quello che la teoria dice non quello che si presuppone debba dire.,per altri motivi più di formazione politica che altro.
    c)Se il sistema complesso ha parti soggette al dubbio,esse vanno presentate allo studente come soggette al dubbio e non necessariamente come certe,altrimenti salterebbe la stessa condizione b.Il che comporterebbe un’affossatura su una posizione scorretta che nemmeno porterebbe a un progresso nella conoscenza stessa del problema complesso su cui si intende indagare.
    Per esempio il discorso,per me, sull’accettazione di una teoria da parte di una comunità scientifica non dovrebbe nemmeno essere presento in un’aula di scuola,ancora peggio se accade in un’università scientifica per le seguenti ragioni:
    b1)E fallace
    b2)Non è necessario dal punto di vista epistemico scientifico
    b3)E contraddittoria dal punto di vista logico.
    D’altro canto si pensi quello che venne detto da Bohr proprio a Einstein sulla relatività generale:
    “come tuo amico più vecchio devo avvertirti di non farlo, in primo luogo perché non ci riuscirai; e poi perché, se dovessi riuscirci, nessuno ti crederà.”Questo nessuno di crederà significa visto che tutti convergono su Newton allora nessuno ti crederà,che significa mai?Eppure per quanto Bohr sia stato un grande scienziato qua ha detto una castroneria.

    Se la prima potrebbe essere ammissibile non lo è assolutamente la seconda,non è infatti l’accettazione di un numero elevato di scienziati che può essere la dimostrazione di una propria teoria come indubbiamente non lo sono le autorictas,discorso quest’ultimo portato avanti perfino da Leonardo che se ammetteva il rispetto per l’autorictas (per lui essenzialmente Platone e Aristotele) d’altra parte non ammetteva affatto che un qualunque processo di conoscenza si concludesse per autorictas o per numero di persone che condividono o non condividono le proprie teorie.Ne l’autorictas nè appelli al numero di persone che condividono o non condividono una teoria possono criticare teorie cosi come non sono un modo affatto per dimostrarle.E il ragionamento semplice è il seguente la teoria non viene dimostrata-criticata dall’assenso-dissenso per numero di persone,nè viene criticata-dimostrata dai richiami all’autorictas in diversi campi,se questi fossero presupposti come criterio di scientificità allora la scienza non sarebbe più tale,sarebbe vaga e inutile retorica,non significa quindi pensare che le autorictas o molte persone hanno una teoria valida,ma piuttosto che una teoria valida non è valida per l’autorictas e per il numero di persone che la sostengono.Per esempio Darwin non poteva certamente richiamarsi a Lucrezio per provare la sua teoria,nè più nè meno come Dalton non poteva richiamarsi agli atomisti per provarla.Ora io non sono il professore sono lo studente,ma ho avuto un buon professore di filosofia che mi lascio la seguente massima:se hai capito cosa significa “so di non sapere” hai capito che conoscere il tutto con certezza evidente e chiara è impossibile,altrimenti smetteresti tu stesso di apprendere dicendo che in realtà ciò che ti manca o ciò per cui sei incerto già lo conosci.Per cui mi sono rassegnato all’essenza stessa dell’affermazione: in questa vita in questo universo nessun uomo dell’umanità per quanto grande nella conoscenza del suo campo cesserà di essere studente,ma spesso si riscontrano persone che fanno il contrario.E allora il professore non può proprio per questo informarsi per poi spiegarla ai suoi alunni?

    • In realta’ l’autorita’ scientifica e il processo comunitario e’ ineluttabilmente importante. La scienza e’, oggi come non mai, un processo dialettico.
      Ma anche ai tempi di Einstein lo era, e Einstein era col cavolo il ribelle che contrastava lo status quo (era un giovane famosissimo, pagatissimo, con amici importantissimi).
      E sarebbe importantissimo insegnare e chiarire il concetto di “autorita’” e “consolidamento” a scuola dato che spesso si confonde una singola pubblicazione o ancora peggio il singolo parere di un singolo dottore (spesso cialtrone) con la scienza e con la visione romantica del “genio contro establishment”, il che ha importantissimi riscontri politici e sulla salute delle persone quando si vende il metodo stamina e quant’altro.

      http://www.phme.it/blog/2013/08/21/il-metodo-scientifico-comunita-e-autorita/

      • Giorgio Masiero on

        Mi dispiace, Idini, ma io ho della scienza un concetto del tutto opposto: io non riconosco in questo campo nessuna autorità diversa dalla corrispondenza delle teorie coi fatti. Il resto è poesia. La saluto e Le faccio tanti auguri.

        • Gia’, si vede che non ha molto a che fare con la Fisica i cui fatti non possono essere sondati con qualche aggeggio in garage la domenica pomeriggio (e ce n’e’ ed e’ stupenda)…

      • Leggo nell’articolo linkato:
        ” …gli aspetti comunitari ivi comprese il concetto di autorità hanno un ruolo di rilievo nel processo che porta dalla formulazione della teoria alla sua accettazione collettiva come “verificata””

        Non solo concordo con Masiero, ma aggiungo che con questo concetto di autorità si torna indietro di 500 anni, prima della Rivoluzione scientifica.
        Nessuna autorità, nessun “ipse dixit”, solo i fatti devono avere autorità altrimenti saremmo ancora alla cosmologia tolemaica.
        Riguardo poi al ruolo della collettività esso è inevitabile ma cela un altro rischio, si tratta di quell’instaurasi di un paradigma che ostacola le nuove teorie.

        • Giorgio Masiero on

          È incredibile, Enzo, l’ignoranza che ha la gente sul significato di scienza naturale! Per fortuna c’è CS a tenere la barra dritta!
          Incredibile anche che si pensi, da parte di persone laureate, che la cosmologia o la QCD siano teorie astratte, senza predizioni: e l’espansione dell’universo? E il bosone di Higgs? Per fare solo due esempi tra 100 possibili…

          • Dato che ho precisato sopra che non sono professore dimostrando che a queste cose ci tengo, ci tengo anche a dire che non sono laureato, ma sono Dottorato e c’e’ molta differenza.

            E non sono solo dottorato ma faccio ricerca attiva nell’ambito della fisica teorica, e se si pensa che sia Critica Scientifica a tenere “dritta la barra” forse si ha una estrema considerazione di se… 🙂

            La questione e’ semplice:

            dal momento che esperimenti e validazioni (ma anche le teorie, coi requisiti computazionali delle moderne simulazioni) richiedono sforzi corali di dozzine, centinia, migliaia di persone altamente preparate. (fra l’altro ognuna delle quali si muove per fare la differenza nel suo ambito, quindi non e’ neanche uno sforzo propriamente “corale”… piu’ che un coro e’ un talent show :P);
            dal momento in cui si richiedono investimenti economici di milioni se non svariati miliardi di euro, e quindi bisogna passare ogni volta da peer review, pannelli di esperti, quando non veri e propri consigli di amministrazione e reparti “marketing” e politici; la visione semplicina di chi ci ha avuto quasi nulla, o se va bene solo tangenzialmente, a che fare si infrange.

            Ma non e’ che non fosse mai stato cosi’… c’e’ un motivo per cui il moto Browniano si attribuisce ad Einstein e non a Bechelier, o il calcolo per secoli e’ stato di Newton e non di Liebnitz…etc…

            Poi in linea di principio e’ ovvio che il fatto nudo e crudo “vince”, la comunita’ scientifica, con tutti i suoi pratici limiti e dissonanze, esiste apposta per quello ed e’ apposta per quello costituita. Ma c’e’ un motivo per cui esiste una “comunita’ scientifica” e non solo individui.

            Poi vabbeh, voi siete un tantino auto-referenti e pomposi per cambiare atteggiamento che so che difenderete fino alla morte, ma magari qualcuno che legge si fa l’idea che esiste altro al di fuori del blogghino…

          • Giorgio Masiero on

            E allora, Idini, dato che non è laureato in fisica (a differenza del sottoscritto), cosicché può permetterSi di dire che cosmologia e QCD non hanno fatto predizioni sperimentali controllate, e dato che fa ricerca attiva in fisica teorica, perché non Si studia – occupa solo 2 minuti – in che cosa consiste il metodo scientifico secondo Feynman, uno dei massimi fisici teorici di tutti i tempi?
            http://m.youtube.com/watch?v=1XaxNNm-Wpk

          • Mammamia che boria, quando non sa neppure la differenza fra laurea e dottorato per vantarsi della propria, ed evintemente non si e’ preso la briga di leggere cio’ che ho postato (il video di Feynman e’ quello con cui comincio il mio blog post).

            Sono anche Laureato, dato che il Dottorato viene dopo (molto dopo, considerando il sangue che ci ho versato :S) la laurea. Ma ci tengo di piu’ al Dottorato, per una serie di motivi che evidentemente non vale la pena spiegare, fra cui il fatto che in quasi tutti i paesi Doctor, Docteur o Doktor sono titoli conseguenti il dottorato, non la laurea.

      • Io credo che lei confonda un processo dialettico con il parlare con altri scienziati infatti un dialogo con un altro può essere sia dialettico (che riprende le leggi della logica )o non dialettico,in cui i ragionamenti non vengono necessariamente posti al vaglio della logica con inferenze per esempio in linguaggio ordinario, per cui chi discute fa inferenze logiche valide un processo dialettico.Si fanno inferenze anche in un dialogo non dialettico ma la differenza con il primo sta proprio nel fatto che si cerca di capire la validità, e se sono V o F,per il cuole si pondera la validità,la verità o la falsità delle proposizioni o dei concetti è non sussistera se uno non sussistono inferenze valide o munite di senso,posto che un processo dialettico sia anche un dialogo (per preciso una “forma” di dialogo) condotto per inferenze logiche tra due o più persone persone allora potremmo anche subentrare in un processo pragma/dialettico di tipo Pierciano.Ma certamente un processo dialettico non implica solo parlare, e non implicherebbe il titanismo romantico,e mi scusi non vedo proprio quello che si direbbe titanismo romantico facente parte di una corrente idealista, nelle questioni sovraesposte,se mai potrei dirle che lei ci vede del titanismo romantico ma che ,ciò che ho affermato,con il titanismo romantico ha poco o meglio nulla a che fare.E’ normativa anche nella dialettica o della pragmadialettica stessa che il richiamo di autorictas non proba proprio l’inferenza di vari tipi:deduttivo,induttivo abduttivo se mai costituisce un argomento che non è logicamente valido perchè ci si richiama all’autorictas ma perchè ciò che l’autorictas dice è dimostrata se e soltanto se è dimostrata,il che appunto non implica affatto l’autorictas,ma la dimostrazione a prescindere da qualunque autorictas,anche in fase di discussione dialettica,al di la delle vicende autobiografiche di Einstein,non ho mica detto che la teoria della relatività generale infatti è provata o non provata perchè Einstein e Einstein o perchè si potrebbe prenderne in considerazione la sua biografia di vita,e non ho nemmeno detto che in quell’occasione Bohr non avesse ragione perchè davanti c’era Einstein,ho detto che semplicemente si sbagliava perchè pose a base della sua critica alla nascente teoria della relatività generale, un argomento per autorictas senza dimostrazione e rigore dialettica fallace, che in quel caso erano le comunità scientifiche con le loro idee storicamente accettate dalla maggior parte (la fisica newtoniana) non potevano certo confutare o criticare la teoria della relayività generale con il dire “siccome la teoria newtoniana e quella maggiormente accettata allora la teoria della relatività generale è inconsistente” sia per Einstein sia per altri.Ora lei parla di Vannoni ,ma vede non c’entra assolutamente niente la vicenda del caso Vannoni,non è che infatti Vannoni è contestabile perchè vi è un’intera comunità scientifica a contestarlo,ma bensì basta almeno uno scienziato che DIMOSTRI che tale “cura compassionevole” non è scientifica di fatto per averla provato,in modo tale che,se anche dovesse- nell’ipotesi più implausibile -porsi un richiamo insensato della stessa comunità scientifica avallare la cura di Vannoni senza dimostrazione non sarebbe comunque scientifica.

        SE dunque si pensa che la comunità scientifica sia un autorictas (diverso dal pensare che quanto affermato implichi non aprire discussioni dialettiche con altri scienziati che non c’entra niente)si va verso il seguente paradosso:

        Posto che la comunità scientifica si sbagli come potrebbe non sbagliarsi, su una teoria proposta da almeno uno scienziato cosa che non è affatto una novità nemmeno in senso storico,e posto che la teoria presentata spieghi meglio un fenomeno e che sia dimostrata scientifica,non si vede proprio come l’autorità scientifica possa rigettare la teoria in nome di quello che sarebbe un pregiudizio nè più ne meno basato sulla proprie convinzioni.E dunque se la scienza e le teorie fossero stabilite dall’autorictas non si vede la necessità del lavoro dello stesso scienziato,e nel caso vannoni che senso avrebbe avuto studiare se quella cura “è o non è” scientifica,se bastava l’autorictas non giustificata sui fatti di una teoria scientifica?Ovviamente almeno uno scienziato la confutata e probata non scientifica,e poichè l’ha provata tale la cura vannoni non ha senso (poteva essere uno o piu di uno),e non perchè la sua probazione scaturisa dall’autorita di una comunità scientifica.

        Per cui:

        L’esserci una comunità scientifica non implica richiamarsi alla stessa per probare la propria teoria,l’agire per ottenere dei risultati con altri scienziati è un conto,un’altro conto è richiamarsi a un’autorictas di più scienziati,che sarebbe valida non per il loro numero,ma solo per le dimostrazioni o le critiche di natura dialettico/scientifica della teoria stessa.Che poi giustamente gli scienziati collaborino non implica certamente che le teorie sono provate dalla collaborazione,ma dalla dimostrazione che se ne ricava,il che infatti esclude l’autorictas stessa.

        Cio che conta sono semplicemente i fatti e le dimostrazioni secondo metodo.E mi scusi dire che il metodo si basi sull’autorictas mi fa da da pensare sull’attuale confusione che regni in scienza,infatti questo metodo è stato costituito rigettando le stesse autorictas storiche.

          • Si e gia leggerci condizioni di mercati azionari non ha alcun senso, dunque?
            L’autorictas non è scienza.E il processo di critica-dimostrazione (o temporanea validità),non si poggia su di essa,e questo è un fatto,riguardi la comunità scientifica,riguardi lo stato,riguardi autorità giudiziarie.
            La dialettica non è sociale,la dialettica sono i processi inferenziali ponderati,un dialogo non necessariamente infatti è anche dialettico.Anche un letterato parla in un libro,non necessariamente parla dialetticamente,o per “Lui ha detto che” o “molti hanno detto che”

          • Non sono sicuro che tu abbia compreso il mio scritto.
            I mercati azionari non c’entrano nulla, e’ solo il motivo per cui Bachelier e’ stato riscoperto ma non c’entrano con cio’ che ho scritto. O_o

            Bachelier era un matematico, la sua tesi di dottorato era sulla statistica applicata al moto browniano E ai mercati azionari. E’ rimasta sepolta per piu’ mezzo secolo finche’ non e’ stata ritrovata da un ricercatore che stava cercando idee per la trattazione matematica dei prodotti derivati.

            Ribadisco, hai LETTO cio’ che ho scritto, hai commenti su QUELLO?

          • E sig idini in che senso l’economia è una scienza esatta?
            E quando mai il solo modello matematico necessario ma non sufficente è scientifico?
            Un modello economico è anche politico (polis sociale o comunitario)non è un modello scientifico.

            Ma amettiamo che fosse rimasta sepolta anche per più di un secolo e quindi?Perchè temporalmente è stata ripresa dopo non implica che è scientifica.

  6. “E’ una descrizione molto vera e giusta del funzionamento della scienza, raccoglie in un breve discorso l’essenza del metodo scientifico e quindi l’essenza della scienza stessa. Ma la scienza, e la sua quotidianità, non è solo questo ed è diminutivo considerarla unicamente come una serie di univoche teorie e altrettanto univoci esperimenti. Le teorie non sono solo 1 o 0 e gli esperimenti non sono solo Vero-Falso! Il lavoro più grosso consiste nell’interpretazione della teoria, dell’esperimento, nella sua globalità, in ognuno di quei passaggi così semplici da delineare in realtà una dialettica complessa.
    Nessuno, e intendo proprio nessuno, può oramai abbracciare tutte le competenze necessarie a interpretare completamente una nuova teoria o modello, oppure a eseguire indipendentemente un esperimento. Ci si basa su blocchi di conoscenza acquisita nel tempo, sia dalla persona ma soprattutto dalla comunità in generale che effettua un lavoro impossibile per il singolo individuo: vaglia le teorie nel loro impatto globale, analizzandone cause e conseguenze, e le sottopone alla graticola di esperimenti interpretando gli stessi.”Nel mio lavoro quotidiano devo dare per scontate molte conoscenze che non ho mai acquisito fino in fondo, confidando che la comunità di persone che ha prodotto tali conoscenze le abbia vagliate attentamente prima di darmele come assodate, cosi’ come altri scienziati prendono i miei risultati e li utilizzeranno come assodati, una volta che la comunità li considera come tali.
    “Quindi”, nonostante si cerchi di minimizzarne l’impatto con un’analisi scientifica più asettica possibile, gli aspetti comunitari ivi comprese il concetto di autorità hanno un ruolo di rilievo nel processo che porta dalla formulazione della teoria alla sua accettazione collettiva come “verificata”.

    …..

    Diletticamente non c’è nessun quindi Idini,poichè lavere un processo di rilievo non implica la verificazione di una teoria,e addiritura sentirmi la parola verificazione,che rimanderebbe al “principio di verificazione” come nell’empirismo logico quando non dico che è confutato ma stra confutato,visto che l’induzione non verifica è solo probabile,mi lascia perplesso.E quindi da che cosa Idini deduce che “quindi il principio di verificazione” e valido?
    Ancora se il vero o falso non ci sono nell’esperimento,secondo lei come fa fare solo qualche affermazione con questo è scientifico questo non è scientifico,o come fa a dire questo “è un esperimento valido per probare un ipotesi” o questo “non è esperimento valido per probare un ipotesi.”
    E nella stessa radice di qualunque dei suoi pensieri,come fa a esprimersi senza avere un giudizio se è o non è cosi quello su cui lei stesso parla o pensa?Ma quindi come potrebbe infine giudicare se le suo stesse idee constano o non costano,se “è giusta o “non è “sbagliata?
    Dunque l’autorità c’è ma non costituisce verificazione,qualunque cosa lei intenda per “verificazione”,anzi è più apropiato dire:non costituisce nessun criterio di scientificità,e non costituisce nessun processo dialettico.

    • Ricito Strumia perché mi sembra ancora più chiaro dopo questo intervento di Danilo:
      “la matematica, come del resto la logica, tenderà a svilupparsi come scienza formale, valida in quanto coerente, non contraddittoria, indipendentemente dal contenuto materiale al quale viene applicata. Essa non è capace da sola di definire il vero o il falso in rapporto alla realtà, ma solo il contraddittorio e il non contraddittorio all’interno di se stessa. Di conseguenza, la tendenza a sostituire la metafisica alla matematica porterà, contemporaneamente, alla riduzione della logica a logica formale, con la graduale scomparsa della logica materiale, e alla riduzione della nozione di verità a quella di non contraddittorietà.”

      • Mah, il mio concetto di scienza e’ differente.
        Intanto la matematica e la logica non hanno bisogno di essere scienza, perche’ sono esatte e verificabili analiticamente.
        Ma non per questo sono scientifiche. Sono logiche.
        Circa la frase di DANILO “come si fa a dire “questo e’ scientifico”? Semplice: se e’ replicabile e i dati sono consistenti.
        E questo vale a prescindere dalla logica applicata sopra, a prescindere dalle considerazioni di modello.
        Io non capisco perche’ si voglia coniare sta locuzione “teoria scientifica”. La scienza e’ nei dati non nella teoria. Il dato rimane quello, la teoria no.
        Non sto a citare Feyerabend… ops l’ho fatto 😀

        • Semplice: se e’ replicabile e i dati sono consistenti.

          Una affermazione è “scientifica” (cioè trasmette informazione rigorosa, perché per me questo significa…) solo e solo se è replicabile e i dati sono consistenti? Qualsiasi cosa significhino questi due termini (replicabile-consistente), non significa forse che questa tua affermazione non è scientifica?

          Ovviamente serve una scienza “superiore” (non in termini di utilità, ma in termini logici) che chiarisca cosa sia “scientifico” e cosa invece semplice “opinione” poiché la scienza (seconda, direbbe qualcuno di nostra conoscenza) non può autodeterminarsi il suo status. Discorso lunghissimo anyway.

    • Grazie per la risposta sul pezzo, la aspettavo.

      “Verificazione” non sono sicuro sia Italiano.
      Come ho detto, dare qualcosa per “verificato” è frutto di un processo, comunitario.
      L’esperimento non è “vero/falso” perchè l’esperimento è estremamente complicato. “Sì il bosone c’è, no il bosone non c’è” è una frase che è a culmine di un processo durato anni, che ha investito migliaia di persone, ognuna delle quali ha posto un tassello a un puzzle, tassello che è stato verificato in quanto tassello da altre persone più esperte e autorevoli unicamente perchè più esperte e autorevoli. Su quei tasselli si son fatte conferenze, si è litigato su ogni singolo pezzo dei migliaia che sono stati necessari per affermare “sì, esiste il bosone di Higgs”, c’è lavoro e la fatica di migliaia di persone lì dentro, migliaia di persone con moventi mire, idee scientifiche, e fini scientifici (sì, uno scienziato ha un fine scientifico che non sia una nebulosa “verità”, uno scienziato si muove perchè pensa che X sia vero e vuole dimostrare che X è vero) differenti. La scienza è un ribollire di vita e di aspetti sociali (e anche gli aspetti sociali della scienza sono studiati in modo scientifico formando a loro volta un ambito scientifico che ribolle di vita e aspetti sociali :P).

      Avere la visione di una macchina che una persona costruisce e restituisce una risposta binaria avulsa dalle interpretazioni o deragliamenti ed eventualmente che fornisce un risultato ripetibile, è un concetto molto hollywoodiano, che a quanto pare va forte in questo angolo di web, ma è estremamente distante dalla realtà e lo dico per esperienza. Questo è un altro “fatto” di quelli che vi piacciono, (come se i fatti esistessero lì in mondo 2/3 pronti per essere raccolti).
      Questo è un altro “fatto”, di quelli monolitici che vi piacciono (che se tutti i “fatti” fossero lì in mondo 2/3 pronti per essere raccolti).

      Liberi di non credermi.

  7. Siccome esistono persone di me (che mi trasmettono una conoscenza)allora quello che affermano non è sostenibile non è criticabile va preso addirittura per FIDUCIA e per CREDENZA che sia certo,perchè sono venute prima di me.E mi scusi,abbia pazienza,siccome Haeckel è venuto prima di me allora Haeckel le teorie di Haeckel non sono indubitabili perchè mi ha trasmesso una teoria?
    Guardi le direi che è indeducibile e che se anche dovessi ascoltare persone prima di me,spesso potrebbero dirmi di non prendere in considerazione il fatto che sono venute prima di me ma piuttosto di capire ciò che stanno dicendo.Poichè che la conoscenza sia trasmissibile non implica necessariamente che sia anche corretta,può essere come non essere corretta,certo se mi fido che sia sempre corretta, allora perchè molte teorie le avrei cambiate?Ma se mi fidassi non starei facendo altro che basarmi su una credenza,la scienza è una credenza secondo lei?

    Necessito della spiegazione : in che senso l’antecedente temporale di una conoscenza provi che quella conoscenza sia esatta o l’antecedente temporale di una conoscenza direbbe che è certa,e magari Idini se mi spiega dialetticamente che rivolgersi a qualcuno per ad personam,per esempio a Masiero,sia dialettico o scientifico,le sarò grato.

  8. Giorgio Masiero on

    @ Idini
    Se Lei mette il pensiero di Feynman sul metodo scientifico a motto del Suo blog e poi, sulla scienza, scrive ciò che abbiamo letto, che devo dedurre? sdoppiamento di personalità? oppure, lapsus memoriae? che altro?

      • E italiano suppongo:
        http://www.treccani.it/enciclopedia/principio-di-verificazione/
        Adesso spero nè avrà una maggiore certezza,quindi confermo fino a prova contraria,cosi è.

        “in quanto tassello da altre persone più esperte e autorevoli unicamente perchè più esperte e autorevoli. ”
        Anche le petizioni di principio non sono mica granchè.

        Dai tasselli non metto in dubbio che ci sia una pluralità di persone che si scambiano informazioni,ma sfugge il nesso tra parlare di comunità scientifica è comprovazione della teoria.Certo il ribollire di aspetti sociali è irrilevante,il punto è se i segmenti in discussione sono o non sono scientifici.

        Le diserzione basate sull’esperienza autoreferenziale non dicono niente,anche perchè potrei sempre incontrare chi mi dice il contrario,dunque l’autoreferenza non regge nessun discorso,sarebbe valida solo entro il campo della sua esperienza che non è la sommatoria di tutte le esperienze possibili in quel campo.

        Le ho chiesto:n che senso l’antecedente temporale di una conoscenza provi che quella conoscenza sia esatta o l’antecedente temporale di una conoscenza direbbe che è certa,

        Tutti possono leggere non implica che leggere probi qualcosa.Ho letto focus ma ho dissentito su molte teorie.

        • Cioè non è sufficiente leggere per giudicare,si leggere per giudicare,a rigore non farebbe dedurre il giudicare,poichè ho letto prima di giudicare.Bansi ho letto ma l’atto non è sufficiente per giudicare.In effetti un programma non comprende niente,anche se legge le mie istruzioni.

  9. E per rispondere alla domanda quante conferenze hanno fatto o quante conferenze pensa sia necessario fare?E quanti scienziati di preciso possono confermarle che se c’è l’antecedente temporale di qualcosa allora l’antecedente temporale prova quel qualcosa addirittura scientificamente o in maniera logicamente necessaria?,no perchè voglio proprio sapere il numero di tali “suoi pari”,non mi permetterei in effetti mai di rivaleggiare con siffatta superiorità.Non so secondo lei è nato prima l’uovo o la gallina?

    • “gli aspetti sociali della scienza sono studiati in modo scientifico formando a loro volta un ambito scientifico che ribolle di vita e aspetti sociali”

      Quindi se uno scienziato beve un cafe al bar,bersi un cafe al bar (aspetto sociale) è scientifico ,ma cos’è la saga delle petizioni di principio?
      Ma spetti mi dica cosa è che lo renderebbe tale,e poi cosa sarebbe più scientifico il caffè con lo zucchero di canna o quello bianco?
      Non so qual’è secondo lei quello “scientificamente più scientifico”? (visto che siamo in fase di petizione di principio”.

      • Ora non prendere in giro.

        Appunto la risposta alle domande di sopra “quante conferenze vanno fatte? Cosa significa consenso? Quale barriera sociale va superata per l’accettazione di una teoria e tale barriera e’ necessaria ed utile? …etc…

        Sono tutte domande alle quali si risponde (cerca di rispondere) anche scientificamente.

        Ad esempio c’e’ una questione molto aperta sul fatto che l’editoria scientifica e’ un business, quindi abbiamo un editore (pagato) che designa refeerees (arbitri teoricamente imparziali e quindi non pagati) che devono dare un giudizio su un articolo di un loro collega (quindi rivale?). L’editore mantiene la sua posizione (pagata) unicamente se mantiene il suo prestigio, cosa che puo’ essere fatta anche fiaccando (o avallando) la concorrenza (o i collaboratori) che e’ in suo potere fare scegliendo referee “opportuni”. I refeeree in egual misura possono decidere di fiaccare la concorrenza, magari con l’avvicinarsi di un importante concorso e/o grant, negando la pubblicazione a un paper degno ma che disconosce un altro loro risultato o al contrario pubblicando un paper meno degno ma che conferma un loro risultato.
        Il tutto e’ alimentato da un business milierdario costantemente sottoposto a una crescita vertiginosa: Springer ed Elsevier, due fra i piu’ importanti publisher hanno fatturati di 4.4 e 6.9 miliardi di dollari l’anno.

        Ora questo processo, ritenuto indispensabile per verificare le fonti e la scientificita’ dei risultati e dare una prima scrematura, e’ davvero imperscindibile? E’ davvero efficiente? E’ migliorabile?
        Ovviamente per rispondere veramente bisogna quantificare l’impatto di tale processo e delle alternative, e per quantificare e’ necessario fare di scienza, fare analisi statistiche e persino esperimenti. Ad esempio esistono esperimenti in cui si invia un articolo scritto da una segretaria che non sa nulla dell’argomento ma si limita a unire frasi concordanti prese e rigirate da diversi articoli. Oppure addirittura da un computer, e si vede quanti accettano cosa in base a quali parametri.

        Sono convinto che alla fine la comunita’ scientifica sia ancora sufficientemente sana per far emergere sempre e comunque la verita’, ma al secondo ordine le cose non sono cosi’ lineari come sembrerebbe e nel caso in cui si voglia a guardare dentro i risulatati scientifici giorno-per-giorno bisogna avere ben bene presente tutto questo.

        • Indini
          a)Possiamo parlare del tema dell’editoria ma non scientificamente e comunque senza criterio di inerenza con il metodo scientifico.
          b)L’epistemologia scientifica non è sociologia.
          c)La politica non è scientifica

          Le ho fatto una domanda come fa a dire che un antecedente temporale a dirle se una conoscenza è certa o scientifica.

          In un banale slide di liceo ci troverà:

          -IL metodo dell’autorictas non è un metodo scientifico

          Ora lei vuole dimostrare che il metodo dell’autorictas è un metodo scientifico?Springer ed Elsevier non c’entrano nulla con la domanda,non è maggiormente sensato perchè siccome c’è un editoria allora l’autorictas sarebbe giustificata RAZIONALMENTE nello stesso metodo scientifico,come il metodo dell’ostinazione/tenacia.

          • Esattamente, in una banale slide di liceo trovi la descrizione galileiana di metodo scientifico, ma la realta’ e’ un tantino piu’ complicata di come si studia al liceo (o all’universita’) e l’ho descritta.

            A conti fatti qualcosa e’ scientificamente confermata quando gli scienziati dicono che lo e’, almeno fin quando non sara’ possibile costruirsi LHC o FAIR in garage bisogna fidarsi di questo filtro.
            Gli scienziati dicono che lo e’ seguendo tanti principi ben noti e citati e cercano di essere piu’ oggettivi possibili per natura e formazione. Tuttavia nella pratica non sono avulse da meccaniche sociali che sto cercando di spiegarvi. Che questo sia o no dominio dell’epistemologia non mi interessa particolarmente.

            Poi di nuovo, potete continuare a tapparvi le orecchie e pensare di aver ragione, ma credo che il mio mestiere lo sappia fare meglio di voi, cosi’ come voi sapete fare il vostro meglio di me.

          • Non credo proprio sia quello il problema che Danilo stia ponendo quanto la negazione sistematica della realta’ di fatto arroccandosi sulle sue assiomatiche preferite.
            Anche perche’ non e’ un problema che io ho cominciato a trattare…

  10. Ma se sta scrivendo castroneria fallaci su castroneria fallaci che vuole essere scientifico?Posto che lei contesti il “quanto” altrui non dice “quanto” lei.Ma nache se lo dicesse sarebbe un sondaggio non una statistica,visto che il tema è soggettivo.
    http://www.treccani.it/enciclopedia/autorita_%28Enciclopedia-Dantesca%29/
    Le meccaniche sociali le spieghi a se stesso,io le ho fatto una domanda:perchè un antecedente temporale costituisce una conoscenza e un criterio di certezza.
    E quindi sig indini non so non è che ha anche un pò un gene vannoniano anche lei,benche non siando deducibili i geni dei comportamenti.

    L’autorictas non è un metodo scientifico perchè prevede un atto di fede incondizionato nell’autorictas stessa,e la credenza come nelle superstizioni popolari non è compatibile con l’epistemologia scientifica.Ma s epoi ha apena detto gli scienziati dicono di …poi adesso mi viene e mi dice a ma non è cosi,ma allora sig vindini come presuporre tale contraddizione:che i segmenti che passano da l’uno all’altro siano sempre scientifiche.De facto il suo discorso è un nihil

  11. Mentre eticamente ma non scientificamente ne concludo per me (non ho pretese sciocche di scientificità):chi mente a uno studente li uccide il pensiero e la ragione e come se lo avesse ucciso dentro,come nei regimi totalitari,non potrei mai chiamarlo educatore,uno che forma qualcuno con le menzogne e i sofismi,stà uccidendo anche la sua libertà nel momento stesso in cui uccide in lui la ricerca del vero e il senso critico.Ma tali sono i sofisti maestri del falso da millenni,e non dubito che di questo abbiano un gran vanto,questa è anche una mia fiducia,e qualunque cosa faranno poi nella vita,che siano persone oneste e libere dalle menzogne che li vorranno schiavi dell’ideologia,qualunque ideologia.Quello che ti stà davanti non è un pc o un programma su cui immettere dati nè un tuo futuro elettore da formare,quello che ti è davanti è il futuro dell’umanità e in questa nazione tu te lo sei dimenticato,non merita nemmeno un degna risposta chi dice:bisogna mentire a un giovane per formarlo,è come se si comportasse da assassino del futuro stesso dell’umanità,cosa mai avrà da insegnare mi rimane ignoto.

      • Ma c’è la fai a ragionare un minimo o devi andare per ad personam?,o con domande retoriche?non è che se mi fai il volo pindarico sociologico stai parlando di criteri di scientificità,e poi mi piazzi tale pretesa a suon di petizioni di principio.Non riusciamo a capirci perchè tu escludi qualunque forma di ragionamento,e dici questa è la mia esperienza personale dunque è cosi (un dogmatismo che pretende gli altri dogmatici).E quando mai le tue esperienze personali sono un metodo scientifico?
        Poi piazzi una discussione psudo/epistemologica su un blog,e pretendi di dire questa e scientifica,facciamo che piazzi pure come Vannoni un vagonata di fallacie per per dire questa è una cura compassionevole,perchè ci sono sempre le case farmaceutiche cattive e ingiuste dunque è scientifico.

        Se tu stesso sai che nessuno di tali discorsi è scientifico,perchè bastato su fede e credenza,come fai a dire che la credenza è sientifica?Perchè non ha senso nè logico,nè razionale,ne scientifico

        E siccome glissi effettui un ultra volo pindarico su tutt’altro cio che ti stanno chiedendo.

        Quali sono i motivi RAZIONALI -DIALETTICI-LOGICI per cui affermi che l’autorictas (che un argomento proprio della retorica)costituisce un metodo scientifico?

        • Quando mai un ragionamento basato su una fallacia dell’antecedente è scientifico-dialettico-logico o razionale?

          Perchè lo dici tu e le tue esperienze personali?ma per favore.
          Secondo te cosi è dunque hai fede che sia cosi e addiritura perchè lo dici tu sulla tua fede dogmatica sull’autorictas sarebbe scientifico-logico e dialettico ,questà è l’unica conclusione che nè si ricava.

  12. La maggior parte di ciò che l’autorità “A” dice sull’argomento “S” è corretto
    “A” dice “P” riguardo all’argomento “S”
    Pertanto “P” è corretto.

    Vedi di spiegare perchè tale fallacia è corretta o perchè costituisce criterio o principio di scientificità,e magari di spiegare tutta l’impalcatura pseudo/epistemologica dell’articolo del blog.