Matrimoni gay: Presidente Napolitano, ma non era importante la cultura della legalità?

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napolitano legalità

Dal Sole 24ORE del 2 ottobre 2011

Costituzione e legalità, due punti fermi nell’azione di Napolitano, ma adesso qualcosa si è inceppato.

I sindaci vanno contro l’una e l’altra e il Capo dello Stato latita.

 

La notizia dei matrimoni omosessuali trascritti dai sindaci dei più grandi Comuni di’Italia circola ormai da diversi giorni, dopo Pisapia a Milano adesso è la volta di Marino a Roma. A giudicare dai titoli dei grandi quotidiani questa iniziativa dei sindaci è un fatto accettato senza obiezioni, come nel caso del Corriere della Sera.

marino matrimoni

Eppure si tratta di un’evidente violazione delle leggi dello Stato, della “legalità”, quella della Repubblica nata dalla Resistenza, come ricorda il Presidente Napolitano, quella legalità che è fortemente sostenuta in ogni altro ambito.

La definizione di legalità secondo Treccani è la seguente:

Il principio di legalità è uno dei caratteri essenziali dello Stato di diritto (Forme di Stato e forme di governo): con l’avvento del costituzionalismo liberale, infatti, si afferma l’idea che ogni attività dei pubblici poteri debba trovare fondamento in una legge, quale atto del Parlamento, a suo volta unico organo diretta espressione della sovranità popolare o della nazione.

Non si tratta evidentemente in questa sede di discutere sul diritto o meno di contrarre matrimoni omosessuali, a prescindere da come la si pensi al riguardo si dovrebbe respingere un’iniziativa che anteponga l’opinione personale alle leggi dello Stato che diventano di fatto solo un “consiglio” possibilmente da seguire ma senza obblighi, una raccomandazione non vincolante. Dopo i gesti dei sindaci di Milano e Roma, Pisapia e Marino, possiamo tutti sentirci autorizzati a fare come ci pare, nei loro gesti istituzionali ha prevalso la logica del “secondo me” e non quella delle leggi votate a maggioranza in Parlamento.

Per il potenziale dirompente insito in un atto del genere le violazioni della legge operate dai sindaci costituiscono quello che in termini tecnici si chiama “vulnus istituzionale”, una ferita nel funzionamento delle istituzioni democratiche. Sull’esempio di Pisapia e Marino domani ci sentiamo tutti autorizzati a violare le leggi sulla base delle nostre personali convinzioni, proprio come dichiarato sul Corriere dallo stesso Marino:

Alla fine della cerimonia il sindaco chiede di «farci una foto insieme, con le coppie con cui abbiamo trascritto questi atti per ricordare questo momento importante per la città di Roma e anche per me perché credo sia fondamentale che un sindaco si ponga a difesa dei diritti di tutti». Marino, che si è detto molto emozionato, ha voluto dedicare alle sedici coppie una poesia di Pablo Neruda: «Ieri sera — ha detto — pensavo a questo momento con emozione e sono andato a cercare un libro di poesie a cui tengo molto, regalatomi da un carissimo amico quando ero adolescente e che ha un grande significato in un giorno commovente come questo: `Se saprai starmi vicino e sapremo essere diversi…». «Un atto d’amore tra due persone non può non essere riconosciuto – ha aggiunto Marino -. Io difendo il diritto dei cittadini ad amarsi.

E così non in nome della legge ma in quello delle poesie di Neruda, si afferma che non il Parlamento ma l’opinione personale determina l’agire: se secondo me una cosa è giusta la devo fare senza stare a guardare quello che stabilisce il Diritto. Posto davanti a questa situazione il garante della costituzione e della legalità, il Presidente della Repubblica, dovrebbe per suo dovere intervenire richiamando i cittadini, e a maggior ragione i “primi cittadini”, al rispetto delle leggi. Ma il Presidente tace. La massima carica dello Stato lascia solo il Prefetto, un amministratore dello Stato e rappresentante del Governo: “Comune, il giorno delle nozze gay. Il prefetto diffida il sindaco: si fermi” (La Repubblica)

Sarebbe però fuorviante dire che si può agire secondo il proprio concetto di “diritto”, infatti ciò è permesso solo se l’agire è in linea con il pensiero unico, se invece l’agire secondo coscienza avviene in direzione contraria al politically correct non vale la stessa indulgenza, e infatti non l’ha avuta l’infermiera che in questi stessi giorni ha rifiutato di somministrare a due ragazze la “pillola del giorno dopo” ritenendo che nonostante la revisione del foglietto illustrativo fosse un potenziale abortivo (dubbio tra l’altro fondato, vedi CS del 3 luglio 2014), come riportato ad esempio sul Fatto Quotidiano:

pillola giorno dopo

 

“Illecito penale” è l’accusa rivolta all’infermiera, non conta nulla cosa suggerisce la coscienza in questo caso, non conta che secondo l’infermiera fosse a rischio il diritto alla vita.

Lei si è dovuta licenziare, i Sindaci restano al loro posto e sono considerati alfieri dei diritti umani.

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

33 commenti

  1. Giorgio Masiero on

    Scommetto che anche in questo articolo, anziché discutere dell’oggetto (ovvero se sia vero che, con la complicità del Presidente, è riconosciuta in Italia una supremazia della coscienza sulla legge, ma solo quando è coerente col pensiero dominante), qualche commentatore interverrà a parlarci di tutt’altro…

  2. Ho accostato i casi della disobbedienza dei sindaci e dell’esercizio dell’obiezione di coscienza da parte dell’infermiera di Voghera (per far toccare con mano l’incoerenza di chi dava addosso alla povera infermiera e appoggiava l’azione dei sindaci in barba alla legge) nelle discussioni del Corriere on line e qualcuno mi ha risposto che l’infermiera ha impedito l’esercizio di diritti, mentre i sindaci agivano per estendere dei diritti. Ho pensato non fosse nemmeno il caso di replicare, tanto il pensiero dominante fa tutte le capriole logiche possibili per far prevalere con arroganza le proprie posizioni e tali capriole appariranno sempre perfettamente coerenti per chi è convinto di essere sempre dalla parte della “ragione”.
    L’unico argomento che scombussola un po’ le granitiche certezze dei “pensieromologati” lo si ha quando finiscono per tirare in ballo il “così fan tutti” nei paesi più civili, perché spesso molte cose che “fan tutti” i paesi del primo mondo non sono loro molto gradite. Si pensi all’utilizzo del nucleare, degli ogm o all’inesistenza in questi paesi di “articoli 18” ( a proposito di diritti) e analoghi.

    • Ho letto i commenti all’articolo sul Corriere, sono stati una specie di lapidazione per l’infermiera che ha deciso di non dare la pillola del giorno dopo.
      L’argomento dell’estensione dei diritti potrebbe reggere solo se tra i diritti si esclude quello alla vita (che è superiore a qualsiasi altro) del concepito, allora possiamo rispondere che nel momento che rifiutiamo la pillola del giorno dopo siamo anche per l’estensione dei diritti, quello alla vita di chi non può parlare.
      E poi che razza di argomento sarebbe l’estensione di diritti, non ogni desiderio diventa automaticamente un diritto. Per arrivare a questo si è dovuta prima demolire la logica.

  3. Se uno pensa di essere nella ragione ma non rispetta le regole in atto configura una prevaricazione di tipo culturale (almeno in senso lato). Dalla prevaricazione culturale alla prevaricazione dei diritti di chi non la pensa così il passo é breve.
    Inoltre anche i metodi e le forzature contano, anzi é proprio di questi che resta più forte la memoria.

  4. C’è una notevole differenza tra il comportamento messo in atto dall’infermiera e la scelta da parte di alcuni sindaci di trascrivere nei registri dello stato civile, i matrimoni celebrati all’estero di alcune coppie omo.
    Il gesto dei sindaci è meramente dimostrativo, ben consapevoli che il loro operato non produce nessun reale effetto, se non quello di richiamare l’attenzione dei cittadini e dei mezzi di comunicazione sull’arretratezza delle nostre leggi e sollecitare in questo modo il governo e il parlamento ad aggiornare la legislazione a favore delle unioni omo.
    Non va dimenticato a questo proposito che ci sono ben due richiami ufficiali da istituzioni di alto livello.
    Il primo, da parte del presidente della Corte Costituzionale, che ha ritenuto le unioni omosessuali una delle questioni che il Parlamento deve ancora regolamentare, richiamando in causa la sentenza 138/2010. Ha perciò affidato al Parlamento la regolamentazione della materia nei modi e nei limiti più opportuni.
    L’altro richiamo è del Parlamento europeo che ha infatti approvato una risoluzione comune sulla “Lotta contro l’omofobia in Europa”, che così recita: «Il Parlamento europeo condanna con forza tutte le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e deplora vivamente che tuttora, all’interno dell’Ue, i diritti fondamentali delle persone “LGBT” (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) non siano sempre rispettati appieno. Chiede inoltre agli Stati membri di favorire l’accesso per le coppie gay “a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio”, sollecitando poi la Commissione Ue e i Governi a “garantire” l’attuazione “senza discriminazioni basate sull’orientamento sessuale” della direttiva Ue sulla libera circolazione, proponendo misure per riconoscere reciprocamente gli effetti dei documenti di stato civile».
    Da ciò si evince che la cultura della legalità dovrebbe essere messa prima in pratica da quelle istituzioni che di solito ignorano le attese dei cittadini e omettono di fare il proprio dovere, a differenza dei sindaci che quelle attese le subiscono sulla propria pelle.
    Il Presidente Napolitano, molto saggiamente si astiene dall’intervenire, altrimenti dovrebbe richiamare nuovamente il Parlamento, come ha già fatto con la diffusione di una sua lettera, a proposito delle scelte di fine vita.
    Il gesto dell’infermiera c’entra nulla, perché in quel caso è stato compiuto un illecito penale. Con il suo rifiuto l’infermiera non ha garantito un diritto, che se non riconosciuto nei tempi dovuti, avrebbe poi costretto quella donna ad abortire, con le conseguenze del caso. In mezzo mondo questo tipo di pillola si acquista senza l’obbligo della ricetta medica e in alcuni casi si distribuisce gratuitamente.
    Al solito, continuiamo allegramente a manifestare la nostra inadeguatezza come sistema paese.

    • Simone, non concordo.
      Prima di tutto dove sta scritto che i sindaci siano tenuti a fare atti dimostrativi sulle leggi dello Stato? Marino è tenuto solo a governare la città senza creare casini con la viabilità e senza massacrare di tasse i cittadini, come invece sta facendo.
      E poi, anche ammattendo come dice lei che i sindaci sapessero di fare un atto che sarebbe stato dichiarato nullo, essi hanno deliberatamente violato una legge dello Stato e questo, ripeto, è un vulnus in quanto fatto da un’istituzione non da un singolo. Il sindaco infatti rappresenta la cittadinanza non le proprie personali idee, non scherziamo. Io come cittadino romano mi sento discriminato dal sindaco di Roma che ha deciso di rappresentare le proprie idee personali su un argomento di competenza del Parlamento.
      Se Marino dice di difendere i diritti LGTB l’infermiera ha difeso il diritto alla vita che viene prima di ogni altro, non nascondiamoci dietro un dito, la dichiarata non abortività della pillola del giorno dopo in seguito ad una revisione del foglietto illustrativo è solo un artificio per aggirare il diritto all’obiezione.
      Se non accettare queste manipolazioni lei lo chiama inadeguatezza ci deve essere qualche problema, comunque allora meglio l’inadeguatezza.

  5. In realtà quello che ha fatto Marino(la semplice trascrizione di matrimoni contratti all’estero, che producono effetti giuridici solo nel Paese in cui sono stati pubblicati) è perfettamente lecito, e non è necessaria la legalizzazione del matrimonio gay da parte del parlamento, in quanto “La trascrizione avrà natura certificativa e di pubblicità di una situazione già avvenuta e non costitutiva secondo le regole generali in materia.”
    Insomma i matrimoni che sono stati trascritti da Marino e altri sindaci, non hanno effetti giuridici in Italia(ma solo nello Stato in cui sono stati celebrati), non comportano gli stessi diritti-doveri di una coppia regolarmente sposata, hanno un valore PURAMENTE SIMBOLICO!
    http://www.altalex.com/index.php?idnot=67218

    Quindi tutta questa polemica che stanno facendo i giornali insieme al ministro Alfano, è una pagliacciata per distrarre un poco l’attenzione pubblica da problemi veri e ben più seri, come i “giochi di prestigio” di Renzi ( vedi FINANZIARIA e JOB ACT)

    • Se tutto questo davvero serve a distrarre da altre questioni più gravi, cosa che a pensarci bene non mi sorprenderebbe, è ancora peggio di quanto pensassi.

      • Anche la polemica mediatica contro le SENTINELLE IN PIEDI(di cui, come ho scritto a suo tempo, non condivido le motivazioni, ma trattandosi di una protesta assolutamente pacifica, non v’è motivo di ostracizzarla), è avvenuta in coincidenza con il dibattito su JOB ACT e ARTICOLO 18. Un caso?
        Da quando è al Governo Renzi, ho l’impressione che i giornali delle “famiglie feudali” italiane( Agnelli-Elkann, De Benedetti, Berlusconi e altri ) facciano di tutto per coprire le porcate del governo Renzi, riempiendo le prime pagine di stronzate, e trattando gli argomenti seri in maniera superficiale e faziosa

  6. Ho inviato due commenti piuttosto lunghi.
    Il secondo è stato da me ridotto, ma nonostante questo non appare.
    C’è un limite da rispettare?
    Grazie

      • Grazie.
        Infatti il secondo l’ho ridotto, ma l’impostazione è quella e quindi mi scuso del quasi doppione non voluto.
        Simone

  7. Mi trovo pienamente d’accordo con quanto affermato nell’articolo; la sensibile questione omosessuale è chiaramente, come sempre, strumentalizzata con il fine di promulgare la solita stantia ideologia liberaloide di illuministica memoria, con l’intento di un elogio silente di una totale sovversione della più elementare logica di civiltà (visto il nichilismo dei tempi odierni). Per cosa, poi, se non per una vacua ed inutile, oltre che costituzionalmente dannosa, trascrizione dalla matrice volgarmente mediatica?
    E’ esattamente l’inverso dell’azione socratica, ossia la meditata ed estrema obbedienza civile al fine di favorire il mantenimento dell’ordine cittadino (qualcuno, forse non a torto, potrebbe tuttavia anteporre a ciò una qualsivoglia forma di “giusta” rivoluzione).

    P.S. Riguardo, poi, alla questione omosessuale in sé, non sarei aprioristicamente contrario, se non fosse per la complessità della sessualità umana nella storia (generaliter dell’intelletto che ricorre su se stesso), l’inconstistenza della teoria del genere e, non ultimo, le mediocri fondamenta culturali sottostanti alla comunità omosessuale, quale è la folle celebrazione di una sessualità sfrenata ed animale (un’isteria al contrario, ovvero un’eccesso di Es, freudianamente…).

  8. @Pennetta.
    «… Se Marino dice di difendere i diritti LGTB l’infermiera ha difeso il diritto alla vita che viene prima di ogni altro, non nascondiamoci dietro un dito, la dichiarata non abortività della pillola del giorno dopo in seguito ad una revisione del foglietto illustrativo è solo un artificio per aggirare il diritto all’obiezione.
    Se non accettare queste manipolazioni lei lo chiama inadeguatezza ci deve essere qualche problema, comunque allora meglio l’inadeguatezza».
    Eh no, caro Pennetta, qui siamo su due piani diversi, mi scusi sa, ed è lei che vuole rigirare la frittata per giustificare il suo ragionamento.
    Per quanto il gesto dei sindaci appare uno strappo alle regole, in realtà siamo tutti consapevoli che quella registrazione è acqua fresca, un gesto simbolico che non lede il diritto di nessuno e non elargisce nessun beneficio a quelle coppie, se non l’occasione piuttosto innocua di richiamare l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni.
    E poi non sembra che i rispettivi prefetti abbiano sospeso quei sindaci. E nemmeno il solerte ministro dell’interno si è mosso in quel senso. Perché non lo fanno? Ne hanno piena facoltà.
    Semmai i sindaci cercano di ovviare in modo simbolico alla inadeguatezza di uno Stato, il nostro, arretrato e asservito da sempre alla visione della religione cattolica. Visione legittima, per carità, ma per chi si dichiara disponibile e decide di metterne in pratica gli insegnamenti. O dovremmo proprio adesso, che c’è un Papa rivoluzionario, sentirci obbligati a essere cattolici?
    A milioni di cittadini quella visione non interessa e sarebbe ora, visto che si parla tanto del rispetto delle leggi, mettere in pratica e rispettare l’art. 1 del Concordato che recita: «La Repubblica Italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti e alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese». La Chiesa s’interessi dunque dei suoi fedeli e cerchi di non farli scappare e lo Stato garantisca i diritti in modo laico a tutti, come accade in tutti i paesi civili ed evoluti.
    L’infermiera quindi può e deve difendere il diritto alla vita a casa sua e nei confronti di chi detiene la patria potestà e non quando ricopre un ruolo pubblico, che oltretutto non le consentiva di prendere quella decisione, non essendo medico.

    • Scusi se mi intrometto Simone…
      Il gesto dei sindaci appare uno strappo alle regole ma é scusabile perché la registrazione è acqua fresca… Ma cosa sta dicendo? Il sindaco DEVE rispettare le leggi non “far politica” nel suo campo (che ricordo é quello amministrativo). Se la pensa in modo diverso sulle realtà omosessuali da bravo ometto il sindaco Marino si fa eleggere come deputato e presenta/vota/emenda leggi in Parlamento. QUESTO é agire corretto e civile; il resto é solo “opportunismo” politico da bassa lega e “prevaricazione” da posizione (ilche é anche più grave). L’Istituzione “Comune di Roma” non é a disposizione delle idee del Sindaco Marino, semmai é a disposizione ed “esiste” per i cittadini romani…

      E poi per cosa tira in ballo a fare il Vaticano? Il Vaticano é uno staterello sovrano a cui l’Italia ha concesso pochi ettari del proprio territorio a garanzia di un minimo di spazio vitale (é quello che resta dello Stato della Chiesa). Il Vaticano rappresenta la Chiesa universale e la Chiesa deve interessarsi dei suoi fedeli. Quale é dunque il senso della frase: “s’interessi dunque dei suoi fedeli e cerchi di non farli scappare…”; coda di paglia forse? Cosa vuol dire lo “Stato garantisca i diritti in modo laico a tutti, come accade in tutti i paesi civili ed evoluti?”. Quali sarebbero gli Stati “evoluti” a cui ambire? Se in Italia c’é qualche persona che non la pensa come Lei (mi pare soprattutto i cattolici a quanto pare…) mi sembra che esiste la “conta democratica” per dirimere la questione, non certamente “prender dentro” chi non c’entra.

    • Innanzitutto mi complimento con Masiero per la previsione puntualmente confermata, Simone ha parlato di tutt’altro rispetto al contenuto dell’articolo: che c’entra la Chiesa cattolica?
      Riguardo ai prefetti chi ha detto che dovevano sospendere i sindaci? Li hanno ammoniti ad annullare i matrimoni se no interverranno loro.
      Per il resto ha risposto Beppino e invito a non andare in OT.

      • Se proprio non si vuole parlare di OT, dovrebbe spiegare lei piuttosto che cosa c’entra la vicenda dell’infermiera in contrapposizione al mancato intervento del Presidente Napolitano a favore della legalità.
        La Chiesa c’entra eccome, caro Pennetta, almeno in Italia e ne abbiamo tutti le tasche piene dall’assistere alle loro ipocrisie e ora perfino alle piroette tese a mutare il linguaggio.
        Adesso non si giudica più, ora si cerca di comprendere, si accoglie, si accompagna tutti, buoni e cattivi, in modo misericordioso. Perfino gli omosessuali saranno trattati con più umanità. Questi almeno sono le intenzioni e gli auspici dell’attuale Papa.
        Sembra una delle tante favole … e vissero tutti felici e contenti.
        Buona serata.

        • Simone, la vicenda dell’infermiera c’entra perché è un altro caso di violazione della legge attuata per i diritti di qualcuno (il bambino) ed è stata pesantemente sanzionata a differenza dei matrimoni illegali dei sindaci. Se lei non vede la pertinenza non so che farci.
          Riguardo alla Chiesa che lei continua a tirare in ballo ribadisco che è un suo pensiero fisso, non il mio che non ne ho mai fatto oggetto di discussione. Ripeto, legare certe questioni alla religione è un ingegnoso stratagemma per evitare di fare un’analisi oggettiva.
          Buona serata anche a lei.

        • Mi permetto di dire la mia sulle considerazioni dell’utente Simone.

          Vorrei far notare che NON é assolutamente vero che la Chiesa sta “cambiando linguaggio”. Ad esempio in materia omosessuale il Sinodo della Famiglia dell’altro giorno ha rilasciato una relazione conclusiva che ripropone ESATTAMENTE le decennali frasi presenti nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Si informi, ci vuol poco, basta soprattutto non limitarsi a leggere i soliti giornali italiani dove il vaticanista mono-culturalmente-orientato di turno pontifica quattro frasi su argomenti sconosciuti qualche giorno prima (ovviamente raffazzonando su qualche frase funzionale alla sua personale visione e mettendo insieme volpinamente il tutto). Per inciso anche questo becero modo di fare giornalismo entra a fagiolo nell’argomento “cultura della legalità”… ma é un altro discorso.

          Sperando di non abusare ulteriormente della pazienza degli utenti di Critica Scientifica (che non ha nulla a che fare con quello che sto per scrivere) mi permetto di darle un consiglio: dia meno importanza al Vaticano (dal punto di vista della speculazione socio-politica ovviamente…), se la prenda semmai con i pochi (secondo me) cattolici presenti in Italia; se proprio vuole confrontarsi con i cattolici (sottolineo “se vuole”) cerchi piuttosto il dialogo e non la segregazione culturale altrimenti rischia di mettersi a priori dalla parte del torto prima ancora di partire. Alla fine del confronto tra persone civili ci si conta e la maggioranza impone “anche” la sua sudditanza culturale, ma soprattutto con rispetto delle minoranze; “questo” é l’essenza di uno stato civile (per inciso sto ancora aspettando la solita ricorrente frasetta sugli stati “civili” … del nord europa ovviamente).

          Circa l’infermiera, forse é il caso che rilegga con più attenzione le varie normative ( = leggi dello Stato) che regolano il rapporto fra il personale sanitario (non solo medico ma anche infermieristico) e gli utenti in materia di accesso alle strutture sanitarie pubbliche. Anche questo fa parte della “cultura della legalità”, se vogliamo parlarne con cognizione di causa.

          “Cultura della legalità”… o c’é o non c’é. Basta mettersi d’accordo e comportarsi di conseguenza.

  9. Giuseppe Cipriani on

    Dinanzi all’ennesima, voluta, provocazione ideologica di CS, il prof. Masiero fa facili previsioni (del resto, chi di ideologia ferisce di ideologia perisce, mi sembra normale). Il prof. Pennetta rimarca la cosa con enfasi, credendo si evidenziare in tal modo la mancanza di argomenti di coloro che non la pensano come lui. A mio avviso rispondere, su una questione che egli stesso a posto in contrapposizione, che il comportamento dell’infermiera, secondo coscienza, ha valenza ben diversa di quella dei sindaci non è OT ma semplice constatazione dei fatti, compreso il fatto per eccellenza: l’ingerenza delle questioni moralreligiose (ristrette ai credenti, che sono liberi di seguirle in privato) in quelle laiche (che riguardano tutti i cittadini di uno stato, credenti e non).
    Mi trovo pienamente d’accordo con quanto sostenuto da Simone per quanto riguarda la diversissima valenza dei due comportamenti, ma aggiungo che se fossi stato sindaco non avrei fatto una cosa inutile che tra l’altro ridicolizza/sminuisce la serietà del ruolo ricoperto dal primo cittadino.

    • Caro Giuseppe, quello che proprio non vi riesce di capire è che non c’è bisogno di essere religiosi per ritenere che quello che c’è dopo la fecondazione è un essere umano nella fase iniziale della sua vita e non un protozoo, sembra invece che siano i sostenitori dell’aborto che abbiano bisogno di sostenere che l’opposizione sia solo per motivi religiosi per non affrontare la questione su un pano tecnico.
      Chi ha mai detto che l’opposizione alla pillola del giorno dopo sia per motivi religiosi?
      Per il resto che Marino si ricopra di ridicolo non è una novità, ieri ha solo esteso il ridicolo alla sua carica istituzionale.

      • Giuseppe Cipriani on

        Caro Pennetta, mi fa piacere sentirle dire che la religione non c’entra nulla, e che la sua è una posizione “laica”, uguale tra l’altro alla mia, che reputo l’embrione un essere umano fin dal primo momento del concepimento…
        Allora la questione si sposta, ma la sostanza non cambia. Lei, e chi come lei, pensa che la sua visione “laica”, proprio perché tale, e non inficiata da ideologie religiose, debba essere imposta a tutti i laici (a sottrazione di un diritto, visto il caso specifico dell’infermiera), considerato che non riesce ad ammettere che qualcun altro, laico, sull’embrione la possa pensare diversamente…

        • Giuseppe, laicamente, se sono convinto che un’azione sia un delitto obietto e non la compio, quindi non impongo nulla a nessuno, evito solo di fare una cosa.
          La persona che vuole la pillola potrà comunque averla da qualcuno che non obietta, quindi come vede ammetto che qualcuno la pensi diversamente, ma non posso pensare che la verità non sia una e non relativa.
          E infine, continuiamo a ignorare il diritto del nascituro, il perché è facile da capire, nello stesso momento in cui entrasse nel discorso la conclusione sarebbe inevitabile: ogni altro diritto viene dopo.

          • Giuseppe Cipriani on

            Vede, Pennetta, che ci ricasca? Sul nascituro la penso come lei, perciò nel discorso, visto che non l’aveva (?) ancora inteso, ci entro più direttamente adesso: anche per me ogni altro diritto dovrebbe venire dopo, ma non mi sogno di pensare che la “mia” verità (lei la definisce una e non relativa, ma su quale base se non di morale religiosa? e non mi dica che questo è un atteggiamento laico) sia tale per gli altri che, sull’embrione, magari la pensano in modo opposto e hanno diritto al rispetto delle regole condivise e regolate da legge. Non riesce a notare la (sottile) differenza?

          • Giuseppe, qui si pone un problema a monte di tutto il discorso.
            Se la verità è relativa è inutile che ci mettiamo a discutere, ciascuno faccia quello che vuole (la sua posizione).
            Ma se la verità esiste non può che essere una, e allora, come recita il motto del sito ci si deve adeguare (la mia posizione).
            .
            Vediamo quindi che si tratta di un problema prima di tutto filosofico: le verità è relativa?

          • Giuseppe Cipriani on

            Prof. Pennetta, la verità è relativa? Su concetti come quello che era in discussione permetterà che le diverse visioni del mondo, tutte legittime, facciano propendere per una risposta affermativa. Se la risposta fosse negativa, quel no, a mio avviso, presupporrebbe una verità assoluta che mi spaventa (allora la legge sarebbe generata dai portatori di quella verità che diventerebbero dei negatori di libertà).
            Per la chiarezza, non ho mai detto che ognuno può fare quello che vuole, sono per il rispetto delle regole condivise sempre!

    • **** l’ingerenza delle questioni moralreligiose (ristrette ai credenti, che sono liberi di seguirle in privato) in quelle laiche (che riguardano tutti i cittadini di uno stato, credenti e non) ****.

      Come non concordare. Ma c’é un errore di fondo che presuppone, appunto, prevaricazione e mancanza di “cultura della legalità”.

      Un fedele (diciamo un cattolico, così Lei si trova più a suo agio…) ha la sua visione della vita, ineccepibile e rispettabile come qualunque altro cittadino italiano, anche quella del laicista più indottrinato. Ed é portatore di “interesse”, cioé é portatore del “suo” mondo e della “sua” visione del mondo; lo stato civile sottintende l’esistenza di un “patto sociale” che, con metodologia democratica, porta a normare le modalità con cui i “desiderata” di ogni cittadino si estrinsecano “mediamente” nella regolamentazione della vita della società; in Italia la metodologia accennata presuppone che le “leggi” ( = normazione dei “desiderata”) siano predisposte dal Parlamento, non dal potere giudiziario (i cui compiti sono ben altri…) e tantomeno da persone portatrici di “potere” amministrativo quali sono i signori sindaci (anche questi con compiti ben diversi…).

      Lo so, fa comodo desiderare che questi quattro rompiscatole di cattolici “debbano” rimanere rinchiusi nelle loro catacombe. Ma se ne faccia una ragione, il mondo é cambiato (da allora) e non solo é “sufficiente” ma é anche “necessario” (sottolineo “necessario”) adeguarsi.

      • Giuseppe Cipriani on

        Mi compiaccio, Beppino, che non si senta più nelle catacombe da un pezzo, mi compiaccio meno che reputi che io, e chi come me, pensi che stiate bene in quel luogo e che dobbiamo aggiornarci: solo un folle, infatti, vista la forza mediatica della cattolicità oggi, potrebbe pensare che siate là relegati. Il fatto è che sono proprio certi cattolici a sentirsi (forse inconsapevolmente) ancora nelle catacombe, circondati chissà da quali nemici che vogliono minare/negare chissà quali diritti (come se non foste liberi di esercitare tutti i vostri precetti!?)… Ed ecco che, come d’incanto, il muro contro muro delle ideologie divampa e arroventa gli animi. Il mio (che reputo lei un negatore di legalità) come il suo, per carità, ma che vuole farci? se così non fosse saremmo delle amebe da strapazzo.

        • E’ profondamente ingiusta questa petulante suddivisione che ogni tanto persone come Lei ciclicamente fanno intravvedere tra cittadini di serie A e cittadini di serie B (ovviamente i secondi collocati in serie cadetta avendo la “gran colpa” di assecondare quel minimo di sensibilità verso la trascendenza che si ritrovano, e trovandosi irrimediabilmente “marchiati a fuoco” perché ritenuti succubi di “precetti” e “dogmatismi religiosi”).

          Si rimetta coi piedi per terra, faccia un gran respiro e cominci intanto a valutare la possibilità, per esempio, che forse non esiste alcun concetto o idea derivabile dall’etica cattolica che non sia sostenibile attraverso banali considerazioni di logica e sensibilità umana.

          Io non ho mai detto che non mi sento più nelle catacombe (per inciso cosa le fa ritenere con tanta sicurezza che io sia cattolico?).
          Ho invece prospettato la possibilità che continui a “far comodo” a tante persone ritenere che i cattolici debbano rimanere nelle catacombe. Abbia il buongusto di non farmi sprecando spazio in CS per illustrare in cosa consisterebbe il citato “far comodo”.

          Infine vorrei puntualizzare che il “muro contro muro” lo costruisce (effettivamente) Lei quando, anche se in modo sibillinamente indiretto, individua in me un “negatore di legalità”. Ma si rende conto di quanto sia offensivo un tale giudizio? E non solo perché non conosce come la penso e come mi comporto nella vita, ma soprattutto perché si configura per quello che banalmente é, nell’ambito di un fugace ed interlocutorio breve scambio di opinioni, una GRATUITA OFFESA.

          Forse dovrei tranquillamente avvalorare il comportamento di quattro sindaci che nel fare i propri (ancorchè leciti) interessi abusano della loro posizione dominante, deridono le altre istituzioni della Repubblica, by-passano vergognosamente le procedure democratiche di formazione delle leggi, forniscono una sponda di falsa liceità a talune persone per avvallare percorsi illegali e di prevaricazione istituzionale? Mi sarà almeno permesso di affermare che c’é qualcosa che non va? Devo forse presentarLe un certificato di non cattolicità per poter esprimere i miei pensieri riguardo questi comportamenti inerenti il mancato “rispetto della legalità” come accennato dall’articolista?

          • Giuseppe Cipriani on

            Lei, Beppino, mette troppa carne al fuoco, e non riesco più a starle dietro, pena il dover contrapporre continuamente il mio pensiero che lei non intende minimamente comprendere.
            Se l’avevo accusata di essere un negatore di legalità era solo per contrapporle la stessa accusa che lei sibillinamente aveva fatto a me, non si sa in questo caso su quali basi visto che la sua autodifesa in merito dovrebbe valere anche per me… Pazienza, così va il mondo, così vanno i blog, così ci si confronta, senza, ahimé sentirsi ogni volta delle tristi vittime, ma di che?

          • Esimio utente Giuseppe, dopo circa 5 minuti in cui puntigliosamente ho cercato di riassumere i vari punti di vista in risposta al suo continuo “gettare il sasso e poi ritirare la mano”, ho deciso di cancellare tutto e lasciar perdere.

            1) non é possibile abusare di CS per discutere di concetti e procedure, ancorchè poco rispettati, ma che dovrebbero già essere banalmente acquisiti tra persone adulte e civilmente disposte al libero confronto;
            2) basta rileggere quanto rimane scritto.
            3) nella speranza che il fatto di essere cattolici (o presunti tale, il che é peggio, per chi vuol capire … ) non pregiudichi a priori i normali rapporti di scambio culturale di idee in quanto considerati untori di un non ben identificato “peccato originale” legato alla mancanza di laicità (sic). Se poi andiamo a scoprire da dove é partita questa benedetta laicità, ci potremmo fare quattro risate… ma lasciamo perdere che é meglio.

            Nel mondo c’é spazio per tutti. Quando prevale una certa visione della realtà, chi non la accetta deve essere libero di esprimere il suo dissenso e inoltre, il che é molto più importante, é nello stesso periodo di prevalenza che si può prendere atto della qualità delle basi civili, etiche e culturali che dovrebbero giustificare la stessa prevalenza della visione accasata. In caso contrario rientriamo nella prevaricazione culturale, delle idee e dei rapporti sociali.
            E anche cadiamo nel poco rispetto della “cultura della legalità” (concetto da cui si era partiti mi pare con esempi ineluttabilmente oggettivi esposti nell’articolo).

  10. Ecco sul Corriere della Sera la risposta a chi ha detto che si è trattato solo di un gesto simbolico:
    “Marino non ha alcuna intenzione di retrocedere. Anzi. Al Campidoglio sono convinti di avere ragione su tutta la linea e pensano che soltanto la magistratura abbia il potere di annullare i documenti firmati dal sindaco sabato scorso. Su questa posizione sono anche le associazioni omosessuali che assistono le coppie. Una di queste, la Rete Lenford, ha pronta una lettera di diffida da inviare a tutte le prefetture: «La posizione di Pecoraro è ridicola. Tecnicamente — spiega l’avvocato Antonio Rotelli della Rete Lenford — egli non può procedere alla cancellazione perché è una attività che spetta esclusivamente ad un giudice e non ad una autorità amministrativa, neanche al ministro». «Mobilitare le Prefetture contro i sindaci e contro le coppie gay e lesbiche è stata un’azione di marketing politico — dice Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay center — Noi siamo al fianco delle coppie e come già detto faremo ricorso contro atti che hanno solo un sapore di spot e non di diritto».”

    Conviene provare con un altro argomento…