“Cresceranno nell’amore della servitù”: il malthusianesimo si afferma nel consenso

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abbott

Il malthusianesimo è un’ideologia quasi sconosciuta ma guida la politica più di ogni altra.

E grazie ad un sapiente marketing si sta affermando con il consenso delle vittime.

 

 Quanti conoscono il nome e l’opera di Thomas Robert Malthus? Sarebbe interessante fare una verifica, ma probabilmente scommettere su cifre molto basse sarebbe una mossa vincente. L’economista inglese vissuto tra il settecento e l’ottocento avrebbe dettato le politiche sociali dell’Inghilterra vittoriana spingendo alla promozione di provvedimenti per la soppressione degli aiuti ai poveri, provvedimenti che divennero legge nel 1834. Erano gli anni dell’Inghilterra in cui le classi povere venivano sfruttate senza regole, una situazione terribile dalla quale scaturì il pensiero di Karl Marx. Roba che fa rabbrividire, per fortuna è una fase superata, cose da romanzi di Dickens.

Decenni di lotte videro infatti nascere un forte movimento per i diritti dei lavoratori e lo stato sociale a tutela dei più deboli, anche se in diversa misura nell’Occidente veniva posto un controllo alla competizione senza limiti.

Ma oggi in modo subliminale si assiste ad un ritorno delle idee di Malthus, mentre le masse del XIX secolo vi si opponevano con determinazione, la grande novità è che adesso quelle stesse masse che vengono colpite da tali politiche le acclamano premiandone da anni gli artefici alle elezioni, o quantomeno le accettano come segno di inevitabile modernità e razionalità, lo Stato sociale viene così eroso in nome di astratti principi di economia che non è consentito mettere in discussione neanche da parte dei governi.

E succede che dunque non faccia neanche notizia il fatto che in Florida siano state ripescate proprio quelle leggi che vietano l’assistenza ai poveri, solo alcune testate anglosassoni ne hanno parlato, come ad esempi USA Today e il Guardian, ma niente che meriti di finire in primo piano. E’ stato un novantenne di Fort Lauderdale a sfidare le leggi sui poveri della Florida, il suo nome è Arnold Abbott e questo è il video del suo arresto:

 

E succede anche che se qualcuno indica il rischio che dietro le pratiche eutanasiche si possa insinuare una politica di risparmio sui costi della sanità, un modo indiretto per risparmiare sul welfare, questi venga accusato di voler limitare la libertà, fino all’insulto. Questo è accaduto nel caso di Brittany Maynard, la giovane donna, malata terminale, che ha scelto il suicidio assistito. Qualcuno al riguardo ha detto le seguenti parole riferite sul Fatto Quotidiano:

“La coscienza è come un santuario in cui non si può entrare. Ma riflettiamo – ha detto de Paula – sul fatto che se un giorno si portasse a termine il progetto per cui tutti i malati si tolgono la vita, questi sarebbero abbandonati completamente. Il pericolo è incombente perché la società non vuole pagare i costi della malattia e questa rischia di divenire la soluzione”.

Quest’affermazione che è chiarissima nella sua evidente realtà a chiunque abbia studiato il pensiero che già nel 1932 esprimeva Aldous Huxley, non è stata nemmeno presa in considerazione, poiché le parole provenivano da un Monsignore (Carrasco de Paula) le uniche cose che si sono lette  a commento sono state degli attacchi alla Chiesa come chiunque può constatare leggendo gli oltre mille commenti all’articolo.

E allora resti da meditare sulle parole con le quali si concludeva nel 1958 il libro “Ritorno al Mondo Nuovo” di Aldous Huxley:

«Sotto un dittatore scientifico l’educazione funzionerà davvero e di conseguenza la maggior parte degli uomini e delle donne cresceranno nell’amore della servitù e mai sogneranno la rivoluzione. Non si vede per quale motivo dovrebbe mai crollare una dittatura integralmente scientifica».

Repetita iuvant: “…la maggior parte degli uomini e delle donne cresceranno nell’amore della servitù e mai sogneranno la rivoluzione“.

Dedicato a tutti coloro che sostengono come segno di modernità i tagli allo Stato sociale e alle spese sanitarie, a tutti coloro che pensano che queste siano idee nuove, che questa sia la libertà, e per essa si battono.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

30 commenti

  1. E per restare in tema ricordo l’estremamente Malthusiano EzeKiel Jonathan Emanuel secondo cui è meglio morire a 75 anni piuttosto che vivere una vita lunga ma limitata, quindi pur non essendo epsilon (per citare Huxley) arriviamo ad essere trattati come tali.

    • Benvenuto Francesco, davvero un ottimo esordio. Faremo di tutto per non essere trasformati in epsilon, se non dovessi avere altra scelta preferirò passare dalla parte del selvaggio.

  2. Giuseppe Cipriani on

    Aldous Huxley scriveva anche:

    “Per adesso qualche libertà resta ancora nel mondo. Molti giovani, è vero, sembrano non darle valore. Ma alcuni di noi credono che senza libertà le creature umane non saranno mai pienamente umane e che pertanto la libertà è un valore supremo.
    Può darsi che le forze opposte alla libertà siano troppo possenti e che non si potrà resistere a lungo. Ma è pur sempre nostro dovere fare il possibile per resistere.”

    • Che personaggio misterioso Aldous Huxley, a volte sembra essere connivente col Mondo Nuovo e a volte sembra denunciarlo, in ogni caso c’è molto da imparare leggendolo.

      • Giuseppe Cipriani on

        Proprio lì volevo parare, prof. Pennetta… A me leggerlo dà arricchimento, in quanto il nostro rispecchia in pieno le incertezze dell’uomo moderno che vorrebbe in fondo giustizia (nella libertà), ma non sa capire bene quali sono le vie migliori (o peggiori) per conseguirla… E “L’isola” è un’altra sua opera in bilico tra questi due estremi.

      • Forse Giuseppe voleva dire che tirare sempre in ballo Malthus è un po’ forzato, in questo caso (l’ordinanza del sindaco di Fort Lauderdale, che vieta di sfamare i senzatetto in luogo pubblico. che ricorda molto le ordinanze che vietano di sfamare i piccioni!), la volontà di nascondere i poveri è frutto di individualismo spinto, di una società che di fatto non è più tale, ma viene concepita come un ammasso di individui senza più alcun valore morale in comune. L’intera organizzazione sociale è condizionata dall’economia, praticamente divisa in rigide caste(che non hanno nulla da invidiare alle “disumane” caste indiane) sulla base del censo.
        I ricchi non vogliono tra i piedi i paria-poveri, e la povertà è considerata una colpa!(forse addirittura la più grave delle colpe)
        In tutto questo ci vedo più Ayn Rand(e ideologi-sociopatici simili) piuttosto che Malthus
        Comunque sono convinto che questo sistema non può andare avanti ancora per molto, prima o poi tutti nodi verranno al pettine, visto che i ricchi hanno bisogno dei poveri e viceversa, e una società senza un briciolo di solidarietà sociale, e di identità culturale comune, con un comune sentire(che vada oltre lo status economico), secondo me è destinata ad andare a rotoli. Se costringi i poveri a vivere all’inferno, crei una sorta di inferno(più lussuoso e confortevole, ma non per questo meno opprimente) anche per i ricchi (questo concetto viene espresso molto bene nel film LA ZONA : http://it.wikipedia.org/wiki/La_zona )

        • Siamo d’accordo sull’analisi Andrea-c, ma tornando a Giuseppe, che quelli di Fort Lauderdale se ne rendano conto o no stanno applicando il malthusianesimo, e non c’è nessuna forzatura nel dirlo.

          • ANDREA-C ha colto nel segno. Scusate se non ho risposto in tempo, ma sto da tre giorni su un paper pieno di errori di calcolo… 🙁

  3. Come si fa a non vedere il neomalthusianesimo in tutta la costruzione eurista? Uno dei suoi principali architetti, Tommaso Padoa Schioppa, scriveva sul “Corriere della Sera”, senza alcun pudore e senza reazioni mediatiche, che bisognava riportare le persone a contatto con la durezza del vivere. In pratica, un ritorno alle condizioni di vita disumane della Rivoluzione industriale, ben descritte dai romanzi di Dickens. Qui è riportata quella sua aberrante affermazione:http://www.appelloalpopolo.it/?p=9871

    • Ok, ma il succo del discorso non cambia, certe norme servono per far in modo che i barboni non arrechino nessun fastidio ai residenti benestanti, e ai turisti. Alla base c’è sempre la volontà di nascondere la polvere sotto al tappeto, i barboni non sono visti come concittadini vittime di un sistema socio-economico perverso(i cui problemi si potrebbero risolvere a livello collettivo e politico, con un piccolo sacrificio economico da parte delle famiglie più ricche, e un impegno a darsi da fare tramite lavoretti socialmente utili, da parte dei barboni), ma come un fastidio, una seccatura da tenere il più lontano possibile dai “quartieri bene”.
      Quindi anche se i giornali hanno omesso qualche dettaglio, la sostanza non cambia, non si può annoverare tra le bufale vere e proprie!

      • Certo che cambia! Eccome se cambia!
        Di solito per impedire l’accattonaggio si sequestrano gli spiccioli del tizio. Qui hanno ARRESTATO un tizio che DAVA DA MANGIARE ad un’altra PERSONA! Se fosse successo ad una “gattara” sarebbe successa la fine del mondo!
        Se avessero voluto impedire il degrado dell’accattonaggio, avrebbero mandato il barbone in apposite strutture e mense (ce ne sono anche di protestanti, islamiche e arancioni).
        E, sentiamo, come distinguere un tizio che ha perso il lavoro, la casa perche’ la moglie gliel’ha portata via (viste le sentenze “femministe” che ormai hanno contagiato tutto il mondo occidentale) e si trova magari a dormire in macchina, da un barbone “abituale”?

  4. Giuseppe Cipriani on

    Riflettevo (forse OT, ma non troppo) sul fatto che un lavoro e il suo giusto compenso sono la base per conferire dignità e speranza a ogni persona. Là dove non c’è lavoro, là dove si fa fatica ad avere il minimo per sopravvivere, sorgono i problemi più grossi, così conosciuti che non serve nemmeno citarli (ognuno può elencarne una sfilza lunga lunga). Ecco che allora la riflessione si allarga fino a considerare che è questo il primo problema da risolvere, per noi e per le future generazioni… Chi ha figli che studiano di sicuro si pone l’interrogativo sul mondo del lavoro che troveranno quando dovranno misurarsi con esso e, soprattutto, se un lavoro dignitoso troveranno.
    Sono convinto che in un Paese come il nostro le cose da mettere a posto sono molte (anche la corruzione, caro Piero), ma dalla soluzione del “problema lavoro” possono nascere i cicli virtuosi che ci porteranno a essere un Paese completamente civile. Dove c’è benessere, non si pone neanche più il problema di verificare quanti sono i nati e se bisogna o meno controllare le nascite… Ma questa è un’altra storia ancora distante dalla quadratura, purtroppo.
    Intanto, banalmente, semplicemente, nel mio piccolo cerco di accontentarmi del minimo; e davvero faccio fatica a far mia la tesi qui sostenuta di poteri forti che guidano le masse… (del resto ci sono voluti dei romanzi, forti fin che volete, per rendere esplicito il concetto). Forse minimizzo i rischi qui paventati, ma vi chiedo (provocatoriamente): chi di voi ha un lavoro che gli consente di vivere dignitosamente e di dedicarsi ai propri hobby e alle proprie passioni, si sente in qualche modo manipolato da una società stile “grande fratello”?
    Per quel che mi riguarda è no. Ci aggiorniamo alla prossima settimana. Salute.

    • Cipriani, ha mai visto “Fratelli nella notte”, con Gene Hackman?
      Si ricorda della scena in cui i prigionieri americani vengono liberati?

      Ha mai letto “Il libro nero del Comunismo” (scommetto di no) ?
      Sa cosa facevano i carcerati del carcere di Pitesti?

      Ha presente la “Sindrome di Stoccolma”?

      Insomma, lei ha dubbi su tutto, tranne che sul fatto che ha dei dubbi. Questo per lei e’ certo. E se fossero proprio i suoi dubbi ad essere “dubbiosi”?

        • E questo basterebbe a smontare ogni cosa detta in quel libro?
          Ma non si era detto liberale, lei?
          Il suo soprannome e’ per caso La Rochefoucauld?

          • Lei è lo stesso Piero che scrive sull’UCCR, si vede. Penso semplicemente che questi libri neri, indipendentemente da cosa vedano nero, siano più che altro degli zibaldoni funzionali alla “dimostrazione” di una qualche visione ideologica del mondo. Comunque no, non è quello il mio soprannome…

  5. Marshall McLuhan nell’ottobre del 1947 scriveva cosa l’italia avrebbe dovuto fare per entrare nel magnifico mondo del consumo e prostituirsi di fatto ai grandi capitali che oggi hanno distrutto la società intesa come gruppo unitario di una comunità. egli scriveva:”noto con apprensione che gli italiani sanno dirti il nome dei ministri del governo, ma non il nome dei prodotti preferiti dalle celebrità del loro paese. per di più gli spazi murali delle città sono riempiti più di slogan politici che di slogan commerciali. … ci sono poche speranze che gli italiani giungano mai a uno stato di prosperità o di calma interna fintanto che non cominceranno a preoccuparsi più della concorrenza tra marche rivali di fiocchi d’avena o di sigarette, che non delle capacità dei loro uomini politici”