Studio enigmatico: le canne riducono l’intelligenza o chi è meno intelligente si fa le canne?

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Uno studio pubblicato su PNAS mostra i danni causati dalla cannabis. 

Ma Marcello Foa si accorge che la notizia viene data cercando di presentare nel modo più positivo possibile l’assunzione del THC.

E’ stato leggendo sul blog di Marcello Foa l’articolo “Effetti della marijuana sul cervello: come ti manipolo la notizia” che ho saputo della notizia pubblicata in “Effetti marijuana sul cervello: corteccia ristretta ma più connettività” apparsa a sua volta sul Corriere della Sera del 12 novembre sugli effetti della cannabis.

Foa non entra nello specifico delle questioni scientifiche ma da esperto della comunicazione qual è analizza come è stata costruita la notizia:

La comunicazione è strutturata in maniera abile già nel titolo. Come i linguisti ben sanno, il ricorso all’avversativo amplifica il messaggio della seconda frase. “La corteccia si restringe ma il mio cervello è più connettivo”. Il messaggio: sì, danneggia un po’ la materia grigia però sono più intelligente.

La spiegazione di come venga costruito un messaggio alterato viene data nel seguito dell’articolo di Foa, ma dove è nata l’alterazione della notizia? Lo studio a cui fa riferimento l’articolo del Corriere è stato pubblicato su PNAS col titolo “Long-term effects of marijuana use on the brain“, dalla lettura dello stesso si riscontra che l’articolo del Corriere rispecchia sostanzialmente quanto esposto nell’articolo originale, l’uso di cannabis danneggia la corteccia cerebrale nelle aree indicate nella seguente figura:

riduzione gray matter

Al tempo stesso si riscontra un’aumentata connettività in altre aree:

connectivity

Il meccanismo ipotizzato nello studio è che l’aumenti di connessioni sia una risposta adattativa al danno subito nella corteccia. A questo punto il discorso dovrebbe essere chiaro: l’assunzione di cannabis danneggia il cervello che reagisce cercando di compensare in altre aree.

Non c’è nulla di positivo in questa notizia, e correttamente dal titolo apparso su PNAS nulla di positivo viene fatto emergere. Ma già nell’articolo apparso su Le Scienze appare qualcosa di interessante: “I danni al cervello di troppa marijuana“. Quello che accade è che implicitamente su Le Scienze passa la notizia che poca marijuana non fa male. Ma questo non è vero, i danni alla corteccia ci sono da subito, è la connettività (la reazione di difesa del cervello) a subire anch’essa un calo nel tempo.

Di particolare interesse è infine la scoperta che il quoziente intellettivo tra i consumatori di cannabis è inferiore alla media, come appare dalla seguente tabella comparativa:

cannabis iq

Ma quel che è ancora più interessante è che viene affermato che non è possibile stabilire un rapporto diretto tra riduzione della corteccia e diminuzione dell’intelligenza, quindi questi risultati non è detto che dipendano dall’uso di cannabis.

Se però davvero non fosse la riduzione della corteccia, e quindi l’uso di cannabis, all’origine della diminuita intelligenza, saremmo di fronte alla clamorosa notizia che statisticamente chi si avvicina all’uso di cannabis è poco intelligente.

Insomma non si scappa: o la cannabis riduce l’intelligenza, o ci si accosta alla cannabis perché si è poco intelligenti. Ma i lettori del Corriere e Le Scienze saranno stati indotti a ritenere che la cannabis rende più “connettivi” o che fa male solo se è “troppa”.

La conclusione la lasciamo a Marcello Foa:

“Il messaggio scientifico della ricerca è chiaro: la marijuana ti restringe la corteccia cerebrale, ti rende meno intelligente e ti fa diminuire la connettività. Ma in mano a un bravo spin doctor, il messaggio si ribalta. E la notizia diventa la più letta del giorno.

A chi convenga tutto questo lo potete facilmente immaginare (sempre che non siate dei consumatori cronici di marijuana…).”

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

13 commenti

  1. “Di particolare interesse è infine la scoperta che il quoziente intellettivo tra i consumatori di cannabis è inferiore alla media”

    Media: 111 +- 12
    Cannaroli: 106 +- 12.

    Qualcuno ha bisogno di ripetizioni di statistica.

      • Comunque:
        111 +- 12 => valori registrati tra 123 e 99
        106+- 12 => valori registrati tra 118 e 94
        Una differenza anche se consideriamo per fasce è stata in ogni caso riscontrata.
        PS in realtà mettere 12 in entrambi i casi è un’approssimazione, valori erano altri.

        • Professore mi scusi a Suo parere una differenza di cinque punti al test del QI può veramente corrispondere ad un effettivo salto qualitativo d’intelligenza fra individui? In caso affermativo, in quale misura?

          • Se proprio devo dire qualcosa sul QI è che non lo ritengo un test che possa valutare l’intelligenza, la stessa posizione la sosteneva S.J. Gould che gli dedicò un libro.
            Quello che però penso è che sarebbe interessante vedere in che modo i test sono stati meno soddisfacenti, magari per un peggiorata capacità di rappresentazione delle figure dei test, o per una maggiore lentezza di esecuzione o chissà cos’altro.

        • C’è una differenza perchè è una distribuzione, quanto questa differenza è rilevante dipende dai dati statistici, ma se fossero due numeri a se con relativo errore sul valor medio non avrebbe alcun senso.

          Così come, riguardo al PS, non credo abbia molto senso una deviazione standard valutata alla terza cifra significativa su un campione così ristretto.

  2. Piccola osservazione (un po’ stupida, lo ammetto):
    Enzo Pennetta ha scritto un articolo (Studio enigmatico…) su un articolo (Marcello Foa) su un articolo (Corriere della Sera) su un articolo (Long-term…) sulla cannabis.
    Trattandosi di un meta-meta-meta-articolo, lo si potrebbe definire un meta-articolo del secondo ordine?
    Mi rendo conto che questo commento non entra nel merito dell’articolo di Pennetta, è più che altro una riflessione su una riflessione su una riflessione su una riflessione su uno studio sulla cannabis.
    Vi sfido a riflettere su tale mia riflessione…

  3. Anche campioni ristretti, se sono stati formati correttamente, possono rispecchiare bene l’universo.
    Il discorso sulla procedura statistica svia dal “punto focale”: i titoli fuorvianti con i quali è stata presentata una ricerca che dimostra i danni provocati dalla cannabis.
    Chiunque conosca un po’ i meccanismi dell’informazione sa bene che questo non può essere certo imputato ai redattori dei due articoli. Soprattutto, in un grande quotidiano come il “Corriere” una cosa del genere è fuori
    dalla realtà.

  4. C’e’ una cosa che non capisco. Bl…bl…bl…. ma deve essere che sono stupido io col mio basso IQ 😀
    Si inizia parlando di canne, cioe’ di marijuana combusta, con tutto quel che consegue all’inalazione di fumi.
    Ma come ben evidenziato in Nirvana (di Salvatores), io mi aspiro la marijuana blu vaporizzata nel naso. Non e’ combusta. E non vedo dove lo studio differenzi i danni laterali dovuti alla semplice inalazione (o meno) di fumi combusti…