Emergenza informazione: via dal “reality”.

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reality show

 La prima e più grande emergenza contemporanea è quella dell’informazione.

Persa questa battaglia tutto è possibile.

 

“Adaequatio rei et intellectus”, secondo questa massima aristotelico tomistica la corrispondenza tra realtà e intelletto è l’essenza di quel che chiamiamo ‘verità’. Ma adeguare l’intelletto alla realtà significa rappresentare la realtà nella nostra mente, riprodurre la “forma” delle cose reali in essa, quel che etimologicamente si esprime nella parola “informare”.

In base alle informazioni ricevute tramite i sensi ogni essere vivente elabora delle risposte con le quali regola la propria giusta relazione nei confronti del mondo esterno, una reazione sbagliata comporterebbe un danno la cui entità può giungere fino alla morte dell’individuo. Questo è quanto accade ad esempio con il mimetismo animale, un predatore tramite i colori della livrea si finge parte del paesaggio per nascondere il pericolo alla preda e farla avanzare ignara verso una trappola, a sua volta le prede possono confondersi con il paesaggio per nascondere la propria presenza. Qui sta il senso dell’inganno, nell’indurre una preda o un potenziale nemico a fare, o a non fare, qualcosa sulla base di false informazioni.

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Niente di strano dunque che una delle tecniche più diffuse in natura venga impiegata anche in ambito umano in quelle dinamiche di tipo predatore-preda caratteristiche delle situazioni di conflitto. Uno dei più antichi autori a parlare dell’inganno come “essenza” (Tao) della guerra fu Sun Tzu vissuto in Cina tra il VI e il V secolo a. C. L’inganno in guerra consiste nella diffusione di notizie false sulla cui base il nemico viene indotto prendere decisioni sbagliate.

Ma se l’inganno è il Tao della guerra, per tale motivo esso è un elemento che non dovrebbe essere sistematicamente e scientemente impiegato nelle dinamiche democratiche poiché queste verrebbero automaticamente trasformate da strumenti per la realizzazione del bene comune in dinamiche di conflitto tra chi controlla l’informazione e chi da essa viene orientato. L’inganno di cui si parla va ben oltre le tecniche di propaganda che servono a migliorare l’immagine di qualcuno o a presentare in modo favorevole una situazione politica, di tali tecniche fu autore all’inizio del XX secolo Edward Bernays che inventò quelle avrebbero preso il nome di “pubbliche relazioni”. L’inganno vero e proprio, quello che Sun Tzu definiva l’essenza della guerra, fu infine teorizzato come strumento rivolto all’interno di una società democratica proprio per spingere le masse verso soluzioni che liberamente non avrebbero scelto. Il riferimento è a quanto affermava il primo Presidente dell’UNESCO, Julian Sorell Huxley, nel documento programmatico dell’appena nata agenzia ONU per la cultura: “UNESCO: Its Purpose and Its Philosophy” (PDF) scritto nel 1946. Nel documento si legge a pag. 60 quanto segue:

«Il progresso non è automatico o inevitabile ma dipende dalla scelta umana e dallo sforzo di volontà. Prendendo le tecniche di persuasione e informazione e vera propaganda che abbiamo imparato ad applicare come nazione in guerra, e deliberatamente unendole ai compiti internazionali di pace, se necessario utilizzandole, come Lenin previde, “per superare la resistenza di milioni” verso il cambiamento desiderabile»

Un documento che segna il passaggio di una visione della società democratica da luogo del consenso civile a oggetto d’inganno.  La propaganda spinta fino alla manipolazione totale delle notizie e alla finzione vera e propria, che era stata una delle cifre dei regimi totalitari, entrava nei propositi di J. S. Huxley come strumento delle democrazie per ‘orientare’ le masse verso i cambiamenti ritenuti ‘desiderabili’ da una minoranza.

Anche se nessuno probabilmente si era mai fatto troppe illusioni sulla neutralità dell’informazione, nel tempo si è assistito ad un cambiamento che sembra ora gradualmente accelerare, tanto da far lanciare l’allarme di una trasformazione della democrazia in un “reality show” nel quale non sono solo le notizie ad essere manipolate ma sono i fatti stessi ad essere generati come parte della manipolazione della realtà, e dove i protagonisti politici sono sempre più posti di fronte a scelte obbligate che rendono la democrazia più formale che sostanziale.

Questo rischio di una trasformazione dell’informazione, e infine della democrazia stessa, in un “reality” dove tutto è possibile, dove ogni rappresentazione della realtà potrebbe andare in scena, è stato prospettato recentemente in un convegno tenutosi a Roma dal giornalista Marcello Foa, come riportato sul sito “L’anti diplomatico“:

Marcello Foa ha sostenuto come non sia più possibile ragionare con le vecchie distinzioni – destra-sinistra o liberali-socialisti – ma siamo in un’epoca in cui l’alternativa è tra chi vuole difendere la democrazia e per questo si impegna a capire cosa sta accadendo nel mondo e chi, al contrario, si accontenta di accettare una versione che chiaramente non rappresenta la realtà…

La responsabilità principale è, prosegue Foa, dei media, strumento non solo di informazione, ma, oggi, di gestione del mondo. Questo ruolo che hanno assunto storicamente solo in tempi di guerra, ora lo hanno anche in tempi di pace…

…Il filtro con cui si guarda il mondo va cambiato perché ha fini diversi e il dovere di una stampa libera, ricorda Foa, è proprio questo, comprendere dove sta procedendo il mondo e reindirizzare il filtro verso l’opinione pubblica. Se questo non accadrà, conclude, la democrazia, “già ormai solo perlopiù formale e non sostanziale”, diverrà una specie di reality televisivo con l’apparenza di opinioni diverse, ma nella realtà quelle persone che discutono non hanno alcun potere sostanziale e sono tutte dirette come marionette da altre forze esterne.

L’informazione è sempre stata soggetta ad errori e sottoposta a pressioni e manipolazioni, ma in questo momento più che mai, per uscire dal ‘reality’ dell’informazione, si rende necessario che una pluralità di soggetti offra analisi alternative per sottoporre le notizie ad un controllo e ad una critica che ne mostri gli errori, le contraddizioni, le distorsioni, e nel caso anche le eventuali manipolazioni. 

Questo è uno dei compiti che ci prefiggiamo in questo 2015 che è appena iniziato, un compito che sarà possibile svolgere con il contributo di autori e commentatori con l’unica condizione richiesta del rispetto degli interlocutori e della correttezza negli interventi, caratteristiche che continueranno ad essere distintive di CS.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

19 commenti

  1. Caro Enzo, intanto faccio mio l’appello alla correttezza degli interventi. Faccio anzi ammenda per aver usato a volte troppo sarcasmo (che e’ divertente ma spezza la comunicazione). Penso che sia l’unica cosa possibile da fare, dato che ce ne hanno privati: ricostruire quel che dovrebbe essere un vero dibattito aperto.
    Nel dettaglio dell’articolo, intanto mi colpisce molto leggere il nome Lenin nel documento programmatico dell’UNESCO. Quindi tanti sospetti si svelano veri! E’ chiaro l’intento di usare il comunismo come ingegnerizzazione sociale. Ma facciamo finta che non sia stato citato Lenin, vorrei riformulare la frase del documento programmatico: perche’ mai si arroga il diritto di parlare di progresso? Perche’ non chiamarlo cambiamento? Progresso ha in se’ l’idea del “cambiamento verso il meglio”, io sostengo che vedo cambiamenti, ma non appoggio il voler chiamare ogni cambiamento “progresso”. Puzza veramente di stalla, di Animal Farm. Dopodiche’ vedo funzionale a questo scopo l’essere tornati alla scienza dagli Ziqqurat, l’imporre la figura di “scienziato quindi puro per definizione”. Vedo funzionale anche Wiki a tutto cio’. Vedo funzionale la scomparsa dell’intera classe di giornalisti (a favore della classe di veline). Vedo funzionale l’uso dei social media, sul cui palco non ti possono piu’ arrivare ortaggi e uova (o monetine di craxiana memoria).
    Insomma il progetto e’ vastissimo, articolato e ben coordinato. O, da bravi darwinisti, vogliamo affermare che quanto sta succedendo e’ solamente frutto del capriccio del caso/caos? Strano questo caso, strano come somigli perfettamente ad una ingegnerizzazione sociale interdisciplinare.
    Ma voglio concludere ricordando di nuovo 1984: farsi squagliare il cervello e’ una SCELTA. E’ questa scelta la prima emergenza! Senza questa scelta a nulla vale la propaganda: guarda il crollo dell’Unione Sovietica: decenni di propaganda ma, appena s’e’ vista una breccia, la propaganda s’e’ rivelata per quel che e’: aria fritta. Per citare la pubblicita’ di un noto pneumatico, la propaganda e’ nulla senza la scelta popolare di accettarla. Altrimenti si finisce solo per dare un motivo in piu’ alle pecore (orwelliane) per dire che nulla serve, tanto vale arrangiarsi ed adattarsi alla meglio perche’ “cosa posso mai fare io?”. Io, cosa posso mai fare? Ad esempio usare la testa e la memoria. Perche’ se e’ vero che ormai il reality vince sulla realta’, e’ altrettanto vero che proprio grazie all’abuso di questa tecnica e’ oggi facilissimo capire chi fa propaganda. Cioe’ quasi tutti. La cultura e’ stata da sempre manipolata, da sempre e’ strumento di propaganda, ma mai come in questo periodo, a mio avviso, risulta cosi’ facile rendersene conto.

    • Caro Fabio,
      un po’ di sarcasmo e qualche puzecchiatura non ritengo che siano elementi da evitare nel confronto, anzi spesso sono elementi che come dici tu creano naturalezza e un dibattito aperto, credo che tutti qui siamo in grado di valutare le giuste dosi con cui vanno usati.
      Il documento di JS Huxley (interessante notare che è proprio lui, il padre della sintesi moderna!) andrebbe letto per intero ed è proprio un documento programmatico per un progetto di ingegnerizzazione sociale che aiuta molto a capire come funziona il meccanismo del consenso verso soluzioni che vengono chiamate “progresso” (chi mai si opporrebbe al progresso?) ma sono invece solo la visione del mondo di una minoranza.
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      Mi piace molto la tua immagine di un meccanismo di propaganda che si può sgonfiare se viene a mancare la scelta popolare ad accettarla, è un’immagine che coglie esattamente quello che intendevo dire riguardo all’azione dell’informazione critica e indipendente, sono convinto che possiamo essere come numerosi forellini dai quali la disinformazione viene sgonfiata.
      E mi piace molto anche la considerazione sul fatto che se è vero che mai come oggi la tecnologia ha reso più vicina la propaganda ad un reality, allo stesso tempo quella stessa tecnologia permette a chi veramente vuole di capire le manipolazioni delle notizie e della realtà stessa.
      Grazie per questo interessante intervento e per il tuo contributo all’analisi critica.

  2. Giorgio Masiero on

    Questo documento di Huxley-UNESCO è veramente impressionante. Nazista, razzista, totalitario e visionario, da dott. Stranamore. Io non lo conoscevo e mi chiedo quanti lo conoscano.
    Esso “strumentalizza” la teoria darwinistica dell’evoluzione per farne la base di una nuova religione di massa, sotto il governo mondiale di un’élite che pensa e decide per tutti. E tutto ciò è nella carta costituzionale di una organizzazione dell’Onu! . Mi domando perché c’è intorno a questo documento un silenzio così assordante, anche da parte di quei darwinisti in buona fede, democratici, credenti e no, che tengono a distinguere il darwinismo biologico da quello sociale.
    Grazie, Enzo, non si ha mai finito d’imparare.

    • Poprio così, è un documento impressionante che pur essendo liberamente consultabile non viene mai citato.
      Va aggiunto che Huxley venne poi sollevato prima del previsto dal suo incarico ma quello che aveva scritto non fu mai ritrattato dall’UNESCO, forse non aveva ‘sbagliato’ nei contenuti ma nel modo in cui li aveva pubblicizzati.
      Ho pensato più volte che sarebbe utile farne una traduzione e renderla disponibile in PDF.

  3. Io aggiungerei l’auto lavaggio del cervello sollecitato dal senso di colpa…
    Aspetto tra l’altro di conoscere l’influenza di Averroe’ sui recenti fatti a Parigi…

  4. stò cò frati e zappo l'orto on

    Enzo,ci sono dei poteri in questo ferocissimo” capitalismo dei pochi ricchissimi”che dominano il mondo(per meglio dire l’occidente)della finanza,dell’economia,talmente “banalmente”astuti che è impossibile difendersi.
    Dalle loro tv(tutte),dai loro giornali(tutti),dalle loro radio(tutti)e anche buona parte del web riescono a condizionare(anche inconsciamente)le persone che cadono nella loro rete.
    Ti porto un minuscolo esempio da “un non bigotto”.Ieri sera,giorno santo per i cattolici,in una trasmissione demenziale,sempre riferita ad una tv(non cito il nome perchè in questa società dove il vero potere è in mano soltanto ai migliori,ben pagati avvocati,mi guardo bene da cercare delle rogne)dei “padroni”si dileggiava il ruolo dei sacerdoti cattolici,insultando la loro mansione.ps.guardo il mondo non ideologicamente,ma vomito a pensare in che mani siamo andati a finire.

  5. Giuseppe Cipriani on

    Ritengo che CS continuerà a costituire una vera chicca dal punto di vista della garanzia di un confronto civile, una perla rara per quanto riguarda l’apporto di notevoli competenze messe a disposizione di tutti gratuitamente, una vera miniera di spunti di riflessione, una sorta di fucina/bottega di buone volontà e passioni che senz’altro si fondano sul concetto di pluralità, ma c’è un ma… CS continuerà anche a essere (legittimamente) la portavoce di una certa visione del mondo, una visione che, come insegnano i filosofi, è pur sempre una visione parziale, una vista da un canto da cui si vede quel che si vede, con il rischio grande di assegnare punti di merito o demerito in base a ciò che vede (dal quel suo limitato punto di vista) e, soprattutto, in base a ciò che (filosoficamente) crede sia l’ombelico del mondo.
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    Ho voluto puntualizzare questo, una cosa evidentissima, solo perché m’è parsa presuntuosa l’utopia di credere di poter essere in grado di “sottoporre le notizie ad un controllo e ad una critica che ne mostri gli errori, le contraddizioni, le distorsioni, e nel caso anche le eventuali manipolazioni”, come a dire “solo noi abbiamo la (famosa) verità in tasca”…

    • Affrontare la realtà facendo della propria mente una “tabula rasa” era un’illusione di Francis Bacon, nessuno infatti può eliminare tutte le proprie esperienze e analizzare in modo assolutamente obiettivo un fatto, un po’ come mi sembra affermare anche Muggeridge.
      Leggendo con attenzione quello che ho scritto si vede che la visione critica dei fatti che ne mostri errori, distorsioni e contraddizioni, è quella che potrebbe venir fuori dagli articoli PIU’ i commenti, infatti in conclusione dell’articolo ho scritto:
      “Questo è uno dei compiti che ci prefiggiamo in questo 2015 che è appena iniziato, un compito che sarà possibile svolgere con il contributo di autori e commentatori…”
      Quindi quando dico che la vera risorsa di CS sono i commentatori non faccio un gesto di captatio benevolentiae, ed ecco perché vorrei che le regole di intervento fossero sempre più intransigenti verso i provocatori e perditempo.

  6. stò cò frati e zappo l'orto on

    Cipriani non ti illudere oggigiorno più di ogni epoca della storia umana chi ha potere economico ha anche potere politico e culturale.
    Su Cs interviene solo chi ha coraggio,anche perchè(escluso nobilissime eccezioni)intervenire(parlo di altissime figure della cultura)su questo sito sdoganerrebbe una certa opposizione al “pensiero dominante”.Lo hai detto più volte che(specialmente su questo specifico argomento)siamo i “soliti 4 gatti”!

  7. Mi pare che quello di Cipriani sia il perfetto elogio del relativismo, in pratica non si potrebbe pronunciare alcun giudizio da parte nostra perché questo sarebbe l’espressione di una visione del mondo parziale e quindi non valida e non sufficiente per essere accettata come vera. Spero ci si renda conto che ragionando in questo modo non sarebbero valide per par condicio anche tutte le altre visioni del mondo, tutte, tranne una: quella del relativista stesso che invalidando tutte le visioni parziali si pone al di sopra di esse, proclamando che la verità non esiste e con questa affermazione nichilista si compiace di aver raggiunto una più alta verità, che consiste appunto nella negazione dell’esistenza di una qualsiasi verità assoluta. Tutto questo senza rendersi conto che anche questa negazione dell’esistenza della verità è un punto di vista come gli altri, anche se molto più comodo per potere fare del proprio ombelico (del proprio ego) il vero centro del mondo. A questo punto però quale ombelico di quale relativista finisce per essere davvero il centro del mondo ? Ma ovviamente l’ombelico del più forte! E proprio da questo concetto di relativismo e dal conseguente prevalere della legge del più forte che nascono le manipolazioni di cui si parla in questo bell’articolo….

    • Giuseppe Cipriani on

      Più che relativista mi ritengo… un “trasversalista”. No, non è una nuova filosofia, ma una consapevolezza maturata:
      1) in ogni filosofia c’è del buono,
      2) nulla è definitivo,
      3) tutto può modificarsi.
      In questa ricerca, in questo cammino, la dialettica, la ragione e, soprattutto, la buona volontà possono fare la differenza, con buona pace di quelli che “la mia filosofia (la mia visione del mondo, il mio finalismo) è, sola verità, quella giusta”.
      Rimando dunque al mittente, caro Muggeridge, le accuse di relativismo; fissato come sono sull’uomo a 360 gradi, quello che qui su questa terra vive e muore, che proprio perché vive dà un nome alla morte e proprio perché muore dà un nome alla vita.

      • Beh, al mittente è difficile rimandare queste accuse, caro Cirpiani, perché io relativista non lo voglio essere da tempo.
        Faccio notare che almeno il punto 1) è cristiano, ossia è S. Paolo, con 2 millenni di ritardo, il che fa una certa differenza (dirlo prima o dirlo dopo, intendo…)
        Anche il punto 2) se riferito al creato è sempre cristianesimo, particolarmente paolino (tutto il Creato geme e soffre in attesa della propria redenzione) e, volendo, anche il punto 3) perché per il cristianesimo è certo che tutto si modificherà con la nuova creazione.
        La mia visione e la mia filosofia non sono “quella giusta”, perché, sempre citando S.Paolo: “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto”.
        In pratica, Cipriani, senza accorgersene, ha saccheggiato l’Apostolo delle Genti per contrastare un cristianesimo che sembra conoscere, come molti, solo per sentito dire.

  8. E si prof, il darvinismo sociale è un grave problema, fin troppo sottovalutato.
    Sempre più gente va in giro a sbandierare che temi secondo cui il successo dell’occidente, e l’eterna povertà e decadenza del terzo mondo, siano fattori inesorabilmente legati a una questione razziale, della serie: le razze sono una realtà e i neri hanno 200.000 anni in meno di evoluzione dalle scimmie rispetto ai bianchi caucasici.

    Dia un occhiata a questo sito, dove l’autore si è soffermato a rispondere ad un noto razzista scientifico del Web: http://racialreality.blogspot.it/2013/11/calling-out-jayman.html

    • Concordo Mirko, non solo il darwinismo sociale è un problema sottovalutato ma va detto che quando si sentono sostenitori del darwinismo scientifico asserire che quello sociale ne è una derivazione impropria vengono smentiti proprio da documenti come quello citato dove il fondatore della Sintesi Moderna si fa promotore del darwinismo sociale ad altissimo livello.
      PS quel Jayman è sconcertante:
      http://web.archive.org/web/20130421233617/http://jaymans.wordpress.com/2012/01/24/those-italians/

      • E’ un accanito sostenitore delle tesi razziste di Richard Lynn e, esattamente come lui, si basa sui dati del PIL e sui punteggi del Q.I. dei test per giungere alle sue stesse conclusioni: gli africani (i neri) sono più poveri degli europei perché hanno un Q.I. più basso e sono quindi generalmente più stupidi; gli italiani del Sud sono più poveri e stupidi degli italiani del Nord perché si sono mischiati con gli africani (cosa tra l’altro smentita dalle analisi genetiche).

        • Lynn mi sembra un personaggio che porta alle estreme conseguenze le teorie della selezione naturale e poi viene criticato per questo.
          Un po’ quello che è successo a James Watson.

  9. Giorgio Masiero on

    Da quasi un decennio l’Europa è in declino economico, mentre l’Asia è in forte sviluppo. Tutte le proiezioni danno il sorpasso cinese sugli Usa e il boom economico dell’Africa prima del 2050.
    Che diranno (anzi che dicono già oggi) questi darwinisti-sociali bianchi?

    • stò cò frati e zappo l'orto on

      Prof.è anche (con molte probabilità)vero che solo i bianchi dell’occidente (e i ricchi giapponesi,oltre qualche raro indiano)adoperino la clava del darwinismo sociale per cercare(e spesso realizzare)il dominio su gli altri popoli(in gran parte ritenuti inferiori intellettivamente).
      ps.conosco,in effetti,pochi asiatici,nello specifico cinesi oppure africani “esperti”di darwinismo sociale.

      • Giorgio Masiero on

        Sì, stò, infatti la mia domanda era rivolta ai darwinisti-sociali bianchi !