Il “baby boom”: speranza per l’Africa

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wsjpopulation

In occasione della Conferenza sul clima COP21 riportiamo ancora un articolo di Federico Cenci pubblicato su ZENIT.

E ancora una volta l’argomento non è il clima ma il malthusianesimo, ma come sappiamo i due temi non sono molto lontani.

 

Il Wall Street Journal rileva che nel 2050, secondo le proiezioni Onu, la popolazione africana sarà il 25% di quella mondiale. Questo incremento demografico offre grandi opportunità

 

Roma, (ZENIT)

di Federico Cenci

Violenza, fame, guerre, sfruttamento, corruzione. In mezzo a questo groviglio di gravi problemi, sembra aprirsi per l’Africa un pertugio verso l’avvenire. Malgrado indigenza e difficoltà varie, i popoli del continente nero mantengono infatti una fecondità tale da rappresentare una speranza per il futuro.

Ne dà notizia il Wall Street Journal, proseguendo la sua inchiesta in merito ai “destini demografici” del mondo presupposti dall’Onu in vista del 2050. “Il maggior incremento demografico della storia moderna è in corso in Africa”, si legge nel pezzo a firma di Drew Hinshaw. Mentre – prosegue – “in ogni altro continente, i tassi di crescita stanno rallentando verso un punto morto per la prima volta dopo secoli”.

Un punto morto a cui fanno da contraltare le proiezioni delle Nazioni Unite riguardo l’Africa per l’anno 2050. Vi saranno, nel continente nero, 2,5 miliardi di persone, ossia il doppio della popolazione attuale e il 25% di quella mondiale. “Ci saranno 399 milioni di nigeriani, più degli abitanti degli Stati Uniti”, rileva Hinshaw. E quattro persone su dieci, nel mondo, saranno africane.

L’Africa dunque, per il Wsj, è destinata a diventare un gigante. Ma un “gigante emergente” o un “gigante di emergenze”? L’incremento della popolazione suscita, del resto, anche degli interrogativi circa la capacità, per un continente così problematico, di far fronte all’ampliamento delle esigenze.

Ciò che è fuor di dubbio, è che l’umanità nel suo complesso sta invecchiando. Nel 2050 quasi un quarto della popolazione della terra avrà passato il suo 60esimo compleanno, rispetto ad un ottavo di oggi. Una cospicua parte dell’economia globale dovrà essere spesa quindi per i ricoveri e per le pensioni.

Tendenza, questa, a cui non si unirà l’Africa. Qui la media d’età sarà di 28 anni. Nel 2050 1,3 miliardi di persone saranno giovani ma sufficientemente mature per “avviare un’impresa, educare, costruire, intraprendere carriere e dar vita ad aziende agricole e fabbriche”.

Drew Hinshaw usa “poche parole” per descrivere ciò che avverrà. “Un ‘baby boom’ – scrive – alzerà il continente più povero della terra fino all’olimpo dei maggiori affari globali”. Secondo il cronista del Wsj, l’Africa diventerà presto il simbolo di una rinascita, costituita da “laureati, giovani lavoratori e consumatori in erba”.

Certi traguardi sono dipendono però da una conditio sine qua non. C’è bisogno che, oltre all’esuberanza riproduttiva, si mettano in moto i governi africani. Nell’articolo si spiega che tuttavia “il continente sta perdendo una delle grandi gare del secolo”, poiché “la popolazione africana sta crescendo più di quanto i governi stiano stabilendo le basi di un’economia moderna: centrali elettriche, strade e scuole”.

Si porta l’esempio della Nigeria, uno dei Paesi maggiormente coinvolti dal “baby boom”, dove l’elettricità resta una chimera per numerosi villaggi, le scuole pubbliche, improvvisate spesso sotto i tetti di lamiera, sembrano oscillare precariamente tra mancanze di libri di testo e di insegnanti.

Il maggior quotidiano al mondo d’affari e finanza sottolinea poi che latita il maggior volano dell’impresa, giacché “le banche concedono prestiti a malapena”. La Nigeria – si legge – “ha solo 20 mila mutui aperti per un Paese di 182 milioni di abitanti”.

L’inchiesta del Wsj si concentra su Lokoja, città centro-meridionale della Nigeria nella quale vivono oggi poco più di 100mila persone, ma che secondo l’Onu è “una delle città africane che supereranno il milione di abitanti nei prossimi 15 anni”. E pensare che un secolo fa, l’unica grande metropoli al di sotto del Mediterraneo era Il Cairo.

Gli economisti chiamano il rapporto ottimale tra popolazione in età produttiva e popolazione dipendente, cioè anziani e bambini, il “dividendo demografico”. Si tratta di una tendenza che nel breve periodo è estremamente favorevole. Lo testimoniano gli esempi dell’America Latina e dell’Asia, che questo fenomeno “ha spinto fuori dalla povertà”. Ora – soggiunge Hinshaw – “il prossimo candidato per quel miracolo è l’Africa”.

Miracolo che grandi organizzazioni multinazionali, nei decenni passati, hanno provato a neutralizzare.

L’articolo del Wsj affronta anche il tema della pianificazione familiare, commentando come sia stata un fallimento per via della “mentalità conservatrice” degli africani.

L’autore dell’inchiesta ha avuto accesso all’archivio sulle donne che si sono sottoposte a sterilizzazione nelle cliniche gestite da queste organizzazioni nello Stato di Kano, nel Nord della Nigeria. Ebbene, in un luogo in cui la popolazione si avvicina ai 10 milioni di abitanti, il numero di donne “sterilizzate” non riempie nemmeno lo schedario di un singolo cassetto.

Quella che ha dinanzi l’Africa rappresenta pertanto una sfida poderosa. Così come finora gli africani si sono opposti alle politiche di pianificazione familiare calate dall’alto, riuscendo così ad aprire un pertugio verso l’avvenire, è oggi importante che sappiano capitalizzare il tesoro demografico che hanno costruito finora.

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14 commenti

  1. Ottimo articolo e grazie ancora a C.S. aver messo in evidenza quel che altrove è oggetto di riflessione intellettuale mentre rimane ancora un taboo in Europa malgrado sono 50 anni che la Chiesa aveva lanciato i primi allarmi e che oggi ne vediamo le conseguenze a livello di un Continente intero.
    Infatti qui non si preannuncia la fine del Cattolicesimo e del Cristianesimo che si sviluppano alla grande in Africa ed in Asia ma la fine della Civiltà Occidentali, questa è già firmata.
    Ma non dobbiamo piangerci sopra: è così.
    Cerchiamo di avere l’intelligenza della Chiesa e di Papa Francesco che è quella di aiutare queste popolazioni africane ed asiatiche a svilupparsi bene come certamente questo avverrà grazie alla crescita demografica: popoloso è sempre stato sinonimo di più ricco. E l’Africa è certamente il continente il più ricco in risorse minerali e vegetali che ci sia: dopo l’ultimo out of africa di 30’000 anni fa, nel prossimo trentennio assisteremo ad un nuovo out of africa stravolgente e ricco di dinamiche positive , tra le quali anche un cattolicesimo rinnovato e rivitalizzato. Peccato che, probabilmente, non sarò lì per vedere questo nuovo mondo certamente più motivante che il vedere la degradazione culturale e morale del mondo occidentale che si spegne esponenzialmente.

    • Grazie Simon.
      Che la Chiesa Cattolica si sia sempre opposta alle politiche malthusiane è sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti è il fatto che solo lo sfruttamento di tipo neocoloniale dell’Africa è la causa della sua povertà.
      Segnalo che lo stesso Federico Cenci, autore di questo articolo, mi ha fatto notare come nell’articolo sul wsj cui si fa riferimento, si adombra il fatto che però l’Africa non sarà in grado di cogliere gli effetti benefici di questo baby-boom perché le autorità politiche non saranno in grado di fornire le infrastrutture.
      Ma sappiamo bene che le autorità politiche di quei paesi sono troppo spesso dei governi fantoccio che servono interessi stranieri, quindi quella del wsj più che un’analisi è una previsione basata sulla conoscenza delle politiche neocoloniali.

      • L’articolo originale fa anche affermazioni al limite del razzismo primario e genocidale, quando chiede in mezzo a foto rappresentanti situazioni di povertà rispetto ai nostri canoni occidentali: “One of the great questions of the 21st century is unfolding outside his window: How will the world look with vastly more Africans in it?.
        In realtà, il nostro sforzo ormai dovrebbe essere veramente quello di educare e formare le future élites di quel continente, non solo quindi sul piano tecnico, certo necessario, ma soprattutto sul piano morale: da dove l’importanza di ingaggiarci tutti nello sviluppo locale della Chiesa cattolica che è la sola a poter dare genuinamente quelle strutture mentali di responsabilità verso il bene comune.

        • Davvero un razzismo raffinato quello del wsj, laddove c’è una speranza per l’Africa da Wall Street si percepisce solo un problema: quello di vedere diminuire i guadagni. Per questo in fondo si percepisce un desiderio che l’Africa questo treno lo perda.

  2. Caro Enzo, non posso esimermi, come potrai immaginare 🙂

    L’articolo è certamente interessante ma purtroppo trascura un aspetto importantissimo per l’Africa e che noi ci rifiutiamo sempre di considerare perchè troppo al di fuori dalla nostra mentalità.

    Sto parlando del razzismo, no, non del nostro razzismo che pur esiste e che ha giustificato le politiche di rapina sia dell’era coloniale, sia di quella post-coloniale, sto parlando del loro razzismo, quello degli africani e non nei nostri confronti (di questo ne parlerò fra qualche riga) ma quello indotto dal forte tribalismo, quello che oppone africano ad africano alle volte in maniera feroce e truculenta.

    La suddivisione in stati nazionali così come oggi li conosciamo è un lascito del colonialismo che però ha spesso messo assieme etnie incompatibili (per motivi religiosi, di costume, di “orgoglio tribale”) oppure favorito le etnie “dominanti” (es. l’appoggio ai Tutsi, invasori, in Burundi da parte dei colonizzatori belgi).

    http://www.nigrizia.it/atlante/burundi

    Basta ricordare un pese che conosco abbastanza bene: la Costa d’Avorio quando il presidente Bedié (succeduto al defunto padre della patria Félix Houphouet-Boigny) varò la legge sull’Ivorianità utilizzando la quale il terzo presidente Gbagbo (poi sloggiato in seguito ad una guerra civile e all’intervento della legione straniera) impedì ripetutamenta all’attuale presidente Alassane Ouatarra di candidarsi in quanto appartenente all’etnia Dioula e quindi Burkinabé e non Ivoriano. Nonostante ciò Ouatarra vince ma le elzioni vengono annullate in diverse regioni e si scatena la guerra civile; alla fine Gbagbo asseragliato nell’allora hotel Forum Golf, oggi Heden Golf Hotel, non viene catturato e sostituito.
    Lo scorso ottobre Ouatarra ha otteunuto la riconferma con una maggioranza schiacciante ma sembra che l’astensione abbia rasentato il 60%. Io mi preoccuperei perchè in quel 60% si può nascondere di tutto e basta che qualcuno sappia incanalare lo scontento e siamo di nuovo in guerra. Purtroppo mi giungono voci, che non posso assolutamente confermare ne’ controllarne la veridicità, che Ouatarra non sia particolarmente “gradito” agli Stati Uniti e quindi prevedo che il democratico di turno che incanalerà il malcontento verso l’ennesimo massacro non tarderà a spuntare.
    Certo è che alcune leggi, tipo la nazionalizzazione, benchè mascherata, del commercio del cacao e del caffè non piace molto ai mercati.
    Vedremo.

    http://www.mondoemissione.it/africa/costa-davorio-dopo-le-elezioni-serve-riconciliazione/

    Sembra proprio che la maggior disgrazia dell’Africa siano le risorse che fanno gola a troppi in Europa, America, Cina e che sfruttando questo tribalismo e acuendone opportunamente gli aspetti più aspri mentre nel contempo recitano la parte dei benefattori che investono portando ricchezza, con la sponda dell’FMI.

    http://www.mondoemissione.it/africa/zambia-la-miniera-usa-e-getta/

    http://conflittidimenticati.caritas.it/conflitti_dimenticati/conflitti_nel_mondo/00004366_La_storia_del_conflitto.html

    Ricordiamoci anche del Mozambico e dell’Angola, non è passato poi molto tempo. Rcordate il sig. Jonas Savimbi che dal Kuando Kubango, regione a sud est dell’Angola, con l’appoggio non tanto occulto del Sud Africa di Pic Botha e dei soliti Americani, con la scusa di combattere il “comunismo” ha fatto letteralmente disastri e commesso ogni sorta di nefandezza.
    Erano gli stessi anni dei Freedom Fighters dell’Afghanistan (Al Quaeda e Talebani) che ogni mese riempivano pagine di reports su quella rivista per educande che si intitolava “Soldier of fortune”. L’altro report quasi immancabile erano appunto le gesta di Mr. Savimbi, anche lui, naturalmente un Freedom Fighter.

    https://www.sofmag.com/

    Questi stati “artificiali” sembrano creati apposta per gettare le basi per futuri conflitti da gente che conosceva benissimo questi problemi tribali e ha innescato a proprio vantaggio tante bombe ad orologeria.
    Stessa tecnica del medio oriente.

    Esiste anche il razzismo nei confronti dei “bianchi” che però ha delle intonazioni un po’ diverse essendo un misto fra complesso di inferiorità/ammirazione, vittimismo, autorepressione e mantenimento di un basso profilo allo scopo di “mungere qualcosa”.

    Io credo che l’Africa debba trovare le proprie forze in se stessa ma per fare ciò deve liberarsi del razzismo in entrambe le forme e credere in sè stessa.
    La vedo molto dura, ma proprio durissima, purtroppo.

    Temo anzi che l’aumento della popolazione assieme alla riduzione delle risorse perpretata attraverso il monopolio minerario ed il land grabbing, con la connivenza dei governanti locali eccessivamente nutriti (non per niente tendono tutti alla pinguedine) porterà ad un esacerbarsi dei conflitti e se pensiamo di aver visto l’orrore in Liberia, Sierra Leone, Uganda, Rwuanda e Burundi, Etiopia, Sudan, Mozambico, Congo, Angola, beh ricredetevi, non abbiamo visto ancora niente.

    Con grande tristezza saluto

    • Caro Valentino, come hai ben detto non potevo che restare in attesa di un tuo commento, e dopo averlo letto non posso che condividere la tua tristezza.
      Puntualmente sei arrivato a illuminare territori di conoscenza altrimenti destinati a restare poco chiari.
      Il razzismo di cui parli mi permette di completare la visione di quelle terre senza pace, antichi mali come le divisioni tribali e l’ignoranza sono alimentati e perpetuati per evitare una collaborazione tre le diverse componenti della società. E’ così che, con il più elementare dei divide et impera, i neocolonialisti del land grabbing e dei prestiti inestinguibili del FMI, fanno quel che gli pare.
      Ma la colpa, come dicono tutti, è del fatto che gli africani si riproducono troppo.
      E così l’opinione pubblica occidentale si mette la coscienza a posto: è colpa loro che non usano il preservativo.

  3. o che non è il sito adatto ma non posso astenermi dal citare :

    “Voce di uno che grida nel deserto:
    Preparate la via del Signore,
    raddrizzate i suoi sentieri!
    Ogni burrone sarà riempito,
    ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
    le vie tortuose diverranno diritte
    e quelle impervie, spianate.
    Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!”.

    Niente di scientifico e chiedo venia a chi si trova in posizione agnostica o atea per il terribile off topic, ovviamente non per chi ci crede.

    Fra le tante implicazioni che queste parole hanno, io credo che ci sia anche questo significato: Quello ce a noi può sembrare un compito arduo, se non impossibile diventa possibile se ognuno di noi partecipa per quello che può a “preparare il terreno” con fede.

    La tristezza, così umana e giustificata dalla situazione non deve impedirci l’azione preparatoria e propedeutica.

    La storia è una bestia strana che procede a tratti come un fiume calmo e maestoso ma che quì e là è disseminato di gole, rapide, cascate, laghi e paludi, che provocano sussulti e catastrofi pe poi riprendere a fluire.
    La storia è lunga, non eterna ma molto lunga, più lunga di quanto ognuno di noi può sperare di vivere ma ha avuto un inizio ed avrà una fine, se non altro quando il sole ci arrostirà tutti per poi congelarci e questa è una certezza per tutti.

    La storia è anche burlona e si fa gioco di noi, ed ecco che quando tutto il mondo “civile” e “avanzato” si ritrae dalla propria stessa sopravvivenza (calo delle nascite) ecco l’Africa che esplode, nonostante le criminali politiche di sterilizzazione e aborti facilitati provocando la costernazione in certi circoli di pensiero.

    E’ vero, l’Africa deve fare molta strada per scrollarsi di dosso i propri problemi endogeni e probabilmente solo allora potrà liberarsi anche di quelli esogeni ma la mia tristezza non deriva dal fatto che non creda che l’Africa possa rinascere, o finalmente nascere ma pittosto da quello che io non vedrò questo realizzarsi ma vedrò, almeno in parte il pagamento del prezzo che questo comporta. Certamente l’esplosione demografica porta con sè dei problemi, stante il quadro attuale, ma porta anche molte energie nuove, fresche ed uno spumeggiare di tensioni ideali che io ritengo saranno tanto potenti da cambiare il quadro stesso con conseguenze positive sia per il continente che per il mondo.

    Ognuno di noi può fare qualcosa, certo nessuno di noi può permettersi il lusso di sedersi e guardare le cose succedere perchè non succedera subito e non succederà senza pagare un alto tributo di sangue.

    Chi non si spenderà dalla parte della giustizia sarà corresponsabile di questo sangue.

    In fin dei conti la giustizia, come uguale dignità ed uguali prospettive può essere accettata da tutti, credenti o meno.

    Anche noi dobbiamo liberarci dal nostro razzismo, dal mito del buon selvaggio che più o meno ci macchia tutti per una questione di retaggio culturale.
    Nemmeno io che pur amo l’Africa sono immune da questo tarlo difficile da sradicare ma dobbiamo riuscire a farlo.

    Dobbiamo dare credito agli africani e non parlo di crediti economici, sopratutto non di prestiti FMI che servono solo ad uniformare il mondo nella schiavitù globale, parlo di credito morale.

    L’Africa non ha bisogno di noi più di quanto noi abbiamo bisogno dell’Africa, noi possiamo dare molto a loro ma loro possono dare molto a noi, magari saranno loro a proporre un nuovo modello di vita e sviluppo quando riusciranno a liberarsi dalle loro pecche tradizionali ed a rendersi “impermeabili” dall’influsso nefasto delle ideologie. (per la cronaca, oltre a qualche nostalgico da noi, in Africa ci sono diverse persone che vedono ancora nel comunismo una soluzione).

    Alla fine ad ognuno di noi è richiesto di fare solo il possibile, l’impossibile lasciamolo fare ad altri, che sia Dio, secondo la mia concezione o il movimento della storia secondo la concezione di altri, alla fine, prima o poi sono convinto succederà.

    Ciò che è richiesto a noi ed a loro sono tanti piccole esercitazioni di volontà, tanti piccoli granelli di sabbia che si lasciano scagliare dal vento a graffiare la roccia, tante piccole locuste che divorano e distruggono la loro piccola parte di male, tante piccole stelle che rischiarano la notte.

    Una piccola chiosa finale, sto leggendo la storia di San Filippo Neri, uno che non aveva nessuna possibilità eppure ha fatto così tanto da lasciare stupiti.

    • Valentino, voglio condividere con te un ricordo a me molto caro, quello di un’amicizia con l’ultimo degli esploratori, Stanislao Nievo, che viaggiò e raccontò l’Africa come la vide in prima persona.
      In due film degli anni ’60, Mal d’Africa, che diresse, e Africa Addio, al quale collaborò, descrisse una realtà che uscita dalla fase coloniale era tra l’abbandono e l’incapacità di gestirsi da sola.
      Ma nel titolo “Africa addio” emergeva anche la certezza che passata quella fase sarebbe presto emersa una nuova Africa, una realtà moderna che avrebbe preso quello che di buono c’era da prendere dall’Occidente, proprio come dici tu.
      Ma poi qualcosa ha impedito che questo sviluppo avvenisse, e così i difetti delle popolazioni africane sono stati usati per perpetuare quello stato di conflittualità e permettere ad attori esterni di approfittarne.
      Se solo l’Occidente avesse aiutato davvero lo sviluppo non avremmo le tragedie che conosciamo, e gli odi tribali si sarebbero ricomposti già da tempo.

      • Mal d’Africa non l’ho visto ma ho visto Africa Addio.
        Bel film che molti che parlano a vanvera farebbero bene a guardare.

  4. Io vi dico con sovrana serenità che confondere l’utopia con la realtà è tipico di chi del rigore logico-scientifico ha fatto un optional. Basterebbe considerare che il globo terrestre è sì una sfera, ma senza limiti solo sotto il profilo geometrico. Non credo occorra tanto genio per intendere che la sua superficie ha dimensioni finite. Qual’è dunque il limite logico a cui tende il criterio dell’equazione: densità demografica ergo ricchezza di opportunità e dunque benessere ?
    Davvero siete convinti che filosofeggiare trastullandosi con sì deliranti elucubrazioni possa risolvere le conseguenze del drammatico e forsennato sovraffollamento di un pianeta ormai “asfittico” ?

    • “Sovrana serenità”, “deliranti elucubrazioni”, la sua arte caro Roberto è il voler parlare come una persona colta, ma la cultura è fatta di studio.
      E così le fornisco del materiale da studiare.
      1- Le curve di popolazione a J e ad S, che mostrano come le popolazioni crescano per poi stabilizzarsi naturalmente.

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      2- Le curve di popolazione umana stimate per questo secolo dove potrà constatare che siamo già entrati nella fase a S.

      Quanti siamo e quanti saremo. Evoluzione della popolazione mondiale 1950-2010 e previsioni fino al 2100 (verde: mondo; arancio: Paesi meno sviluppati; azzurro: Paesi più sviluppati). Fonte: United Nations, Population Division, 2011
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      Quindi tranquillo, la sfera terracquea ci può contenere benissimo e lo farà anche in futuro perché l’esplosione demografica è già finita ed è iniziato l’inverno demografico, eccetto per l’Africa che ha reagito ad un altissimo tasso di mortalità come fanno tutte le popolazioni: riproducendosi.
      Questa è la verità, altri si trastullano con i giochi di parole di Mr. Malthus.

  5. io non credo proprio che il pianeta sia asfittico per la sovrapopolazione ma solo a causa della predazione vorace.
    Ci sono risorse per tutti se qualcuno non volesse tutto per sè anche se per gli altri vuol dire crepare di fame.
    Questo è sotto gli occhi di tutti, è un dato oserei dire sperimentale mentre l’isostenibilità della popolazione da parte della terra è una mera ipotesi non dimostrata.
    Ricordo che si gridava già al disasto quando eravamo un paio di miliardi ma il disastro non c’è stato (come altre catastrofi annunciate tipo la fine del petrolio, l’innalzamento dei mari che torna fuori ogni qualche mese e altre fantasticherie che più che scientifiche sono politice ed economiche)…
    Qualcosa che ricorda le fini del mondo dei testimoni di geova.
    Quando la previsione risulta errata non si rivedono gli assunti e la teoria ma si sposta la data del disastro in avanti.

  6. Chiaro che ci sono dei limiti fisici (ma siamo lontani), tuttavia ci sono delle “prove provate” che quello che si afferma qui non è affatto utopistico, basti pensare alla due Coree, il controllo delle nascite si pratica in quella del Nord, l’accumulo di benessere e ricchezza si pratica in quella del Sud, dove la popolazione è cresciuta liberamente e fortemente portando alla crescita economica. E’ un esempio molto valido di quello che si intende qui, perché nelle scienze sociali è molto difficile disporre di due campioni così omogenei (stessa popolazione) e così significativi (milioni di persone).

    • Non trovo il tasto “mi piace” :-).
      Non ci avevo mai pensato, ma effettivamente le due Coree costituiscono un campo di studio quasi perfetto per dimensioni, collocazione, popolazione e omogeneità culturale pregressa.