La “Riina” d’Inghilterra

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Carta di Laura Canali su Limes

Polemiche per il figlio di Totò Riina da Vespa, ma auguri dai Capi di Stato per il compleanno della regina dei “paradisi fiscali”, rifugio delle mafie di tutto il mondo.

 

Da Wikipedia

Elisabetta II (Elizabeth Alexandra Mary; Londra, 21 aprile 1926) è la regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.

Figlia di re Giorgio VI e della regina Elisabetta (alla nascita era la primogenita dei duchi di York[1]), è anche regina di Antigua e Barbuda, Australia, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Grenada, Giamaica, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Isole Salomone, Santa Lucia e Tuvalu.

 

Così Wikipedia riassume i paesi del mondo dei quali la festeggiatissima Elisabetta II d’Inghilterra è sovrana, tra essi i maggiori “paradisi fiscali” del mondo, tra loro mancano le famigerate isole Cayman che sono comunque dipendenti dal Regno Unito. I grandi affari delle narcomafie, dei trafficanti d’armi e di uomini, si svolgono dunque sotto la copertura del Regno Unito e della sua sovrana.

Tutti i paesi del mondo, a pochi giorni dallo scandalo Panama Papers, nel quale è stato coinvolto lo stesso Primo Ministro britannico Cameron, dimenticano le responsabilità della corona inglese e si sperticano in auguri per il novantesimo compleanno della regina Elisabetta:

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Auguri da tutto il mondo quindi, come riporta il Corriere della Sera, come se tra un personaggio come Totò û curtu, che gestiva una mafia, e chi invece è connivente con tutte le mafie, la responsabilità maggiore non fosse la seconda.

Ma ancor di più chiaro appare lo scenario della guerra tra “bande” che sono i veri attori della politica internazionale, al riguardo rileggiamo quanto ebbe a dire il Gen. Fabio Mini a CS:

Non essendoci più soltanto fini di sicurezza e non soltanto attori statuali, siamo nelle mani di “bande” con fini propri e senza alcuno scrupolo se non quello verso la propria prosperità a danno di quella altrui. Le bande si muovono senza limiti di confini e di mezzi, senza rispetto, solo all’insegna del profitto.

Tendono ad eludere il diritto internazionale e la legalità, tendono a piegare gli stessi Stati ai loro interessi e a controllarne la politica e le armi. Oggi il problema degli eserciti e degli apparati di polizia non è quello di capire perché lavorano, ma per chi. Se lo Stato, per definizione, deve (o dovrebbe)  pensare al bene pubblico, la banda pensa soltanto al bene privato, non statale e spesso contro lo stato. Quando nel 2004 chiesero ad un colonnello americano che tipo di guerra stesse combattendo in Iraq, quello rispose candidamente: “è una guerra per bande e noi siamo la banda più grossa”. Anche lui aveva capito che non stava lavorando per uno stato o un bene pubblico ma per qualcosa che esulava dal suo stesso “status” di difensore pubblico: era un mercenario, come tanti altri, al servizio di uno che pagava. E per questo si riteneva un “professionista” delle armi.

La finanza è l’unico sistema veramente globale ed istantaneo e si avvale di mezzi leciti e illeciti: esattamente come fa ogni moderna banda di criminali.

E se chi agisce nella politica internazionale sono delle “bande”, la corona inglese è la tesoriera di tutte le bande, da quelle locali a quelle globali.

Di fronte a questa realtà appare in tutta la sua ingenuità (nel migliore dei casi) anche la guerra al contante in nome della lotta alla criminalità e all’evasione, nelle Banche dei paradisi fiscali i soldi non ci arrivano arrotolati nell’elastico e la quantità di contante esistente è un’ifinitesima parte di quello totale.

E così, mentre i classici capponi di Renzo si beccano tra loro accusando il contante di essere il problema, le mafie fanno i loro affari con il denaro elettronico coperti dalla corona britannica.

E negli stessi giorni in cui Salvo Riina viene giudicato indegno di intervenire in una trasmissione giornalistica, per la Regina che è garante dei conti correnti di tutti i Riina, ampi spazi televisivi e gli auguri dei Capi di Stato.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

89 commenti

  1. stò cò frati e zappo l'orto on

    Ammiro il tuo coraggio Enzo.Ne occorre a vagonate anche solo per parlare di questi potenti.
    Ho amici inglesi e quando mi chiedono chi stimi maggiormente(in GB) invariabilmente rispondo che i miei preferiti sono la persona con cui parlo(in questo caso di nazionalità inglese)perchè mio carissimo amico,la Regina e Mr.Bean…..ma non ricordavo(in buona fede?)la vastità dell’Impero dei Paradisi Fiscali.Poi mi chiedono ma dei Beatles che ne pensi?

    • A me la Regina non sta così antipatica, non più della “perfida Albione” in toto :-), comunque tutto è cominciato con l’altra Elisabetta, la Prima, quando nominò Sir il corsaro Francis Drake…:-)
      A proposito, visto che siamo in tema: auguri a Guglielmo Crollalanza, altrimenti conosciuto come William Shakespeare, a 400 anni dalla sua scomparsa, proprio oggi. Tra le tante dicerie sul suo conto si pensa pure che fosse italiano di origine e per questo molte delle sue opere sono ambientate in Italia e hanno giovato anche noi (per non dire ai veronesi…:-).

    • Ciao Stò, in realtà non è coraggio, confido sul fatto che da quelle parti non si occupino di quello che si scrive sui blog italiani!
      Riguardo ai Beatles io risponderei che sono stati francamente sopravvalutati, oggi resta della musica poco più che commerciale, cosa che non si può dire di altri grandi come Pink Floyd, Genesis, Led Zeppelin ecc…

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Ciao Enzo,in effetti i Beatles hanno portato all’Impero una bella montagna di denaro ricevendo in cambio un titolo(nomina a baronetti) che dovrebbe essere riservato non a menestrelli o pirati ma soltanto a chi ha contribuito allo sviluppo della cultura.Trovo invece molto più rivoluzionario Mr Bean l’unico che abbia abbattuto la monotonia dei pomeriggi piovosi nei villaggi e città inglesi.Senza dare in cambio pesanti messaggi filosofici-religiosi.Dunque per questa volta non dirò Dio Salvi la Regina….ma la protegga dal Protocollo .ps.Dopo il ritiro dalle scene di Mr Bean il problema monotonia nei villaggi si è ripresentato…….aiuto….

        • Secondo me i Beatles sono stati fatti baronetti a ragion veduta, hanno infatti contribuito più di chiunque altro a diffondere nel mondo un’omologazione culturale (bassa se vogliamo) al modello inglese di società e l’idea di una supremazia britannica basata su una presupposta modernità.
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          Al lampo di vivacità portato nei pomeriggi piovosi da Mr. Bean aggiungo quello purtroppo dimenticato di Benny Hill.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Ti trovo molto inglese nelle tue osservazioni.
            Infatti chiedevo aiuto dopo che quel “pazzo” di Benny Hill ci ha lasciato e Mr.Bean ha preferito godersi le sue sudatissime sterline in qualche isola dei caraibi(affari suoi….).AAAAA caratterista cercasi richiedesi fluente parlantina.

        • stò cò frati e zappo l'orto on

          Che Londra sia la capitale mondiale del Potere Economico non è una scoperta recente.Cosi come si è dettagliatamente descritto le propietà storiche del Papa e dei suoi “consiglieri” credo esistano molti libri(?)che testimoniano l’enorme traffico di denaro che circola nelle banche inglesi e dei “loro alleati” sicuramente in buona parte frutto di attività da controllare(da parte di una Polizia Internazionale).

      • Mi scusi professore ma adesso passo al lei perche` non sono d`accordo 😉
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        Penso anch`io che gli utlimi gruppi citati siano tecnicamente migliori, ma proprio per questo io li inserisco ancora di piu` nel discorso che facevo piu` sopra.
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        Questi gruppi sono ancora da considerarsi “popolari” (inteso come grande pubblico di riferimento) pero`, al contempo, sono anche reputati come “raffinati”, ma questa raffinatezza non e` altro, secondo me, una ancora maggiore sterilizzazione del dato `nazionale-popolare`, cioe` dell`identita`, della tradizione, della regionalita`, ecc.
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        Tutte queste cose non sarebbero tanto un male in se`, visto che anche la musica colta ha questa caratteristica di cosmopolitismo e anche a volte di “rottura”, sono un male pero` quando vengono presentate e recepite e inculcate in forma ambigua o subdola.
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        Mi spiego meglio: la musica colta, essendo rivolta ad un pubblico avvertito, e anche per le stesse modalita` di fruizione, ha un modo piu` esplicito di agire: pensiamo ad esempio ai teatri che sono uguali in tutto il mondo (cosmopolitismo) pero` questi teatri non sono visti come un dato naturale del paesaggio o della cultura popolare del luogo (a parte forse Vienna e altri centri, sono pero` l`eccezione) e sono vissuti come slegati dalla vita di tutti i giorni (pensiamo solo all`abbigliamento, al silenzio, ai soldi, all`attenzione necessari per assistervi).
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        Anche i luoghi della musica pop/rock sono uguali in tutto il mondo e hanno le stesse modalita` di fruizione (cosmopolitismo) pero` sono visti come luoghi `naturali`, dove la vita ha una continuita` con quella di sempre (abbigliamento, relativa economicita`, ecc…).
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        Ma la musica popolare non ha di natura questa globalita`, questa omologazione; pensiamo solo alla varieta` di balli, di canti, di costumi, di coreografie, di strumenti, di tradizioni, di lingue; varieta` che in occidente infatti ormai abbiamo perduto.
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        Cioe` viene venduto, per me subdolamente, come popolare qualcosa che invece sarebbe meglio considerare `colto`, cioe` qualcosa che ha come fine un`acculturazione di chi vi assiste, acculturazione che nel caso della musica propriamente colta e` manifesta, nascosta invece nella musica pop/rock.
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        E questa acculturazione per me ha come fine quello dell`omologazione globale, di pensare che esista solo un modo di comporre la musica popolare e che per di piu` esista una sola lingua di ascolto (indovini quale? 🙂 ), perdendo cosi` definitivamente ogni carattere di varieta` nazionale.

        • A dire la verita non sono mai andato oltre al titolo 😉 che afferma: “Il paese senza musica: un problema della societa` inglese.” (1904)
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          Facendo fatica ad ascoltare musica composta dopo il 1800, sono d`accordo con questa tesi; non considero infatti un tedesco che ha studiato in Italia propriamente inglese (Haendel); mentre di Purcell, curiosamente, come di Shakespeare, abbiamo pochissime informazioni biografiche, e c`e` addirittura chi arriva a dire che fosse un italiano di nome “Enrico Porcello” (probabilmente pero` e` una bufala divertente, non ho trovato molte notizie in merito).
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          Pero`, a parte i gusti personali, vorrei entrare nel merito della questione in maniera piu` approfondita: ultimamente sono sempre piu` d`accordo con Gramsci – che comunque rimane un grandissimo intelettuale, tra i piu` grandi del `900 – e penso che il “popolare” esista sempre e solo assieme all`accezione di “nazionale”.
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          Nella musica pop/rock inglese vedo bene il carattere “popolare”, perche` e` rivolta a questo tipo di pubblico, (cioe`, banalmente, non si puo` considerare musica “colta”, basterebbe considerare le modalita`di fruizione) ma e` un popolare inteso come “massa”, cioe` popolo senza forte identita` o tradizione, indistinto e quindi facilmente omologabile.
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          Io non riesco proprio ad ascoltare questo tipo di musica, perche` mi sembra realizzata, intendo anche come forma, rinunciando alle caratteristiche che la renderebbero riconoscibile come regionale, destinata cioe` ad un pubblico senza radici e tradizioni; io non mi sento proprio di appartenere a questa categoria, forse grazie anche alle mie maestrine, che sicuramente avevano in Gramsci un santo patrono laico 🙂
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          Infatti, come controprova, posso ascoltare ed apprezzare invece la musica rock americana degli anni `50, proprio perche` e` formalmente identificabile come locale.
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          Quest`ultimo comportamento (cioe` poter ascoltare la musica rock solo degli anni `50 e rifiutare piu` o meno inconsciamente tutto il resto) non e` cosi` raro: ho letto che anche Guccini e il regista Herzog hanno dichiarato una tale idiosincrasia.
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          Io l`ho sempre vissuta come una ripulsione istintiva, ma solo di recente, riscoprendo il grande filosofo sardo, sono riuscito a darmene una spiegazione razionale.

          • Heeem, spero sia un refuso “la musica composta dopo il 1800” forsr intendevi 1900?
            Non ferirmi ti prego, per un appassionato di lirica come me “hai betemmiato” 😉

          • @Valentino
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            No, ho scritto bene: piu` ascolto musica e piu` vado indietro nel tempo: pensa che adesso mi piace di piu` il Barbiere di Paisiello rispetto a quello di Rossini (che ritengo naturalmente un genio tra i piu` grandi in assoluto, ma il tarantino non e` da meno).
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            Ma non te la prendere cosi`! Io certe volte, ascoltando Verdi, penso che sia forse il piu` grande artista di tutti i tempi e di tutte le arti ! pero`e` un periodo in cui mi trovo piu` in sintonia con i compositori barocchi.

        • Lovinski, a conferma di quanto dici ti segnalo un articolo che pubblicai nell’aosto del 2012 e in cui si parlava di uno studio sull’evoluzione musicale dagli anni ’50 ad oggi:
          http://www.enzopennetta.it/2012/08/rinnegare-la-tradizione/
          Quello che emerge dall’analisi di ben 464.411 brani musicali diversi che vanno dal rock al pop, hip hop, metal e musica elettronica prodotte tra il 1955 e il 2010, è che la musica proposta è andata progressivamente perdendo di complessità:
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          “Di fatto, l’evoluzione è stata caratterizzata da tre tendenze: la riduzione della ricchezza armonica, l’omogeneizzazione della tavolozza timbrica (con i timbri frequenti che diventano sempre più frequente), e la crescita dei livelli del volume medio, che sta arrivando a minacciare – osservano i ricercatori – una ricchezza dinamica che fino a oggi è riuscita a conservarsi.”
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          In pratica negli ultimi 50 anni la musica è andata impoverendosi: le progressioni degli accordi sono diventate più semplici mentre il volume è andato aumentando, relegando l’impressione di novità nell’uso di nuovi strumenti.

          • Sì è vero ed infatti anche io faccio fatica ad ascoltare certa “musica” (la possiamo ancora chiamare così?) pur essendo un eclettico musicale, apprezzo la musica popolare (quando non diventa accademia) da quella italiana, alla tedesca, all’irlandese all’inglese agli incredibili tempi dispari della musica balcanica al folk americano, anche nelle loro evoluzioni (con l’eccezzione dell’evoluzione new-age della “musica celtica”), il blues, la musica classica e l’adorata lirica (con l’eccezzione di Wagner che ha scritto delle cose da btivido, inarrivabili, ma anche tanta ma tanta noia), mi piace il gregoriano ma anche certi pezzi “di regime” come le canzoni dell’armata rossa e anche quelle del ventennio.
            Per le ultime due categorie, non tutto è apprezzabile naturalmente, ma comunque anche se scritte per motivi politici sono però rimaste nei rispettivi “solchi culturali” nazionali.
            Più difficile apprezzare il pauperismo attuale.

          • @ Lovinsky

            Scherzavo naturalmente.
            La musica barocca è bellissima.
            paisiello, hai detto niente! 🙂

            Detto fra noi io di Rossini che amo alla follia assieme a Verdi, preferisco la Cenerentola al Barbiere

          • @Piero, il discorso sulle arti figurative per me è anche peggiore, in quel caso si è attuata la dissociazione tra oggetto e intelletto.
            Chi può credere che una tela bianca o tagliata sia arte o che lo sia un pisciatoio è pronto a credere qualsiasi cosa.

  2. La finanza stessa e’ essenzialmente mafia,a confronto di certe lobby quella nostrana impallidisce,immaginati avere il potere di fare le leggi a disposizione,ecco appunto,la tua “drmocrazia” io la chiamo “Plutocrazia” la prima usa la violenza,la seconda invece a uno schiocco di dita del “liberissimo” mercato con tanto di mano invisibili (E lo so “una mano invisibile” regola domanda e offerta, ma Dio non e’)genera un ecatombe di morti per fame.Grande cosa e’ il linguaggio,pensa che vuol dire scrivere leggi in modo tale che:possa fare tutto e il contrario tutto.Ahh,al contrario di quello che pensa il popolano alla “vera” economia e’ necessario un cumulo di leggi no sense e possibilmente con un significato complessivo talmente ambiguo e fiorero di interpretazioni,Tacito lo comprese gia’ millenni fa il perche’.E no non puoi togliere i conti,i duchi i re e le regine,puoi solo sostituirli o aspetrare che il mercato li generi

  3. E ma la finanza salvera’ il mondo:non vedi che se io faccio i miei interessi implica che faccio quelli della poleis?Non ti e chiaro forse nessuno de profitti della Nike non va al tuo conto in banca?Si ma genera un lavoro….gia come se lavorare e fare un bel “regalo” a te,non e che stai lavorando,no ,ti fanno un regalo.Ma pagano le tasse….e ci mancherebbe,che affermazione e’?Se no che facciamo li togliamo pure quelle nel “Tuo” interesse?

  4. Giuseppe Cipriani on

    Enzo, mi perdonerai se ti tiro le orecchie ancora…
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    Dove vivi? Ti meraviglia che un personaggio dello spessore della regina Elisabetta riscuota l’interesse dei media per i suoi 90 anni? E lo colleghi alle presunte e magari vere responsabilità suaccennate, chiedendoti (Ingenuamente a mio avviso e facendo il moralizzatore) come si possa dare una tale notizia giornalistica…
    Da giornalista ti dico che su un quotidiano di grido mai si rinuncia a cavalcare un argomento che tira. Fa parte delle regole del gioco.
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    Con questo non rinuncio a capire gli altri aspetti. E spero da lettore di saperne di più, se solo qui su CS ci fosse qualcuno di competente che interviene spiegando a noi del popolo questioni difficili da intendere come quella del denaro contante o non contante, dei paradisi fiscali e dei responsabili… Ma il compleanno della suddetta dato come notizia non c’entra un fico secco con tutto questo.
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    Se ricordi, quando è morto Michael Jackson era difficile trovare un media che si occupasse di altro… Normale direi, faceva parte delle regole del gioco.
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    Sul resto che ho chiesto, attendo interventi importati, chiarificatori… E in anticipo ringrazio.

    • Giuseppe, in realtà quello che intendevo dire è altro.
      Non mi sorprende certamente che i media puntino su notizie che fanno cassetta, quello che volevo portare all’attenzione è che il figlio (credo incensurato) di un mafioso suscita scandalo se va da Vespa mentre il capo dei paesi che ospitano (senza esercitare alcuna operazione di controllo) le banche che nascondono i traffici delle mafie del mondo intero viene celebrato senza neanche un commento critico.

      • Giuseppe Cipriani on

        Non tutti si sono stracciati le vesti per l’ospitata di Vespa… Lui, da giornalista, ha il diritto di intervistare chi vuole (e mi sembra che l’ordine dei giornalisti l’abbia difeso), semmai sono le domande che fanno la differenza, ma questo è un altro discorso. Come è un discorso separato celebrare i 90 anni di Elisabetta e criticarne il ruolo… Mi sembra lapalissiano che non si poteva fare un articolo celebrativo e al tempo stesso criticare quel che pretendevi tu.

        • Insomma per te va bene così.
          Teniamoci la gogna per Riina junior e le celebrazioni a salve di cannone per il cassiere delle mafie.
          Contento tu.

          • Giuseppe Cipriani on

            Non ho affermato che va bene così. Enzo. Ho scritto qualcosa di diverso, centrandomi sull’opportunità o meno di scrivere certe cose in contemporanea ad altre, nello stesso pezzo… Leggi con calma e medita un pochetto.
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            E probabilmente sono più realista di te e scindo tra le sensazioni di pancia e quelle più ragionevoli, quelle che subentrano a un secondo livello.
            Tu vorresti che al primo brontolio di budella si sistemasse tutto, io preferisco passare gradualmente al livello 2, quello che trasforma e medita il da farsi.
            Insomma, provo (non è detto che ci riesca, naturalmente) a scindere le situazioni.. Non sono un toro che quando vede rosso attacca a testa bassa…
            E sì che sono un sanguigno verace, ma tu li batti tutti i sanguigni veraci, quando si parla di temi che ti stanno a cuore. Amen

          • Io non celebro i 90 anni di un criminale, che si chiami Riina o Windsor, e segnalo che invece il mondo intero lo ha fatto senza battere ciglio.
            Non capisco come fai a parlare di reazioni di pancia e di testa, qui il discorso è semplice.
            Sul da farsi non c’è molto da dire, se non il non allinearsi, e non denunciare questi fatti significa accodarsi agli altri ed essere conniventi.

          • Giuseppe Cipriani on

            Beh, a questo punto, visto che non vuoi intenderla (bastava un pochetto di impegno) non mi resta che risponderti cinicamente… Quando sarai direttore responsabile di qualche importante quotidiano lo dirigerai da par tuo, pubblicando SOLO notizie importanti, denunciando il mondo intero e non cavalcando mai ka notizia che va per la maggiore… Auguri.

      • Da quello che ho letto io, il figlio che è andato da Vespa, non è incensurato.

  5. Sarebbe interessante sapere l`opinione dei laici di casa nostra, quelli che hanno le vesti perennemente stracciate, sulla monarchia inglese, se corrisponde al loro modello di laicita` e perche` altrimenti la trovano tollerabile.
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    Ero bambino quando il comunismo era alle sue ultime fasi, vivevo in una specie di soviet italiano (regione rossissima), e mi ricordo che a quel tempo la sinistra era dalla parte dei poveri, adesso so che faceva finta, pero` quella volta si poteva credere il contrario. E mi ricordo perfettamente lo zelo che ci mettevano le maestrine nell`indottrinamento riguardo le ultime teorie sociali.
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    Adesso che fine hanno quelle persone ? Finira` cosi` anche per il nuovo indottrinamento `gender` ? Un aneddoto: io venivo cacciao dalla classe perche` ero troppo educato; puo` sembrare un paradosso, ma il ragionamento era questo: un bambino cosi` educato deve essere per forza il figlio di un petroliere nemico del popolo e della rivoluzione, percio` allontaniamolo come elemento antisociale. A quei tempi Bertinotti non aveva ancora riformato il comunismo in chiave elitaria 🙂
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    (La cosa divertente e` che in realta` ero di famiglia numerosa e vivevo in una squallida casa di architettura sovietica).
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    Quando i comunisti facevano sul serio (L`Unita` 3 giugno 1953, come ho detto sarebbe interessante un confronto con gli organi della laicita` attuale):


    Elisabetta incoronata a Westminster con uno sfarzoso rito medioevale

    La corona con cui Elisabetta II e` stata incoronata … e consacrata difensore della fede, e` cosi` pesante, nella sua elaborata struttura di oro massiccio, di perle, rubini, smeraldi, zaffiri, diamanti, che non puo` essere portata piu` di pochi minuti e la testa la regge a fatica.
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    … muovendosi con la lentezza e rigidita` di un automa, la giovane sovrana sembrava diventare essa stessa un artificioso simbolo sopravvissuto ai secoli.
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    Mentre le oscure volte gotiche della cattedrale risuonavano del grido: “Dio salvi la regina” …
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    una successione di riti i cui elementi arcaici risalgono ai primordi delle caste dominanti britanniche e subordinano l`appoggio dato dal potere religioso alla conservazione temporale.
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    con una mano sulla Bibbia, la sovrana ha giurato … di mantenere il regno … nella religione protestante riformata.
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    … l`Arcivescovo, versato l`olio santo da una ampolla d`oro a forma di aquiila in un cucchiaio d`argento antico di piu` di 700 anni, ne ha unto Elisabetta sulle mani, sul petto e sulla testa.
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    L`olio era stato preparato secondo una ricetta … segreta, ma si sa che in essa entrano olio di fiori di arancio … di cinnamo … di sesamo e benzoina, grasso di zibetto [ gli animalisti che dicono ? ], ambra grigia.
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    Lo spettacolo, nella cornice medioevale … sarebbe apparso completamente irreale ed assurdo se non si fosse visto in esso la espressione dell`accortezza di una classe dirigente che di certi miti e di certi apparati si serve come uno dei tanti strumenti della propria politica interna ed internazionale.
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    Anche la televisione era stata ammessa … perche` la propaganda della cerimonia potesse approfittare di quel nuovo potente tramite ed Elisabetta era stata truccata con speciali cosmetici che la rendessero telegenica.
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    La folla … che nel pomeriggio ha assistito al corteo … e` stata di molto inferiore alla attesa: qualche centinaio di migliaia invece dei tre milioni sui cui, ancora stamane, giornali … facevano assegnamento.

    • Giuseppe Cipriani on

      Quello ricordato… Un bell’esempio di articolo di opinione, schieratissimo.
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      Perché ho l’impressione che ci sia bisogno di un bel corso di giornalismo, almeno per capire la differenza tra fare cronaca ed esprimere opinioni? O di quando, fingendo di far cronaca, si esprime invece un’opinione, trasgredendo le regole elementari della professione? Potremmo portarne a centinaia di esempi a tal guisa, basterebbe sfogliare gli ultimissimi Libero o Il Giornale, per citarne un paio a caso.
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      Sul resto potrei citare una brava persona come Berlinguer per mettere a tacere tante illazioni, ma so che non servirebbe a nulla in quanto lo spirito critico (l’ho imparato anche frequentando CS) spesso è malato e richiederebbe lustri di rieducazione critica di cui tutti, nessuno escluso, avremmo bisogno.

      • Io parlo di quello che ho vissuto, e visto che non sono a conoscenza di suicidi si massa in Italia (saremmo sull`ordine di milioni di persone), mi chiedo semplicemente: che fine hanno fatto queste persone ?
        .
        Queste “opinioni schieratissime” erano vendute come vangelo e venivano assimilate acriticamente dal 30% dell`elettorato italiano. Ma tu stai forse scherzando ? Secondo te si puo` far passare tutto cio` come semplice “giornale d`opinione” ?
        .
        Queste persone ci credevano veramente e si consideravano degli avanguardisti del progresso. Io l`indottrinamento alle scuole elementari me leo ricordo, adesso ho pena per queste maestrine, visto che la societa` che avevano in mente non si e` evidentemente realizzata (forse non esistono piu` le classi sociali in Italia ? e in inghilterra sono messi meglio ?) cosa fanno adesso ? Se hanno cambiato idea, nessuno mi ha chiesto scusa, anche solo come categoria.
        .
        Il tuo non e` altro che una “predicamento laico” (evidente ossimoro) e te lo rispedisco al mittente.

        • Giuseppe Cipriani on

          Il tuo è semplicemente il racconto di quel che hai vissuto, con la testa di allora, riportato alla mente diversi anni dopo, ce n’è abbastanza per dubitare che sia oro colato… Ma non è questo il punto primario.
          .
          Riportavo quel che insegnano nei corsi di giornalismo, e riferivo che quel pezzo è un esempio di cronaca mascherata, neanche tanto mascherata poi. Un articolo di opinione. Punto.
          Gli italiani, poi, da sempre si schierano e abbracciano teorie, opinioni, si fanno indottrinare… Non è quello che capita in ogni blog o sito in cui confluiscono milioni di opinioni più o meno dotte? Più o meno informate? Più o meno utili?
          Per questo da un po’ di tempo cito lo spirito critico che dovremmo tutti affinare… Battaglia persa? Come don Chisciotte?
          Intanto cominciamo, per esempio, a capire quando un articolo è solo espressione di una certa “etica del giornalismo” o vero “giornalismo etico”. Ciò che fa la differenza, a mio avviso, è tutto lì.

          • Quell`episodio e` un po` romanzato, era per rendere il senso, ma non e` molto distante dalla realta`. Te ne racconto un altro.
            .
            A quel tempo le “direttive del progresso” arrivavano da Mosca (ora penso da N.Y. o da Londra), una di queste era: bisogna far “socializzare” i bambini. Come avveniva la in pratica la”socializzazione” ? i ragazzini piu` prepotenti dettavano le regole, e quelli piu` educati dovevano subirle.
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            Questo perche`, secondo le teorie sociali in voga, i bambini erano aggressivi per cause da addebitare alle disuguaglianze della societa`, e si lasciava loro campo libero.
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            Io mi ricordo che venivo usato, data la mia educazione, come “elemento pacificante”, cioe` venivo messo in banco con i piu` problematici.
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            Ho socializzato ? no. E gli altri ? neanche, a meno che non intendiamo come socializzante il bullismo (per quanto leggero).
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            Io vorrei che una di queste maestrine, non dubitando appunto della loro passata buona fede, tra un articolo di Repubblica sui meravigliosi cappellini di Elisabetta II (l`Unita`del 1953 faticava ad apporre il termine “regina” al suo nome) o sulle fantastiche opportunita` di lavoro che si trovano a Londra (dove, ricordiamo, sono state abolite le classi sociali per decreto regio) capitando qui per caso, legga questa mia testimonianza, magari prendendo atto del suo cambiamento, visto che non mi pare proprio che sia la societa` ad essere cambiata secondo le sue aspettative pregresse.

          • Lovinski, che tastiera hai? Come fai a fare il “backtick” direttamente dalla tastiera?

          • E’ curioso come gli insegnanti “de’ sinistra” PRIMA rifiutavano di prendere qualsiasi provvedimento contro i “bulli” che “mettevano sotto” i poveri altri secchioni (di solito figli della buona borghesia che non volevano far altro che frequentare con profitto la scuola), mentre ADESSO non esitano a sospendere e pretendere una sorta di “rieducazione” per quelli che, a loro giudizio, OSANO essere “omofobi” (qualsiasi cosa questa insulsa parola voglia significare).

          • Ho la tastiera impostata su “porco capitalista americano”, cioe` localizzata “US_en”, in questa configurazione e` il primo tasto che trovo in alto a sx.
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            Rispondo al tuo ultimo messaggio: la cosa ironica e` che io non ero assolutamente ricco, ero anzi piuttosto povero, pero` si vede che i miei genitori tenevano all`educazione dei figli e a me interessava imparare, piu` che socializzare.
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            Pero` la teoria era questa: se uno mangia con le posate e` evidentemente un nobile; puo` sembrare un`esagerazione ma il livello di ragionamento era questo. E quindi, per non rischiare di mettere a disagio i bambini abituati diversamente, nelle cene di classe bisognava mangiare tutti con le mani.
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            Alla fine si badava piu` all`apparenza che alla reale classe sociale di appartenenza.
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            Il risultato e` che non ho ne` socializzato ne` imparato, almeno secondo le mie capacita`.

          • Ripensandoci, vedo delle analogie con la teoria `gender`: quella volta non si badava alla reale classe sociale di appartenenza (povero o ricco) ma piu` che altro all`aspetto esteriore o alle caratteristiche stereotipate (educato/studioso->ricco,maleducato/problematico->povero)
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            Adesso non si baderebbe al DNA, ma piuttosto a come ci si sente rispetto ad un modello che a tutti gli effetti e` stereotipato e di apparenza: maschio-> chi si sente “maschio”; femmina-> chi si sente “femmina”.
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          • @lovinski (come mai questo nome? ti chiami veramente cosi’? e come mai tasiera US? sei straniero? sei programmatore?)
            abbiamo avuto esperienze giovanili simili allora…
            Io non potevo mettermi i pantaloni di velluto perche’ facevo “sfigurare” gli altri (e non eravamo negli anni ’50 eh!
            In piu’ non potevo rispondere sempre perche’ senno’ umiliavo gli altri “proletari” che erano asini, anzi mi si raccomandava di sbagliare apposta…

        • Lovinski e` un personaggio di un`opera lirica (la Lodoiska); mi interesso di informatica fin da bambino, visto che la scuola non mi dava soddisfazioni 😉
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          Venivo “cacciato” dalla classe perche` altrimenti rispondevo solo io alle domande della maestra.
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          A proposito di cattocomunismo, mi ricordo che a quei tempi il presepe non era stato ancora bandito dalle scuole, anzi facevamo addirittura la rappresentazione vivente della Nativita`. Il piu` carino ed educato impersonava il bambinello (eh eh) si vede che non esistevano istruzioni “sovietiche” in merito 😉

      • L`articolo e` schierato, ma non mi sembra neanche cosi` carico, io mi sarei immaginato di peggio; devo dire pero` che ho tagliato una parte in cui si dice che il cielo e` stato inclemente e con un clima eccessivamente rigido e piovoso anche per l`inghilterra. In questo caso effettivamente la linea materialista della testata e` un po` vacillante, perche` deve trattarsi evidentemente di un caso.
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        Il punto non era quello, era la differenza tra il laicismo passato e quello odierno.

        • Giuseppe Cipriani on

          Diciamo che la storia è qualche cosa di più, solo a volerla dire con i toni dell’uomo che desidera ampliare le fonti (quasi sempre parziali) delle analisi storiche del senno di poi…
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          E, se vogliamo cogliere un anelito di par condicio, come funzionava certa politica nostrana (tutta democrazia e religione) lo evidenzia quel libro-racconto recentemente citato di Italo Calvino dedicato alla giornata di uno scrutatore di sinistra al Cottolengo di Torino sotto le elezioni. Non che le cose siano poi cambiate di molto… Ed è per questo che bisogna imparare a proteggersi da fonti di parte. Con l’aiuto di tutti quelli di buona volontà ci si può riuscire.

    • Lovinski, grazie per aver riproposto questo articolo che testimonia un’UNITA’ che si dichiarava apertamente anti capitalista e anti monarchica, e personalmente trovo che sia un articolo che mi sarebbe piaciuto leggere ieri sull’UNITA’ del XXI secolo, o su Repubblica che si ispira a valori di sinistra.
      Oggi i media sono tutti appiattiti e le differenze sono solo su questioni secondarie, tanto per dare l’illusione di una qualche differenza.
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      Riguardo l’esperienza scolastica che riferisci io sono dell’idea che vada oltre il ricordo personale e che rispecchi il clima di un’epoca, anzi penso che proprio il ricordo di un bambino possa essere molto attendibile proprio perché non condizionato da convinzioni politiche preconcette.
      Infine il parallelismo con la situazione che va delineandosi col gender lo trovo significativo dell’evoluzione del pensiero comunista verso il Partito Radicale di Massa preconizzato da Del Noce.
      Le idee si sono trasformate ma i metodi sono rimasti gli stessi.

      • L`articolo e` interessante anche per un altro motivo: l`olio segreto dell`incoronazione prevede l`uccisione di non so quanti zibetti e capodogli. (O i poveri viverridi vengono “munti” ? Che orrore !) Mi sa che la prossima volta dovranno cambiare gli ingredienti 😉

        • E, sì, metteranno della margarina! 😀
          A proposito, suppongo che il riferimento agli animalisti sia tuo, all’epoca non penso che il tema fosse attuale.

          • Si` l`ho inserito io, aggiungo che l`articolo e` di Calamandrei (figlio).
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            Per quanto riguarda il ‘gender’ vorrei dire pure che un parallelo con la mia esperienza lo tovo nelle modalita` di insegnamento: all`epoca, come ho detto, bisognava uniformarsi possibilmente al livello piu` basso, con il fine, che pero` diventava a tutti gli effetti un ricatto, di non mettere a disagio le persone piu` svantaggiate.
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            Oggi la situazione – sempre che questa teoria non sia una bufala, ma ho notizie contrarie in tal senso – sarebbe simile. Cioe` si prenderebbero delle situazioni di disagio ( che puo` andare dalla semplice confusione a vere e proprie patologie ormonali o di altro tipo) come norma, e non la situazione tradizionalmente ma direi oggettivamente , cioe` secondo anatomia, biologia, fisiologia, identificata come normale.
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            Esempio: il ragazzino con DNA maschio che dovesse avere un comportamento spiccatamente virile – naturalmente vale anche per la femmina e la femminilita`- viene stigmatizzato, con la scusa o il ricatto che questo fatto potrebbe mettere in disagio altri ragazzini, meno virili o piu` effemminati.
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            La cosa assurda e` pero` che se una ragazzina dovesse manifestare atteggiamenti virili (o altro caso analogo) verrebbe in qualche modo premiata, ma ricordiamo che secondo questa teoria, la virilita` e` solo uno stereotipo, quindi cosa si premierebbe in realta ? Un accettazione di un comportamento altrimenti visto come uno stereotipo ? A me sembra un “maledetto imbroglio”, una matassa inestricabile di idiozie tenute insieme solo dal ricatto del politicamente corretto che puo` assumere i caratteri di una vera e propria intimidazione.

  6. Buongiorno Enzo 🙂 e ciao a tutte/i
    innanzitutto, grazie della tua “polifonica” risposta di qualche post fa , multisuono perché sei stato pieno di premure vuoi nei confronti di “altri” coinvolti nell’insieme dei pezzi di quel tema, vuoi per l’attenzione alla mia persona e ai nostri fari in comune che sei riuscito a intercettare…Arrivo a dirti la mia su questa pagina che mi ha colpito per un altro denominatore comune e mi perdonerà, spero, il nostro compagno di viaggio Giuseppe (Cipriani). Io non trovo il tuo intervento , diciamo, ingenuo, tanto da dirti “dove vivi”, o in una parola “perchè stupirsi”. Mi spiego. Se fosse da tutti – intendendoli anche limitatamente all’insieme di tutti coloro che , conoscendo le orge e i deliri di potere/i – opporsi dapprima sullla teoria quindi nella necessaria pratica, ai reali nemici della vita (singola e collettiva) , ossia ai reali players antiuomo (in ogni suo aspetto esistenziale..antropologico, culturale, sociale, economico, militare, finanziario, sanitario, pensionistico etc etc) saremmo in tutt’altre condizioni di consapevolezze del conosci te stesso ergo anche conosci il tuo reale nemico. Invece purtroppo è da rari spiriti, almeno per ora, smontare pezzo a pezzo la grande ipocrisia, le grandi menzogne in cui preferisce vivere non solo il nostro simile che vive delle baggianate di destra sulla legalità e dintorni ai temi del tuo posto, ma soprattutto il nostro simile ….che crede, con quattro cagate che gli ha raccontato lo staff dei paladini del sistema change e dintorni ( ne possiamo citare a bizzeffe, dai soliti “robertini”, benigni o saviano, ai noti gramellini, fazi.., gabanelli, sorrentini…barrico e analoghi) di essere cittadino indignato e impegnato nella lotta alla corruzione o al degrado, alle mafie o ai tiranni ( che sono sempre i soliti cattivoni dell’hitlerificio innestato per le note guerre umanitarie, che tutto hanno a cuore tranne che liberare un paese o altri popolazioni).
    Voglio dire che la grande società dello spettacolo, tanto più quella pseudoimpegnata nella denuncia dei tumori di questo “sistema” a garanzia anche dei paradisi da te citati in questa pagina ma anche altri, è essa stessa un tumore ma non è da tutti vedere nuda e cruda la grande ipocrisia dei diversi paladini che agiscono, alcuni e pochi consapevoli della parte verso cui remano, altri, la maggioranza, come soliti utili idioti, a favore dei registi e dei registri di questo spettacolo/(palc)oscen(ic)o mondo.

    Voglio dire che “i buoni”, in ogni scena possibile e impossibile, abbiano bisogno “dei cattivi” per spacciarsi come buoni sempre più buoni, appartiene a un vecchio adagio, colonizzazione su colonizzazione, dalla notte dei tempi…che oggi, siano disponibili molti piu strumenti /mezzi a disposizione dell’impero attualmente ancora ben saldo (hecché se ne dica di un suo declino eda settantanni in mano agli usa con la benedizione del precedente impero di sua maestà inghilterra), per spacciarsi come patrie dei diritti e della democrazia, è un ulteriore nauseabonda arte della finzione, ostacolo alla vera liberazione almeno da certe gabbie mentali, visto che gli imperi hanno sempre contraddistinto la storia degli schiavi. Infatti, troveremo ben pochi simili ben disposti ad aver studiato e dolorosamente interiorizzato che nulla era il livello di criminalità realizzato da un sottosistema “parallelo” (e pertanto comodo comodo, ma in gran servizio e segreto) dei vari pablo escobar o riina, di questo o quel messico o colonie dei vari cortili, come la nostra ytalya.

    Le vere cupole, di cui sono figlie le altre dei cattivi, sono quelle dei “buoni”, ma non è da tutti voler denudare gli altarini , anche perché l’uomo massa (ormai ridotto così anche fosse solo per i consumi di massa della merce “indignazione”) ha giustamente delle resistenze (troppo dolore che non saprebbe sostenere) per ammettere a se stesso che vive in una società governata da serial killers ben peggiori anche del più spaventevole narcotrafficante, e lo sono tanto che siano i padroni del palcoscenico tanto, e forse e peggio che i vari servi che con viva e vibrante soddisfazione ( ogni riferimento a NapoNato non è casuale, nè per longevità che per nobilità seriale in comune) lo fanno in nome di una costituzione.

    Ciao Enzo, un abbraccio a te e a tutte/i

    • Ciao rò,
      hai capito perfettamente quello che volevo segnalare con questo articolo, e la cosa non mi sorprende per i motivi che ho detto nel commento al tuo intervento nell’altro post.
      I “reali players antiuomo ” è un’espressione efficace, sono proprio questi a dover essere l’oggetto di un’informazione libera, concordo che le dichiarazioni dei testimonial della destra e dei testimonial della sinistra (scusatemi se non posso chiamarli politici), che o sono spesso personaggi dello spettacolo o lo diventano (Fazio, Saviano, Carfagna, Grillo, Salvini ecc…) non parleranno mai di questi players.
      .
      Infatti in un mondo dove i veri “cattivi” sono quelli che fanno le guerre per la democrazia e per liberare i popoli oppressi (spesso liberandoli dall’esistenza in vita), i grandi media non possono essere così indipendenti da fare un’operazione del genere, pertanto la possono fare solo soggetti che non hanno nessun “padrone” e che non hanno niente da perdere in termini di carriera e amicizie importanti.
      Poi se e quando si rischierà di finire in tribunale il discorso sarà diverso e vedremo cosa fare.
      Intanto ancora grazie a te Rosanna.
      Ricambio l’abbraccio e buon lavoro su “Ritorno al Mondo Nuovo”.

  7. Io do una lettura leggermente diversa.
    Innanzitutto ritengo che i paradisi fiscali, come concetto astratto, non siano un male ma alla fine siano l’unica barriera contro le esorbitanti richieste degli stati. La competizione, fino ad un certo limite e con certi presupposti ovviamente, è un fatto positivo e includo anche la competizione fiscale.

    Il fatto è che la competizione, sopratutto quella fiscale, non esiste più.

    Un tempo bastava volare con British airways e, per vincere la noia o l’apprensione del volo, leggere una di quelle riviste-catalogo che le compagnie infilano nella tasca dello schienale dei sedili.
    Fra profumi e ammenicoli vari spiccavano le pubblicità di società di servizi che offrivano in chiaro protezioni di asset, residenze estere, conti esteri inviolabili, fondazioni in giurisdizioni compiacenti, trust ecc.
    Vorrei focalizzare l’attenzione sul padre di tutte le elusioni: il TRUST
    molto si è detto e molto si dice su questa istituzione ma spesso senza reale cconoscenza dell’argomento.
    Intanto il trust classico non è una forma societaria ma un patto, poi non è “eterno” ma ha una scadenza ben precisa (fanno eccezione alcuni trust particolari di diritto USA).
    Il trust nasce in epoca pre-industriale, pre-liberista, pre-coloniale e pre-riforma, infatti nasce nel medioevo e trova giustificazione in due situazioni particolari:
    1) I nobili che partivanoper le crociate e volevano assicurare il patrimonio alla discendenza in caso di morte, difendendolo da altri nobili e dalle pretese dellacorona.
    2) garantire l’integrità del patrimonio terreno delle contee gestite da abazie e conventi, sopratutto francescani, che se ne prendevano carico difendendo così le micro proprietà del contado da espropri e rapine da parte dei nobili e, ancora una volta, della corona.

    Quindi il trust non nasce come strumento della corona ma come difesa dalla stessa.
    Infatti i tentativi della corona di rendere questo istituto illegale si sono ripetuti e ad un certo punto sembrava con successo ma le contromisure legali adottate hanno fatto evolvere l’istituto nella forma attuale.

    Durante la rivoluzione industriale, il trust è diventato l’unico mezzo che le classi (scusatemi l’utilizzo di questa parolaccia ma serve a capirci) sottomesse avevano per svolgere attività artigianali, industriali e commerciali. Infatti per poter svolgere tali attività necessitavano di una licenza concessa dal sovrano che, ovviamente, era riservata esclusivamente ai nobili (chi non lo era, ma era stato utile, o poteva diventarlo, alla corona lo diventava per investitura a cui seguiva l’eventuale licenza); questo nonostante le abilità e le conoscenze, nonchè la disponibilità a “faticare” non si trovassero fra i nobili ma fra le classi subalterne.
    Insomma un blocco che vedeva da una parte le persone capaci che non potevavo legalmente svolgere l’attività per mancata autorizzazione e dall’altra gli incapaci che però possedevano l’autorizzazione.
    Nell’antica istituzione del trust fu trovata la soluzione: nel patto fra due, l’icapace diventava proprietario dei beni per donazione e intestatario dell’attività mentre il capace lavorava e produceva.
    Il patto del trust prevede che il trustee gestisca i beni apportati dal settlor nell’interesse del beneficiary (che può o meno coincidere con il settlor) e dispone pienamente degli stessi (può vendere, affittare, mettere in garanzia, traferire, mettere a frutto in qualsiasi forma preferisca i beni stessi. L’unica cosa che non può fare è distruggere fraudolentemente, ad esempio con donazione a titolo gratuito, i beni stessi).
    Il settlor, perde il possesso dei beni (non la proprietà) e quindi è esente dal pagamento delle imposte sugli stessi mentre il trustee che ne diventa l’intestatario (ma non il proprietario) è ugualmente esente perchè il bene non passando in proprietà non aumenta il suo patrimonio.
    Se il trustee fallisce, i beni in trust non possono essere toccati in quanto non sono di sua proprietà.
    I beni non possono essere aggrediti nemmeno in caso di fallimento del settlor non essendo nella sua disponibilità (salvo i casi in cui si rientri nei tempi legali per una revoca giudiziaria e che esistano patti specifici fra lo stato di residenza del settlor e quella del trustee; è comunque molto difficile.
    Il settlor pagherà le imposte sulle rendite della gestione dei beni, realizzando così un vantaggio fiscale e proteggerà l’asset familiare evitando tasse di successione (il beneficiary può essere cambiato con un semplice atto privato).

    Pur avendo, come tutte le cose umane, i suoi lati oscuri e possa essere usato per scopi truffaldini, il trust, a mio parere non è di per sè un’istituzione immorale, anzi! Immorale può essere l’uso che se ne fa: l’automobile non è immorale ma certo se uno la utilizza per asfaltare pedoni il suo utilizzo lo diventa.

    Con l’epoca coloniale nascono i paradisi fiscali, inizialmente per convincere la gente a trasferirsi in posti lontani, disagiati e spesso pericolosi.
    Nemmeno questo è immorale, lo stato acquisisce (conquista, e questo sì è immorale nella maggioranza dei casi) nuove terre e deve metterle a frutto e quindi favorisce chi è disponibile a lasciare tutto con facilitazioni fiscali, non ha altre armi se non quelle della deportazione coatta di galeotti con tutti i rischi sottostanti.

    Quindi le cosidette strutture off shore (trust, paradisi fiscali e quant’altro) sono un retaggio del passato medievale e coloniale e non sono di per sè stessi “cattivi”, tanto che, alcuni anni fa girava la voce, in Italia, che i trust sarebbero stati resi illegali. ed invece quello che è successo è che anche gli stati della “continental law” hanno dovuto accettare questo peculiare istituto della “common law” nonostante questo faccia a cazzotti con la loro impostazione giuridica e, voglio ricordare, che possedere una socità o un conto in un paradiso fiscale non è nemmeno illegale; ciò che è illegale è non dichiarare la sua esistenza sottraendosi così alla tassazione, oltre che sulla proprietà anche sui proventi che essa genera. Attenzione, ho parlato di legalità, non di moralità.

    Nel tempo i paradisi fiscali si sono evoluti e trattandosi in genere di piccoli staterelli e isolette che poco o niente producevano hanno pensato bene di mettere a frutto le proprie peculiarità.
    Anche se formalmente BVI, Bahamas St. Kittys and Nevis ecc. sono protettorati della corona inglese, a tutti gli effetti sono stati indipendenti, diverso lo stato giuridico delle isole della Manica (Jersey e Guersney) e del Mare d’Irlanda (Man) che sono beni della corona e non fanno parte ne’ del Regno Unito ne’ del Commonwealth ne’ della UE anche se le società lì residenti possono acquisire una partita IVA europea, diverso ancora lo stato di Gibilterra, ancora diverso quello di Malta, di Cipro e delle Seycelles, per non parlare di Vanuatu e le Salomone, Kiribaty e varie altre località più o meno note.
    Non tutti i paradisi fiscali sono “inglesi”, per citarne alcuni altri: Negli USA: Deleware, Wyoming, Nevada, in Europa: Liechtestein Andorra, Lussemburgo, San Marino, e per certi versi Svizera (o quello che ne rimane) e le tre Repubbliche Baltiche, Belarus, In Medio Oriente: Libano, Dubai; in Centroamerica: Panama, Costa Rica, in Sud America: Belize.

    Per un elenco completo: https://www.fiscoetasse.com/normativa-prassi/12009-black-list-aggiornata-la-mappa-dei-paradisi-fiscali.html

    Detto questo, non tutti i paradisi fiscali sono uguali, in termine di leggi, tassazione che può essere del tutto assente o limitata, riservatezza (scambio di dati e informazioni con paesi terzi).
    Hanno però quasi tutti delle caratteristica comuni che possiamo suddividere in due grandi “famiglie” in maniera abbastanza approssimativa visto che le legislazioni differiscono anche fortemente fra le giurisdizioni che si basano sulla “Common Law” inglese, quelle che si basano sulla Legge Statunitense, quelle che si basano sul “Diritto Spagnolo” o altre basi giuridiche:

    – i guadagni non sottoposti a tassazione sono quelli realizzati all’esteno dello stato di residenza della società. I proventi da attività “interna” sono sottoposti a normale tassazione.

    -Gli utili societari non distribuiti

    le due caratteristiche possono anche coesistere.

    Che i soldi, senza entrare nel merito di come sono stati guadagnati, cerchino la collocazione migliore per essere protetti da avidità altrui mi sembra abbastanza naturale e ovvio ed in generale non esecrabile.

    Quello che a me spaventa, ripeto, non voglio entrare nel discorso del riciclaggio degli affari sporchi, il mezzo è neutrale e sopratutto ora che gli stati sono diventati degli avidi esattori prelevando anche ben oltre il 50% dei guadagni, è che questi strumenti che altro non possono che essere definiti come “benemeriti” se utilizzate a protezione di attività legittime, in effetti non lo sono e si stanno rivelando delle trappole mortali.

    Fino a una trentina d’anni fa, solo chi ne aveva molti poteva permettersi di costituire strutture offshore, i prezzi erano proibitivi per i comuni mortali ed i comuni mortali non sapevano comunque dove rivolgersi e mai sarebbero stati ricevuti in una banca svizzera (che poteva aiutare molto) o dall’avvocato o commercialista di grido.
    Quella gente non riceveva i “pezzenti”, quindi era un mondo precluso alla maggioranza delle persone.

    Il sistema (banche, studi di commercialisti e avvocati “internazionali”, consulenti, società specializzate) puntava a capitali consistenti e lucrava abbondantemente sulla loro “messa in sicurezza”.
    Erano i tempi in cui gli stati battevano la propria moneta, le tasse erano a livelli assolutamente umani ed il sistema aiutava cittadini disonesti a truffare gli stati.
    Questi capitali esportati generavano altissimi profitti esentasse nel mercato parallelo offshore drenando denaro dal mercato onshore, polarizzando e concentrando sempre più i capitali in poche mani.
    Piano piano, nel tempo sono successe delle cose:

    – gli stati hanno rinunciato alla sovranità monetaria che viene emessa “sovranamente” dalle banche stesse (gli stati prendono a prestito il denaro dalle banche).
    – i grossi capitali “esportati” e concentrati di fatto in poche mani creavano denaro dal nulla ma in un certo senso iniziavano a girare a vuoto
    – il grosso dei capitali si era concentrato nei paradisi offshore e il flusso si andava mano a mano riducendo.

    Ecco che bisognava aggredire il mare grande, quello dei milioni di piccoli capitali della gente comune.
    Si è verificata una cosa importante: i costi per realizzare società e strutture off shore sono precipitati ed improvvisamente sono diventati “alla portata di tutti” (Incorporation a Panama a 499$) diventando un prodotto da supermercato.

    Contemporaneamente sono partite le grandi “lotte contro l’evasione” e con questa scusa la guerra al contante, mettendo nei guai chi aveva esportato quattro soldi per metterli al sicuro da uno stato patrigno sempre più avido e che con la scusa della tracciabilità non può più, non solo utilizzarli ma spesso nemmeno ritirarli dalla banca in cui li ha depositati.

    Ora, facendo i conti della serva, secondo me le cose stanno così:

    – Lo stato prende i soldi a prestito (con pagamento di interessi) dalle banche e li mette in circolazione.
    – lo stato deve quindi restituire più soldi di quanti ne ha presi a prestito è quindi costretto a giocare sulla massa monetaria e la velocità di circolazione indebitandosi sempre di più.
    – Io stato è costretto quindi ad agire come gabelliere delle banche ed aumentare in continuazione il prelievo fiscale.
    – I cittadini tendono a fuggire utilizzando le strutture offshore a buon mercato ma gli stessi che un tempo aiutavano oggi denunciano (direttamente per aver firmato patti di scambio informazione o indirettamente con operazioni del tipo Panama Papers) e ricattano.
    – l’unico metro per decidere se utilizzare un metodo o l’altro o se “chiudere un occhio” è la convenienza del momento, la soluzione a minor costo, tanto i soldi o da una parte o dall’altra finiscono sempre nello stesso caldrone.
    – Finito praticamente il drenaggio di denaro con l’abbaglio della protezione dei capitali si tende ad aggredire il bene reale (case, terreni, fabbriche,attività) e chi meglio dello stato?

    Il grande trappolone è scattato e non si torna più indietro.
    Pensare che questo serva a moralizzare il settore, rendendo difficoltose le transazioni sporche (corruzione, droga, armi, organi, esseri umani) è totalmente ingenuo.
    I grandi capitali, indipendentemente dalla loro provenienza e da quanto sangue gronda continuano a girare allegramente al di fuori di ogni legge, il sistema “lava più bianco” ciò che conviene, sempre.
    A finire triturati non saranno i grandi evasori ne’ la grande criminalità ne’ il terrorismo.
    Siamo noi, i piccoli il vero obbiettivo, devono toglierci tutto.

    Scusatemi se sono stato prolisso

    • Chiaro come sempre Valentino, e la brevità a volte non è un pregio, “È opportuno semplificare, ma non troppo”, diceva saggiamente Einstein.
      E’ chiarissimo il fatto che i paradisi fiscali diventano accessibili a tutti quando entrano a far parte della trappola, a mio parere questo non fa che configurare dei paradisi a due velocità, quella per i pesci grossi e quella per le sardine da frittura.
      Resta immutato il fatto che sotto la copertura della corona di Sua Maestà le grandi mafie agiscono, non parlo in questo momento dei grandi o medi evasori, ma delle mafie come sistema integrato nella guerra tra bande.
      Se la GB volesse i loro capitali avrebbero grosse difficoltà a passare inosservati, quindi la GB, il paese che come giustamente è stato ricordato ha inventato la pirateria di stato, è di fatto connivente con esse.
      E il resto del mondo, dai capi di governo e di stato, ai media, è omertoso.

      • Non sono d’accordo in questo senso,chi governa si ritroverà sempre presto o tardi davanti al male necessario per quali che siano le sue buone intenzioni,i mercenari della corona,sono infondo sempre stati necessari. Solo che i mercenari hanno capito una cosa,specialmente in Giappone non so se qualcuno ha letto delle mafie giapponesi,non hanno nulla da perdere e non sono più i Riina sono nello stesso luogo dove siedono i consigli di amministrazione .Non e solo lo Stato che se ne avvale, da principio pensavo che fosse solo lo stato,ma pure il privato.Li hanno fatto un salto in più da quello che si legge,hanno imparato a diventare loro stessi corporation. Lo stato va tolto poi cesseranno le guerre come dice l’anarcocapitalismo?

      • Su questo ovviamente siamo d’accordo.
        Solo l’Inghilterra ha “Sir Francis Drake”.
        E’ sintomatico

    • Io, piu’ che del comunismo, sono stato “vittima” di un certo cattolicesimo pauperista, o cattolicesimo livellatore, o cattocomunismo (che, in fondo, sono tutti la stessa cosa e la stessa eresia).
      La mia non era una “regione rossa”, vinceva sempre la “Demograzzzia Grisdiana” (con qualche punta di Socialisti), per cui temo ed odio piu’ il cattocomunismo del comunismo stesso.

  8. Se girano fuori dalla legge,dipende dalla legge,la legge dipende nel formalismo giuridico dal linguaggio,il linguaggio nelle definizioni genera deduzioni giurisprudenziali,se ambigua e io non credo nel caso,quello che una legge condanna una parola messa male la avalla. Perché mai violare una legge se posso aggirarla o mettere sul libro paga chi le scrive?cosiche’ al pubblico appaia Buona ,al privato utile.

  9. L’utile e di destra di sinistra o di centro? di convergenza centrale a destra di convergenza sociale a sinistra.Qualcuno direbbe,non si fanno patti tra lupi e agnelli,homo homini lupus e più di destra o più di sinistra?Più leniniano o più smithiano.?

  10. raga….arricchisce dentro questo posto, grazie di leggervi. Meno male che vi ho scoperto! Lo dico in particolare per le modalità di relazione l’uno all’altro nel descrivere i propri pensieri. Ciò non toglie nulla ai contenuti, non è questione di forma o men che meno di tolleranza/accoglienza paraculo democratica. E’ che queste , solo queste modalità, hanno la qualità di arricchirli, i contenuti e le persone che li leggono al di la che si sia o meno d’accordo sul merito. E’ un passo fondamentale per restituire ai mittenti(players antiuomo) la guerra di tutti contro tutti , qui negli ultimi, dove siamo in lungo e largo, e come speicificava meglio nel suo intervento, Valentino.

    Salute Saluti a Enzo e a tutti!

    p.s.
    questa volta un saluto speciale a Giuseppe..ha mandato in onda una colonna sonora che cade alla perfezione!. allora, come s fossimo in una nostra radio, mando anch’io in onda qualche suono a tutto questo spazio “vita” (o del quando c’era ancora il pensiero , per dirla con il signor G portato da Giuseppe) . E’ una dedica doppia come una fuga a preludio, forse anche abbastanza in tema o, diciamo, “all’inglese”

    1:
    https://www.youtube.com/watch?v=mPvycv5Ys2U
    2:
    https://www.youtube.com/watch?v=haAgLmVJK_Y

    • Ciao rò, leggo con piacere le tue considerazioni. Negli anni abbiamo lavorato molto a curare gli interventi facendo attenzione a non permettere che troll di vario tipo potessero inquinare la conversazione, e a giudicare dalle tue parole siamo riusciti ad ottenere qualche risultato.
      Come è possibile constatare anche oggi non ci sono voci univoche ma concordo che questa è un’opportunità e non un problema.
      Un abbraccio, Enzo

    • Anch`io vorrei proporre dei brani, un esempio di cio` che posso ascoltare di musica composta nel secondo `900, questo pezzo mi piace da impazzire:

      https://www.youtube.com/watch?v=uOSgERca0Qk

      Tra l`altro ha anche il pregio, se eseguito a tutto volume, di tenere a distanza qualsiasi adolescente nel raggio di un km 😉

      • Giuseppe Cipriani on

        A pelle ti ringrazio di avermi fatto conoscere questo autore… M’intriga. Approfondirò la sua conoscenza.

        • Allora, visto che piu` sopra e` stato citato un noto gruppo psichedelico, ti faccio conoscere anche il “barocco psichedelico” (vedi commenti al video):
          .
          https://youtu.be/vT2T4PAFfpY?t=32m42s
          .
          Credo si possa definire cosi` per delle arditezze tecniche sperimentali, pero` non chiedermi di approfondire perche` non sono cosi` esperto di “esoterismo” musicale.

  11. Ciao Enzo!
    Buona domenica a tutti!
    Dopo aver letto l’articolo e tutti i vari commenti, c’ho riflettuto parecchio.
    Non mi andava di buttarmi subito nella mischia. Ho pensato a tutti i temi sollevati e a come sarebbero stati connessi tra loro.
    Guarda, tanto per incominciare, mi ritrovo con il tono polemico da te sollevato.
    L’obiettivo vero (il Male) non viene manco lontanamente trattato dai media! (Anzi, spesso, gli lisciano il pelo)
    I veri responsabili, probabilmente, non li conosciamo nemmeno. E questo è uno dei motivi per cui non condivido l’articolo.
    La regina d’Inghilterra è solo un retaggio culturale, il suo ruolo è puramente simbolico. Una gran buffonata tenuta viva per alimentare gossip, immagine e marketing “reale”. Non è lei il capo!
    Per cui l’articolo doveva prendersela con i veri responsabili! (Facendo nomi e cognomi!)
    Multinazionali e banche che controllano il mondo e rifiutano ogni “controllo”: economico/legislativo.
    La guerra tra bande è questo: la distruzione dei popoli.
    Niente più nazioni, niente più religioni.
    Un mondialismo vuoto, in cui c’è tutto e niente.
    Per questo motivo quando leggo Piero mi viene da ridere… ancora fermo alle figurine Panini! Il mondo è andato avanti…
    Destra/Sinistra non esistono più.
    Pensare di poter risolvere i problemi prendendosela con questo o con quello si fa solo il gioco di questi cravattari senz’anima.
    C’è già di fatto un governo mondiale: è il board allargato di qualche multinazionale.
    Viviamo nel paradosso più assoluto.
    La Russia, nazione prima detestata, oggi diviene una potenza interessante (pur con le pecche che sappiamo), in quanto è l’unica che può controbilanciare l’egemonia del sistema occidentale!
    Quindi la cosa da fare è secondo me continuare a discutere di un mondo senza direzione politica!
    Non esiste più una pianificazione politica.
    La polis di oggi è la polis virtuale dei mercati finanziari! La piazza è sostanzialmente un luogo di scambio-merce.
    La coltura è un feticcio usato per legittimare gli interlocutori politici, economici e colturali. Infatti, si pala di “culture”, non di “cultura”!
    Questo è il caos deterministico in cui ci troviamo.
    I simboli pertanto rimangono simboli, ma la mano invisibile del sistema è andata avanti.
    Capire questo significa comprendere la natura dell’uomo contemporaneo.
    Un uomo che distrugge e ri-costruisce.

    PS: Guarda i Beatles, per quanto mi riguarda, rimangono un gruppo imprescindibile. Lo dico da appassionato, essendo nato molti anni dopo. “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band” è un capolavoro. Il bello di quella band è che erano un gruppo (apparentemente) di soli ragazzi normali. Quel normale ha creato loro un po’ di problemi in realtà: erano altro. Qualcosa scuoteva i ragazzi di allora. Loro hanno incarnato questo più di altri. Come i Sex Pistols o i Nirvana anni dopo. Ragazzi che non importa come lo dicono (la tecnica di questi gruppi è all’osso) ma è lo stato generale della coscienza di massa a farli emergere.

    • Per questo motivo quando leggo Piero mi viene da ridere… ancora fermo alle figurine Panini! Il mondo è andato avanti…

      La cosa e’ cordialmente reciproca…
      Come al solito non hai capito nulla…
      Evita percio’ di fare l’esegesi delle mie parole.

      • Non avrei capito io?
        I tuoi comizi soliti sono fermi all’89…
        Il problema non è la sinistra o il comunismo, sveglia!
        Ci sono gruppi internazionali che scavalcano la politica e gli Stati!
        Vorrebbero creare un Mercato Unico in cui loro prendono le decisioni!

    • Ciao Dom, siamo d’accordo sul fatto che i molti dei responsabili non li conosciamo nemmeno, ma che la Regina d’Inghilterra sia solo una buffonata non mi trova d’accordo, il potere della casa reale inglese non è fittizio, lei è il capo dello stato ed è quindi equivalente al nostro presidente della Repubblica.
      Riguardo le sue responsabilità nella politica inglese basterebbe ricordare che fu Elisabetta ad ospitare nel 1992 sul Britannia l’incontro nel quale si organizzò la svendita delle industrie del nostro paese.
      Se Elisabetta volesse fare pulizia in casa e nei protettorati potrebbe fare molto, quindi la sua responsabilità c’è.
      .
      Riguardo ai Beatles, se ci riferiamo al fenomeno sociologico non discuto, ma a maggior ragione risalta il distacco tra il valore musicale, che continuo a ritenere basso, e la notorietà.

      • Sì ma la Regina è una foglia di fico…
        Questo articolo fa il gioco di chi vorresti combattere in realtà…
        Le élite vogliono abbattere gli stati-nazione…
        Non sto discutendo sul fatto se sia meglio la monarchia o la repubblica, sto solo dicendo che ormai i nostri politici non contano più una mazza. E anche laddove ci provassero a contare dovranno eseguire i “compiti” già concordati altrove. Da leggere: http://blog.ilgiornale.it/foa/2016/04/20/cameron/
        In tutto questo caos, vorrei sapere il ruolo che gioca il Vaticano.
        Non fraintendermi, adoro papa Francesco, la sua umiltà stupisce, però la strategia politica non mi convince. L’immigrazione di massa a chi giova? Agli sfruttati o gli sfruttatori?

        La musica è l’anima, lo stato d’animo… Quindi onore a loro… Nemmeno Bob Dylan è stato un virtuoso… però…! Volevo solo dire che gli accostamenti sono sempre sbagliati. Tanto per intenderci, i Beatles non sono stati una boy-band… Hanno creato un percorso tutto loro… Anche i Ramones, il punk è stato additato come la peste dei musicologi, dei vari esperti, però queste band con poche hanno portato molto di più di tante band patinate, dai concerti spettacolari. Esprimevano il polso della situazione, il sentire comune. Non è poco, Enzo.

  12. stò cò frati e zappo l'orto on

    Mi rivolgo in particolare a tutti gli appassionati di musica,in particolare musica “inglese”.
    Propio ieri sera un dipendente della fattoria di un mio carissimo amico,con cui ho molta confidenza,mi proponeva di chiedere a Sting(che possiede molti terreni confinanti la propietà del mio amico) se avesse gradito prendere un caffè in uno dei bar di nostra conoscenza.Mi diceva anche(il dipendente)che Sting è sempre scortato da una numerosa scorta e ha il “terrore”dei cacciatori di autografi.Occorrerà un travestimento!Do you like Sting?

    • Sting è uno dei superstiti degli anni ’70, lo ricordo nel film Quadrophenia, un grande personaggio e diversi brani interessanti.
      Riguardo al problema della notorietà sono dell’idea che un caffè in santa pace vale molto di più della fama.

  13. @Sto’, Valentino, Enzo, Lovinski:
    mio zio per la sua tesi raccoglieva materiale folcloristico in una zona tutto sommato piccola del Sannio…
    Vi aspettereste soltanto tamburelli e mandolini, ma era invece incredibile la varieta’ di strumenti, anche cannibalizzati da attrezzi da lavoro contadino, che suonavano, la ritmica, il cambio delle voci, il modo di cantare (questo solo per stare nell’ambito musicale).
    Per non parlare di leggende, miti, storie locali ed avvenimenti (romanzati e non) tramandati con filastrocche, canti e ballate.
    E oggi, cosa facciamo? festeggiamo con “dolcetto o scherzetto” una tradizione totalmente estranea, re-importiamo “street food” (inventato da romani e greci) naturalmente peggiorando la qualita’ degli ingredienti, ci vestiamo come evasi di galera.
    Conosciamo piu’ la leggenda di Billy the Kid che le vicende dei “Briganti” (patrioti che combattevano contro i giacobini napoletani e piemontesi). Chi mi sa raccontare di voi la storia di qualche “brigante”?

    • stò cò frati e zappo l'orto on

      Piero che bello il tuo intervento !
      Veramente utile ed è vero che la meravigliosa cultura del Sud sia rimasta nascosta per troppi decenni.Cultura fatta anche di rivolta al nuovo potere proveniente “dai nordisti”.Con inevitabili errori e violenze.Per quello che mi riguarda continuo(culturalmente)a difendere il mio “paese”ovvero la Toscana.
      Chiedi ad Enzo se ti concede spazio per un articolo che tratti la storia del Sud(per meglio dire una parte del Grande Sud) preunitario!

    • Condivido in pieno tutto e tanto per dire, un qualcosa che fra l’Emilia e la Liguria si chiama “tralallero” e che in quel di Pirano In Istria si chiama “bitinada” e che in entrambi i casi consiste di una concertazione puramente vocale ad imitare gli stumenti non hanno nulla da invidiare ai pur validissimi cori della Cornovaglia o ai Platters e al Golden Gate quartet che facevano la stessa cosa ma da professionisti e con un sisitema di promozione imponente.
      In quanto ai briganti, hai ragione non ne conosco molti, ma posso citare Fra Diavolo, al secolo Michele Arcangelo Pezza che fra l’altro è nato il 7 aprile come me 🙂