Il ragionamento scientifico mal sopporta il relativismo

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jnci

Il vero problema della scienza biomedica: accettare sempre e comunque tutto (atteggiamento alla ‘non solo ma anche’) senza avere il coraggio di dire: ci siamo sbagliati, ricominciamo da capo lungo una via diversa.

Anche se le verità scientifiche sono gioco forza transitorie e parziali, sono non di meno il risultato di una onesta ricerca della verità.

Anzi, è proprio l’esistenza di una verità a rendere possibile il progresso scientifico: se tale verità non esistesse non ci sarebbe alcun motivo per abbandonare una teoria a favore di un’altra.

Ecco quindi che in tempi di relativismo pervasivo in cui il paradigma è quello della ‘narrazione’ (storytelling) e una narrazione, in assenza di verità, si afferma solo in ragione della sua maggiore persuasività e/o forza di penetrazione. L’attività umana che più ha da scapitare da questa temperie culturale è proprio la scienza e in particolar modo le scienze biomediche, meno protette rispetto ad altre scienze da scudi difensivi come il formalismo matematico (fisico) o il rapporto stretto con la produzione (chimica). Il veleno relativista nelle scienze biomediche si diffonde attraverso le suadenti spoglie del pensoso accettare la complessità del vivente non come sfida verso la semplificazione dei modelli (grana grossa, ricerca di descrittori ‘termodinamici’ poco sensibili ai dettagli meccanicistici) ma come resa al paradosso delle molte interpretazioni. Insomma il vero problema della scienza biomedica diventa quello di accettare sempre e comunque tutto (atteggiamento alla ‘non solo ma anche’) senza avere il coraggio di dire: ci siamo sbagliati, ricominciamo da capo lungo una via diversa.

Un esempio palpabile e inquietante di morte entropica della scienza per ‘orizzonte piatto delle spiegazioni’ è l’articolo: The Conundrum of Genetic “Drivers” in Benign Conditions  di Shumei Kato, Scott M. Lippman, Keith T. Flaherty e Razelle Kurzrock recentemente apparso sulla prestigiosa rivista JNCI (Journal of National Cancer Institute) 108 (8) del 7 Aprile 2016.

La rivista è una delle più prestigiose e gli autori sono delle autorità riconosciute nel campo dell’oncologia.

Il lavoro parla delle cosiddette ‘mutazioni driver che si immagina siano causative dello sviluppo maligno dei tumori.

Gli autori, attraverso una review molto accurata della letteratura scientifica pertinente, trovano che, contrariamente a quanto atteso, queste mutazioni sono presenti anche in casi normali e in patologie benigne, anzi in molti casi sono più frequenti in queste ultime che in quelle maligne.

Secondo i canoni classici della scienza si dovrebbe dire: bene, allora non sono mutazioni driver e tutta la nostra pensata della ‘medicina di precisione’ basata sull’identificazione di queste mutazione e successiva scelta della cura migliore e/o della prognosi non è fruttuosa. Normale scienza falsificazionista come ci hanno insegnato…

Invece tutto l’articolo è denso di equilibrismi in cui si nega e si afferma lo stesso concetto nello spazio di poche righe (e.g. “il deep sequencing con la scoperta di geni predisponenti ha rivoluzionato la prevenzione del cancro” seguito da “la stessa mutazione la possono avere sia chi svilupperà il tumore sia chi non lo svilupperà con la stessa frequenza..bisogna valutare il contesto”).

Tutto l’articolo è pieno di ‘sebbene‘, ‘paradossalmente‘, ‘non basta questo a dire‘, ‘eppure..’. Tra le righe si insinua il dubbio attraverso la formula magica di ‘valutare il contesto‘ oppure ‘ancora non ne sappiamo abbastanza’…si tratta insomma di ‘metterci una pezza’, ma questo è realmente accanimento terapeutico, quanto la si vuole tirare a lungo? Perché non si dice chiaramente ‘ci siamo sbagliati ?’… il sano rasoio di Occam ci porterebbe a dire che se un certo evento (una mutazione o qualsiasi altra cosa) non prevede l’accadere di una malattia allora con la malattia non c’entra, si tratta al massimo di una correlazione spuria…quante prove bisogna accumulare per falsificare una teoria e passare oltre ???

L’esistenza di un enorme apparato di ricerca e sviluppo legato alla medicina personalizzata e al ‘targeting’ dei tumori, legato a doppio filo all’ideologia del progresso continuo e inesorabile, senza battute d’arresto e cambi di direzione rende impossibile il cambiamento. La (falsa) accettazione della (vera) complessità dei sistemi fa il resto…

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About Author

Alessandro Giuliani alessandro.giuliani@iss.it - Primo Ricercatore presso Istituto Superiore di Sanità, si occupa da venticinque anni di modellizzazione matematica e statistica dei sistemi biologici, è autore di circa 200 articoli su riviste peer-review in campi che vanno dalla chimica organica alla psicobiologia. Ha inventato, insieme al prof. Joseph Zbilut e al prof. Chuck Webber dell'Università di Chicago la tecnica non lineare di analisi dei segnali 'RQA' (Recurrence Quantification Analysis). Attualmente il suo interesse è particolarmente rivolto alla Systems Biology e in generale ai sistemi reticolari.

33 commenti

  1. Scusi, ma l’abstract dice anche “Targeting these genomic drivers can produce dramatic responses in advanced cancer, but the effects on their benign counterparts are less clear”. Quindi la terapia funziona comunque, semplicemente non capiamo perchè (cosa abbastanza frequente in medicina, mi pare) e a limite non si possono usare questi geni per la prevenzione, ma solo per terapia.

    • Alessandro Giuliani on

      Caro Camillo, ‘fuziona’ vuol dire che aumenta l’attesa di vita (o in altri casi di ‘periodo libero da malattia’ (disease free)) di due o tre settimane non che guarisce questo chiaramente non traspare dall’esagerazione ‘dramatic’.
      E’ vero che spesso non capiamo perchè i farmaci funzionano (ci spacchiamo ancora la testa sul meccanismo d’azione dell’aspirina) ma qui il punto è la ‘scienza’ del cancro, posto che avere un modello affidabile della malattia può sicuramente nel lungo periodo suggerire strade per la cura (anche se spesso nella storia della medicina è accaduto il contrario con cure efficaci che precedevano la spiegazione) . Ora (aldilà del fatto che purtroppo il funzionamento della terapia è opinabile) qui dobbiamo capire quanto il concetto di ‘driver mutation’ ci serve per capire la biologia dei tumori e dalla lettura della review la risposta è ;NULLA VISTO CHE NON CONSENTE DI DISCRIMINARE IL TUMORE MALIGNO DA QUELLO BENIGNO O A VOLTE ANCHE DAI TESSUTI NORMALI….questa è la conclusione a cui ciascun lettore della review privo di pregiudizi perviene, qui però si cerca disperatamente di arrampicarsi sugli specchi pur di non dire una cosa che dovrebbe essere normalissima in scienza e cioè ‘cambiamo strada’. Il punto è tutto qui…

  2. Giuseppe Cipriani on

    Quello che segnali è emblematico.
    Siamo dinanzi a un caso in cui la scienza è svilita.
    Qual è la ragione?

  3. Alessandro Giuliani on

    Caro Giuseppe, da una parte un sistema perverso che gabella come ‘dramatic effects’ aumenti di una o due settimane di vita di sopravvivenza a prezzo di sofferenze e a fronte di giganteschi investimenti in ricerca che tengono su una enorme massa di interessi. Dall’altra un malinteso senso della complessità che invece di spingerci (come dovrebbe ) a cercare punti di attacco semplici e a grana grossa (e.g. termodinamica, meccanica statistica) autorizza i ricercatori alla codardia di non prendere posizione (tanto chi può dire una cosa o l’altra ?).

  4. Giorgio Masiero on

    Articolo chiaro e rivelatore.
    Per l'”enorme massa degli interessi in gioco”, come dice Giuliani, che riguardando l’industria alleano il capitale (che ci ha investito) alla gente (che ci lavora), la ricerca scientifica ormai sta diventando sempre più autoreferenziale, con una comunità scientifica incapace di autocorreggersi. Serve sviluppare da parte pubblica la meta-ricerca.
    Se passa l’idea che la scienza sia story-telling, che in greco si dice poiesis cioè poesia, piuttosto che ricerca della verità – e questa è la conclusione logica del relativismo – è finita la tecno-scienza, a questo punto ridotta a hollywoodiana fanta-scienza. Serve combattere lo scientismo, che nella sua fissazione di chiamare scientifici anche i problemi che non lo sono (in primo luogo quelli etici), sta riducendo la scienza a chiacchiericcio.

    • Ma veramente solo lo scientismo ha portato a tutto questo ?
      Non sono piuttosto grossi interessi di potentati politici, lobbistici ed economici ad aver portato a questo schifo ?

  5. Alessandro Giuliani on

    E’ così Giorgio, l’idea della ‘scienza come narrazione’ è già ampiamente accettata ma anche l’idea di meta-ricerca è passata tanto che giornali prestigiosi come PloS Biology e Nature dedicano numeri speciali e sezioni proprio alla mancanza di ripetibilità e al modo corretto di approcciare l’incertezza.
    Il punto è che la cultura scientifica decade così velocemente che un ricercatore odierno (tranne rare eccezioni) è un iperspecialista di un campo ristrettissimo senza alcuna consapevolezza metodologica o interesse generale.
    La partita è tutta da giocare…

    • ‘ sezioni proprio alla mancanza di ripetibilità e al modo corretto di approcciare l’incertezza.’…
      parlo da perfetto ignorante in materia, ma non potrebbero esserci, almeno in medicina, situazioni ‘non ripetibili’ (almeno nel concetto scientifico del termine) e situazioni in cui l’approccio ‘ortodosso’ di affrontare l’incertezza si sia rivelato fallace ?

      • Alessandro Giuliani on

        Da una parte hai ragione Davide e per questo la medicina PRATICA non è solo scienza ma anche arte, intuizione, occhio, ispirazione…qui però non si sta parlando di medicina pratica ma di scienza biomedica che serva alla medicina ma non è la medicina, e per servire alla medicina dovrebbe far bene il suo mestiere di scienza e cioè fornire osservazioni ripetibili e affidabili. Non al 100%, si tratta sempre di probabilità, ma almeno che si sappia di che incertezza stiamo parlando. Dire tutto e il contrario di tutto non serve a nulla..

  6. luigi mojoli on

    “Perché non si dice chiaramente ‘ci siamo sbagliati ?’… il sano rasoio di Occam … quante prove bisogna accumulare per falsificare una teoria e passare oltre ???”
    Alcuni perché, assai plausibili, sono stati spiegati. Mi permetto di suggerire l’assenza di reazioni negative tendenti a scoraggiare questi comportamenti. Mi viene anche in mente Thomas Kuhn. Una teoria sbagliata o meno efficiente scompare quando muore senza discepoli il suo ultimo maestro.

    • Giorgio Masiero on

      L’ultima frase, Luigi, mi pare lapalissiana. O forse io qui non capisco Kuhn, che invece, in altre considerazioni, ammiro.

      • luigi mojoli on

        Prenderò in considerazione l’ipotesi di essere tanto cretino da aver scelto l’unica frase scialba di Khun. Che mira!

  7. Aggiungo solo che l’incapacità di dire “ci siamo sbagliati” sembra essere una cifra caratteristica della contemporaneità.
    Ma andando oltre constatiamo che manca anche la capacità di dire un più semplice “non lo so”, dal punto di vista scientifico, come è noto, imputo questa incapacità al neodarwinismo che non ha ancora spiegato l’evoluzione ed è incapace di riconoscerlo.
    Questa incapacità appartiene anche all’economia e alla politica, pensiamo ad esempio ai problemi attuali, possibile che nel progettare l’Euro nessuno si sia sbagliato?
    Quello che è accaduto era veramente ciò che si desiderava?
    Fondamentalmente si deve ripartire dall’umiltà, virtù praticamente estinta.

    • Interessantissime considerazioni Prof., che mi dimostrano come il tempo che trascorro su questo blog non è per nulla sprecato, sulle quali credo ci sarebbe da discutere per mesi ma che comunque in questo blog sarebbero FT.
      Mi limito solo nell’osservare che l’incapacità di ammettere i propri errori, il dire: ‘scusate mi sono sbagliato’ è una caratteristica intrinseca di tutti i regimi totalitari: se non erro nel Ventennio si diceva che Mussolini avesse sempre ragione e nell’URSS stalinista il solo porre in discussione le sconclusionate teorie di Lysenko era sufficiente per vincere un soggiorno in un gulag siberiano.
      Un’ultima cosa sull’euro; se ben si ricorda tempo addietro Monti disse che la Grecia rappresentava il più bel successo della moneta unica: siamo sicuri che, guardando le cose dal loro punto di vista (non da quello degli interessi del popolo greco, ed in fin dei conti anche dal nostro) abbia avuto torto ?

  8. Fabio Vomiero on

    Articolo molto interessante che stimola inevitabilmente alcune riflessioni di carattere epistemologico. Giustamente Giuliani, peraltro, sottolinea in modo chiaro la differenza che esiste tra scienze biomediche (quello che sta dietro la figura del medico) e medicina, che è poi l’attività scientifica di tipo empirico che dovrebbe tradurre (in modo si spera corretto) le conoscenze appunto biomediche che derivano dalla ricerca (fisiologia, biochimica, farmacologia ecc.) in cure per il paziente. Comunque il problema centrale di tutta la questione secondo me sta nella frase conclusiva, in quel “La (falsa) accettazione della (vera) complessità dei sistemi fa il resto… “, locuzione che mi stimola almeno due domande: abbiamo veramente coscienza di che cosa sia la complessità? In caso affermativo, la nostra è una vera accettazione dei limiti imposti dallo studio dei sistemi complessi? Perché poi al di là del significato, sempre ambiguo, che possono trasmettere alcune etichette come “relativismo”, “positivismo” o “riduzionismo” ecc., c’è realmente una situazione di evidente difficoltà che la scienza incontra nell’approcciare i sistemi complessi. Io sono un biologo e forse sono abbastanza abituato a ragionare anche per possibilità e probabilità, ma mi confronto spesso con le persone e mi rendo conto che per esempio molti, soprattutto fisici, matematici, e ingegneri per esempio, faticano ancora ad immaginarsi una scienza che possa procedere anche con altri sistemi oltre che con la collaudata, ma insufficiente sfera dei modelli squisitamente fisico-matematici. Se invece accettiamo veramente un limite intrinseco posto dalla complessità di alcuni sistemi, invece, di conseguenza accettiamo anche il fatto, secondo me normale, che anche nella scienza possono esistere limiti come l’ignoranza, la non determinazione, l’aleatorietà, l’imprevedibilità, e che lo studio dei sistemi complessi quindi, impone inevitabilmente anche nuove metodologie di approccio, necessariamente di tipo sistemico. Qualche esempio, l’evoluzione biologica, i sistemi cognitivi, l’economia, lo sviluppo delle malattie, la nutrizione e molto altro ancora. Saluto cordialmente.

    • alessandro giuliani on

      Caro Fabio anche io sono biologo e dopo trenta anni di ricerca in analisi dei dati biologici ti dico che hai ragione e proprio perché hai ragione ti dico che complessità non è sinonimo di massima incertezza ma al contrario di un elevatissimo grado di ordine che i sistemi complessi esibiscono. Molto ma molto di più dei sistema più semplici. Questo ordine deriva però dalle interazioni fra le parti e dal fatto che lo stesso comportamento può scaturire da diversi meccanismi microscopici. Ecco perché la prima cosa per prendere sul serio la complessita del vivente e azzeccare la scala a cui si manifestano le regolarità. L’ esatto contrario di ciò che fanno gli autori dell’articolo.

  9. Sull’uso distorto e strumentale del tema fondamentale della complessità in biomedicina – e sulla natura economica di questa “medicina contro l’evidenza” – segnalo “Life as surplus: biotechnology and capitalism in the neoliberal era” di M. Cooper. U of Washington Press, 2008.

  10. Sono del tutto d’accordo..a meta’.
    Nel senco che concordo con la visione del problema, ma vorrei sottolineare che, se si lascia la vecchia strada per la nuova, non e’ che si sia fatto un vero progresso.
    “la scienza e’ il processo di apprendimento sulla Natura, in cui idee concorrenti su come il mondo funziona vengono valutate contro i dati” (Richard Feynman).
    Ovvero, c’e’ bisogno di usare piu’ idee contemporaneamente.
    Invece no. Invece la scienza e’ la nuova teologia monoteista.
    E’ comunque certa l’incapacita’ di dire “mi sono sbagliato”, da parte della confraternita scientifica. Magari riuscirebbe loro meglio, se si tornasse a far competere concorrentemente piu’ idee.
    Non mi lascio sfuggire l’occasione per ricordare che la barbagiannata del Big Bang fallisce sui dati al 95%, modelli alternativi ce ne sono ma siamo comunque pieni di professoroni che si tengono con cura i paraocchi, di fronte all’ovvia falsificazione.
    Quindi non sto suggerendo che la mia proposta sia la soluzione, e’ solo un passo necessario. Senza pluralita’ di certo non ci si muove (infatti la pluralita’ e’ stata ammazzata appunto per non muoversi, la sua scomparsa e’ voluta e progettata).
    Quando avrete coraggio di ammettere anche qui la sconfitta del Big Bang, di illustrare teorie alternative (modello a massa variabile, modello al plasma per dirne due), magari vedro’ un progresso.
    Buona giornata.
    PS: non concordo con l’uso della parola verita’, ma qui siamo sul livello epistemologico piu’ che di contenuti. Ma siccome sono pignolino.

    • Buonasera Fabio,
      le faccio notare che quello che viene criticato da Alessandro non è la pluralità (più idee di più scienziati ) ma il relativismo (un solo scienziato che afferma e poi nega un’idea ).
      Mi può dire dove viene dimostrato che il Big Bang viene contraddetto al 95% dai dati?

      • Non ho certo pensato che Alessandro abbia criticato la pluralita’. Ho scritto che non l’ha considerata, o che non l’ha considerata abbastanza. E’ certamente condivisibile (a meta’) quanto ha scritto, ma se si rimane nell’ottica monoteistica, secondo me non si fa un gran progresso.
        95% e’ il totale tra materia ed energia oscure. Le confesso che tale domanda mette in allerta il mio dentino. Uomo avvisato, la saluto htagliato.

        • Attenzione, Fabio, devo correggerla: la materia oscura e l’energia oscura NON sono in contrasto con il Big Bang: la prima è un eccesso di massa delle galassie che esiste (come deformazione dello spaziotempo) ma al momento non è spiegabile, mentre l’energia oscura è legata PROPRIO all’espansione dell’Universo (se prevale l’energia oscura su quella gravitazionale si ha espansione).
          Il Big Bang al momento non è stato falsificato (di sicuro tali due cose oscure non lo falsificano) ma anzi risulta corroborato, per questo su CS non lo critichiamo.
          P.S.: se la Verità esiste, è unica, quindi è “monoteistica”.

          • 1) da un inizio come il Big Bang, i dati non coincidono poiche’ c’e’ troppa uniformita’ sulle famose “fluttuazioni”. Deus ex machina Inflattivita’, “che al momento non e’ spiegabile”.
            2) il modello rotazionale delle galassie non coincide coi dati. Deus ex machina materia oscura “che al momento non e’ spiegabile”.
            3) la suppposta espansione non coincide con i dati. Deus ex machina energia oscura “che al momento non e’ spiegabile”
            4) l’uniformita’ tra Nord e Sud (terrestre, il che e’ tutto dire) non coincide coi dati. Qui manco un Deus ex machina ma comunque “al momento non e’ spiegabile”.
            5) il principio di uniformita (necessario al modello) non coincide con i dati anche relativamente ad aggregati di massa. Anche qui manco un Deus ex machina, semplicemente l’indifferenza “che al momento non e’ spiegabile”
            6) idem per dei vuoti di massa “che al momento non sono spiegabili”
            7) idem per degli attrattori di massa “che al momento non sono spiegabili”
            Pero’ la ringrazio dell’errore cha ha fatto, ammettendo che qui tale modello non si critica.
            Leggero’ volentieri un articolo che parli di questi punti che ho descritto (che trova nella letteratura scientifica, ma viene ignorata dalla congregazione scientifica stessa). Con che coraggio lei vada fiero del fatto che non critichiate il modello in base a questi punti, al momento non e’ spiegabile (scientificamente. Dogmaticamente invece e’ facile spiegarlo).
            Ora mi dica lei come si possono falsificare i punti sopra descritti. Se vuole continuare a dialogare con me, risponda con un “scientificamente, materia ed energia oscure sono falsificate se…” e proseguire con gli altri punti.
            Altrimenti ho ragione io anche se “al momento non e’ spiegabile” (veramente l’ho spiegato).
            Ha anche ragione Darwin anche se “al momento non e’ spiegabile”.
            E Dio esiste anche se “al momento non e’ spiegabile”.
            Pure il Flying Spaghetti Monster esiste anche se “al momento non e’ spiegabile”.
            Roba da pazzi, e vi lamentate di Pikaia, quando per i vostri totem fate la stessa cosa.

        • alessandro giuliani on

          Ottica monoteista ? Anche dei robusti politeisti come gli antichi romani ci tenevano molto a esprimere le loro idee in maniera conseguente . Se mi esprimo contraddicendomi a ogni passo o nascondo qualcosa (per questo se un testimone cade in contraddizione non è più credibile) oppure ho la mente confusa e questo con la filosofia non c’entra niente

          • Alessandro, mi scuso per il mio modo di scrivere (che, chi mi conosce, sa che e’ dovuto ai muri di gomma presenti).
            Per monoteismo intendevo Pensiero Unico. Dato che associo l’attuale modo di “fare scienza” ad un dogma religioso, lo chiamo appunto monoteismo. Ma non mi riferisco alla religione (o, come astrae correttamente lei, alla Filosofia),
            Concordo pienamente con il suo appunto sulle contraddizioni, ed ho aggiunto che a questo problema si somma il fatto che tali contraddizioni dovebbero essere subito bollate, invece questo non succede. Cioe’ la contraddizione e’ sistemica. Sono due livelli di problemi uno sopra l’altro.
            Ho voluto poi suggerire una delle cause di questa gerarchia di problemi. Non concordo cioe’ sulla vera efficacia di quanto dice Kuhn, che si accontenta secondo me del passaggio di potere da un Pensiero Unico all’altro, La scienza non dovrebbe avere bisogno di rivoluzioni! Bene che avvengano, ma comunque e’ un processo che non dovrebbe essere cosi’. Vedi la frase di Feynman,

  11. alessandro giuliani on

    Forse le cose sono più semplici di quello che sembrano e basterebbe una sana conoscenza del latino e della consecutio per evitare di negare e affermare lo stesso concetto in poche righe. La cosa che più mi spiace non è incaponirsi in strade poco fruttuose ma che nessuno abbia pudore di scrivere un articolo scientifico argomentando come un pazzo o un ubriaco. Questo è qualcosa di molto più pericoloso in quanto presuppone che li fuori ci sia una comunità scientifica che trova la cosa perfettamente normale.

    • Esattamente, il problema non e’ il problema in se’, ma il fatto che l’esistenza del problema non venga rilevata. O, peggio, che passi addirittura impunito il probema. Io la chiamo confraternita (e non comunita’) scientifica proprio per questo motivo.

      • alessandro giuliani on

        Caro Fabio be allora si hai ragione il pensiero unico in scienze è soffocante !