Gli elefanti nella cristalleria darwiniana

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elefazann

Gli elefanti stanno nascendo senza zanne per via della caccia al loro avorio, sostengono i ricercatori.

“Evoluzione!” dice qualcuno… “Forse” rispondono altri, “Boh…” altri ancora.

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Gli elefanti nascono senza zanne. “Per sopravvivere ai bracconieri”, così Repubblica del 28 novembre titola raccontando di un curioso fenomeno che si sta verificando in Africa: “Anni di caccia all’avorio – sostengono i ricercatori – stanno cambiando la popolazione femminile degli elefanti africani”:

A FORZA di rubargliele non ricrescono più. E’ ancora presto per parlare di mutazione genetica ma quello che sta accadendo in alcuni branchi di elefanti africani è un campanello d’allarme serio….

Da oltre 35 anni la ricercatrice Joyce Poole, cofondatrice di Elephant Voices, che studia oggi i grandi mammiferi di Gorongosa in Mozambico, osserva i comportamenti e l’evoluzione di questi animali. Poole spiega come la linea evolutiva degli elefanti africani abbia subito modifiche nel tempo: diversi esemplari di femmine, anche dopo l’amputazione delle zanne da parte dei bracconieri, sono riuscite a sopravvivere.

Senza zanne non erano più bersaglio dei cacciatori e questo avrebbe dato luogo negli anni a una modifica: una prole con sempre meno zanne.

Secondo l’articolo pubblicato su Repubblica la ricercatrice Joyce Poole afferma dunque che siamo davanti ad un caso di lamarckismo pieno: a furia di tagliare le zanne alle elefentesse le discendenti stanno nascendo senza! A quasi un secolo e mezzo di distanza gli esperimenti di Weismann sulle code dei topi sono dunque smentiti: esiste l’ereditarietà dei caratteri acquisiti!

Toccherà a questo punto avvertire i neodarwinisti che possono finalmente mandare dal rigattiere le loro macchinose spiegazioni sull’evoluzione, possono finalmente tornare alla teoria originale di Darwin (che era in questo lamarckiana) e fare a meno di quelle scomode mutazioni casuali che, diciamolo chiaramente, sono un po’ come dei compagni di viaggio imbarazzanti che creano un sacco di problemi.

La ricercatrice Joyce Poole va anche oltre, quella che emerge è una visione romantica e quasi fiabesca:

I maschi hanno una forte pressione genetica ad avere le zanne – dice Poole – ma le femmine hanno iniziato a modificare il loro aspetto per avere più possibilità di sopravvivenza (contro i bracconieri, ndr)”. E’ come se la natura avesse deciso di toglierle dal mirino dei bracconieri togliendogli preventivamente le zanne.

Il racconto di una natura degna dell’Intelligent Design, una natura che “decide” di togliere le zanne alle elefantesse, una storia disneiana. Ma su questo punto i pareri di ricercatori ed esperti sono molto variegati:

Ma come spiega Victor Muposhi, ecologista dell’Università di Chinhoyi in Zimbabwe, “perdere le zanne influisce direttamente per la salute e la sopravvivenza degli elefanti. Senza, sono più inclini a malnutrizione e malattie”. Sul fatto che si tratti di una vera “evoluzione”, ovvero di un cambiamento genetico di DNA e alleli, altri esperti concordano sul fatto che ci siano segnali attendibili ma siano necessarie altre ricerche.

“Non credo che sia un grande sforzo di immaginazione pensare che bracconaggio e assenza di zanne possano essere collegati”, dice David Coltman, genetista evolutivo del’Università di Alberta “ma bisogna ancora trovare prove definitive e convincenti”.

“Nessuno dubita che ci sia una forte pressione selettiva, ma sarà il tempo a dirci se è stata o meno una evoluzione” dice Atle Mysterud dell’Università di Oslo.

Anche per Eleftheria Palkopoulou, genetista all’Università di Harvard, “dovremmo poter osservare il genoma della popolazione di elefanti, ma è un campo di ricerca lungo” spiega alla rivista Nautilus.

Insomma non si sa se sia vera evoluzione o no, di fatto siamo in presenza di una variazione nella percentuale di individui già esistenti nella popolazione iniziale, una variazione di “frequenze alleliche” che i ricercatori non si sentono di definire “evoluzione”. Eppure questo è un caso analogo a quello della Biston betularia, la farfalla che a seguito della rivoluzione industriale ha visto aumentare la popolazione nella variante scura, e in quel caso ci assicurano che sia vera evoluzione. La ragione ci dice infatti che la variazione percentuale della presenza di una caratteristica preesistente non è un caso di evoluzione ma di selezione, un fenomeno nel quale non sorgono nuovi caratteri ma se ne diffonde maggiormente uno preesistente in seguito a selezione.

E a finire di fare danni nella “cristalleria” neodarwinista giunge la considerazione conclusiva:

Tutti però sono d’accordo su una cosa: “Un elefante senza zanne è un elefante storpio”.

Altro che evoluzione! La perdita di funzione che avviene senza le zanne è una deformità fisica. L’elefante è  definito “storpio” dai ricercatori, siamo di fronte ad una patologia dunque, la stessa cosa però viene negata nel caso della “evoluzione” costituita dall’anemia mediterranea, così come viene negato il fatto che la mutazione nell’utilizzo del citrato da parte di un batterio di E. coli nell’esperimento di Lenski sia anch’essa una perdita di funzionalità e non evoluzione.

Insomma, si può ben dire che siamo di fronte al classico elefante nella cristalleria: come si muove fa “cocci” della narrazione neo-darwiniana.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

23 commenti

  1. Quando le premesse sono false, è molto difficile pervenire ad una conclusione onto-logicamente consistente, senza successivi e numerosi “aggiustamenti”. O pasticci e contraddizioni formali (e fenomenali, verrebbe da dire) a seconda dei gusti.

    E il “Caso” – che qui sembra essere stato messo in un angolo – ci sarà rimasto male?

    Ancora qualche esempio di questo tipo e il darwinismo si seppellisce da sé. In perfetta autofagia.

  2. Giorgio Masiero on

    La molteplicità di spiegazioni diverse, anche ragionevoli ma reciprocamente incompatibili, è inevitabile nel caso di postdizioni : non esiste in questi casi infatti, nessuno criterio oggettivo per preferire una spiegazione ad un’altra. Diverso invece è il caso delle predizioni : qui il criterio è dato dalla corroborazione sperimentale in seguito alla replicazione del fenomeno che si pretende di spiegare.
    È vero che ci sono fenomeni non replicabili, ma allora la ragione epistemologica porterebbe a distinguere almeno 2 tipi di teorie scientifiche: quelle che studiano fenomeni riproducibili e quelle che si occupano di fenomeni irriproducibili. E ciò non tanto perché nelle prime alberghi la verità, impossibile da dimostrare nelle seconde. La verità non appartiene mai alla scienza sperimentale. La distinzione è necessaria piuttosto per distinguere le scienze sperimentali che possono dare frutti tecnologici, da quelle che non li daranno mai.

    • Trovo giusta questa distinzione, ma tra le scienze che non permettono frutti tecnologici non vedo altro che il darwinismo, infatti anche la cosmologia che non permette di verificare il passato permette però di ipotizzare, e quindi verificare, gli sviluppi futuri.
      Il darwinismo è molto più vicino alla mitologia.
      Riguardo alle ricadute tecnologiche allora è concettualmente molto più utile l’ID.

      • Giorgio Masiero on

        Sei molto “buono”, Enzo, con la cosmologia: c’è in essa un sacco di ciarpame, dal multiverso alle teorie sull’origine dell’universo (che in questi giorni Hawking era venuto a raccontare a Roma per intrattenere i tuoi concittadini), dalla vita aliena alle teorie matrix, ecc., ecc.
        E poi sei troppo “cattivo” col darwinismo, che oggi si trova in una compagnia sempre più affollata: dove le metti un sacco di teorie della psicologia, delle neuroscienze,… ? e il 90% degli articoli di medicina che, a detta dell’NIH, avanzano ipotesi irriproducibili e così incontrollabili?!
        Il Cicap dorme, dovremmo fondarne un altro…

  3. Non capisco perché non la definiscono evoluzione. Se gli elefanti NASCONO senza zanne, o c’è stata una mutazione, allora è evoluzione secondo il Neodarwinismo, oppure qualcosa ha silenziato i meccanismi che permettono lo sviluppo delle zanne pur essendo esse “presenti” nel DNA, allora è evoluzione secondo la Sintesi Estesa.
    Se non mi sono perso una terza possibilità, volendo essere malpensanti, sorge il dubbio che il problema sia psicologico: forse non si ha il coraggio di associare all’evoluzione (parola che ricorda concetti come l’adattamento e il progresso) una cosa brutta e triste come la scomparsa delle zanne in un animale maestoso e ammirato anche per esse, mentre per gli unicellulari o per fringuelli dal becco un po’ più largo non si fanno problemi.

    • Grazie per la segnalazione, Potclean. Ho notato che la discussione si è concentrata soprattutto sulla comunicazione della scienza da parte di scienziati e giornalisti, mentre il merito scientifico, certe contraddizioni sui contenuti sembra che le abbiamo notate solo noi.
      Non fa niente se per qualcuno siamo una “cattivissima compagnia”, lo prendo per un complimento.

      • Pensa che Pukeko Da Malo si vergognerebbe di dire che in quanto alle critiche è in cattivissima compagnia (la nostra), e certo, lui con il darwinismo ci campa, mica vorrà restare a spasso…

    • Grazie, Muggeridge, mi incuriosisce tantissimo il film che ci hai segnalato!
      I fatti reali (scientifici) su cui poggia li abbiamo discussi in un commento anche di recente
      http://www.enzopennetta.it/2016/11/ma-la-post-verita-e-vera-o-falsa/#comment-54338

      Riporto quanto detto da Giorgio:
      “appena 3 anni fa si faceva risalire la comparsa di Homo sapiens a 100.000 anni fa, oggi si parla di 2-3 milioni di anni. Per Lei [Fabio Vomiero] questa è una manifestazione di avanzamento; per me, in assenza di predizioni controllabili, è solo la prova che navighiamo (ancora) nel buio più pesto.”

      A parole mie pare un po’ strano che si può ipotizzare una cosa, poi in un secondo momento il suo opposto, nel caso degli elefanti anche contemporaneamente (seppure da scienziati diversi) MA il quadro/teoria generale non viene considerata toccata dalla cosa. Strano.

    • Giorgio Masiero on

      Molto istruttivo questo episodio, Muggeridge! Non lo conoscevo. Mi ha ricordato il Voltaire che, allarmato dal ritrovamento di fossili di conchiglie e pesci sulle Dolomiti – che poteva supportare l’idea del diluvio universale – sostenne in una dissertazione accademica che tali resti potevano essere stati portati lì dalle ‘innumerevoli folle di pellegrini e di crociati che tornavano dalla Terrasanta’ !
      Quando l’ideologia acceca la ragione…

    • Grazie Muggeridge, neanche io conoscevo questa storia.
      L’accostamento tra i testimoni di Geova e i darwinisti fatto da Cammilleri è bellissimo! 😀

      • Non c’è di che, non è che conoscessi questo film prima di leggere la Bussola oggi pomeriggio. Comunque è arduo ricostruire gli eventi passati senza formulare ipotesi che spesso sono destinate a restare tali. Io per esempio resto molto stupito e ammirato dalla geologia che riesce a ricostruire i movimenti della terra e dei continenti con attente analisi e osservazioni sull’esistente, oltre che a datare i vari strati. Probabilmente la materia inerte, per quanto complessa, è enormemente meno complicata degli esseri viventi con tutte le loro interazioni con l’ambiente.

        • stò cò frati e zappo l'orto on

          Ho letto la Bussola e sapere che Banderas è l’attore principale(uno dei principali) del film mi ha sorpreso un pò.Normalmente attori famosi come lui si spendono in cause molte più facili.
          Il paragone del cattolicissimo Cammilleri facendo idealmente scontrare i creazionisti Testimoni di Geova e gli Ultras Darwinisti(ovvero chi del darwinismo ne ha fatta una fede) mi ricorda anche che durante il nazismo nella lista degli esseri da sterminare assieme ad ebrei,russi,ecc.pure i Testimoni di Geova erano presenti.E i nazisti sicuramente non mancavano di certe simpatie per un certo darwinismo.

  4. Bell’esempio di selezione naturale, quella del più adatto. Gli elefanti Africani (Elephas maximus) sono senza zanne solo nel 2-6% dei casi.
    Tra il 1977 e il 1992 il 90% degli elefanti del Gorongosa National Park in Mozambico sono stati uccisi. Del 10% sopravvissuto ovviamente circa le metà era senza zanne, ed è secondo il darwinismo che quel carattere si sia affermato nella popolazione, permettendone la sopravvivenza.

    Non siamo quindi di fronte ad un esempio di Lamarckismo, mi sembra piuttosto chiaro, e i toni di questo blog fanno sorridere. La frase di Joyce Poole è tutta da verificare. Si df riferimento a Repubblica, senza verificare se siano le reali parole dell’etologa e in che contesto le abbia pronunciate.

    Uno scienziato serio cerca letteratura solida, prima di affidarsi a Repubblica… E’ ragionevole che si tratti di selezione della minoranza sorpavvissuta (e non più minoranza) senza zanne e non “trasferimento del trauma” dell’amputazione. Questo fino a prova contraria, che consisterebbe nel verificare che la discendenza delle elefantesse amputate sia meno provvisto di zanne della media dell’elefante africano ed è presumibile che non lo sia, salvo sconosciuto meccanismo epigenetico.

    Un invito all’Autore del blog, invece di perdere il suo tempo a spuliciare Repubblica in cerca di acqua torbida per il suo mulino, di studiare qualcosa di autorevole, per esempio questo:
    Whitehouse, Anna M. “Tusklessness in the elephant population of the Addo Elephant National Park, South Africa.” Journal of Zoology 257.02 (2002): 249-254.
    E, analogamente su Homo sapiens, questo: Dean, Christopher, et al. “Growth processes in teeth distinguish modern humans from Homo erectus and earlier hominins.” Nature 414.6864 (2001): 628-631.

    • Fantastico!
      Giulio è il prototipo del darwinista tifoso che di fronte ad un articolo sul secondo quotidiano nazionale, appartenete al gruppo di Le Scienze e MicroMega, nel quale si riportano delle frasi quantomeno confuse sull’evoluzione di ricercatori, cosa fa?!?!?!?
      Critica me che le faccio notare!
      Grazie, grazie davvero, non ridevo così da tempo… quando ha un minuto scriva ancora che mi mette di buon umore.
      ep

      • Faccio il “tifo” per il ragionamento e l’obiettività dei dati. Quando parla di “evoluzione di ricercatori”, desunta dal “secondo quotidiano nazionale”, scientificamente autorevole perchè dello stesso gruppo editoriale di riviste divulgative, di ragione ne vedo ben poca.
        Avevo difficoltà a seguire la sua parziale interpretazione di un fenomeno superficialmente desunto da un articolo sul , ma ora davvero l’ho persa.

    • Quanto è bello il darwinismo! A patto di usare la ragione e il contesto caso per caso per capire in una popolazione quale sia la varietà più adatta alla sopravvivenza, esso predice che il più adatto prevarrà e si diffonderà. Veramente c’è da sorprendersi quanto riesca sempre ad avere ragione.

      • Similitudine a scoppio ritardato: il darwinista è come quel tipo di intellettuale che sa spiegare sempre benissimo a posteriori il risultato di una votazione elettorale, ma se gli chiedi una regola generale ti risponde “vince chi riesce a convincere più elettori e prende più voti”.

          • Sull’inutilità attuale delle teorie dell’evoluzione si può essere d’accordo, come si poteva esserlo sulle previsioni del tempo dell’800. La nostra comprensione della vita è lacunosa perchè essa si dimostra molto complessa. Per questo è importante potersi affidare a un filo conduttore che aiuti a modellarla per comprenderla.
            Pensare che sia più utile sostenere Lamarck o che la pioggia sia la pipì degli angeli, non è di certo più utile che ragionare in termini di selezione naturale e meteorologia.
            Stiamo parlando di cose utili? Io credo che sia utile prevedere l’evoluzione di un patogeno, cercare di mettere in piedi misure per preservare il capitale della biodiversità, prevedere l’impatto sull’ecosistema delle attività umane, pianificare responsabilmente una modifica genetica che le nuove biotecnologie permetteranno presto.

            Faccio allora una domanda chiara all’autore di questo blog: lei pensa che la spalla che offre a creazionisti come quelli con cui ha fatto conferenze sia più utile delle spallate che cerca di dare alla scienza fatta con onestà (e siamo d’accordo che non è tutta così)?

            Se il problema è l’onestà intellettuale e le sue ripercussioni sociali e politiche, dove pensa che porterà la sua battaglia? Perchè questo suo articolo sugli elefanti non è di certo scritto in modo onesto e ragionevole e io credo che dalla disonestà e dall’irragionevolezza non possa venire molto di buono.

  5. @Giulio che nell’intervento del 5 dicembre mi ha scritto:
    “Un invito all’Autore del blog, invece di perdere il suo tempo a spuliciare Repubblica in cerca di acqua torbida per il suo mulino, di studiare qualcosa di autorevole”….
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    Ebbene, potrebbe gentilmente scrivere la stessa cosa a Pikaia che ha perso parimenti tempo dedicando un articolo alla stessa identica notizia?
    http://pikaia.eu/i-superpoteri-delle-elefantesse-e-il-disegno-intelligente/
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    Mi convinco sempre più che per certa gente l’importante è dare addosso a CS e al sottoscritto.