“L’ultimo uomo” di enzo pennetta. Un manuale delle radici del totalitarismo prossimo venturo. Che è qui.

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Dal blog di MARCO TOSATTI

Si intitola “L’ultimo uomo” , con una citazione di Nietzsche, ma avrebbe potuto avere come sottotitolo “le radici della nostra follia” il bel libro che Enzo Pennetta ha scritto:

Perché di questo si tratta : l’autore esamina come negli ultimi tre secoli utopie, ipotesi scientifiche elevate al valore di dogma indiscutibile, visioni immaginifiche del mondo e dell’uomo hanno contribuito a cercare di stravolgere antropologia e realtà umana; e – quel che è peggio – continuano anche oggi, con radici sottili che vanno fino ad antiche eresie cristiane.

E’ un’opera “leggera” come numero di pagine, sono 206 in tutto, per i tipi del Circolo Proudhon, diviso in capitoli snelli, e di agevole lettura, che aiuta a leggere e capire la realtà che stiamo vivendo sia da un punto di vista di impostazione filosofica e di pensiero, sia nel contesto dell’attualità. Non a caso uno dei capitoli si intitola “Le ONG e altre organizzazioni”, ed esamina come queste forme di pressione e aggregazione sociale operino in modalità tutt’altro che democratiche, sotto il mantello dichiarato del “rafforzamento della democrazia, la riduzione della povertà, la tutela dell’ambiente e della cultura, la protezione delle fasce più deboli della popolazione”. Ma la loro realtà nascosta è ben diversa, e costituiscono spesso a tutti gli effetti degli strumenti di colonizzazione culturale, o di “regime change” nel caso in cui un Paese si riveli ostico a quella che Chimsky definisce “una colonizzazione dall’interno”. E in ultima analisi portano acqua al mulino del governo globale di cui il volto si mostra sempre più evidente in eventi e Paesi, non escluse le ultime elezioni presidenziali francesi.

E’ davvero un libro che ci sentiamo di raccomandare alla lettura, perché mette in luce i collegamenti fra quello che viviamo e vediamo oggi nel campo infinito dei “diritti” infiniti e le idee che già all’inizio del secolo XX portavano uno scienziato inglese, J.B.S. Haldane, a scrivere “Daedalus : or Science and Future”, da cui Huxley avrebbe tratto ispirazione per il suo “Brave New World”. Verso quello che è l’obiettivo finale, e, ahimè, il prodotto che stiamo cominciando ad assaporare, di un “totalitarismo dolce”.

E aiuta a rispondere alla domanda che si poneva Igor Safarevic, matematico russo geniale, fondatore della scuola più importante di teoria algebrica del suo Paese: “Perché i liberali d’occidente provano simpatia per il sistema staliniano di comando? Entrambi questi fenomeni storici si presentano come tentativi di realizzare un’utopia tecnico-scientifica. O meglio, sono due varianti, due vie di questa realizzazione. La via progressista occidentale è più morbida, basata sulle manipolazioni più che sulla violenza diretta….Tale differenza di metodo crea l’impressione che si tratti di due sistemi irrimediabilmente antagonistici, ma in effetti sono mossi da un unico spirito e i loro fini ideali coincidono in maniera sostanziale”.

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