Teoria delle Risonanze Evolutive

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Un’alternativa al caso e alla selezione naturale basata sulla fisica delle risonanze e delle transizioni di fase.

Lo scopo principale di una qualunque teoria dell’evoluzione è descrivere scientificamente i modi e i tempi con cui le specie viventi sono cambiate nei circa tre miliardi di anni della vita sulla Terra. Al momento questo compito è affidato al Neodarwinismo, ma mentre esso permette di spiegare quei cambiamenti entro i confini di una certa specie (microevoluzione), l’evoluzione verso un’altra specie, genere o gruppo tassonomico superiore (macroevoluzione) è ancora oggetto di dibattito. In più, manca ancora una spiegazione condivisa dei tempi dell’evoluzione, dal momento che questi sono tali che essa può essere praticamente ferma per periodi lunghissimi, per poi manifestarsi con “esplosioni” di specie nuove.

Una nuova descrizione  viene offerta dal sottoscritto e dal biologo Alessandro Giuliani nell’articolo pubblicato sulla rivista scientifica Physica A “A Resonance based model of Biological Evolution”. Questo lavoro corrisponde a quella che abbiamo chiamato “Teoria delle Risonanze Evolutive” (TRE).

Per iniziare, definiamo prima il “campo di gioco”, poi i tre principi su cui si fonda. Immaginate uno spazio cartesiano formato da tante direzioni (assi), ognuna delle quali rappresenta tutte le possibilità con cui un carattere di una certa specie si può manifestare (tipo di pelle, dimensioni, forma degli arti e così via). In tale spazio, una popolazione di una certa specie va a concentrarsi in un suo punto, l’insieme di quei caratteri che permettono di sopravvivere e di riprodursi (la massima fitness).

Il primo postulato della nostra teoria è che l’effetto combinato di mutazioni genetiche casuali e selezione naturale sia solo un’oscillazione della frequenza dei caratteri (percentuale del numero di volte in cui compaiono) rispetto alla situazione ottimale. Tale tipo di oscillazione (con frequenza che chiamiamo ω0) può durare anche per un tempo indefinito, senza portare a niente più che microevoluzioni; qui sta la prima differenza col darwinismo.

La selezione naturale non crea nuovi caratteri, non ne indirizza la comparsa e non li accelera, ma come una molla, trattiene una popolazione verso la configurazione ottimale, un punto di equilibrio.

Le mutazioni sono di fatto un disturbo, sono cieche rispetto all’ambiente e quantitativamente incapaci di provocare un sostanziale e duraturo re-arrangiamento della rete di interazione proteica a causa del numero abnorme di vincoli biofisici interni agli organismi.

Per spiegare però come sia avvenuta l’evoluzione, passiamo agli altri due principi.

Il secondo postulato dice che se un certo parametro esterno alla specie considerata (ambientale o legato ad un’altra specie) passa da un valore tipico ad uno ben diverso, esso non assumerà subito il nuovo valore ma oscillerà tra i due con frequenza tanto maggiore quanto più grande è la loro differenza.

Per cominciare a capire come avviene l’evoluzione, occorre il terzo postulato. Tra i vari parametri esterni alla specie capaci di oscillare, potrebbe essercene almeno uno capace di suscitare variazioni epigenetiche: una variazione epigenetica è un cambiamento nei caratteri di un organismo tramite un modo diverso con cui si manifesta un certo gene, senza però che cambi il DNA. Qualcosa di simile succede ogni volta che ci abbronziamo: non è il nostro DNA a cambiare, ovviamente, semplicemente viene prodotta più melanina perché i relativi geni già esistenti vengono invocati di più per l’esposizione al sole.

Tornando al terzo principio, esso postula che se una frequenza di oscillazione di un parametro esterno di questo tipo (che indichiamo con ωE) è proprio la stessa di quella con cui la specie compie microevoluzione (ω0), allora si ha un brusco cambiamento dei caratteri, capace di causare una macroevoluzione.

L’uguaglianza tra tali due frequenze (ω0 = ωE) l’abbiamo chiamata “condizione di evoluzione”.

In linea di principio, tale cambiamento sarebbe “infinito”, ma in questo caso per infinito intendiamo che la popolazione in esame riesce a trovare un nuovo punto di equilibrio che rappresenta la nuova forma della specie evoluta.

Riepilogando, può sembrare anti-intuitivo per una teoria dell’evoluzione che la prima cosa che si postuli sia una grandissima stabilità per i sistemi biologici, ma in realtà è pleonastico, visto che ogni individuo di una certa specie è riconoscibile come tale. Le specie viventi sono come molecole date da atomi vincolati tra loro dalle loro interazioni reciproche, con mutazioni e selezioni analoghe ad una semplice agitazione termica e le risonanze come quel fenomeno che rompe i vincoli pre-esistenti per crearne dei nuovi.

Ci sono ancora molti altri elementi di novità rispetto alle teorie attuali, più impliciti e meno immediati, che ora andremo a rivelare.

Per quanto riguarda i modi, ribadiamo che la TRE si poggia sul concetto di “fenotipi discreti” e di interazioni proteina-proteina (indispensabili per il metabolismo), per cui ogni specie corrisponde ad un profondo attrattore e solo in base a condizioni estremamente stringenti è possibile la macroevoluzione. Non vale più la frase fatta “se l’ambiente cambia, la specie si evolve”, né si possono più usare le metafore del tipo marcia, catena, albero o cespuglio perché viene negato ogni “continuismo”.

Per quanto riguarda i tempi, siamo abituati a pensare all’evoluzione come ad un processo lentissimo, che si realizza solo grazie a tempi lunghissimi. Questo discorso è relativamente corretto ma ormai oggi dovremmo tutti sapere che l’evoluzione è tutt’altro che graduale.

Anziché ipotizzare ad hoc improvvisi sbalzi del tasso di mutazioni genetiche casuali, i tre postulati della teoria offrono una soluzione anche a questo problema.

Siccome per definizione la risonanza si basa sull’uguaglianza di due frequenze, allora il tempo per i cambiamenti è fissato, ma lo “spazio” percorso nello spazio dei caratteri diverge, per cui siccome spazio/tempo=velocità allora si spiegano così gli slanci evolutivi.

Il caso più eclatante è la cosiddetta “esplosione del pre-Cambriano”, quando circa 500 milioni di anni fa, dopo un miliardo e mezzo di anni di stasi evolutiva, comparvero in tempi relativamente brevissimi i precursori della stragrande maggioranza delle specie attuali.

Nella nostra teoria, che per certi versi “capovolge” il Neodarwinismo, gli organismi più semplici sono proprio quelli più difficili da “macroevolvere”, ma sono anche quelli che lo fanno più velocemente quando è soddisfatta la Condizione di Evoluzione.

La TRE presenta anche dei “corollari”, conseguenze della nostra analogia con gli oscillatori armonici forzati da una forza oscillante: se la frequenza esterna è molto maggiore di quella propria di una specie, si può avere una forma particolare di estinzione (dovuta alla perdita di variabilità e quindi di adattabilità all’ambiente e non ad una mera distruzione degli individui o delle risorse); se invece stiamo nel caso opposto (frequenze esterne bassissime), cambia solo in parte l’ampiezza di oscillazione, cioè non si ha né estinzione né evoluzione.

Come potete capire, ormai più che di “evoluzione” sarebbe più corretto parlare di “trasformazioni”, specialmente alla luce delle seguenti complicazioni formali, atte a raggiungere una maggiore aderenza alla realtà. Se si introduce un fatto fondamentale, cioè che i caratteri non sono l’uno indipendente dall’altro ma legati in modo complicato tra loro, si può estendere il modello ricorrendo però a un nuovo set di strumenti concettuali, quello delle transizioni di fase.

Ogni volta che vediamo dell’acqua bollire assistiamo ad una transizione di fase, che in generale è un cambiamento che coinvolge un sistema formato da moltissime parti e che avviene in modo brusco, per l’effetto però anche di un solo fattore esterno che può cambiare eventualmente in modo continuo. Nel nostro caso, aumentando la temperatura, l’acqua ad un certo punto non si limita più a riscaldarsi ma si trasforma, passando da liquida a gassosa.

Il nostro lavoro propone una formula orientativa della probabilità di evoluzione, che non potrebbe mai essere esaustiva, ma offre comunque spunti di riflessione.

Sviluppando semplicemente il ragionamento in modo coerente con i tre postulati, si afferma che un’evoluzione è tanto più probabile quanto più: (1) la specie è complessa per numero di caratteri, (2) è complessa per il numero delle loro correlazioni e (3) quanto più è sensibile a fattori ambientali capaci di cambiamenti epigenetici (o ad altri fattori che godono delle stesse proprietà attribuite dalla TRE ai fattori epigenetici).

Per le stesse ragioni appena elencate, la complessità può anche diventare un forte ostacolo alla macroevoluzione, ma permette di averne una più radicale quando essa avviene. Possiamo quindi cominciare a spiegarci la sempre maggiore complessità che ci viene presentata nel passaggio dalla prima cellula all’uomo.

La TRE è sperimentabile e falsificabile, offre un quadro concettuale che con pochi principi riesce a dare una risposta coerente e quantitativa a molti problemi aperti dell’evoluzione, ma richiede un cambio di paradigma nel modo di pensare.

Riflettendo sul concetto di “meccanismo darwiniano”, per coerenza col pensiero di Darwin, sintetizzato anche dal titolo completo della sua opera principale, la TRE non è darwiniana (né neodarwiniana) perché la selezione naturale non è più l’elemento che fa in modo che i cambiamenti dei caratteri, a prescindere dalla loro origine, comportino col tempo il passaggio da una specie ad un’altra. Di conseguenza, il fatto che in linea di principio il punto di massima fitness dipenda dal contesto, anche dal punto di vista matematico non ha importanza, ciò che serve conoscere è la frequenza di oscillazione intorno ad esso. La TRE non si occupa, come si è fatto finora, di dare la caccia a chi sia il fenotipo più adatto oppure di giustificarlo a posteriori e di dire trionfalmente la banalità che la selezione naturale l’ha premiato. Alla TRE interessa l’evoluzione come “moto”, non come descrizione dello stato iniziale e finale, evitando così il ricorso alla tautologia. A dire che il pesce è fatto per vivere in acqua mentre l’anfibio per vivere anche sulla terraferma siamo tutti bravi.

Ciò che potrebbe trarre in inganno è il fatto che compaiono i concetti di “selezione naturale”, “mutazione casuale” e “epigenetica”, tre cose notissime ai biologi. In realtà, è come dire che la celeberrima equazione di Einstein “E=mc2” non abbia niente di speciale perché Einstein non ha scoperto né l’energia, né la massa né la velocità della luce…mentre invece è un’equazione rivoluzionaria! Nel caso della TRE, i tre fattori citati sono come attori noti al pubblico ma sotto un regista e uno sceneggiatore d’avanguardia: selezione e mutazioni sono vecchie glorie che hanno accettato un cameo, l’epigenetica è co-protagonista mentre inizia ad avere un ruolo da protagonista il concetto di forma. Lo spettacolo, per voi lettori, in ogni caso, è appena iniziato.

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About Author

"htagliato", Fisico della Materia. Vive a Napoli.

  • Bep Pino

    Per htagliato: da subito i dovuti complimenti e auguri per il dopo laurea.

    Sulla sua teoria c’é qualcosa che mi sfugge e le chiedo, se possibile, di avere un chiarimento. Lei precisa che, in base ai tre postulati di partenza, le macro modificazioni sono tanto più probabili in ragione più o meno lineare con la complessità del numero di caratteri della specie, all’aumentare del numero delle correlazioni e alla sensibilità ai fattori che portano a cambiamenti epigenetici. Ma mentre la sensibilità ai fattori che portano ai cambiamenti epigenetici e il numero sempre più elevato di correlazioni paiono “congrui” col concetto di “trovarsi in fase” mi sembra, di primo acchito, che la stessa cosa potrebbe anche non valere in relazione alla complessità. In altre parole… un sistema composto da tanti “contenuti” non dovrebbe, qualora sollecitato, “subire” forzanti in fase con maggior probabilità di attuare/acquisire la risonanza in ragione diretta ad una minore (e non maggiore) complessità? Grazie per l’eventuale risposta e ancora complimenti per il suo lavoro.

    • Achille Damasco

      Grazie per i complimenti, Bep Pino; per quanto riguarda la sua domanda, non sono sicuro di averla compresa perché, probabilmente, intendiamo “complessità” in modi diversi, infatti un sistema composto da tanti “contenuti” (usando parole sue) è più e non meno complesso, per cui non vedo la contraddizione.

      • Bep Pino

        Come scrissi una decina di giorni fa mi sembra esista relativamente poca coerenza fra sviluppo temporale della complessità/molteplicità delle specie (2 miliardi di anni fa una prima “botta”, 500 milioni di anni fa un’altra e così via fino all’arrivo dell’homo sapiens, progressione non lineare che mi pare sia “constatazione” acquisita e provata da fossili e geologia…) e l’attuazione della risonanza evolutiva. Mi sembra (ma forse qui é il mio errore….) che l’attuazione della risonanza evolutiva dovrebbe essere a “frequenza” temporale potenzialmente maggiore con specie semplici e poco complesse in quando, essendoci poche variabili, dovrebbe essere più semplice il formarsi di forzanti in grado di innescare, appunto, processi di risonanza. A meno che gli stimoli dell’ambiente esterno contribuiscano ad agevolare la risonanza con peso diverso in funzione di specie più complesse…

  • Alèudin

    Complimenti.

    Ho un po’ paura a chiederlo, cosa significa esattamente: “La TRE è sperimentabile e falsificabile”?

    E il concetto di forma, qui appena accennato, avrà modo di essere approfondito in seguito su “questi schermi”?

    Grazie.

    • Armando Serafino

      un mio professore all’università diceva che le uniche domande stupide di cui non bisogna avere paura sono quelle di cui non conoscete già la risposta 🙂

      Sperimentabilità : la capacità di poter ideare esperimenti fattibili che confermino o falsifichino la teoria. La sperimentabilità non è sempre applicabile, o non sempre come si vorrebbe; ad esempio la paleontologia (e anche la storia in generale) non applica la sperimentazione, può solo fare supposizioni piu o meno in accordo con le osservazioni, perchè non si può tornare indietro nel tempo per fare delle verifiche. Anche la psicologia è molto poco sperimentale; la fisica, la biologia, la chimica sono scienze sperimentali per eccellenza; Anche la medicina ad esempio a volte non può applicare tutti gli esperimenti che vorrebbe ad esempio per motivi etici, etc…

      Sul principio di falsificabilità enunciato da Popper, prova a iniziare da qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_falsificabilit%C3%A0

      Anche a me non è molto chiaro il concetto di forma.

      • Alèudin

        Ti ringrazio ma mi sono espresso male, chiedevo nello specifico quali esperimenti pratici potrebbero verificare la TRE, come chiesto con competenza da Greylines poco più sotto.

        • Armando Serafino

          Ah si… beh… questo me lo sono chiesto anch’io 🙂

          • Achille Damasco

            Gli esperimenti si possono fare, ma quello di oggi era un articolo generale, introduttivo, poi approfondiremo singole questioni rilevanti.

    • Achille Damasco

      Grazie per i complimenti, Alèudin.
      La frase citata, in altri contesti riguardanti teorie ed ipotesi scientifiche, è in effetti pleonastica. Ho dovuto precisarlo nel contesto di QUESTO blog dove si è sempre fatta critica al Neodarwinismo per ragioni di merito ed epistemologiche (l’opposto della frase citata).
      Sul concetto di forma ci ritorneremo con altri articoli.

      • Alèudin

        Salve, è passato un po’ di tempo da questo articolo, volevo però sapere se questo che segue poteva essere considerato un caso di TRE in atto:

        “I Moken sono un gruppo etnico facente parte della famiglia degli austronesiani, hanno la capacità di vedere chiaramente sott’acqua, anche a profondità fino a 22 metri.

        I Moken passano otto mesi dell’anno in barche o trampoli.
        Tornano solo a terra quando hanno bisogno di generi di prima necessità,
        acquistano il cibo con il baratto o con i raccolti dalle conchiglie dell’oceano. Si ritirano le risorse dal mare con metodi tradizionali, il che significa che non utilizzano moderni arpioni da pesca, maschere o attrezzatura subacquea. I bambini sono responsabili della raccolta di cibo, come vongole o cetrioli di mare, il fondo al mare.
        Attraverso questo compito ripetitivo e costante, gli occhi sono ora in
        grado di cambiare forma per aumentare la rifrazione della luce.
        Così possono facilmente distinguere tra vongole commestibili e rocce
        comuni, anche quando il subacqueo è a molti metri sotto l’acqua.”

        • Achille Damasco

          Salve, questo aneddoto è un po’ scarso di informazioni per poterlo stabilire, ma probabilmente si tratta di un normale adattamento per abitudine, senza per forza ricorrere a spiegazioni evoluzionistiche.

          • Alèudin

            grazie, la mia difficoltà sta proprio nel capire quale sia la soglia dalla quale si può parlare di trasformazione o se sia possibile definire tale soglia.

  • muggeridge

    Aggiungo i miei complimenti all’autore e a Giuliani e attendo che lo spettacolo continui, magari con la sperimentazione.

    • Achille Damasco

      Grazie Muggeridge!

  • Avevo visto la notizia di questa teoria dell’evoluzione su Repubblica (http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/04/12/news/niente_selezione_la_nostra_evoluzione_dipende_dall_andare_in_risonanza_con_il_mondo_esterno-162809814/), mi ero subito procurato il paper e aspettavo che CS ne scrivesse qualcosa, per poter fare qualche domanda all’autore.
    Trovo il paper intellettualmente interessante e mi complimento con Htagliato per questa pubblicazione. Penso che l’elaborazione di modelli teorici per descrivere alcuni aspetti dell’evoluzione, se non addirittura il processo evolutivo nella sua interezza, sia sempre utile, proprio perché fornisce nuovi spunti di riflessione per gli addetti ai lavori.
    Nel post si sostiene che “la TRE è sperimentabile e falsificabile”, mentre nel paper in realtà si afferma che prima di poterla sperimentare bisogna completare il modello teorico e risolvere alcuni problemi. Il che significa che la TRE non è ancora sperimentabile — diversamente da quanto affermato nel post — e che comunque ciò sarà possibile solo “on a very simple system under highly artificial circumstances”. Il che va benissimo, ma vorrei capire di che tipo di sistema pensiate possa trattarsi, giusto per avere un’idea del tipo di sperimentazione che prima o poi, si spera, verrà condotta.
    Trattandosi di un modello che deve ancora essere completato e che non è ancora pronto per essere sperimentato, come fate a dimostrarne la validità? Come fate a sostenere che può spiegare la macroevoluzione? Di conseguenza, fermo restando che trovo interessante questo modello, credo sia presto per parlare di cambi di paradigma e lasciare intendere che la TRE sia rivoluzionaria.
    A questo proposito, mi sarei aspettato un atteggiamento critico da parte di CS — sempre molto attenta, giustamente, alle esagerazioni nella comunicazione della scienza — sul modo in cui la teoria è stata annunciata, a partire proprio dalla notizia su Repubblica. È cosa nota che i media generalisti parlino di evoluzione quasi solo se possono scrivere nel titolo che, in un modo o nell’altro, Darwin si era sbagliato. E infatti Repubblica presenta la TRE come consolidata, nonostante gli stessi autori ammettano sia incompleta e ancora non testata sperimentalmente, e fa alcune affermazioni azzardate, per esempio che questa “tesi rivoluzionaria potrebbe significare il superamento delle teorie evoluzionistiche più comunemente conosciute”, che “potrebbe essere solo questione di tempo prima che la TRE diventi il paradigma di riferimento”, e la si descrive come “un paradigma dell’evoluzione tutto nuovo”. Qui su CS si è addirittura parlato di “alba di una rivoluzione scientifica”. Ecco, mi sembra decisamente presto per tutto questo entusiasmo. Anche perché tale entusiasmo rischia di essere controproducente per gli stessi autori, alla luce della sperimentazione che si apprestano a effettuare.
    Infine, alcune domande per l’autore:
    1- Perché nell’abstract dell’articolo si parla di “getting rid of some well-known features of natural history like the so-called Cambrian explosion”, dal momento che l’articolo si limita a dare un’interpretazione di questo fenomeno? Inoltre, cosa aggiunge questa interpretazione alle tante altre che sono state formulate per spiegare l’esplosione?
    2- Nè l’articolo nè questo post fanno riferimento alle scoperte nel campo dell’evo-devo o alla teoria dell’olobionte. Come si relaziona la TRE con questi fondamentali campi di studio della biologia evolutiva?
    3- Da quel che ho capito, la TRE si concentra sulla specie come unità evolutiva, il che sembra però escludere la possibilità che diversi meccanismi agiscano a diversi livelli (molecolare, cellulare, individuale…).
    4- Cosa significa l’affermazione — nonché uno dei postulati della teoria — secondo la quale le mutazioni sarebbero “di fatto un disturbo”?
    5- Cosa significa l’affermazione — nonché uno dei postulati della teoria — secondo la quale le mutazioni sarebbero “quantitativamente incapaci di provocare un sostanziale e duraturo re-arrangiamento della rete di interazione proteica a causa del numero abnorme di vincoli biofisici interni agli organismi”?
    6- Su quali evidenze si basano entrambe queste evidenze?
    7- Cosa significa che “una variazione epigenetica è un cambiamento nei caratteri di un organismo tramite un modo diverso”? Mi riferisco in particolare a quel “modo diverso”.
    8- Cosa significa “viene negato ogni “continuismo””?
    9- Non mi è chiaro chi è che abbia ipotizzato “improvvisi sbalzi del tasso di mutazioni genetiche casuali” per contrastare l’idea di un’evoluzione graduale.
    10- Come si fa a definire una specie “complessa per numero di caratteri”?
    11- Che predizioni si possono fare grazie a questo modello? Per predizioni non intendo “prevedere come si evolverà una specie”, che non ha senso, ma predizioni del tipo “fare un’ipotesi per spiegare un fenomeno già avvenuto e poi verificare se i dati (risultati di esperimenti, analisi filogenetiche, fossili) confermano o smentiscono questa ipotesi”.
    12- Nella conclusione del post si afferma che “inizia ad avere un ruolo da protagonista il concetto di forma”. Ma in biologia il concetto di forma è un protagonista da parecchio tempo (nell’ambito del rapporto fra forma e funzione).

    • Achille Damasco

      Grazie per i complimenti, Greylines. Ora risponderò prima al suo prologo, poi alle domande numerate.
      Dal punto di vista formale, l’articolo scientifico e quindi la TRE hanno una struttura gerarchica e organica, dove i concetti preliminari ai postulati, i postulati e i primi corollari sono chiari, poi più la si estende più occorre prendere in considerazioni varie complicazioni. In particolare, la probabilità di evoluzione va approfondita se si vuole puntare ad esprimere una percentuale relativamente esatta. Questo l’abbiamo detto perché storicamente è già successo che per teorie scientifiche di altri campi la corroborazione non è giunta tramite un test diretto dei suoi principi ma tramite uno su uno o più corollari che però erano inevitabile conseguenza dei suoi postulati. La questione è meramente pratica, le faccio un esempio per intenderci: la Relatività Generale era già stata corroborata in numerosi aspetti prima delle onde gravitazionali, solo che le onde gravitazionali erano estremamente complicate da misurare e c’è voluto più tempo per esse. Anche in MQ è arrivata presto la corroborazione per gli atomi, mentre ci sono voluti modelli appositi per alcuni tipo di metalli. In soldoni, nel paper ho detto una pignoleria necessaria al contesto accademico per quanto riguarda la testabilità di OGNI possibile conseguenza dei tre postulati della TRE, ma non c’è alcun limite da superare per fare un esperimento.
      Dal punti di vista della divulgazione, i toni sono alti ma il giornalista di Repubblica ha usato il condizionale e anche noi parliamo di “alba”. Gli elementi di novità ora dice di non vederli probabilmente perché molto spesso quando si parla di teoria dell’evoluzione si fa un unico fascio di qualunque dei possibili modelli e approcci, spesso contraddittori tra loro, anche se poi, quando si scende sul piano divulgativo, vale sempre il prefisso “darwin-“, pure quando di darwiniano non c’è assolutamente nulla.
      1- Proprio lei mi parla di “limitarsi a dare un’interpretazione”, dopo che ci ha fatto lezioni sull’importanza delle retro-dizioni? Allora TUTTE le ipotesi riguardanti le ere geologiche passate sono solo interpretazioni, darwinismi vari inclusi. La seconda domanda è fuorviante: la TRE non “aggiunge”, è tutto un altro modo di spiegare la macroevoluzione a partire da pochi principi (che ho già spiegato nell’articolo) validi per ogni fenomeno
      2- Non è vero, nel paper facciamo riferimento al fatto che il modello può essere facilmente generalizzato se al posto dei cambiamenti epigenetici si pongono altri fattori evolutivi A PATTO che si attribuiscano a questi le stesse proprietà matematiche postulate per i primi. Nell’articolo di oggi, invece, non potevo toccare tutti i temi possibili perché sarebbe stato lungo decine di pagine. Ci tornerò.
      3-Non li esclude, ma ci si è soffermati su quello della specie sia perché lo scopo principale di una teoria dell’evoluzione è (come cercò di fare Darwin), l’origine di una specie, ma soprattutto perché se cominciamo a considerare TUTTI i cambiamenti di TUTTE le scale ponendoli sullo stesso piano, si dice tutto e non si predice niente. Invece abbiamo scelto un approccio stile termodinamica, dove si è capaci di predire di più andando a SCEGLIERE la scala giusta.
      4-Significa che anche se per definizione esse causano un mutamento, alla scala delle interazioni tra le proteine e delle possibilità di espressione di un gene sono variazioni piccole, come l’agitazione termica di un gas che nel complesso è fermo in una scatola.
      5- È il succo del paper di Tompa e Rose “il paradosso di Levinthal dell’interattoma”, dove lì ci si limita a prendere il caso di un lievito, ma noi lo estendiamo ad ogni specie vivente. In soldoni, un essere vivente è tale non perché è fatto di biomolecole ma perché esse interagiscono tra loro e affinché un individuo possa vivere il complesso di tali interazioni può essere modificato solo entro certi limiti, altrimenti c’è solo caos, cioè morte.
      6- C’è almeno un esperimento dello stesso Alessandro Giuliani in cui si vede che tutto un complesso di variazioni genetiche che sembrano significative poi, trasposte nello spazio dei fenotipi, sono quasi nulle.
      7-Se non mi sono mangiato la frase, stavo solo dando la definizione di “cambiamento epigenetico” per chi non lo conosce, cioè cambiamento di un carattere senza che cambi il DNA.
      8- Significa che non abbiamo voluto limitarci a reinterpretare l’ex-gradualismo di Darwin in un’evoluzione a velocità diverse in periodi diversi, ma abbiamo voluto sfruttare il concetto di “fenotipi discreti” (veda il punto 6).
      9-È un riferimento ad una delle spiegazioni più note delle esplosioni evolutive, cioè il postulare che in certe circostanze il rate di mutazioni sia variato molto rispetto ad un caso standard più basso. Potevo citare altre spiegazioni (speciazioni rapide, fenomeni emergenti), ma comunque non le condividiamo e le abbiamo già affrontate in passato.
      10-Ho scelto una definizione di complessità che fosse quantificabile e quindi operabile sperimentalmente. Si può non essere d’accordo, dire che non è esaustiva, ma anziché intavolare una discussione epistemologica, in un paper, sui 100 modi in cui si può definire la complessità, ho agito da “fisico” e ho scelto quelle che ho ritenuto le proprietà quantificabili principali.
      11-La TRE ambisce a spiegare la macroevoluzione, perché e proprio perché non è mai stata osservata ma solo dedotta dai fossili. Ci tornerò quando in un altro articolo approfondirò la sperimentabilità. In ogni caso, gli unici fenomeni che sono DI SICURO “già avvenuti” sono solo microevolutivi: lascio a Darwin spiegare la biston betularia.
      12-Anche sul concetto di forma ci torneremo con un altro articolo, ma anticipo che intendo “forma” in un senso più alto, ad un opportuno grado di astrazione, non riferendomi banalmente alla forma (geometrica) di una proteina o di un organo.

      • “1- Proprio lei mi parla di “limitarsi a dare un’interpretazione”, dopo che ci ha fatto lezioni sull’importanza delle retro-dizioni? Allora TUTTE le ipotesi riguardanti le ere geologiche passate sono solo interpretazioni, darwinismi vari inclusi. La seconda domanda è fuorviante: la TRE non “aggiunge”, è tutto un altro modo di spiegare la macroevoluzione a partire da pochi principi (che ho già spiegato nell’articolo) validi per ogni fenomeno”
        Prima di tutto un chiarimento: qualsiasi teoria che ambisca a spiegare una serie di fenomeni “storici”, che sia l’evoluzione o la deriva dei continenti, deve per forza di cose fare quelle che lei chiama retrodizioni, cioè predizioni su come sono avvenuti eventi passati. Detto questo, la TRE è appena stata formulata e ancora non è chiaro se e come potrà essere usata per fare predizioni, quindi non mi pare fuori luogo definirla un’interpretazione. Termine tutt’altro che dispregiativo, anzi!

        “2- Non è vero, nel paper facciamo riferimento al fatto che il modello può essere facilmente generalizzato se al posto dei cambiamenti epigenetici si pongono altri fattori evolutivi A PATTO che si attribuiscano a questi le stesse proprietà matematiche postulate per i primi. Nell’articolo di oggi, invece, non potevo toccare tutti i temi possibili perché sarebbe stato lungo decine di pagine. Ci tornerò.”
        Di certo dal paper non si capisce come sia possibile generalizzare teorie così diverse e complesse con un modello così semplice, quindi aspetto con curiosità ulteriori spiegazioni.

        “3-Non li esclude, ma ci si è soffermati su quello della specie sia perché lo scopo principale di una teoria dell’evoluzione è (come cercò di fare Darwin), l’origine di una specie, ma soprattutto perché se cominciamo a considerare TUTTI i cambiamenti di TUTTE le scale ponendoli sullo stesso piano, si dice tutto e non si predice niente. Invece abbiamo scelto un approccio stile termodinamica, dove si è capaci di predire di più andando a SCEGLIERE la scala giusta.”
        Non ho mai detto di porre i diversi livelli sullo stesso piano, ma che sarebbe importante considerare che i meccanismi evolutivi sembrano agire in maniera diversa a seconda del livello gerarchico.

        “4-Significa che anche se per definizione esse causano un mutamento, alla scala delle interazioni tra le proteine e delle possibilità di espressione di un gene sono variazioni piccole, come l’agitazione termica di un gas che nel complesso è fermo in una scatola.”
        Posso chiederle la bibliografia su cui si basa per dire che sono variazioni piccole sulla scala delle interazioni fra proteine?

        “5- È il succo del paper di Tompa e Rose “il paradosso di Levinthal dell’interattoma”, dove lì ci si limita a prendere il caso di un lievito, ma noi lo estendiamo ad ogni specie vivente. In soldoni, un essere vivente è tale non perché è fatto di biomolecole ma perché esse interagiscono tra loro e affinché un individuo possa vivere il complesso di tali interazioni può essere modificato solo entro certi limiti, altrimenti c’è solo caos, cioè morte.”
        Lieto che lei abbia citato Levinthal, che con il suo “paradosso” intendeva dimostrare che una proteina non deve esplorare tutte le possibili conformazioni per assumere una determinata forma, ma che il folding avviene secondo percorsi preferenziali. Nel paper di Tompa e Rose si parla, fra le altre cose, di come la struttura possa consentire di dedurre il percorso evolutivo della formazione di una proteina; tematica molto interessante e molto studiata nell’evo-devo (e non solo). Detto questo, non mi sembrava che Tompa e Rose sostenessero che le mutazioni sono, come dice lei, quantitativamente incapaci eccetera eccetera, ma potrei non aver capito bene il senso del loro paper.

        “6- C’è almeno un esperimento dello stesso Alessandro Giuliani in cui si vede che tutto un complesso di variazioni genetiche che sembrano significative poi, trasposte nello spazio dei fenotipi, sono quasi nulle.”
        Che ci siano variazioni del genotipo che non si traducono in variazioni del fenotipo non è certo una novità in biologia evolutiva, ma da qui a definire le mutazioni “un disturbo” mi pare che il passo sia grande.

        “8- Significa che non abbiamo voluto limitarci a reinterpretare l’ex-gradualismo di Darwin in un’evoluzione a velocità diverse in periodi diversi, ma abbiamo voluto sfruttare il concetto di “fenotipi discreti” (veda il punto 6).”
        Anche qui temo di aver bisogno di qualche spiegazione in più, perché parlare di fenotipi discreti per me apre la porta al polifenismo e alla plasticità fenotipica, e non capisco come questi elementi si inseriscano nel vostro modello. Anche perché polifenismo e fenotipi discreti possono essere il risultato di variazioni continue del genotipo. Cosa che, se ho ben capito, voi negate.

        “10-Ho scelto una definizione di complessità che fosse quantificabile e quindi operabile sperimentalmente. Si può non essere d’accordo, dire che non è esaustiva, ma anziché intavolare una discussione epistemologica, in un paper, sui 100 modi in cui si può definire la complessità, ho agito da “fisico” e ho scelto quelle che ho ritenuto le proprietà quantificabili principali.”
        Non pretendevo certo una discussione epistemologica sulla definizione di complessità, ma definirla in base al numero dei caratteri mi sembra il modo meno accurato, fra i tanti possibili.

        “11-La TRE ambisce a spiegare la macroevoluzione, perché e proprio perché non è mai stata osservata ma solo dedotta dai fossili. Ci tornerò quando in un altro articolo approfondirò la sperimentabilità. In ogni caso, gli unici fenomeni che sono DI SICURO “già avvenuti” sono solo microevolutivi: lascio a Darwin spiegare la biston betularia.”
        Anche qui temo di non aver capito: sta dicendo che non possiamo dire che la macroevoluzione è già avvenuta perché non è mai stata osservata ma solo dedotta dai fossili?

        “12-Anche sul concetto di forma ci torneremo con un altro articolo, ma anticipo che intendo “forma” in un senso più alto, ad un opportuno grado di astrazione, non riferendomi banalmente alla forma (geometrica) di una proteina o di un organo.”
        Da biologo mi ribello all’idea che la forma geometrica di un elemento biologico possa essere “banale”, ma questa è deformazione professionale 😉 Posso capire che un fisico non sia affascinato alla stessa maniera dai bellissimi studi sul rapporto fra forma e funzione che sono stati fatti.

        Infine, la questione divulgativa. Su CS avrete anche scritto “alba”, ma poi avete comunque parlato di rivoluzione e cambio di paradigma. E io continuo a pensare che sia presto per tirar fuori simili parole per un’ipotesi di lavoro interessante ma che ha ancora molto, molto, molto da dimostrare. Soprattutto contando la severità con cui su CS castigate tutto ciò che ritenete eccessivo. Severità che, per coerenza, mi aspettavo di ritrovare anche nell’annuncio di questo studio. Invece vedo una certa indulgenza da parte di CS verso i toni trionfali con cui viene annunciata una nuova teoria, formulata da uno degli autori di CS. Penso sia meglio – e qui mi permetto con sincera umiltà di dare un consiglio spassionato – darsi da fare per mettere alla prova il modello, confrontandolo con dati sperimentali, presentandolo a congressi e confrontandosi con altri esperti (di evoluzione, possibilmente), prima di fare annunci roboanti.

  • Nando

    Sottoscrivo il commento di Greylines, e ricordo all’autore le mie richieste nel post su questo blog in cui si annunciava questo post, ovvero come la teoria dell’autore soddisfa le critiche ad altre teorie sollevate dall’autore stesso.

    Mi accodo poi alle 12 domande:

    13- Qual è il ruolo del caso nella formazione dell’evento risonante We e come esso può altrimenti definirsi deterministicamente prevedibile?

    14- Se un evento “risuona”, esso risuonerà con una intera specie, causando una miriade di eventi di speciazione identici o risuonerà diversamente con diversi individui per ragioni legate all’epigenoma, che è individuale? E se la risonanza è con l’individuo, che differenza c’è tra la selezione del “più adatto” e quella del “più risonante”?

    • Achille Damasco

      I miei articoli precedenti riguardavano tutti la pars destruens, logicamente necessaria per quella costruens, per cui se non mi segnala altrimenti, non vi trovo alcuna contraddizione.
      13-Non c’è alcun posto per il caso, sarebbe un ossimoro una condizione matematica “casuale”; questa è solo una delle più importanti novità della TRE.
      14-Domanda mal formulata e mal posta: un evento non risuona, l’evento è la risonanza; inoltre si postula implicitamente un ampio spettro di possibilità che in realtà non è a rigore previsto dalla TRE che si poggia sul concetto di (pochi) fenotipi discreti. La selezione del più adatto è una tautologia come abbiamo detto 100 volte, quella del più risonante invece è una predizione falsificabile quindi scientifica.

      • Perché una condizione matematica casuale – fermo restando che casuale non significa “senza alcuna spiegazione” – sarebbe un ossimoro?

      • Nando

        Lei è giovane Achille e di neolaureati entusiasti che sintetizzano le loro conoscenze in modo creativo ne ho visti (e seguiti) diversi.
        La teoria che lei espone nel suo paper è interessante perchè cerca di creare un modello in cui inserire parametri che possano aiutare a comprendere (predire?) un evento evolutivo.
        Tuttavia il suo lavoro, come lei stesso ammette (lei dice per ” pignoleria necessaria al contesto accademico” io invece direi per onestà intellettuale richiesta in una pubblicazione scientifica) è una forte semplificazione, come spesso accade per il lavoro di neolaureati volenterosi ma ancora bisognosi di affinarsi.
        Si riscontrano nella sua teoria due chiari elementi “da manuale”: l’oscillazione unita ad una intuizione piuttosto nota nella dinamica molecolare, ovvero la ricerca di punti stabili, tramite perturbazioni, nell’iperspazio delle configurazioni possibile.

        L’idea è buona, ma dovrebbe rendersi conto che per sostenere le affermazioni che lei fa qui serve molto ma molto di più e le consiglio di rileggere le sue stesse conclusioni.

        Ciò detto, come abbiamo già discusso, il concetto di “caso” e “caos” sono intimamente legati. Esistono infatti anche oscillatori caotici. Il caso è un modo per chiamare un sistema talmente complesso e caotico da risultare non prevedibile.
        Ora, se consideriamo un modellino molto semplice vicino alla sua teoria, ovvero quello di un piccolo enzima e dell'”evoluzione” del substrato da uno stato all’altro, possiamo vedere We come una descrizione della configurazione biofisica del substrato. Solo se il sito attivo dell’enzima è tale da far “risuonare” il substrato, la soglia energetica della trasformazione si abbassa e avviene la reazione.

        L’enzima è unico? Probabilmente diversi enzimi possono fare la stessa cosa. L’enzima è “prevedibile”? I gradi di libertà della molecola lei lo saprà, sono in un numero enorme, quindi è difficile prevedere se e quando il substrato troverà mai il suo enzima e quale e con quale efficacia.

        Se già oggi creare o modellare un enzima pare un’impresa difficilissima, ci si rende conto rapidamente che modellare un ecosistema è molto più ambizioso. Inoltre non si è certi quanti enzimi possano essere adatti allo scopo e quali substrati siano più adatti ad essere mutati.

        Tornato al punto (13)
        In questo senso, nella sua teoria, come lei stesso ammette, diventa molto difficile modellare la risonanza (i gradi di libertà potrebbero essere pressoché infiniti), non è detto inoltre che tale risonanza sia una sola e quindi di fatto il sistema diventa un evento caotico, e uno tra tanti, casuale, imprevedibile.

        Può tuttavia produrre una efficace teoria di questa risonanza che permetta una predizione, ma stimo che sia complesso tanto quanto, in una teoria della selezione naturale, modellare un evento selettivo.

        Sul punto 14, mi scuso per la confusione, We è la risonanza. Essa è frutto di una nuova condizione, appunto un evento (lo possiamo chiamare Ew, se preferisce e sarà l’evento che a mio modo di vedere è “casuale”, non unico). Lei afferma di poter prevedere quale fenotipo “discreto” (saprebbe stimare il numero di fenotipi?) entrerà in risonanza con l’evento Ew e quindi la sua sarebbe una conoscenza a priori e non a posteriori.
        Ma tale fenotipo, non sarebbe dunque il più risonante e di fatto quello selezionato dall’evento Ew con frequenza We?
        Potremmo allora, conoscendo We, creare il fenotipo o se questo fosse troppo complesso cercarlo tra quelli esistenti, e avremo sostituito l’eugentica con “eurisonanza”.

        In definitiva Achille, la sua teoria è interessante, ma non mi pare innovativa nel senso che sono capaci tutti a dire “il mio modello modella l’evoluzione” e aggiungere “eh, ma io uso la matematica, vedi, l’oscillatore” non è sufficiente a far dire che il modello è corretto. Lei ha fatto un pregevole tentativo di formalizzare un modello per la macroevoluzione, ma prima di poter dire che lei esclude il caso(caos) dovrà aggiungere molti parametri e prima di dire che nel suo modello non si opera la selezione del più adatto (o risonante) dovrà mostrare che o risuonano tutti o che l’intero percorso evolutivo è prevedibile deterministicamente dalla prima forma di vita, il che vorrebbe dire che la vita sarebbe tale “by desing”…

  • Giorgio Masiero

    Desidero anch’io complimentarmi con HT, intanto. Oggi ho solo la disponibilità del cellulare, ma domani al pc spero di poter fare un intervento adeguato all’importanza del rivoluzionario modello biologico proposto.

    • Achille Damasco

      Grazie Giorgio.

  • Beh che dire congratulazioni Dott.Damasco e Dott. Giuliani , vedo che il vostro articolo originale è stato letto su Research Gate da 2704 utenti. Come se non bastasse raccomandato su F1000 prime. https://f1000.com/prime/727240230. Sarà interessante vedere gli sviluppi futuri del lavoro.

  • Alio Alij

    Buonasera agli utenti e articolisti di CS.
    Da tempo non ho occasione di commentare, e scoprire di questa nuova fruttuosa collaborazione tra il prof. Giuliani ed htagliato (che mi permetterò d’ora in poi di invocare prof. Damasco se potrò permettermi, avendo anche avuto sorpresa della di lui identità) mi ha mosso non poco.

    Mi permetto di complimentarmi gioiosamente ed elargire sentiti auguri ai proff. Giuliani e Damasco; comprendo quanto questa collaborazione sia frutto in generale del positivo ambiente di cultura e dibattito posto da CS, ed in particolare quanto il chiaro intelletto di un giovane scienziato (riferendomi al prof. Damasco) possa aver trovato terreno fertile per la cultura della scienza e delle idee.
    A tal proposito vorrei permettermi di porre una domanda curiosa che sento molto, sperando di non risultare indiscreto: quali i punti fondamentali di collaborazione, organizzazione, ispirazione e costruzione teorica dei proff. Giuliani e Damasco? Chiedo ciò poiché ritengo di grande interesse nell’elaborazione di una teoria scientifica le modalità di incontro, anche affettivo, tra colleghi.
    Per quanto concerne la teoria in sé, ho potuto leggere solo celermente l’articolo originale (ma tenterò di trovare tempo in questi giorni); i paradigmi posti sono molto interessanti e degni di nota, e ciò che più spicca è la snella freschezza dell’approccio fisico-riduzionistico (e.g. la specie come un vettore in un N-spazio di caratteri ecc.). Certamente, le costruzioni poste sono
    intrinsecamente problematiche, come qualsiasi idea scientifica che venga filosoficamente anatomizzata; il prof. Bellone ha posto come suo solito obiezioni pertinenti e costruttive, ed ho fiducia nella preparazione e serietà del prof. Damasco nel trattare questioni quali le transizioni di fase e la complessità (concetto altrimenti epistemologicamente insormontabile, per cui condivido il criterio logico-economico scelto nel delinearla in questa fase peraltro iniziale della costruzione teorica).
    Non mi permetto di entrare ulteriormente nella discussione, attendendo nel caso futuri articoli di approfondimento al riguardo, se ne avrò l’occasione.
    Chiedo perdono per l’eventuale pomposità, ma in effetti la notizia mi ha mosso non poco nella mente. Un caro saluto.

    • Achille Damasco

      Grazie, Alio Alij, per i complimenti, ma non mi chiami “professore” (perché non lo sono).
      Il punto fondamentale di collaborazione tra me e Alessandro è che non solo lui è un biologo che se ne intende di meccanica statistica e io un fisico della materia appassionato di biologia evolutiva, ma Alessandro ha anche un’idea più profonda di interdisciplinarità basata non solo su competenze che si completano, ma di forme mentali che si aiutano.

  • Giuseppe1960

    Purtroppo io non so giudicare se TRE è un “rivoluzionario modello biologico”, ma da uomo della strada che ha fiducia nella scienza fatta da scienziati seri spero davvero che porti un contributo alto sulla via della sempre maggiore comprensione dei fenomeni che ci intrigano… In bocca al lupo ad HT che ho imparato ad apprezzare per la sua onestà intellettuale proprio sulle pagine fi CS… Spero che la novità costituita da TRE sia uno dei passi avanti che ho sempre auspicato senza che essa diventi un grimaldello contro tutto ciò che di buono e giusto è stato già chiarito in tema di evoluzione.

    • Achille Damasco

      Crepi!

  • AndreAX

    I miei complimenti HTagliato! E per il traguardo conseguito e per il paper

    • Achille Damasco

      Grazie AndreAX!

  • Giorgio Masiero

    Il paper di Damasco & Giuliani per spiegare la speciazione è semplicemente rivoluzionario. L’ipotesi in esso contenuta (TRE, che forse sarebbe più corretto chiamare TRT: teoria delle risonanze trasformative) non è confrontabile con alcun’altra precedente per un motivo principale: si oppone allo stesso evoluzionismo, per sostituirvi il trasformismo. La speciazione è qui ipotizzata essere avvenuta per macroscopiche trasformazioni fisico-chimiche, anziché per graduali micromutazioni chimico-genetiche.
    Trasformazione versus evoluzione, quindi.
    Se c’è qualcuno che ancora crede che “l’evoluzione è un fatto”, è servito: se fosse un fatto, la TRE sarebbe già falsificata! Siccome invece l’evoluzione non è un fatto, ma un’ipotesi scientifica, già questo dimostra che la TRE è falsificabile, quindi teoria scientifica come l’evoluzionismo.
    Trasformazione o evoluzione? La mancanza di anelli intermedi pare a me un punto a favore della TRE rispetto all’evoluzionismo, per il quale invece quella mancanza resta un mistero (“Il segreto commerciale della paleontologia”, S.J. Gould).

    • Sarei curioso di avere qualche esempio di queste “macroscopiche trasformazioni fisico-chimiche” di cui lei parla, perché nè il paper nè questo primo post di Damasco mi aiutano a capire di cosa si tratti. Il fatto che non siano ancora stati neanche soltanto accennati i modelli molto semplici sui quali sarebbe possibile testare la TRE non mi aiuta a comprenderne la portata. Non mi è neanche chiaro cosa lei intenda quando dice che “se [l’evoluzione] fosse un fatto, la TRE sarebbe già falsificata”.
      Trovo inoltre molto curiosa tutta questa passione per il concetto di trasformazione al posto di quello di evoluzione; molto darwiniana come cosa, visto che lui per primo non amava il termine evoluzione 😉
      In generale, mi stupisce che proprio lei, Masiero, definisca la TRE rivoluzionaria senza che ci sia stata anche solo una validazione del modello. Lo si descrive, si sottolineano le sue potenzialità (che io non nego) e poi ci si ferma lì. Un po’ poco, dal punto di vista scientifico. Eppure lei parla di rivoluzione, senza neanche quei (molto, molto vaghi) accenni di prudenza di cui parlava Damasco. Nell’ambito della biologia evolutiva ci sono studi molto più rivoluzionari come portata, molto più critici verso una certa visione dominante e, soprattutto, molto più solidi dal punto di vista sia teorico sia sperimentale, eppure qui su CS non hanno mai suscitato tanto entusiasmo. O vengono trascurati o derubricati come poco importanti.
      Difficile non pensare che tutto questo entusiasmo sia condizionato dal fatto che i due studiosi siano anche autori di CS, e un simile campanilismo rischia di minare la credibilità di questa ipotesi.

      • Giorgio Masiero

        Quando, nel passaggio da 2 gradi a 1 l’acqua liquida si raffredda è un’evoluzione; quando nel passaggio da 1 a 0 gradi si trasforma in cristalli di ghiaccio è una trasformazione. Parlare, nel caso delle specie, di trasformazione invece che di evoluzione è rivoluzionario. Lo dimostra anche la Sua reazione alla nuova ipotesi, Greylines, mi pare.
        Se Pikaia fa il tifo per l’evoluzionismo, perché non lascia a noi di gioire per il paper di due suoi collaboratori? Non CS nuoce alla TRE, ma TRE dà credibilità a CS, che si è sempre battuta per un’alternativa al darwinismo.

        • La mia reazione è di interesse e curiosità, la stessa che ho anche di fronte ad altre ipotesi e teorie. Nulla vi impedisce di gioire, ma gioire non dovrebbe impedirvi di essere obiettivi. Per esempio andandoci cauti sul parlare di rivoluzione basandovi su un modello che non è neanche stato validato e del quale non si capisce ancora quale tipo di predizioni e che tipo di esperimenti consenta.
          Per quanto riguarda l’esempio dell’acqua, so cos’è una trasformazione fisico-chimica, cercavo di capire come ciò si applicasse all’evoluzione (o trasformazione) della vita. Cos’è una trasformazione, la comparsa di una nuova specie?

          • Giorgio Masiero

            Mi verrebbe da risponderLe, Greylines, che vi tenete il darwinismo – in tutte le sue declinazioni – da 150 anni, senza che esso abbia fatto nessun “tipo di predizioni e di esperimenti”, anzi essendo una teoria smentita da una serie di evidenze e calcoli.
            Vogliamo lasciare al nuovo modello – che io ho chiamato “rivoluzionario” per i suoi postulati, che non hanno nulla a che fare con quelli di 150 anni fa – un po’ di tempo per crescere? Poi chi vivrà vedrà.

          • Mi verrebbe da ricordarle che di predizioni scientifiche il neodarwinismo ne ha fatte (a patto che si sia tutti d’accordo su cosa sia una predizione scientifiche e non si usino definizioni ad hoc) e mi verrebbe anche da chiederle quali siano queste evidenze e questi calcoli che lo smentiscono. Spero che non vorrà ripropormi il calcolo dell’improbabilità di assemblare a caso una proteina complessa (per altro smentito dal paradosso di Levinthal citato proprio da Htagliato), visto che l’assurdità di quel calcolo è già stata dimostrata. Se invece ha altre fonti solide e documentate sarò ben lieto di leggerle e di imparare qualcosa di nuovo a riguardo.
            Sono più che volenteroso di concedere a questa ipotesi il tempo per crescere, ma credo che definirla rivoluzionaria solo perché fa tre nuove domande sia un po’ poco.

          • Giorgio Masiero

            Me ne dica una di queste predizioni.

          • Nadia

            Perché, prof, sono sicura che tutte le “predizioni” del darwinismo vanno altrettanto bene anche per la TRE?!

          • Fare una predizione scientifica significa cercare di prevedere quello che potrebbe avvenire in specifiche condizioni, cioé formulare un’affermazione — la cui veridicità può essere quantificata con misure, osservazioni o esperimenti — su un determinato fenomeno, senza sapere a priori se essa è corretta oppure no. Una predizione non deve per forza riguardare eventi futuri.
            Esempi di predizioni:
            1- sulla base dell’ipotesi della caduta dei gravi, se faccio cadere una piuma e una palla di piombo nel vuoto, cadranno allo stesso tempo;
            2- sulla base della teoria della deriva dei continenti, prevedo di trovare determinati fossili in determinate aree del pianeta;
            3- sulla base dell’ipotesi della caduta di un meteorite 65 milioni di anni fa, prevedo di trovare determinate conformazioni geologiche e tracce chimiche in determinati strati geologici.
            La 2 e la 3 sono esempi di quelle che a volte vengono chiamate retrodizioni, cioè predizioni fatte su eventi già avvenuti. Le retrodizioni hanno lo stesso status delle predizioni perché non sono — come insinua qualcuno — ricostruzioni a posteriori, ma vere e proprie predizioni, cioè previsiono scientifiche fatte senza sapere a priori se sono corrette oppure no, la cui esattezza viene poi verificata con osservazioni, misure, esperimenti, simulazioni. Ovviamente, non si può fare a meno delle retrodizioni quando si studiano fenomeni storici, siano essi biologici, geologici, ecologici, cosmologici.
            Il neodarwinismo ha formulato diverse predizioni, non tutte appartenenti alla sottocategoria delle retrodizioni e tutte falsificabili. Eccone alcuni esempi:
            a- gli organismi in ambienti eterogenei e che cambiano velocemente dovrebbero avere alti tassi di mutazione;
            b- una rapida evoluzione fenotipica in popolazioni isolate è dovuta a selezione convergente;
            c- nuove varianti fenotipiche saranno spesso direzionali e funzionali (e non “casuali”);
            d- le dinamiche predatore-preda variano in maniere prevedibili in base all’evoluzione della preda;
            e- la diversità tassonomica può essere dovuta più a caratteristiche dei sistemi di sviluppo (vincoli, evolvabilità) che a tratti ambientali;
            f- nell’evoluziona adattativa, le variazioni genetiche causano (e precedono) le variazioni fenotipiche;
            g- nell’evoluziona adattativa, la phenotypic accomodation può precedere la variazione genetica.
            Alcune di queste previsioni sono verificate, altre sono oggetto di discussione e, in alcuni casi, possono essere mutualmente esclusive (“f” e “g”). Altre predizioni riguardano la posizione di determinati fossili negli strati geologici, la struttura degli alberi filogenetici, l’età di specie estinte in base all’evoluzione del genoma.

            E qui arriviamo al punto saliente. Il commento di Nadia è indubbiamente sarcastico, ma nasconde una grande verità. La TRE avrà anche un approccio innovativo, ma l’oggetto di studio è sempre lo stesso: l’origine e l’evoluzione (o se preferite, chiamatela trasformazione) delle specie. E i quesiti scientifici a cui bisogna dare risposta richiedono predizioni tipo quelle che ho elencato qui sopra. Incluse quelle retrodizioni che qui su CS sono, erroneamente, considerate non scientifiche (se fosse vero, non dovremmo considerare scienza anche buona parte della geologia, della climatologia o dell’astrofisica).
            Quindi la TRE dovrà fare predizioni non diverse da quelle che già il neodarwinismo e la sintesi estesa fanno. Perché, ripeto, l’oggetto di studio non è cambiato.

          • Fabio Vomiero

            Completamente d’accordo con questa sua esposizione su predizioni e retrodizioni. La retrodizione è una forma di predizione necessaria, quando possibile, a tutta l’indagine scientifica che muove le cosiddette scienze storiche o evolutive, come la biologia, in particolare quella evoluzionistica, e le altre da lei citate.

          • Giorgio Masiero

            Siamo persone adulte, Greylines, che si sono confrontate spesso su questi temi senza addivenire ad un accordo. Lei ha detto la Sua, io dirò la mia. E lo farò non tanto per cercare un accordo impossibile, ma per tentare di accordarci sui termini del disaccordo.
            Lei (ed altri con Lei) avete una concezione della scienza più estesa della mia (e di altri con me, per es. Feynman o l’NIH, che è il più grande istituto di ricerca al mondo). Per noi, caratteristica ineludibile della scienza naturale è la replicabilità, o riproducibilità delle sue ipotesi o teorie: ciò significa che la scienza naturale deve poter vagliare, riproducendole artificialmente in laboratori controllati da gruppi diversi, le sue predizioni. Se per qualsiasi ragione queste predizioni non sono riproducibili, noi le chiamiamo “spiegazioni”, congetture, speculazioni incontrollabili. La storia è certo fatta di ciò, ma ha almeno i suoi testimoni!
            La deriva dei continenti, l’estinzione dei dinosauri per caduta di un meteorite, il multiverso, Matrix, ecc., ecc., sono per noi solo speculazioni (qualche volta persino ragionevoli), cui non siamo però disposti – in mancanza di riproducibilità – ad assegnare il diploma di scientificità.
            Tantomeno siamo disposti ad assegnare scientificità ad una teoria come quella del darwinismo, che – stando alle Sue parole – fa “predizioni mutualmente esclusive”, come la f e la g del Suo commento. Non fanno così anche le zingare che ti leggono la mano per predirti il futuro? Vincono sempre… Ibis redibis non morieris in bello: m’insegnò il mio docente di latino al liceo, per denotare la “scienza” degli oracoli.

          • Mi fa piacere che lei abbia compreso il mio tentativo di trovare un campo comune almeno nelle definizioni, senza le quali rischiamo davvero di non intenderci. Grazie per avermi dato l’occasione di riproporre alcune esempi di predizioni, testabili e falsificabili, fatte dal neodarwinismo o dalla Sintesi Moderna (e da alcuni dei membri della sua amata Terza Via). Grazie anche per aver ribadito e chiarito meglio del solito la sua idea di scienza, specificando come, secondo lei, la deriva dei continenti sia una speculazione non scientifica tanto quanto il multiverso o Matrix. Non sono sicuro che l’NIH la pensi come lei a questo proposito e sono anche curioso di sapere come mai cita proprio l’intero NIH a sostegno della sua visione della scienza. Dalla sua spiegazione mi par di capire che non avremo mai una spiegazione scientifica di eventi come, appunto, la deriva dei continenti, o la formazione delle stelle o di altri corpi celesti, visto che tali eventi non posso essere ricostruiti in laboratorio. Anche su questo punto credo che molte persone all’NIH, e in molte altre prestigiose istituzioni scientifiche, avanzerebbero qualche dubbio.
            Per come la vedo io, è senz’altro vero che la riproducibilità è fondamentale, ma è anche vero che possiamo comunque usare la scienza per fare speculazioni e per dare spiegazioni di molti fenomeni anche quando non possiamo riprodurli in laboratorio (magari in attesa di poterli simulare con computer sufficientemente potenti). A mio parere, le teorie da lei citate non vanno tutte buttate nello stesso calderone della non-scientificità: la deriva dei continenti è una spiegazione scientificamente plausibile e solida, quella dell’estinzione dei dinosauri a causa di un meteorite è un’ipotesi scientifica forse semplicistica ma comunque interessante, il multiverso è una speculazione azzardata e Matrix un bel film di fantascienza.
            Per quanto riguarda le predizioni del neodarwinismo, come avrà notato sono tutte falsificabili e anche ripetibili, sebbene chiaramente non si possano riprodurre in laboratorio grandi processi evolutivi. Cosa che comunque vale anche per la TRE, quindi sono curioso di capire come mai secondo lei questa teoria riuscirà a spiegare quello che, sempre secondo lei, le moderne teorie non riescono a spiegare. Come ho scritto nel commento precedente, l’oggetto di studio è sempre lo stesso.
            Infine, confesso di essere rimasto un po’ deluso dal suo paragone fra le ultime due predizioni che ho riportato e gli oracoli: quelle due predizioni dimostrano che nella comunità scientifica il dibattito sull’evoluzione è tutt’altro che asservito a un unico dogma dominante, ma comprende anche studiosi che formulano ipotesi contrastanti, anch’esse testabili e falsificabili. È insomma un segno di vitalità e di buona salute di un campo di studi.

          • Massimo Ippolito

            Ciao Grey,uso questo canale per una comunicazione di servizio: sull’altro sito italiano sull’evoluzione si pubblicizza un appuntamento sulla macroevoluzione per il 20 e il 24 maggio contemporaneamente. La data corretta è il 24 maggio. Ciao.

          • Grazie della segnalazione Massimo, ho segnalato l’errore.

          • Giorgio Masiero

            L’NIH ha approvato da due anni un codice severo di scientificità, che comprende come condizione necessaria la riproducibilità. E questo perché stufo di sprecare il pubblico denaro per finanziare progetti e pubblicare ricerche senza la minima utilità. Se “non è sicuro”, Greylines, che “l’NIH la pensi come me”, può apprendere la loro politica a questo link
            https://grants.nih.gov/reproducibility/index.htm
            e magari anche provare a sottoporgli un progetto creativo e irriproducibile per una borsa di studio.

          • Sono certo che gli standard scientifici dell’NIH siano molto alti, anche dal punto di vista del rigore metodologico. Penso infatti che sarebbe interessante proporre a loro un progetto incentrato sulla TRE, non trova?
            A tal proposito, segnalo a lei e agli autori della TRE questa pagina nella quale si possono trovare tutte le informazioni necessarie per chiedere un finanziamento di ricerca all’NIH per studi sull’evoluzione.
            Nella pagina si specifica che “understanding genetic variation and evolution is central to modern approaches to biomedicine, epidemiology, health, and disease”, si elencano diversi meccanismi evolutivi (“selection, adaptation, mutation, recombination, gene/genome duplication, transposition, chromosomal evolution, and speciation”) e si citano diversi campi nei quali si possono applicare i principi evolutivi. Ovviamente si parla di neodarwinismo, essendo questa la teoria attuale, ma sono certo che al comitato scientifico dell’NIH potrebbero interessare nuovi approcci, qualora sostenuti da solidi principi scientifici.
            Già che c’ero, curiosando sul sito, ho trovato anche questa pagina, che le suggerisco di leggere: https://geneed.nlm.nih.gov/topic_subtopic.php?tid=48
            Fa parte di GeneEd, una risorsa sviluppata da NIH, NLM e NHGRI per studenti e insegnanti, e contiene molte informazioni e spiegazioni sull’evoluzione. Non mi sembra che i contenuti proposti siano molto in linea con le posizioni di CS, ma essendo per lei l’NIH un esempio di rigore scientifico ho pensato potesse interessarle. E visto che a lei piacciono anche le applicazioni pratiche, le segnalo infine questo programma di ricerca nell’ambito della salute pubblica, anch’esso sviluppato sotto il cappello dell’NIH: https://www.fic.nih.gov/programs/pages/ecology-infectious-diseases.aspx
            Insomma, l’istituzione che lei ha citato come esempio di rigore metodologico non ha nessun problema nel riconoscere l’attuale teoria dell’evoluzione.

          • Giorgio Masiero

            La TRE, che ha appena qualche settimana di vita e si pone in maniera rivoluzionaria rispetto alla teoria dominante, è stata pubblicata in una rivista scientifica di prestigio e la settimana prossima sarà esposta in un congresso internazionale di scienze biologiche. Spero anch’io che il modello possa trovare le risorse necessarie a svilupparsi, ma per l’attenzione dell’NIH questo richiederà preventivamente uno sforzo dei suoi autori – temo – verso la riproducibilità, che non mi è ancora chiara.
            Quanto alle ricerche darwiniane che, secondo Lei, Greylines, NIH continuerebbe a finanziare, io non ne ho trovata nessuna, almeno negli ultimi due anni. Né hanno nulla a che fare col darwinismo le ricerche che Lei mi ha linkato. Al massimo con l’evoluzionismo, che qui nessuno nega essere una corretta ipotesi scientifica (non un fatto).
            Darwinismo significa, per tutti coloro che ne vengono indottrinati quotidianamente, speciazione per mutazioni casuali e selezione naturale. Punto. Questa è la balla irriproducibile. Le correlazioni tra specie, popolazioni e ambiente, o tra popolazioni predatrici e prede, le malattie, ecc., questi sono tutti fenomeni ovvi, noti fin dai tempi di Ippocrate, che NIH studia doverosamente.

          • Dev’esserle sfuggito uno dei link che ho riportato, quello della pagina sull’evoluzione di GeneEd, sito sviluppato dall’NIH come fonte di informazioni per studenti e insegnanti. Glielo ripropongo (https://geneed.nlm.nih.gov/topic_subtopic.php?tid=48), così potrà constatare cosa intende l’NIH quando parla di evoluzione: “Evolution is the process by which organisms change over time. Mutations produce genetic variation in populations, and the environment interacts with this variation to select those individuals best adapted to their surroundings. The best-adapted individuals leave behind more offspring than less well-adapted individuals. Given enough time, one species may evolve into many others.”
            A me questo sembra proprio darwinismo, non trova? Non mi sembra che l’NIH lo consideri una “balla irriproducibile”.

            PS: a quale congresso verrà presentata la TRE?

          • Giorgio Masiero

            Sì, è proprio il più classico darwinismo, come viene quotidianamente propalato alle masse. Io, Greylines, non ho detto che tra chi lavora in NIH non ci sia nessun darwinista (anzi, tale si dichiara per es. il suo DG Collins); ho detto piuttosto che nessuna ricerca da due anni è più finanziata o paper pubblicato dall’NIH che non dimostri riproducibilità, e ciò a causa di una massa di ricerche che si sono rivelate fasulle, superiore al 90%.
            PS. Del congresso verrà riferito in un prossimo articolo su CS.

          • Quella pagina dimostra che la posizione ufficiale dell’NIH nei confronti del darwinismo è piuttosto chiara. Il fatto che l’NIH non finanzi ricerche che non dimostrano riproducibilità dimostra la serietà dell’istituto, ma non che abbiano smesso di finanziare ricerche basate su ipotesi neodarwiniste.

          • Giorgio Masiero

            Me ne informi, se ne trova una a partire dal 2016. Grazie.

          • Una veloce ricerca sul database dell’NIH con la parola chiave “evolution” ha dato 2926 progetti. Chiaramente non sono tutte “ricerche darwiniane”, ma scorrendo i titoli ce ne sono alcuni che chiaramente appartengono a quella categoria e sono stati finanziati anche nel 2017.

          • Giorgio Masiero

            Non mi fiderei dei titoli, capita ovunque di considerare il darwinismo sinonimo di evoluzionismo, ma io e Lei sappiamo che non è così.

          • Ha ragione, ho fatto una ricerca frettolosa e imprecisa e me ne scuso. Temevo che i commenti si chiudessero. Visto che invece sono ancora aperti, ho esplorato meglio il database dei progetti finanziati dall’NIH, leggendomi anche gli abstract. Ne ho trovato diversi interessanti, tutti finanziati nel 2016-17. Ovviamente non è un elenco esaustivo, i progetti che hanno a che fare con la variazione genetica, la selezione, l’adattamento, le mutazioni, l’evoluzione e via dicendo sono tanti.
            Insomma, non sembra proprio che l’NIH abbia difficoltà a finanziare ricerche basate su ipotesi neodarwiniane.
            – Selezione naturale nell’evoluzione umana
            https://projectreporter.nih.gov/project_info_description.cfm?aid=9213097&icde=34416896
            – Nuovi metodi statistici per individuare elementi genomici che stanno alla base dell’evoluzione adattativa
            https://projectreporter.nih.gov/project_info_description.cfm?aid=9078921&icde=34416896
            – Studi di genomica di popolazioni degli effetti selettivi di nuove mutazioni
            https://projectreporter.nih.gov/project_info_description.cfm?aid=9143009&icde=34416896
            – Meccanismi genetico-molecolari associati alla produzione di variazione e loro conseguenze sulla fitness degli organismi
            https://projectreporter.nih.gov/project_info_description.cfm?aid=9277028&icde=34416896
            – Meccanismi genetici e di sviluppo alla base delle variazioni craniofacciali
            https://projectreporter.nih.gov/project_info_description.cfm?aid=9215365&icde=34416896&ddparam=&ddvalue=&ddsub=&cr=37&csb=default&cs=ASC&pball=
            – Studio della formazione degli organi e dell’emergenza della complessità con l’approccio evo-devo
            https://projectreporter.nih.gov/project_info_description.cfm?aid=9212582&icde=34416917&ddparam=&ddvalue=&ddsub=&cr=2&csb=default&cs=ASC&pball=
            – Adattamento e selezione nell’evoluzione dei virus influenzali
            https://projectreporter.nih.gov/project_info_description.cfm?aid=9309926&icde=34416896&ddparam=&ddvalue=&ddsub=&cr=50&csb=FY&cs=DESC&pball=
            – Quantificazione dei meccanismi molecolari e identificazione delle pressioni selettive che guidano l’evoluzione dei virus influenzali
            https://projectreporter.nih.gov/project_info_description.cfm?aid=9237286&icde=34416896
            – Analisi dei genomi arcaici e dei flussi genici nel corso dell’evoluzione umana
            https://projectreporter.nih.gov/project_info_description.cfm?aid=9250792&icde=34416896&ddparam=&ddvalue=&ddsub=&cr=26&csb=default&cs=ASC&pball=
            – Metodi statistici per ricostruire la demografia e la storia evolutiva dell’uomo, sulla base delle variazioni genetiche e delle loro conseguenze fenotipiche
            https://projectreporter.nih.gov/project_info_description.cfm?aid=9060385&icde=34416896

          • Giorgio Masiero

            Se Lei ha ragione, Greylines, sfugge evidentemente qualcosa al venture capital (e direi anche alla commissione per i Nobel): che gli scienziati dell’NIH hanno già imparato a replicare, sulla base dei meccanismi darwiniani, nuove specie viventi mai prima osservate, piuttosto che cambiato semplicemente le composizioni di specie già esistenti in popolazioni miste.
            Oppure stanno fallendo i propositi di Collins (http://www.jayskaufman.com/uploads/3/0/8/9/30891283/amid_a_sea_of_false_findings,_the_nih_tries_reform_-_research_-_the_chronicle_of_higher_education_031615.pdf) di far selezione nel “mare di false scoperte” in cui l’NIH spende i soldi dei contribuenti americani.
            La ringrazio comunque dei lavori che mi ha segnalato, che farò esaminare dai miei per vedere se ci trovano qualcosa di utile.

          • Le ho appena dimostrato che l’NIH non ha alcun problema nell’accettare il neodarwinismo come teoria scientifica e, se ho capito bene, lei vede solo due possibili spiegazioni:
            a) gli scienziati dell’NIH hanno usato queste conoscenze per replicare nuove specie viventi ma ancora non lo sa nessuno;
            b) l’NIH non è più in grado di fare selezione nel “mare di false scoperte”.
            Esiste però anche una terza possibilità:
            c) secondo gli stringenti criteri dell’NIH, il neodarwinismo è una teoria scientifica.
            Ho l’impressione che lei escluda a priori la c) e che nulla possa farle cambiare idea, neanche il fatto che una grande istituzione scientifica – che lei stesso ha citato come esempio di rigore metodologico – continua a finanziare e a divulgare ricerche “darwiniane”. Non è rischioso un pregiudizio del genere per uno scienziato? Se invece ho frainteso la sua ultima risposta, mi scuso.

            PS: se è davvero convinto che la replicazione di nuove specie viventi sia l’unico modo per considerare scientifica una teoria che spieghi l’evoluzione, immagino che prima o poi anche la TRE dovrà portare a un simile traguardo, giusto?

          • Giorgio Masiero

            Esatto, Greylines. “Ciò che non sappiamo riprodurre in laboratorio, non l’abbiamo capito” (Feynman). Questa è la mia definizione di scienza naturale.
            Se una teoria scientifica deve spiegare “L’origine delle specie” (Il titolo del capolavoro di Darwin), vuol dire che è capace di replicare in laboratorio una specie. O per evoluzione graduale o per trasformazione repentina. Finché non lo fa, è una ipotesi, una congettura, una speculazione e niente più. Compresa la TRE.

          • Giuseppe1960

            Allora Masiero, anche chi sostiene che la specie umana non è sorta né da evoluzione graduale e né da trasformazione repentina, ma da creazione istantanea, gode per lei della patente di uno che fa congetture, specula? Metterebbe tutti sullo stesso piano a questo punto, e le chiedo come sia accettabile che una congettura ragionevole possa essere considerata equivalente di una sparata creazionista.

          • Giorgio Masiero

            Qui stiamo parlando di che cosa è scienza naturale e che cosa non è, Giuseppe. È importante capirsi sui termini, per non ragionare a vuoto. E Lei, penso, abbia capito che io (con altri) e Greylines (con altri) diamo definizioni diverse di scienza naturale. La mia definizione è più restrittiva, più severa, perché esige la capacità di replicare in atto il risultato che si assegna in potenza all’ipotesi.
            La “creazione”, intesa come origine da nulla, non è un concetto appartenente alla scienza naturale, ma alla metafisica e alla fede.

          • MenteLibera65

            Eppure dott. Masiero a volte sembra che si sia piu` severi verso chi , con le immensa difficolta` del caso, tenti di dare una forma di scientificita` a teorie oggettivamente complesse da dimostrare, che piuttosto verso coloro che le avversano partendo da presupposti teologici. Anche la discussione su questa TRE e` secondo me pesantemente condizionata da una forma ideologica di fondo , molto vicina al tifo calcistico, per la quale ormai le posizioni sul neodarwinismo sono talmente radicate (pro o contro che siano) che da una parte non si prende neppure in considerazione seria una teoria alternativa, e dall`altra si da credito precostituito a qualsiasi teoria che abbia un minimo di articolazione, gi’ valutandola come se fosse confrontabile con l`altra.
            Leggendo questo sito c`e` da imparare di scienza ed ancor pi di psicologia….

          • MenteLibera65

            mi scuso per i caratteri errati ma sto scrivendo con una tastiera del PC non configurata e quindi vengono fuori simboli diversi dai tasti premuti…con grande difficolta’ a trovare le lettere accentate…

          • Giorgio Masiero

            Si sbaglia, MenteLibera65, io non ho dato nessun credito alla TRE, finché non avrò da essa una predizione replicabile e controllabile sperimentalmente. (Anche se un risultato TRE ha già conseguito: nessuno parla più dell’evoluzione come un “fatto”, dopo che TRE postula il trasformismo invece della macroevoluzione).
            Quanto alla teologia, non conosco nessun teologo al mondo che predichi la controllabilità sperimentale delle sue teorie. Che c’entra il Suo discorso?! La teologia si giudica col suo metodo, che è specifico come quello della matematica o della storiografia o della filologia.
            Sono invece d’accordo con Lei che la lettura in filigrana dei commenti rivela la psicologia dei commentatori!

    • gianfranco56

      ..oltre agli anelli mancanti, c’è un’altra cosa che mi lascia molto perplesso sulla teoria dell’evoluzione; ho letto (*) che l’origine delle specie umana, ( nel senso di Homo sapiens e, dunque “moderno” ) risalirebbe a circa 200.000 anni fa in Africa. Mi chiedo: come mai questa presunta evoluzione non è stata così “sapiens” anche nell’unificare il linguaggio che, a quanto pare, annovera circa 6000 lingue in 189 stati indipendenti?
      Il fatto che circa 7 miliardi di persone parlino 6000 lungue diverse, NON mi sembra deporre per un’evoluzione intelligente; lei, Professore, che ne pensa? 🙂

      ( voglio precisare, qualora servisse, che io parlo da uomo di Fede e da miracolato)

      (*) https://it.wikipedia.org/wiki/Homo_sapiens

      • Giorgio Masiero

        Non sono d’accordo con Lei, Gianfranco. La ricchezza delle lingue e la loro molteplicità è una caratteristica dell’umanità. Lasciamo agli animali la povertà di emettere più o meno gli stessi pochi suoni per specie.

  • Giorgio Masiero

    Mi chiedo come sia potuta nascere un’idea così rivoluzionaria come la TRE, fuori dall’ufficialità di università ed istituti di ricerca. Senza nulla togliere al merito dei due autori, vorrei mettere in fila quelle che considero le condizioni determinanti:
    1. interdisciplinarità di fisica, chimica, matematica e biologia.
    2. la collaborazione tra la mente giovane, ambiziosa e senza pregiudizi accademici di un fisico-matematico con la mente esperta di un biochimico-statistico che lavora con le mani imbrattate nella materia vivente alla ricerca di concrete applicazioni.
    3. l’ambiente di CS, critico verso l’ortodossia dominante, che li ha fatti incontrare ed anche, forse, gli ha dato spunti di riflessione e creazione.
    4. la tenacia e il sacrificio del prof. Pennetta a tener vivo questo blog.

    • Interdisciplinarità, collaborazione fra giovani ed esperti, mancanza di pregiudizi e critica verso le visioni dominanti sono caratteristiche di molte altre teorie e campi di studi. L’unica caratteristica esclusiva della TRE sembra quindi essere il legame con questo blog.

      • Giorgio Masiero

        Non ho parlato, Greylines, di “caratteristica esclusiva”, ma di “condizioni determinanti”. Perché cerca la polemica, anziché far festa come si deve ad ogni nascita?

        • Io sto facendo domande e cercando chiarimenti su un’ipotesi che ha tanti punti poco chiari, dovrei forse rinunciare alle domande e celebrare (per motivi che non comprendo fino in fondo)? O si accetta acriticamente o si viene bollati come polemici?
          Io ho sottolineato che, delle condizioni determinanti che lei ha elencato, tre sono comuni ad altre teorie, mentre solo l’ultima è esclusiva della TRE. Mi chiedevo quindi se fosse quest’ultima condizione a renderla, ai suoi occhi, evidentemente più importante di altre.

          • Giorgio Masiero

            Lei può fare tutte le domande che vuole, naturalmente! Anzi esse sono gradite in questo blog, che è libero e aperto. Gli autori Le risponderanno, se crederanno. Credevo solo di aver sentito, sotto sotto, una punta di acredine. Mi scuso.

          • Nessuna acredine… e per cosa poi? Sono il primo a essere curioso delle novità e sarei ben contento di capire bene quale sia la vera e concreta novità qui.

          • Giorgio Masiero

            “La vera e concreta novità” è la speciazione proposta per trasformismo (invece che per evoluzionismo), fondato su 3 postulati (invece della contingenza e della selezione).
            Le predizioni e le applicazioni di questo modello sono curioso quanto Lei di conoscerle.

  • Giorgio Masiero

    Vorrei concludere questo mio ciclo di commenti entrando nel merito dei possibili sviluppi della TRE, in maniera critica costruttiva.
    Attualmente TRE si presenta come un sistema ipotetico-deduttivo. Per la sua replicabilità tecnologica, è necessario basare i suoi postulati su principi fisici. In assenza, TRE resterebbe una teoria incompleta, similmente alla termodinamica classica rispetto alla termodinamica statistica.
    Pubblicavo qui 4 anni fa un articolo – che, mi dicono, è adottato in qualche università come traccia nel corso di biologia – in cui suggerivo le linee per il passaggio da una biologia evolutiva basata sulla magia (e sulle chiacchiere) ad una biologia evolutiva basata sulla fisica quantistica e sulla matematica. Sviluppavo negli anni successivi, sempre qui su CS, come poteva essere declinato questo passaggio, in 3 articoli intitolati “La vita è fisica”, in particolare individuando nel campo elettromagnetico di una delle due fasi dell’acqua dell’organismo il driving field, produttore della coerenza quantistica all’origine dei codici genetici, dei livelli gerarchici dell’organismo e della tassonomia, e nell’intreccio sinergico tra campo elettromagnetico, struttura molecolare e vuoto quantistico – l’entanglement tra EQD e chimica – la giustificazione dell’attenzionalità vivente.
    Ecco, il passaggio dai 3 attuali postulati della TRE ai principi della fisica si avrà, mi sento di prevedere, quando nascerà una statistica quantistica in grado di correlare le frequenze di risonanza con quelle dei domini di coerenza (e supercoerenza) delle cellule.

    • Achille Damasco

      Grazie per i complimenti e per gli spunti, Giorgio!

  • Massimo Ippolito

    Grazie Achille per la chiarezza con cui ci aiuti ad addentrarci in questa TRE. Aspettarsi di comprenderla tutta e subito immagino sia velleitario, forse l’approccio migliore sarà quello di chi avrà la pazienza di leggere i prossimi articoli che contribuiranno a illustrare con sempre maggiore completezza gli aspetti della TRE.

    • Achille Damasco

      Concordo, conviene per tutti aspettare e seguire i prossimi articoli.

  • paolo magris

    Chiaramente interessantissimo assistere alla proposizione di un meccanismo di evoluzione alternativo al darwinismo morente, che spero di riuscire a comprendere con dati più estesi. Alcune domande:
    1) La teoria postula, senza nemmeno entrare nel problema, che l’evoluzione, intesa come derivazione da un comune antenato, è avvenuta?
    2)La teoria proposta è compatibile con le risultanze fossili ?
    3) La teoria è simulabile, o lo sarà presto, al computer?

    • Achille Damasco

      Grazie per l’interesse, sign. Magris. La risposta è sì per tutte e tre le domande.

      • paolo magris

        Grazie della riposta, dott. Damasco. Avrei ancora una domanda, su un punto cruciale cui l’evoluzionismo mai ha dato una risposta convinvente : in questo modello, da dove deriva la nuova informazione genetica, ossia quella che in una specie è assente, mentre invece è presente nella nuova specie? Il meccanismo della TRE agisce, come nel darwinismo, su informazione nuova in qualche modo scritta , aggiunta, dalle mutazioni, o in qualche altro modo?

        • Achille Damasco

          Al momento le posso dire che la nuova informazione genetica non ha origine da un meccanismo darwiniano, ma anche dire per esempio che viene “dall’esterno” sarebbe estremamente riduttivo. Ci torneremo con un altro articolo.

  • Fabio Vomiero

    Buongiorno Achille (finalmente nome e cognome, odio gli pseudomini), le rinnovo i miei complimenti e le auguro il meglio per la sua futura carriera che intravedo brillante. Per quanto riguarda la sua teoria ha ragione, dobbiamo tutti capire meglio e c’è bisogno di tempo, però è anche vero che l’articolo originale (che noto avere un approccio più prudente rispetto alla discussione qui su CS) è pubblicato e quindi vedremo ora quale impatto avrà presso la comunità scientifica. Nel mio commento le avevo esposto alcuni miei dubbi, ripresi poi sostanzialmente anche da Greylines e da Nando sulla apparente carenza/mancanza di prove sperimentali e capacità predittiva del suo modello, come minimo. L’altro mio dubbio riguarda invece lo scopo dell’articolo. Perché se è, come avevo inteso io, un tentativo di costruire un modello alternativo soprattutto per “spiegare” meglio di Eldredge e Gould i fenomeni delle stasi evolutive e delle esplosioni biologiche (che non è l’unica dinamica evolutiva), e che andrebbe quindi a integrare laddove è più debole un impianto teorico altrimenti solido (centinaia di prove interdisciplinari, dalla paleontologia alla biologia molecolare) è un conto, se invece lo scopo è quello di sovvertire un paradigma, beh, in questo caso la vedo molto, ma molto più dura. Nella scienza moderna (e non quella seicentesca) credo ci possa essere buona pars costruens anche senza necessariamente pars destruens, con buona pace di Bacone. Un’ultima cosa, mi sembra che lei con questo interessante lavoro mi abbia dato finalmente ragione sul concetto di scienza, questa è scienza, anche senza la ferrea chiusura del cerchio della predizione controllabile e verificabile per ogni aspetto del sistema studiato.

    • Giorgio Masiero

      La TRE “sovverte il paradigma” darwiniano, dott. Vomiero, non c’è dubbio. In ciò si qualifica e così è già presentata nei congressi scientifici. Se Lei avesse ancora qualche incertezza, dia un’occhiatina alla figura in testa all’articolo!
      Quanto alla caratteristica di una teoria scientifica, non mi pare che il dott. Damasco consenta con la concezione “generosa” Sua (e dei darwinisti, in generale) e al contrario tenga a ribadire la riproducibilità delle predizioni della TRE rispetto all’incontrollabilità del darwinismo.
      Piuttosto, il problema è un altro: quando gli autori, e gli altri ricercatori che riterranno di approfondire il modello, ci porteranno qualche esempio, anche solo a livello di Gedankenexperiment, di tale riproducibilità? Qui la TRE giocherà la sua utilità tecnologica, anche se, dal punto di vista epistemologico, un risultato l’ha già conseguito: la sostituzione del monopolio speculativo con un duopolio.

      • Fabio Vomiero

        In realtà prof. Masiero non avevo dato molto peso ad entrambe le immagini iconografiche che appaiono, nè quella della trasformazione lenta e lineare da scimmia a uomo, giustamente barrata, nè quella in testa all’articolo della trasformazione istantanea, e quasi magica direi, da scimmia a uomo. Per quanto mi riguarda, infatti, sono entrambe sbagliate perché non corrispondenti a quanto invece emerge da decenni di dati e di ricerca scientifica, dove tutto fa pensare ad una evoluzione umana fatta di antenati comuni, storie naturali di ominini, convivenze di forme umane differenti, estinzioni, ramoscelli e via dicendo, insomma tutta un’altra storia… Bastasse un’immagine o un unico lavoro scientifico alternativo a convincermi non sarei qui a discuterne anche criticamente, come è giusto che sia. Per decretare l’eventuale validità scientifica della TRE o la sua irrilevanza nell’ambito della comunità scientifica ci vorranno anni. Ma ripeto, attendo soprattutto una corrispondenza con i dati e le prove sperimentali.

        • Maurizzio

          Comunque per non “sbagliarsi”(non si sa mai) scrive…..”direi,da scimmia a uomo”.Non mi sembra che lei sia un paleontologo.Che la TRE sconvolga il tranquillo laghetto della ricerca comincia,propio dalle sue parole…..

        • Giorgio Masiero

          Anch’io, Vomiero, attendo la corrispondenza di TRE con l’esperimento (anche se, a differenza di Lei, penso che non esista nessuna corroborazione sperimentale del darwinismo).
          La mia osservazione non era intesa tanto a corroborare la TRE, quando a farLe osservare che TRE e darwinismo sono teorie contrapposte che si elidono l’un l’altra.

        • Maurizzio

          Con tutta probabilità la TRE dovrà affrontare lo scoglio della Paleontologia(cioè della realtà e della ricerca).E francamente questa ennesima immagine scimmia-uomo(antenati diretti?) è abbastanza banale.Anche se piuttosto che in milioni di anni il “miracolo” avviene molto più rapidamente, non trovo,propio perchè la Ricerca Vera è molto molto più complessa ,una conferma immediata.

  • Maurizzio

    Dott.Damasco una cosa è certa:Il Ragazzo di Bottega di Cs è cresciuto.
    La Vostra ricerca sembra particolarmente interessante.Bisognerà comunque che sia studiato il lavoro prodotto e magari constatare un qualche piccolo intervento ,non solo da esperti di Fisica o Biologia, ma anche Paleontologia.Apprezzo per la loro consistenza,come sempre ,gli interventi del Prof.Masiero e Greylines.

  • Andrea Idini

    L’articolo mi ha ricordato abbastanza quest’altro:
    https://journals.aps.org/pre/abstract/10.1103/PhysRevE.69.056118
    E una serie di lavori di Gammaitoni dei primi 2000 come versione ridotta all’osso e semplificata.

    Il Fisher-Eigen Model a una dimensione e’ esattamente un modello che utilizza esattamente una equazione del moto, ovvero differenziale del secondo ordine forzata per descrivere il processo evolutivo (“interessa l’evoluzione come “moto”, non come descrizione dello stato iniziale e finale”, scriveresti tu. Curioso che questo meccanismo venga definito dagli autori “Darwin Strategy” pero’…).

    Utilizzare poi l’oscillatore armonica come forzante determina che la selezione avvenga quando vi e’ risonanza nello spazio delle fasi.

    Usare un’oscillatore armonico come punto di partenza in una teoria delle forzanti accoppiate non e’ che sia una cosa nuova fra i fisici come descrizione dei fenomeni evolutivi e di speciazione.

    In cosa si differenzierebbe questo articolo, nella sostanza delle equazioni?

    • Achille Damasco

      Risposta breve: fin dall’inizio, dalla prima formula, gli autori del paper che ha linkato dicono cose molto diverse, in seguito si crea un abisso in cui non c’è nulla in comune con il lavoro mio e di Giuliani.
      Risposta lunga: nell’ambito delle risonanze applicate all’evoluzione, noi consideriamo la fitness costante (anche perché, siccome non siamo darwinisti, pensiamo che una fitness che cambi, cioè una selezione naturale che cambi, non implichi evoluzione) mentre loro la considerano oscillante nel tempo; ciò che noi consideriamo oscillante sono i parametri esterni capaci di variazioni epigenetiche (o comunque costruttive e non casuali), mentre tutti quei calcoli che vede, per quanto sofisticati e ammirevoli, non escono fuori, come significato biologico, dal binomio selezione+mutazioni.
      La risonanza che loro descrivono è la tendenza di un sistema capace di oscillare ad assumere la stessa frequenza di oscillazione di una forzante esterna oscillante; la risonanza su cui ci basiamo noi è la divergenza di un’ampiezza di oscillazione.
      Ciò che questi scienziati hanno studiato è la dipendenza del punto “x_sovrasegnato^a” (nello spazio delle fasi) in cui la densità della popolazione p (alias frequenza genica) assume il suo valore asintotico rispetto alla grandezza D, cioè hanno studiato x(D). Hanno scoperto come deve essere la funzione F che descrive la fitness affinché x(D) abbia un massimo, cioè una condizione ottimale, e hanno scoperto sul piano teorico che ciò succede quando avviene un tipo di risonanza detta “risonanza stocastica” e la sua condizione sufficiente è che F(x) sia un monomio di quarto grado in x.
      Aldilà della matematica (complicata), non c’è nessuna ricerca di quelle condizioni tali che x sia “infinitamente” grande, non se lo pongono il problema, siamo nel Neodarwinismo puro in cui è evoluzione se cambia p nel tempo e loro da bravi matematici hanno calcolato vari casi in cui p cambia nel tempo.
      Nel caso stesse pensando che se sono stati così bravi a studiare p(x,t) allora potrebbero aver risolto il problema dei picchi di velocità di p (le esplosioni), magari credendo che, in quanto neodarwinisti, postulano/riscontrano che D deve essere infinito, resterà deluso, perché ad un certo punto dicono che se D = infinito molto semplicemente p(x) è la solita una gaussiana ma schiacciatissima, perché:

      “the strong diffusion or dominating mutations, respectively, large parts of the population occupy phenotype regions with low fitness values.”

      Cioè loro sono i primi a dire che alti tassi di mutazioni implicano uno spread della popolazione in punti dello spazio dei fenotipi in cui a stento si sopravvive, cioè che con troppe mutazioni la specie si avventura in una landa desolata, desertica, a un passo dalla morte immediata…

      • Andrea Idini

        Grazie della risposta.

        Esistono altri articoli in cui la fitness e’ costante, come ho scritto Gammaitoni li credo li riporti, comunque non sono abbastanza vecchio da avere memoria storica. Non e’ Fisher Eigen, ma e’ stato provato.
        Abbiamo una equazione differenziale di secondo grado con una forzante, se metti la forzante a 0 ottieni l’oscillatore armonico puro in p, nel tempo.
        Creato, per definizione,

      • Andrea Idini

        Grazie della risposta.
        Non concordo con il suo riassunto dell’articolo, specialmente nell’iniziare subito identificare “neodarwinisti” e altre petizioni di principio. Atteniamoci alla scienza.

        Esistono altri articoli in cui la fitness e’ costante, come ho scritto Gammaitoni li credo li riporti, comunque non sono abbastanza vecchio da avere memoria storica. Non e’ Fisher Eigen, ma e’ stato provato.

        Abbiamo una equazione differenziale di secondo grado con una forzante, se metti la forzante a 0 ottieni l’oscillatore armonico puro in p, nel tempo, non smorzato quindi con risonanze.

        Creato, per definizione, come equazione del moto.

        Poi lo scopo del lavoro in questione e’ molteplice. Da un lato ha ragione, investigare il ruolo di diverse forzanti all’equazione del moto/diverse fitness.

        Ma comunque anche trovare la soluzione per p.

        Trovare la soluzione per p, data F=0, e’ quello che ha fatto lei, mi pare proprio. Motivandolo poi come vuole. Ma non e’ un biologo, e quell’articolo non e’ un articolo di biologia ed e’ ben lungi dall’esserlo. E’ un articolo di fisica e cerca di descrivere un sistema con delle equazioni, e quelle si discutano in rapporto al sistema.

        Ora, giusto per far arrovellare un vecchio fisico che ha la fissa dei modelli, lei sta trovando trovando la distribuzione di p, con i soliti comportamenti risonanti tipici di un sistema oscillatorio non smorzato, lei attribuisce ad essi immediatamente un significato realistico e di nuova teoria, o sbaglio?
        Quindi questo sarebbe una nuova interessante interpretazione alla soluzione della stessa equazione che tutti risolvono da tanto tempo.

  • jonioblu1

    Vorrei chiedere ad Achille un passaggio che ancora non mi è chiaro. Per rimanere in tema con la fisica vorrei capire se è pertinente l’esempio della radio. Mi immagino una stazione trasmittente che invia delle delle onde elettromagnetiche. Queste onde che l’antenna della radio riceve sono “la forzante” contemplata nella sua teoria con frequenza ωe
    https://uploads.disquscdn.com/images/73d77f034b2e696a6e1edfac9efa78627480af23d8d39d8a9c617c089eaa1dbb.gif
    la radio ha un oscillatore con frequenza ω0 che che può essere variata grazie alla rotellina che utilizziamo per cercare le stazioni radio. Quanto la frequenza ω0 si avvicina alla frequenza ωe il circuito elettromagnetico va in risonanza e si ha una amplificazione del segnale ricevente.

    Quello che mi sfugge nella sua teoria è proprio la natura del segnale trasmittente. Magari, mantenendo l’esempio della radio, potrebbe fare un confronto tra i meccanismi radio/elettromagnetici e quelli biologici?

  • Maurizzio

    Eh si Prof.Masiero,la Sua risposta a Greylines è di una saggezza(e scientificità)concreta.

  • Maurizzio

    Ma Giuseppe1960 leggo spessissimo i suoi interventi su Cs, ma quante volte il Professor Masiero deve specificare che tra metafisica e Scienza esiste una frontiera vigilata da Scienziati(anche se sono troppi quelli,basta un piccolo titolo di studio universitario,che si definiscono tali).

    • Giuseppe1960

      Lo so Maurizzio, ma delle volte ho l’impressione che la certisoneria del nostro Masiero a questo riguardo sia a senso unico… Per me, quando una congettura è talmente ragionevole da lasciare nessun spazio al dubbio, non si può continuare a sminuirla come fosse figlia di quattro cialtroni senza arte né parte. Io la vedo così e con questo mando un grande saluto e abbraccio al grande Sto. (ex Cipriani)

      • Maurizzio

        Ah che lietissima sorpresa!!! Mi vengono(razionalisticamente però!!) le lacrimucce!
        Contraccambio un grande,grande abbraccio.E passando all’argomento direi che siamo oltemodo fortunati a poter seguire Masiero e Greylines(oltre a tanti altri)ciò fa in modo di poter soppesare “la verità”.E l’avventura continua……

      • Giorgio Masiero

        Il mio “senso unico”, Giuseppe è guidato da 2 principi:
        1) tenere distinta la scienza sperimentale dalla filosofia e dalla fede;
        2) come? chiedendo alla scienza sperimentale di corroborare le sue teorie riproducendo artificialmente i fenomeni che pretende di spiegare. Solo così la scienza sperimentale si rende utile all’umanità, altrimenti è solo passatempo.
        Quando uno comprende (non pretendo che condivida) questi due miei principi epistemologici, tutto il mio pensiero gli apparirà chiaro.

        • Giuseppe1960

          Questo mi convince, Masiero, che tali suoi principi, davvero chiarissimi e netti, e che per questo persino io ho capito, delle volte non le permettano di distinguere quando, pur in assenza di sperimentabilità, ci si trova dinanzi a un’ipotesi/congettura al di sopra di ogni ragionevole dubbio… senza pretendere che una specie venga riprodotta in laboratorio per patentare una teoria di un valore scientifico. Insomma, io leggo nei suoi principi epistemologici a senso unico un attacco al neodarwinismo che troppo spesso fa di tutta l’erba un fascio.

          • Giorgio Masiero

            Per me, “al di sopra di ogni ragionevole dubbio in assenza di sperimentabilità”, Giuseppe, ci sono solo la logica aristotelica, l’aritmetica pitagorica e la geometria euclidea. Per tutto il resto, credo solo a ciò che vedo con i miei occhi e tocco con le mie mani, o a ciò che è stato visto e toccato da testimoni di cui ho imparato a fidarmi.
            Certamente non metterò mai al di sopra di ogni ragionevole dubbio una teoria scientifica, neanche tra quelle più corroborate (come la meccanica quantistica e la relatività generale), perché ho imparato dalla storia che dopo qualche tempo cascano tutte come pere marce, sostituite da altre più estensive e del tutto diverse. Non crede, Giuseppe, che tra 100 o 1000 anni gli uomini – se esisteranno ancora – sorrideranno delle nostre teorie scientifiche, come noi sorridiamo di quelle dei nostri antenati di 100 o 1000 anni fa?!

          • Giuseppe1960

            Credo anch’io. Ciò non toglie che resto convinto, ingenuamente forse, che il suo approccio epistemologico verso una teoria come quella in questione sia talvolta esageratamente severo.

          • Giorgio Masiero

            Non chiedo a nessuno di condividere il mio criterio severo, Giuseppe.
            Io non lo applico solo al darwinismo, ma ora anche alla TRE e ieri al multiverso, agli alieni, a Matrix, all’omeopatia, alla telecinesi, all’AGW, ecc.
            Se non si ha un criterio come il mio, mi chiedo e Le chiedo: quale altro criterio adottiamo, quello di maggioranza (della “comunità scientifica”) come si fa in politica?

          • Giuseppe1960

            Sono certo che lei ha inteso quale sentimento muove le mie obiezioni… E, anche se non le sembrerà, le assicuro che ho rispetto del suo severo criterio di giudizio. Sugli altri punti portati a esempio sarebbe interessante, un giorno, poter approfondire la questione “omeopatia” qui su CS. Buona serata e grazie.

  • Maurizzio

    E scusandomi del Fuori Tema vorrei approfittare per rilanciare una notizia interessantissima propio relativa all’origine dell’Uomo,pubblicata dalla Rivista Plos One per conto della prestigiosa Università di Tubinga e dall’Accademia delle Scienze di Bulgaria(felicissimo,propio perchò ho avuto modo di avere contatti con essa).Ominide 7,2 milioni di anni.Televideo Rai pagina 163.Grazie Enzo.

    • Alèudin

      Grazie, molto interessante.

      • Maurizzio

        Mi fa molto piacere che la notizia la interessi.

  • Simon de Cyrène

    Purtroppo non ho potuto accedere al sito per settimane per varie ragioni e mi sono perso tutte queste interessantissime discussioni.

    Per cominciare vorrei congratulare HT per questa sua interessantissima proposta scientifica: in scienza, per avanzare, si procede per analogia andando a cercare in differenti contesti idee trasponibili ad altri, mutatis mutandis. Bisogna però essere coscienti che sono analogie e che il loro significato cambia anch’esso nel nuovo ambiente in cui sono trasposte. E queste analogie avranno successo e lunga vita se entrano in “risonanza”, per l’appunto con il nuovo ambiente (in questo caso quello scientifico di coloro che riflettono sui processi evolutivi).

    Le critiche che ti sono state portate qui sotto sono generalmente l’espressione di un’incapacità concettuale ad entrare in “risonanza” con i nuovi concetti (nuovi in quanto applicati a nuovi contesti) che HT e il suo collega biologo hanno portato avanti. È chiaro ad esempio che i tuoi tre postulati possono condurre a formulazioni di ipotesi e predizioni falsificabili; ben altro che le ridicole affermazioni (neo) darwiniste che esprimono pure tautologie da far ridere i polli.

    (A) Ce n’è una critica (la sola) che è stata mossa che però ha trovato “risonanza” in me quanto scientifico ed è quella che che chiede in fin dei conti dove sia l’eliminazione della nozione di caso (in quanto caos) dal momento che nel modello tale quale è esposto l’ambiente (incluse altre specie, or ambiente tout-court) è un dato di fatto e nessuna ipotesi è fatta su come ci sia quell’ambiente lì e non un altro.

    Secondo me questo proviene dal fatto che il discorso della TRE sulla macro-evoluzione è in pratica un discorso su un micro-sistema bagnato in un macro-sistema. Orbene come ben si sa l’evoluzione del macrosistema si accompagna sempre con l’aumento di entropia dei micro-sistemi e cioè di perdita della loro informazione.

    Secondo me, sarebbe vantaggioso che guardaste anche non solo le “molle” di un micro-sistema macro-evolutivo, ma proprio un “gas” di “molle” macro-evolutive risonanti.

    (B) Quel che è affascinante nell’applicazione analogica nel modello TRE della risonanza è che per l’appunto vi è distruzione di informazione (le varie frequenze del micro-sistema sono rapidamente sostituite da quella in risonanza con l’ambiente) e quindi violento aumento di entropia. E questo mi convince moltissimo in quanto spiega molto bene l’apparire di forme “nuove” che sono in in realtà lo scomparire ben più importante di informazioni “vecchie”

    (C) Chiaramente la TRE è un discorso che si vuole davvero scientifico in quanto ormai dovrebbe essere possibile immaginare un’esperienza che potrebbe testare questo “trasformazionalismo” , ad esempio prendendo un specie (semplice) e calcolando l’ampiezza ambientale necessaria, creando poi artificialmente tale ambiente e osservando se tale risonanza ha oppure no luogo.

    Ad ogni modo fa finalmente piacere poter discutere di evoluzione scientificamente, con leggi e modelli, predizioni e sperimentazioni, in quanto è la condizione necessaria per confortare la convinzione quasi unanime che, ogni volta che il contesto lo permette, la vita dovrebbe apparire. E quello meno unanime che la vita non poteva non comparire…

    Grazie ancora.

  • Falgau5

    Ma che è questa ciarlataneria?