Siccità: “ha stato Trump!” La fake news di Zingaretti, il business delle privatizzazioni e la democrazia negata

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Le fake news esistono ma quelle pericolose sono raccontate dalle fonti ufficiali.

Un attacco al primato del bene comune è in corso ovunque, il caso di Roma.

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Allarme di Zingaretti: “A Roma sta finendo l’acqua, problema grave”. Raggi: “Garantirla a tutti” – questo il titolo apparso su Repubblica del 22 luglio scorso, una fake news sin dal titolo in quanto non è vero che l’acqua stia finendo, il bacino idrico di Bracciano è ad un livello basso ma l’acqua per Roma non sta finendo. Il caso sottoposto all’attenzione dei media è sopravvalutato, come riportato nello stesso articolo su Repubblica:

Mentre il presidente di Acea Ato 2, Paolo Saccani, intervistato da Sky tg24, ha sottolineato che da qui “a sette giorni non ci sarà nessuna soluzione, se non quella di razionare l’acqua dei romani. Questo succederà dal 28 in poi per un milione e mezzo di cittadini”. Misure che per Saccani “impatteranno” su un milione e mezzo di persone, ma anche sui palazzi delle istituzioni, sulle ambasciate. “Parliamo della capitale dell’italia, non faremo certo del bene all’immagine internazionale del paese e tutto per 1,5 millimetri al giorno”.

Uno virgola cinque millimetri al giorno la riduzione del livello del lago in seguito al prelievo da parte dell’acquedotto contro gli otto millimetri persi per via dell’evaporazione (fonte Repubblica Paolo Saccani Presidente ACEA) in un bacino che ha una profondità massima di 165 metri, la situazione di difficoltà forse è stata un po’ troppo drammatizzata.

Ma la fake news di Zingaretti mostra come certa disinformazione sia dannosa e tira in ballo ingiustificatamente un facile bersaglio, la questione del riscaldamento globale rinforzata con l’abbinamento al nemico del politicamente corretto, Donald Trump, un abbinamento perfetto per ottenere un consenso pavloviano da parte dei bevitori di notizie pubblicate sui grandi media:

Comunque per Zingaretti “basta andare con una fotocamera a Bracciano per capire che sta accadendo l’inimmaginabile – aggiunge – far uscire l’acqua dai rubinetti è un diritto ma dobbiamo fare i conti con un problema enorme che è la siccità. Mi piacerebbe invitare qui Donald Trump per fargli capire cosa significa non rispettare gli accordi sul clima”.

A parte che “l’inimmaginabile” di cui si parla è un’evidente esagerazione, il fatto di tirare in ballo la questione dell’AGW è una libera interpretazione di Zingaretti in quanto la serie storica delle precipitazioni in Italia non mostra una crisi particolare in quest’ultimo periodo evidenziando momenti peggiori in passato dati CNR:

La siccità c’è, è un fatto collocabile nella media che però viene presentato come eccezionale, questo uno dei metodi delle vere e gravi fake news. E’ possibile che si cavalchi la situazione per mettere in cattiva luce l’azienda comunale ACEA che provvede alla gestione dell’acqua a Roma nella prospettiva di una sua completa privatizzazione.

Riguardo il tema privatizzazioni di certo c’è che nonostante una schiacciante percentuale di elettori (95,8%) nel referendum del 2011 abbia optato per ritenere l’acqua come bene pubblico, l’assalto alla società comunale non si è mai interrotto (qui, qui e qui).

Con le privatizzazioni si tratta di fare profitti sui beni essenziali che non  dovrebbero essere soggetti ad altre valutazioni se non quelle del servizio al cittadino e non dei dividendi. Con le privatizzazioni i profitti vengono a trovarsi al primo posto abbassando la qualità del servizio anziché innalzarla come vorrebbero i sostenitori del privato. Inoltre l’ACEA è già in parte privatizzata, contravvenendo già così all’esito del referendum del 2011, ed è in realtà questa privatizzazione il principale ostacolo al miglioramento del servizio:

Dalle bollette dei cittadini di Roma, in base all’ultimo bilancio che abbiamo potuto visionare di Ato2, la società controllata da Acea che gestisce il servizio idrico della capitale, si produce un utile annuo di 70 milioni di euro. Se fossero reinvestiti per migliorare il servizio, non in un anno, però si potrebbero ridurre gli sprechi in tempi non geologici. Invece da quando sono entrati i privati nel capitale, cioè dagli anni Novanta, le perdite sono aumentate sempre. Il fatto è che il 94% degli utili di Acea Ato 2 viene distribuita tra i soci sotto forma di dividendi, non reinvestita.

Il Manifesto

Le perdite degli acquedotti sono dunque aumentate con l’inizio della privatizzazione.

Con essa inoltre peggiora la situazione dei dipendenti al tempo stesso favorendo il disservizio si spinge verso la totale vendita:

“Da tempo assistiamo in Acea ad una continua trasformazione che mina costantemente il carattere pubblico dell’azienda e dei servizi che eroga, con un impatto devastante sulle condizioni normative ed economiche dei lavoratori”, denuncia Stefano Spelonca, dell’USB ACEA.

I carichi di lavoro aumentano ed il personale viene continuamente invitato a fuoriuscire dell’azienda attraverso procedure di licenziamento collettivo, in nome di una perenne riorganizzazione. Forse perché una società con meno lavoratori risulta più appetibile e meno gravosa agli occhi dei privati?”, domanda il sindacalista.

Contropiano

 

Per ottenere la svendita di un bene pubblico il metodo è quello di favorire un disservizio per orientare l’opinione pubblica alla vendita della società in questione assicurando che la gestione privata risolverà i problemi di quella pubblica. Si migliorerà inoltre il debito pubblico, ma le esperienze reali confutano però questa teoria in quanto la qualità del servizio non migliora, il debito pubblico non si risolve e in più vengono distrutti posti di lavoro, come avvenuto ad esempio nel caso Telecom .

La propaganda che fa leva sul martellamento mediatico del riscaldamento globale, la volontà popolare tradita, il saccheggio del bene comune, questa la realtà dietro certe notizie di questi giorni.

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali. Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo"

  • Voce nel deserto

    Enzo, non capisci niente… è colpa di Putin, Trump e degli hacker russi…
    Ma bisogna spiegarti sempre tutto?
    ^^:D

    • Enzo Pennetta

      Scusa, mi erano sfuggiti Putin e gli hacker! 🙂

  • Blas

    Una domanda, in Italia i tubi dell’acqua dentro delle case sono gestite dallo stato? Allora perche se per l ‘ interno delle case vi affidate ad un privato non lo volete per il tubo che va dal lago fino alla porta di casa? Forse lo stato che 3000 assenteisti, guidatori di tram che scioperano per vedere una partita gestiranno meglio quei tubi? Mi direte i privati fanno i loro interessi ed i politici che rappresentano lo stato no? Se lo stato é incapace di controllare gli appalti di concessioni ai privati puó gestire il servizio di acqua?

    • Enzo Pennetta

      La risposta è già nell’articolo, un privato ha come fine il profitto, lo Stato il servizio quindi la soluzione è risolvere i problemi non privatizzare.
      Riguardo i tubi dentro casa si suppone che il fine di chi ci abita sia il servizio, se poi gli interessasse il profitto, cioè non spendere, i suoi tubi anziché ripararli li lascerà perdere…

      • Blas

        Ma che logica é questa? Il piombino non viene per il profitto? La differenza é che chi lo chiama anche lo paga é controlla che faccia bene il lavoro. Invece lo “Stato” ente inesistente rappresentato da “onesti” politici contrattano il servizio che pagano i cittadini. E questi possono protestare solo col voto quandi gli lasciano.

    • Voce nel deserto

      La sua nozione di “stato” è quantomeno superficiale e capziosa Blas…
      Lo Stato non si traduce SOLO nei suoi 3000 assenteisti, così come non si traduce SOLO nei politici che, si suppone, dovrebbero rappresentare il demos, e men che meno si traduce SOLAMENTE in quelli corrotti fra di loro…
      Lo “Stato” sono ANCHE, anzi SOPRATTUTTO, l’unione sociale dei cittadini di cui è composto i quali dovrebbero anche assumersi la responsabilità civile di interessarsi della res pubblica e di vigilare su di essa.
      Lo Stato quindi dovrebbe e PUÓ essere un entità organica (fisica, composta dall’unione degli individui) e non solo un fantasma giuridico e di questo siamo TUTTI RESPONSABILI.

      SE SI VUOLE uno Stato organico lo si può ottenere, ma bisogna interessarsene e per farlo bisogna cominciare a concepire la propria esistenza anche in termini di società, di collettività e non solo di individuali con l’unico fine di soddisfare il proprio interesse personale a prescindere dall’interesse collettivo… che è quello che vuole l’ideologia capitalistica di mercato…

      Insomma è l’ideologia liberista e capitalista che, ottenuto il controllo dei settori strategici delle res pupplica (banche -> accesso al credito -> gestione degli assets) ha poi ottenuto il potere per IMPORRE la cultura dell’interesse personale e dell’atomizzazione della società dominanti che producono gli spiacevoli effetti collaterali che lei ha giustamente denunciato.

      Ma pensare che ciò sia inevitabile ed addirittura endemico alla “natura” stessa del concetto di “Stato” significa avere un’idea distorta e sbagliata di “Stato” essere ciechi alle dinamiche dominanti e continuare a mettere il carro davanti ai buoi rifiutando di assumersi le proprie responsabilità spendendosi in prima persona per contribuire al progresso della società INTERESSANDOSENE.

      • Blas

        L’ unione di 50 millioni di cittadini non puó amministrare bene l’acqua a Ragusa ed a Pordenone.

    • Voce nel deserto

      E inoltre, è quantomeno capzioso far passare una COERCIZIONE IMPOSTA (dover pagare le bollette ad enti privati per ricevere un servizio ESSENZIALE) per una scelta arbitraria e consensuale…

  • valentino

    Si sta tentando di inculcare nei cittadini l’idea che “pubblico è male” e “privato è bene” ma è un’idea che come al solito, invece di guardare alla luna guarda al dito che la indica, non ci vuole una laurea in filosofia con specializzazione in logica per capire che la questione è posta in modo errato e non serve avere il cuore da complottista per sentire la puzza di bruciato.
    Possiamo scegliere diverse soluzioni, dal totalmente pubblico (statale) al totalmente pubblico (parastatale) fino al totalmente privato diffuso (quello che in inglese si chiama pubblico e cioè azionariato composto dai cittadini) o a quello “oligarchico” (estremizzando in mano ad una persona sola), con tutte le intersezioni e gradualizzazioni che possono starci in mezzo, non è questo il problema.
    Ognuno dei sistemi scelti può gestire bene o male e questo è il vero problema; non sta scritto da nessuna parte che una cosa gestita dal pubblico (stato) deve essere per forza gestita male, può e deve essere gestita bene, i cittadini (il cosidetto popolo) ne hanno il diritto e servono solo più controlli (meccanismi automatici più controlli a campione) sui comportamenti dei manager pubblici e dei lavoratori pubblici con attribuzione di responsabilità (chi sbaglia se ne va e senza liquidazioni milionarie, anzi, deve rifondere), la politica dovrebbe dare degli obbiettivi e le aziende pubbliche (nel senso italiano) dovrebbero raggiungerli mentre nel caso del privato, la politica dovrebbe imporre degli standard minimi e dei prezzi calmierati e in caso di non ottemperanza degli standard, confisca ed esproprio con richiesta di danni.

    E’ ovvio che le due soluzioni, considerando gli estremi per semplicità, hanno due obbiettivi totalmente diversi, il pubblico la diffusione del servizio al massimo numero di cittadini al miglior prezzo possibile, i privati, il profitto.
    Questo fa pensare che sia molto più saggio, per quanto riguarda i beni essenziali (acqua, gas, elettricità, sanità e alcuni altri), optare per la scelta pubblica, ed è lo stato che deve farlo sopratutto quando ha ricevuto un chiaro segnale referendario, perchè lo stato è, o dovrebbe essere, per i cittadini e promuovere se non il loro benessere almeno dei minimi standard di vita dignitosa.

    Ci vuole più controllo sullo stato da parte dei cittadini (parliamo di strutture politiche di tipo “democratico”) cioè esattamente il contrario della tendenza in atto (più controllo dello stato sui cittadini) ma per fare questo bisogna eliminare l’accoppiamento di chewing-gum costituito dalla democrazia rappresentativa senza vincolo di mandato e introdurre il principio che chi sbaglia paga.

    • Voce nel deserto

      Secondo occorre chiarire meglio, o rivedere se necessario, il concetto di “Stato”, diffondendolo poi attraverso una corretta informazione ed una sana educazione, contrastando la propaganda dei “mercati” e di tutti quegli attori economici che vogliono anteporre il proprio interesse specifico a quello della collettività.

      Fatto questo diviene fisiologico che, in una società che si voglia definire “civile“, la gestione degli assets fondamentali debba essere “pubblica“, nel senso di gestita, tramite gli appositi meccanismi di controllo e gestione, dal demos

      E i servizi fondamentali sono: alimentare, sanità, trasporti, energia, ricerca scientifica ed istruzione, tanto per cominciare…

      Siamo molto lontani quindi dalla “civiltà” a mio parere…

  • Bitumato59 Bitumato59

    A Roma non si sono mai interessati del bene acqua. Solo per fare un esempio: le fontanelle pubbliche senza rubinetto (i famosi “nasoni”) gettano via circa 100-150 litri di acqua potabile per ognuno degli 86400 secondi che compongono ognuno dei 365 giorni di ogni anno. Stiamo parlando di una percentuale non proprio trascurabilissima del consumo romano medio giornaliero di acqua potabile. Non parliamo poi di “perdite” e “fallanze” delle condotte, dei problemi di “manutenzione” che cronicamente affligge tutto ciò che fa “servizio pubblico” nella Capitale, non parliamo poi di come viene “gestita” la rete e di come viene “distribuita” l’acqua, ecc… ecc… Non “tocchiamo” infine il personale “dirigente” e dirigenziale che ha voce in capitolo (una pletora di passacarte ormai privi della capacità di recuperare e applicare anche i principi basilari imparati durante gli studi universitari). Vergogna Roma, vergogna.