15 ottobre 1987: l’assassinio di Thomas Sankara

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Sono passati 30 anni da quando il presidente del Burkina Faso, ribattezzato il “Che Guevara africano”, venne ucciso, secondo la ricostruzione ufficiale dal suo ex collaboratore nonché successore Blaise Campaorè, verosimilmente appoggiato dai francesi e da altre forze internazionali. Thomas Sankara era divenuto un personaggio scomodo, troppo scomodo, per il piano egemonico mondiale messo in atto dai poteri finanziari internazionali attraverso lo strumento del debito. Il suo discorso  tenuto  presso l’OUA (Organizzazione per l’Unità Africana), di una forza e di una chiarezza straordinarie, è un appello a tutti i rappresentanti internazionali a considerare le cause e la reale natura del debito, che non è altro che una nuova e ancora più pervasiva forma di schiavitù, quella  finanziaria.

Con una lucidità e una lungimiranza degne di un vero rivoluzionario, Sankara anticipa quanto solo ora alcuni economisti hanno trovato il coraggio di proporre: annullare il debito per permettere alla popolazione di continuare a vivere – “loro, i finanziatori non moriranno se non ripagheremo il debito, mentre il nostro popolo sì”- e incentivare la produzione e l’economia nazionale anziché le importazioni, portando lui stesso l’esempio del proprio abito tipico prodotto dalla gente burkinese.

La platea è sconcertata ma applaude, la forza trascinatrice è quella di un rivoluzionario, la lungimiranza di un visionario. Solo due mesi e mezzo a soli 37 anni Sankara verrà assassinato.

“È possibile che a causa degli interessi che minaccio, a causa di quelli che certi ambienti chiamano il mio cattivo esempio, con l’aiuto di altri dirigenti pronti a vendersi la rivoluzione, potrei essere ammazzato da un momento all’altro. Ma i semi che abbiamo seminato in Burkina e nel mondo sono qui. Nessuno potrà mai estirparli. Germoglieranno e daranno frutti. Se mi ammazzano arriveranno migliaia di nuovi Sankara!” aveva affermato.

Purtroppo la sua profezia si è avverata solo a metà e i nuovi Sankara verranno uccisi sul nascere.

http://ilariabifarini.com/2017/10/15/15-ottobre-1987-lassassinio-di-thomas-sankara/

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About Author

Ilaria Bifarini nel 2017 ha pubblicato “Neoliberismo e manipolazione di massa – storia di una bocconiana redenta”.

  • Emanuela

    Comunque non so fino a che punto sia azzeccato il paragone col Che…

    • Enzo Pennetta

      Non saprei, probabilmente col Che esiste una identificazione del tipo ‘rivoluzionario’ senza entrare troppo nei dettagli delle diverse vicende.

  • Voce nel deserto

    E anche su questo il buto e cattiFo Putin, il “dittatore sanguinario” e “bla bla bla bla! bark! bark! wuff! wuff!” è ha dato LEZIONI DI GIUSTIZIA agli altri “leader” internazionali annullando 20 MILIARDI DI DOLLARI di credito Russo verso l’Africa.

    Buto e catiFo Putin…

  • valentino

    Io quando sento un leader africano parlare così chiaramente, così precisamente e così coraggiosamente non riesco a non commuovermi. Solo per il fatto che era un rivoluzionario può essere paragonato al Che ma se si era avvicinato al marxismo come prassi politica, non si può ignorare che la sua formazione culturale era fortemente cattolica ed il suo marxismo non ebbe mai a mostrare le brutture che nella norma ha mostrato in quasi tutto il mondo. Io credo sarebbe più corretto chiamarlo “il Sandino Africano” per le sue azioni rivolte all’educazione, alla sanità, all’alleviamento della povertà di uno dei paesi più poveri dell’Africa, sempre in modo positivo senza quegli eccessi “rivoluzionari” tipici del Che e delle rivoluzioni sudamericane.
    Oltre alla viva intelligenza politica ed al coraggio dimostrato, è stato un uomo di grande moralità e che per la sua visione morale venne ucciso da Blaise Compaoré, che divenne presidente e un paio di anni fa dovette abbandonare il paese in fretta e furia perchè, fra le altre cose, assieme a sua moglie aveva monopolizzato tutta la filiera dell’oro con metodi mafiosi.
    Aveva individuato correttamente i problemi e combattè per risolverli non scatenando la solita guerra tribale a cui siamo abituati in Africa e che vede la popolazione soffrire pene indicibili (Rwanda e Burundi, Congo, Nigeria (Biafra), Angola, Sierra Leone, Liberia, Mozambico, Somalia, Eritrea ecc.) ma combattendo il sistema corrotto di quei potenti africani che per lucro personale avevano venduto i loro popoli.
    Questo evidentemente non piacque, non piacque ai venduti del Burkina, non piacque ai francesi, non piacque alla banca mondiale e all’FMI, non piacque alla varie banche di investimento e ai fondi avvoltoio off shore e sopratutto non piacque ai governi dei paesi confinanti che temevano il confronto fra le loro politiche e quelle di Sanka.
    Lui sapeva che lo avrebbero ammazzato e nonostante questo non scelse ne’ il compromesso ne’ la fuga, rimase a combattere per un’idea di giustizia ed equità totalmente estranea al mondo moderno e morì povero come povero visse.
    Davvero una figura commovente ma che fa sperare che altri figli d’Africa possano seguire le sue orme nel futuro.

    • Emanuela

      Beh se i figli d’Africa continuano a venire tutti in Europa temo che non resterà nessuno a combattere per quel continente…

      • valentino

        Triste ma vero, però non è bene generalizzare, non giova ne’ a noi ne’ a loro. Capisco che la percezione che abbiamo è quella ma in verità non è così, pur essendo un movimento considerevole, i numeri dicono altro per fortuna.
        Sono comunque tanti, anzi, sono comunque troppi ma prima di vuotare l’Africa ce ne vuole.
        Questi movimenti migratori, o meglio, queste deportazioni, sono comunque un’arma del neo-colonialismo, le vittime sono due: il terzo mondo di non remota emoria e l’Europa, così a sensazione credo che quest’arma ucciderà l’Europa assai prima del terzo mondo e forse per l’Africa a quel punto si riapriranno delle speranze ma non prima di avere toccato il fondo.

        • Voce nel deserto

          Questi si riproducono come conigli e si moltiplicano in media x4…
          Da noi quando si riesce ad arrivare ad un nucleo familiare stabile composto semplicemente da una coppia bisogna quasi gridare al miracolo e se facciamo più di un figlio bisogna andare a Lourdes a ringraziare…

          Nel giro di venta’anni verremo islamizzati.
          Sempre che nel frattempo la orgasmus generation non si svegli…

      • Voce nel deserto

        Quelli che arrivano qui sono una minoranza del totale della popolazione e sono la parte peggiore della stessa, quella sostanzialmente disinteressate alla loro origini, alle sorti del loro paese e che sono stati sedotti dalle menzogne dell’Occident.
        E vengono qui solo per le donne e l’iphone e poco altro…
        E NON sono la parte più povera della popolazione, anzi, quella più viziata e ricca perchè se no con il cavolo che pagano migliaia di euro per il servizio taxi su barcone…
        Sì sì è una generalizzazione ma è così…

        • valentino

          assolutamente vero, in generale, a parte alcune persone che appartengono ai flussi migratori “normali”, in genere studenti o famiglie che vengono per trovare lavoro e offrire ai figli un avvenire migliore, e ce ne sono ma non si vedono in giro perchè sono appunto a lavorare o studiare o accudire i figli, la maggioranza di quelli delle ondate dei barconi sono proprio la parte peggiore, nullafacenti nei loro paesi (per essere teneri) e nullafacenti qui. Gente senza radici, senza un minimo di dignità, solo pretese e diritti.

  • Blas

    Capisco che voi che siete nel mezzo di una crisi di origine finanziaria ve la prendiate con tutto quello che ha odore di banche. Ma se l´alternativa che avete al mondo delle finanze sono questi regimi socialistoidi come Cuba, Venezuela o l´Argentina péronista dove ho sempre vissuto ho brute notizie per voi. In quei regimi si vive male e prima o poi si perde la libertá. Si piú di quella che si perde nel peggiore dei sistemi capitalisti.

    • valentino

      Il socialismo ha fallito dappertutto e ora sta per fallire il capitalismo. Bisogna che ci dotiamo di un po’ di elasticità mentale per immaginare qualcosa di diverso che prenda quello che c’è di buono nel socialismo e nel capitalismo e con buon senso costruisca un sistema vivibile, smettiamola di pensare che o è bagnato o è asciutto, esiste anche l’umido. Gli esempi storici non mancano, se vogliamo, anche in Italia, leggetevi la storia veneziana (la storia, non le leggende) e vi accorgerete che era proprio un sistema misto ante litteram, naturalmente con tutti i limiti della mentalità dell’epoca, per non parlare della prima repubblica Italiana, insomma possiamo trovare mille pecche ma il sistema delle partecipazioni statali e dell’economia mista ha funzionato più che bene fino a che non è stato colonizzato da truffatori in giacca e cravatta. Non posso pensare che per l’Africa possa esistere solo l’alternativa fra Jonas Savimbi e gli emuli di Pol Pot.

      • Blas

        Cualunque sistema si degrada, anche il misto piu perfetto che lei possa immaginare degraerá nell´errore e la corruzione. Il dogma piu evidente della Chiesa Cattolica il peccato originale.
        Io cercherei sempre le soluzioni che aumentano la sussidiarietá, che come risultato portano stati centrali piccoli (con poche atribuzioni non deboli) é il potere rimane vicino ai singoli, le famiglie e le piccole comunitá.

        • valentino

          Certo che qualunque sistema si degrada, si degradano i sistemi fisici come quelli politici ma mentre per i sistemi fisici non possiamo farci nulla per quelli politici sì, il timone ce l’abbiamo in mano noi e possiamo correggere o anche cambiare.
          Non esiste un sistema politico perfetto, esistono sistemi politici buoni o meno buoni per un dato popolo su un dato territorio in un dato tempo. Anche io credo nel piccolo e non tanto perchè possiede una complessità intrinseca minore perchè giocoforza il piccolo induce una complessità estrinseca maggiore e nemmeno perchè il potere è più vicino e quindi, si suppone, più controllabile, questo è un abbaglio ed una fallacia logica che ci proviene dal pensiero democratico che sembra essere ormai l’unico pensiero politico ammesso ma per semplice omogeneità culturale.
          In ogni caso anche se il sistema misto si degrada non è un motivo sufficiente per escluderlo e abbracciare una o l’altra delle opposte filosofie, socialista o capitalista, che anche queste si degradano. Il sistema misto ha il vantaggio di non essere ideologico ma di puntare a produrre il massimo benessere di tutte le classi sociali, i sistemi socialista e capitalista sono entrambi ideologici, quindi pur nella prospettiva del degrado preferisco il sistema misto.
          Se non altro rilevo che un sistema non ideologizzato non ha l’obbiettivo di creare un mondo perfetto, ed un sistema misto non punta a questo ma ad un ragionevole benessere che è un obbiettivo molto meno utopico, inoltre è ovvio che nel tempo le condizioni variano e non essere guidati da un’ideologia è un bene perchè si è assai più elastici e possono essere applicati di volta in volta dei correttivi opportuni a differenza dei sistemi ideologizzati che hanno sempre i loro totem. Un sistema misto è un sistema instabile che varia e si adatta, insomma un sistema vivo, socialismo e capitalismo sono sistemi morti.

      • Maurizzio

        Non bisogna illuderci perchè tenere al potere “dittatori DEMOCRATICAMENTE ELETTI”(partiti che in Africa vincono SEMPRE perchè sostenuti finanziaramente dai POTERI FORTI;Occidentali e non) è lo scopo di chi vuol prendersi tutte le ricchezze africane ,a scapito della popolazione di questo continente.E chi ha capito che si può far soldi anche con i profughi continua ad ingrassare sempre più.