La distruzione della grande bellezza

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La Resurrezione (Piero della Francesca, metà XV sec.)

La distruzione della grande bellezza

di Giorgio Masiero

A 74 anni dal bombardamento dell’Abbazia di Montecassino, c’interroghiamo sulle cause dell’evento

Ci sono in Italia migliaia di siti, anzi decine di migliaia di singoli lavori che valgono da soli l’arte d’un intero stato. I capolavori italiani erano molti di più fino a due secoli fa, quando a partire dalle campagne napoleoniche di rapina fino alle razzie e ai bombardamenti spesso ingiustificati della Seconda guerra mondiale, questo patrimonio millenario è stato, insieme alla vita umana, vittima designata di distruzioni (o, nel caso migliore, di sottrazioni) pianificate. Alcuni siti ed opere si sono salvati per caso. Tra i fortuiti sopravvissuti, mi viene in mente la cittadina di Sansepolcro, attraversata nell’estate del 1944 dal fronte di guerra e così dichiarata “sacrificabile” dagli Alleati. Dopo aver ordinato il cannoneggiamento nonostante i Tedeschi fossero già usciti dalla città, il capitano britannico Anthony Clarke interruppe il fuoco quando si ricordò che vi era ospitato un affresco definito da Aldous Huxley – lo scrittore distopico, nipote del “mastino di Darwin” Thomas Huxley – “la più bella pittura del mondo”. Era la “Resurrezione” di Piero della Francesca. Dalla lettura dei romanzi di Huxley, Clarke era diventato un appassionato dell’arte italiana, tanto da decidere di salvare il paese natale del pittore quattrocentesco insieme a quell’opera e meritare dopo la guerra la cittadinanza onoraria del comune toscano.

Non la stessa buona sorte, nonostante la pari inutilità a scopi bellici della sua distruzione, era toccata qualche mese prima ad un altro capolavoro dell’arte, della cultura e anche, se si può dire, del paesaggio italiani: l’Abbazia di Montecassino. Il 15 febbraio 1944 gli Alleati vi scatenarono il più violento bombardamento mai prima deciso in tutta la storia contro un singolo edificio. Per l’intera mattinata, 227 fortezze volanti provocarono raffiche di esplosioni. Il bombardamento aereo si ripeté nei giorni 17 e 18 febbraio, completando la distruzione del monastero.

All’interno dell’abbazia non c’erano i Tedeschi. Mesi prima, era intervenuto tra il comando germanico e l’abate Diamare un accordo in base al quale nessun ordigno bellico doveva essere installato entro una fascia di terreno larga qualche decina di metri dalle fondamenta del cenobio. Non che i Tedeschi si siano comportati durante il conflitto con lo stesso rispetto verso altri luoghi d’arte e religiosi; ma così fecero a Cassino, forse perché erano in quel fronte comandati da un generale cattolico praticante: Frido von Senger. Addirittura, ad ulteriore segno d’attenzione e di cura, questi aveva fatto trasportare in Vaticano il preziosissimo archivio, la biblioteca di 150.000 volumi e tutti i tesori mobili del monastero, ed anche opere prelevate da musei e gallerie di Napoli. Il monastero era divenuto pubblicamente un sito off limits per i belligeranti, tanto che migliaia di profughi accorsi da Cassino e dai comuni limitrofi lo scelsero come riparo.

Veduta aerea dell’Abbazia di Montecassino, prima e dopo il bombardamento

Invece ne fu improvvisamente e improvvidamente deciso il bombardamento da Churchill e Roosevelt in persona, col risultato di centinaia di vittime tra i profughi, oltre che tra i soldati stanti all’esterno, nei bunker scavati lungo il fianco della montagna. Questi militari erano sia tedeschi, a guardia che nessun armamento entrasse nell’abbazia, sia alleati di una divisione indiana in postazione d’attacco, evidentemente sacrificata dai comandi anglo-americani come diversivo. Si salvarono invece i religiosi e i profughi rifugiatisi con l’abate in un angolo entro le mura.

Del più glorioso monastero d’Occidente, costruito di persona da san Benedetto nel 529, sopravvissuto nei secoli alle incursioni di Longobardi, Saraceni e Normanni, ed anche ad un terremoto nel 1349 dopo il quale venne in parte ricostruito, non rimasero che macerie. Questa operazione non giovò agli attaccanti, ché anzi i Tedeschi si affrettarono ad usare le macerie dell’immenso edificio trasformandole in fortini e potenziando così la loro difesa, che sarebbe risultata micidiale per gli Alleati nei mesi successivi.

Un mese dopo, questi scatenarono una seconda offensiva che si risolse in un nuovo fallimento. Nell’occasione furono decisivi i paracadutisti tedeschi della 1ª Divisione, descritta dal comandante britannico in Italia come “la migliore divisione al mondo”, che si era attestata proprio sui fortini costruiti sopra le rovine, dai quali dominava col suo fuoco di sbarramento la Casilina. La resistenza dei Tedeschi non permise agli Alleati di avanzare oltre i 15 chilometri in 3 mesi di combattimenti e al costo di migliaia di morti. In ogni caso, l’esito del fronte era segnato: gli Alleati disponevano d’infinite riserve di uomini e materiali e potevano contare sull’egemonia aerea. Nel momento in cui fossero passati alla guerra di movimento, le riserve tedesche non avrebbero potuto colmare i vuoti. Così, nel maggio 1944 gli Alleati, specificatamente un corpo polacco, ebbero ragione della resistenza ed occuparono le alture.

Ci chiediamo perciò: a che fine tattico o strategico fu bombardata la sacra Abbazia?La ragione per cui l’abbiamo bombardata”, proclamò il presidente americano, “è che i Tedeschi se ne servivano per bombardare noi. Era un caposaldo tedesco, con artiglieria e tutto il necessario.” Non era vero. Semmai avvenne il contrario: in conseguenza del suo bombardamento, i Tedeschi poterono con i parà della 1ª Divisione trasformarla nel caposaldo della loro artiglieria che avrebbe bloccato per mesi il fronte.

Biblioteca dell’Abbazia di San Gallo. Qui nel 1476 Poggio Bracciolini trovò un codice manoscritto del De rerum natura di Lucrezio, che diede inizio allo studio rinascimentale del pensiero atomista

Montecassino non era tanto un monastero, ma piuttosto il Monastero. Era stato costruito dal fondatore del monachesimo occidentale e dal primo gruppo dei suoi seguaci, dediti ad una vita di preghiera, sacre letture e fatiche manuali per l’autosufficienza, secondo la famosa Regola Ora et labora et lege. Dal 529, Montecassino era nei secoli assurto a centro internazionale di spiritualità, insegnamento e cultura, in collegamento con altre decine di istituzioni analoghe sorte nell’alto Medioevo, ai quattro quadranti d’Europa.

Ho visitato di recente uno dei pochi “patrimoni dell’umanità” dichiarati in Svizzera dall’Unesco. È un’altra istituzione benedettina, l’Abbazia di San Gallo. Risalente al VII secolo, la sua biblioteca ospita una delle più impressionanti collezioni di libri in lingua tedesca del Medioevo: più di 160.000 libri, di cui 2.200 scritti a mano e 500 risalenti a prima dell’anno 1000. Il Codex Abrogans è uno dei più antichi testi in tedesco (VIII sec.). Nella biblioteca sangallese troviamo documenti di architettura, agricoltura, bonifiche, produzioni agroalimentari, tecniche artigianali, farmacopea, botanica, ingegneria, matematica, economia, metallurgia, infrastrutture, ecc. riguardanti i primi 7 secoli dopo la caduta dell’Impero Romano. Come questa, altre abbazie benedettine, da Mont-Saint-Michel a Bangor, dalla Cantabrica alla Polonia, dalla Groenlandia alla Sicilia, crearono, conservarono e svilupparono le lingue, le culture e le tecniche dei diversi popoli europei occidentali. Non solo: agli amanuensi e ai traduttori benedettini dobbiamo la salvezza e la divulgazione dei classici, da Aristotele a Lucrezio, da Ippocrate a Dioscoride, da Euclide ad Apollonio. Infine: attraverso legami e scambi – di ricerche e di ricercatori – i benedettini iniziarono a forgiare nell’epoca caotica seguita alla caduta dell’Impero Romano l’identità europea, in una sintesi tra localismo e globalismo.

Se gli esploratori europei del 1400-‘500 – cent’anni prima della cosiddetta rivoluzione scientifica moderna – ebbero a stupirsi della superiorità tecnologica a livello planetario dell’Europa prima ancora che dell’esistenza delle Americhe; se i Colombo, i Magellano, i Vasco de Gama, dotati di occhiali da vista e cannoni, orologi e mezzi di trasporto oceanici, ecc. arrivarono a chiedersi come mai Aztechi, Incas, Cinesi, Indiani e lo stesso Islam avessero accumulato un gap tecnico-industriale così grande rispetto a loro, una ragione rilevante si deve alle abbazie benedettine che avevano supportato le nazioni europee di origine barbarica a raggiungere quei livelli economici e scientifici.

In queste “fabbriche”, e fra tutte nella prima, Montecassino, affondano le radici dell’Europa, oltre che dell’Occidente. La sua distruzione è stata un atto di violenza contro queste radici – greche, romane e cristiane –. Dopo la guerra, gli angloamericani portarono una “prova inconfutabile” a loro discolpa. David Hunt, diplomatico e segretario di Churchill, promosso baronetto della Corona, addusse l’intercettazione da parte dell’intelligence alleata d’un messaggio tedesco in due parti: “Ist Abt noch im Klöster?”, “Ja in Klöster mit Mönchen”. Per chi non sa il tedesco, il traduttore automatico restituisce il significato: “L’abate è nel monastero?”, “Sì, nel monastero con i monaci”. L’intelligence sospettosa però intese Abt (abate) per Abteilung (battaglione) e considerò il messaggio come la prova che i Tedeschi fossero asserragliati con i monaci all’interno del monastero. Ma l’abate alla fine del conflitto smentì la versione, assicurando che nessun soldato tedesco aveva mai occupato l’edificio.

Ci sono avvenimenti che rappresentano il male, che nessuna filosofia della storia riesce a mitigare. Nella Seconda guerra mondiale, purtroppo, ve ne sono stati molti. La distruzione di Cassino è uno di questi. Nessuno potrà mai perdonare la distruzione di quello che per oltre mille anni è stato un faro della civiltà europea, l’abbazia di san Benedetto. Fu un tragico errore, frutto di una cattiva informazione” (Carlo Azeglio Ciampi, 15 marzo 2004, nell’occasione del 60° anniversario della distruzione). Cattiva informazione? Mah! Se escludiamo le finalità terroristiche dei bombardamenti di Dresda e di Hiroshima e Nagasaki, a me pare l’atto di nuovi barbari potenti quanto ignoranti. Come scandalizzarsi ai nostri giorni se i talebani bombardano le statue del Buddha o i jihadisti il teatro di Palmira?

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GIORGIO MASIERO: giorgio_masiero@alice.it Laureato in fisica, dopo un’attività di ricercatore e docente, ha lavorato in aziende industriali, della logistica, della finanza ed editoriali, pubbliche e private. Consigliere economico del governo negli anni ‘80, ha curato la privatizzazione dei settori delle telecomunicazioni, agro-alimentare, chimico e siderurgico, e il riassetto del settore bancario. Dal 2005 interviene presso università italiane ed estere in corsi e seminari dedicati alle nuove tecnologie ICT e Biotech.

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