“Dal darwinismo al malthusianesimo ad Alfie”- Enzo Pennetta su Lo Speciale

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Gli inglesi hanno dato certamente un grande contributo all’ideologia cosiddetta progressista ma è sbagliato pensare che non fossero consapevoli della direzione che stavano prendendo e dove questa avrebbe condotto.

27 aprile 2018 | 9:17

Su Lo Speciale

 

“Eugenetica, darwinismo, malthusianesimo: voi inglesi, a guardar bene, avete dato un bel contributo a quello che ancora oggi ci ostiniamo a chiamare “progresso” senza vederne i pericoli” domanda Aldo Maria Valli in un’intervista immaginaria allo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), noto polemista e provocatore dell’epoca, pubblicata sul suo blog.  Nell’intervista Chesterton  sembra puntare il dito contro la deriva laicista che ha caratterizzato il XX secolo e che oggi avrebbe raggiunto il culmine con la vicenda di Alfie Evans. Lo Speciale ha approfondito la questione con il fondatore del sito Critica Scientifica Enzo Pennetta, laureato in Biologia e Farmacia, docente di scienze naturali e scrittore. Ha pubblicato L’Ultimo Uomo, libro in cui descrive il declino dell’uomo moderno e Infamia, l’informazione fra manipolazione e repressione.

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“Eugenetica, darwinismo, malthusianesimo: voi inglesi, a guardar bene, avete dato un bel contributo a quello che ancora oggi ci ostiniamo a chiamare “progresso” senza vederne i pericoli” denuncia Aldo Maria Valli immaginando di parlare con mister Chesterton. E’ così?

“Gli inglesi hanno dato certamente un grande contributo all’ideologia cosiddetta progressista ma è sbagliato pensare che non fossero consapevoli della direzione che stavano prendendo e dove questa avrebbe condotto. Quello che si sta realizzando sotto i nostri occhi è esattamente ciò che volevano”.

In che senso?

“Non è un caso che, solo dieci anni dopo la pubblicazione del libro di Darwin sull’origione della specie, suo cugino Francis Galton, pubblicasse “Hereditary Genius” nel quale si sosteneva che gli uomini definiti superiori erano imparentati fra loro. Quello fu l’inizio dell’eugenetica, la disciplina che applicando principi di zootecnica alle popolazioni umane mira ad ottenerne la conservazione ed il miglioramento. Dei pericoli derivanti da una scienza senza controllo etico erano già pienamente consapevoli in tanti. Un grande autore come H. G. Wells (quello della Guerra dei Mondi nonché tra i fondatori della London School of Economics) pubblicò nel 1896 il romanzo “The Island of Dr. Moreau” nel quale si raccontava l’incubo di una sperimentazione scientifica incontrollata sugli esseri umani. Nonostante questa consapevolezza lo stesso Wells divenne un acceso sostenitore dell’eugenetica. Ma l’influenza inglese sul modello socio biologico contemporaneo è stata maggiormente rivelata dallo scrittore Aldous Huxley, nipote di quel Thomas Huxley passato alla storia come il mastino di Darwin e fratello del famoso biologo, Julian Huxley, autore della teoria neodarwiniana e primo presidente dell’UNESCO. Aldous Huxley nel suo romanzo distopico “Il mondo nuovo” dipinge una società dominata dall’eugenetica, dall’eutanasia e da tutta una serie di innovazioni ‘progressiste’ attuate nei nostri giorni; è un libro che non dobbiamo considerare come profetico ma come la testimonianza di un pensiero diffuso già all’epoca nell’establishment britannico e imposto al mondo nel secondo dopoguerra con l’affermarsi di un’egemonia culturale anglosassone.

A questo punto sorge il dilemma. Quanto sono realmente “democratiche” certe teorie?

“Il darwinismo come tutti gli “ismi” è una ideologia e in quanto tale non è democratica per definizione. Ma se il pensiero ideologico è già intrinsecamente intollerante, una ideologia che si proponga come verità scientifica lo è in massimo grado in quanto nega di essere una creazione della mente umana per presentarsi sotto la veste della verità scientifica e di legge immutabile di natura. Ma ancora una volta non si tratta di un fenomeno casuale, l’idea di una società governata da scienziati che assumono il ruolo di moderni sacerdoti era stata formulata nel ‘600 da Francis Bacon nel romanzo utopico “La Nuova Atlantide”. Il pensiero di Bacon fu poi incarnato pochi decenni dopo nella Royal Society, il prestigioso ente inglese la cui missione è stata dal principio quella di sottomettere la scienza all’autorità, di farne uno “instrumentum regni”. E come già detto, giunse infine il darwinismo sociale a fornire il più perfezionato strumento di potere, uno strumento però non democratico ma aristocratico e fortemente coercitivo”.

Il caso Alfie Evans in che misura rappresenta i pericoli e le insidie di tali teorie?

“Il caso Alfie rappresenta in modo assolutamente consapevole le conseguenze di tali teorie ma non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che esse siano viste come dei pericoli e delle insidie da tutti. Per chi le ha proposte sin dal principio e anche per i sostenitori attuali (molti dei quali comuni cittadini come è possibile verificare dai commenti sui social) queste conseguenze sono considerate un “progresso” desiderato. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che nella decisione di porre fine alla vita di Alfie, e a quella di Charlie prima di lui, ci sono persone lucidamente determinate e convinte che in caso di “difetti” più o meno gravi la morte sia un ‘bene’ da impartire doverosamente, anche contro la volontà dei famigliari e degli stessi soggetti interessati”.

Quindi, come reagire?

“Questa ideologia nata e cresciuta nella cultura inglese prende oggi il nome di globalizzazione e reclama il diritto di essere riconosciuta come inevitabile e giusta da ogni paese del mondo. Alla dottrina dell’eugenetica si affianca inevitabilmente l’idea malthusiana del controllo delle nascite e dell’identificazione dei poveri con gli individui inadatti destinati a soccombere. Siamo quindi di fronte alla più moderna e insidiosa delle ideologie, quella che parafrasando Baudelaire ha come ultima astuzia quella di negare la propria esistenza. La battaglia contro questa ideologia passa quindi attraverso un primo fondamentale passo, quello di dichiarare che essa esiste”. 

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6 commenti

      • Fino alla Pasqua del 2016 era una storia parallela a quella di Alfie Evans e Charlie Gard. Ma nessuno si é occupato.

          • Ma tutto il problema con Alfie non é se si staccano i supporti vitali ma chi lo decide? Quale sarebbe la relazione col darwinismo allora?

          • Enzo Pennetta on

            La decisione eutanasica di uno Stato che ignora la volontà dei diretti interessati è l’imposizione totalitaria di un darwinismo sociale e di un malthusianesimo di Stato, quella di due genitori che lo Stato asseconda può essere configurata al massimo come ricaduta culturale di una società darwinista, quindi sebbene l’esito fatale sia lo stesso le implicazioni generali sono molto diverse.