Gli alfieri del caos: vogliono vietare di pensare che le cose abbiano un fine

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Si vorrebbe criminalizzare la visione finalistica della realtà, esiste un pensiero secondo il quale gli studenti devono essere formati a non vedere uno scopo nelle cose: tutto avviene per puro caso.

Pensare che la storia e la natura possano essere studiate presupponendo degli scopi, un “etsi finis daretur”, sarà ritenuto un disturbo del pensiero da correggere.

La scienza è ostaggio dell’ideologia e questo si manifesta anche nel tentativo di far passare l’idea che vedere uno scopo nelle cose sia un disturbo del pensiero, il che significa che chi vorrà ritenere che esistano dei generalmente dei fini si porrà al limite della malattia mentale. La notizia è comparsa su Pikaia, il portale dell’evoluzione, nell’articolo “Il pensiero che accomuna complottisti e creazionisti” del 24 ottobre 2018. Lo spunto è la pubblicazione di uno studio su Current Biology, in cui si presuppone come errato il pensiero finalistico per cui pensare che “il sole serve a darci la luce” e “le api sono al mondo per darci il miele” sarebbe un problema per un corretto approccio alla realtà. Chiariamo subito che insegnare a non pensare in questi termini è una buona pratica che personalmente applico anche io ma va detto che la questione è puramente filosofica: per la buona riuscita di una ricerca scientifica pensare che il sole e le api “servano” o no non ha nessuna rilevanza. In cosa cambierebbe la mia conoscenza del sole o delle api nel caso in cui “servissero” alla specie umana o no?

Ma andando oltre possiamo aggiungere  che la scienza affrontata con un approccio finalistico potrebbe in realtà permettere un maggior numero di risultati utili, quando si lavora su una struttura biologica (ad esempio lo stomaco o la ghiandola pineale) pensare che essa debba “servire” a qualcosa ci aiuta certamente a comprendere meglio quell’organo. Pensare che il sole “serve” ad illuminarci invece non cambia di una virgola le nostre conoscenze sulla fotosfera e sulle reazioni di fusione nucleare o altre caratteristiche, in più apre a considerazioni che sono dietro al cosiddetto principio antropico debole e forte.

Eppure su Pikaia troviamo colpevolizzato il pensiero finalistico:

È stato rilevato un legame insolitamente comune tra complottismo e creazionismo, secondo una ricerca pubblicata su Current Biology. Nonostante possano apparire diversi in prima istanza, entrambi questi pensieri condividono quello che viene chiamato bias congnitivo (una valutazione frutto di una di una interpretazione non logica delle informazioni in proprio possesso) legata al pensiero teleologico, la tendenza ad attribuire una valore finalistico a tutti (questi “tutti” è una forzatura, una caso estremo necessario a far passare il messaggio ndr) gli eventi naturali e storici. Esempi di bias teleologici sono, ad esempio, frasi del tipo: “il sole sorge per darci la luce”, o ancora “le api sono al mondo per darci il miele”. Un’impostazione di pensiero, agli antipodi del razionalismo scientifico, che seppur screditato fin dall’’800, è ancora presente in varie forme nelle società attuali.

In precedenti lavori, gli stessi autori hanno constatato che per i complottisti gli eventi del mondo sono guidati da basilari relazioni causa-effetto, sempre fabbricati ad arte per degli obiettivi precisi. Nell’arrivare a queste conclusioni hanno notato molte somiglianza con il pensiero creazionista; se in effetti i due pensieri condividono lo stesso bias cognitivo, riflettono, devono essere in qualche misura associati l’un con l’altro.

Vedere le cose in termini di uno scopo sarebbe quindi una deformazione del corretto pensiero, vedere “relazioni causa effetto” sarebbe un difetto che porta nientemeno che all’esecrando complottismo, per non parlare dell’oscurantista creazionismo. Abbiamo letto bene, pensare che gli eventi storici e le cose in natura abbiano un valore finalistico sarebbe un’interpretazione “non logica”. Ripeto: non logica.

Ma questo semplicemente non è vero, è vero invece il contrario e cioè che pensare in modo a-finalistico che ad esempio lo stomaco non serva per digerire e che lo sbarco in Normandia sia stato un casuale ritrovo di 150.000 soldati alleati sulle coste francesi, non è affatto logico. Quando ci imbattiamo in una qualsiasi realtà porre un “a cosa serve” anche solo nella forma metodica di un “etsi finis daretur” non è un’operazione illogica, anzi costituisce un ottimo punto di partenza per arrivare a comprendere meccanismi e connessioni. In poche parole quello che è davvero illogico è il dire che un approccio finalistico sarebbe illogico e un danno per la ricerca della verità.

L’operazione di Current Biology ripresa successivamente da Pikaia appare quindi in tutta la sua valenza ideologica, l’accusa sempre fumosa di “complottismo” e quella distorta di “creazionismo” (che è una degenerazione del concetto religioso della creazione) si manifestano come strumentalizzazioni per disattivare una visione di senso nelle cose e nella stessa esistenza umana.

Un obbiettivo più strettamente operativo di questa pubblicazione apparsa su Currenti Biology è quello di delegittimare le posizioni critiche su argomenti come il global warming antropico e la questione sui vaccini obbligatori, infatti secondo il pensiero ripreso su Pikaia contestare su questi argomenti non sarà più ritenuta una legittima posizione ma frutto di un pensiero patologico.

Questa non è scienza. Non lo è e abbiamo tutti gli strumenti per dimostrarlo. Ed è nostro dovere usarli al meglio finché sarà possibile farlo senza censure, in gioco c’è la possibilità di poter continuare ad esprimere un libero pensiero, se dovessimo fallire la prospettiva è quella di dover sottostare noi e le generazioni future, per un tempo indeterminato ma certamente molto esteso, alla più intollerante delle ideologie: lo scientismo.

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

37 commenti

  1. Fabio Vomiero on

    Io credo che il tema trattato in questo articolo sia di fondamentale importanza concettuale, in quanto è proprio da questo tipo di problematica che poi traggono origine dinamiche comportamentali sociali spesso irrazionali e pericolose e che la logica scientifica giustamente fatica a digerire. Perchè poi il problema è sempre tutto lì e include peraltro anche l’annosa questione, in realtà molto semplice, sulla presunta non democraticità della scienza. O si comprende il grande valore concettuale e metodologico, nonchè rivoluzionario introdotto dalla scienza e che ci ha dato la possibilità di poterci finalmente liberare da millenni vissuti tra miti, superstizioni e menzogne, rendendo quindi, di fatto, il nostro pensiero molto più libero, e non il contrario, o si continua erroneamente a vedere nella scienza una sorta di minaccia nei confronti di tutta una serie di credenze e logiche soggettive che apparentemente ci aiuterebbero a vivere meglio dal punto di vista emozionale. Da questo punto di vista l’articolo su Current Biology è soltanto l’ennesimo tentativo, tra una sterminata letteratura, di mettere in risalto proprio questo importante aspetto concettuale e di cui bisogna acquisire consapevolezza. La scienza del resto, nonostante tutti i suoi limiti, è in fondo l’unica forma di sapere legittimata dal potere di dimostrare e di convincere con i fatti e/o le rappresentazioni matematiche, e questo dovrà pure significare qualcosa. E il pregiudizio, le credenze soggettive e la falsa percezione dei rapporti causa-effetto, oltre che l’ignoranza, tutti aspetti denunciati da sempre dalle sfere scientifiche al di là degli esempi più o meno pertinenti, rappresentano effettivamente dei grossi limiti allo sviluppo del ragionamento corretto, della logica e della conoscenza scientifica del mondo.

    • Enzo Pennetta on

      Non vedo come la scelta aprioristica di non considerare la causa finale nelle dinamiche del reale possa definirsi una liberazione dalle menzogne.
      Riguardo ai miti poi oggi ce ne sono forse anche più che in passato, uno su tutti quello che il caso possa essere generatore onnipotente di qualsiasi realtà.

      • Bruno Giordano on

        giusto,quando si trattera’ di curare tuo figlio applicheremo qualche meccanica “finalistica” (quella aristotelica magari,in cui la velocita’ di caduta di un grave dipende dalla massa).
        ma almeno costui si rende conto delle scempiaggini che dice ? creda pure pennetta che la luna sia un formaggio,o che la divina provvidenza del buon gesu gli garantisca sempre uno stipendio. basta che non venda la sua immondizia come “scienza”…davvero molto semplice ! 🙂

        • Bruno Giordano on

          perche’ di questo si tratta,pennetta , che tu parli di “tre” o di “memoria dell’acqua”, del complotto dell’ebreo Soros o di altre baggianate : solo immondizia. resta pure li, e’ il tuo posto.

          • Enzo Pennetta on

            Non hai letto niente dei miei articolo o non li hai capiti, nel migliore dei cassi si tratta di analfabetismo funzionale.

        • Enzo Pennetta on

          Quando si tratterà di curare tuo figlio ci comporteremo come se lo stomaco non servisse a digerire e il cuore a pompare il sangue.
          Buona fortuna.
          Quindi le scempiaggini le dice lei e poiché si presenta insultando la accompagno direttamente alla porta.

      • Il problema, che ho sollevato e discusso in passato, ad esempio con Masiero, è che convincersi di qualcosa di irrazionale compromette in modo piuttosto palese il senso critico. Il senso critico è motore essenziale per la formulazione di ipotesi scientifiche. Ipotesi la cui robustezza è cruciale nella scienza, costellata dal rischio di sperpero di risorse e deludenti risultati negativi, conseguenza di ipotesi poco lungimiranti e male informate.

        Nella logica dal falso si può dedurre ogni cosa. Se si assume che un certo fenomeno abbia un fine specifico, oltre agli effetti osservabili (e osservati) e questa assunzione è falsa, se ne fanno facilmente deduzioni errate.

        L’esempio nella discussione con Masiero era quello della complessità delle proteine. Assumere che la funzione emerga da un fine prestabilito, piuttosto che dalla somma caotica (e non casuale) degli eventi, induce a scartare ipotesi che hanno generato il fenomeno biologico e così compromettere la corretta modellazione e comprensione del medesimo (e.g. modellazione del fenomeno caotico, piuttosto che ricerca filosofica aprioristica di un “fine” vincolante).
        Si perde tempo nella convinzione che sia possibile mostrare che senza un fine il fenomeno non sarebbe spiegabile e accecati da questa ipotesi irrazionale, si perde di vista l’importanza dello studio dei fattori. Anzichè quindi comprendere, ci si allontana dagli elementi utili, perchè in contrasto con l’ipotesi di un fine e quindi con l’inesistenza di un fenomeno caotico, che è invece più ragionevole in base alle osservazioni.

        Si possono fare molti altri esempi a diversi livelli, nella comprensione ad esempio di interazioni fisiologiche con diverse sostanze (e.g. il miele che non è fatto per nutrire noi, la caffeina, che non è fatta per svegliarci al mattino, ecc.).
        Anziché comprendere l’origine dell’interazione tra il nostro organismo e una sostanza, che hanno avuto una evoluzione in parallelo, ci si distrae assumendo un “fine” relativamente al miele o al caffè o all’acido acetilsalicilico, che invece si sono, con tutta evidenza, evoluti in modo indipendente da noi. Questo ci spinge, invece che limitarci a constatare quanto l’aspirina ci fa bene, a chiederci che funzione svolge nella pianta e a capire come mai ha effetto anche nel nostro organismo e quale principi di base a livello fisiologico sono meglio comprensibili una volta che le -ragionevolmente ipotizzate- analogie emergono. Così capiamo meglio la nostra fisiologia e pure quella vegetale.
        Ancora, se si assume che il sole ha il fine di esserci utile, saremmo più facilmente sorpresi dal constatare la produzione di radiazioni dannose per noi, l’utilità di creme solari e più in generale, meno capaci di avere il senso critico che ne permette una migliore comprensione.

        Concludo con una nota ironica gentile Enzo. Nessuno vuole vietare nulla a nessuno. Non può negare che il suo titolo suoni piuttosto complottista, ed è curioso constatare come, assieme ad altri testi orientanti verso il finalismo che lei ha pubblicato, confermino la correlazione osservata nello studio su Current Biology.

        • Darwin e il complotto liberista. Un ottimo argomento per combattere una teoria scientifica … 😉

      • Bruno Giordano on

        Oltre che cercare le “definizioni” sul blog religio-spazzatura di pennetta ti consiglio qualche libro serio, ad es. i testi di Paolo Rossi (parlo del celebre epistemiologo,non del comico o del calciatore…)

        • Enzo Pennetta on

          Bruno giordano, a proposito di calciatori questo è proprio il nome di un calciatore non quello del filosofo.
          E il livello è proprio quello del bar dello sport.

      • Fabio Vomiero on

        Caro Blas, non sono proprio in grado di definire o descrivere un’attività umana così complessa nello spazio di un commento, in cui peraltro sarebbe anche utile chiarire soprattutto cosa la scienza non è, visto come spesso tende a essere fraintesa, per esempio nella diffusa confusione che si fa generalmente tra scienza e tecnica. Qualcosa di utile credo di averlo comunque scritto qui http://www.enzopennetta.it/2017/09/la-scienza-post-galileiana-artigiana-e-plurale/
        e in altri articoli. Magari un giorno ci ritornerò sopra.

  2. Matteo Pacilli on

    Eccellente. Serve una riconversione del pensiero collettivo. E serve ora, non più avanti.

    Che ci piaccia o meno, la religione e la cultura spirituale, quando attuate nel modo corretto, sono il motore che fa andare avanti le civiltà. E’ sbagliato dire che la religione è un freno, perchè in realtà è un motivante, guardate all’ arte Italiana, quanti capolavori sono derivati da ciò che la nostra attualità disprezza e ridicolizza. Guardate alla crescita del pensiero e della cultura, e pensate a ciò che sta producendo il presente e cosa produrrà il futuro. Il nulla. E’ sbagliato, è deleterio rinunciare a una delle tante componenti che mandano avanti la collettività, la cultura e la civiltà.

    Vi hanno detto che la religione è una droga, che addormenta l’ umanità, ma guardatevi intorno. Li avete visti i giovani non educati ad un certo stile di vita? Li avete visti come brancolano nel buio alla ricerca unica di alcool ecc. ? Ecco, quelli sono un prodotto del nichilismo che viene chiamato progresso.

    Se la religione è una droga, io la identifico come il cioccolato o il caffè, mentre per quanto riguarda il nichilismo, lo classificherei come eroina. Ecco, vi hanno consegnato l’ eroina e l’ hanno etichettata come progresso.

    Sui vaccini ancora non mi esprimo, perchè non conosco abbastanza l’ argomento, ma sono al corrente che c’è un dibattito sulle controversie che ne derivano. E sono pronto a scommettere che non è un caso. E se fosse simile agli altri dibattiti che già ho affrontato, sarebbe un altro pugno in faccia ad un errore percepito come progresso.

    La scienza non va accettata a priori. Niente deve essere accettato senza rifletterci. Perchè la scienza può sbagliare. E se pensate che questo non abbia conseguenze, vi sbagliate di brutto. Ci stiamo facendo tutti condizionare da una scienza percepita senza via di uscita.

    Loro non vogliono vedere, costruiscono tutta una carriera attraverso la diffusione della droga – eroina – chiamata nichilismo. Sono pieni di pregiudizi, di dogmi, e non sono in grado di uscire dai loro paradigmi. E questo non è un bene.

    Non santificate la scienza. Fare questo errore è un rischio troppo grosso. Dibattere fa bene. Diffondere certezze che non si possono discutere non fa bene.

    ” In Cina non possiamo discutere la volontà del governo, ma possiamo confutare Darwin. In America si scaraventano addosso al governo, ma non possono confutare Darwin. “

    • Bruno Giordano on

      ops spiacente non mi hai convinto, dovrai attendere con i tuoi amici ciarlatani la prossima guerra di religione. saluti eh

      • Enzo Pennetta on

        Vai a fare la partitella a tresette al bar dello sport che quello è il tuo livello.

  3. Pingback: Serve una riconversione del pensiero collettivo e serve ORA | Civiltà Scomparse

  4. Senza visione finalistica, nessuno si sarebbe messo a fare scienza.
    Perché perdere tempo dietro una cosa che non serve a niente?

    • Enzo Pennetta on

      Dicono di amare la scienza ma in realtà la distruggono, dicono di essere realisti ma uccidono l’analisi storica dietro un caotico succedersi di fatti casuali.
      E a pensarci bene, anche i loro discorsi alla fine perché dovrebbero avere un senso?

      • Bruno Giordano on

        “dicono” chi ? quelli che non la pensano come te ? ah ah ah fatti visitare pennetta,credimi,fatti visitare…

        • Paolo da Genova on

          Se ha buoni argomenti contrari all’articolo, li esponga.
          Se questo sito non le piace a prescindere, ne legga un altro.
          Da quanto scrive, quello bisognoso di visita medica sembra lei.
          Perdoni la franchezza.

          • Vengono cresciuti come dei tifosi… Da notare anche che si è nickato “Giordano Bruno” al contrario. A scuola gli danno due nozioni storiche su Giordano Bruno, filtrate per giunta da un solo punto di vista, quanto basta per definire “buoni e cattivi” e poi eccoli lì a sventolare la bandiera sui social. Piccoli pedoni nelle mani degli scacchisti..

          • filippo saitta on

            io saro’ anche un “povero troll” ma ti assicuro che non ho passato l’ 80 percento del mio tempo negli ultimi anni a propalare vaccate senza fondamento a 4 beoti che ti danno retta. E non e’ un caso che a dispetto delle tue “sensazionali” scoperte non hai mai,dico mai avuto il coraggio di affrontare qualcuna delle tue conclusioni con persone competenti, in pubblico dibattito, senza poterle “bloccare” quando ti fanno notare le tue scempiaggini. dovresti veramente vergognarti, e accetta il mio consiglio, non sperare in qualche rubrica RAI alla giacobbo perche’ questo mare di puttanate e immondizia (“memoria dell’acqua” , “tre” , “vaccinazioni antitetaniche evitabili” , e via delirando) nuocerebbe anche al successo della nicchia di 4 analfabeti che ti sei creato. Continua qui, con lo stomaco che “serve per digerire”. Evidentemente i milioni di gastrectomizzati non l’hanno ancora capito,caro il mio fenomeno da baraccone.

          • Tu non hai fatto notare niente, hai solo offeso ed etichettato come “falsitá” a priori, senza argomentare niente. Non puoi permetterti di entrare in un sito raffinato come questo e sputare offese da tifoso. Cafone. Ti meriti un altro ban e un altro ancora.

          • Per il resto ti faccio notare che nessuno ha mai parlato di “memorie dell’ acqua”, di “tre”, “vaccinazioni antitetiche evitabili”. Tutte bufale che stai attribuendo tu senza argomentare, ma solo abbaiando, per questo ti è stato detto che non hai mai letto gli articoli del sito, ti limiti solo a esporre tue convinzioni, senza nrmmeno argomentarle e il tutto offendendo. Impara l’ educazione prima di tutto.

        • Paolo da Genova on

          Se ha buoni argomenti contrari all’articolo, li esponga.
          Se questo sito non le piace a prescindere, ne legga un altro.
          Da quanto scrive, quello bisognoso di visita medica sembra lei.
          Perdoni la franchezza.

    • Perchè è una cosa. Studiarla ci aiuta a capirla e magari a capire altre cose, come noi siamo. Che una cosa non abbia un fine, non vuol dire che non si possa dargliene uno. La scienza non è fatta solo di biologia, ma pure di fisica e ancor prima di matematica, essenziali alla modellazione ovvero alla comprensione, della prima branca.

  5. < < Quando si lavora su una struttura biologica (ad esempio lo stomaco o la ghiandola pineale) pensare che essa debba “servire” a qualcosa ci aiuta certamente a comprendere meglio quell’organo …>> Scrive Pennetta. Poi ancora < < pensare in modo a-finalistico che ad esempio lo stomaco non serva per digerire e che lo sbarco in Normandia sia stato un casuale ritrovo di 150.000 soldati alleati sulle coste francesi, non è affatto logico>>.

    Giustissimo. Questo ha a che fare semplicemente con il riconoscere alla nostra ricerca un contesto il più ampio possibile, con la scelta (sempre soggettiva)
    di uno scopo da raggiungere, ma non vedo come abbia a che
    fare con il pensiero teleologico. In altri termini diverso è sostanziare la
    finalità della ricerca rispetto ad un contesto noto e ben descritto, altro
    assumere una finalità non nota né conoscibile. Perché no ? Si può fare
    benissimo evidentemente e sul piano logico non si vede come possa inficiare un
    risultato scientifico. Solo che per l’appunto diventa semplicemente la scelta
    soggettiva di una finalità altra rispetto alla scienza. Allora anche se in
    coscienza posso assumere una prospettiva teleologica deve essere chiaro che la
    finalità è mia e soggettiva altrimenti rischio di confondere i piani logici e
    trasmettere l’idea che sto dimostrando l’esistenza di Dio oppure anche peggio
    che i miei risultati dipendano essenzialmente dalla mia scelta di fede.

      • Per me che sono un credente ammettere un principio organizzativo della realtà e della storia coincide con l’ammettere l’esistenza di Dio. Comunque sostituisca pure principio organizzativo (definizione o comunque parte essenziale del finalismo) a Dio ed il mio discorso non cambia di una virgola.

        • Fabio Vomiero on

          “Per me che sono un credente ammettere un principio organizzativo della realtà e della storia coincide con l’ammettere l’esistenza di Dio”.
          Mi sembra molto interessante questa sua affermazione Luca, soprattutto se applicata alla storia delle storie e cioè all’evoluzione cosmica, organica, biologica. Ci devo riflettere, ma per ora, mi esprimerei anch’io così, tolta la fantasiosa ipotesi Matrix… Anche perchè, nella fattispecie, è proprio chi propone processi di tipo finalistico-teleologico, per esempio nell’evoluzione biologica, che dovrebbe allora razionalmente spiegare l’origine di tali principi. Perchè se non è Dio e Matrix allora che cos’è?

          • Il fatto che Dio esista nulla ha a che fare con il caso (o se preferisci la probabilità statistica). Non credi che possa perseguire i suoi disegni anche atttaverso questi strumenti ?

    • Mi pare Luca sia lei che confonde i piani logici. La fede non puó mai cambiare i risultati scientifici peché questi sono sempre sperimentali. Come la scienza non puó ne negare ne confermare una teleologia, cosi come non puó negare ne confermare che l´universo sia deterministico o no, questi argomenti rimangono piú in la della “fisica” e per questo non interferiscono con questa.

      • Infatti Blas, è esattamente quel che dicevo. Uso Dio come estrema semplificazione del finalismo proprio per dire semplicemente che questo non serve alla scienza (né la scienza serve al finalismo).

        • filippo saitta on

          puoi comunque chiedere al farmacista se la pelle deve essere nera,bianca o o olivastra….quanto devono durare i globuli rossi e quale forma avere….quanto lungo dev’essere il coccige…non preoccuparti,ci pensa il farmacista a trovare tutte le risposte. del resto,se le cose sono cosi, ci sara’ pure una ragione, no ? ecchecchezz ! ah ah ah che ridicoli

  6. “Non esiste un fine nelle cose”, detto da chi dice che “dobbiamo evolverci”, che il globalismo e il progressismo sono giusti, che dobbiamo essere liberisti e libertini, fa un po’ ridere. Tutto quello che sostengono è che “ciò che non può essere empiricamente dimostrabile non può esistere” ma non possono empiricamente dimostrare che i loro sensi siano adeguati per dimostrare empiricamente il tutto. In altre parole non hanno nessuna garanzia che le percezioni con le quali “dimostrano” siano garanti di questa rivendicazione. Non hanno cioè la certezza di “sapere di sapere”, ma solo di “sapere” secondo i propri sensi, cioè saperi formali, eppure presuppongono di superare il sapere formale raggiungendo saperi sostanziali. Idoli del nostro tempo, l’ uomo, anche quello di Pikaia, è inconsciamente tentato di sentirsi un infallibile dio.