Il Club di Roma e il neomalthusianesimo

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In un confronto con un esponente del Club di Roma mi è stato detto che ho riportato affermazioni errate riguardo il libro “The limits to Growth”.
Ecco la risposta.

In una diretta su Byoblu ( https://www.youtube.com/watch?v=cxzdq… ) mi sono confrontato con un esponente dell’associazione neomalthusiana del “Club di Roma”, il prof. Ugo Bardi che ne ha difeso l’operato sostenendo che le mie affermazioni sulle previsioni errate e il catastrofismo contenuti nel loro libro “The limits to growth” del 1972 erano frutto di informazioni errate. Libro alla mano dimostro la correttezza delle mie affermazioni e confermo che il Club di Roma fin dal suo inizio ha costituito uno strumento per sfruttare l’autorità della scienza per affermare le proprie tesi.
Non per caso oggi il Club di Roma è sul versante dei sostenitori della causa umana del riscaldamento globale.

Qui di seguito il video con la replica.


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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

13 commenti

  1. Rag. Giovanni Diabolik on

    Non ho ancora visto il video; ma vorrei segnalare all’attenzioe (Sua e degli altri lettori) un film, prodotto proprio in quegli anni, e dichiaratamente ispirato alle catastrofiche ‘previsioni’ del libro ‘The Limit of Growth’.
    Il film si chiama ‘Soylent Green’, tradotto in italiano ‘Anno 2022 I sopravvissuti’, ambientato in una New York sovrappopolata del 2022 nella quale l’esaurimento di tutte le risorse energetiche ed alimentari hanno costretto l’umanità a nutrirsi di tavolette di ‘Soylent verde’… per non guastarvi la sorpresa, invito tutti voi a scoprire tutti voi, dalla visione del film, quale fosse la sua ‘materia prima’.
    Avviso che potrebbe provocare turbamento; consiglio comunque a tutti di guardare almeno i 5 minuti della scena iniziale, subito prima che compaioni i due protagonisti: Chralton Heston e Timothy Robbins

    • Enzo Pennetta on

      Buonasera, mi fa piacere che lei segnali quel film, incredibilmente ricordo benissimo di averlo visto quando ero un ragazzino e ricordo anche che ne rimasi molto colpito, mai avrei immaginato che a distanza di decenni l’avrei ricordato e gli avrei potuto dare un significato che va molto oltre la fiction.
      Non ricordo l’inizio ma adesso cercherò di trovarlo.

      • Rag. Giovanni Diabolik on

        Lo possiedo in fomrato .avi…. sia la verdione inglese che quella italiana.
        Se vuole, glielo posso inviare via mail con WeTransfer.
        Mi faccia sapere.

  2. Buongiorno professore,

    premetto che forse ha già risposto in altre occasioni alla domanda che voglio farle e che concordo con lei sul vero scopo che alcune politiche ‘green’, ma volevo appunto chiederle qual’è la sua personale opinione sull’impatto che il nostro sistema economico produttivo possa avere sull’ecosistema. Pensa che non ci sia un problema di risorse o che ci possa essere in futuro?

    Grazie

    • Enzo Pennetta on

      Buonasera Gaetano, colgo l’occasione per ribadire che ovviamente un problema inquinamento esiste ma che la causa è nel sistema economico liberista/consumista che invece l’attivismo alla Thundberg non lambisce minimamente.
      Non ho sentito mai mettere in discussione la globalizzazione: quanta CO2 (ammesso che quello sia un problema) viene prodotta affinché nel supermercato sotto casa io trovi mele dal Cile, meloni gialli dal Brasile e noci della California?
      Non ho mai sentito condannare l’obsolescenza programmata e la causa qualità dei prodotti che ne moltiplicano l’acquisto e lo smaltimento.
      Tutta l’azione si limita a mettere sotto accusa l’impiego di combustibili fossili nella nostra vita quotidiana per finanziare prodotti “Green” molto più costosi e in realtà inquinanti ma che mettono in moto investimenti sostenuto dallo Stato.

      • Infatti, questi sono i punti che mi hanno sempre reso sospettoso sul tema del riscaldamento globale: perché, anche se ci sono criticità maggiori e soprattutto più dimostrate, c’è da anni e ora ancora di più, una campagna ossessiva sul problema meno evidente e forse neanche quello più rilevante?
        Il tema dello sovrasfruttamento delle risorse è sicuramente più chiaro: non è necessario dimostrare che le risorse sono finite, il problema è solo quantificare il loro andamento nel tempo, considerando che ci sono anche possibili sostituzioni.
        Il problema della transizione energetica da fonti esauribili a fonti rinnovabili è sicuramente più evidente.
        Gli esempi che ha enunciato il Professor Pennetta sono altri temi che si potrebbero affrontare.
        Eppure si parla quasi esclusivamente dell’aumento della CO2: la cosa non può non destare sospetti.
        Se dal protocollo di Kyoto ad oggi perlomeno si cercava di ridurre la CO2 aumentando l’efficienza energetica e l’uso di fonti rinnovabili, e in questa maniera si poteva sperare di “prendere due piccioni con una fava”, ora con Greta la campagna è diventata ancora più martellante e a senso unico e quindi si sentono anche proposte di azioni che hanno l’unico effetto di “decarbonizzare”, anche senza ridurre l’energia primaria non rinnovabile: ad esempio sostituendo il metano con biocombustibili o biomasse.
        Come dicevo sotto la mia impressione è che questo sia un modo per distrarre l’attenzione dalla necessità di cambiare radicalmente il modello economico, che si voglia provare a continuare con il capitalismo semplicemente spostando la produzione su tecnologie green: è come se dicessero “continuiamo a produrre come prima, con le stesse dinamiche di crescita esponenziale, di liberismo, di aumento dei consumi, ma facciamolo cercando di diminuire la CO2”.
        Questo è sicuramente più semplice e meno impattante per il sistema di avviare una riflessione che andrebbe a incidere in maniera profonda su ogni aspetto dell’economia, dal tipo di produzione, agli orari di lavoro, al peso dei privati, al ruolo dello Stato.

  3. Buongiorno Professore, approfitto di questo post, per inserire anche quì una sintesi del mio intervento nella nostra discussione su Youtube per condividerlo anche su questo blog.

    Lo studio Limits to growth, sia nell’edizione originale del 1972, sia nell’edizione aggiornata degli anni 2000 aveva lo scopo di elaborare degli scenari ricavati mediante un modello per studiare le conseguenze degli effetti combinati di elevati tassi di crescita dell’economia, dell’aumento della popolazione umana, dell’emissione di inquinanti e dello sfruttamento delle risorse naturali. Oggi si è cominciata a far strada una vaga consapevolezza del fatto che esistono dei limiti naturali all’espansione dell’economia, pur con molte incertezze, dubbi e scetticismi, ma nel 1972 si era sicuramente in un momento in cui non si pensava che questi limiti potessero esistere. Infatti non a caso lo studio si chiama “Limiti alla crescita” e la traduzione italiana è stata infelice: anche se in quello studio non si nominava esplicitamente il capitalismo, e il consumismo che è una sua conseguenza, di fatto esso fu un attacco molto diretto ad esso dato che mostrava le grandi criticità di una crescita materiale illimitata che era uno dei pilastri di quel sistema economico e sociale.
    L’aggiornamento successivo “I nuovi limiti dello sviluppo”, partiva ed esponeva i risultati delle simulazioni del 1972 e le aggiornava con un modello migliorato e quindi di fatto non cambiava molto le conclusioni dello studio originale: un sovrasfruttamento delle risorse avrebbe potuto portare a un collasso che però in tutte le simulazioni sarebbe avvenuto nella seconda metà del ventunesimo secolo. Va anche detto che nello studio ci sono anche simulazioni con combinazioni di utilizzo delle risorse e di tassi di crescita non esponenziali che arrivano a un equilibrio con uno stato di benessere elevato.

    Sarebbe molto interessante approfondire questo argomento con lei o con altri interessati, tuttavia io credo che il punto importante sia che anche se oggi la consapevolezza che ci sono dei limiti allo sfruttamento delle risorse del pianeta è aumentata, il modo in cui funziona l’economia capitalistica, di fatto rende indispensabile la crescita e ci sono studi che dimostrano (e che condividerei volentieri con voi) che, anche se l’efficienza aumenta, i tassi di crescita richiesti dall’economia capitalistica, comunque aumenteranno in valore assoluto il consumo di risorse. Per evitare queste criticità occorrerebbe ripensare e cambiare completamente il modello economico che si è affermato negli ultimi due secoli ed è questo che la nostra società fatica a fare: anche lo spostare l’attenzione sul riscaldamento antropico, invece che sui danni del capitalismo sulle risorse naturali e sull’aumento dell’inquinamento (come giustamente diceva lei), io lo vedo come il tentativo di continuare sulla stessa strada credendo o facendo credere che si possano coniugare capitalismo e tutela dell’ambiente. Non credo che questo sia possibile e sono anzi convinto che il problema sia proprio il capitalismo e l’incontro con Vox nel convegno di Milano a Novembre, mi ha fatto unire tutti i puntini: tutti i problemi che mi stanno a cuore, e su cui avevo letti saggi e studi negli anni, hanno una matrice comune. E’ il capitalismo, basato sul consumismo, che crea lo sovrasfruttamento delle risorse, l’inquinamento, il deterioramento delle relazioni umane, l’impoverimento della classe lavoratrice e l’aumento dell’infelicità.

    In questo contesto assistiamo ora al fatto che l’attenzione dei media mainstream è ossessivamente posta sul riscaldamento antropico, che non può che far pensare a uno specchietto per le allodole. Apprezzo quindi moltissimo l’attività di persone come lei su questo fronte, mi permetto solo di dire che forse quel rapporto dice qualcosa che è proprio a favore delle tesi che mi sembra che lei, e anche io, sosteniamo: anzi, se avessi la possibilità di parlare con Bardi userei proprio quello studio per argomentare che spostando l’attenzione sul riscaldamento globale per cause antropiche (presunte) ha l’effetto di ignorare le criticità che venivano segnalate in Limits to growth.
    In definitiva ci si sta scagliando sul nemico probabilmente sbagliato, o comunque su quello meno pericoloso, lasciando completamente sguarniti i fronti più importanti che sono poi quelli che emergevano proprio dallo studio del MIT.

  4. Complimenti professore, lei è un mago nel smontare le fake news. Noi followers dovremmo chiamarla Henry Popper. 😉

      • È vero! La famiglia reale mi suggestionato con le ultime polemiche di questi giorni. Del resto anche il duca Henry di Sussex è noto come Harry. Errore froidiano, non me ne voglia Popper. 🙂

  5. “Dr Pennetta, lei sta facendo scienza per sentito dire” … “Se lo legga bene e non dica sciocchezze” …
    Incommentabile! Una tracotanza da antologia.

    Perfetta la tua analisi.
    Brevissima storia della colonizzazione capitalistica degli ultimi due secoli e mezzo:
    A, i predoni vengono a casa tua,
    B, con la loro sola presenza distruggono la tua cultura,
    C, nel mentre saccheggiano,
    D, per finire, ti mettono sotto controllo il pisello, imponendoti di usarlo quando e come piace a loro. Sennò il Club Di Roma piange.
    Scusa il registro, ma, pur essendo la situazione tragica, non riesco a prendere costoro sul serio. La sola spiegazione è che le classi dominanti in Occidente siano composte da psicopatici, e che il sistema di cooptazione abbia come filtro principale la presenza, nei cooptati, di un’analoga psicopatia.

    • Rag. Giovanni Diabolik on

      Degli psicopatici… ecco credo che lei abbia centrato il problema.
      Le nostre classi dirigenti sono composte (quasi) esclusivamente da psicopatici,
      ‘Psicopatici’ è esattamente la parola giusta.

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