Vaccini Covid: il Codice di Norimberga e il Nazismo della modernità

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La richiesta dell’obbligo vaccinale porta allo scoperto una caratteristica inevitabile della modernità

Dal momento in cui è stato disponibile il primo dei vaccini contro l’epidemia Covid-19 un coro pressoché unanime si è levato per sostenere l’obbligatorietà della vaccinazione stessa, chi non volesse sottoporsi al trattamento verrebbe emarginato. Le stesse persone che chiedono questo in nome di un bene collettivo però devono sapere che la somministrazione di un farmaco sperimentale contro la volontà del soggetto è inequivocabilmente in contrasto con le norme del Codice di Norimberga redatto per definire la base giuridica della medicina nazista che si andava a condannare nel tribunale. Questo episodio apre la finestra su un fenomeno passato sin qui inosservato, quello di un’eredità nazista incorporata nella società contemporanea a partire dal piano Aktion T4 di eutanasia delle vite “idegne” di essere vissute, all’eugenetica del programma Lebensborn oggi attuato con la selezione degli embrioni e la fecondazione artificiale. Il nazismo si mostra quindi non come un’aberrazione della modernità ma come la sua essenza, un esperimento fallito forse perché troppo prematuro ma in via di realizzazione oggi con l’accorgimento di sostituire il fine: dal nazionalismo e la razza all’impiego della parola “amore”. Quello che i Terzo Reich faceva in nome della razza oggi si fa in nome dell’amore.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

14 commenti

  1. Che coincidenza!

    Qualche minuto fa, nel leggere una prefazione di Sergio Zavoli a un libretto di poche pagine ma denso di contenuti di Chiara Lubich (“L’arte di amare”), mi sono imbattuto in questo passaggio:

    “Credo non vi sia stato, in questo recente scorcio d’anni, un momento che abbia prodotto un così profondo e sconcertante sentimento di precarietà. A portar fascine, e a gettare zolfo, sui falò accesi da questa diffusa inquietudine sono i pensatori apocalittici, riversi sulle nostre sorti per cogliere le avvisaglie di un incendio di proporzioni epocali, assimilabile a quello generato dalla follia antisemita del nazismo…”

    Nulla capita per caso in questi casi, e scusate il bisticcio di parole. Leggo Zavoli, ascolto Enzo, ripenso agli scritti di Francescom… e trovo che da quell’ormai lontano 2000 in cui Zavoli scriveva cambiano gli scenari ma gli apocalittici sembrano sempre quelli.

    • Dalla Sua osservazione, deduco però con una certa sicurezza che non ha mai letto il testo che Le ho suggerito.

      Rinnovo l’invito, naturalmente non solo a Lei, ma a tutti coloro che intendono veramente capire le ragioni di alcuni almeno di coloro che manifestano in questo tempo una certa inquietudine.

      Forse potrebbe essere proprio il presupposto da cui Lei parte, di una netta distinzione fra normalità e patologia sociale, fra storia ed apocalisse, a non essere del tutto corrispondente alla realtà delle cose…

      • Mi auguro che le sue conclusioni siano quelle errate. La storia lo insegna a dire il vero, quante apocalissi sono state annunciate nel corso dei secoli? Io credo che al mondo in ogni tempo sia sempre stato più il bene del male. Una società globalizzata e tutta social come la nostra rischia però di fare da grancassa al male, fornendo esca proprio agli apocalittici che quando, per esempio, leggono il bugiardino di una medicina, sono colpiti più dagli effetti avversi che da quelli positivi.

        • Anch’io spero di sbagliarmi sulle previsioni che mi sembrano abbastanza facili da fare. Tuttavia, non credo che sia un problema di ottimismo o pessimismo, o di riconoscere la prevalenza del bene sul male. Si tratta solo di vedere le cose per quel che sono e capire i rischi reali e concreti di certe dinamiche storico-sociali. Non si tratta di una previsione soggettiva, ma della constatazione di uno stato di fatto di rischio oggettivo.

          E poi, le apocalissi annunciate si sono quasi sempre avverate, anche se in un modo profondamente diverso da come gli annunciatori avrebbero potuto mai immaginare…
          Potrei fare diversi esempi.

          • Rag. Giovanni Diabolik on

            E poi le apocalissi annunciate si sono quasi sempre avverate…

            Il mio è il classico punto di vista del non crdente, da sempre decisamente scettico nei confronti dei profeti di sventura vari; sia quelli attuali che di epoche passate.
            Però non posso non riconoscere che mai come ora, in tutta la sua intera storia, si stia seriamente rischiando una dittatura planetaria che gli ‘Illuminati’ chiamano ‘Governo Mondiale’, mai come ora l’umanità rischia di ritrovarsi in una distopia decisamente similare a quella descritta da Orwell in 1984, distopia dalla quale difficilmente riuscirà ad uscirne.
            Ecco, non so a quali ‘Apocalissi’ già realizzate lei si riferisce; quella che nessuna di noi fatica ad intuire sicuramente sarà di gran lunga peggiore a tutte le altre.

  2. Paolo Onorati on

    Grazie come sempre Enzo per le tue osservazioni illuminanti.

    Ritengo che tu abbia messo il dito proprio su alcune piaghe principali.

    La concezione moderna di governo, arrivata dopo un bel po’ di sangue e patimenti, si fonda, almeno sulla carta, sull’ autodeterminazione dei singoli che concordano una data forma di Stato.
    L’unico diritto che si possiede nel governare , quindi, può essere solamente quello di servire, di dare un servizio con il proprio operato ai “singoli” individui, assicurando l’ottemperanza verso i loro accordi fondamentali, concordati volontariamente e liberamente e con uguaglianza di potere di voto.
    Qualsiasi imposizione arbitraria verso un cittadino qualsiasi è conseguentemente un tradimento della fiducia concessa e delegittimerebbe qualsiasi pretesa di conservare posizioni di autorità e comando.
    Qualsiasi cittadino potrebbe e dovrebbe far rivendicare gli accordi fondamentali sanciti, per tramite dell’apposita macchina giuridica statale, già predisposta per la loro salvaguardia.
    Nel caso quanto sopra fallisca per qualsivoglia motivo, conserverebbe ancora il suo diritto originario e primario alla sua autodeterminazione nel concordare o meno ad un certo sistema di accordo nel vivere in società, e nel caso quest’ ultimo fosse ritenuto da lui stesso controproducente ai suoi migliori interessi, potrebbe esercitare ancora e in ultimo, il suo diritto indelebile alla non partecipazione a quel tipo regime sociale, privandolo del suo proprio supporto e assistenza.
    Come nota sull’ eugenetica, a mio avviso può essere solamente una scusa, una giustificazione di esseri troppi degradati e pusillanimi da avvertire una profonda paura del prossimo in senso lato, la fecondazione in vitro non potrebbe mai essere promossa da una leadership forte, coraggiosa e competente, in quanto ne sarebbe intimamente e spontaneamente riluttante, quindi, a mio parere, l’ eugenetica non è mai stata un tentativo mosso da un impulso di miglioramento delle persone, quanto invece un’evidente tentativo di alleviare o eliminare la minaccia reale o immaginaria che gli altri, in genere, rappresentano per “costoro”.
    Al tuo prossimo post !

    • Rag. Giovanni Diabolik on

      Non sono Enzo, ma provo a rispondere…. faccio presente questa frase:

      1. Il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale.

      E quello che segue…. ciò fa a pugni con l’obbligatorietà, o minacce varie di qualunque ritorsionie; poiché in quest’ultimo caso il consenso è forzato e quindi non si può più parlare di libero consenso del soggetto interesato.
      Sarebbe come dire se lei mi costringesse, puntandomi un fucile alla schiena, a firmarle un assegno di 100.00€, per esempio; non posso dire di non aver compilato (e firmato) l’assegno in questione, ma il mio consenso non è certo frutto di una liberalità ma di cause di forsa maggiore.
      Alla fine non si può pretendere molto dai debunkers !!!!
      Salute

  3. La sintesi del verboso articolo di questo bucolico sito sta nella frase centrale di un inciso, che copio ed incollo:

    “… tutta la pratica della medicina e della chirurgia è un processo “sperimentale”…”

    Questo equivale, letteralmente, ad affermare che, secondo chi ha scritto quell’articolo, in tutta la medicina e la chirurgia non v’è nulla di scientifico. Se tutto si esaurisce – mi ripeto e ripeto ancora, come afferma il giornalista del bucolico sito, facendo proprie le parole del professor Roberto Colombo (che confesso di non sapere chi è), in veste di esponente autorevole della “comunità scientifica” – in un processo “sperimentale”, dove sta la Scienza? Dove sta l’elaborazione di un modello teorico che inserisca i dati sperimentali in un contesto non solo coerente, ma anche capace di produrre previsioni verificabili come fatti, e non come ulteriori esperimenti?
    Mah! Perché questa gente scrive senza avere le minime nozioni di epistemologia? E perché c’è chi la prende sul serio, tanto da ritenere che ci sia una questione di cui tenere conto e a cui dover rispondere.

    Più in basso, il medesimo articolista scrive:
    “…1. Il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale.
    Ciò significa che la persona coinvolta dovrebbe avere la capacità giuridica di dare il consenso; dovrebbe essere nelle condizioni di poter esercitare il libero potere di scelta, senza l’intervento di alcun elemento di forza, frode, inganno, costrizione, esagerazione o altra ulteriore forma di costrizione o coercizione; e dovrebbe avere una conoscenza e una comprensione sufficienti degli elementi della materia in questione da consentirgli di prendere una decisione comprensiva e illuminata. Quest’ultimo elemento richiede che, prima dell’accettazione di una decisione affermativa da parte del soggetto sperimentale, gli siano resi noti la natura, la durata e lo scopo dell’esperimento; il metodo e i mezzi con cui deve essere condotto; tutti gli inconvenienti e i pericoli ragionevolmente prevedibili…”

    E quindi? Se “il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale”, di cosa si sta debunkando? Fatevelo voi, il vaccino! Fatevene quanti volete, voi ed i vostri cari, sempre che davvero “il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale”. La questione, appunto, è che pare che non lo sia, e di questo che si sta discutendo (perbacco!).
    Ma la perla del debunkardo del sito bucolico arriva appresso, chiamando a raccolta, come un sol uomo, tutto il debunkaio internazionale:

    “…A tal proposito sono intervenuti anche i debunkers internazionali, che in questo articolo hanno richiesto l’intervento di due medici che, appunto, hanno affermato che il Codice di Norimberga “si riferisce alle sperimentazioni sull’uomo“, non ai vaccini…”

    Scusate, ma di cosa stanno delirando questi signori? Che significa, in italiano, o in qualsiasi linguaggio umano: “il Codice di Norimberga “si riferisce alle sperimentazioni sull’uomo“, non ai vaccini…”?
    Cosa c’è da rispondere se non c’è nulla di intellegibile, se in ciò che scrive questo signore non esiste dipendenza sintattica? Come si può discutere con queste persone, se non si ha in comune una grammatica e un lessico? Da rilevare, inoltre, che i “debunkatori internazionali”, non sono altro che gli zelatori d’ufficio (e ben retribuiti) del pensiero unico.
    Il “codice di Norimberga” si riferisce alle sperimentazioni sull’uomo DI COSA? Di che stiamo parlando, a.d.e.s.s.o, se non della sperimentazione, sull’uomo, DI VACCINI???

    Conclusione: il termine “sperimentale”, nel senso inteso da Enzo Pennetta a tutti coloro risparmiati dalla sventura d’essere coviddari, a proposito di questo vaccino, è assolutamente adeguato e pertinente. Se la sperimentazione collettiva violi il Codice di Norimberga, oppure il celeberrimo Protocollo Interplanetario di Calascibetta, è alla fine del tutto irrilevante. In ultima analisi, la questione si riduce all’obbiligatorietà; ma su questo punto il sito debunkaro si è ben guardato dall’affermare, apertis verbis, che chi volesse importala per Legge è, apertis verbis, un criminale.

    Purtroppo, sig. GIANNI, questo suo amico frequenta siti di persone che incontrano difficoltà a mettere nell’ordine giusto soggetto, predicato e complemento. Una prece.

    • Rag. Giovanni Diabolik on

      Concordo appieno…. come debunkers dovrebbero impegnarsi di più!!!!

  4. Vorrei aggiungere una notazione sull’argomento:
    si parla tanto a sproposito dell’art. 32 della Costituzione, addirittura come la norma che renderebbe compatibile la Costituzione con l’obbligo a vaccinarsi. Faccio notare che la disposizione in questione, al primo comma tutela la salute come “fondamentale diritto dell’individuo” e soltanto come “interesse della collettività”. E’ vero che il secondo comma ammette che si possa essere obbligati ad un determinato trattamento sanitario per “disposizione di legge”, ma, pone il limite inderogabile del rispetto della persona umana.
    Questa “persona umana” è sempre quella degli artt. 2 e 3 e deve essere rispettato come singolo e come soggetto che svolge la propria personalità nelle formazioni sociali, in tutte le sue componenti (sesso, religione, convinzioni politiche, ecc.).
    Il meno che si può dire è che i due aspetti (persona umana e collettività) dovrebbero essere, anche dalla legge, contemperati. Ma quale contemperamento si può avere se una decisione come quella di subire o no un trattamento che è sicuramente profondamente invasivo come quello dei nuovi vaccini in cui i possibili danni a lunga scadenza non sono prevedibili, viene sottratta definitivamente al singolo in nome di un (totalmente prevalente) preteso interesse della collettività?
    E poi, quale sarebbe questo interesse, visto che secondo le “domande frequenti” dell’AIFA (https://www.aifa.gov.it/domande-e-risposte-su-vaccino-covid-19-comirnaty ), al momento non è possibile dire se i vaccinati non saranno contagiosi per gli altri? Perché si dovrebbe essere costretti a vaccinarsi se poi chi è vaccinato è al massimo protetto lui stesso, ma non protegge gli altri?

    • Rag. Giovanni Diabolik on

      al momento non è possibile dire se i vaccinati non saranno contagiosi per gli altri ?

      Non ho mai compreso bene questo passaggio, che l’ho già sentito da altre parti….
      Se io sono vaccinato, possiedo gli anticorpi necessari per combattere il virus, quindi per quale motivo sarei comunque contagioso per gli altri ?

  5. Da quello che ho compreso, non essendo uno specialista, i vaccini in generale hanno un periodo di “incubazione”, durante il quale gli anticorpi impediscono la malattia ma rimane la presenta del virus (ca. una settimana). Nel caso di virus ad mRNA la cosa potrebbe essere peggiore in quanto questi vaccini si limitano a spingere le cellulel a produrre anticorpali rispetto ad alcune caratteristiche del virus (es. le proteine spike). Pertanto, un vaccino introdotto per via intramuscolare proteggerà i polmoni dagli effetti della malattia (in quanto il virus non potrà attaccare le cellule) ma potrebbe non impedire al virus di diffondersi nelle mucose delle vie respiratorie senza potere dare sintomi, ma potendo ancora contagiare gli altri, almeno per un periodo x.