Roma: incontro con Stuart A. Kauffman

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Il 25 Ottobre, all’Università di Roma 2-Tor Vergata, ore 16.15 aula T4 (dipartimento di scienze, edificio ex-Sogene), si svolgerà un incontro denso di significato e, oserei dire, quasi imperdibile.

 

L’occasione è la presentazione del bel libro sull’opera di Stuart Kauffmann dal titolo: ‘I sentieri evolutivi della complessità biologica nell’opera di SA Kauffmann‘ edito da Mimesis e scritto dal giovane e brillante filosofo della scienza Mirko Di Bernardo.

A parlare del libro ci saranno lo stesso Stuart Kauffmann (in videoconferenza, sarebbe dovuto intervenire di persona ma purtroppo è stato bloccato negli Stati Uniti per problemi familiari), Alessandro Giuliani, Carlo Cirotto, Maria Flavia Gravina, modererà il prof. Eugenio Coccia, professore di astrofisica a Tor Vergata, l’incontro sarà introdotto dal prof. Maurizio Paci, chimico-fisico e preside della Facoltà di Scienze di Roma 2 e da Padre Mauro Oliva capellano di Tor Vergata che ha organizzato l’evento.

Stuart Kauffmann, uno dei fondatori dell’Institute of Complexity di Santa Fe è sicuramente uno degli scienziati più geniali e influenti degli ultimi cinquanta anni, biologo con una profonda conoscenza della fisica e dei metodi matematici ha avuto il grandissimo merito (già all’inizio degli anni 80) di aver portato l’attenzione della comunità scientifica sui fenomeni di auto organizzazione in cui il combinarsi di poche e semplicissime regole di relazione tra una serie di elementi collegati fra di loro, dava vita a dei comportamenti emergenti strabilianti e dotati di ordine e regolarità impressionanti.

La teoria della complessità, con il lavoro di Kauffmann, passava dall’essere un complicato e astruso bla-bla sulla difficoltà di comprendere i fenomeni del mondo mesoscopico (insomma di quelle cose pù grandi di una molecola di idrogeno e più piccole di una galassia) ad una scienza che si poteva applicare proficuamente allo studio della natura, foriera di scoperte e illuminazioni.

La dinamica delle reti, il folding delle proteine, la regolazione genica, lo studio quantitativo dei sistemi ecologici, la termodinamica delle transizioni di fase sono tutti argomenti che hanno tratto profonda ispirazione dal lavoro di Stuart Kauffmann e di cui si discuterà il 25 Ottobre. La visione di Kauffmann sull’evoluzione biologica in cui compatibilità fisica e selezione non possono essere due mondi separati con la biologia vagante in un’idealistica assenza di realismo fisico è di un’importanza fondamentale per la scienza e la cultura. Ancora ai nostri giorni ci tocca di leggere sui prestigiosi Proceedings dell’Accademia delle Scienze USA, un articolo in cui si ha il coraggio di mostrare una completa schizofrenia di pensiero separando il mondo delle proteine in  ‘quelle che si possono prevedere come raggiungenti la loro struttura nativa in tempi biologicamente accettabili secondo il modello del collasso idrofobico,’ e ‘quelle che non offrono risultati compatibili con il modello del collasso idrofobico e quindi sono dominate dalla selezione naturale’ .  

Si afferma insoma che le prime (proteine aldisotto di 200 aminoacidi) le riusciamo a capire con un modello noto e quindi ‘fanno parte delle chimica-fisica’, mentre le seconde, più grandi non riusciamo a capire come facciano a raggiungere la loro struttura nativa e a essere stabili in soluzione e quindi ‘fanno parte della biologia’ come se la selezione naturale fosse un deus ex machina che lavori in un mondo immateriale (ma queste benedette proteine magiche si dovranno solubilizzare anche adesso , cosa hanno un passaporto con su scritto ‘selezione naturale, si prega non disturbare con quisquilie chimico-fisiche’) ed anche quelle povere proteine piccole, figlie di un Dio minore che non le ha selezionate ? Dire che evidentemente il modello del collasso idrofobico è insufficiente non è possibile ?

Insomma un’occasione unica per venire in contatto con la vera scienza di punta e che, essendo organizzata dalla cappellania di Tor Vergata, mostra un esempio fulgido dei corretti rapporti tra Fede e Scienza.

 

Depliant_della_Facolta_di_Scienze_2012-2013 

 

 

 

 

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About Author

Alessandro Giuliani alessandro.giuliani@iss.it - Primo Ricercatore presso Istituto Superiore di Sanità, si occupa da venticinque anni di modellizzazione matematica e statistica dei sistemi biologici, è autore di circa 200 articoli su riviste peer-review in campi che vanno dalla chimica organica alla psicobiologia. Ha inventato, insieme al prof. Joseph Zbilut e al prof. Chuck Webber dell'Università di Chicago la tecnica non lineare di analisi dei segnali 'RQA' (Recurrence Quantification Analysis). Attualmente il suo interesse è particolarmente rivolto alla Systems Biology e in generale ai sistemi reticolari.

23 commenti

  1. [OT] per Leonetto:

    su UCCR si stanno scannando ancora per l’equazione di Drake (in pratica).
    Vieni a dare il tuo solito contributo risolutivo. 😉

    • A me preoccupa di più quell’Elijah che ha portato una ventata di ragionamento in stile UAAR (con un Darwin in veste messianica)…

      E’ comunque interessante notare come, anche se i loro punti di vista differiscano in diversi elementi (quello che crede che gli alieni esistano sicuramente, quello che crede che non esistano, quello che crede che la vita sia un evento spontaneo e inevitabile, quello che crede che la vita sia un evento improbabilissimo però casuale, ecc.), i nostri detrattori si sostengano a polliciate anche quando sono in disaccordo tra di loro.

      Che ciò sia dovuto al fatto di dover combattere un “nemico comune”?

      • Gia’, proprio una ventata
        Ma cos’e’ in questi giorni a CS, tra “LABevo”, “ventata”, e’ arrivato il festival dei doppi sensi?? 😉

  2. Ritorniamo “in topic”…

    Mi viene in mente adesso che Tor Vergata è l’Università dove lavora la prof. Olga Rickards, antropologa molecolare, che nel luglio 2011 lanciò l’allarme sulle “divisioni vaticane” all’attacco di Darwin:
    http://www.enzopennetta.it/2011/12/le-divisioni-atee-allattacco-della-ragione/

    Non sarebbe interessante vederla alla conferenza?

    E non sarebbe corretto da parte sua magari intervenire e poi scrivere un articolo, se vuole su “Darwinpunk”, di commento alla conferenza?

    PS per Francesco Santoni: pensi di essere presente?

  3. Quello di cui mi rammarico leggendo l’ineccepibile articolo di Alessandro, è che si è costretti a dover ricordare agli scienziati moderni alcuni basilari principi che molto tempo fa erano già stati chiaramente inquadrati, ma poi purtroppo dimenticati, molto spesso per ragioni che con la scienza non hanno niente a che vedere. Provate oggi ad andare a raccontare in giro che sul metodo dell’indagine naturalistica Aristotele la sapesse molto più lunga di buona parte degli scienziati di oggi, e probabilmente tutti scoppieranno a ridere (l’ocasapiens mi disse addirittura che non vale nemmeno la pena perdere tempo a leggere Aristotele, perché in fondo in fondo non era altro che un misogino).

    Ebbene qui di seguito vi propongo un testo di Aristotele tratto da Le Parti degli Animali, che vi accorgerete essere del tutto in linea con i concetti espressi da Alessandro. Vi troverete scritto che bisogna considerare tutte le cause senza tralasciarne nessuna; che si deve considerare la struttura complessiva, la forma, e non solo la materia; ma che anche la materia deve esser considerata perché ogni particolare struttura necessita di una materia adeguata che la sostenga; che si deve considerare in che rapporto stiano tra loro le parti; che il metodo deve modellarsi sugli oggetti, perché altrimenti si rischierebbe di trascurare lo studio di parti necessarie a comprendere la natura degli oggetti stessi. Ed infine anche un frecciatina a quei filosofi che compromettono lo studio intorno alla natura perché mossi da altri scopi.

    Ma lascio la parola al professor Aristotele di Stagira, apprezzatene la modernità e l’ampiezza di vedute.

    “Non è in modo fortuito che qualcosa si genera da ciascun seme, ma questa cosa da questa, né un seme a caso da un corpo a caso. E allora il seme è il principio produttore di ciò che è generato da esso, giacché queste cose sono per natura: dunque di certo ciò che è generato si genera da esso. Ma ancor prima di esso è ciò di cui è seme: il seme infatti è la generazione e la sostanza il fine; e prima di entrambi è ciò da cui è il seme. Il seme infatti è in due modi, rispetto a ciò DA cui è e rispetto a ciò DI cui è, giacché è seme di ciò da cui proviene, ad esempio del cavallo, e di ciò che sarà da esso, ad esempio del mulo, non però nello stesso modo, bensì nel modo che si è detto di ciascuno dei due. Inoltre il seme è in potenza, e come stia la potenza in relazione all’atto lo sappiamo.
    Vi sono allora due cause, il FINE e la NECESSITA’; molte cose infatti si generano perché è necessario. Forse qualcuno si chiederà quale necessità intendano coloro che affermano ‘per necessità’ […] diciamo infatti che il nutrimento è qualcosa di necessario […] perché senza di esso non è possibile che alcunché viva. Questa necessità è come per ipotesi; così, poiché si deve spaccare con la scure, è necessario che essa sia dura, e, se è dura, che sia di bronzo o di ferro; e, ugualmente, poiché il corpo è uno strumento (ciascuna delle parti infatti è per un qualche fine, e ugualmente l’intero), è necessario allora che sia proprio in questo modo e che sia di siffatte parti, se lo sarà.
    Poiché dunque ci sono DUE MODI DELLA CAUSA, bisogna anche che in primo luogo CI SI TROVI A PARLARE DI ENTRAMBI, o altrimenti che si faccia in modo di definirle in modo chiaro, perché TUTTI QUELLI CHE NON DICONO QUESTO, PARLANO INTORNO ALLA NATURA COME SE NON DICESSERO NIENTE: la natura, infatti, è principio più della materia. Da qualche parte anche Empedocle vi si avvicina, CONDOTTO DALLA VERITÀ STESSA, ed è costretto a dire che la sostanza e la natura sono in tutta evidenza la PROPORZIONE, ad esempio quando spiega che cos’è l’osso: non dice infatti che è qualcuno degli elementi o due o tre o tutti, ma la PROPORZIONE DELLA LORO MESCOLANZA. È chiaro dunque che anche la carne è nello stesso modo, e così ciascuna delle altre parti siffatte. La causa del fatto che i predecessori non hanno proceduto in questo modo è che non c’era l’essenza e il definire la sostanza; questo però Democrito lo colse per primo, non perché fosse necessario alla ricerca naturale, ma perché VI ERA CONDOTTO DALLA COSA STESSA. Questa nozione si sviluppò poi al tempo di Socrate, ma la ricerca intorno alla natura si interruppe, e i filosofi si dedicarono alla virtù in relazione all’utile, e alla politica.”

    • Scusami Francesco, ma in parte non condivido quello che dici.
      Non dico che Aristotele non si dovrebbe studiare per carita’, anzi, pero’ secondo me con il tuo amore per la filosofia vai anche troppo in la’ (secondo la mia modestissima opinione):
      per esempio sul fatto della gravita’, non ha pensato a fare esperimenti che potessero contraddire la sua tesi, bastava il suo “ipse dixit” per non verificare empiricamente che la teoria non si accordava con la realta’.

  4. Alessandro Giuliani on

    Caro Francesco, che meraviglia ! Grazie del pezzo di Aristotele che chiarisce tutto in un attimo: la forma è ‘proporzione’, ogni differente tessuto del nostro corpo ha gli stessi geni ma le proporzioni tra i livelli di espressione sono tipici di ogni tessuto e strettamente invarianti, ogni proteina è fatta dagli stessi amnoacidi ma le loro posizioni reciproche nello spazio sono tipiche di ogni singola molecola e le conferiscono la forma. La forma è correlazione, cioè relazini precise tra le parti ed essa racchiude in potenza gli sviluppi futuri.
    Hai assolutamente ragione che bisogna ricominciare a spiegare cose note,e anche ad un livello molto più banale, fino a dieci anni fa non avevo difficoltà a spiegare a un biologo o aun medico quando usare un test statistico per dati accoppiati e quando invece le osservazioni erano indipendenti, ora sembra che stia discettando di algebra astratta…

  5. Chi fosse la “persona” Aristotele non ha necessariamente rilevanza con quanto ha lasciato ai posteri,la Coyaud su questo si può tranquillizzare,qualora vi fosse ragione per preoccuparsi.
    Certo è che Aristotele,rapportato all’epoca,veritas filia temporis,può anche venire considerato anche l’equivalente di uno scienziato,Aristotele In ogni ambito della ricerca “filosofica” va ad insistere sul fatto che sia possibile comprendere,capire meglio,in maniera “più corretta” qualunque cosa qualora si riesca a stabilire,a conoscere le cause che la riguardano in termini specifici piuttosto che in termini generali.Ossia nel ccaso di una statua è utile sapere chi l’ha realizzata se uno scultore o un artista,ancor più preciso chi è lo scultore o l’artista e da che scuola proviene etc…
    Che poi sono cose ,che quantomeno ad oggi,posson sembrare anche banali come il sillogismo aristotelico che però trovano spazio anche in applicazioni nella logica della teoria dell’informazione.(poi Aristotele va anche dicendo tante varie cose e nella sua definizione di scienza rientra la metafisica..e comunque la ricerca di aristotele va a vertere in ogni caso nella ricerca del principio primo delle cose.)Però poi sulla scia del positivismo,del pensiero positivista(che comunque è filosofia)si giunse e si diffuse l’idea che la filosofia dovesse essere totalmente separata dalla scienza in quanto disciplina contraddistinta da problemi e metodi del tutto diversi.O meglio,la filosofia si intersecherebbe con la scienza raccogliendo tutti gli assiomi generali che possono essere messi in comune fra tutte le varie scienze e discutendoci sopra col ragionamento.
    Ora ciò è vero per certi versi,fa un po’ specie da chi è stato tirato fuori,però la filosofia anticipa spesso, con le sue intuizioni, le scoperte della scienza(Democrito e Leucippo,Berkeley,Platone)e tanti scienziati anche di chiara e degna fama (Einstein,Newton,Leibniz etc..)si sono poi dedicati anche alla filosofia. Sicuramente importantissimo è anche l’apporto fornito da karl Popper,che comunque insegnò anche logica e metodo scientifico,lui fra le altre cose definì l’approccio filosofico alla scienza.
    Ed è proprio in Popper che forse si riesce a vedere il grande divario fra scienza e filosofia e la regione di interesse comune in maniera un po’ più chiara.
    La Filosofia senz’altro si applica alla riflessione su ciò che sfugge all’osservazione sensibile nonchè di valori, opinioni personali, morali,dell’essere umano,del soggetto,su concetti astratti etc..Dove giunge quindi l’area comune ed il vizio di fondo della filosofia?
    Io ho sempre apprezzato L.De Crescenzo,lui scrive che:
    “Ciò che si sa è scienza,ciò che si crede di sapere è religione e ciò che non si sa non si crede di sapere,ma si discute è filosofia”.Infatti la filosofia ha il vizio di affidarsi al puro ragionamento come strumento a differenza di scienza e fede e questo ne è il grande limite invalicabile.La dimostrazione razionale è fallace in campo scientifico,molto peggio che un dogma o un credo religioso che possono trovare conferme nella scienza.Questo strumento di dimostrazione,o più che altro il suo utilizzo va proprio a far confondere da soli gli stessi filosofi,e questo può essere distruttivo.
    Con Popper però si capisce che col ragionamento con la logica è possibile al pensatore filosofo inserirsi nella scienza per studiarne i fondamenti, gli assunti e le implicazioni appunto a livello di logica quanto di “scienze sociali” e magari fornire alla scienza delle intuizioni degli slanci,dei campi di ricerca che possono magari sbloccare fasi di stallo,portando la riflessione su un altro piano per poi reinserirsi alla luce di nuove comprensioni,è infatti l’errore il dubbio e il testare le congetture che alimenta il dinamismo della scienza.
    Facendo attenzione a non divinizzare i filosofi,a non eccedere oltre i limiti vincolanti della filosofia e a valutare la validità delle conclusioni ottenute col ragionamento filosofico,evidando di imbrogliarsi da soli col ragionamento filosofico può avvenire questo legame,questa comunicazione.
    Pertanto Piero ha ragione,magari non tanto sull’ l’ipse dixit aristotelico,ma per quanto appena detto.Il metodo aristotelico non è metodo scientifico ma filosofico,questo è indubbio,quindi le conclusioni vanno pesate e non è detto che sempre possano assumere valenza scientificaed è normale il come siano state condotte sempre per quanto detto.
    Ha sicuramente ragione anche Santoni sicuramente per il fatto che a molti farebbe bene sviluppare un po’ meglio la loro capacità di ragionamento.Leggere Aristotele e studiarlo non fa sicuramente male,difficilmente qualcosa del genere lo fa.

    P.S:
    @Piero Ho visto da poco la segnalazione su UCCR,ho visto che in qualche modo per una ragione o per l’altra si è smorzato il tutto,non ho neanche letto bene tutti i commenti anche perchè fin dal principio era abbastanza una “tortura”.
    Sicchè cnsiderando che non mi pare ci sia troppa necessità seguo il consiglio del poeeta:

    « Fama di loro il mondo esser non lassa;
    misericordia e giustizia li sdegna:
    non ragioniam di lor, ma guarda e passa. »

    P.P.S.
    «Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l’unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema che si intendeva risolvere»
    -Karl Popper-

    • Condivido ben poco di questo intervento, ma se iniziassimo a discutere di queste cose non la finiremmo più ed andremmo ampiamente off-topic (già lo siamo) Mi limito a qualche spunto.

      Aristotele non fa rientrare la metafisica nella scienza.
      Per Aristotele scienza significa conoscenza certe per cause, ovvero non solo una collezione di fatti, ma la conoscenza delle cause, delle ragioni universali che li tengono insieme, ne spiegano connessioni e rapporti. Ma non esiste una scienza, ne esistono tante, e si distinguono in base all’oggetto studiato e ai principi propri del metodo che si modella sull’oggetto stesso. Questo è il realismo aristotelico.
      Tutta la filosofia aristotelica è radicata nell’osservazione degli enti sensibili, dai quali si risale ai principi universali verificandone poi in continuazione la loro implicazione nel reale. Aristotele non presenta mai sistemi chiusi di conoscenze, ma sistemi che costantemente si arricchiscono, in quanto aperti al reale, ma che pure conservano dei principi universalmente validi ed immutabili, la cui completa portata resta comunque sempre da scoprire. Ed alla luce di questo le distinzioni poste da De Crescenzo tra scienza e filosofia, per Aristotele non avrebbero senso.

      Così ad esempio la fisica ha per oggetto gli enti mutevoli, e ne indaga le cause del movimento.

      La metafisica (che Aristotele chiama filosofia prima) ha invece per oggetto l’ente in quanto ente, ed indaga quindi i fondamenti stessi dell’essere. I principi propri del metodo metafisico sono semplicemente i principi della logica, in particolare il principio di non contraddizione che Aristotele, come Parmenide, lega direttamente all’essere (una cosa non può essere e non essere sotto il medesimo rispetto).

      Fisica e metafisica sono entrambe scienze, ma distinte.

      Inoltre la fisica aristotelica è una disciplina molto più ampia della fisica modernamente intesa. Aristotele intende capire che cosa sia il movimento, e quali siano i principi più generali che lo governano. Con linguaggio kantiano potremmo dire che Aristotele vada a cercare le condizioni della possibilità del movimento. I principi che scopre sono la forma, la materia, la potenza, l’atto, la sostanza e gli accidenti, le quattro cause. Tali principi restano sempre validi; ciò che invece è stato confutato, cose come l’antiperistasi, la teoria dei luoghi naturali ecc., sono dei dettagli che non compromettono affatto il cuore della fisica aristotelica. I principi del movimento scoperti da Aristotele sono validi sia in un universo che coincida con il cosmo finito dei greci, sia in un universo newtoniano, o einsteiniano o quantomeccanico.

      Quando si vuole a tutti i costi essere alternativi alle posizioni aristoteliche, se si è coerenti, si arriva a conclusioni assurde, vedasi ad esempio David Hume.

      Il problema della filosofia di Aristotele sono stati piuttosto gli aristotelici banali ripetitori del maestro. Ma il grande aristotelismo medievale era ben altro. Tommaso ampliò la metafisica aristotelica. I maestri parigini che nel XIV secolo introdussero la teoria dell’impetus perché insoddisfatti dell’antiperistasi, influenzarono profondamente lo stesso Galilei.

      E Galilei infatti più volte si trovò costretto a rimproverare gli aristotelici suoi avversari accusandoli di essere in realtà dei corruttori del vero Aristotele.

      E se la filosofia di Aristotele sembra troppo astratta rispetto alla scienza moderna, è perché di solito non la si conosce nella sua interezza. Ad Aristotele interessava ogni aspetto del reale: egli cercava anche i principi dell’ente in quanto ente certo, ma nella sua vita egli fu soprattutto un biologo, un naturalista che passava la maggior parte del suo tempo ad osservare gli animali, descrivendone nel dettaglio le forme, i comportamenti e la generazione. E se nel trattato sulla fisica Aristotele si occupava di questioni molto più generali rispetto a quanto facciano i fisici oggi, nel trattato sulla meccanica egli descrisse invece la leva, la ruota ed altre macchine così come farebbe ancora qualsiasi fisico. Pensate che nel trattato di meccanica Aristotele già introduceva il principio di composizione dei moti.

      L’unico aspetto che Aristotele sembra più trascurare è la matematica, per quanto le sue riflessioni intorno all’infinito siano state fondamentali. E’ comunque certo che della matematica Aristotele avesse una conoscenza profonda, in quanto aveva frequentato l’Accademia di Platone, che ormai è riconosciuta esser stata uno dei maggiori centri di ricerca in matematica dell’antichità (Euclide veniva dall’Accademia). E proprio da alcuni passi delle opere aristoteliche sembra che nella stessa Accademia avessero già intuito la possibilità di costruire geometrie non euclidee, per quanto poi non abbiano sviluppato questa idea.

      Aristotele resta attualissimo, bisogna solo conoscerlo abbandonando tutti i pregiudizi che il pensiero moderno, spesso in malafede, ha costruito contro di lui.

        • Io, come Aristotele, voglio sapere tutto 😉 (questo naturalmente non significa che sappia tutto…)
          Ma il bello di Aristotele è che posso considerarlo un modello sia come fisico che come filosofo.

          • Mi immagino la scena:
            strak strak strak (rumore della chiave che gira)
            Caaaaro ❤❤❤❤, sei tornato? ❤❤❤❤❤❤
            SGRUNT! Prima filosofia Aritostele, sesso dopo!

            😀

            (tratta, per chi non lo sapesse, da una scena de I Simpson)

      • “Aristotele non fa rientrare la metafisica nella scienza.”
        Non dicevo esattamente questo
        “Fisica e metafisica sono entrambe scienze, ma distinte.”
        Ma dicevo e “contestavo” questo

        “Condivido ben poco di questo intervento”

        Non mi aspettavo diversamente.

        “Aristotele resta attualissimo, bisogna solo conoscerlo abbandonando tutti i pregiudizi che il pensiero moderno, spesso in malafede, ha costruito contro di lui”

        Io non condivido questo nè dico che Aristotele vada cestinato ne che abbia avuto un ruolo importante nello sviluppo del sapere,della logica e delle scienze e che trovi spazio in alcune applicazioni tutt’oggi.
        Il mio contestare era relativo al metodo filosofico e il metodo scientifico in generale,Aristotele neanche c’entava più direttamentein questo,fra l’altro quando ancor respirava il metodo scientifico non aveva ancora visto i natali..per cui…

        Convengo e concordo sull’OT e sul non dilungarsi in lunghi disquisizioni,anch’esse OT.

        • La scienza moderna ha certamente fatto importanti progressi rispetto ad Aristotele, ma ha anche buttato molte cose che invece avrebbero dovuto esser conservate.
          Ciò che io sostengo è che, tranne dei dettagli trascurabili, in Aristotele non ci sia nulla che contrasti con la scienza modernamente intesa.
          E sostengo che la scienza moderna dovrebbe includere in sé l’insegnamento di Aristotele per giungere ad una conoscenza completa del reale, evitando assurdi riduzionismi e quella schizofrenia di pensiero di cui parlava Alessandro.
          Io penso che Aristotele potrebbe papparsi a colazione tutti gli ideologi del darwinismo messi insieme e tutti quanti predicano che l’uomo è i suoi geni (o i suoi neuroni).
          Questa è esattamente la mia posizione.

          • Ok.La tua posizione mi sembra chiara,credo lo sia a tutti.
            Io sicuramente vedo la possibilità in generale di un “ponte” fra scienza,fede e filosofia,poichè tutte in quella regione vanno ad essere chi per un verso chi per l’altro sullo stesso piano.Se qualcosa di quel piano diventa definitamente qualcosa di competenza di una delle tre ne esce perchè le altre fonti del sapere nulla ci possono più dire sopra.
            Io dicevo semplicemente che se qualcuno di questi cerca di passare il ponte per recarsi nel villaggio dell’altra fonte fa qualcosa di non lecito e fallisce nell’intento.Tutto lì.Ma appunto sempre per quella diversità di metodi.
            E quanto ad Aristotele io volevo non tanto dre che con la scienza moderna siano stati fatti passi avanti,ma che Aristotele,l’Accademia,la filosofia greca ha rappresentato l’incubatrice della scienza,giacchè il metodo scientifico vero e proprio è qualcosa di molto successivo.Perciò è plausibile quanto ovvio che vi fosse allora mescolanza più pesante,più sensibile fra saperi,da li il mio punto di vista nel portar ordine in questa mescolanza.
            Se il suo punto risultava chiaro direi che adesso lo è anche il mio.

            P.S.
            Quanto ad Aristotele e Dawkins..beh il prof.Richard riesce benissimo da solo a confutarsi,per cui non è che sia richiesta troppa fatica a confutarlo…^_^

  6. Ad ogni modo, non so perché non mi riesce di rispondere ad Enzo direttamente sotto il suo messaggio, quindi rispondo qui: sì, il 25 parteciperò all’incontro 🙂

    Stamattina Mirko, che vedo raramente, l’ho pure incrociato per caso ad Anagnina, è destino che devo andarci 😉

    • Dovrebbero, si tratta di evoluzione, a prescindere che vengano espressi pareri graditi o meno.

      E a maggior ragione essendo un incontro che viene ospitato in una struttura universitaria.