Da ieri sulla terra siamo 7 miliardi. Ma quelli di troppo sembrano essere dell’etnia sbagliata.

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Tutti i media hanno riportato la notizia: è nato l’abitante n° 7.000.000.000.

E’ nato nelle Filippine senza nessun senso del ridicolo i titoli dei giornali.

La notizia è infatti finalizzata a rilanciare il falso problema della “bomba demografica”.

 

 

Da oggi sulla Terra siamo in 7 miliardi. Ma è già disputa sulla «7th billion baby»

Una neonata filippina indicata come la bimba del settimo miliardo. Ma anche l’India rivendica il primato.

Così titola ad esempio il Corriere della Sera del 31 ottobre.

Ma dietro l’evidentemente falsa notizia, si intende riproporre la necessità di limitare le nascite nei paesi del terzo mondo.

Che si tratti di una notizia propagandistica viene confermato nello stesso articolo del Corriere:

Il numero di 7 miliardi è puramente evocativo e gli scenari che rimanda alla mente non sono dei più incoraggianti, visto che la crescita esponenziale della popolazione si accompagna con problemi di mancanza di risorse. E non è un caso che la bimba simbolo del sovraffollamento del pianeta arrivi da uno tra i due Paesi a maggiore espansione demografica della Terra.

Per dare il finto annuncio della nascita dell’abitante n° 7 miliardi è stato infatti scelto appositamente uno dei paesi a più elevata espansione demografica. Poiché si tratta di una scelta puramente simbolica, perché non scegliere invece una nascita avvenuta negli USA o in Svizzera?

Il fatto è che nei paesi più sviluppati la realtà è diametralmente opposta: il problema è che si è in piena emergenza demografica a causa del preoccupante calo delle nascite.

Il vero problema è che i paesi come gli USA temono un ribaltamento dei rapporti di potere tra gruppi etnici.

Andiamo infatti a vedere quale è secondo il rapporto 2011 dell’UNFPA (United Nations Population Fund) la situazione:

 

Come si vede i paesi industrializzati sono generalmente in calo demografico e solo quelli in via di sviluppo sono in fase di incremento.

Ma i dati sui miliardi di abitanti, come riportato nel grafico, non sono inoltre un confronto corretto perché si dà l’impressione che le differenti aree abbiano la stessa superficie, un grafico che invece tengo conto degli abitanti per Km quadrato mostra una realtà ben diversa:

 

Come si vede l’impronta della popolazione africana è ben più bassa di quella dei paesi sviluppati.

 

I veri motivi per comprimere la crescita demografica dei paesi sottosviluppati sono da cercare nella possibilità di sfruttarne le risorse (che la popolazione locale non potrà utilizzare) e impedire che il rapporto demografico volga definitivamente a sfavore delle popolazioni sviluppate.

Al riguardo è significativo un articolo apparso su Strategic Culture Foundation, il 4 ottobre scorso, intitolato “US Demographic Revolution and Its Global Impact”:

I rapidi cambiamenti demografici in atto negli Stati Uniti e il loro potenziale impatto a livello globale sono stati oggetto di importanti dibattiti nello scorso ventennio. Come si può evincere dalle stime dell’Ufficio del Censimento statunitense , la quota di discendenti dei bianchi europei è crollata dall’83,4% del 1970 al 65% del 2010 e si abbasserà ulteriormente fino al 46-48% nel 2050). Di contro, la crescita della popolazione tende a essere estremamente veloce nella comunità ispanica, con quella afro-americana subito alle spalle.

Ecco perché non è stata mostrata negli USA la nascita del settemiliardesimo abitante:

o avrebbe dovuto essere un ispanico, fatto che avrebbe mostrato il nuovo volto degli USA, o avrebbe dovuto essere un bianco, ma allora si sarebbe posta l’attenzione sulla necessità di ridurre tale etnia.

E questo non lo vuole nessuno.

 

Altri articoli di CS sull’argomento:

http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/10/la-menzogna-della-sovrappopolazione/

http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/08/controllo-delle-nascite-vi-prego-qualcuno-avverta-giovanni-sartori/

http://www.enzopennetta.it/wordpress/2011/08/goodbye-malthus/

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

2 commenti

    • L’insistenza con cui questo mito viene riproposto, nonostante la sua infondatezza, è una misura dell’importanza che viene attribuita alla riduzione delle popolazioni emergenti per preservare i vantaggi di quelle “dominanti”.

      Come si vede dai numerosi link che hai segnalato, l’opera di informazione deve passare attraverso una presenza altrettanto insistente.