E’ confermato: sulle espressioni facciali Darwin aveva torto

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Un ironico campionario di espressioni facciali.

E’ stato proprio sfortunato il prof. Boncinelli, infatti solo pochi giorni fa,  su “Le Scienze” di aprile, aveva protestato contro chi dichiarava che Darwin “aveva torto” sulle espressioni facciali.

Ma il 18 dello stesso mese, sempre su “Le Scienze”, è apparsa la conferma definitiva: Darwin aveva torto.

 

Si tratta di una disavventura analoga a quella in cui era incorso Telmo Pievani lo scorso mese di dicembre.

 

Ne avevamo parlato solo il 10 aprile scorso dell’articolo del prof. Boncinelli su Le Scienze (CS-Boncinelli: Einstein si può mettere in discussione, Darwin no), nel quale il professore aveva parlato del caso del presunto superamento della velocità della luce da parte dei neutrini. Ricordiamo che in quell’occasione il professore ebbe a stigmatizzare il fatto che qualcuno avesse detto che “Darwin aveva torto” riguardo alla sua teoria sulle espressioni facciali nella quale lo scienziato inglese sosteneva che esse sarebbero state una “chiave di lettura perfetta per comprendere l’unità storica della nostra specie“:

Detto di passaggio, un episodio ancora più grave, anche se di minor risonanza, si è registrato quando di recente qualcuno ha sostenuto che Darwin “aveva torto” solo per il fallimento di un esperimento -eseguito al computer!– su uno degli aspetti minori del darwinismo: la teoria dell’espressione dell’emozioni negli animal e nell’uomo.

Ma, come detto prima, il prof. Boncinelli non è stato molto fortunato in questa circostanza, infatti sulla stessa rivista, nella versione on line, solo pochi giorni dopo (il 18 aprile) veniva pubblicata la conferma dello studio eseguito dall’Università di Cambridge. Infatti sul sito di Le Scienze è apparso il seguente articolo “Contrordine: le espressioni facciali delle emozioni non sono universali“, nel quale si comunicava la conferma sperimentale dei risultati sulle espressioni facciali:

Una nuova ricerca su una questione che percorre la storia della psicologia da Darwin mette in discussione l’assunto secondo cui l’espressione facciale delle emozioni non dipende dalla cultura, ma è il frutto di una funzione biologica adattativa.

In queste poche righe con le quali l’articolo inizia, viene “gelata” ogni residua illusione che la teoria di Darwin sulle espressioni potesse non essere smentita.

Ma su questo argomento la sfortuna sembra perseguitare i sostenitori del darwinismo, infatti solo pochi mesi fa in un analogo incidente era incappato il prof. Pievani che aveva sostenuto la correttezza dell’ipotesi di Darwin sulle espressioni facciali su un volume pubblicato in occasione della grande mostra HOMO SAPIENS al Palazzo delle Esposizioni di Roma, fatto segnalato su queste pagine il 21 dicembre scorso CS-Mostra HOMO SAPIENS: contiene già un errore… in cui il prof. aveva affermato:

Come Darwin aveva bene inteso, i modi in cui gli esseri umani esprimono le loro emozioni sono una chiave di lettura perfetta per comprendere l’unità storica della nostra specie…

Affermazione confutata solo pochi giorni dopo dalla pubblicazione dello studio di Cambridge di cui si è parlato prima. All’articolo di CS il prof. Pievani aveva replicato all’interno di una lettera aperta ai lettori di Pikaia Perché non rispondiamo alle provocazioni, nella quale affrontando la questione delle espressioni facciali affermava ironicamente:

Se al veglione vi imbattete in qualcuno che non ha ancora capito che il tema delle espressioni delle emozioni umane consiste nel valutare quanta parte di esse è universale e quanta parte invece è dovuta alle diversità dell’evoluzione culturale, e finge di non capire che il risultato provvisorio di un sondaggio verbale su web deve passare qualche vaglio ulteriore prima di diventare una prova scientifica, va pazientemente convinto a rileggersi: Charles Darwin, “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”, a cura di Paul Ekman, Bollati Boringhieri, Torino, 1999. Se poi si potesse visitare la Mostra “Homo sapiens”, a Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 9 aprile 2012, sarebbe utile soffermarsi sull’exhibit relativo alle emozioni umane in sezione sei, guardare con attenzione il video di Paul Ekman e leggere fino in fondo il pannello.

Ecco, adesso il vaglio ha certificato che la confutazione della teoria di Darwin sulle espressioni facciali è scientifica.

Francamente non si capisce tanta ostinazione nel difendere un aspetto marginale del lavoro di Darwin, un’ostinazione che fa pensare ad un atteggiamento dogmatico e chiuso al confronto nei riguardi del lavoro dello scienziato inglese e, soprattutto, della sua teoria nella formulazione attuale.

Un serio atteggiamento scientifico imporrebbe a questo punto che il prof. Boncinelli e il prof. Pievani riconoscessero pubblicamente che, alla luce delle nuove conferme scientifiche pubblicate sul PNAS, la teoria di Darwin sulle espressioni facciali è da considerarsi confutata e che quindi le affermazioni fatte al riguardo sulla pubblicazione collegata alla mostra HOMO SAPIENS, sul sito Pikaia e su Le Scienze, sono da rettificare.

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

13 commenti

  1. Un piccolo appunto: l’esperimento via web era stato messo in atto dall’università di Cambridge, non Harvard. Curioso comunque che Pievani snobbi l’esperimento in quanto eseguito via web, trascurando il fatto che tale modalità è stata scelta proprio per replicare l’esperimento originale di Darwin, con la sola differenza di poter così raggiungere un maggior numero di persone; ma di fatto è lo stesso identico esperimento.

  2. Si’ pero’ questo e’ sleale!!
    Fare l’esperimento su Scamarcio (o sul “Bella” in versione internazionale) e tutta la schiera di attorucoli nostrani, vuol dire che voi barate!!! 😉

    • Ciao Piero, l’immagine l’ho messa perché la trovo molto divertente, adesso però mi sembra che effettivamente la maggior parte delle emozioni scritte siano credibili in relazione alla medesima espressione!

      In definitiva si tratta di una conferma (non scientifica ovviamente) che l’interpretazione dell’espressione dipende anche da fattori ambientali e culturali.

      • l’interpretazione dell’espressione dipende anche da fattori ambientali e culturali.

        o anche dal fatto che certi attori hanno solo due espressioni: col cappello e senza! 😉

  3. Concordo in pieno sul fatto che la difesa ad oltranza di una ricerca marginale fatta da Darwin 150 anni fa ha tutto il sapore di dogmatismo. Il professor Pennetta ha osato attaccare il dogma dell’infallibilità di Darwin, e per questo la pagherà cara 😉

  4. Alessandro Giuliani on

    Il pensiero moderno si è ormai ‘incartato’ con le sue mani e spesso (come in questo caso) la colpa deriva dall’aver voluto usare la scienza come grimaldello filosofico. Allora che i diversi popoli avessero differenti espressioni facciali lo si sapeva da tempo, è dalla fisiognomica dei priimi viaggiatori della Grecia classica che questo era stato descritto e chiunque di noi avesse fatto un pò di turismo con un occhio attento avrebbe notato la mimica differente di cinesi e africani o anche la somiglianza tra certe espressioni facciali di indiani con le espressioni di qualche nostro parente calabrese o lucano (parlo per esperienza diretta).
    Ora questo era pacificamente accettato nel catalogo ‘cose curiose da questo vasto mondo’ fin tanto che un certo Voltaire non ha comiciato il pericoloso gioco del razzismo scientifico. A questo punto l’innocente fisiognomica, con le sue variazioni sul tema più o meno strutturate scientificamente (es, frenologia di Gall che ebbe una diffusione totalizzante nell’ Europa e negli Stati Uniti dell’800)divenne molto ma molto meno innocente e, dopo l’esperienza nazista, assolutamente da nascondere in tutti i modi. Ecco allora che una ‘considerazione laterale di Darwin’ diventa una super-prova dell’antirazzismo del nostro (argomento culturalmente poco sostenibile viste le cose che scriveva Charles, tra l’altro assolutamente in sintonia con la società colta del tempo, soprattutto se di impostazione positivista, ma fondamentale per inserire il nostro nel Pantheon politically-correct del pensiero dominante)’le espressioni facciali sono le stesse…’..allora siamo tutti uguali, che bravo Charles che buono Charles ‘..è perchè siamo animali, è l’evoluzione babe..’, come è giusto Charles ! . Ora con un modello di indagine un pò sofisticato si riescono a separare le facce secondo le etnie, bene la solita riscoperta dell’acqua calda, visto che oltre ad essere diverse certo che avranno anche tratti in comune, comunque dai visto che ho trovato un modo per fare l’analisi delle immagini più fico, riscopro appunto ciò che già si sapeva da millenni (sull’argomento consiglio il meraviglioso ‘Germania’ di Tacito quando descrive i popoli aldilà del Reno) ma no, è una cosa di grande imporanza per il rapporto ‘nurture-nature’, altro che acqua calda..
    Dovremmo essere contenti ? Chi lo sa a me viene in mente il grande (anche se controverso) Califano ‘..no non ho detto gioia ma noia, noia, noia, maledetta noia !’…

    • Alessandro, i tuoi interventi sono la dimostrazione di quanto sia “pericolosa” la preparazione classica che i nostri licei, e il nostro sistema d’istruzione quando funziona, hanno fornito a intere generazioni.

      Ecco perché dobbiamo difendere questo nostro tipo di impostazione e non cercare d’inseguire modelli stranieri che al massimo sfornano buoni specialisti ma non formano integralmente l’Uomo.

  5. Matteo Dellanoce on

    Eppure,
    incomincio ad avere dei dubbi!
    Non è che le facce da pirla ( etimologico dialettale milanese) che sfrucugliano nel mondo scientifico e filosofico in numero crescente ed abbondante ( ma anche no!) siano l’autentico anello mancante tra il normale e l’eccezionale?
    Che Darwin l’avesse azzeccata almeno questa?
    Mah!

    • Matteo,
      dopo la terminologia dialettale romana introdotta da Alessandro Giuliani, questa sua osservazione dialettale milanese mi sembra una giusta “par condicio”.
      La riflessione potrebbe comunque essere presa da qualcuno come un serio spunto per la ricerca!